La storia non cambia

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Tattica e strategia di chi traffica con le armi e il terrorismo sono messe a dura prova dalle guerre stellari e dalla controproposta di Putin a Bush: ” Niente più atomiche…”. La storia non cambia…Juan Mendez Blaya, ingegnere e da 3 anni responsabile della vendita d’armi per la FN “Fabrique Nationale” – la più importante fabbrica d’armi in Belgio – è assassinato a Herstal. Si è indagato, naturalmente, per sapere se si trattasse di un intrigo internazionale o di un semplice “regolamento di conti”, come dicono ingenuamente i cronisti, quando non sanno mettere mano agli archivi.
La polizia, nel frattempo, indaga sulle Cellule Comuniste Combattenti, molto simili ad un gruppo mercenario, come i Grapo spagnoli o l’Action Directe francese. Se il cronista volesse andare a consultare gli archivi, troverebbe questa strana coincidenza: nel 1985, anno di nascita dell’”Euroterrorismo”, Mendez Blaya è stato il quarto grande mercante d’armi assassinato dai soliti ignoti. Quindi vorrei aggiornare, rispetto a quanto anzidetto, la serie di questa “fondatrice” morìa.Ricapitoliamo: Il 25 Gennaio 1985 fu assassinato a Parigi il generale Renè Audran, direttore del servizio d’esportazione di armi del Ministero degli Esteri francese. Le investigazioni puntarono, allora, anche sulla pista italiana, ma poi non se n’è più parlato. Non se n’è parlato nemmeno, quando, solo sette giorni dopo, il 1° febbraio, cadde ucciso misteriosamente in Germania l’ing. Ernst Zimmermann, presidente dell’Ente Aerospaziale tedesco e costruttore dei motori di quel Tornado che nella NATO e su molti mercati extraeuropei ha fatto concorrenza al francese “Mirage” (al perfezionamento del Tornado collaborarono anche italiani e inglesi). Poi tra francesi e spagnoli da una parte e tedeschi-italiani-inglesi dall’altra c’è stato un lungo braccio di ferro per il brevetto di fabbrica dell’aereo da combattimento europeo. Hanno vinto questi ultimi, con gli spagnoli che si sono aggregati all’ultimo momento, dopo un terzo assassinio misterioso del responsabile nazionale del commercio di armamenti: il 29 Luglio venne, infatti, ucciso a Madrid Fausto Escrigas Estrada, alto ufficiale di marina che si occupava dell’export di armi al Ministero della Difesa. Dopo di che viene assassinato “l’ing. belga”. Investigando sull’uccisione di Juan Mendez Blaya – belga ma d’origine spagnola – gli inquirenti di Bruxelles hanno imboccato due piste: una portava al cittadino statunitense Douglas Stowell, del quale si sa soltanto che trafficava illegalmente armi con l’Honduras (base CIA contro il Nicaragua); l’altra conduceva ad un bar della capitale belga, dove quattro anni prima era stato scoperto il più importante centro di smistamento di eroina della regione.  Stowell era stato arrestato due mesi prima a Thionville, nel Nord della Francia, mentre importava illegalmente dal Belgio uno stock di armi prodotte dalla FN belga. Ma sulla sua auto la polizia ha trovato, anche, importanti documenti relativi ad elicotteri da combattimento e di primo attacco. Queste cose erano state fornite a Stowell, appunto, da Mendez.Una volta, era quasi un luogo comune considerare il terrorismo come parte surrettizia del conflitto Est-Ovest. E’ stato difficile sfatare quel mito, che faceva comodo a molti. Oggi è più facile, anche se non è un luogo comune considerare il terrorismo per quello che è: una propaggine industriale sopranazionale, strumento d’antagonismi ben più reali, probabilmente all’interno dello stesso sistema, fra diversi interessi economici solidificati in contrasto fra loro sul terreno della conquista del grande e oscuro mercato delle armi, che s’interseca con quello della droga. Tutte le vicende che restano misteriose hanno qualcosa a che fare con un momento di crisi nel miracolo economico edificato sulla compravendita delle armi. Se si ricorre a rimedi estremi, vuol dire che si è arrivati ad un estremo malessere. In effetti, l’Europa è agitata da tempeste legate al mondo degli armamenti: in Francia si annuncia il tramonto della grande stagione di Dassault Avion, fabbricante di aerei, mentre in Inghilterra, per evitare la crisi, l’industria elicotterista cerca di agganciarsi al carro italo-americano della Fiat – Sikorsky. Ma la soluzione è osteggiata dallo stesso Ministro della Difesa inglese che vorrebbe invece unirsi al progetto europeo dell’Agusta, tanto caro a Palazzo Chigi. Una sana concorrenza che sarebbe benvenuta, come tutto ciò che è dialettico, se non si trattasse di una posta ripugnante. Questo mercato ormai semina morte non solo per via indiretta (è normale che le armi portino, alla fine, effetti letali), ma anche per via più diretta e mafiosa dell’avvertimento e dell’intimidazione.  Nell’attesa del nuovo “Boom” che dovrebbe derivare dall’aggancio di gran parte dell’industria europea all’iniziativa di difesa strategica “ripromossa” dagli Usa, all’interno del consorzio familiare del vecchio continente si lavano panni sporchi. L’Agusta, dopo la “quasi” perdita del contratto con la Westland, ha dovuto registrare un altro smacco a causa dei francesi dell’Aerospatiale che l’ha defraudata di un lucrosissimo contratto con la Spagna per una fornitura di elicotteri da combattimento e attacco. I super Puma francesi si sono così presi una rivincita.A quando la bella?Mi rendo conto di scadere, per una volta, nella pubblicità di questo mercato. Ma ho bisogno di dati per chiederci dove si arriverà di questo passo lungo un cammino che ci aveva già portato e ci sta riportando ad avere uno dei nostri migliori clienti come la Libia di Gheddafi e una sempre maggior dipendenza dalla tecnologia americana. (Dove sono finiti i nostri cervelli?).Nel campo della vendita degli elicotteri d’assalto è più semplice: si tratta di dividere una torta che nei prossimi dieci anni aumenterà da 10 a 25 mila milioni di euro (complessivo). Ma nel campo più importante della politica internazionale si tratta di riconvertire meccanismi più delicati. Ecco che c’è gara per attribuirsi il merito di avere abbandonato tempestivamente al suo destino Gheddafi e la politica del piccolo cabotaggio (qualche “corvetta” disse un nostro ex Ministro della Difesa … ) a cavallo di guerre locali nel terzo mondo (dove il leader libico è stato a lungo abilissimo nel fomentare i conflitti come nel fornire le armi necessarie a portarli avanti), per immettersi nel gran giro d’affari che sarà procurato agli amici più fedeli del programma “Bush”.
Questo è il quadro generale che fa da sfondo ai delitti mafiosi dal 1985 ad oggi ed alla prospettiva della “grande” riconversione strategica del prossimo decennio. Altro che grandi ideali!Turandoci il naso, inoltriamoci su un terreno dove i giochi sembrano ancora aperti. La strategia politica americana, che approfittava delle guerre locali per imporre la propria volontà, è superata: sono state diffuse troppe armi complicate per poter lasciare che nel terzo mondo ognuno le adoperi a suo piacimento. Una provocazione potrebbe bastare a scatenare l’imprevisto. Il controllo bilaterale Usa-Russia (e nazioni satelliti) potrebbe non bastare più per bloccare una reazione a catena di un conflitto atomico. (Basti pensare al Pakistan-potenza nucleare; India-potenza nucleare; Corea-potenza nucleare, ..ecc. ecc). Adesso anche “Cuba”, che quindici anni fa guardava con simpatia a Gheddafi, avrebbe cambiato parere. Secondo fonti non governative americane, i suoi servizi segreti avrebbero avvertito Panama che terroristi mediorientali, sponsorizzati dal leader libico, stavano tentando di far saltare il canale. Lo hanno comunicato ad una commissione del Congresso degli Usa, i servizi segreti americani che Cuba considera, ormai, il colonnello come “un avventuriero irresponsabile” e che potrebbe spingere gli Usa ad una rappresaglia verso uno dei paesi canaglia e/o di supporto. (In merito vorrei ricordare l’avvenimento dei due aerei libici carichi d’armi destinate all’M 19 colombiano e al Fronte Popolare Salvadoregno, bloccati a Recife, in Brasile, dove erano stati costretti ad atterrare per mancanza di carburante, mentre erano diretti a Surinam).Il mondo cambia. Si volta pagina e gli eroi del passato che non vogliono perdere il passo fanno come “Cuba”, che denuncia le provocazioni di chi l’ha già perso. Oppure come i dirigenti sandinisti che proclamano lo stato d’emergenza. Sarebbe ingeneroso fare le pulci alla politica dei deboli, mentre quella dei più forti cammina “molto” velocemente. Nella storia è entrato un personaggio molto “accorto”, “freddo”, “a passionale” e …”lungimirante”. Il Presidente russo (Entro la fine del primo semestre di quest’anno diverrà ex Presidente, ma si rifarà come Primo Ministro a pieni poteri e con la Costituzione modificata in proprio favore tale da renderlo uno Zar assoluto. Vedrete …) Vladimir Vladimirovič Putin (Влади́мир Влади́мирович Пу́тин) che in poche mosse azzeccate ha messo George W.Bush di fronte all’obbligo di uscire dall’ambiguità. Il Presidente degli Stati Uniti proclamava in settembre, spinto dalla sua lobby militare, che lo “scudo spaziale” era un sistema destinato alla difesa totale (una ricetta riscaldata, ma sempre attuale), al servizio di tutti. Due mesi dopo il Presidente Putin ha offerto un accordo sulla rinuncia globale dell’arma atomica. “Tutto è trattabile, tranne lo scudo spaziale. E se questo dovesse ledere l’interesse della nazione russa e dei propri alleati, allora potremmo ricordarci dei silos contenenti le nostre efficientissime testate termonucleari, che erano puntate contro obiettivi strategici in varie parti del mondo. Chissà, forse le aggiorneremo; chissà, qualche esercitazione in zona …”. Mai nei lunghi anni della tessitura Gromiko sulla riduzione degli armamenti, né in quelli brevi e tumultuosi di Krusciov sulla coesistenza, la politica internazionale dei paesi del “blocco” dell’Altro Lato, era riuscita a stringere tanto alle corde l’interlocutore americano. E anche rispetto al terzo mondo, nel confronto Est-Ovest, mai un leader russo aveva saputo tirarsi così notevolmente fuori dell’ambiguità propria. Per decenni (prima come Urss) la Russia aveva fatto con il terzo mondo una politica di stimolo e di freno: stimolava i movimenti fin dove conveniva al santuario ideologico della “grande potenza”, per poi bloccarli, quando, andavano oltre la convenienza di chi se ne serviva come strumento nel confronto. Ora il Presidente Putin parla chiaro (E’ strano, ma è così!) e ognuno farà da sé: chi avrà forza e idee politiche troverà il modo di imporsi (soprattutto in campagna elettorale americana …). Prima la presidenza russa, poi il segretariato per la C.S.I.(Comunità di Stati Indipendenti, ex Unione Sovietica), quindi la “diplomazia di seconda linea” avevano cercato di mantenere in vita una “internazionale” morta da un pezzo, creando spesso delle situazioni confuse. Da Praga (Repubblica Ceca) si diffondeva una corrente autonomista, propagandando, in ogni caso tutte le “ex veridicità”, che alimentavano confusione. Solo da qualche anno (due per l’esattezza) Mosca aveva cominciato ad avvertire i movimenti ed i governi in lotta contro gli Usa che non avrebbero più potuto contare, come sempre, ”sul proprio appoggio incondizionato”. Sembrava una tattica, come sembra apparire, ma credo si tratti di un atteggiamento prudenziale. Il Presidente della Repubblica Unita dello Yemen (Al Jumhuriya al Yamania) Saleh si è, invece, accorto a sue spese che si tratta ormai, con Putin, di una strategia nuova. La scelta è semplice: o la Russia riacchiappa gli Usa nel progresso economico, sociale e tecnologico, rinunciando all’espansione geopolitica, oppure il mondo dovrà fare a meno di qualsiasi dialettica, per molto tempo. E se la Russia cambia per davvero, allora siamo a quella riforma dei riformisti e riformatori che tutto l’Occidente attende da anni come un moderno auspicio. Sarà vero?
Cordialità

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