L’immagine

Il Presagio e l'immagine

Non era alta, ma il suo corpo era squisitamente formato da una dolce purezza di linee voluttuose; i suoi occhi erano verdi come l’onice più preziosa e avevano liquide profondità in cui l’anima si tuffava volentieri come nei soffici abissi di un oceano estivo; le curve delle sue labbra erano enigmatiche, leggermente dolenti e tenere come le labbra di un’antica Venere, i suoi capelli, più del color del mogano che scuri, le ricadevano sulle orecchie e sul collo in morbide onde trattenute da un nastro d’argento.
La Sua espressione era un mistero di alterigia e voluttuosità, di imperiosità regale e di femminea docilità; i suoi movimenti avevano l’indolenza e l’eleganza dei serpenti.
“Sapevo che saresti venuto”, mormorò con fare musicale.
“E’ da tanto che ti aspetto, ma quando tu trovasti riparo dal temporale nell’Abbazia di Proussa e vedesti il manoscritto nel cassetto segreto, allora seppi che saresti arrivato presto.
Non pensavi che la magìa che ti guidava così intensamente , così irresistibilmente, era la malìa della mia bellezza: la magica lusinga del mio amore.
“Chi sei”, chiesi un po’ titubante: solo poco tempo prima questo mi avrebbe sorpreso, mentre adesso ero pronto ad accettare qualsiasi cosa.
Tutto mi pareva logico e parte della miracolosa fortuna e dell’incredibile avventura che mi era capitata.
“Io sono Vissia e ti amo. L’ospitalità del mio palazzo e delle mie braccia è tutta per te. Vuoi sapere qualcos’altro?”.
Le schiave se n’erano andate. Mi inginocchiai di fronte a lei e baciai la mano che mi porgeva, riversando proteste senza dubbio incoerenti, ma tuttavia così piene d’ardore che che la fecero sorridere teneramente.
La Sua mano era fredda sotto le mie labbra, ma il suo contatto accese la mia passione.
Mi sedetti sul cuscino al Suo fianco e Lei non mi allontanò.
Mentre la soffusa luce purpurea del crepuscolo riempiva gli angoli della stanza, parlammo pieni di felicità, dicendo e ridicendo tutte le più dolci assurdità, le più tenere parole che vengono istintivamente alle labbra degli amanti.
Era incredibilmente morbida fra le mie braccia e sembrava quasi che la Sua flessuosità non fosse ostacolata dalla presenza delle ossa nel Suo corpo adorabile.
Senza far rumore, entrarono delle schiave che accesero lampade d’oro riccamente scolpite; posero ai nostri piedi vassoi ricolmi di carni speziate e di sconosciuti e profumati frutti e vini prelibati.
Riuscii appena a toccare il cibo e anche se bevevo ero sempre assetato del dolce vino rappresentato dalle labbra di Vissia.
Non so quando cademmo addormentati, ma la sera era avvolta in un magico incanto. Ebbro di felicità, mi lasciai cullare da un serico mare di sonnolenza e le lampade dorate e il viso di Vissia, si confusero in una felice bruma scomparendo ai miei occhi.
Poi mi svegliai nel mio letto e ricordai tutto!
Polvere, polvere: Nient’altro che polvere rimasta in un sogno ai confini con l’Amore e dentro la follia dell’abbandono.
Ancora cerco, tra questa oscurità che mi illumina, un’esistenza senza ritorno.
Ancora adesso che, dal Mondo Accanto, osservo la mia immagine allo specchio.
Un’immagine che non riconosco più!
Cordialità
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