Non è vero che non credo in Dio: Semplicemente non gli credo! (III parte)

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L'Antico dei Giorni, rappresentazione di Dio in un'incisione di William Blake.
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I più nobili rappresentanti dell’umanità come Bruno, Spinoza, Paine, sono stati perseguitati, maledetti e trucidati dai cristiani, mentre gli dei, gli eroi, i patriarchi, i profeti e i sacerdoti della Bibbia come Geova, Abramo, Giacobbe, Mosè, Davide e Paolo  sono stati presentati come i più alti modelli di eccellenza morale.
Ma chi era Geova? “Un essere dal carattere terribile: crudele, vendicativo, capriccioso e ingiusto”.
E Abramo? Un patriarca pazzo e selvaggio che sposò la sorella e ripudiò la moglie; sedusse la serva e portò il figlio nel deserto per farlo morire di fame e che quasi macellò l’altro figlio.
E Giacobbe? Un altro patriarca che si guadagnò l’amore di Dio ingannando il padre, imbrogliando lo zio e derubando il fratello; un uomo che praticò la bigamia con due cugine e fornicò con due delle sue serve.
E Mosè? Un vero modello di mitezza e si vantava della sua umiltà: un uomo che uccise un egizio e seppellì il cadavere nella sabbia; un uomo che sterminò intere nazioni per depredarle e uccise a sangue freddo migliaia di vedove prigioniere; un uomo che strappò bambini piccoli dal petto di madri moribonde condannandoli a morte crudele e che rese orfane 32.000 ragazzi innocenti, consegnando la metà di queste alla lussuria brutale di soldati selvaggi.
E Davide? “Un uomo secondo il cuore di Dio”. Un volgare sbruffone che si rivolgeva alle donne con parole che il solo citarle manderebbe tutti quanti in prigione; un traditore che desiderava guidare un esercito contro i suoi stessi connazionali; un ladro e un rapinatore che saccheggiava l’intero paese; un bugiardo che profferiva enormi falsità per sfuggire alla giustizia; un macellaio colto in flagrante che torturò e massacrò migliaia di uomini, donne e bambini, facendoli passare attraverso fornaci, tagliandoli con asce e seghe, facendoli a pezzi con erpici d’acciaio; un poligamo con un harem di mogli e concubine; un ubriacone depravato che danzava mezzo nudo davanti alle sue serve; un viscido vecchio libertino che rapì e stuprò la moglie di un soldato fedele; un assassino che condannò a morte questo soldato dopo che lo stesso gli aveva devastato la casa; un vecchio demoniaco schiumante di vendetta che, sul letto di morte prima di spirare, ordinò l’uccisione di due anziani, uno dei quali aveva contribuito a rendere il suo regno ciò che era e  l’altro ne  aveva promosso la protezione.
E Paolo? Un fanatico religioso che come ebreo perseguitò i cristiani nel nome di Geova e come cristiano perseguitò gli ebrei nel nome di Cristo e sia come ebreo, sia come cristiano praticò la dissimulazione, benedì il falso nel nome di Geova e di Cristo.
Gli insegnamenti immorali della Bibbia
La morale, così come le intendiamo oggi, non somiglia molto alla morale predicata dalla Bibbia: In questo libro infatti non c’è morale, né si trovano principi morali o moralità e nemmeno etica o principi etici. Ci sarebbe da rifiutare di accettare la Bibbia come una guida morale perché approva, quasi, ogni vizio e crimine. Ecco una lunga lista di cose sbagliate che la Bibbia autorizza e difende:
La bugia e l’inganno.
L’imbroglio.
Il furto e la rapina.
L’assassinio.
Le guerre di conquista.
I sacrifici umani.
Il cannibalismo.
La stregoneria.
La schiavitù.
La poligamia.
L’adulterio e la prostituzione.
L’oscenità.
L’eccesso.
Il vagabondaggio.
L’ignoranza.
L’ingiustizia verso le donne.
La sgarbatezza verso i bambini.
La crudeltà sugli animali.
La tirannia.
L’intolleranza e la persecuzione.
La Bibbia è soprattutto il crudo racconto della vita di persone che vivevano più di 2000 anni fa. Persone che, in generale, distinguevano ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma alle quali erano sconosciute i principi morali più sottili. Queste persone credevano di essere il popolo eletto da Dio, i suoi favoriti e per questo pensavano di avere il diritto di rubare e profanare, assassinare e schiavizzare il resto dell’umanità. Le azioni e le opinioni morali, che si trovano negli scritti dei loro sacerdoti e profeti, nascono principalmente da religione e ignoranza, ovvero dalla superstizione.
L’Inerranza della Bibbia
Il concetto di ispirazione divina era quello giusto per adempiere il compito di dare all’uomo la volontà di Dio in forma scritta. La supervisione divina aspira a se stessa nell’espressione verbale dei pensieri degli scrittori. Le sacre scritture non ingannano né inducono in errore: la Bibbia lega a se tutte le persone e tutte loro racconteranno come sia perfetta la loro vita illuminata dagli insegnamenti della Bibbia. Inerranza significa “totalmente vera” o “senza errori” e si riferisce al Creator biblicusfatto che gli scrittori biblici non sbagliano mai, sono assolutamente sinceri e quello che dicono è sempre affidabile. La dottrina dell’inerranza non si limita solo alla verità morale e religiosa, ma si estende fino ai fatti scientifici, storici o geografici. Gli scrittori della Bibbia, semplicemente, non potevano commettere gli errori che appaiono in tutti gli altri libri. È stato frequentemente notato che se Dio ha concepito delle scritture senza errori così importanti da ispirarne la composizione, avrebbe sicuramente ispirato anche le copie di queste scritture, in modo che anche queste ultime risultassero esenti da errore, dunque un Dio, capace di ispirare una composizione scevra di errori o anche ispirare una copia senza errori. Dato, però, che non l’ha fatto, sembra che Egli non abbia considerato il possesso delle scritture senza errore una cosa così importante. Se allora, dunque, non è importante per Lui, perché in origine era così importante?
Qualche contraddizione presente nell’Antico Testamento:
(Samuele 24:1) Dio incita Davide a fare il censimento dei guerrieri di Israele.
(Cronache 21:1) Qui è Satana a incitare Davide.
(Samuele 24:9) In Israele vengono trovati  800.000 guerrieri.
(Cronache 21:5) Qui vengono trovati 1 milione e 100.000 guerrieri.
(Samuele 5 e 6) Davide porta l’arca dell’alleanza a Gerusalemme dopo avere sconfitto i filistei.
(Cronache 13 e 14) Qui il fatto avviene prima di avere sconfitto il filistei.
(Genesi  6:19,20) Dio dice a Noè di portare nell’arca due esemplari per ogni specie animale.
(Genesi 7:9) Qua Dio dice di portarne sette paia benché solo due esemplari verranno infine imbarcati nonostante le sue ultime istruzioni.
(Giosuè 10:23,40) Giosuè e gli Israeliti occupano Gerusalemme.
(Giosuè 15:63) Non lo fanno.
(Genesi 37:28) Gli Ismaeliti comprano Giuseppe e lo portano in Egitto.
(Genesi 37:36) I Medianiti vendono Giuseppe in Egitto.
(Genesi 45:4) Giuseppe dice ai suoi fratelli: “Io sono Giuseppe, il vostro fratello che voi avete venduto per l’Egitto”.
E si potrebbe continuare per mesi …
La Trinità
Secondo il cristianesimo Cristo è il secondo elemento della Trinità divina, essendo Padre il primo e lo Spirito Santo il terzo. Ognuno di queste tre persone è Dio, Cristo è Padre e figlio di se stesso contemporaneamente; lo Spirito Santo  nonIn nome di Dio è né Padre, né Figlio, ma tutte e due le cose insieme. Il Figlio è stato generato dal Padre, ma esisteva già prima, così come esisterà dopo. Cristo è vecchio come suo Padre e il Padre è giovane come suo figlio. Lo Spirito santo è generato dal Padre e dal Figlio, ma, ancora prima di essere generati, esso è uguale a loro. Prima di esistere ha già la stessa età degli altri due. Dunque, è chiaro che il Padre è Dio e il Figlio è Dio e lo Spirito Santo è Dio e tutte e tre queste divinità formano un’unica divinità. Secondo la tavola pitagorica celeste, quindi, uno equivale a tre e tre volte uno equivale a uno e sempre, secondo un’operazione di sottrazione celeste, tre meno due dà, come risultato, sempre tre. Anche l’addizione celeste, però, è piuttosto curiosa, poiché due più uno fa uno. Ogni unità è uguale a se stessa e agli altri due. Insomma, non c’è niente di più perfettamente sciocco e assurdo del “Dogma” religioso della Trinità (è un dogma, però, e il fedele deve credere comunque). Immaginando che uno di questi esseri sia il Padre di uno di loro e poi immaginando che questo Figlio sia metà umano e tutto Dio;  immaginiamo, ancora, che il terzo sia stato generato dagli altri due e infine si immagini che tutti e tre siano un unico Essere. Adesso, dunque, dopo aver generato il Figlio, il Padre è ancora solo e anche se lo Spirito Santo è generato dal Padre e dal Figlio, tuttavia, il Padre è ancora solo, perché non è mai esistito, né mai esisterà in quanto è un unico Dio.
A questo punto, essendo arrivati ai limiti dell’assurdo, non possiamo far altro che dire: “Amen”.
Spedimmo il tutto, per raccomandata, al “Creatore”!
Nota bene: Siamo Agnostici razionalisti e quanto venne pubblicato è da intendersi senza alcuna offesa, presunta o mirata, verso chi propugna la propria fede con umiltà e sincerità.
Agnostico razionalista: La differenza sta nel fatto che, mentre l’agnostico afferma semplicemente l’impossibilità di conoscere la verità sull’esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l’ateo non crede nell’esistenza di alcun Dio o qualsiasi altro tipo di entità o forza superiore. In pratica la posizione “agnostica” deriva dallo scetticismo, che praticava una simile ma più radicale sospensione del giudizio nell’epistemologia, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile. Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all’attività spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia. Di converso, alcuni agnostici, pur essendo fondamentalmente scettici circa l’esistenza di una entità superiore, ritengono in via razionale (e questo è il nostro caso) che, così come l’esistenza di questa non si può dimostrare, non si possa neppure negare.
(Fonte Wikipedia)
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36 pensieri su “Non è vero che non credo in Dio: Semplicemente non gli credo! (III parte)

      • E’ proprio questo il punto: non ci riesco. E’ per questo che vado su “replica”.
        I commenti non me li prende.
        Ribadendo che questo è un post straordinario, voglio TUTTAVIA salvare la mia anima, con il Vostro permesso.

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      • “Ti insegnerò i segreti del fuoco.”
        Molti anni dopo si sarebbe ricordato di quelle parole. Quando ormai sarebbe stato troppo tardi per apprenderli.
        Ma quel giorno il giovane scosse la testa. “Voglio imparare altre cose.”, disse.
        “E così sia!”, replicò il vecchio. “Anche tu hai molto da donarmi, e io farò tesoro dei tuoi insegnamenti.”
        Nella grotta le fiamme guizzavano simili a serpenti sinuosi. “Tu conosci ogni cosa.”, disse il giovane. Lo pensava veramente: lungo tutte le strade che aveva percorso, aveva sempre sentito parlare di lui e, conoscendolo di persona, si era reso conto che la sua sapienza non aveva limiti.
        “Nessuno conosce ogni cosa. Non sarebbero sufficienti tre vite per arrivare a tanto: scoprire i segreti del mondo, entrare nel cuore delle persone, capire in anticipo cosa porterà il vento. Però, io conosco te e so chi sei. Questo mi basta per dichiararmi un uomo felice.”
        Ci fu un lungo silenzio, nel quale entrambi si immersero. Si erano conosciuti tre giorni prima, ma era come se si frequentassero da una vita. Spesso non avevano bisogno di parlare; una magia nascosta conduceva i pensieri dell’uno all’altro, e ambedue erano consci di quanto importante fosse stato il loro incontro.
        Il vecchio sapeva che un giorno lui sarebbe arrivato. Il giovane aveva affrontato un viaggio interminabile, senza un’idea precisa di cosa avrebbe potuto trovare in quella terra grande e sconosciuta. Ma in qualche modo immaginava che avrebbe incontrato una persona in grado di arricchire la sua conoscenza, sebbene essa fosse già incommensurabile. Lo guardò negli occhi, provando un grande affetto per quella figura scarna, segnata da un’esistenza in cui dolore e comprensione, saggezza e ricerca della verità gli avevano lasciato un solco profondo, nell’anima come nel corpo. Si era sottoposto a digiuni che avrebbero condotto alla morte anche il più forte fra i guerrieri, aveva accettato sfide durissime che se da un lato lo avevano provato irrimediabilmente, da quell’altro lo avevano innalzato sulle vette del sapere.
        Conosceva la magia, ma non solo: era in grado di ignorare ogni tipo di sofferenza terrena per elevarsi nel cielo, quale puro spirito. Molti giuravano che era stato in due posti contemporaneamente, altri sostenevano di averlo visto sollevare un masso grande quasi come una montagna unicamente grazie alla forza del suo pensiero.
        Il vecchio si alzò per alimentare il fuoco. Il giovane pensò che c’era una sola cosa che li divideva. E sapeva che nessuno dei due sarebbe riuscito a far cambiare idea all’altro. Non ne avevano ancora parlato apertamente, ma prima o poi sarebbe successo. Forse quando si sarebbero lasciati. O forse, si disse, avrebbero evitato l’argomento, dato che si sarebbe trattato di un discorso del tutto inutile. Ma, dentro di sé, invece, sentiva che sarebbe stato il vecchio a sollevare la questione.
        Perché gli voleva bene.
        Quando il giovane partì, il vecchio pensò che se il falco vuole volare nessuno è in grado di fermarlo. Guardò verso oriente. C’era aria di tempesta. Un cattivo presagio.

        Il sole splendeva implacabile nel cielo privo di nubi, arroventando la sabbia del deserto. Yehosua ripensava al giorno in cui si era separato dal vecchio. Alla fine avevano affrontato l’argomento che non avrebbe mai potuto trovarli d’accordo. Il discorso del vecchio non era stato cinico; la sua saggezza non prevedeva il cinismo, dato che nel cuore provava la compassione infinita di chi sa scrutare fra le ombre delle anime perse. Però, le parole erano risuonate aspre. Probabilmente perché Yehosua non poteva accettarle: mettevano in dubbio tutto quello che aveva appreso, rinnegavano il senso della missione che si era prefisso. Capiva che il vecchio desiderava il suo bene, e che il suo intento era quello di metterlo in guardia; tuttavia la portata di quel messaggio lo sgomentava. “Non posso avere sbagliato tutto.”, si ripeté per l’ennesima volta. “Ho un compito da svolgere, e se lui avesse ragione sarebbe come aver attraversato un oceano invano, starebbe a significare che ciò che ho fatto, quello che ho cercato di insegnare, non avrebbe alcun valore, e questo non può essere vero.”
        Poi si spinse oltre. Anche se, a puro titolo di ipotesi, il mondo fosse come lui l’aveva descritto, avrebbe proseguito ugualmente il suo cammino, a costo di veder svanire nella nebbia della delusione la luce della speranza che da sempre accompagnava i suoi passi. Non dubitava di se stesso, ma anche se lo avesse fatto, non si sarebbe fermato. Glielo impediva il suo compito, e se avesse dovuto sacrificare la sua vita per quel compito, ebbene non avrebbe esitato.
        Un vento improvviso sollevò la sabbia, creando vortici incandescenti. Accadde un fenomeno inspiegabile: alla calura soffocante si sovrappose un manto di gelo, come se il deserto fosse diventato una distesa di ghiaccio.
        Fu allora che Yehosua lo vide.
        Dapprima si trovò circondato da una quantità di rettili e di scorpioni. Era una situazione raccapricciante, ma il suo cuore rimase saldo. Con calma oltrepassò quelle disgustose creature, diretto verso un’apparizione che non riusciva ancora a distinguere con chiarezza, ma che gli sembrava una figura avvolta nella luce. Man mano che procedeva, la luce crebbe d’intensità, fino a costringerlo a chiudere gli occhi. Quando li riaprì, la bufera si era placata, gli orrendi mostri erano scomparsi e una calma quasi innaturale regnava sul deserto. Anche la luce diminuì, svelando al suo sguardo un angelo bellissimo. Non avrebbe saputo trovare un altro modo per descriverlo. Yehosua non aveva mai visto in tutta la sua vita un essere di tale sconvolgente avvenenza. Sembrava racchiudere in sé tutta l’armonia del creato, e quando parlò la sua voce era limpida come l’acqua di un ruscello.
        Yehosua sostenne il suo sguardo, che era fisso su di lui, benché non fosse facile perché la bianca veste che lo sconosciuto indossava risplendeva abbacinante ai raggi del sole.
        “Ti offro il mondo.”, gli disse, e Yehosua abbe una rapida visione che racchiudeva tutte le meraviglie della Terra: mari accarezzati dalla brezza del sud, tramonti che incendiavano il cielo, grandi boschi ombrosi, montagne innevate, laghi cristallini, prati ricoperti di fiori, e poi donne di una leggiadria senza pari.
        “Tutto questo sarà tuo.”
        Yehosua scosse il capo, come a rifiutare quello che gli veniva prospettato.
        La sua reazione suscitò un sorriso, che tuttavia non era di scherno. Yehosua ebbe l’impressione che la sua scelta non avesse stupito quel misterioso essere. Pensò anche che forse egli addirittura l’approvava, e che non si sarebbe aspettato nulla di diverso, e qualora la proposta fosse stata accettata sarebbe stata accolta con un senso di disdegno. Non erano pensieri chiari, lucidi; non nascevano da un ragionamento: rappresentavano una consapevolezza superiore, che andava oltre il linguaggio delle parole.
        “Ti farò un altro dono. E in cambio di questo dono tu mi adorerai.”
        Questa volta Yehosua vacillò. Ebbe la nitida visione del cuore degli uomini, e ciò che vide lo sgomentò. Gli tornò alla mente quello che gli aveva detto il vecchio, quando si erano separati. Con un tono di voce che racchiudeva una profonda mestizia lo aveva ammonito, sostenendo che non esisteva alcuna speranza di riscatto per l’umanità. Yehosua aveva scosso la testa sorridendo, e lo aveva incitato ad avere fiducia. Nell’uomo e in Dio. Poi si erano abbracciati e nel lungo percorso di ritorno Yehosua aveva spesso pensato a lui.
        Condivideva la gran parte di ciò che il saggio gli aveva detto, ma non quell’ultima frase. Dio lo aveva mandato proprio per cambiare il cuore degli uomini, e quella era stata la grande speranza della sua vita.
        Ma ora…
        “Tu sei stato scacciato dal paradiso.”, proferì con calma, non appena si fu riavuto dall’angoscia di quella visione. Trasse un profondo respiro, e pensò che ciò che gli era stato mostrato era un inganno, il frutto di una magia cattiva. La consapevolezza del vecchio nasceva da convinzioni errate, ma quello che aveva visto adesso, quello che aveva sentito, era un sortilegio, e non gli era difficile capire chi fosse in grado di penetrare così a fondo in lui, al punto da sconvolgerlo per la malvagità evocata.
        I suoi occhi sereni riflettevano la certezza di quella conclusione, e si sentiva più forte.
        Perché era di fronte al suo Nemico. Il Nemico di sempre.
        Ma la replica non si fece attendere. Nuove immagini, che racchiudevano morte e distruzione, che svelavano cupidigia ed egoismo, falsità e invidia. Era dunque questo l’uomo?
        “Non fui scacciato.” L’essere luminoso rivolse un sorriso a Yehosua, che questa volta gli parve ironico. “Io non condividevo il progetto di Colui che ha creato l’uomo. L’uomo è nato per compiere il male, per cedere alle tentazioni delle carne e dello spirito, l’uomo è infingardo di natura, corrotto e corruttore. La sua esistenza è priva di senso, e crearlo si dimostrò un errore. Il mio nome è Samhazai e ti posso assicurare che tutto quello che hanno detto di me è sbagliato e ingiusto. Io credo nella purezza dello spirito, e l’uomo ne è totalmente sprovvisto. In quanto a te, mi adorerai perché io sono il portatore della luce, e so che è a questo che tu aneli. Con me sarai felice; dagli umani, invece, riceverai soltanto delusioni e sofferenza.”
        Yehosua per un attimo fu ammaliato da quelle parole, per un momento pensò che Samhazai avesse ragione, e desiderò di diventare il suo seguace, il suo più fido discepolo. Non era forse il bene che egli cercava? E Samhazai rappresentava l’essenza stessa del bene. Da lui avrebbe ricevuto amore, a propria volta lo avrebbe amato; con lui avrebbe realizzato il senso della sua esistenza. Avrebbe appreso a cercare l’assoluto, e si sarebbe scordato della meschinità di chi per condizione è destinato all’effimero. Non ignorava che la sua sapienza era infinita, e la sua bellezza rifletteva ciò che egli era interiormente.
        Ma fu solo un istante.
        Non era quello il suo compito.
        E Samhazai aveva molti nomi.
        Lui lo conosceva come Helel; e altri lo avrebbero chiamato Lucifer.
        Gli voltò le spalle, e si incamminò, ignorando il suo ultimo richiamo.

        Ripensò a Helel quando fu davanti al quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato.
        Prima c’era stata quella notte terribile.
        Fino ad allora Yehosua non aveva mai conosciuto la paura. Le sue parabole parlavano d’amore, di comprensione, e, sebbene il suo messaggio non fosse sempre recepito nel modo più corretto, l’amore escludeva per definizione qualsiasi forma di timore. La sua vita era stata serena, e anche negli ultimi giorni si era sentito sufficientemente forte per poter affrontare il destino che lo attendeva.
        Ma quella notte conobbe l’angoscia, e la sua anima ne fu devastata.
        Non lo avrebbe mai previsto, tuttavia le sue certezze incominciarono a vacillare. Il dubbio si insinuò nella sua mente. Si allontanò dai discepoli per pregare. Avrebbe accettato la volontà di Dio, ma se esisteva una sola possibilità di salvezza l’avrebbe colta. Si lasciò cadere al suolo, prostrandosi. Assaggiò il sapore della polvere e della disperazione. Tornò con il pensiero all’India, al vecchio e, seppur rammaricandosene, dovette convenire con se stesso che il saggio aveva avuto ragione, e lui torto. Poi si pentì di quei pensieri. La notte era silenziosa, non c’era vento e le stelle sembravano lontane, irraggiungibili. La paura lo stringeva come una morsa implacabile; il respiro si fece faticoso; le ombre erano simili a demoni ostili. Adesso la solitudine gli pesava.
        Fece ritorno dai discepoli e vide che dormivano. Ne fu profondamente rattristato. Nemmeno in quell’ora tremenda riuscivano ad elevarsi dalla condizione meschina dell’uomo? Rimproverò Pietro, e si allontanò nuovamente da loro. Quando tornò ancora, provò una profonda compassione per la debolezza dei loro cuori, e questa volta fu lui a invitarli a dormire. Comprese infatti che avevano avvertito la sua disperazione, e abituati com’erano a vederlo compiere prodigi, ne erano rimasti allibiti e avevano cercato l’oblio nel sonno.
        Il tempo passava, e nulla gli era di conforto.
        Poi li sentì arrivare.
        Pensò di nascondersi, ma sapeva che questa non era la volontà di Dio.
        A un tratto si sentì afferrare da una mano.
        Si voltò di scatto. Era Pietro. “Maestro, non devono prenderti!”
        Yehosua avrebbe voluto dirgli che proprio lui sarebbe stato il primo a rinnegarlo; non ne aveva la certezza, ma lo sentiva dentro di sé, così come le piante avvertono l’avvicinarsi della tempesta. Tuttavia non si oppose. Si lasciò guidare lontano da lì. Il suo discepolo lo incalzava, affinché si muovesse con maggiore rapidità; ma Yehosua lo rimproverò. “Un conto è allontanarsi dal destino, pur sapendo che è inutile, altro agire con viltà. Tu non mi vedrai mai fuggire. Sarebbe come rinnegare la missione che Dio mi ha affidato.”
        Ciò nonostante, lo seguì nel folto del bosco.
        “Presto! Maestro, presto!”, lo incalzava Pietro.
        Presero un sentiero nascosto, dove nemmeno la luce della luna riusciva a penetrare. “Sei salvo!”, esclamò Pietro. Poi sentirono dei passi. Erano a pochi metri di distanza. Il bagliore delle torce giungeva fin loro. Svoltarono a destra, addentrandosi in un groviglio di alberi e di rami, che in quella notte sembravano mani adunche, pronte a ghermirli.
        In quel momento, ma forse solo in quel momento, Yehosua pensò che Pietro avesse ragione, e che fosse giusto sfuggire i suoi nemici, non già per viltà, bensì per proseguire la sua missione. Aumentarono il passo, tuttavia sentirono distintamente il rumore che facevano gli inseguitori. Avevano individuato il loro percorso, e come cani da caccia non mollavano la presa. Infine, raggiunsero uno specchio d’acqua, illuminato dalla pallida luce delle stelle. “Tu puoi attraversarlo.”, disse Pietro. “Maestro, tu puoi fare questo ed altro!” Yehosua sapeva che era vero: se lo avesse voluto, avrebbe camminato su quella superficie, distanziando i suoi nemici. Si sarebbe salvato. Avrebbe potuto tornare in India e godere nuovamente del piacere che la vicinanza del vecchio gli dava. Perché sacrificarsi invano? Perché rassegnarsi a un destino che gli appariva palesemente ingiusto? Forse Dio gli aveva chiesta questa assurdità?
        No.
        Mosse un passo, e le acque sembrarono scostarsi per agevolargli il cammino. Pietro tirò un respiro di sollievo.
        Sì.
        Yehosua si fermò. E andò loro incontro per abbreviare l’agonia dell’attesa.
        Adesso il quinto procuratore lo interrogava.
        Yehosua gli leggeva nell’anima, e non trovò nulla di malvagio in lui. Era un uomo combattuto, spesso irresoluto, probabilmente non all’altezza del suo compito. Però Yehosua capì che lo riteneva innocente.
        “Tu ti consideri il re dei giudei?”, gli chiese. Era una domanda molto importante, dato che a Pilato non interessavano le questioni religiose; il suo compito consisteva nel mantenere l’ordine in una terra ostile e incline alla ribellione. Se il prigioniero avesse negato di aver cospirato contro Roma, ogni accusa sarebbe caduta e, per quanto lo riguardava, lo avrebbe liberato.
        Yehosua rispose che aveva cercato solo di far conoscere la verità.
        “Cos’è la verità?”, gli domandò il procuratore.
        Proprio in quel momento arrivò Claudia, sua moglie. La donna vide la sofferenza di Yehosua e invitò il marito a lasciarlo andare; l’innato intuito femminile le suggeriva che quell’uomo era buono e non si era macchiato di alcuna colpa.
        Ponzio Pilato ascoltò distrattamente la risposta: era scarsamente interessato alle questioni filosofiche; inoltre, soffriva di una terribile emicrania, forse congenita ma sicuramente acuita dalla permanenza in quella terra abitata da un popolo riottoso che detestava. Non gli fu del tutto chiaro quello che gli disse Yehosua, ma in ogni caso fu più che sufficiente per confermargli che era innocente. Quando il prigioniero finì di parlare, si alzò per andare ad annunciare ai giudei che non aveva ravvisato la colpevolezza di Yehosua. Non aveva complottato contro l’impero, e le sue parole, sebbene fossero confuse e prive di senso comune, escludevano qualsiasi forma di reato.
        Davanti all’insistenza dei sacerdoti, ebbe un moto di stizza. Non comprendeva le ragioni di quell’accanimento, ma non voleva neppure che la sua decisione fomentasse disordini. “E’ Pasqua.”, disse. “E l’usanza prevede che in occasione di questa festa sia liberato un prigioniero. Perciò…”
        “Libera Barabba!”, fu la risposta di tutti.
        Ponzio Pilato li guardò, perplesso. Barabba era un assassino: trovava inconcepibile che dovesse essere liberato. Se una persona era inoffensiva, quella era Yehosua.
        Decise di sfidarli apertamente. “Chi volete che rilasci: Barabba o colui che chiamano il Cristo?” Era certo che davanti a una scelta tanto semplice, la risposta sarebbe stata favorevole a Yehosua.
        “Barabba!”
        Il procuratore era disgustato. Si voltò per lanciare uno sguardo a Claudia, lesse l’ansia sul bel viso di sua moglie, esitò per un istante, quindi con un sospiro si girò nuovamente.
        Poi si fece portare un bacile d’acqua.

        Il cielo era livido. Il caldo atroce.
        Il dolore insostenibile. Un dolore così grande che solo pochi giorni prima non avrebbe mai potuto pensare che esistesse. Dolore fisico. Dolore dell’anima. Un senso di delusione ma anche di pietà. Gli uomini erano così meschini, malvagi. Lui aveva predicato amore, aveva creduto in ciò che diceva, e le sue grandi parabole erano destinate al cuore di tutti. Ma esistono cuori di ghiaccio, insensibili alla sofferenza, cuori che forse non pulsano nemmeno, simili a macigni abbandonati nella sabbia del deserto.
        Fu in quel momento che Yehosua comprese che il suo era stato un sogno. Un sogno bellissimo, ma illusorio. Una fiaba. Capì che quando parlava del Padre dava libero sfogo alla sua fantasia, tentava di trasformare una speranza in realtà. L’amore grande che provava si era trasformato in immaginazione. Perché avrebbe voluto che esistesse un Dio pronto ad accogliere fra le sue braccia tutte le persone buone del mondo. Ma sapeva che un Dio non c’era. Ignorava ciò che lo attendeva; improvvisamente immaginò un buio assoluto, privo di suoni, asettico, lontano oltre ogni tempo e ogni spazio.
        Pensò al centurione che gli aveva dato una mistura di aceto e d’acqua perché si dissetasse, pensò a Maddalena, pensò ai suoi discepoli, pensò a tutti quelli che lo avevano ascoltato ed amato: avrebbe tanto voluto che ci fosse un paradiso per loro. Un luogo composto solo d’amore. Ma ora sapeva che li attendeva il vuoto. Ebbe una visione, forse dovuta allo strazio della carne e dell’animo. Fu qualcosa di terrificante, che gli procurò un’angoscia smisurata, che superava di gran lunga il suo destino personale, che costituiva la prova certa del suo fallimento. Vide la cattiveria imperante. Nel giro di pochi secondi, lunghi come l’eternità, vide la barbara ferocia che avrebbe dato vita a infinite guerre, sentì il suono di pianti e di invocazioni inascoltate, percepì distintamente la paura dei bambini. Era come se le cortine del tempo si fossero aperte improvvisamente, solo per lui; e sperò, sperò ardentemente che quello che gli appariva davanti agli occhi fosse un incubo causato dalla sofferenza, dalla stanchezza, dall’esaurimento di ogni sua risorsa. Ma sapeva invece che quanto gli veniva mostrato era vero. Vide nascere e svilupparsi una grande istituzione, nata dal suo insegnamento, e si rese conto che per secoli avrebbe tradito il suo messaggio, ricercando oro e potere, ciò che lui disprezzava. Ascoltò il crepitio delle fiamme che avvolgevano i corpi di donne innocenti, sentì l’odore della carne bruciata, scorse milioni di persone ridotte a scheletri che venivano sospinte in un lontano inferno.
        Poi, un grande uccello di metallo che sorvolava una città. Uno strano ordigno che precipitava dal cielo. Un’intera popolazione annientata.
        Avrebbe voluto urlare per lo sgomento, tuttavia gli mancavano le forze anche solo per parlare.
        L’incontro con Samhazai era stato un sogno. Samhazai non esisteva, nello stesso modo in cui non esisteva il Padre. Probabilmente quel sogno era il frutto delle parole del vecchio saggio. Le aveva rifiutate, ma erano rimaste impresse nell’inconscio, e il clima infuocato del deserto le aveva riportate alla luce.
        Dio lo aveva mandato proprio per cambiare il cuore degli uomini, e quella era stata la grande speranza della sua vita. Ora che aveva presente il senso del fallimento, ricordò quelle parole, e piangendo le fece sue. Poi gli sembrò di scorgere la splendente figura di Samhazai. Se ne stava in disparte, lontano dalla folla e il suo viso era cupo. Yehosua si chiese se provava compassione per la sua sorte. Sarebbe stato strano, dato che era il Signore del Male e avrebbe dovuto gioire della sua rovina. Nel deserto, Yehosua gli aveva voltato le spalle, rifiutando di adorarlo. Eppure quegli occhi non mentivano… esprimevano una profonda tristezza. Ma anche questa era un’illusione: se non c’era Dio, non poteva esserci nemmeno Samhazai.
        All’improvviso si levò un grande vento, mentre una coltre di nubi nere oscurava il sole. Il corso dei suoi pensieri mutò.
        Vide altre cose.
        Un uomo che amava gli animali, che aveva rinunciato a ogni bene terreno per predicare l’amore. Il suo sguardo spaziò fino all’India, riportandolo in una terra che aveva amato. E scorse una figura avvolta in un manto di bontà che sfidava e sconfiggeva un grande impero unicamente grazie alla forza delle parole, al rifiuto della violenza. Vide infiniti atti di carità, uomini e donne generosi, una minoranza ma che spiccava come la più fulgida fra le luci sull’oscurità dilagante. E allora capì che non aveva fallito. Che il suo vero insegnamento sarebbe stato tramandato per opporsi all’egoismo e alla crudeltà. La barbarie non avrebbe vinto, fino a quando anche una sola persona sarebbe stata capace d’amare.
        Chiuse gli occhi, colmi di lacrime. Era sfinito ma accolse la morte senza disperazione. Se aveva inventato un paradiso inesistente, tuttavia era riuscito a lasciare un seme.
        Da quel seme sarebbe nata la pianta dell’amore. E nessuno, nessuno, sarebbe mai riuscito a distruggerla.

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      • Alessandra cara, ora ho compreso come mai non riesci a pubblicare i tuoi commenti…
        alla fine del commento.. ti compaiono tre stringhe da riempire con la tua mail.. e se non entri, anche se sei connessa con il tuo account, non ti fa pubblicare ciò che vuoi commentare … … ecco, tu vai sopra il simbolo di word press, lo clicchi e subito dopo, ti darà il via per pubblicare… riclicchi il pulsante “pubblica commento” e il gioco è fatto…Spero di essermi spiegata bene.. non me ne intendo tanto di ste baracche tecnologiche…

        Ti lascio un abbraccio affettuoso.. Zia Emilia e Zia Berta

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  1. Caro Lord Ninni,
    in questo periodo sono un tantino impegnato nell’esaudire i desideri sportivi di un’intera popolazione italiana (con il maltempo ed il gelo i campi da gioco sono fermi) e mica posso dar retta a delle affermazioni così drastiche.
    Ti prego poi di metterti in fila, c’è già un sacco di gente che mi importuna con la pace nel mondo, la fine della fame, un lavoro sicuro e altre sciocchezze simili.
    Se poi mi dovessi impegnare, anche, a verificare tutto quello che hanno scritto su di me, mi partirebbe la pazienza e allora altro che neve. E poi perchè dovrei ???
    E’ il mio passatempo preferito fare il “creatore”, ripensarci e ricreare e poi ricominciare!!!!
    Per me è sempre l’ora della ri-creazione.
    Già voi umani mi date così poche soddisfazioni, se mi togliete anche questa, dopo avervi creato, che mi tocca fare?
    Adesso ti saluto che ho acceso la wii e devo giocare con belzebù al combat roleplay “La conquista del mondo“.

    Tuo affezionatissimo,
    l’Altissimo.

    P.S.: Hai detto che l’hai spedita con posta prioritaria oppure, soltanto, raccomandata ordinaria?
    Spedire una email, no?
    Saluti e buona domenica

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    • Caro Altissimo, purissimo…
      1°messa (ok)
      2°preghiere (ok)
      3°atti impuri (forse)
      4°giuro su TE, ALTISSIMO E PURISSIMO che da domani faccio la brava
      e scriverò solo la lista della spesa. (forse)
      Ma tu non punirmi…(scusa se mi sono presa la libertà)…(forse)

      Cordialità e amen.

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  2. Delivery Status Notification (Failure)
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    Delivery to the following recipients failed.

    god @religion.biz

    🙂
    (Buona domenica)

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  3. Un brano molto segnato, Milord.
    Ti sei rimboccato le maniche proprio. Qui, in Francia, l’agnosticismo, praticamente, la fa da padrone. retaggi di una cultura laica che è rimasta, comunque in tutto. Credo che fosse stato proprio Napoleone Bonaparte, l’Imperatore italiano dei francesi ad essere il primo che affrontò tutte le incongruenze di una religione che si è stratificata, fino all’inverosimile, di superstizione e dolore.
    un dolore che non certo riappacifica e sorregge. Io sono credente, ma lo sono in virtù della mia Nonna e mamma.

    Ho imparato a leggere e leggermi
    E quello che ho visto non mi è piaciuto molto.
    Credo nell’Umanità.
    Bell’articolo mon tresòr.

    Bisous

    Annelise

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  4. Amico mio.
    Ci fermassimo solo alla Bibbia.

    «Ogni sabato, nelle sinagoghe di tutto il mondo si recitano diciotto benedizioni. La dodicesima proclama:
    “Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell’orgoglio e periscano in un istante i nazareni e gli eretici. Siano cancellati dal libro dei viventi e con i giusti non siano iscritti. Benedetto sei tu Signore, che pieghi i superbi”.

    L’invocazione è contenuta nel Talmud e risale all’anno 80 dopo Cristo. Chi siano i “nozrim” e i “minim” ancora maledetti nella liturgia ebraica lo spiega un altro testo dello stesso Talmud:
    “Alla vigilia del sabato e della Pasqua si appese Jeshua ha-nozri (Gesù il Nazareno). Un banditore proclamò per quaranta giorni contro di lui: egli esce per essere lapidato perché ha praticato la magia, ha sobillato e fatto deviare Israele. Chiunque conosca qualcosa a sua discolpa, venga e la alleghi a suo favore. Ma non trovarono per lui alcuna discolpa. Lo appesero allora alla vigilia del sabato e della Pasqua”.

    Agli ebrei che fanno dichiarazioni sui giornali, non piace né il venerdì santo cattolico né che nelle chiese si preghi per loro? Anzi, non piacciono i cattolici, un agglomerato di confusi socialisteggianti, falliti morali, maniaci sessuali guidati da una banda di ipocriti pedofili? Nulla da dire: pensare ciò che si vuole e come si vuole, su ogni argomento, è un diritto per tutti.

    Purtroppo, questo che sarebbe un diritto per tutti è assai poco rispettato. I giornali, non ci spiegano, come mai, ogni anno nella sola Germania 15.000 persone vengono perseguite per meri reati di opinione.

    Dal Talmud, dunque, si apprende che durante la Pasqua ebraica il Cristo venne “appeso”.
    A incongruenze siamo avanti.

    (Notizie ricevute da un mio amico di religione israelita, che sa leggere l’aramaico antico, che sanno leggere anche in Vaticano)

    Buona domenica

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  5. Buonasera Milord,
    Buonasera a tutti gli ospiti… ANNELISE, SPILLO, GIANLUIGI,VINTRIX..E TUTTI…..
    Ho dovuto rileggere questo post un paio di volte.
    Non è un post facile, anzi, mette in discussione un bel malloppone di cose.

    E’ un articolo che mette davanti a un bivio: O la censura più furiosa ed ottusa, oppure si possono gettare le basi per un dialogo aperto, che ci aiuti a scindere “le sacre scritture”, dal vissuto giornaliero. Nel senso: “Se io seguo le scritture tutti i giorni ciò che la chiesa predica, tramite i suoi rappresentanti, sono degna di essere tra i figli eletti e dunque accoglibile nel regno dei cieli, o diversamente, perchè cerco la verità, il dialogo di reciproco scambio (sopratutto su queste tematiche…!) dovrei perire tra le fiamme degli inferi ?

    Rifletto e mi sento di mettere in discussione, poi, gli insegnamenti che ci ha inculcato la nostra religione cattolica. Sono nata e cresciuta in un paesino di provincia, dove l’occhio lungo del divino, veniva subito dopo l’occhio pettegolo, e ancora più lungo delle vecchie, che si riparavano all’ombra delle sacre colonne, per giudicare in nome di un Dio castigatore crudele. Dove, chi non segue i suoi dettami, viene punito. Ma che Dio è, uno che ci maledice e ci punisce ferocemente? (voi tutti ricorderete la storia terribile delle piaghe d’egitto http://it.wikipedia.org/wiki/Piaghe_d'Egitto). E dov’è la sua divina misericordia? Che sia per caso un sadico che si diverte? E arrivo a chiedermi della “Bibbia”, che descrive le peggiori punizioni, maledizioni e che descrive la donna come fosse un essere inferiore, un essere immondo, da sottomettere e soggiogare?

    Ad esempio, leggo su Timoteo 2, 12 (di san Paolo):

    “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini,
    2) per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.
    3) Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore,
    4) il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.
    5) Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,
    6) che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti,
    7) e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo – dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
    8) Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.
    9) Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d’oro, di perle o di vesti sontuose,
    10 ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà.
    11) La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione.
    12) Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo.
    13) Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva;
    14 e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.
    15) Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.”…

    E ancora:

    Genesi 3,14-19 14 Ed. C.E.I” Allora il Signore Dio disse al serpente:
    «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
    15) Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
    16) Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
    17 All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
    18) Spine e cardi produrrà per te
    e mangerai l’erba campestre.
    19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
    finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

    E RIFLETTO.

    Prima riflessione… In tutta la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) non è presente la parola “uguaglianza” tra uomo e donna. Il contesto di tutto quello che ho cercato e letto, è rivolto “contro” la figura femminile. Un atto punitivo contro le donne. Una condanna sul piano fisico e morale.
    Seconda riflessione…
    Mi chiedo come mai nei secoli “LA SACRA BIBBIA”, questo librone con i dettami di Dio, sia stato riscritto e reinterpretato a piacere (vedi link allegato http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Gen3,14-19&versioni=C.E.I.)
    Anche se ci sono state varie interpretazioni dei sacri testi, finalizzate alla comprensione della Bibbia, i brani hanno mantenuto lo stesso senso letterale (non letteralista). Ebbene, se il senso letterale è il significato che ha voluto dargli l’autore originario, non trovate che in quel “senso originario” rientri la concezione e la cultura al tempo dell’autore? E’ che a quell’epoca il punto di vista, era completamente maschilista.
    E l’autore o l’ispiratore del testo biblico non esprime – né si sogna di esprimere – un punto di vista egualitario, né lascia una singola frase che elevi la donna?
    Ad esempio come portatrice del “verbo”, (al di fuori della Madonna) come madre o come colei che si prende cura della famiglia e del proprio compagno?( …altra variazione fatta nei secoli; il compagno della donna viene descritto, non come compagno di vita, ma come “marito”, ciò implica una cerimonia e un giuramento davanti a Dio e ripudiata una unione di fatto…).
    La conferma viene dall’esame di tutte le spregevoli frasi pronunciate dalla Bibbia contro le donne, che estrinsecano tutto il “senso spirituale” …

    Ad esempio: Antico testamento-Siracide25:
    24) “Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo.
    Non dare all’acqua un’uscita né libertà di parlare a una donna malvagia”.

    E ancora.

    Antico Testamento- Esodo
    22, 15 Quando un uomo seduce una vergine non ancora fidanzata e pecca con lei, ne pagherà la dote nuziale ed essa diverrà sua moglie.
    Se il padre di lei si rifiuta di dargliela, egli dovrà versare una somma di denaro pari alla dote nuziale delle vergini.

    Per poi Rimarcare: Antico testamento Siracide 26,22 – “La donna pagata vale uno sputo, se è sposata è torre di morte per quanti la usano

    Come posso commentare tutte le amenità che leggo nella “SACRA BIBBIA”, quel testo che dovrebbe innalzare il significato “sacro” di uomo e donna come esseri umani?
    Non mi piace questo libraccio; altro non è che un libro sessista, che dipinge la donna e tutte le sue sfaccettature, in modo crudele e distorto.

    E qui mi fermo..
    Scusate la prolissità del mio intervento, ma l’argomento ha migliaia di sfacettature.
    Grazie Ninni e scusate i refusi.
    Cordialità a Voi e di nuovo a tutti.

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  6. Preg.mo Sig. Vintrix

    Milord, Voi implicitamente confermate quanto tentammo di asserire sulla “Sacra Bibbia”.

    Qui ci fermiamo un attimo per (considerata La Vostra gentilezza nell’esporre un parallellismo su altri testi sacri), impegnarci ad aprire una parentesi. Per i cristiani “Cattolici Apostolici Romani”, la Bibbia è composta, anche, dal Nuovo Testamento.
    Bene. Adesso proveremo ad intavolare la “questione” riferendoci momentaneamente al Nuovo testamento. Ovviamente chiedemmo perdono a tutte le Ladies e Gentlemen per questa piccola sterzata.

    Francamente, noi asseriremmo che, il Nuovo testamento è falso nella sua interezza ed è volutamente presentato dalla Chiesa in modo falso.
    Essi sanno e sono a conoscenza che esistono passaggi falsi chiaramente evidenti e li hanno confermati.

    Per esempio: Quando si asserisce che la Vergine Maria aveva sette figli.
    Ecco, mio Signore: Non lo asseriamo soltanto noi, lo dice il Vangelo. Più i vangeli sono antichi e più chiaramente lo confermano. Il Vangelo ufficiale della Chiesa stabilisce che aveva sette figli e uno di quelli era chiamato Giuda Tommaso che, dunque, era il fratello di Gesù, come lo era Giacomo. Invece Tommaso era una parola aramaica che significava “gemello”, così Giuda era un gemello ed era spesso chiamato “Giuda il gemello”, in alcune versioni dei Vangeli ed egli era il fratello gemello della persona che noi oggi conosciamo come Gesù Cristo.
    Questo fatto è oggi condiviso da molti sacerdoti. Uno, ossia Rabbi Gesù, divenne rabbi (sacerdote) mentre l’altro, Giuda Tommaso, ossia Giuda il gemello, divenne ubriacone. Quando si legge il Nuovo Testamento con questa comprensione, ci si rende conto di tutte le contraddizioni e dei relativi problemi.

    Così le autorità della Chiesa e i suoi capi sono pienamente consapevoli che la Vergine Maria avesse sette figli.
    La Chiesa Ha fatto queste dichiarazioni in modo chiaro ed evidente non tanto nelle moderne, ma nelle vecchie edizioni.
    Nel 1907 l’Enciclopedia Cattolica stabiliva che le storie della nascita della Vergine era una riedizione fittizia di scritti più antichi.
    Questo, però, porta scompiglio perché questo è uno dei dogmi della cristianità e negli scritti odierni essi asseriscono che tutto ciò non è realmente accaduto.

    Grazie per il Vostro intervento.
    Cordialità

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    • Tutto nacque dal Concilio di Nicea. Ci sono moltissimi Vangeli e in base a quale principio furono scelti i quattro che conosciamo? La verginità della Madonna è un violento attacco alle donne, all’importanza che avevano prima, nelle religioni del nord.
      Ciò in seguito portò alla caccia alle streghe.
      Di cui io faccio parte, Milord 🙂

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  7. Lady Anne Heche

    Vi ringraziammo, comunque, della presenza e della “Sincerità”.
    Mia Signora, Voi (perdonateci) usate il “replica” e quindi rispondete ad un commento, non al Post.
    Qui esiste questa facoltà e credevamo fosse lampante.
    Quando commentate e cliccate su “commenta”, andate a fondo pagina, alla fine di tutti i commenti e lì troverete il riquadro di risposta, proprio come era su Splinder.
    Se invece, ad inverso, avete voglia di rispondere o commentare un commento specifico, non dovete far altro che avvicinarvi al commento in questione e cliccare replica che è quello da Voi, benignamente, fatto al nostro commento “Cordialità.

    Radiosità

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  8. Lady Emma Vittoria

    Il Vostro apporto aggiunge un mattone importante a quanto da noi esposto. Addirittura aprite due fronti: Ovvero il senso, totalmente assente, del femminino nella Bibbia.
    Ne parlammo, più in su, riferendoci al “Nuovo Testamento” che, nella pratica, non si comporta diversamente.

    La Bibbia, lungi dall’essere sacra (non ne esiste una uguale versione ogni mille stampate) risente proprio di quella cultura con la quale il racconto orale di pastori nomadi erranti divenne “religione”.
    Avevano bisogno di credere in qualcosa per vivere e quel qualcosa divenne quella raccolta in mano agli unici che potevano farsi rispettare: quelli che sapevano scrivere.
    Questo è un fatto “confutabile” che ci mostra lo spaccato del tempo.
    E’ inaccettabile quando, oltre quel tempo, ad oggi, possa essere usato come “sacro” un testo imposto a modello del quotidiano.

    Bernardo Rategno, detto anche Bernardo da Como, frate domenicano e “grande inquisitore” morto nel 1510, nel suo libro “De strigiis”, spiega dettagliatamente il suo odio contro le donne “streghe”: all’epoca la Chiesa Cattolica non riconosceva alle donne… un’anima, perché le considerava “strumento del demonio” per la dannazione degli uomini, che, nel solo vederle, subivano… la tentazione del desiderio!
    Nei seminari cattolici, fino agli anni 50 si leggevano a pranzo e cena scritti e documenti che invitavano i futuri sacerdoti a disprezzare sesso e donne.
    Famosa è la frase: “Post coitum, omnis animal tristis est”, equiparando l’uomo ad un animale e la donna ad un coito che rende tristi, perché colpevoli per aver ceduto a passioni inutili.

    “Come in ogni epoca, la donna può ovviamente appartenere a classi differenti e questo comporta inevitabili differenziazioni. Nel complesso, in età medievale, la condizione della donna era però assai diversa da quello che i pregiudizi spesso ci portano a ritenere: molto diffusa è infatti la diceria secondo la quale la donna nel Medioevo fosse addirittura considerata priva di anima”…

    Tale condizione purtroppo non era solo una diceria, ma un sistema sociale diffuso e ben affermato sia nei rapporti sociali, sia nei codici.
    Sembra incredibile, ma le storie di milioni di donne sono piene di angherie, violenze e soprattutto attentati alla loro dignità e al loro onore.
    Oggi si tende a minimizzare o a dimenticare per sovrapporre nuove informazioni rimaneggiate a documentazioni e situazioni cui si erano scagliati i recenti movimenti di liberazione della donna e le femministe e le post-femministe.

    Basti pensare alla lettura della Bibbia che era vietata nel Medioevo: oggi si affermerebbe che le donne nei conventi leggevano la Parola di Dio.
    Nulla di più falso!

    Basti pensare che i conventi femminili, pur considerati luoghi protetti per pregare, lì dove non si amoreggiava, vi si studiavano i libri della patristica, ma mai la sacra scrittura, perché assente in Italia e nei monasteri.
    Un esempio per tutti:
    (Notizia divulgata due volte nel 1950 e nel 1960 e apparentemente, messa a tacere)
    A Montecassino c’era un milione di libri, ma neppure una copia della Bibbia. L’unica Bibbia presente in Italia è la Vaticana, ma è stata “scoperta” in Vaticano nel 1870, solo dopo la presa di Porta Pia
    Esponenti cattolici hanno stornato le accuse antifemministe loro rivolte, inventando un falso fondamento di tale situazione contro le donne e parlando di una falso concilio di Macon, ovviamente mai esistito neppure come favoletta.

    Questa, in apparenza, la situazione mia Signora.
    Una situazione suffragata dal riscontro.

    Grazie e cordialità

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  9. Come possiamo veramente liberarci dai residui inconsci di una attitudine razzista, i cui affioramenti in epoca moderna si fanno piuttosto evidenti allorché i popoli della miseria bussano alle porte dei popoli della ricchezza, se Dio stesso avrebbe deciso di maledire alcune discendenze, come popoli interi (i camiti, per esempio, ovverosia gli africani), e di eleggere alcuni altri a suoi favoriti?

    E, infatti, mi pare che il mondo cristiano in generale non sia mai riuscito ad eliminare dal proprio retaggio l’attitudine razzista e che abbia saputo far tesoro delle indicazioni bibliche con la tratta degli schiavi negri, o con l’antisemitismo, visto che lo stesso Vangelo di Matteo sancisce la condanna degli ebrei in quanto razza, con la frase “E tutto il popolo rispose: – Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli -” (Mt XXVII, 25).

    E come potremmo emanciparci da uno spirito vendicativo se è Dio stesso che compie vendetta? Come potremmo convincerci che le guerre e gli eserciti sono realtà di cui dobbiamo imparare a fare a meno, se è Dio stesso il Signore degli eserciti che conduce i suoi favoriti alla vittoria militare e allo sterminio dei loro nemici?
    Come potremmo imparare ad odiare il potere e la ricchezza, se è Dio stesso che innalza i potenti?
    Come potremmo credere nella vera misericordia se Dio stesso è il castigatore che infligge l’eterna pena?
    Dove possiamo trovare la spinta per liberarci dalle nostre peggiori passioni, quando il Signore esige sacrifici di sangue per espiare le offese ricevute attraverso il peccato, e manda a morte tutti i neonati di Betlemme salvando solo il suo figlio?

    Sì, caro Ninni, hai pescato giusto.
    Un articolo che mi piace moltissimo

    bUONA NOTTE

    Marisa

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  10. Buonasera Ninni… il discorso è complesso.
    Dico solo un paio di code, forse tre… magari la Berta riesce a scriverne anche quattro.
    Noi siamo Dio, noi abbiamo il potere di scegliere cosa vogliamo essere, che strada vogliamo seguire; Noi possiamo decidere se fare bene o se fare male, rispettare o odiare senza fine.
    Solo Noi possiamo scegliere se puntare il dito contro gli altri seguendo malnate coscienze o neonate conoscenze. Solo Noi possiamo eleverci alla stregua di sommi giudici o abbassare il capo come colpevoli innocenti. Noi possiamo essere Sacri o maledetti. Solo NOI.. Il resto, i libroni, le pagine romanzate, altro non contengono che scritture evanescenti come il battito veloce di ciglia. E poi… se ci penso un attimo, la BIBBIA, (femminile, non il Bibbio!) come la parola Vita, cos’è se non una parola femminile?
    E chi da la vita? La DONNA….. (solo LEI, senza MA che tengano…) E dunque?
    La Sacra Bibbia non dovrebbe contenere quelle cose che ho letto sul commento di EmmaVittoria…(sempre gentile e mai fuoriluogo…)… La Sacra Bibbia dovrebbe essere un Inno alla Vita, Alla Donna, alla sacralità del concepimento e un Inno all’uomo inteso come anima…. quindi DIO…

    Ma questo figlioli miei adorati (TUTTI, anche chi polemizza su nulla…) è l’opinione di una vecchia bacucca, che è in preda ad un attaco di aterosclerosi acuta, e che, FORSE, non sa ciò che dice.

    Vi lascio un abbraccio… Ninni, copriti che hai l’influenza e prendi le vitaminiche.
    Ciao a tutti, ma proprio tutti …

    ciao ciao
    ANDATE IN PACE, LA MESSA E’ FINITA…

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  11. Posso definirmi un agnostico razionalista, alla maniera di Bertrand Russell: “La questione della sopravvivenza degli esseri umani oltre la morte è una di quelle di cui è possibile dare una dimostrazione. Alcuni ritengono che l’indagine psicologica e lo spiritismo costituiscano una conferma di tale dimostrazione. Un agnostico non prende posizione a riguardo, a meno che non creda che vi sia una dimostrazione valida per l’una o l’altra ipotesi. In quanto a me, non credo che vi sia alcuna buona ragione per credere alla vita oltre la morte, ma sarei pronto a cambiare idea se mi venisse presentata una valida dimostrazione del contrario.
    Il paradiso e l’inferno sono un’altra cosa. Credere all’inferno è strettamente legato al credere che la punizione vendicativa sia giusta, in maniera del tutto indipendente da ogni effetto detenente o correzionale che la cosa possa avere.
    Quasi nessun agnostico ci crede. Per quanto riguarda il paradiso, invece, si può anche arrivare a concepire che un giorno sarà possibile dimostrarne l’esistenza mediante lo spiritismo, ma la maggior parte degli agnostici non ritiene la cosa possibile, pertanto non crede neanche al paradiso.”

    Nel nome degli dèi, quindi non solo di Geova o del Dio dei cristiani cattolici, nel corso dei secoli sono state perpetrate immani crudeltà nei confronti dell’umanità: la follia di Hitler, non dimentichiamolo mai, ebbe anche origine dalla Golden Dawn che agì da lievito all’internzo del nascente nazismo (Deo Duce, Comite Ferro).

    I quattro Vangeli accettati dalla Chiesa, già solo questi, mostrano profonde differenze sulla natura di Cristo e sulla fine che esso avrebbe fatto. Se poi si guarda al Vecchio Testamento, questo è un mirabile zibaldone di storie crudeli e incredibili, perlopiù confuse e contraddittorie. Ciò non ostante, i biblisti assicurano che bisogna saper leggere correttamente le metafore, per cui l’unica interpretazione accettata è quella promossa dal Vaticano. Non ho idea di quante persone abbiano letto sul serio la Bibbia e l’abbiano poi criticata alla luce della loro propria coscienza e intelligenza, ma temo che siano pochi in ogni caso; non è altrimenti possibile concepire come milioni di persone rimangano soggiogate alle verità non-verità promulgate dalla Chiesa cattolica. Se Cristo ha detto di sua bocca delle cose buone, relativamente al contesto storico in cui è vissuto, queste sono state adulterate nel corso dei secoli e dalla Chiesa e dai preti. I primi a adulterare il pensiero di quell’uomo che si dice fosse Gesù, furono proprio Pietro e Paolo.

    Come hai ben evidenziato, caro Lord Ninni, la Bibbia difende e autorizza certe pratiche, che di civile hanno proprio nulla. I biblisti diranno che sono segni (o immagini), che bisogna saper interpretare. Per quanto ho avuto modo di vedere, io non ho mai visto alcun biblista con l’aureola d’oro in testa, per cui il biblista è il peggior diavolo che si possa incontrare in Terra: un costruttore di menzogne.

    Rispetto la fede altrui, ma quando questa è sincera e umile, quando non è infangata dal fanatismo e dal pregiudizio su persone fatti e cose. Forse il miglior esempio di fede umile e sincera ci è stata portato dal Manzoni ne “I promessi sposi”, una lettura che, ahinoi, sta sempre più diventando accessoria nelle scuole e nelle famiglie italiane.

    Con grande stima e amicizia,

    beppe

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  12. BUONGIORNO A TUTTI, BUONGIORNO NINNI… ho trovato questo articolo che pongo alla vostra attenzione. Buona lettura.
    ...
    ******************
    ASHERAH, LA MOGLIE DI DIO.
    http://www.nonapritequelportale.com/node/2165
    http://www.ditadifulmine.com/2011/03/asherah-la-moglie-di-dio.html

    Yahweh è una divinità antica e potente, l’origine di tutto, oltre che il fulcro delle tre grandi religioni abramitiche. Chiamatelo pure Yahweh, Dio o Allah, ma è con il primo nome che era noto secoli e secoli prima che il Cristianesimo e l’ Islam diventassero ciò che sono ora.

    Nel corso dei millenni, Yahweh ha oscurato un’altra divinità che nei tempi antichi veniva messa alla pari del Creatore: Asherah, una divinità femminile della fertilità che godeva delle stesse attenzioni da parte dei suoi adoratori.

    Francesca Stavrakopoulou, ricercatrice del dipartimento di Teologia e Religione all’università di Exeter, ha indagato la connessione tra Yahweh e Asherah, cercando di svelare i motivi per cui la divinità femminile sia scomparsa quasi completamente dalla narrazione biblica.

    “Forse lo conoscete come Yahweh, Allah o Dio. Ma su un solo punto concordano ebrei, musulmani e cristiani, i popoli delle tre grandi religioni abramitiche: c’è un solo Dio” dice Stavrakopoulou. “E’ una figura solitaria, unica, creatore universale, non un Dio tra tanti…o forse è quello che ci piace credere. Dopo anni di ricerca specializzata nella storia e nella religione di Israele, sono giunta alla conclusione, che alcuni potrebbero giudicare scomoda, che Dio avesse una moglie”.

    Stavrakopoulou basa la sua teoria su testi antichi, amuleti e statuette scoperte prevalentemente nella città costiera di Ugarit, elementi che mostrerebbero che il culto di Asherah sia stato parecchio diffuso tra le popolazioni israelite del tempo.

    La teoria di una divinità femminile adorata parallelamente a Yahweh non è nuova: già nel 1967 Raphael Patai, orientalista e antropologo propose l’idea di un “doppio culto” di Yahweh e Asherah. Patai, ricercatore di fama internazionale che lavorò per le Nazioni Unite come direttore di progetti di ricerca antropologica in Siria, Libano e Giordania, Asherah sarebbe stata la “regina dei cieli”, come viene chiamata nel Libro di Geremia.

    L’ipotesi che Dio potesse avere una moglie fu avanzata in passato da Patai e da altri ricercatori sulla base di un’iscrizione risalente all’ VIII° secolo a.C., e di riferimenti all’interno della Bibbia stessa. “L’iscrizione era una richiesta di benedizione” dice Stavrakopoulou. “L’iscrizione chiede una benedizione da ‘Yahweh e Asherah’. Era la prova che presentava Yahweh e asherah come una coppia divina. E ora è stata ritrovata una manciata di altre iscrizioni, e tutte ci aiutano a rafforzare l’idea che il Dio della Bibbia avesse una moglie”.

    La Bibbia sembrerebbe confermare il culto di Ashera nel Libro dei Re, in cui si cita una statua di Asherah nel Tempio di Yahweh a Gerusalemme. A questa statua venivano offerti oggetti di tessuto prodotti dal personale femminile del Tempio. Il testo usa anche il termine “asherah” in due sensi, per riferirsi ad un oggetto religioso, o per definire il nome della divinità. “Molte traduzioni in inglese preferiscono tradurre ‘Asherah’ con ‘Albero Consacrato'” dice Wright. “Questo sembra essere parzialmente dovuto ad un desiderio moderno, ispirato chiaramente dalla narrativa biblica, di nascondere Asherah dietro ad un velo ancora una volta”.

    “Asherah non è stata completamente cancellata dalla Bibbia dai suoi editori maschili” dice J. Edward Wright, presidente del The Arizona Center for Judaic Studies e del The Albright Institute for Archaeological Research. “Alcune sue tracce rimangono, e basandosi su queste tracce, sulle prove archeologiche e sui riferimenti a questa dea nei testi provenienti dai territori confinanti con Israele e il Regno di Giuda, possiamo ricostruire il suo ruolo nelle religioni del Levante meridionale”.

    Asherah non è una divinità che appartiene alle sole religioni abramitiche: nota anche come Ishtar e Astarte, era una divinità potente e celebrata in molte culture, dai Fenici ai Babilonesi, e le cui origini risalirebbero a ben oltre un millennio prima di Cristo. Le sue tracce si possono trovare in testi ugaritici risalenti a un periodo precedente al 1200 a.C., testi che la definiscono con il suo nome completo “Colei che cammina sul mare”. Ricorda qualcosa, non vi pare?

    “I riferimenti alla dea Asherah nel Vecchio Testamento sono rari, e sono stati pesantemente modificati dagli antichi autori che hanno messo raccolto i testi sacri” aggiunge Aaron Brody, direttore del Bade Museum e professore associato alla Pacific School of Religion.

    Brody è convinto del fatto che gli antichi israeliti fossero politeisti, “con solo una piccola minoranza che venerava solo Yahweh prima degli eventi storici del 586 a.C.”. Anno in cui venne distrutto il Tempio di Gerusalemme, cosa che secondo Brody “portò ad una visione più universale del monoteismo: un solo dio non solo per il Regno di Giuda, ma anche per le altre nazioni d’Israele”.

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  13. Andàr per campi ed Illusioni.

    Ecco che, il porgi l’altra guancia; diviene la Santa Mietitura di Anime, per ogni filo distorto e per una, sempre più misteriosa, serie di “Grandi Inganni”, che, nostro malgrado, ci troviamo a dover decifrare con l’intuito e l’Antica Fede … e l’Anima del Tempo.

    Quando le campane risuonano per la valle, tutti a raccolta.
    E non conta se il cuore non segue la Via … non conta se le bugie servono a nutrire le Apparenze.
    Eppure non è difficile “Credere”, non serve un Sacro Libro e nemmeno un edificio che raccolga il desiderio di Sacralità, insito in ogni respiro umano.

    Quale voce mi laverà dai pensieri senza strada?
    Chi sarà così Irraggiungibile da far sbiadire ogni preghiera ed ogni proposito?

    Quando ero piccola, mia nonna mi ha insegnato a pregare, era una di quelle Donne devote ed assolutamente certe che quella via fosse la sola in grado di Guidarla nella giusta direzione, dicendo che era cosa buona e giusta affidarsi al divino … tralasciando però di spiegarmi che nessuno mi avrebbe impedito di soffrire per Amore di un Addio, o per l’Assenza di compassione che regna negli occhi di Ogni Silenzio, incontrato fra le pagine di Ogni Giorno.

    Quello,
    lo imparato Vivendo i giorni con la speranza nelle tasche e la Consapevolezza che ad ognuno è dato di Scegliere; Chi, o in Cosa Credere … nel Bene o nel Male … per poter riempire quel senso di Vuoto, che non ha nome e non lo richiede. E quando, poi, scegli di non credere affatto o di Credere più Profondamente, il problema non sei Tu, ma chi si prende la briga di sottolineare quanto tu sia fuori luogo, in un universo che tende ad Affidarsi continuamente a Qualcosa o a Qualcuno.
    E perché mai il momento che ho Perduto, resta ancora qui a sorridermi e a farmi male, se altro non è che Ombra e Nebbia?

    Perché è così che Deve Essere.
    Per RiTornare, è necessario andarsene via.

    Non ho bisogno di Credere in un’Istituzione che si Maschera da Agnello e che poi, macella le Anime come fossero segni insignificanti, sul volto macchiato di questo povero mondo.
    Ho solo Bisogno di Credere nel Volto che mi riflette la Gioia di una Vita vissuta in pieno sole.
    Grazie quindi alle ferite che l’Amore lascia sulla scia di ogni bacio andato via, e Dio … che ci sia o meno … poco importa … oggi, è solo questione di FIDUCIA, nella storia di ognuno di Noi.

    Esco nell’aria gelida e la Chiesa è chiusa, proprio oggi che mi sanguinano i passi sotto i piedi. E non è che poi, mi dispiaccia così tanto, era solo per scaldarmi un po’ le mani, oggi fa un freddo terribile.
    ___
    A voi Milord e al Mondo che non smette di Cadere e di Stupire …. sotto i piedi e nel Cuore.

    E che la Grande Madre sappia sempre Ascoltare, anche le Parole che non riescono a venire fuori.

    I Miei Rispetti
    Un Caro Saluto per Tutti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  14. Buon giorno Milord.
    Pesante e coinvolgente il tema proposto.
    Nasco con una cultura cattolica e con dei profili rigorosamente cristiani.
    La riflessione, però è d’obbligo.
    Bevo in un sorso per dissetarmi e affrontò, con occhi onesti, quanto hai da dirmi.
    E sono stupita.

    Tanti cari saluti er tutti

    Eleonora

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  15. Buongiorno e Buona domenica a tutti i Vs.ospiti Signor Milord.

    Ho letto tutto, una bellissima pagina di storia recensita in modo eccellente.

    Sono sicura che tutte le persone da Voi citate hanno sbagliato, come noi d’altronde persone ricche di storie di vissuto di altri… ma non sono d’accordo con Voi.

    Sono cattolica, sono stata allevata e cresciuta con principi cristiani, amo il Signore, ogni domenica frequento la chiesa e prego perché mi siano suggeriti tutti i principi giusti ed umanitari, mi insegnino a vivere, a pensare e a non fare del male ad alcuno.

    In fondo, tutto quello che Voi avete scritto sì, sarà storia, ma dipende da chi l’ha scritto, che tendenze politiche aveva, che cosa c’era allora, io, oggi come oggi, so che non ho mai sentito una parola che non mi sia piaciuta, o a livello politico o ingiusto.

    Vany

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  16. Frammento 31 SAFFO
    A ME PARE UGUALE AGLI DEI

    A me pare uguale agli dei
    chi a te vicino così dolce
    suono ascolta mentre tu parli
    e ridi amorosamente. Subito a me
    il cuore si agita nel petto
    solo che appena ti veda, e la voce
    si perde sulla lingua inerte.
    Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
    e ho buio negli occhi e il rombo
    del sangue alle orecchie.
    E tutta in sudore e tremante
    come erba patita scoloro:e morte non pare lontana

    ...

    1 Bacione 🙂 ♥ vany

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  17. caro Dottor Raimondi, il problema dell’esistenza di Dio è una delle fondamentali questioni aperte della filosofia, e in particolare della metafisica, dai Greci fino a oggi. I filosofi nel corso della storia hanno presentato un’estrema varietà di argomentazioni, a favore e contro l’esistenza di Dio – ma anche per l’indecidibilità della questione o la sospensione del giudizio (agnosticismo). A oggi, manca una soluzione universalmente condivisa della questione su basi razionali.

    L’esistenza di (almeno) un dio (teismo) è il postulato imprescindibile per ogni teologia, religiosa o non, e per la dottrina che ne fa da corollario. Le diverse teologie hanno giustificato in vario modo l’assunzione di questo postulato, facendo riferimento, per esempio, al ragionamento, e/o alla rivelazione soprannaturale, e/o alla libera e irrazionale scelta del singolo.

    Particolarmente nell’età moderna e contemporanea (anche se non mancano spunti nel mondo antico), invece, alcuni filosofi hanno teorizzato, usando varie argomentazioni asseritamente razionali, l’inesistenza di un dio (ateismo). Spesso hanno difeso questa loro tesi, in opposizione alle tradizionali ontologie teistiche, alla base di metafisiche fisicalistiche, spiritualistiche o umanistiche.
    E potrei continuare.

    Molto bello e, sintetico e corposo il suo articolo.
    Buona sera

    PickWick

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  18. Lasciammo, presso queste pagine, tutto il nostro affetto e i più grandi ringraziamenti per gli apporti “sentiti” e donati, pur tra ali di dolore, stupore, meraviglia e “nulla”.
    Vi augurammo il bene più prezioso: la Vita!
    Grazie…

    Cordialità

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