Non è vero che non credo in Dio: Semplicemente non Gli credo. ( II parte )

 

 Cristiani

CRISTIANI
 Il “meraviglioso” volta le spalle alla storia.
Non si lotta razionalmente contro piogge di rospi o di incudini; contro morti che escono dal sepolcro per mangiare con le loro famiglie; non si regge al cospetto di paralitici, idropici o emorroisse che recuperano la salute con un colpo di bacchetta magica. Non si può cogliere il senso di una parola che guarisce, di un verbo terapeutico, di un gesto che produce miracoli fisiologici, quando si resta sul terreno puro della ragione.
Per comprendere, bisogna ragionare in termini di simboli, di allegorie, di figure stilistiche. La lettura dei Vangeli richiede lo stesso tipo di approccio della prosa romanzesca antica o dei poemi omerici: Occorre abbandonarsi all’effetto letterario e rinunciare allo spirito critico. Le fatiche di Ercole significano la forza straordinaria; le insidie di Ulisse mettono in evidenza la sua astuzia e il suo talento. La stessa cosa per i Miracoli di Gesù, le cui realtà e verità non stanno nella coincidenza con i fatti accertati, ma con ciò che essi significano: Il potere straordinario, la considerevole potenza di un uomo che è partecipe di un mondo più grande di lui. Il genere evangelico è soddisfacente – per usare la terminologia di Austin: L’enunciazione crea la verità. Ai racconti testamentari non importa “un fico secco” del vero, del verosimile o del veritiero. In compenso, essi rivelano una potenza del linguaggio che, affermando, crea ciò che enuncia. Prototipo dell’autocelebrante: Il sacerdote che dichiara sposata una coppia. Per il fatto stesso di pronunciare una formula, l’evento coincide con le parole che lo significano. Gesù non obbedisce alla storia, ma all’autocopiacimento evolutivo testamentario. Gli evangelisti disprezzano la storia. La loro opzione apologetica lo consente.
Non c’è bisogno che le storie si siano effettivamente verificate, né è utile che il reale coincida con la formulazione e la narrazione che se ne dà; è sufficiente che il discorso produca il suo effetto: Convertire il lettore; ottenere da lui il consenso sulla figura del personaggio e sul suo insegnamento. La creazione di questo mito è consapevole negli autori del Nuovo Testamento? Non credo. Né consapevole, né volontaria, né deliberata.
Marco, Matteo, Giovanni e Luca non ingannano scientificamente. Tutti accreditano una finzione di realtà. Credendo alla favola, danno ad essa una consistenza sempre maggiore. La prova dell’esistenza di una verità si riduce spesso ad una somma di errori ripetuti che divengono, ad un certo punto, una verità stabilita.
Gli Evangelisti creano una verità ripetendo, con insistenza, delle finzioni.
Il militante astio paolino, il colpo di Stato costantiniano, la repressione delle dinastie valentiniana e teodosiana faranno il resto.

 

 

 

 

 

 Musulmani

 

MUSULMANI
Allah nel Corano non cessa di apparire come uno spietato guerriero. Certo, può esercitare la magnanimità, che rientra tra i suoi attributi.
Ma quando?

Ma dove?

Con chi?

Si passa a fil di spada, si umilia col giogo, si tortura, si saccheggia, si massacra molto di più di quanto non si pratichi con l’amore del prossimo. E ciò tanto nei fatti e nelle gesta del Profeta, quanto nel testo del Libro sacro. Teoria musulmana e pratica islamica non “brillano” per misericordia! Infatti Maometto stesso non si è distinto per virtù cavalleresche, come testimonia la Sua biografia: Il Maometto di Medina pratica la razzìa nel corso delle guerre fra tribù; si autoassegna prigionieri di guerra, divide i bottini, manda i suoi amici in prima linea per le incursioni militari.
Poi, appena colpito da una pietra, assiste nascosto in una trincea al fuggi fuggi generale dei suoi amici; incarica alcuni parenti di eliminare questo o quell’avversario che dà fastidio e quando combatte massacra, allegramente, ebrei ecc. ecc.
Allah è grande certo, quindi anche Maometto il suo Profeta, ma non sottilizziamo troppo sulla qualità dell’inviato, perchè Dio potrebbe soffrirne …
Magnanimo, quindi.
Proviamo un inventario al contrario:
Allah brilla nella strategia, nella tattica di guerra o di punizione – per esempio uccidere – (VIII, 30); utilizza l’astuzia con brio (III, 54), ma questa virtù, per dei cinici, sembra più che altro un vizio; ricorre volentieri alla violenza e decide della morte (III, 156); rimugina “Castighi Ignominiosi” per gli increduli (IV, 102); è il Padrone della vendetta (V, 95 e III, 4); annienta i miscredenti (III, 141): pratica talmente questa virtù sublime che non tollera neanche una credenza diversa da quella che egli desidera: Punisce, quindi, coloro che fanno un’idea falsa di lui (XLVIII).
Quanta magnanimità … … …

 

 

 

 

 

 Ebrei

EBREI
Onore al merito.
Gli ebrei inventano il monoteismo e inventano tutto ciò che ad esso si accompagna: Il diritto divino e il suo necessario correlato. L’esaltazione del popolo eletto; l’avvilimento degli altri popoli, secondo una logica coerente; ma anche e soprattutto, la forza divina necessaria a sostenere questo diritto venuto dal Cielo, perchè è il braccio armato a rendere la sua efficacia in terra. Dio dice, parla; i suoi profeti, i messia i vari inviati traducono il suo discorso, altrimenti abbastanza impercettibile.
Il clero trasforma tutto questo in parole d’ordine difese da truppe bardate, corazzate, determinate, armate fino ai denti. Da quì la triplice funzione fondatrice delle civiltà: Il Principe che rappresenta Dio in terra, il Sacedote che fornisce concetti al Principe e il Soldato forza bruta del Sacerdote.
Il popolo a fare sempre le spese della perfidia teocratica. Gli ebrei inventano la dimensione temporale dello spirituale monoteista. Ben prima di loro, il Sacerdote agisce di conserva col Re, la confraternita è primitiva, preistorica, antidiluviana. Ma il popolo eletto fa propria questa logica abile e assai concreta: La Terra deve essere organizzata come il cielo. Sul terreno della storia si devono riprodurre gli schemi teologici. L’immanenza deve copiare le regole della trascendenza. La Torah racconta le cose senza ambiguità.
Sul monte Sinai Dio si rivolge a Mosè.
Il popolo ebraico in quel momento è fragile, minacciato nella sua esistenza a causa delle guerre con le popolazioni vicine. Ha proprio bisogno del sostegno di Dio per guardare al futuro con serenità. Un Dio unico, bellicoso, impietoso, un combattente spietato, capace di galvanizzare le sue truppe e di sterminare i nemici senza battere ciglio: Questo è Jahwèh, il cui modello deriva, come per Maometto, dal guerriero che da modesto capotribù arriva ai gradi supremi di Signore dell’Universo.
Dio promette al suo popolo – eletto, selezionato, prescelto fra tutti gli altri, tratto fuori dal volgo, sua “proprietà” (Esodo 19, 5) – una terra in “possesso perenne” (Gen.17, 8).
Questa terra è abitata da gente modesta? Un popolo vi coltiva campi? La terra nutre vecchi e fanciulli? Uomini in età matura si prendono cura di greggi di animali? Donne mettono la mondo lattanti? Vi si educano adolescenti? Si pregano Déi? Poco importano questi cananei, Dio ha deciso il loro sterminio: “Io li distruggerò!”, dice.(Esodo 23,23).
Per conquistare la Palestina Dio utilizza mezzi grandiosi. In termini polemologici contemporanei, diciamo che Dio inventa la guerra totale!
Apre il mare in due – visto che ci siamo … – dove annega un’intera armata (niente mezze misure!). Ferma il sole affinché gli ebrei abbiano il tempo di sterminare i loro nemici amorrei (Gios.10, 12-14) – (amore del prossimo, saltami addosso); fa piovere pietre e rane – (un po’ di fantasia); invia un esercito di zanzare e tafani – (crepi l’avarizia); trasforma l’acqua in sangue – (un tocco di poesia e di colore); scatena la peste, le ulcere, le pustole (già la guerra batteriologica???), a cui aggiunge quello che le soldatesche praticano da sempre: l’assassinio di tutto ciò che vive: donne, vecchi, fanciulli, animali. (Esodo 12, 12)
La distruzione totale, l’incendio, lo sterminio delle popolazioni, come si vede, non sono un’invenzione recente.
Jahwèh benedice la guerra e coloro che la fanno; santifica, guida e conduce battaglia, non di persona, certo ( un ectoplasma ha difficoltà a tenere una spada), ma ispirando il suo popolo; giustifica i crimini, le uccisioni, gli assassini; legittima lo sterminio degli innocenti – uccidere le bestie come gli uomini e gli uomini come le bestie!
Umano fin quando non si tratta con i cananei, può proporre di evitare il combattimeto e offrire, in cambio, la schiavitù, segno di bontà e amore. Ai palestinesi promette la distruzione totale – la guerra santa, secondo l’espressione terrificante e ipermoderna del libro di Giosuè (6, 21).
Da duemilacinquecento anni, nessun responsabile appartenente al popolo eletto ha deciso che queste pagine sono favole, sciocchezze e finzioni storiche estremamente pericolose, perchè criminali.
Al contrario.
Esiste su tutto il pianeta un considerevole numero di persone che vivono, pensano, agiscono, concepiscono il mondo a partire da questi testi che incitano alla macelleria generalizzata, senza che mai ne sia stata vietata la pubblicazione per “incitazione all’omicidio, al razzismo (sionismo) e ad altre vie di fatto”. Nelle yeshiva si lavora a memorizzare brani ai quali non cambi una virgola, non più di quanto si tocchi un solo capello di Jahwéh.
La Torah, propone la prima versione occidentale delle numerose arti della guerra pubblicate nel corso dei secoli!

 

 

 

 

 

La Conclusione
L’epoca sembra atea, ma solo agli occhi dei cristiani o dei credenti. In realtà è nichilista. I devoti di ieri e dell’altroieri hanno tutto l’interesse a far credere che il male e la negatività contemporanea sono un prodotto della laicità.
Persiste la vecchia idea del laico immorale, amorale, senza fede nè legge etica. Il luogo comune per maturandi secondo cui “se Dio non esiste, allora tutto è permesso” – stupido ritornello prelevato dai Fratelli Karamazov di Dostoevskij – continua a produrre effetti e si associano la morte, l’odio e la miseria a individui che tirano in ballo l’assenza di Dio per commettere i loro misfatti.
Questa tesi sbagliata merita uno smontaggio in piena regola.
Semplicemente perchè mi sembra vero l’inverso: Poichè Dio esiste, allora tutto è permesso.
Mi spiego.
Tre millenni ne sono testimoni, dai primi testi dell’Antico Testamento a oggi: l’affermazione del Dio unico, violento, geloso, litigioso, intollerante, bellicoso ha generato più odio, sangue, morti, brutalità che pace. Il fantasma ebraico del popolo eletto che legittima il colonialismo, l’espropriazione, l’odio, l’animosità tra i popoli, poi la teocrazia autoritaria e armata; il riferimento cristiano ai mercanti del Tempio o a un Gesù paolino che pretende di venire a portare la spada, che giustifica le Crociate, l’Inquisizione, le guerre di religione, la strage di San Bartolomeo, i roghi, l’indice, ma anche il colonialismo planetario, gli etnocidi nordamericani, il sostegno ai fascismi del XX secolo e l’onnipotenza temporale del Vaticano da secoli negli aspetti più minuti della vita quotidiana; la chiara rivendicazione, quasi in ogni pagina, del Corano all’appello a distruggere gli infedeli, gli ebrei e i cristiani – in nome di un Dio misericordioso!
Sono tutte tracce per scavare nell’idea che proprio a causa dell’esistenza di Dio tutto sia permesso – in lui, per mezzo di lui, in suo nome, senza che né i fedeli, né il clero, né il popolo, né le alte sfere trovino da ridire.
Se l’esistenza di Dio, indipendentemente dalla sua forma ebraica, cristiana o musulmana, preminisse appena dall’odio, dal saccheggio, dall’immoralità, dalla concussione, dallo spergiuro, dalla violenza, dal disprezzo, dalla cattiveria, dal crimine, dalla corruzione, dalla furbizia, dalla falsa testimonianza, dalla depravazione, dalla pedofilia, dall’infanticidio, dalla crapula, dalla perversione, avremmo visto non i laici – che sono “intrinsecamente” viziosi – , ma i rabbini, i preti, i papi, i vescovi, i pastori, gli imam ed insieme i loro fedeli, tutti i loro fedeli – e sarebbe un bel po’ di gente – praticare il bene, eccellere nella virtù, dare il buon esempio e dimostrare ai “perversi senza Dio” che la moralità si trova dalla loro parte:
Che essi rispettano scrupolosamente il decalogo e obbediscono alle sue scelte, che quindi non mentono, non saccheggiano, non rubano e non violentano, non fanno falsa testimonianza e non uccidono – che meno ancora fomentano attentati terroristici a Manhattan o spedizioni punitive nella striscia di Gaza, e non coprono i maneggi dei loro preti pedofili.
Vedremmo allora i fedeli convertirsi attorno a loro per mezzo dei loro comportamenti radiosi, esemplari!
Smettiamola, dunque, di associare il male sul pianeta alla libera laicità del pensiero.
L’esistenza di Dio, mi sembra, nella storia ha generato in suo nome ben più battaglie, massacri, conflitti e guerre che pace, serenità, amore del prossimo, perdono dei peccati o tolleranza.
Che io sappia i papi, i principi, i re, i califfi, gli emiri non hanno particolarmente brillato per virtù, così come già Mosè, Paolo e Maometto da parte loro eccellevano rispettivamente nell’omicidio, nel pestaggio o nella razzìa.
Tutte variazioni sul tema dell’amore del prossimo….
Divino vero?!

 

 

 

 

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