Cosa è cambiato?

  

 

 

 

 

 

Quando Kennedy fu assassinato, si scoprì che i petrolieri delle più recenti e autonome leve texane si erano serviti dell’estrema destra militare e dell’estrema sinistra ingenua (e infiltrata nel FBI) per ordire il complotto ed eseguirlo. Al vertice della piramide che permise l’esecuzione del crimine e che comprendeva uomini chiave nei posti importanti dell’amministrazione e della giustizia si trovava, probabilmente, un Gelli locale, che non è mai stato bene identificato. C’è chi dice fosse un generale, chi un petroliere. Qualcuno ci ha visto, anche, la mano del governatore texano di allora, che poi è diventato promotore e leader dei comitati per combattere l’infiltrazione del comunismo nell’area di governo anche in Italia e che è stato, spesso, messo in relazione con le attività di Licio Gelli.

Tina Anselmi (curatrice delle indagini per la commissione parlamentare avverso Licio Gelli e la “famigerata” P2) commentando in parlamento sulle attività proprie della P2, accenna brevemente alle relazioni “politiche”, ma con affermazioni che rivelano una convinzione precisa.

In Italia, però, l’inizio di questo tipo di attività criminale nel quadro politico – che riproduce gli schemi della mafia a livelli molto più elevati e su scala molto più ampia – può essere fatto risalire all’uccisione del Presidente dell’ENI, Enrico Mattei. Allora Gelli era un apprendista. Per disegnare il meccanismo della P2 Tina Anselmi ha usato l’immagine delle due piramidi, una sovrapposta e rovesciata sull’altra. La prima piramide, che poggia la base a terra, cioè in una data realtà politico-sociale, aveva Gelli al vertice ed era costituita dalla loggia segreta chiamata P2, piena zeppa di uomini situati nei posti chiave dell’amministrazione e del sistema di sicurezza militare e di polizia.

La seconda struttura, Tina Anselmi, la vede come una piramide rovesciata sulla prima, sempre con Gelli al vertice, ma questa volta al vertice inferiore, come capo dell’esecutivo.

Sopra, allargandosi come un imbuto, esiste un quadro di comando che non è solo italiano, anzi è prevalentemente internazionale. La commissione d’inchiesta sulla P2 ne ha accertato l’esistenza, ma non è riuscita a stabilirne l’identità. Gelli faceva eseguire dalla prima struttura i “desiderata” che l’imbuto faceva pervenire a lui attraverso la seconda. L’idea gli è, certamente, venuta frequentando il mondo dei servizi segreti internazionali. La relazione Anselmi, infatti, fa cenno ad una militanza iniziale, che considera certa, di Licio Gelli nei servizi segreti dell’est. Poi rende conto di una sua successiva militanza, altrettanto certa, nei servizi segreti dell’Ovest. Ma non è sicura affatto che Gelli, passando all’Ovest, abbia abbandonato l’Est. Qui è, forse, la chiave per risalire alla scoperta dell’identità della seconda piramide che, personalmente, io preferirei chiamare imbuto.

Coloro che si occupano con superficialità dei problemi connessi alle attività segrete si abbandonano di solito ad una immagine frusta e fuorviante: quella di un Comitato o di uno Stato Maggiore che dirigerebbe il terrorismo mondiale. Altri, con uno stupido svicolamento, hanno inventato la figura del Grande Vecchio. L’imbuto rappresenta meglio la realtà nascosta. E’ come una buca per le lettere, riservata a certi “circoli” riconosciuti dall’organizzazione. La buca dei “Soci”. Qui essi fanno pervenire, sollecitati o meno, i loro voti. Quando una maggioranza di voti si concentra su un obiettivo anche se le operazioni finanziarie o politiche o militari a cui si collegano sono lontane fra loro, quell’ obiettivo diventa “bersaglio”! Ci pensa “l’esecutivo”, che nel frattempo ha trovato modo di organizzare i servizi segreti adeguati: poi la gente vedrà i ritratti di “Oswald” nel momento di essere ucciso, oppure di Alì Agca nell’atto di umiltà sorridente di essere “perdonato” dal Papa (visto che i servizi non sono riusciti ad ucciderlo). E ancora prima avrà visto Prospero Gallinari, anche lui salvo, ma sottoposto probabilmente a chissà quali ricatti in prigione, dopo essere sfuggito – con la testa bucata – al “rituale assassinio”.

Ma chi sono i soci del club che mettono le loro lettere dei desideri natalizi nell’imbuto della misteriosa piramide rovesciata, così misteriosa che nessuno allora, come adesso, (neanche la prode Anselmi) è riuscito a stabilirne l’identità? Chi tentasse loro di dare un unico volto farebbe come quel Milanese che tentava di scopare il mare. Alcuni sono, certamente, personaggi molto noti, altri, invece – per il loro stesso mestiere di agenti dei servizi segreti – molto conosciuti. Fanno parte del mondo occulto dove si stabiliscono le connessioni più strane, come quelle di preti romani con “servizi” polacchi o moscoviti, o di “Governatori” texani con banche lombarde ed emissari libici o romeni con potentati militari britannici o americani. Al di sopra, ci devono essere anche i nuovi ricchi di un sistema finanziario che già dalla metà del ventesimo secolo è entrato in concorrenza e contrasto con quello tradizionale, che si era venuto ad unificando intorno a celebri nomi di “banche” ed imprese industriali riuniti in circoli dalle tradizioni bene assestate come, per esempio, la Trilateral Commission. Ma questo è un quadro mutevole, che sovrappone sempre nuove connessioni ad altre decadute. Quello che conta, per capire, è stata la genialità nello sfruttare il mondo impazzito della seconda metà del ventesimo secolo, cavalcando la coesistenza e il comune interesse dell’est e dell’Ovest ad impedire le rivoluzioni e le conseguenti “evoluzioni”, per creare una nuova attività mercenaria, una sorta di crociata segreta, con fini evidenti di “speculazione di potere”.

Se gli Stati tremano, il potere va preso sotto lo Stato.

Se i “palazzi” sono scossi da terremoti sempre più frequenti, occupiamo le cantine e i bunker sotterranei, per mantenere il controllo del potere comunque e dovunque.

La piramide rovesciata è quella dell’emergenza.

Nell’imbuto finiscono i messaggi destinati “all’ Underground” della conservazione progressista di stampo mafioso!

 

 

 

 

 

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