La stanza

Mi guardai attorno con una certa attenzione e trovai che niente era cambiato rispetto alle notti di sogno in cui l’avevo conosciuta. Proprio a sinistra della porta c’era il letto, posto lungo la parete, con il capo nell’angolo.
Allineato ad esso c’era una piccola libreria; di fronte alla porta, il muro esterno era forato da finestre con vetrate di vario colore, tra le quali stava la toeletta mentre, disposto lungo la quarta parete, stava il lavabo ed un grande armadio. Il mio bagaglio era già disfatto, perchè i vestiti e la biancheria giacevano ordinatamente sul lavabo e la toeletta, mentre i miei abiti per la cena erano stati posati sulla trapunta del letto.

Poi, con inspiegabile attrazione, vidi che c’erano due oggetti piuttosto cospicui e che non avevo mai visto: un dipinto ad olio di dimensioni naturali di donna e uno schizzo in bianco e nero di un ragazzo: abbastanza misterioso e dall’aspetto malvagio di circa diciotto anni. Il suo ritratto stava tra le due finestre e guardava dritto l’altro ritratto che stava dalla parte del letto.
Quest’ultimo lo guardai più da vicino e non appena lo vidi ancora una volta, mi sentii attanagliare dalla gioia, una gioia strana, immotivata..
Rappresentava una donna dell’apparente età di trenta trentacinque anni bella, carnagione chiara ed il tratto gentile. Una terribile esuberanza e vitalità risplendevano in lei; un’esuberanza completamente maligna; una vitalità che spumeggiava e sprizzava con inimmaginabile cattiveria: cattiveria che veniva irradiata dai suoi grandi occhi chiari.
Mi avvicinai per osservarla meglio e le sue braccia, scollandosi dalla tela mi presero avvinghiandomi il collo con forza. Percepivo l’odore della sua pelle misto a quello dei colori ad olio. Ero disperato e impaurito. Incubo, oppure malsana realtà?
Cercai di fuggire ma quelle labbra sorridenti bloccarono le mie in un bacio appassionato che non saprei descrivere. “C’è tutto quello che desideri”, mi disse “ tutto quello che vuoi o vorresti…” e sorridendo mi strappò il cuore! Rimasi attonito alla vista di quell’ammasso sanguinolento che ancora batteva. Ne percepivo l’odore dolciastro e il rumore soffocato del ritmo del battito.
Ero attonito ma non sconvolto.
Avevo perso la mia fede ed il cuore per una donna ed ero giunto alla fine.

Come può essere triste un quadro e dolce il suo contenuto, soprattutto se non hai più cuore per osservare, oppure per amare? I lenti rintocchi di una campana misero fine ai miei pensieri e…me ne andai senza voltarmi, come avevo già fatto tante volte.

Come avevo fatto per tutta la vita!

 

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3 pensieri su “La stanza

  1. “Mi avvicinai per osservarla meglio e le sue braccia, scollandosi dalla tela mi presero avvinghiandomi il collo con forza.”

    Che bello, sembra di vederla.

    Grazie Ninni per avermi avvisata.
    Grazie.
    E gli altri?
    Arrivano?

    Buona serata.

    Eleonora

    Mi piace

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