Alessandria d’Egitto

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Alessandria d'Egitto la Biblioteca

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 Alessandria d’Egitto la nuova Babele

Abdul ha gli occhi chiari, come il mare che ci sta davanti e il naso aquilino. I capelli brizzolati lasciano immaginare un biondo lontano di gioventù. Fa il tassista. La sua berlina scassata è un album dei ricordi, con il cruscotto tappezzato di foto, amuleti e un mazzo di coroncine che pendono dallo specchietto. I sedili sono lisi; la finta pelle è strappata e ricucita alla meglio, con grossi punti di spago.
“Ecco mia nonna” – dice Abdul – “era francese. Mio Nonno è questo, greco di Atene, gente ricca finita in miseria. I nostri guai sono cominciati dopo la nazionalizzazione di Nasser”. Ormai abbiamo fatto amicizia , Abdul e io. Ore di code. C’èAlba ad Alessandria tempo per parlare nel traffico intasato. Semafori a ripetizione e sgommate per infilarsi in un buco tra un’ auto e l’altra, oppure in un vicolo, in un senso unico, veloci prima che arrivi qualcuno contro mano. Alessandria d’Egitto: tre ore di auto dal Cairo attraverso un insulso piatto deserto per ritrovarsi in una megalopoli di quattro milioni e mezzo di abitanti. Un coacervo di palazzi, un magmatico vulcano che cresce a dismisura, a ritmi incontrollati. La lava è cemento, pareti come quinte forate da finestre che sembrano posticce e nastri di strade, viadotti e svincoli. Curve d’asfalto, su cui fischiano le ruote, consunte di migliaia di auto e camion, apparentemente in guerra a colpi di frenate, sbandate e clacson. Abdul guida, o meglio rivaleggia e parla. “Monsieur” – aveva cominciato facendo sfoggio del proprio retaggio linguistico familiare – “la città non è questa che vede: quella lì, quella della ‘Corniche’, ora delabrè, ma era un miraggio per la gente che cercava fortuna, come i miei avi”. La ‘Corniche’ è una sorta di pista automobilistica che corre lungo il mare per una ventina di chilometri, fino al centro di quella che un tempo fu l’Alessandria Tolemaica, quando nel IV secolo avanti Cristo, Tolomeo I, generale di Alessandro Magno, ne fece il cuore del suo regno. Costruì il Faro, una delle sette meraviglie del mondo antico e vi fondò la Biblioteca più ricca di cui l’uomo abbia mai avuto memoria.
Era una città favolosa.
Per secoli, il solo nominarla ha significato rispolverare un mito, pescare nella memoria collettiva della cultura classica. Per i romani fu la città di Cleopatra, di un amore che ha segnato le sorti dell’intera regione. Per i cristiani d’Egitto, il loroIl centro di Alessandria Vaticano, dopo che i seguaci africani del ‘Vangelo’ furono attori e vittime di uno scisma che li ha staccati da Roma. Più recentemente, città cosmopolita che ha raccolto tra le sue braccia i popoli di mezzo Mediterraneo. Anche italiani: una frangia di imprenditori, uomini d’affari, intellettuali. Tra questi, alla soglia dei nostri giorni, Giuseppe Ungaretti, che vi passò i primi ventiquattro anni della sua vita. Eccomi ora seduto sulla ‘Corniche’. Pasticceria Athineos, appunto, un  locale greco che con il Trianon e il Pastroudis si contendeva la clientela migliore della città. Di greco sono rimasti i decori, anche se sporchi e trasandati. L’interno Decò è tutto Praline, Bon bon e Bignè. Ma le paste Abdulhanno troppo miele, troppo zucchero rispetto a quelle che, immagino, si servivano un tempo. Sfoglio un paio di libri su Alessandria che mi sono portato appresso: il migliore s’intitola Miramar ed è del premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz, ma anche l’italiano ‘Il Coraggio del Pettirosso’ di Maurizio Maggiani gli tiene testa. Nel primo è l’esausta società per bene di un’Alessandria degli anni Sessanta che viene tagliuzzata e fatta a pezzi da un egiziano; nel secondo uno straniero vive ancora nel limbo dei ricordi del tempo in cui qui si rifugiarono gli anarchici italiani. Ripenso a Ungaretti che respirò quel clima. Già allora aveva visto giusto: “Questa città, che è la mia, si consuma e si distrugge incessantemente”. Era così allora, è così adesso. Il mito s’infrange, si disintegra e rinasce. Così è stato per il Faro, che nel giro di qualche secolo è stato inghiottito dal mare, ma sulle cui fondamenta nel XV secolo i nuovi conquistatori arabi hanno costruito il forte Qait Bey. Così è, ora con la biblioteca rinata, che riemerge dalle ceneri del mito stesso con la forma di un grande disco volante.
Per far posto alla nuova costruzione è stato abbattuto un intero quartiere.
Durante i lavori sono venute alla luce le stratificazioni più antiche di Alessandria. Le ruspe hanno fatto emergere statue e lapidi, forse anche tombe e ossa. La biblioteca, il mito redivivo, è in granito di Assuan. Brilla sulla città come fosse un cerchio solare caduto dal cielo. Sulla sua parete circolare sono scolpiti gli alfabeti passati e presenti del pianeta: è il simbolo della Babele dei saperi. Un colosso che esce dalla metamorfosi cittadina come una metempsicosi con otto milioni La Piazza centraledi libri, tre musei, cinque Istituti di ricerca, un Planetario e una sala conferenze da tremila posti. Il vulcano in ebollizione sconvolge ogni giorno la propria topografia, anima i ricordi e ne riscuote il prezzo di una visita didattica. Percorro, a piedi, un tratto di città scrutando a destra e a manca. Si ergono palazzi stile secessione e Liberty. Ferri battuti, cancelli con volute e fiori, inferriate gentili e scritte in Arabo convivono con i cacofonici arabeschi di possenti ville di qualche magnate egiziano vissuto tra le due guerre. Anime antiche legate a Parigi e a Roma più che al Cairo. Soffi di vento venuti dall’Europa. Aliti cristallizzati, appunto, troppo ‘delabrè’, con quella patina di stantio tipica dei musei di provincia. Piazza Saad Zaghoul, sulla quale si affaccia l’hotel Cecil, teatro del libro di Mahfuz, è un balcone sul mediterraneo dove si rappresentano al meglio i luoghi della memoria. Dove sarà la, tanto cercata, tomba di Alessandro Magno? Sotto i pilastri della Moschea Abu el-Abbas che chiude, a ovest, il porto? Lo sguardo corre indietro nei secoli. Poi si ferma all’incessante fluire delle auto e su dei corpi estranei: alcuni carri trainati dai cavalli. Dove andranno quei ronzini? Faccio appello ad Abdul che da un po’ mi segue annoiato dopo che gli ho dichiarato la mia voglia di muovermi a piedi in centro.
“Vanno ad Attarin”, sbotta mentre praticamente mi obbliga a salire in auto. Uno, due, tre, quattro incroci, poi le strade ortogonali lasciano il posto a un dedalo di stradine. Un ricettacolo di botteghe e di laboratori invade il suolo pubblico. Merci varie: sedie, divani, ortaggi e frutta, uova e narghilè, ruote di bicicletta e tubi di scarico, bambini e vecchi, tutti alleIl lungomare prese con qualcosa. Sempre alla ricerca di mettere insieme il pranzo con la cena. L’altro volto della Belle Epoque, dove nella trasandatezza si sospetta trovi rifugio anche l’anima dell’Islam più integralista e osservante. E infatti alcuni occhi mi seguono furenti, mentre mi accodo a una preghiera collettiva all’aperto. Le schiene piegate mi rifiutano. Cosa ci fa un occidentale in questo quartiere? C’è una lunga via sulla quale la nuova lava si depone su quella vecchia. Si chiama Horreya Avenue ed è l’antica canopica romana. Qualche palma l’abbellisce, ma non devo alzare troppo il naso per non finire in qualche buca sul marciapiede. Le pietre sono sconnesse e, chissà, forse così è accaduto a quel mulo che, secondo la diceria popolare, sarebbe sparito in un fantomatico sottosuolo facendo scoprire al padrone una preziosa necropoli greco-romana, la Kom el Shogafa. Nello stesso modo i bulldozer, spianando l’ennesima fatiscenza di casupole cresciute troppo in fretta, per caso, hanno scoperto una necropoli dei primi secoli avanti cristo. Alzato il coperchio, ne è venuto fuori uno scatto fotografico di inestimabile valore. Peccato che, oggi, tutto ciò sia finito sotto un manto di asfalto, per far posto all’espansione incontrollata del vulcano demografico, sotto il sogno che Abdul mi ha regalato
Ungaretti aveva visto giusto e come una fenice, questa città bellissima, si consuma rinascendo incessantemente ogni giorno ed ogni momento come le nostre esistenze; come le esistenze di due amici che, dentro un taxi infuocato, osservano il mondo brillare.

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Per un grazie!

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.Pezzi di cuore che rotolano dentro

.Grazie  per il Vostro affetto al Post precedente

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Un grazie per tutti,
per gli amici e nemici
e per quelli che,
nel respiro e nel tempo,
si riconoscono come gocce
entro un vasto mare,
come una rosa,
dimenticata,
sulla sedia del tempo.
 Un grazie spontaneo e commosso.
Vi ho, proprio, sentito dentro.

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Maria Gabriella

IN Memory
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La prima stella,
una luce lontana
dentro la Galassia.
Oltre il mio mondo,
senza sapore o colore,
vuoto delle ultime
pieghe di un sorriso,
perduto per sempre.
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Non ti ho mai dimenticata, Maria Gabriella.
Come vorrei poterti abbracciare ancora una volta  …
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Eppure …

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Nel buio
catturo riflessi d’esistenza
fermo immagini
nell’incessante divenire
e leggo la vita
sempre nello stesso libro,
in pagine mai uguali …
La biografia dell’anima mia
è qui in questa poesia:
Eppure ho vissuto
anche di niente
in un tutto
che non mi appartiene
e ho percorso strade
senza ritorno.
Ho perso treni
che non fanno mai fermate.
Ne ho persi altri
che non ho più ritrovato.
Eppure ho vissuto
in silenzio
senza far rumore
con l’anima fra i denti
e un singhiozzo in tasca.
Eppure ho vissuto.
Ho chiuso i pugni
e ho sorriso.
Davanti al boia
ho tenuto
gli occhi aperti
senza paura.
Eppure ho vissuto
e ho amato
e odiato.
Eppure ho vissuto
nel buio più profondo
camminando a tentoni.
Eppure ho vissuto
nella follia
e nella ragione.
Ho spalancato porte
che nascondevano
dolore e morte.
Ho aperto finestre
su mondi inimmaginabili
e mi sono immerso
nella frammentazione
dell’essere.
Eppure ho vissuto
e ho provato pietà
per assassini e ladri
e derelitti.
Ho accarezzato esseri,
che, di umano,
avevano solo il nome.
Ho conosciuto
l’odore immondo
dell’abbandono.
Ho abbracciato
pluriomicidi
e li ho amati.
Eppure ho vissuto
fino in fondo
quando il non esistere
era la mia essenza.
Il dolore è di tutti,
la gioia è di pochi.
Eppure c’é
chi mi odia,
nel quotidiano dell’inedia!
Cordialità

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Alla fine della fiera …

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Il bocconiano Rag. Monti.

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Tirando le somme, alla fine, le cose sono andate proprio come si diceva! Si è raggiunto il “buon compromesso”. Abbiamo la riforma del mercato del lavoro che il bocconiano Rag. Monti – totalmente sprovvisto di comune senso del pudore – la definisce di portata “storica”. Così, sono tutti contenti, ad iniziare da:
1) Il Rag.Monti, che è andato in giro per il sud-est asiatico, a vendere la pelle dell’orso già agonizzante, ancora prima d’avergli inferto il caritatevole colpo di grazia.
2) Mr.Bersani, che ha ottenuto la sua “manutenzione” riuscendo a tenere insieme il PD e la Cgil.
3) Il PDL che deve pure avere (quasi sicuramente) ottenuto qualcosa nel merito e forse qualcosa anche a “compendio”.
Nel merito, perché la storica riforma è, in gran parte, l’ennesima e sonora presa in giro! A “compendio” perché vige il legittimo sospetto che qualcosa si sia dovuto concedere all’On. Alfano (quale segretario politico del Partito in questione, ovviamente) affinché non ruggisse contro la manutenzione “snaturante” della riforma avanzata da Bersani. Forse si tratta dell’accordo, vitale, sulla legge elettorale che, liberando il PD dalla fatica delle alleanze elettorali, avrà come effetto collaterale, l’apertura di un’autostrada per proseguire, sotto mentite spoglie, l’esperienza del “governo tecnico”?
Per quello che ci riguarda, leggiamo, molto rapidamente il testo “governativo“. Lasciamo ad altri meno “stanchi” e più ferrati in materia la disamina sui singoli articoli.
E’ da rilevare che, per quanto riguarda la cosiddetta flessibilità in entrata, è accaduto ben poco di quello (e sembrano passati cento anni) che la Ministra Fornero (Sono Elsa e risolvo problemi) annunciava, con competente cipiglio, a noi profani e ignoranti, che ci sarebbe stato un unico (poi corretto a: tendenzialmente unico) contratto d’ingresso e un moderno e universale sistema di ammortizzatori sociali.
Sembrano tante, ma tante, sciocchezzuole da Bar Sport.
Quanto all’apprendistato tanto decantato, abbiamo la quota del 30% di assunti a tempo indeterminato laddove, per continuare a farvi ricorso, non sembra una gran cosa come sbarramento al precariato. Per il resto, le categorie imprenditoriali protestano per il minimo aumento contributivo a valere sui lavoretti precari, ma sanno benissimo che il modesto maltolto può essere agevolmente scaricato sui lavoratori, giovani o vecchi che siano.
Sulla flessibilità in uscita è da riservarsi un’analisi più approfondita. Almeno per quello che mi riguarda, che poco ne capisco e che tuttavia mi ostino, spudoratamente, a scriverne e discuterne con quel malvagio preconcetto che mi soffoca nei confronti della “classe tecnica“, tanto competente quanto sbadata. Almeno a valere sugli “esodati”.
Tuttavia, ad occhio e croce, nonostante la “manutenzione” ottenuta, l’art 18 mi sembra aver ricevuto un brusco ridimensionamento grazie a quella paroletta: “insussistenza”, vergata dal bocconiano Rag. Monti. La stessa rapida dinamica, che viene descritta nel testo governativo, lascia pochi spazi ad un utilizzo antidiscriminatorio della nuova norma. Il reintegro, che pure riappare sulla carta, sembra presto destinato a scomparire, del tutto, nella realtà dei fatti. Alla fine della fiera, tra flessibilità in entrata e flessibilità in uscita, la riforma storica, spacciata per flexsecurity (modello danese o tedesco o tutto quello che vi pare) si caratterizza per il mantenimento di un elevato grado di insicurezza e precarietà, tanto che, quando saremo nel 2017 nessuno andrà a chiederne conto al duo Monti-Fornero.
Sia come sia , “Cresci Italia“, dice la propaganda ragionieristica montiana. Che bella cosa!
Ma dove?
Ma come?
Ma quando?
La disoccupazione è tornata ai livelli record dell’inizio degli anni ’90, mentre il record si è raggiunto anche nell’ammontare del debito pubblico; i prezzi salgono e i consumi calano in modo allarmante; il PIL è previsto in calo dell’1,5% secondo i tecnici, mentre andrà molto grassa se riuscirà a diminuire “soltanto” del 2,5%. (Per verificare questa infausta previsione basterà attendere la fine del 2012). Intanto, il Signor Spread impazza di nuovo. Frega un bel niente, a Lui (lo spread), della riforma storica. Anche perché non c’è mai stato nessuno, seppur fuggevole, rapporto tra Lui e il lavoro.
Mi chiedo: ma cosa c’entra l’Industria della Finanza con la creazione di Valore attraverso il lavoro umano? Nulla, appunto.
Oppure ancora meglio: meno lavoro si crea, più s’indebolisce l’economia. Per cui ciò che un tempo si soleva definire come “base produttiva”, regala maggiori vantaggi ai finanzcapitalisti che, anche dopo il 2008, nella deregolazione totale continuano, indisturbati e impuniti, a scommettere sui principali fattori di crisi e non certo sulla crescita.
Comunque sia, abbiamo avuto il “Salva Italia” e adesso ci danno il “Cresci Italia”. Rimane da capire che cosa bolle in pentola al fine di occupare il tempo, che rimane, fino alla fine della legislatura. Spero non si tratti di “Un’asta per l’Italia: vendiamo, in stock, al migliore offerente”!
Provo, soltanto, una gran pena per un uomo, uno stimato economista che ha bruciato la sua unica risorsa: Quella di stare zitto!
Cordialità

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Ringraziammo la Presidenza del Consiglio dei Ministri che, anche questa sera, ci ha onorato della sua presenza fattiva, leggendo e soffermandosi su tutti i commenti. Il nostro unico e umile commento è che c’é ben altro da fare che leggere un Blog: rimboccarsi le maniche ed ascoltare le urla disperate di chi non ce la fa più? Crediamo sia più confacente.
Per la Cronaca: la citata connessione, sul nostro Blog (è tutto legale e permesso, che si sappia) durò per ben 48 minuti!
Grazie anche per questo nostro e “comune” messaggio che rimarrà inascoltato, come sempre! Cordialità.

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AGGIORNAMENTO

(ore 21.10 del 25/04/2012)

Cos’altro aggiungere, Ladies e Gentlemen, se non sentirci onorati da cotante visite? Quest’ultima, parcheggiatasi in sosta con le quattro frecce regolamentari, presso il nostro Blog, fraternizzò sui nostri commenti (comprensivi dei Vostri) per circa 43 min.
Ribadimmo il concetto su espresso e più giù riportato (ultimo nostro intervento delle ore 20.55 del 25/04/2012): Qui, egregio Sig. Ministro, c’é poco da leggere. Con profonda umiltà mi permetto suggerirLe di leggersi i registri di “Equitalia”, gli emendamenti al Dpfef, le statistiche sui suicidi e, presso le tante mense volontarie della Caritas, elargire la Sua benevola attenzione sullo strano fenomeno del triplicarsi delle “utenze affamate” nel volgere di quattro mesi. Non le si addice “la voce grossa”. Nella Sua qualità di Titolare del  ”primo” Dicastero della Repubblica, noi da umile cittadino italiano, le suggeriamo di darsi da fare più come Ministro, che come “poliziotto”.
La ringraziammo per l’attenzione accordataci.
Cordialità
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Il diciottesimo apostolo

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SVENDO ITALIA

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Fermo restando lo scenario europeo, avvalorato dagli andamenti di borsa e spread degli ultimi giorni, in Italia prosegue una rappresentazione a tratti surreale e tuttavia densa di implicazioni sul piano politico, sociale (come si diceva un tempo) culturale.
Ci sarà modo in seguito di esaminare, nei “grossi” dettagli, la sbandierata riforma del mercato del lavoro. Per il momento tutta l’attenzione è rivolta alla flessibilità in uscita. Rendere ancora più facili i licenziamenti tramite l’abrogazione sostanziale dell’Art.18. In realtà, come ognuno sa, in Italia per licenziare non c’è alcun bisogno di rimuovere quell’ostacolo.
Da qui il tratto fantascientifico del confronto in atto.
Ma, per contro, i simboli che contano, possono influenzare un intero corso politico.
Se così non fosse non si capisce perché si è voluto strappare a viva forza il già rado scalpo dei pensionati quando non si è in grado di offrire un lavoro appena dopo i cinquant’anni.
La solita frittata.
Si è continuato a cercare di introdurre una concorrenza al ribasso tra giovani e anziani in perfetta continuità con il “Sacconi” pensiero, con il chiaro obiettivo di fregare entrambi: i giovani e i vecchi.
Inutile nascondersi dietro giri di parole: anche stavolta il governo del bocconiano Rag. Monti si caratterizza, tecnicamente, per la sua impronta sobriamente e rigorosamente (da qui il rigor montis) antioperaia, anti sociale, anti liberista.
Non si tratta di cattiveria, ma solo di una politica super ideologizzata in linea con i desiderata , veri o presunti, dei mercati finanziari. Non conta il lavoro, né l’economia reale di cui il governo del bocconiano Rag. Monti ampiamente si disinteressa: contano i giudizi e gli obiettivi di quei pochi grandi gruppi, che dominano la finanza mondiale e che, adesso, tengono in scacco l’Europa intera.
In questo contesto vanno analizzati i comportamenti dei vari attori che mettono in scena il teatrino sull’art 18.
1)Super Mario, anzitutto.
Ha avuto la sua libbra di carne da esibire nel suo importante viaggio “d’affari”, (pubblici naturalmente), in Asia.
Si perché, Lui, l’art. 18 l’ha tolto di mezzo (al momento almeno).
I compiti a casa li ha svolti diligentemente e tempestivamente.
Questo, infatti, è tutto ciò che conta per un “curatore fallimentare“.
Il parlamento? Quello viene dopo.
Del resto in politica si può anche bluffare senza pagare eccessivo pegno. L’importante è l’esibizione di forza!
2) La CGIL.
Susanna Camusso ha cercato verosimilmente, in quest’occasione, di invertire la rotta per raggiungere un compromesso accettabile nel quadro di una ricostituita unità sindacale. Ha fatto il suo mestiere e quando non s’è ottenuto l’obiettivo di una salvaguardia sostanziale di un diritto sancito nello statuto dei lavoratori, non ha esitato a proclamare una mobilitazione generale di lunga durata, anche sulla base di una petizione popolare (un pochino troppo nascosta, magari, negli intenti della CGIL) i cui contenuti sono nettamente alternativi all’ideologia del governo Monti.
Alla fine di questa vicenda la CGIL risulterà, probabilmente, assieme alla Fiom, se non proprio tra i vincitori, non certo tra gli isolati e perdenti preventivati con grande miopia da Bonanni.
Quest’ultimo, non a caso, si è già messo a rincorrere quello che dovrà essere il compromesso parlamentare che smentirà (poco o tanto vedremo) la tattica della CISL.
3)Il PD.
Bersani, verosimilmente, (lo si ricava dall’insistenza sulla cosiddetta manutenzione) contava in un semplice ritocco sulla durata dei contenziosi giudiziari e forse qualche assicurazione in tal senso l’aveva pure avuta. Invece no, gli hanno fatto lo scherzetto dell’abolizione della reintegrazione, in conseguenza di licenziamenti per motivi economici (cioè tutti i licenziamenti).
Così Bersani le prende dal bocconiano Rag. Monti e anche dalla sua base inferocita e infine dalla concorrenza, in diverso modo agguerrita, sul fianco sinistro.
Ovviamente e chiaramente tutto non potrà finire così.
Il bocconiano Rag.Monti, in concreto, può incassare alla fine solo un risultato parziale da far valere, intanto, per il suo tour propagandistico.
La minestrina avvelenata, preparata all’uopo dalla cuoca Fornero (proprio come in Pulp fiction: “Sono Elsa e risolvo problemi!), non può essere gustata dal PD, salvo morirne.
Pertanto è necessaria qualcosa da spacciare, nel bene e nel male, come “un buon compromesso” da parte di ognuna delle parti in causa.
Ritengo possa essere quello che avverrà.
Sarà demandato, poi, al singolo giudicare nel merito.
Certo, Bersani, non può affondare il governo, salvo smentire la scelta (sbagliata) di farlo nascere. Il suicidio non è previsto in politica, eccetto rari casi.
D’altronde il bocconiano Rag. Monti senza il PD , o anche solo con un PD imploso, va a casa e di corsa.
La missione internazionale che si è in parte intestata e che in parte ha ricevuto, deve essere completata in bellezza.
Ciò non può avvenire, a prescindere dai voti parlamentari, senza il PD.
Forse il più è fatto: poco lavoro, mal pagato e peggio trattato; pensioni simboliche solo per chi sopravvive fortunosamente agli acciacchi dell’età; liberalizzazioni burletta e niente riforme che invadano lo sterminato campo d’interesse/i dell’uomo più ricco d’Italia.
Come dicevamo, però, la missione non è terminata. Resta ancora da “impiegare” al meglio il risparmio residuo degli italiani, per placare la fame atavica dei mercati e passare ad un’economia interamente basata sulla finanza.
A tal fine, è cruciale una bella sforbiciata alla spesa pubblica, che andrebbe pure bene, se si traducesse in maggiore produttività. Salvo tener conto che, in tutti questi anni, le entrate fiscali dello Stato sono sempre state inferiori alle uscite, quanto meno in materia di spesa sociale. Sarebbe da scommettere che, proprio qui, nel ventre molle dell’economia sociale, si continuerà a tagliare.
Lo sviluppo?
In primo luogo da questa nuova flessibilità in entrata arriveranno fior d’investitori esteri. (Non credeteci, per piacere, è una bugia ed è, anche, una bugia stupida).
In secondo luogo c’è sempre la (o il) TAV. Tanto, deve bastare per il momento. Specie con il mercato dell’edilizia stagnante e per di più alle prese con l’IMU.
In una fase successiva, chissà, il capitale finanziario s’incaricherà di proporci tante belle idee da realizzare nei più svariati campi in Project Financing.
Tanto per venderci, a prezzi stracciati, gli ultimi gioielli di famiglia.
Questo, però, avverrà più avanti nel tempo.
Così, quando saremo declassati, definitivamente, al rango di paria dell’Europa e stremati da tanto riformismo, potremo consolarci: Saremo pur sempre – se non altro per ragioni demografiche – un gradino (uno solo, però) più in alto nell’umido sottoscala che comprenderà, stabilmente, un bel gruppo di paesi dell’Europa.
Speriamo che il bocconiano Rag. Monti – magari nel frattempo insediato alla Presidenza della Commissione Europea – sia mosso da una umana e cattolica pietas verso quanti si sono giovati delle sue amorevoli cure.
In fondo lo hanno (lo abbiamo) aiutato nel momento del bisogno.
E così sia.
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La voce del silenzio

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la voce del silenzio.

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Piangono i petali dei fiori stracolmi di rugiada, mentre i primi bagliori dell’alba giocano tra le pieghe dei miei risvegli. Sento la tua voce. Annaspo cercando di svegliarmi, tentando di uscire dalla morsa di un bel sogno che pur bellissimo non può essere a Te paragonato, mille volte più dolce dei tuoi sguardi. Allora, apro gli occhi e sei lì, come una dolce realtà di tutti giorni.
E immagino i tuoi sogni, sentendoli come nuvole su di me, per donarti i miei e adagiarli sulle tue labbra. Mi piace dimenticare il tempo e lo spazio che ci dividono. Mi piace pensarti con la luna sulla soglia della notte. Mi piace svegliarti di carezze, quando la luce bussa alla finestra. Mi piace stringerti prima di consegnarti al lavoro. Mi piace accoglierti al ritorno in quest’incessante abbraccio.
Ho conosciuto la paura per la prima volta. In quel momento la mente è affogata in una voragine di pensieri mai nati. Ho pensato al giorno e alla notte, che si rincorrono e non si possono mai incontrare; ho pensato al mare che, alla riva, bacia la spiaggia senza poterla mai avere; ho pensato al sole e alla luna che non si incontrano mai e fondono il loro amore solo in una eclissi. Poi ho ripreso il respiro! In cinque lettere ho parlato del mondo!
Ti racconterò del mio passato,dei giorni bui. Ti racconterò della mia solitudine e della mia disperazione. Ti racconterò delle ore vuote, con lo sguardo su questi muri, vuoti e senza storia. Fisso, lungo gli angoli di questo  rettangolo, dove viaggia la mia mente. Di ciò ti racconterò, se ascolterai e se saprai sentire quello che sento io.
Ho chiuso gli occhi. Ho ascoltato i battiti del mio cuore. Ho cercato di liberare la mente.
Ho cercato, ma c’erano i pensieri.
Ho provato, allora, a lasciarli liberi di volare.
Ho cercato di vedere dove andavano e ho scoperto che volavano.
Ci sarò anche quando non ci sarai; sarò tra il cuscino e la tua guancia nella notte; danzerò con i tuoi sogni; ti parlerò come la luna parla alle stelle e bacerò, come il vento bacia le onde del mare, ma non mi vedrai: come di fronte a un’eclissi di sole.
Lievi, in una bolla di sapone ho racchiuso mille illusioni. Ho lasciato che raggiungessero il cielo e ho scritto il tuo nome. Non saprai, forse mai, quanto questo cuore ha saputo sognare.
Splendido sogno, di tante notti, senza più parole da dire e tornata al buio! Preda di un riflesso, oltre la dura realtà che non ha più lacrime per un pianto!
Sei nella pioggia, perchè la sento su di me.
Sei nella notte, perchè vedo una stella risplendere più delle altre.
Come quando soffia il vento e il tuo respiro mi accarezza, allora io mi lascio trasportare per raggiungerti.
So che ci sei perchè sento la tua voce risuonarmi dentro.
Oltre il tempo, questo mio e tuo tempo e oltre lo spazio, ultimo confine tra il cielo e te.
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