Protagonisti

P2, mafia, terrorismo, una continua connessione di fatti e persone che spuntano regolarmente come sul palcoscenico di un teatro tragico.
Si pensa di solito che le inchieste giornalistiche siano nutrite, oltre che di spasmodiche ricerche, di misteriose avventure nel corso delle quali gole profonde rivelano segreti inaccessibili. Se si capisse bene, invece, che le notizie più delicate riguardanti il nostro sistema politico sono contenute in documenti ufficiali che pochi vanno a leggere, forse ne sapremmo un po’ più di prima. Negli ultimi anni le Commissioni Parlamentari d’Inchiesta istituite per indagare su fatti clamorosi e degradanti della vita pubblica sono moltissime: La Commissione sull’Affare Sindona, la Commissione Antimafia, la Commissione sulla P2, la Commissione sul Sequestro Moro e sul terrorismo rossobrigatista e tante altre … Centinaia di volumi che dovrebbero essere conservati in tutte le biblioteche, oltre che alla camera ed al senato e che, solo adesso cominciano ad essere in vendita in qualche libreria.
Le commissioni, formate da senatori e da deputati, sono piccoli parlamentini e quindi sfuggono alla logica partitica e ai giochi delle maggioranze e delle minoranze. Dopo il “Gran Clamore” di un’inchiesta parlamentare non succede mai niente. La maggioranza, in genere, fa una sua relazione, la minoranza ne fa un’altra. Conseguenze pratiche non ce ne sono, non si va di là dalle raccomandazioni di fare o di non fare una certa cosa. Negli elenchi della Loggia Massonica P2 erano iscritti ad esempio 195 militari che appartenendo ad una società riconosciuta “segreta”, hanno tradito il giuramento fatto alla Repubblica Italiana. Che cosa dice di loro la relazione Anselmi? “La maggior parte degli ufficiali che figurano negli elenchi sono stati sottoposti ad inchieste disciplinari che hanno portato a delle vere e proprie conclusioni solo per quelli che erano in servizio, per i quali la sanzione è stata generalmente quella del rimprovero applicato in poco più di un terzo dei casi”. (Relazione Anselmi, pag. 78).
Un po’ poco, mi sembra. Solo che con le relazioni vengono via via pubblicati gli atti delle inchieste, tutta la documentazione, insomma: tutti gli interrogatori delle persone ascoltate, i verbali della polizia e dei carabinieri, le sentenze della magistratura. Le ricerche ordinate dalla commissione, i testi delle discussioni dei commissari. Un materiale enorme che andrebbe studiato, analizzato, selezionato con cura perché rivela particolari illuminanti, notizie che abbiamo letto sui giornali, piene d’imprecisioni e di strumentalizzazioni e che qui ritroviamo nella loro nuda esattezza. Ricostruzioni ufficiali dei fatti che fanno inorridire in quanto dimostrano la verità di conclusioni che sembravano fantascientifiche e dietrologiche.
Protagonista è sempre il potere e la lotta per conquistarlo, di là da ogni regola di convivenza civile. Leggendo questi atti si capisce bene come la parola potere non è astratta, ma corposamente concreta. Le inchieste parlamentari riguardano sempre le radici e le degenerazioni del potere, i comportamenti della classe dirigente, lo sperpero del denaro pubblico, i poteri palesi e quelli occulti, i poteri criminali e quelli politici, i traffici delle armi e della droga, sullo sfondo dei fatti che hanno inquietato la nostra vita: La P2, la mafia, gli scandali finanziari, gli assassini misteriosi, le stragi. Quel che colpisce di più leggendo queste carte è la continua, quasi ossessiva, connessione tra fatti e persone che spuntano, sempre le stesse, come sul palcoscenico di un teatro tragico.
Un esempio.
I giudici di Milano che indagarono sul finto rapimento Sindona che nel 1979, tramite la mafia, è riuscito ad arrivare dagli Stati Uniti in Sicilia, dove un medico amico, Joseph Miceli Crimi, per rendere credibile la messinscena gli spara nelle gambe. (E poi le fascia).
I giudici scoprono che, Miceli Crimi, durante il finto rapimento, è stato in collegamento con Licio Gelli ad Arezzo. Ed è per questa via che riescono a mettere le mani sugli archivi della P2 custoditi nell’ufficio di Gelli a Castiglion Fibocchi. La connessione tra la mafia e la “loggia massonica deviata” è ben documentata: Sindona, uomo della mafia internazionale, è stato maestro e consigliere di Gelli. Entrambi sono iscritti nelle liste della P2; entrambi hanno avuto rapporti con Roberto Calvi, il banchiere dell’Ambrosiano. La vecchia banca dei preti di Milano è diventata, dopo il fallimento della banca Privata Italiana di Sindona, la banca della mafia e della “massoneria deviata”. Sindona è stato maestro di Calvi, poi il complice, poi il ricattatore-ricattato.
Se si pensa che Sindona era considerato il salvatore della lira, durante gli anni settanta e Calvi il puntello della finanza vaticana, si capisce da quale spaventoso impasto di bassezze e di equivoci siamo rimasti vittime.
Tutto è avvenuto alle spese della collettività nazionale!
Esistono allucinanti documenti pubblici – l’ordinanza del Giudice Istruttore di Milano Giuliano Turone, per esempio – che rivelano le connessioni tra Gelli, il provocatore Luigi Cavallo, Roberto Calvi, Sindona e i Killer venuti dall’America per ammazzare il liquidatore della Banca di Sindona, l’Avvocato Ambrosoli. In queste trame di malaffare, minuziosamente documentate, ci sono ministri, faccendieri, portaborse, politici che tentano, con tutti i mezzi, di salvare Sindona. Quello della P2 è uno spaventoso intreccio che spazia dagli anni delle trame nere – il golpe di Valerio Borghese, la “Rosa dei Venti” – ai sospetti dell’inchiesta condotta durante il sequestro Moro: I capi dei servizi di sicurezza erano affiliati, infatti, alle liste di Gelli e si riunivano spesso nella sua villa. Ci sono, dunque, personaggi che ritornano come imputati – protagonisti – testimoni in tutte e quattro le inchieste parlamentari: P2, mafia, Sindona, Moro-terrorismo.
Ci sono altri personaggi, come Francesco Pazienza, che entrano nell’affaire Calvi e nell’affaire Cirillo. Un altro incredibile racconto di connessioni tra malavita, politica e servizi segreti deviati. Il pericolo di tutte queste degenerazioni è ormai lontano, ma il sistema democratico ha saputo far fronte alle terribili insidie di questi anni? La risposta non può definirsi positiva.
In alcuni documenti della Loggia P2, redatti non da Gelli ma da persona dotata di preparazione giuridica superiore e di notevole finezza politica, sono contenute proposte non troppo diverse, anche nel linguaggio, dal tentativo di restaurazione moderata di questi anni.
I documenti – il Piano di Rinascita Democratica e il Memorandum sulla Situazione Politica Italiana – furono sequestrati nel giugno del 1981 nella valigia della figlia di Gelli all’aeroporto di Fiumicino.
Perché vanno riconsiderati?
Perché contengono molte delle idee guida di una certa politica di oggi.
Il Sindacato: “I sindacati, Cisl e Uil, sia autonomi devono essere ricondotti alla loro naturale funzione, anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una “libera associazione di lavoratori”.
La Rai-Tv: “Dissolvere la Rai-Tv in nome della libertà d’antenna, ex articolo 21 della Costituzione Repubblicana”.
I Giornali: “Si parla di acquisire 2-3 giornalisti per ciascun quotidiano o periodico. Si parla di comprare alcuni settimanali di battaglia, di coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata; di coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale.
La Magistratura.
Un altro dei punti chiave del piano. Si sobbalza a rileggere i testi, perché le proposte sono le stesse che girano nell’aria avallate da uomini politici e di governo:
Responsabilità del Ministro della Giustizia verso il Parlamento sull’opera del Pubblico Ministero; riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento”.
Insomma, tutte proposte tornate di moda!
Il fantasma di Gelli è sempre dietro la porta?
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