E’ stato bello, ma si trasloca!

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“A che ora è la fine del mondo?”
– Dite sul serio, signore?- chiese il barista in un lieve sussurro che ebbe l’effetto di imporre il silenzio nel pub. – Crede davvero che il mondo stia per finire? – Sì – disse Ford – Ma proprio oggi pomeriggio? Ford si era ormai ripreso e si sentiva al suo meglio. – Sì – disse allegramente. – Direi fra meno di due minuti.
(Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti)

 

 

Di una cosa sola siamo sicuri: la fine. Tutto, prima o poi, finisce: la vita, l’universo, tutto quanto. Anche il nostro mondo, la Terra. La fine di ogni vita, che chiamiamo “morte”, è un avvenimento quotidiano, con cui impariamo a confrontarci fin da piccolissimi, e ad accettare più o meno serenamente. La fine del mondo, però, è un altro paio di maniche.
Quando moriamo, sappiamo che il mondo andrà avanti anche senza di noi; si spera di aver lasciato dietro una progenie che ci ricorderà, e se la nostra vita sarà stata sufficientemente lunga e non spesa inutilmente avremo comunque lasciato un buon ricordo e non avremo molti rimpianti. Ma se il mondo finisse, non ci sarebbe più un dopo: i nostri ricordi, le nostre azioni, il nostro passato scomparirebbe senza che nessuno possa più preservarne la memoria. L’umanità cesserebbe di esistere e così tutti i 10.000 anni di storia finora scritta. Avremo semplicemente perso il tempo.
Un pensiero del genere è difficile da digerire: l’idea che il nostro mondo possa finire, che l’umanità possa estinguersi, senza lasciare traccia nell’universo, ci inquieta. Non siamo soli. Centinaia di generazioni prima di noi nutrivano gli stessi inconsci timori, eppure le generazioni si sono susseguite senza che questo increscioso avvenimento sia mai accaduto. Perché dovrebbe oggi capitare proprio a noi?
Di gente convinta che il mondo stia per finire ne è piena la storia. Senza addentrarci troppo nei millenni, basterà ricordare l’attesa messianica dei primi cristiani, convinti che Gesù dovesse ritornare sulla terra entro pochi anni dall’ascensione. Quando l’attesa cominciò a divenire troppo lunga, la data dell’apocalisse promessa da Giovanni nell’ultimo libro del Nuovo Testamento venne spostata sempre più avanti: nel 400, nell’anno 800, nel 1000. Ma il mondo andò avanti imperterrito. Superò gli anni più bui del medioevo, quelli sorprendenti del “nuovo mondo” scoperto da Colombo, quelli drammaticamente rivoluzionari a cavallo tra Sette e Ottocento, quelli autenticamente catastrofici della Prima e della Seconda guerra mondiale.
Splinder chiude, o almeno così ci vennero (e sono stati) martoriati i nostri poveri cinque sensi, proprio in questi giorni.
Finisce il mondo?
No.
Termina, semplicemente, “un Mondo”!
Un mondo fatto di pensieri, poesie, articoli e ore a riflettere su commenti più o meno attinenti, con tanta voglia di imparare e comunicare.
Voglia di bere direttamente alla fonte della più genuina e fresca acqua
Anni trascorsi a studiarsi “Manuale, pratico, per creare un template” e “Come inserire una foto in rete, in venti lezioni“.
Tutto questo ha un costo: si chiama affezione.
Si chiama brandelli di vita che, perduti lungo questo cammino, non si recupereranno più, ma ci lasciano la memoria e il conforto che tutto sommato, in quei piccoli periodi, davanti ad un computer, non abbiamo pensato ad altro se non “imparare il rispetto per il prossimo”.
Certo, rimane un po’ di amarezza.
Credo, comunque, che il futuro riservi quell’oltre che, entro un battito di ciglia, appare per poi scomparire e apparire di nuovo.
Io non appartengo al passato, né al presente.
Io appartengo al futuro, comunque. Oggi il futuro è un “arrivederci, non Vi dimenticherò”. Il presente è, semplicemente, un “grazie a tutti voi” e il passato è “una vita”.
Solo il dopodomani mi appartiene.
C’è chi nasce postumo e io “lo nacqui” (come direbbe Totò).
E quindi: Gloria ai tempi d’oro, è un peccato morire, ma qualcuno lo dovrà pur fare acché tutto continui … per poi finire.
Anch’io ho trasmigrato (lo sto facendo in verità).
Hai visto mai che la profezia Maya si riferisse a Splinder?
Notato?
Sono partito con il “Voi” e sono arrivato ad un più benevolo “tu”.
E’ vero, sono emozionato. I traslochi fanno male, eccome.
Alcune volte, però, sono necessari.
Cade un mondo e crollano gli universi per andare oltre la Galassia e atterrare su un nuovo pianeta, un mondo nuovo che possa accogliere i transfughi.
Per cui, sono a lasciarvi le mie cordialità, un bel grazie e a rileggerci su altri mondi, nella speranza di ritrovarci, tutti, non come prima, ma meglio di prima.
Un abbraccio da Ninni Raimondi.
Sipario!
https://lordninni.wordpress.com

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