Diario

4 Aprile 1900
Cara mamma,
a volte mi costa chiamarti così, le nostre mani non sempre s’intrecciano.
Tu cammini così veloce che io non riesco a stare dietro ai tuoi passi, quando io salto dalla bici e tu sei già caduta…
Siamo così diversi, eppure quando ci guardiamo negli occhi tutto il mondo sembra chiudersi dietro noi: ci nascondiamo dietro le finestre della nostra piccola casa e lasciamo la vita scorrere…
Poi una ventata di gelo ci porta via i sogni e tutti i nostri desideri cadono in frantumi, sul nudo pavimento e tu ed io diventiamo due estranei; divisi da un muro di lacrime.
A volte mi nascondo sotto le coperte alla ricerca delle tue mani e dei tuoi sorrisi.
Davanti a me, però, come sempre si apre il mondo scuro, ovvero tutto quello che ci divide: Papà e le sue urla insopportabili.
Anche questa sera mi ha sgridato e ti ho vista Mamma, io ti ho vista, mentre piangevi e hai fatto scudo con la mano, prendendo al posto mio un colpo di cinghia. Ho visto le tue lacrime e il gesto di Papà.
Perchè, dolce Mamma, perchè non possiamo sorridere al cielo e al mondo che ci tiene in disparte….
7 Aprile 1900
Cara Mamma
Oggi ho disegnato il tuo sorriso.
L’ho fatto di nascosto.
Tu sai quanto si arrabbia Papà quando uso le matite colorate: dice che non riuscirò in nulla e che perdo tempo a disegnare.
Io ti prometto, Mamma, ti giuro che, quando sarò grande, non dovrai piangere più e ti farò una statua grande e un giardino e una panchina tutta tua dove poter parlare con la signora Schrenck quanto ti pare e dove io potrò giocare a palla se mi va e tante cose ancora….
Quando sarò grande tutti, ma proprio tutti tutti, dovranno dire quanto sei bella e buona e brava e dolce.
9 Aprile 1900
Cara Mamma
In questo momento sto facendo finta di studiare, ma ti sento; ascolto i tuoi singhiozzi, mentre Papà continua a dire che siamo due buoni a nulla.
Vedrai Mamma, un giorno lui capirà e tu finalmente sorriderai proprio come hai fatto questa mattina quando mi hai dato una carezza e quella fettina di strüdel, rubata alla sua colazione, perchè la mangiassi io.
Com’era buona.
Mi fa ancora male il braccio per quel pugno che Papà mi ha dato ieri sera: Si lo so, avevo fatto i compiti senza rimanere seduto, composto e fermo al tavolo, come voleva lui, ma io li avevo fatti tutti i compiti della scuola …
Che male….
11 Aprile 1900
Cara Mamma,
oggi per la prima volta, Papà, mi ha accompagnato ai giardini pubblici. Quanti bambini e quanti aquiloni.
Ho ancora le orecchie che mi fanno male però.
Me le ha tirate così forte.
Forse ha ragione lui: Non dovevo correre così tanto dietro gli aquiloni.
Papà è arrabbiatissimo….
tuo Adolf Hitler
I bambini ci amano, ci seguono e ci imitano, con i loro occhi innocenti ed i loro cuori generosi.
Amiamoli, vogliamo loro del bene, non foss’altro per ricordarci di quando, “bimbi”, eravamo noi!
Non deludiamoli. Il rischio grave è che, una volta adulto, l’ex bambino possa diventare “estremamente” ingestibile.
Abbiate cura dei loro sguardi: Sarete ricompensati da tanto affetto!
Dimenticavo: Quel bambino, a cui mi riferisco, morì suicida dopo aver creato qualche problema all’Umanità intera!Riuscì nel suo intento, però: Ancora oggi parliamo di lui!

Alcune volte, tutto, può nascere da un profondo atto di solitudine.
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