La storia

 

Hic sunt suspiria..

Ora tutto questo è finito!
Gli anni che mi rimangono
da vivere sotto quest’umida
terra non sono molti, ma spero
di poter rendere un servizio
all’Umanità, prima di sparire
dalla vostra memoria e
di scaraventare la vendetta del
Cielo su quel demonio che ha
ucciso la mia povera bambina
nel fiore delle speranze e della
giovinezza.

I festeggiamenti sono meravigliosi. Il tempo mi aveva concesso l’onore di essere presente ad una delle Sue sontuose feste. La Sua ospitalità è a dir poco un paradiso.
La notte che segnò l’inizio delle mie sciagure si teneva una festa in maschera. Venne allestita in giardino e a tutti gli alberi era appesa una luce colorata. Ci fu uno spettacolo di fuochi artificiali come neppure il Re ne ha visti. E una musica…la musica, lo sapete bene, è la mia debolezza….una musica così affascinante! Credo che fosse suonata dalla migliore orchestra del mondo e i cantanti erano tra i più bravi, raccolti tra tutti i teatri Lirici d’Europa. Camminando in quello splendido, elegante giardino, mentre il castello illuminato dalla luna diffondeva una luce rosata dalle finestre, all’improvviso quelle splendide voci si innalzarono dai recessi di un boschetto o dalle barche che galleggiavano sul lago artificiale. Mentre guardavo e ascoltavo, mi sono sentito trasportare nel periodo romantico e poetico della mia giovinezza. Finiti i fuochi artificiali iniziarono le danze e noi ritornammo nelle sale dovo si erano raccolti i danzatori. un ballo mascherato, come sapete, è sempre uno spettacolo bellissimo, ma mai avevo assistito a tanto splendore.

Gli invitati erano tutti aristocratici.

La mia bambina era bellissima. Non indossava la maschera. L’eccitazione e la gioia aggiungevano un fascino indefinibile ai suoi lineamenti, sempre bellissimi. Notai che una giovane donna, vestita con grande magnificenza e con il viso nascosto dalla maschera, guardava la mia bambina con straordinario interesse. L’avevo già notata prima, durante quella stessa serata, all’ingresso e poi l’avevo vista passeggiare vicino a noi sul terrazzo sotto le finestre del castello. Una signora anch’essa mascherata, con un vestito ricco ma sobrio e un’aria statuaria, come una persona d’alto rango, l’accompagnava. Se la ragazza non avesse avuto la maschera, sarei stato sicuro che l’oggetto della sua attenzione era proprio la mia figliola.

Ora ne sono certo.

Ci trovavamo in uno dei saloni. La mia povera bambina, dopo aver ballato, si stava riposando su una delle poltrone accanto la porta; io ero in piedi vicino a lei. Poi comparvero le due donne che ho appena descritto e la più giovane si sedette accanto la mia bambina; la sua compagna rimase in piedi accanto a me e per alcuni minuti le parlò a bassa voce. Avvantaggiata dal privilegio della maschera, la donna si voltò verso di me e parlando come se fossimo stati amici di vecchia data, mi chiamò per nome e cominciò una conversazione che mi stupì grandemente.

Mi parlò di molte occasioni nelle quali mi aveva incontrato, a Corte ed in altre case della nobiltà. Alluse a piccoli episodi ai quali non pensavo più da tempo, ma che dovevano essere rimasti nei recessi della mia memoria perchè riaffiorarono quando lei ne parlò. Divenni sempre più curioso disapere chi fosse. Ma lei evitava con abilità e gentilezza i miei tentativi di scoprire la sua identità. la conoscenza che aveva di certi episodi della mia vita era sconcertante; sembrava godere di un piacere innaturale nel suscitare la mia curiosità e nel vedere la mia perplessità accrescersi, man mano che fallivano tutte le mie congetture.
“Mi avete incuriosito grandemente”, dissi ridendo. “Non è abbastanza? Non volete scendere al mio stesso piano e farmi la cortesia di togliervi la maschera?”.

“Ci può essere una richiesta più irragionevole?”, replicò lei. “Chiedere ad una signora di privarsi di un vantaggio! E poi, come fate ad esser certo che mi riconoscerete? Gli anni cambiano le persone.”.

“Come potete vedere voi stessa”, dissi con un inchino ed un sorriso malinconico.

“Lo dicono i filosofi”, rispose lei. “Come fate a sapere che vedere la mia faccia vi aiuterebbe?”.

“Almeno avrei una possibilità”, ribbattei io. “E poi è inutile che fingiate di essere una donna anziana: la vostra figura vi tradisce”. “Pur tuttavia sono passati anni da quando mi avete vista, o meglio, da quando io ho visto voi. Vostra figlia …è mia figlia. Quindi non posso essere giovane, nemmeno per le persone a cui il tempo ha insegnato ad essere indulgenti e non posso certo aspettarmi di venire ricordata come quella che ero. E poi voi non avete una maschera da togliervi. Non potete offrirmi nulla in cambio”.
Rimasi stupito e stupefatto davanti a quelle ardite affermazioni e memore un incipiente mancamento cercai di strapparle quella maschera e….
Orribile: Quel teschio purulento, pieno di vermi, si mostrava ai miei occhi come la morte dal sorriso fissile.

Arretrai mentre la mia povera bambina in un ultimo grido disperato, lanciato al mio indirizzo, svanì dentro una fiammata terrificante.

Adesso che sapete e conoscete; adesso che in ginocchio su questa nuda terra prego e mi dispero, io vi scongiuro: recitate per me una prece.

Da quando lasciai la mia vita, il mio carnefice, in nome di un amore maggiore mi tiene segregato quà, in attesa di una preghiera… In nome dell’Umanità che tanto amai, vi prego, abbiate uno sguardo per me e pregate, oppure distruggete questo tempio che qui mi tiene prigioniero.

Cimitero è chiamato!

Il mio incubo senza risveglio.

Grazie per chi, di Voi, pietà avrà!
 

 

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