IO HO FIDUCIA!

Io ho fiducia!
IL FATTO!
Torna l’incubo suicidi nel Nord Est: in 24 ore due imprenditori si sono tolti la vita. Il motivo?
La crisi economica e i debiti che fanno sempre più paura.
Già nel 2010 decine di impresari del settore delle costruzioni non erano riusciti a far fronte ai problemi economici e per questo si erano ammazzati. Un vero e proprio allarme sociale tanto che l’Ance di Verona si è rivolta allo psichiatra Vittorino Andreoli per dare anche un sostegno psicologico a chi ha un’impresa in difficoltà.
La crisi continua a mietere vittime.
Un uomo, imprenditore edile, si è suicidato sparandosi in testa.
Tocca ancora una volta a Padova, dove nel giro di meno di un mese si sono tolti la vita due imprenditori del settore dell’edilizia.
All’origine del gesto la pesante situazione debitoria della sua azienda.
Il suo nome era Giovanni Schiavon, e l’uomo era titolare della Eurostrade 90 Snc, azienda di Peraga di Vigonza, nel padovano.
Prima di puntarsi la pistola alla testa avrebbe scritto un breve biglietto di spiegazioni alla famiglia che si conclude con la frase: “Scusate, non ce la faccio più”.
La società si trovava, a quanto risulta dalle prime indagini condotte dai carabinieri che si occupano del suicidio, in una situazione debitoria dovuta principalmente a ritardi nel pagamento di lavori realizzati nel settore pubblico il cui saldo dilazionato aveva messo in difficoltà la ditta.
Era sommerso dai debiti, ma da mesi avrebbe cercato inutilmente di riscuotere crediti, pare, per 200mila euro che vantava e che sperava potessero risollevare le sorti della sua azienda.
In questo periodo, le banche gli avrebbero anche chiesto di rientrare dalle linee di finanziamento aperte e, di mese in mese, avrebbe visto slittare in avanti la date dei pagamenti dei lavori fatti anche a favore di Enti locali.
La situazione non più florida dell’azienda aveva portato il titolare a licenziare alcuni dipendenti, poi la tragica decisione dovuta alla depressione per l’azienda in difficoltà sempre più pesanti.
Aveva dovuto mettere in cassa integrazione sette dipendenti.
Terminate le ultime commesse, sarebbe stato un Natale di cassa integrazione anche per gli altri, con i soldi in cassa per pagare stipendi e tredicesime ridotti al lumicino.
Troppo lo stress e il malessere per un imprenditore conosciuto nella zona per la sua serietà e professionalità.
L’uomo si è chiuso nel suo ufficio e ha premuto il grilletto.
LE RIFLESSIONI.
Parla Andrea Marani, Vice presidente di A.N.C.E. Veneto (Associazione Nazionale Costruttori Edili)
“Siamo in crisi molto avanzata, il governo non sta creando condizioni di sviluppo. Siamo stretti sia a livello burocratico che creditizio.
Quest’anno abbiamo perso il 30% del lavoro, così come accaduto nel 2010.
Su 20mila imprese, sia familiari sia di capitale, il 90% è in crisi”.
“Sono aumentati i crediti e dalle istituzioni i soldi arrivano alle imprese anche a distanza di 18-24 mesi.
E il panico da crisi ha portato tanti imprenditori a suicidarsi: lo scorso anno ci sono stati 20-25 casi.
Per dare un sostegno psicologico abbiamo quindi pensato di rivolgerci allo psichiatra Vittorino Andreoli“.
Il primo incontro ha avuto successo: è stato molto apprezzato dagli imprenditori.
“Oggi fare un’impresa è da ‘matti’. Per questo il sostegno psicologico è fondamentale. Lo psichiatra Andreoli ha avuto per gli imprenditori parole di incoraggiamento, li ha spronati a non demordere. Continueremo su questa strada”.
Oltre al sostegno psicologico l’A.N.C.E. fornisce, anche, supporto operativo.
“Noi seguiamo gli imprenditori, per esempio, quando si devono presentare alle banche. E proprio con le banche stiamo firmando accordi affinché sia dato sostegno economico all’imprenditoria.
Al governo chiediamo meno burocrazia e leggi più snelle, il resto lo facciamo noi”.
L’OPINIONE
Forse in Veneto, un po’ più di altre regioni italiane (ma proprio poco poco), non si accetta l’idea del fallimento.
La sua cultura non lo prevede.
Lo considera una vergogna.
La chiusura di un’azienda è un evento che non può succedere.
Non è contemplato.
I suoi dipendenti sono spesso persone con cui si lavora, insieme, ogni giorno in ufficio o in fabbrica.
L’Italia è la patria delle piccole e piccolissime imprese, dei distretti industriali.
Guardare negli occhi i propri colleghi mentre sono licenziati è intollerabile.
Per la famiglia vale ancora di più.
I figli che finiranno, con lui, in mezzo a una strada sono gli stessi che gli corrono incontro la sera prima di cena con la speranza di un piccolo regalo.
Questo è vero anche altrove in Europa, ma in Italia lo è di più.
Il fallimento è una cappa di piombo, che ti isola, che ti porta al suicidio.
La lunga linea d’ombra degli imprenditori suicidi, 40 dall’inizio della crisi, è qualcosa di profondo, che non può essere spiegato in modo razionale.
Perché questa strage silenziosa?
Nell’ultima settimana altri due piccoli imprenditori si sono uccisi.
Uno di loro si chiamava Giovanni Schiavon.
Aveva due figli.
Si è seduto alla scrivania del suo ufficio e si è ucciso.
Per Natale avrebbe dovuto mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti, forse non sarebbe riuscito neppure a pagare stipendi e tredicesime.
I clienti ritardavano i pagamenti, le banche avrebbero chiesto di rientrare dalle linee di credito e secondo fonti locali “vantava crediti per oltre 200mila euro” verso la pubblica amministrazione.
Per la moglie il gesto è dovuto al “Sistema in cui nessuno paga“.
Una situazione da manuale.

IL PICCOLO IMPRENDITORE ONESTO IN ITALIA, IN TUTTA ITALIA, E’ UN EROE!

Lo Stato lo premia con le tasse più alte d’Europa, da incassare in anticipo.
Per i rimborsi, invece, c’è sempre tempo.
Ed è quasi impossibile riscuotere le fatture non pagate.
L’Italia ha un male oscuro, tremendo, se costringe chi ha investito in questo Paese, la sua vita e le sue risorse, a impiccarsi in un garage o a spararsi nell’azienda, vuota, un sabato mattina.
I pensionati sono importanti e anche i dipendenti pubblici, ma senza le imprese finiranno tutti in mezzo a una strada.
Chi si occupa delle piccole imprese?
Ragionier Monti, cosa fa? Sta ancora a tergersi le lenti, dei suoi occhiali, targati “Bocconi”?
E’ vero, Ragioniere, l’Italia raggiunse il pareggio di bilancio. Lo raggiunse, però, con Giovanni Lanza, il cui predecessore fu Urbano Rattazzi, e incentivato dal Ministro delle Finanze Quintino Sella (quando ha un attimo controlli quante strade e piazze sono loro dedicate).
Stiamo parlando di “Calibri storici”!
Lei a chi si ispira dei tre?
Soprattutto, li conosce?
In bocca al lupo per il suo mandato!
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56 pensieri su “IO HO FIDUCIA!

  1. Un tempo l’alternativa era tra un partito e l’altro. Oggi i parlamentari sono passati tutti dalla parte dei liberisti, accecati come questi dall’illusione della crescita infinita.

    Sono stati proprio la politica e il liberismo ad affondare il Paese negli abissi della disperazione, dei debiti senza limiti, dell’inquinamento ambientale, di una società sempre più vecchia, sfiduciata e rassegnata al suo destino. E adesso pretendono ancora una volta che i cittadini ridotti alla fame tolgano loro le castagne dal fuoco, pagando tasse incredibili e illegittime.

    Dopo aver tartassato, oppresso, mortificato, disdegnato il cittadino, l’elettore, il contribuente, hanno ancora il coraggio di chiedergli di sacrificarsi per il bene comune, del quale non si sono mai curati.

    E’ arrivato il tempo di lasciare la strada del liberismo, di rigettare il dogma della crescita infinita, di ridurre gli sprechi, di prendere una posizione netta a favore delle energie rinnovabili, di cancellare la precarietà, di dare il dovuto rilievo alla cultura e al tempo libero e di attuare la Costituzione.

    Ma prima dobbiamo liberarci dei politici che ci hanno tradito, rifiutandoci di votare e stroncando le loro velleità con la rivolta fiscale.

    Sono con te. mon cheri.

    Bisoussss

    Annelise

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  2. Il bianco degli occhi, si specchia sille òacrime dei perdenti.
    Possiamo dare un’ultima canche ai perdenti? Potrebbero diventare vincenti e insegnarci tanto.

    Possibile che le banche continuino a praticare l’usura?

    Ciao Milord

    Spillo

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  3. Questi sono anni di prigionia, di mille espedienti per ” tirare a campare ” e quando quel filo si spezza … tutto va in frantumi, anche la speranza di poter guardare negli occhi chi cerca di andare avanti con te, gomito a gomito … giorno dopo giorno, accettando sacrifici e sacrifici e sacrifici!

    L’Eroismo non paga,
    ma quasi certamente Merita una medaglia alla Memoria ( come se questo potesse bastare a placare gli urli indignati del dolore di chi resta )… sempre e certamente dopo che la Disperazione arrivi ad annullare la Vita stessa e la Speranza e l’Essenza di ogni Onestà.

    Che Pena!
    C’è da chiedersi quanto pesi, sul piatto della bilancia di questa manovra … e di quella precedente a quella che c’era prima … e di quella successiva a quella che verrà, di sicuro, dopo di questa …
    ogni Vita che ha scelto di spezzarsi per non reciderNe volontariamente delle altre.
    Direi Troppo …. veramente Troppo!!!
    … va bene, lasciamo perdere.

    Al vento, le parole piacciono tanto quanto le lacrime di chi non ha più dove sbattere le proprie speranze.

    Onore al Vostro Intento Milord,
    Buona serata

    Un caro saluto per Tutti

    I Miei Rispetti

    Ni’Ghail

    Slàn

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  4. Una spina che tocca e attraversa il cuore.
    Un incidente sociale e un accidente umanitario.
    Quanto dura il tempo ….
    Lo spazio, forse, di uno sguardo, di un ricordo e la convinzione che, a conti fatti, non rimane altro che togliere dalla vista dei cari, della coscienza e dei propri principii, il fallimento dei propri sogni.

    Occorre fortuna anche a vivere.

    Ninni hai colpito fondo!
    Un abbraccio.
    Inutile dire che condivido tutto quello che ho letto.
    Buona sera

    Max

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  5. IL PASSATO
    di Emily Dickinson

    E’ una curiosa creatura il passato
    Ed a guardarlo in viso
    Si può approdare all’estasi
    O alla disperazione.

    Se qualcuno l’incontra disarmato,
    Presto, gli grido, fuggi!
    Quelle sue munizioni arrugginite
    Possono ancora uccidere!

    Sono disorientata.
    Buona notte Milord

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  6. Un’ultima cosa Milord: Forse il Babbo e la Mamma, dopo anni di leggere e di parlare, in famiglia dei tuoi articoli (come quelli su Splinder dove anche in classe leggevamo in sala informatica e la prof di italiano ci faceva stampare i tuoi racconti e poesie per discuterne in classe) … si iscriveranno anche loro.

    Sono felice.

    buona notte

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  7. Ho sempre avuto l’ossessione della dignità e pensato che la cosa più importante fosse vivere con dignità, ora so che c’è una cosa ancora più difficile, ancora più importante che aver vissuto con dignità: è morire con dignità.
    E questa è, questa sarà, la vera prova del fuoco.

    Ciao, amico mio.

    Buon giorno Milord e buon giorno a tutti

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  8. Per quanto si tenti di guardarla con occhio benevolo, per quanto ci si sforzi d’interpretarla in maniera positiva, per quanto si tenti di soppesarla con cautela, si è costretti ad ammettere che la manovrina sia nata sotto una cattiva stella.

    Monti nelle vesti di novello Robin Hood è poco credibile, troppo poco incline ad imprese eroiche, così come inclini a ben altro genere d’imprese sono Little John Mario Monti (Ministro Economia e Finanza. Ormai fa tutto lui.) e gli altri suoi compagni.
    L’Italia come rappresentazione della foresta di Sherwood non convince, deturpata dalle infrastrutture e dall’inquinamento propone più piloni di cemento armato che alberi.
    Gli Sceriffi di Nottingham sono troppi e quando espropriano le case per fare passare il TAV, per costruire un inceneritore o una circonvallazione raccontano di farlo per il bene dei poveri.

    Innanzitutto l’entità della manovra sembra attestarsi definitivamente sui 33 miliardi di euro, una grossa cifra che imporrà giocoforza altrettanto grossi sacrifici per tutti a prescindere dalla logica con la quale si è inteso ripartirla.

    Il primo sacrificio in ordine d’importanza riguarda il taglio dei finanziamenti agli enti locali, nell’ordine dei 5 miliardi di euro. Questo taglio si ripercuoterà automaticamente su servizi essenziali quali sanità e scuola ed indurrà le amministrazioni a recuperare almeno parzialmente il minore gettito attraverso l’introduzione di nuove tasse e l’innalzamento delle aliquote di quelle che già esistono.

    Devo aggiungere altro?

    Buon giorno Milordissimo.
    Buon giorno a tutti i presenti.

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  9. Tremonti ha detto che “questa manovra fa pagare i papaveri”. Invece la manovra colpisce insegnanti, poliziotti, infermieri, vigili del fuoco: stiamo parlando di questo!
    E gli agricoltori che protestano, contro gli evasori delle quote latte (Lega Nord?), gli italiani a cui rimandano di un anno l’età della pensione, un anno e mezzo per gli autonomi.
    Colpisce Noi che da gennaio pagheremp più cari i servizi.
    Sono questi i papaveri?
    Allora i miliardari come il nostro Presidente del Consiglio, che non pagano un euro per questa manovra, cosa sono, mammole da proteggere?
    I 24 miliardi della manovra andavano trovati in modo diverso.
    Si dovrebbe rafforzare la lotta all’evasione, far pagare di meno imprese e lavoratori intervenendo sulle rendite patrimoniali e finanziarie.
    Ma non se n’è può più di discutere.

    Questo è un mio parere personale, caro Dottor Raimondi.
    Nasce spontaneo e dal cuoree con moltarabbia dopo aver letto il suo articolo.

    Buona serata

    Amedeo

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  10. Un mondo d auguri, Milord Ninni per un santissimo Natale e tutto quello che segue.
    Non mi sento al momento di rispondere o scrivere sull’articolo. Abbiamo tanto poco, caro Ninni e quel poco è rappresentato dall’obbligo di una festa comandata (sotto comando) che si chiama Natale.
    E allora auguro un gran natale e un buon anno (le festività insomma) a te e a tutti i miei cmpagni di viaggio.
    un abbraccio da Eleonora.

    Bacio

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  11. Buon giorno Ninni.
    Hai visto che ecatombe la manovra del “ragioniere”.
    Spread alle stelle e fallimento dello Stato che bussa dietro la porta.
    nel frattempo, prima che ci portino via tutto quello per cui abbiamo sofferto,. ti lascio un bacio per un sereno Natale e un ottimo Capodanno (quest’anno li passerò in famiglia).

    un bacio caro Ninni, ovunque tu sia….

    la tua marisa che ti pensa e ti vuole bene…
    Auguri per tutti (speriamo)

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  12. SE IL FALLIMENTO E’ DELLO STATO

    Perché le politiche industriali locali hanno avuto così scarso successo?
    Le affinità perverse: keynesismo e clientelismo.
    Il “collo di bottiglia” della Pubblica Amministrazione

    Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta i distretti industriali italiani sono andati incontro a profondi cambiamenti. Dal distretto industriale classico ci si è mossi verso quello evoluto, frutto di una selezione di strategie e strutture aziendali, di regole di condotta e di protagonisti guidata dalle crescenti esigenze della competizione globale. Rispetto alla omogeneità che le caratterizzava in passato, le imprese distrettuali – sia quelle che hanno accesso diretto al mercato che quelle che si dividono il lavoro all’interno dell’area – si sono differenziate. Si è assistito a una crescita dimensionale legata allo sviluppo interno di funzioni di R&S, di commercializzazione e di management prima latitanti; a una selezione dei sub-fornitori “alla giapponese”, con la creazione di legami privilegiati tra le aziende capofila e i migliori tra di essi; all’emergere di gruppi aziendali distrettuali, a volte estesi sino a coinvolgere consociate all’estero.
    Di pari passo, le regole a base sociale locale che presiedevano alle molteplici interazioni tra le aziende del distretto si sono modificate e, da semplici e informali impegni fiduciari alla reciprocità e ai pacta sunt servanda, si sono evolute verso più elaborate culture di partnership strategica e/o accordi contrattuali formalizzati. Data la limitata dimensione aziendale di partenza, protagonisti di questi sviluppi non sono stati manager o burocrazie aziendali, ma i più dinamici tra gli imprenditori locali, attenti al mutare dei mercati e alle tendenze della globalizzazione. Essi sono stati capaci di trainare il distretto fuori dallo sterile circolo della riproduzione immutata dei suoi classici vantaggi competitivi di costo e flessibilità, ormai sempre meno efficaci. Da ultimo sulla scena dei distretti sono spesso emersi nuovi protagonisti, diversi dalle aziende, ma con la volontà di supplire alle lacune, a volte vere a volte presunte, palesate dalle piccole imprese e dall’imprenditoria minore locali. Centri per i servizi reali, organi di certificazione, consorzi per l’esportazione, società operative legate alle associazioni imprenditoriali, agenzie di politica industriale della Regione, ecc. Pubblico e privato – inteso sia come impresa che come associazionismo – si sono spesso interpenetrati in queste iniziative di politica industriale locale, le quali, globalmente considerate, hanno avuto esiti largamente inferiori alle attese e alle pretese. Certo, in alcuni distretti, di solito quelli con alle spalle una storia e dotati di una ricchezza di attori locali, i centri per i servizi reali sono entrati in significativa sinergia con le imprese più dinamiche, facendo da supporto alla riqualificazione dell’area, in qualche raro caso i consorzi per l’esportazione hanno funzionato, pur rimanendo quasi sempre nell’ambito della promozione, senza spingersi sino alla vendita; in altre circostanze ancora iniziative di R&S o di formazione professionale hanno dato buon esito. Nella maggioranza dei casi, però, le politiche industriali locali si sono scontrate con ostacoli insormontabili, dimostrandosi incapaci di suscitare reale interesse da parte delle imprese e risolvendosi in dispendiosi fallimenti dell’azione pubblica o insuccessi dell’azione dell’associazionismo privato. All’impotenza dei ministeri romani sul territorio non sono state in grado di supplire le Regioni. A corto di risorse e competenze, dotate di personale scarsamente competente, prigioniere di logiche spartitorie partitiche e/o localistiche, esse hanno dato vita a progetti che solo eccezionalmente – e per merito del tessuto locale dei distretti – hanno dato frutti.

    LOGICHE SPARTITORIE, INEFFICIENZE E SPRECHI
    I centri di servizio alle imprese che sono rimasti sulla carta, che vivacchiano nel piccolo cabotaggio o che addirittura costituiscono uno spreco sono purtroppo stati la maggioranza. Persino il tanto celebrato modello emiliano-romagnolo si è scontrato con difficoltà finanziarie e di consenso da parte imprenditoriale impensabili sino a pochi anni addietro. Per quanto riguarda le esperienze associative, specialmente quelle consortili, gli ostacoli sono stati di differente natura. L’assenza di un tessuto associativo forte – frutto, non da ultimo, dell’anacronistica divisione del fronte piccolo imprenditoriale tra Api e Confindustria provinciali – ha certamente contribuito ad accentuare i dilemmi dell’azione collettiva che toccano inevitabilmente ogni iniziativa di tipo consortile, indirizzata che sia all’esportazione, alla R&S, alla formazione o ad altro. La singola azienda, infatti, a fronte di benefici futuri e incerti legati all’iniziativa comune, sulla gestione della quale avrebbe peraltro solo un controllo parziale, si trova confrontata a costi di avvio ed esercizio immediati e certi. Oltre a ciò, l’azienda va incontro a una restrizione delle proprie esclusive prerogative imprenditoriali, restrizione che è tanto più forte, quanto maggiori sono le ambizioni del consorzio in questione. L’impresa sceglie così di partecipare all’iniziativa consortile solo nei rari casi in cui siano presenti condizioni locali altamente favorevoli: la presenza di capaci e convincenti figure di direzione strategica – più o meno legate all’associazionismo imprenditoriale; di una preesistente relazione di fiducia interpersonale con gli altri imprenditori coinvolti, ecc. In assenza di questi fattori, l’esito più probabile è il fallimento dell’iniziativa o il suo languire a livello subottimale. In questo modo, visto che le imprese più forti del distretto scelgono comunque la via solitaria del rafforzamento individuale (gruppi, reti di sub-fornitura qualificata, sviluppo interno, ecc.), alle medie forze locali, cui questa via è preclusa, viene a chiudersi anche la via dell’imprenditorialità consortile, l’unica compatibile con la loro scarsa dotazione di risorse. In questa situazione, i meccanismi selettivi del mercato agiscono implacabilmente, falcidiando non solo le imprese marginali ma anche quelle mediane che non sono riuscite a entrare in sinergia virtuosa con l’élite delle aziende del distretto.

    ECONOMISTI, ANALISTI DA AGGIORNARE
    Quali sono allora le vie da indicare alla mano pubblica e a quella associativa per rendere il più possibile competitive le imprese dei nostri distretti, posizionate peraltro tutte in settori tradizionali altamente esposti alla concorrenza dei Paesi emergenti? Prima di dare un’indicazione, è necessario chiarirsi le idee a proposito di alcuni assunti dati erroneamente per scontati dalla maggior parte degli economisti che studiano i distretti (i “distrettisti”), nonché dai politici e amministratori pubblici con questi in sintonia. Assunti che, a mio parere, condizionano poi negativamente le ricette sul da farsi a livello di politiche industriali locali e non.
    La gran parte dei “distrettisti” italiani – per formazione intellettuale, simpatie politiche o altro – ha sin dall’inizio malinteso profondamente la natura dei processi evolutivi che avrebbero toccato le economie locali. Se questo malinteso era scusabile in sede di previsione, vent’anni orsono, non lo è più oggi, di fronte alla realtà del distretto industriale evoluto, come l’abbiamo delineata più sopra. I “distrettisti”, e chi scrive non fu esente da questo peccato, avevano infatti previsto che le aziende dei distretti e i loro imprenditori non sarebbero state in grado di far fronte, da sole, ai mutamenti strategici, commerciali e tecnologici imposti dalla globalizzazione. A detta loro, si sarebbe andati incontro a disastrosi fallimenti del mercato, scongiurabili solo attraverso un intervento pubblico, non di tipo assistenzialista ovviamente, ma basato sullo strumento dei servizi reali alle imprese.
    Quello che è in realtà successo è che il mercato, nel caso dei distretti, non ha fallito, anzi! I fenomeni di rafforzamento spontaneo delle aziende distrettuali che oggi sono sotto i nostri occhi sono il frutto non delle politiche dei servizi reali o delle realtà consortili – spesso, quelle sì, fallite. Sono invece il risultato del fatto che nei distretti la concorrenza intesa come processo evolutivo di scoperta di formule imprenditoriali vincenti – nel senso cioè in cui la intendeva Friedrich von Hayek – è particolarmente intensa. Lo è, proprio perché nei distretti il mercato si avvicina il più possibile a quella realtà policentrica di rivalità ed emulazione tra attori economici che incrementa notevolmente le sue caratteristiche innovative. Nei distretti industriali il mercato non è una struttura, non è un sistema, ma è, seguendo la concettualizzazione fattane dalla moderna Scuola austriaca di economia erede di Hayek un vero e proprio processo the market process. Le sensazionali prestazioni economiche palesate di recente dal Veneto, la regione di piccola impresa dove le politiche pubbliche locali sono state maggiormente latitanti, dovrebbero far riflettere molti “distrettisti”… D’altro canto, non possono essere considerati fallimenti del mercato i processi fisiologici di eliminazione delle imprese marginali o meno efficienti che sono da tempo all’opera nei distretti. Ci rode allora malizioso un dubbio. Nel dopoguerra si instaurarono in Occidente delle convergenze tra il keynesismo rampante di molti economisti e gli interessi dei politici ad ampliare la spesa pubblica. Non potrebbe allora, in Italia, essersi instaurata un’affinità elettiva tra politici locali desiderosi del centro servizi a tutti i costi (con quel che comporta in termini di consenso e di clientele) e gli economisti “distrettisti” più inclini a vedere fallimenti del mercato anche dove invece questo funziona a dovere?

    IL “FALLIMENTO DELLO STATO” FRENA LA GLOBALIZZAZIONE
    Che al desiderio di voti dei primi non corrisponda, nei secondi, quella che Ludwig von Mises chiamava the anti-capitalistic mentality e Georg Stigler chiama traditional hostility toward private enterprise tipica di molti intellettuali (economisti inclusi ovviamente)? Non bisogna infatti dimenticare che il distretto industriale non deve essere, oggi poi men che meno, un luogo di democrazia economica (come opportunamente rilevato dal recente rapporto Censis-Unioncamere) o un’entità organica dotata di caratteristiche etiche o sociali a sé stanti che vanno preservate anche a scapito della redditività e dell’efficienza delle imprese che lo compongono. I distretti industriali non sono nulla di più della somma delle imprese che li compongono e delle relazioni che queste stesse hanno instaurato tra di loro. I centri per i servizi e i consorzi, quando funzionino, devono spingere ancora più in là la logica del mercato centrata sull’impresa, non soprassedervi in nome di preferenze socio-politiche. Il mio suggerimento in tema di politiche pubbliche per i distretti non coincide comunque con una generica formula liberista del tipo “il mercato non ha bisogno di nient’altro” o “smantellate consorzi e centri di servizio!”. Si orienta però decisamente nel senso di tentare queste esperienze solo quando a livello di attori distrettuali vi è una appurata predisposizione in favore del centro o del consorzio in questione, per cui essi sono già nell’aria e l’intervento pubblico e associativo si limita sussidiariamente a un ruolo di stimolo e coordinamento. Strategie del tipo “un centro servizi per ogni distretto o per ogni provincia”, paracadutato sul posto indipendentemente dalle disposizioni degli attori locali privati e associativi, sono un velleitario spreco di denaro pubblico. Purtroppo, in non pochi casi, questo è stato il modus operandi degli amministratori regionali e locali.
    A questo primo suggerimento operativo, ne corrisponde un altro ancor più vigoroso. I problemi maggiori dei distretti industriali non hanno a che fare con presunti fallimenti del mercato, bensì con un grande e pervasivo fallimento delle politiche dello Stato, che penalizza fortemente le piccole imprese di tutto il Paese e che in alcune regioni, ha addiritura dato fiato a sentimenti di rivolta imprenditoriale contro lo Stato. Rispetto ai suoi partner europei, l’Italia palesa carenze infrastrutturali spaventose (dalle strade alla telematica, passando per le ferrovie), possiede un’Amministrazione pubblica che costringe le imprese a pratiche costose ed estenuanti, esercita una pressione fiscale tanto pesante quanto irrazionale, ha solo simulacri di politiche nazionali per il commercio estero e la R&S, vanta una legislazione del mercato del lavoro fuori dai tempi. E ci fermiamo qui. Se, nelle indagini socio-economiche e sui mass media, ascoltiamo le voci dei piccoli imprenditori dei distretti, dalla dorsale adriatica al nord-est, dal centro sino alle prealpi lombarde, la richiesta più forte che portano avanti, specialmente quelli più dinamici tra di essi, è sempre la stessa: poter disporre anzitutto di servizi e infrastrutture pubbliche allo stesso livello dei propri concorrenti più avanzati. In caso contrario, anche i rari successi delle politiche locali per i distretti verranno messi a repentaglio e gli sforzi compiuti si dimostreranno vani. Lo sviluppo del modello italiano dei distretti industriali non deve temere tanto i fallimenti del mercato quanto i fallimenti dello Stato. È in questi ultimi che vi è il vero collo di bottiglia per le nostre piccole imprese nella loro marcia verso il mercato globale.

    Le lascio, caro Dottor Raimondi, i miei più sinceri auguri per un santo natale ed un felice anno nuovo.
    Questo augurio possa servire da collante e spinta perché possa divenire un sinonimo di pace e benessere per tutti.

    La leggo sempre con moltissimo interesse e adesso ancor di più.
    PS: Non posso fare a meno di aver notato che Lei è seguito, anche, negli States.
    Ho letto l’augurio, prezioso, lasciatole da Mr Five reflections from Maine State (US) e allora le lascio i miei auguri da porgere ed estendere anche a questo “nostro” nuovo amico.
    Merry Christmas Mr Five Reflections.

    Con tanta stima

    PickWick
    (Questo pezzo è stato scritto, appositamente, per lo spazio web Lord Ninni. La sua riproduzione è riservata. La mia identità è, in questo specifico, alle mani del Dott. Antonio Maria Raimondi (Ninni Raimondi) e inviata – con precisi riferimenti – tramite posta elettronica al rappresentante del sito web in parola. Grazie)

    B.V.

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  13. L’imprenditore è come il politico, il suo valore emerge nei momenti di crisi.
    Ed ecco che le nuovissime manovrine di un governo, che dovrebbe essere tecnicamente innovativo, sia economicamente che socialmente. Abbiamo capito che il governo Monti è uno specchietto per le allodole, che distruggerà quel che rimane di questa Italietta e con essa ciò che rimane della società civile. E’ facile essere un imprenditore quando ci sono soldi da spartire. E’ facile essere un politico quando si saccheggia uno stato. Gli uomini delle Istituzioni non sono responsabili solo di ciò che fanno, ma anche di ciò che non fanno e di come interpretano ciò che dovrebbero fare. Le persone vengono costrette in ginocchio davanti al peso di queste nuove tasse per impedire loro di rivendicare, come cittadini, comportamenti giuridicamente corretti da parte di Istituzioni e imprenditori.
    Ecco che c’è chi smette di lottare e di piegarsi davanti a uno stato padrone.
    Ecco che la disperazione prende il sopravvento.
    Uno stato che smette di preoccuparsi di chi è più debole, non si può più chiamare Stato.
    Uno stato che latita davanti alle richieste d’aiuto.

    Al nome di Schiavon, devo aggiungere il nome di un amico.
    Paolo Trivellin.

    Il FATTO:
    http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/22-febbraio-2010/non-riesce-pagare-stipendi-imprenditore-si-uccide-1602519049258.shtml

    CRISI: Non riesce a pagare gli stipendi, imprenditore si uccide
    Vicenza, Paolo Trivellin era titolare di un’azienda di intonaci che lavorava nella base Ederle.
    VICENZA – Giovedì scorso aveva incontrato i suoi dipendenti che manifestavano davanti alla caserma Ederle per i ritardi nei pagamenti degli stipendi. Domenica non ce l’ha fatta a reggere la tensione e nella sua casa di Lozzo Atestino (Padova) si è tolto la vita Paolo Trivellin, 46 anni, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina che nella caserma americana aveva lavorato in subappalto per la realizzazione del nuovo ospedale. Ai suoi collaboratori Trivellin aveva spiegato che gli appaltanti, Pizzarotti e Bilfinger Berger, avevano contestato i lavori lamentando un ritardo nella consegna delle opere, arrivando a pretendere una penale di 65 mila euro, a suo dire esagerata. Trivellin aveva anche un’altra attività economica che stava andando male. E la difficile situazione sentimentale non ha aiutato l’imprenditore. Cordoglio e preoccupazione sono stati espressi dalla Fillea Cgil. «Il prezzo della crisi – ha sottolineato il segretario Toni Toniolo – lo pagano sia i lavoratori che i piccoli imprenditori, cioè sempre gli anelli più deboli di una catena sempre più tesa». Il sindacato ha ribadito la richiesta al consorzio appaltante, affinché anticipi almeno una parte delle retribuzioni ai lavoratori prima di dover ricorrere al giudice.

    E ANCORA:
    http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/padova-imprenditore-non-riesce-a-pagare-gli-operai-e-si-uccide/1867607
    Padova, imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide
    Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo’
    VO’. Tragedia della disperazione l’altra sera in un mini appartamento all’ultimo piano del caseggiato a fianco della sede municipale di Vo’. Quello al civico 47 il cui ingresso si affaccia sulla centralissima piazza della Liberazione. Un artigiano di 46 anni, Paolo Trivellin, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina, strangolato dai debiti, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi a una delle travature in legno che sorregge il tetto del fabbricato. Il corpo senza vita dell’imprenditore è stato trovato nel tardo pomeriggio di domenica dalla ex convivente, P.V. di 26 anni, originaria di Este. La morte risalirebbe però a 6-8 ore prima. A indurre l’uomo al tragico gesto sarebbero stati alcuni affari andati male della ditta (una ventina di dipendenti) che gestiva assieme a un cugino in via Delle Arti, nel comune vicentina a cavallo tra gli Euganei e i Berici. In particolare, un sub-appalto con una ditta tedesca per alcuni lavori edili all’interno della caserma Ederle di Vicenza. Lavori svolti secondo il committente, che a giugno del 2009 aveva bloccato i pagamenti alla Tri-intonaci, non a regola d’arte. Per l’impresa di Noventa Vicentina, invece, quella delle opere eseguite male sarebbe stata una giustificazione per non saldare le fatture. Tanto che alcuni giorni fa i dipendenti della ditta di Trivellin, che sono senza stipendio da giugno dello scorso anno, avevano inscenato una protesta proprio davanti ai cancelli della Ederle. L’imprenditore si era separato dalla moglie, con la quale aveva avuto due figli che ora sono maggiorenni, una decina di anni fa. A Vo’ l’uomo era domiciliato in piazza Liberazione mentre la residenza l’aveva mantenuta nel comune berico, in via Spinosa, 22. Nel centro collinare aveva tentato di ricostruirsi una vita sentimentale. Con la nuova compagna aveva gestito prima un bar a Noventa Vicentina e da poco aveva trasferito l’attività a Padova. Proprio negli ultimi tempi anche questa relazione si era incrinata tanto che i due avevano deciso di non vivere più nella stessa casa. Domenica pomeriggio P.V. si era recata nell’appartamento dell’ex compagno per concordare i turni del bar per la settimana entrante. Non avendo risposta al citofono la donna ha deciso di entrare, è salita fino all’ultimo piano e, una volta entrata nell’appartamento, ha trovato l’ex compagno senza vita nell’antibagno mansardato. Prima di farla finita Paolo Trivellin ha trovato la forza di lasciare quattro messaggi. Due indirizzati ai figli, uno all’ex convivente in cui dice di volerle ancora bene e uno al cugino, socio della Tri-intonaci. In quest’ultimo l’artigiano si assume tutte le responsabilità delle scelte che hanno portato la ditta ad una situazione economica drammatica. Dopo essersi scusato con il parente lo invita a chiudere in fretta l’attività. Per una strana coincidenza l’appartamento dove domenica si è tolto la vita il quarantacinquenne vicentino, una trentina d’anni fa è stato teatro di un altro dramma simile. Quello del suicidio dell’operatore della macchina da proiezione del cinema Lux di Vo’. Un fatto che in paese molti ricordano ancora molto bene. Il suicidio di Trivellin è l’ennesimo dramma di una crisi economica che sta coinvolgendo numerose piccole attività, anche in aree che apparentemente sembrano non essere toccate dal problema.

    Quante famiglie sono state toccate dal dramma di un “suicidio di stato”, di un loro caro?
    Quante famiglie in questo Santo e Luccicante Natale vorrebbero accanto i loro familiari, caduti sotto il peso del fuoco amico, sparato da uno stato cecchino e meschino?

    No, Milord. Non me la sento di sbandierare Auguri di Natale.
    Non voglio rinunciare alla speranza, anzi, credo sia l’unica cosa che ci tiene legati insieme.
    In questi momenti, vorrei solo un attimo di silenzio. Un silenzio fatto di mani che si stringono fino a diventare una catena. Una catena di libertà e di unità. Non la catena di morte e di oppressione che abbiamo appena ricevuto in dono, da un Babbo MontiLe, beffardo e crudele.

    Facciamo un attimo di Silenzio allo scoccare della mezzanotte.
    Un ricordo. Una speranza.
    Un grazie e una lacrima per chi non c’è, e per chi ancora resta.

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  14. Lady Annelise Baum

    Il liberismo, mia signora, una specie di Oppio della Politica, è da sempre motore e ispiratore dei più alti gesti.
    Come tutte le cose, però, noi crediamo, va preso cum grano salis giusto per evitare “strani fanatismi” politico demagogici. Comunque sia, il liberismo, da solo, non crediamo che possa affondar qualcosa.
    Neanche la politica, che rappresenta l’arte del compromesso tra i diversi intendimenti, della natura umana, di una nazione. Il fatto che i due componenti, nel Vostro caso, possano diventare una miscela esplosiva non è assolutamente da escludere.
    La nota dolente, che Voi, mia Signora, fate proprio notare è che “Chi” ha ridotto questa povera repubblica in una “cosa” fallimentare, dovrebbe poter risistemare o pagare per tutto. Tutto questo, però, non lo credemmo possibile.
    I pochi oligarchi, detentori di un potere estremo, si comportano come delle “mignatte o più volgarmente sanguisughe”. Non producono, se non dolore, ma accedono a tutto quello che è accessibile per portarlo via.
    per cui i pochi arricchiscono e i molti muoiono suicidi.
    Meglio imporre tasse, balzelli e dolore ai poveri.
    Non avranno gran ché, è vero, ma sono in tanti!

    Adesso la manovra è legge.
    Gli italiani dovranno andare in pensione a 66 anni, mentre giovedì 22 dicembre, ne passa un’altra: il privilegio è legge.
    I consiglieri della Regione Lazio potranno andare in pensione a 50 anni.
    Prenderanno 3mila euro al mese.
    Il benefit, fra l’altro, viene esteso per la prima volta anche agli assessori che non sono stati eletti in Consiglio.

    Ucciso un contribuente ne ammazziamo un altro!

    Grazie mia Signora

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  15. Lady Marisa

    Se una guerra (che già detestiamo a partire dal significato etimologico9 potesse guarire tutto, beh, potremmo considerare qualche risoluzione.
    Un questo caso specifico non credemmo conducente alcuna risoluzione se non un “atto risolutivo” nei confronti del Ragioniere!

    Grazie e cordialità

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  16. Frank Zappa diceva che gli Stati Uniti sono una nazione di leggi: scritte male e applicate a caso.
    Lo stesso si può dire benissimo dell’Italia, le cui leggi sono troppe e di pessima qualità, nella forma e nella sostanza. Il testo della Manovra Monti non fa eccezione.
    Tutto questo è un costo enorme, in termini di incertezza del diritto, di inefficienze e di soprusi che ricadono su cittadini e aziende.
    Non sarebbe ora di mettere mano anche a questo costo della politica, senza il quale, tra l’altro, non si può parlare trasparenza, né di vera democrazia?

    Leggo commenti apprezzabilissimi tanto che li definirei articoli a tutti gli effetti.
    E’ un piacere passeggiare in questa galleria di pulizia!
    Congratulazioni Ninni.
    Veramente le mie più sincere congratulazioni per il lavoro di “gestione” e input. Questa è creatività. Tutto questo valore aggiunto, rappresentato, anche, da queste pagine, dovrebbe essere di stimolo per il “ragioniere” 8o come lo chiami tu, almeno).
    Credo che gli unici stimoli che prova, invece, siano quelli augurati dal popolo italiano nei suoi confronti.

    Buone festività (so benissimo che odi il natale e tutti i bacetti e gli auguriforzati e a tempo)

    un abbraccio amico mio.
    Un saluto a chi conosco e anche a tutti i presenti: questo luogo è il Milord e siete Voi.
    Auguri generalizzati

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  17. Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell’ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre.
    (Lucio Anneo Seneca)

    Dedicato al “ragioniere”.
    Un saluto Milord e un grande augurio e apprezzamento per tutti

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  18. In queste ultime settimane si ripetono, troppo spesso, atti che sarebbe superficiale definire e archiviare come il solo frutto della follia.
    Persone semplici, con le loro vite normali, con mutui da pagare, figli da mandare a scuola, vacanze estive che saltano perché non si hanno semplicemente i soldi, discussioni in famiglia, matrimoni che vanno a pezzi, l’angoscia di sentirsi soli e senza futuro, infine la decisione brutale di uccidersi e a volte di uccidere chi si ritiene responsabile.

    In questi mesi ci siamo tristemente abituati alla disperazione dei lavoratori che si incatenano, si barricano o stanno sul tetto della loro fabbrica, disperatamente gridano, urlano la loro rabbia e la voglia di impedire la chiusura del loro posto di lavoro, di fronte ad una Politica spesso assente ed incapace di trovare soluzioni con imprenditori che scappano davanti alle loro responsabilità o che semplicemente vengono anche loro travolti dalla Crisi.
    In passato chiudevano le fabbriche, come oggi, ma raramente si vedeva questa desolante disperazione, perché?

    La precarietà attuale e l’impossibilità di trovare alternative occupazionali ha eliminato la certezza che con un lavoro si possa stare sereni.
    Il lavoro cambia, non è più lo stesso, forse questo non è un male, ma genera una costante insicurezza, che al giovane precario non permette di realizzarsi come persona nella società, e rigetta nella marginalità donne e uomini che hanno superato la soglia dei cinquant’anni perché fuori mercato.

    La disoccupazione giovanile tocca oramai livelli record, un titolo di studio a volte non è sufficiente, una grande professionalità o esperienza diventano inutili nella ricerca di un lavoro.
    La politica (assente), i sindacati le istituzioni inermi, travolti anche loro dalla debolezza della società; chi perde il lavoro o non l’ha mai avuto si trova schiacciato dalla solitudine, circondato da mass media che veicolano messaggi estranei alla realtà: fatti di successo, di bella vita, di lusso e di spensieratezza.

    Il lavoro non è più un valore, contano altre cose in quel mondo parallelo creato dalla tv, chi perde il proprio reddito si sente umiliato, come se fosse una sua colpa, che diventa più grave anche perché altri signori, dotti, medici, sapienti e ragionieri invece continuano a godere di un benessere irraggiungibile per molti.

    Credo che questi, giusto per iniziare, sono i fatti salienti di questo “male oscuro” che tu stesso Milord definisci all’interno della nostra brutta società.
    Ma, adesso, siamo a Natale: siamo più buoni. Oggi non si uccide; oggi dobbiamo essere sorridenti, lo dicono anche i giornali.

    Domani, forse.
    Domani ti pianterò un pugnale nel petto.
    Domani ti trascinerò al suicidio

    Oggi sorridiamo: è natale.

    Che schifo!

    Buon giorno Milord e buon giorno a tutti.
    Vado a prendermi un caffè.

    Sonia

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  19. Vi avrei voluto lasciare gli auguri per un sereno Natale, Milord, ma leggo dai Vostri lettori, quanto siate coerente con le Vostre idee.
    E sinceramente, dopo aver letto gli altri articoli, non mi sento di augurare nulla se non un po’ di respiro per tutti. Torno, dopo qualche giorno, nel Vostro Blog e mi rendo conto di aver scoperto una miniera che gratifica e gioisce.

    Vi lascio, dunque, il mio saluto e le congratulazioni per i temi che Voi affrontate e per la gradevolissima compagnia che si legge e si respira presso queste stanze.

    Sarebbe una scortesia, però, non usare la formula rituale (anche un po’ scaramantica) :
    Buon Natale a tutti.

    (Adesso mi rileggerò, tutto, con maggiore attenzione)

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  20. Ecco un altro approccio natalizio che dovrebbe farci riflettere, caro Milord.
    Oggi tutti festeggiano (ma che festeggiamme a ‘ffà?) e c’è gente che non può festeggiare grazie a chilli fetentoni che si sono ingrassati alle nostre spalle.

    Bello quello che leggo.
    Speramme bene!

    Dalla partenope capitale

    Dudù

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  21. Uno spasimo nei lineamenti –
    Un affrettarsi del respiro –
    Un’estasi di addio
    Denominata “Morte” –
    Un’angoscia all’accenno
    Che una volta fattasi rassegnazione –
    Mi ha svelato il permesso ottenuto
    Di riunirsi ai suoi.
    (Emily Dickinson)

    Un abbraccio caro Ninni Milord
    Un saluto per tutti

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  22. Un augurio per il Santo Natale che possa portare pace, salute e prosperità.
    Ne abbiamo tanto bisogno, Milord.
    Un augurio anche ai suoi specialissimi lettori e lettrici e a chi le vuole bene.

    Furio

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  23. Sir Spillo

    Molti magistrati (giudici e p.m.), avvocati, consulenti e soprattutto i responsabili degli istituti di credito, quando si parla di usura, ritengono che la questione non abbia una rilevanza pratica nelle operazioni di credito bancario, in quanto i funzionari delle banche (generalmente) seguono le procedure previste dalla Banca d’Italia e pertanto, anche nell’ipotesi in cui, per un caso fortuito, il tasso globalmente applicato dalla banca superi il limite di legge (il tasso globale medio pubblicato trimestralmente in G.U. aumentato del 50%) il reato non si verifica perché, in ogni caso, mancherebbe il dolo.
    Secondo la comune opinione dei giuristi, gli amministratori, i dirigenti ed i funzionari di banca infatti, abitualmente, rispettano tutte le normative sul credito e le circolari della Banca d’Italia; nessuno di loro opera con l’intenzione di applicare alla clientela tassi usurari e pertanto non si può verificare il reato di usura nei finanziamenti bancari e, di conseguenza, non ci sarebbe nemmeno l’illecito civile.
    Questa convinzione, a mio avviso, è moralmente e giuridicamente infondata.

    Bisogna premettere che il reato di usura, sia nella fattispecie di usura “oggettiva” che in quella “soggettiva”, a differenza della maggior parte dei reati non si configura per l’esistenza o meno di un fatto (naturale) causato, dolosamente o colpevolmente, da una persona (reo), ma si concretizza semplicemente con l’instaurarsi tra le parti di un rapporto (giuridico) sinallagmatico (un accordo che prevede obbligazioni reciproche).
    Il comportamento penalmente e civilisticamente sanzionato infatti consiste, in ogni caso, nel “farsi dare o promettere … in corrispettivo di una prestazione di denaro interessi usurari”, cioè nell’aver incassato/preteso interessi superiori al limite di legge o che risultino comunque sproporzionati (rispetto al capitale), quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.
    E’ fuori discussione che le parti di un contratto usurario non debbano necessariamente essere persone fisiche, ma possano benissimo essere anche persone giuridiche: banca o finanziaria, come soggetto che si fa “dare o promettere la prestazione usuraria” (danaro o altra utilità) da un lato, e impresa societaria o ente (pubblico o privato), che “consegna o promette di dare interessi usurari” dall’altro lato del rapporto sinallagmatico usurario.
    L’usura è infatti un “reato contratto”, non un “reato in contratto”, ciò significa che l’usura non è un reato che si commette “attraverso” un contratto di per sé lecito, come ad esempio una truffa; il reato di usura esiste in quanto esiste il contratto usurario: la legge, sia penale che civile, punisce il fatto (giuridico) della conclusione del contratto con cui si chiedono interessi (globali) usurari, cioè interessi che, considerate anche le commissioni e le spese, siano complessivamente superiori al tasso limite oppure inferiori, ma sproporzionati; la legge non punisce il fatto (naturale) che qualcuno chieda, con un contratto (lecito), degli interessi illeciti (usurari).

    Grazie

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  24. Lady Ni Ghail

    L’eroismo non paga.
    Ci chiedemmo: cosa paga, allora?
    Sofferenza, lavoro, ore lanciate addosso al prossimo senza curare la propria vita che, piace ripeterno, è una e irripetibile?
    le manovre, sia correttive, sia di sostanza, hanno una loro ragione d’essere, ma non d’imporre.
    Piangiamo i nostri morti, comunque, mia Signora.

    Grazie

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  25. Lord Maxim

    Perfettamente d’accordo ma, perché un fallimento non voluto (e chi lo vorrebbe?) ma, quasi, imposto da uno stato che si definiosce sociale e che manovra “tutte le manovre” per il bene della società.
    Una volta si diceva “Dura lex, sed lex”. Ad oggi si assiste, soltanto a “quanto è dura”!

    Grazie

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  26. Miss Eleonora

    Una splendida notizia: tutta la famiglia che dimora presso queste stanze.
    Aveste uno sfratto esecutivo dal <b<Ragioniere, oppure ci rendeste definitivamente appagati?
    Grazie per la fiducia accordataci…
    Grazie mia Signorina..

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  27. Don Amedeo

    Tre sono, in natura, le strategie di sopravvivenza: l’attacco, la fuga, la simulazione della morte. La tigre attacca, la gazzella fugge, ma il caso più interessante è quello degli animali che – di fronte al pericolo – assumono una postura di perfetta immobilità, o per mimetizzarsi con l’ambiente circostante o per fingersi morti. E’ il caso di molti rettili, del rospo, del camaleonte africano, del martin pescatore.
    Nella politica economica succede la stessa cosa.

    Le riforme stigmatizzate, richiedono coraggio, e nessun governo ne avrà mai abbastanza finché l’opposizione sarà come quella, faziosa e pregiudiziale, che Prodi e Berlusconi hanno incontrato sui rispettivi cammini. Né si vede come questo dato di fondo della politica italiana possa cambiare rapidamente. L’agenda del centro-destra è continuamente stravolta dalla necessità di parlare di Berlusconi e dei suoi processi.
    Quella del centro-sinistra dall’imperativo categorico di impedire che Berlusconi la faccia franca.
    Nessuno è disposto a interrompere il circolo vizioso.
    Nessuno ha la forza di rimuovere l’ostacolo che blocca il confronto, nemmeno il Ragioniere.
    Peccato, perché più passa il tempo e più arduo sarà venir fuori dal pantano in cui la politica ha precipitato il Paese.

    Grazie

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  28. Lady Alessandra Bianchi

    Perdonate, Voi ritenete che se, quei “quattro” soggetti bizzarri, avessero veramente conosciuto i Nomi, da noi citati, avrebbero avuto l’impudenza di organizzare l’italico saccheggio?

    Convenimmo con Voi: Povera Italia!

    Radiosità

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  29. Miss Eleonora

    Una … “festa comandata a comando“. Ottima espressione, nelle more di una ricorrenza a carattere religioso, ma che ha assunto il piglio consumistico di una società priva di valori.
    Il presepe è diventato motivo di scambio (come le nostre figurine quando eravamo un po’ più giovani) e di collezionismo. La sua preparazione annuale consente di respirare un’aria passata che si spera sia migliore.La natività è vista come motivo intimo per “acchiappare” due/tre
    giorni di ferie in più e recarsi a godere il meritato riposo da qualche altra parte.
    Questo per il valore “religione”.
    Abbiamo il valore, anche, immagine.
    La cometa o l’albero?
    L’angelo dell’annuncio o babbo natale?
    Ecco che si cerca di aumentare e rendere possibile questo strano connubio in nome del denaro.
    PS: ricordammo che, al momento, di quella preziosa e unificata merce di scambio che si chiama denaro, ce n’é pochissima in giro. La gente spende, i ristoranti sono pieni, Mills su Berlusconi mentiva; noi siamo solidi ma un po’ fallimentari; Monti ha promesso che riuscirà a vendere ghiaccioli ai pinguini e così via e … il denaro finisce.
    Nella certezza di far bene, bisogna riconoscerlo, il Governo – onde evitare che possiamo tornare ad essere spendaccioni – ci toglie anche gli ultimi spiccioli dalle tasche.
    Finalmente, lo Stato, c’è!
    Prima no, ma adesso c’é, eccome!

    Grazie.

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  30. Preg.mo Sig. PickWick

    Voi mi onorate con la Vostra qualificata presenza e Vi dobbiamo confessare che impiegammo non poco a confezionare un’analisi, quasi un dialogo, per seguire il Vostro, dottissimo, filo.

    La crisi economica attuale è una crisi di sistema
    Alcuni punti fermi che, a nostro avviso, dovrebbero essere motivo di ulteriore analisi.

    1) la crisi del sistema economico e finanziario che ha caratterizzato lo sviluppo dei paesi avanzati negli ultimi 20 anni ha assunto i caratteri di una crisi strutturale che investe la tenuta di tutti i suoi stessi assi portanti.

    2) E’ saltata, innanzi tutto, l’idea guida che l’esaurimento tendenziale dei livelli di crescita delle economie avanzate, schiacciate dai nuovi paesi produttori emergenti, potesse essere evitato ricorrendo al credito come sostegno della domanda e non come incentivo dei fattori produttivi.

    3) L’idea che la compressione dei livelli di reddito reale del lavoro dipendente avrebbe alimentato la crescita garantendo, da un lato, una alta redditività dell’investimento finanziario attraverso un costante incremento dei profitti, e, dall’altro, avrebbe protetto la competitività delle economie tradizionali nel confronto con quelle emergenti, si è dimostrata un’autentica truffa ideologica, in quanto le soglie di competitività necessarie a contenere efficacemente la capacità produttiva dei paesi emergenti implicano costi del lavoro assolutamente irragiungibili in occidente, ed in ogni caso l’indebolimento dei livelli di reddito comprime la domanda interna dei paesi avanzati a livelli di guardia.

    4) Al tempo stesso è contemporaneamente venuta meno la certezza di poter continuare a fruire di una superiorità nella innovazione tecnologica e produttiva rispetto a quella del sistemi produttivi delle economie concorrenti, tale da consentire comunque una supremazia qualitativa sui mercati mondiali.

    5) L’incremento della circolazione dei capitali implicato dal consolidamento dei processi di globalizzazione ha inoltre accelerato i tempi delle fasi di accumulazione originaria delle economie emergenti, tra le quali la Cina aveva già utilizzato il sistema della accumulazione forzata di tipo stalinista, consentendo il raggiungimento a costi molto relativi di una sostanziale parità nelle capacità di investimento tra le economie concorrenti.

    6) Questo complesso di fattori concorrenti ha accelerato il processo di finanziarizzazione delle economie avanzate, mascherando le conseguenze economiche della massiccia delocalizzazione, destrutturazione e deindustrializzazione dei loro apparati produttivi.

    7) Il quadro involutivo è stato ulteriormente aggravato dall’ultima risultante della spirale finanziaria, costituita dalla maggiore remuneratività dell’investimento in strumenti finanziari rispetto al reinvestimento dei profitti in attività produttive o di innovazione tecnologica.

    8) La necessità di salvaguardare, in via di assoluta emergenza, i rischi di insolvenza generalizzata del sistema bancario occidentale conseguenti alla esplosione della bolla finanziaria ha prodotto un nuovo fortissimo aggravamento del deficit pubblico americano ed europeo, che rischia di generare un forte processo inflattivo ed un indebolimento delle ragioni di cambio delle monete di riferimento delle economie avanzate, suscettibile di rendere ben più gravoso il loro approvvigionamento di materie prime.

    Di fronte al disvelamento drammatico di questa follia rimane solo l’amara soddisfazione di constatare, ancora una volta, come l’ipocrisia e la mancanza di senso di responsabilità sociale delle classi dirigenti bancarie, finanziarie ed imprenditoriali abbia raggiunto livelli impressionanti nel ritenere che il trasferimento massiccio di ricchezza in atto, verso le classi detentrici dei poteri d’impresa e dei capitali finanziari, avrebbe potuto garantire la continuità della crescita economica delle società.

    Basta suicidi di massa causati dalla negazione di uno stato, ottusamente (o volontariamente) miope.

    Perdonate la lunghezza.
    Vi ringraziammo con sincerità

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  31. Lady Emma Vittoria

    L’attuale stato di crisi colpisce tutti i settori dell’economia, compreso quello delle costruzioni; secondo i dati Ance il 2010 è stato il terzo anno consecutivo di contrazione del valore della produzione (comprendente gli investimenti nel pubblico e nel privato, oltre che le manutenzioni straordinarie), che tra il 2007 e il 2010 è sceso da 11,122 a 8,779 miliardi di euro segnando un calo del 21%. Anche l’occupazione è in grave difficoltà: nel 2010 si sono persi oltre 4mila posti di lavoro, equamente distribuiti tra lavoratori dipendenti e autonomi.
    Le ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzate nel 2010 per il comparto edile sono state oltre 8,5 milioni, con un incremento, rispetto al 2009, del 33,9%.

    Per guidare il cambiamento e individuare percorsi di crescita e di sviluppo occorre che le imprese e il sistema economico produttivo facciano un salto di qualità, diversificando la produzione, spostando il business in settori più dinamici e allargando la loro presenza nei mercati esteri.

    Gare d’appalto spinte eccessivamente al ribasso, ritardo nei pagamenti da parte degli Enti pubblici e difficoltà di accesso ai crediti.
    Queste le principali criticità emerse da alcuni questionari distribuiti alle piccole imprese del territorio.

    Molti imprenditori lamentano in particolare la difficoltà, a lavoro ultimato, di essere pagati rapidamente dagli enti pubblici.
    Sono in molti a dover anticipare i costi del lavoro senza riuscire a recuperare il dovuto se non dopo molti mesi, o addirittura anni.
    Ciò significa minare una azienda, esponendola a scoperti bancari, prestiti e ingiunzioni di pagamento.

    Ma è la notevole difficoltà, per le imprese, ad ottenere l’accesso ai crediti bancari.
    E’ un problema davvero rilevante.
    Sottrarre ossigeno alle piccole e medie imprese, già pesantemente colpite in questi mesi di grave crisi, può voler dire mettere totalmente in ginocchio uno dei pochi settori che producono lavoro in questa martoriata italia.
    E’ un crimine non occuparsene da parte di chi vara manovre e manovrine decretando la morte di ciò che era moribondo!
    Ragionere, cosa fa?
    Ha trascorso un sereno Natale?
    Ovviamente si prepara a un buon passaggio d’anno, giusto?
    Allora le auguro un anno “ricco”, caro Ragioniere.

    Vi ringraziammo per l’apporto dotto, e preciso, mia Signora.
    Avete ragione: nessun Natale o festicciola festeggiata può far sorridere o riempire le tavole di “commensali” che non ci sono più, oppure addobbarne il desco vuoto.

    Grazie

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  32. Non ho fiducia in questo che dovrebbe essere un governo tecnico. DI fatto non lo è, è un governo politico, che guarda con particolare interesse agli interessi delle banche. A pagarne le spese sono i poveri cristi, i pensionati, le fasce sociali piu’ deboli, e i piccoli imprenditori onesti che in un mercato sempre più soffocante non riescono a ossigenarsi neanche per un mezzo minuto.
    Diro’ forse qualche cosa di impopolare, ma questo governo è stato salutato da quella che dovrebbe essere l’opposizione montando su una gran festa; si è arrivati persino a dire che Bersani è un erore per non aver voluto le elezioni anticipate e aver lasciato spazio a Mario Monti di fare la sua manovra. Poi vengono fuori dichiarazioni a dir poco machiavelliche, come quella della Bindi che dice che questo non è il governo che avrebbe voluto ma che lo si sostiene per lealtà. E’ la frase che hanno in bocca un po’ tutti i politicanti e parlamentari, che continuano a percepire uno due tre stipendi. Tranne pochissimi, tutti sostengono Monti e la sua manovra ammazzacristiani. Il Pdl porta in campo il suo teatrino, per dire contro Monti, contro le tasse: ma si tratta, per l’appunto, d’un gioco teatrale fin troppo tipico nella politica italiana, che è tutt’altro che trasparente. Ci troviamo di fronte a due sole forze, che poi sono faccia d’una stessa medaglia: Pdl e Pd. Sono loro a dettare legge. La battaglia è interna, per le poltrone in Parlamento, non per altro: entrambi gli schieramenti hanno piani e intenzioni similari. Credo bene che l’unica via d’uscita è il suicidio… lo dico chiaramente con profonda amarezza. Rimarrà mai qualcosa di questo paese? Temo di no. Con Monti si è passati dalla padella alla brace, e di questo dobbiamo ringraziare il nostro Re Giorgio che ha mosso mari e monti per avere Mario alla sua destra.

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  33. Lady Emma Vittoria

    Attenta, come sempre.
    Si Giorgio Bocca, uno dei padri luminari del giornalismo “puro” italiano e co-fondatore de “la Repubblica” ci lascia un patrimonio attento e disinibito di una italietta tutta da rifare.
    Il suo sogno utopico, ovvero, vedere una Italia grande e “libera” non si è avverato, forse proprio perché utopico.
    A Voi i miei ringraziamenti e a Lui il nostro pensiero affettuoso.

    Cordialità

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  34. Caro Beppe

    L’Europa è in crisi, la moneta unica è a rischio ma i professionisti del catastrofismo non possono brindare al Grande Crollo. In attesa che il Vecchio Continente riscopra come funziona il capitalismo, dagli Stati Uniti arrivano segnali incoraggianti per l’economia: i dati sulla costruzione di nuove case hanno toccato in novembre una crescita del 24.3 per cento rispetto all’anno scorso nello stesso periodo.
    Il mattone è un indicatore forte dello stato di salute dell’economia.
    Se la locomotiva americana ritorna a crescere e la Germania abbandona la sua idea di un Europa con le ganasce fiscali e austerità costi quel che costi, forse l’anno che sta per cominciare sarà meno peggio di quel che prevedono gli economisti/gufo/ragionieri.
    La Borsa ieri ci ha creduto, ma questo non significa nulla, perché i mercati ormai hanno aspettative e fanno valutazioni completamente sganciate dalla realtà dei numeri.
    Di fronte a questo scenario Re Giorgio ha ribadito le difficoltà del nostro Paese e l’importanza della missione del governo Monti.

    L’oggetto più misterioso continua ad essere il Parlamento.
    Ha votato una manovra dura, in alcune parti insufficiente, in altre del tutto assente, ma comunque utile allo scopo: ristabilire la fiducia della comunità finanziaria sul nostro Paese.
    Ok, ma agli italiani, il popolo di poveri cristi?
    Fatto questo, le assemblee sono di nuovo piombate in uno stato di semi-catalessi e vediamo deputati e senatori girarsi i pollici, lamentarsi, bofonchiare, schiacciare il pulsante ogni tanto e impegnare gran parte delle giornate nel giochetto del cade o non cade?.
    Chi?
    Il Ragionier Monti, naturalmente, il quale a sua volta dovrebbe cominciare a pensare che un governo ha non solo il dovere, ma la convenienza, di comunicare alle camere e dunque al Popolo sovrano, cosa sta facendo!
    In attesa che da Palazzo Chigi battano un colpo, registriamo il fatto che Re Giorgio è l’unico a dirci chiaramente quale sia la rotta da seguire, ovvero, che Berlusconi si sta ritagliando un ruolo di regista della maggioranza che sostiene l’esecutivo e che Bersani ha molte difficoltà a tenere insieme le mille anime di un partito in perenne seduta di autocoscienza.
    Ma dove i due litigano, il terzo mangia; e non mi sto riferendo, di certo, al Popolo sovrano.

    Ti ringrazio, carissimo amico, per esserti fermato ed aver speso una parte del tuo tempo a leggermi.
    Ti lascio un abbraccio e tanta considerazione di stima, per la tua professionalità e di affetto per la tua bravura.
    Ciao

    Ninni

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    • Spero davvero che il mattone possa servire alla ricostruzione di una economia che fa tremare. A sentire i dati sui consumi, gli italiani non hanno soldi da buttar via: per il Natale i consumi sono andati sotto, per quel che possiamo definire un Natale povero.
      Passavo giusto l’altro ieri in Stazione: i cuccettisti licenziati. Come rimanere indifferenti? Si pensa sempre più a licenziare, a tassare, ma la crescita dov’è? I Parlamentari continuano a nicchiare. I più si inalberano pensando ai loro vitalizi e ai loro stipendi, i più assurdi e alti che l’Europa conosca: sono in questo paese i politici percepiscono il triplo quando non il quadruplo rispetto ai colleghi europei. I reati amministrativi vengono cancellati con un colpo di spugna: e chi ha rubato milioni continua a rubare, chi invece ruba per fame una scatola di biscotti viene ammazzato a randellate. O se è fortunato viene processato per direttissima. Ed allora mi chiedo: chi è che gode? Non il popolo, che mai come ora è stato meno sovrano. I diritti dei lavoratori stanno per essere aboliti, del tutto: sembra d’esser tornati a cento anni fa. Resiste ancora un sindacato: basterà?

      Non nascondo di non essere ottimista: non vedo alcunché di buono all’orizzonte. Sbaglierò! Dieci anni or sono ero preoccupato, disegnavo un panorama allarmante per l’Italia. Diavolo! A rileggere le riflessioni che feci dieci anni or sono, sono mio malgrado costretto ad ammattere d’esser stato un ingenuo: le mie previsioni non erano che un decimo di quello che oggi sta accadendo.

      Spero di sbagliare, per il nostro bene e delle generazioni che (forse) verranno.

      Carissimo Lord Ninni, sempre troppo buono con me. Sul serio, non merito tanto.

      Leggerti è sempre un piacere. Non sempre ho il tempo d’approfondire, di lasciare commenti lunghi e articolati, ciò non significa che non ti segua però. Cercherò di lasciare un maggior numeri di segni sul tuo nuovo blog: un proposito per il 2012 oramai alle porte.

      Con tanta stima e amicizia, non arrendiamoci al Capitale

      beppe

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  35. Condivido il livore e la preoccupazione verso Monti e il suoi Tecnici che stanno
    spolpando una Signora già malandata e anoressica. Ma come ci siamo arrivati a questo?
    Prima che arrivassero i Tecnici, la Signora Amata Italia era già con l’ossigeno e tutti si affannavano
    a dirci che Lei era solo un po’ indisposta.
    Monti è un vampiro… Mentre quelli che poco prima (e anche adesso) si aumentavano gli stipendi cos’ erano?…
    Dalle mie parti c’è un detto che recita così: Il più pulito ha la rogna.
    Ti lascio un saluto di Buon Anno e
    un sorriso
    Mistral

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