Vuccirìa!

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Vuccirìa
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La giornata alla Vucciria, nel cuore della città vecchia di Palermo, inizia molto presto. Alle 4 il pescato è scaricato; alle 5 spuntano le ceste di frutta e verdura; alle 6 arrivano i primi compratori. Domeniche a parte, è così invariabilmente da ben 700 anni. Alla Vucciria si possono comprare un’infinità di cose: pasta, cereali, sacchi di fagioli, pacchetti di erbe secche, 'a Vuccirìascarpe, calzini, accendini a forma di pistole, grappa, vino, CD, dipinti della Madonna, capperi sotto sale, zucchine lunghe come il braccio di un bambino, casse di carciofi ancora attaccati al proprio  gambo, pomodori (grandi, piccoli, essiccati, sottolio, in lattina), e praticamente ogni altra cosa che riuscite a pensare. A passeggiare per il mercato, nelle prie ore del mattino, sono soprattutto i palermitani. Dei turisti nessuna traccia, arriveranno solo più tardi. Il centro del mercato è Piazza Caracciolo, la piazza dei pescatori. I tavoli traballanti poggiano su vecchie casse d’acqua guardati a vista da uomini con il grembiule rosso e gli stivali di gomma. Il pescato è esposto su lastre di ghiaccio che i teloni penzolanti dei banchi proteggono a malapena dalla luce bianca e bellissima. I pescatori affettano il pesce spada con tagli precisi mentre i gatti randagi girano intorno, poi avvolgono i gamberetti nella carta bianca per i primi clienti. Ogni tanto bagnano con un po’ d’acqua le loro prede: triglie, gamberi, calamari, branzini e marlin. Qualcuno tra i più anziani dice che tutto sta finendo, il mercato non resisterà alla speculazione edilizia arrivata ormai fino alla piazza. I fruttivendoli hanno paura perché i clienti diminuiscono e gli speculatori avanzano.
Pani ca meusaNel primo pomeriggio si formano piccole file intorno ai banchi del famoso cibo da strada palermitano. Gli snack più richiesti sono i calamari fritti, “pani e panelle” (frittelle fatte con la farina di ceci), e “pani e cazzilli o crocché” (polpettine di patate), pani c’à meusa (Pane con le interiore del vitello: Milza, polmone, ecc. cucinate nella sugna di maiale). All’improvviso la Vucciria riacquista la vivacità perduta. Per attirare l’attenzione dei passanti i venditori usano le abbanniàte, litanie chiassose simili alle arie dell’opera lirica. Come molte altre a Palermo, si tratta di una tradizione importata dal nord Africa.
Verso sera, dopo che i pescatori hanno lasciato i banchi, si diffonde per il mercato il fumo (e il profumo) delle griglie appena accese dove cuoce la cena degli anziani, che dopo torneranno a casa, o di qualche giovane coppia appena uscita dal lavoro. Sulle braci ogni specie di interiora, fegato, reni, polmoni, intestino. Per'a Vuccirìa affrontare il rito di questo gustosissimo barbecue i venditori sono attrezzati di tutto punto. Allineate accanto alla griglia, ciotole di sale, spicchi di limone, e fette di pane aiutano a sveltire il consumo di questo improvvisato happy hour. Uno dei ristoranti più amati del mercato, aperto solo a pranzo, è la Vecchia Trattoria di Totò, in Via Cortellieri , dove Enzo serve una pasta con sarde molto amata dagli habitué. Appollaiata, su un balcone, proprio in piazza Caracciolo c’è la Trattoria Shanghai, ingresso in Vicolo Mezzani, che appartiene alla stessa famiglia da più di 40 anni. Qui tra l’arredamento eclettico e l’odore di aglio hanno mangiato gli attori de Il Padrino e il pittore Renato Guttuso.
Quando si fa buio, inizia la caccia grossa dei gatti agli scarti dei pescatori.
Di notte la Vucciria appartiene a loro.
“Ed è sera ed è mattina!”

Pani cà meusa e pani chi panelle e crocché

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Cordialità

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37 pensieri su “Vuccirìa!

  1. Sicilia… La mia seconda casa. Grazie Milord Ninni.

    ...

    Lascio uno scritto di un bravissimo poeta palermitano;
    SALVATORE EQUIZZI.
    Nacque a Palermo nel 1907 e vi morì nel 1964. Poeta dall’animo candido e sensibilissimo, dedicò tutta la sua vita alla famiglia, alla fede, al lavoro e alla poesia. Qualunque argomento trattasse acquistava il candore del poeta, si sostanziava di quella visione del mondo che faceva di Salvatore un essere straordinario, buono di una bontà che sfiorava la santità…
    *****
    “PRIMA VASATA”
    Si avissiru la lingua pi parrari
    l’arvuli ca cci su nni sti chianuri,
    sa quanti voti avissiru a cuntari
    tutta la storia di lu nostru amuri.
    La prima sira quannu ti vasai,
    anzi, quannu vasariti vulia,
    prima centu e na vota ripinzai
    tutti li cosi ca diri t’avia.
    T’aveva a diri: bedda si mi criri
    avi tri misi ca nun dormu cchiù,
    la manu d’unni veni l’ha sapiri,
    sì, l’ha sapiri ca cci curpi tu.
    ‘Nchiudiri ‘un pozzu cchiù li pinnulara
    dintra li vini lu sangu m’adduma
    e la me testa pari na quadara,
    una quadara ca vugghi e ca fuma!
    T’avia a giurari cu lu chiantu ‘ngula
    ch’eri tu sula la spiranza mia
    e mi sinteva già la forza sula
    di campari o di moriri pi tia.
    ‘Nsumma t’aveva a diri ca t’amava
    chiù di lu suli, la luna, li stiddi,
    chiù di lu stessu pani ca manciava,
    chiù di la luci di li mei pupiddi!…
    Ma quannu fuvi a la prisenza tò,
    avia lu ‘nfernu dintra lu me cori,
    la lingua parsi a mia ca s’aggruppò
    e mi scurdavi tutti ddi palori.
    Ma avia giuratu: a costu di la testa
    a li sò pedi mi vogghiu jittari,
    stasira o ca si carma na timpesta
    o lu me cori s’avi a sfrantumari!
    Ma criu ca lu tò cori lu capeva
    pirchì macari t’ammancau la vuci,
    mentri nni li masciddi mi pareva
    cci avevi misu du coccia di luci.…
    La luna s’ammucciò ‘nmenzu na rama,
    la forza di l’amuri m’ammuttò,
    nni misimu li vrazza pi liama
    e la me vucca chidda tua circò.
    Chiddu ca ‘ntisi mentri ti vasai
    lu sentu ancora e a dillu mi cunfunnu,
    na nuvula di focu addivintai
    e mi spirdivi arrassu di lu munnu!
    Quann’è ca nni spartemu e mi nni ivi,
    ‘nmenzu la strata ca mi misi a fari,
    tutti li cosi mi parianu vivi,
    tutti ca si vulissiru vasari.

    TRADUZIONE

    ” IL P R I M O B A C I O”
    Se avessero la lingua per parlare
    gli alberi che crescono in queste pianure
    chissà quante volte potrebbero raccontare
    tutta la storia del nostro amore.
    La prima sera quando ti baciai,
    anzi, quando ti volevo baciare.
    prima ripensai cento volte
    a tutte le cose che dovevo dirti.
    Dovevo dirti: bella mia, se mi credi
    sono tre mesi che non dormo più,
    e tu devi sapere da chi dipende,
    sì, devi saperlo che la colpa è tua.
    Non posso chiudere più le palpebre
    il sangue mi bolle dentro le vene
    e la mia testa è come un pentolone
    un pentolone che bolle e fa fumo!
    Dovevo dirti con il pianto in gola
    ch’eri tu sola la mia speranza
    e mi sentivo già solo la forza
    di vivere o di morire per te.
    Insomma dovevo dirti che ti amavo
    più del sole, della luna, delle stelle,
    più dello stesso pane che mangiavo.
    più della luce delle mie pupille!….
    Ma quando mi trovai alla tua presenza,
    avevo l’inferno dentro il mio cuore,
    mi sembrò che la lingua s’annodasse
    e dimenticai tutte quelle parole.
    Ma avevo giurato: a costo di perdere la testa
    voglio buttarmi ai suoi piedi,
    questa sera deve calmarsi una tempesta,
    o il mio cuore deve frantumarsi!
    Ma credo che il tuo cuore lo capiva,
    perchè pure a te mancò la voce,
    mentre sembrava che nelle gote
    avessi messo due carboni ardenti.
    …..La luna si nascose dietro un ramo,
    la forza dell’amore ci attrasse,
    mettemmo le braccia come liane
    e la mia bocca cercò quella tua.
    Quello che provai mentre ti baciavo,
    lo sento ancora e a dirlo mi confondo,
    diventai una nuvola di fuoco
    e mi perdetti lontano dal mondo!
    Quando ci separammo e me ne andai,
    lungo la strada che cominciai a fare,
    tutte le cose mi sembravano vive,
    tutte che si volessero baciare.
    …….
    Ecco che i ricordi a me cari, riaffiorano…
    Stanotte mi addormenterò con un sorriso e un pensiero a Mary, Peppe, Mami, Francesca, Rosa, Ziu Ubaldo….
    ………

    E poi Un regalino per Voi…
    “IL GATTOPARDO”

    Saluti e cordialià a tutti

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  2. Molto, molto ben scritto, caro Milord.
    Diretto preciso e soprattutto mi hai fatto venire di nuovo fame e la voglia di “tornare” a Palermo.
    Ci sono stato due volte e tutte e due le volte sono rimasto incantatissimo.

    Mi ci voleva quest’aria bellissima.
    (Molto d’effetto la frase che hai scritto sotto l’immagine di testa.)
    Un abbraccio Milordissimo.

    Francesco

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    • Signor Spillo… LA SICILIA.. o si ama o si odia..
      E’ stata il mio rifugio per molto tempo…quando ero un pò più giovane…
      Avevo dei cari amici, che con il tempo sono diventati la mia seconda famiglia.
      Per cui, come Lei, non vedo l’ora di tornare.
      A Palermo, in zona Baida, ho lasciato pezzi di cuore e anche un pò della mia linea..
      Come si mangia lì!!….mamma mia.. che ricordi…

      Milord, ha fatto centro di nuovo.

      Un abbraccio Francesco e buonanotte

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  3. Lady Emma Vittoria

    Il colore e il sapore della Sicilia si trasponde nel pezzo che ci avete donato. Chi ama la Sicilia e Palermo, è sicuramente mio amico. I profumi di zagare regina e i colori, colpiscono la retina in un crescendo che è fuori dall’emozione potere descrivere.

    E Vi risponderò con uno dei pilastri della Poesia siciliana.
    Ignazio Buttitta

    Non mi lassari sulu
    Ascutami,
    parru a tia stasira
    e mi pari di parrari o munnu.
    Ti vogghiu diri
    di non lassàrimi sulu
    nta sta strata longa
    chi non finisci mai
    ed havi i jorna curti.
    Ti vogghiu diri
    chi quattr’occhi vidinu megghiu,
    chi miliuna d’occhi
    vidinu chiù luntanu,
    e chi lu pisu spartutu nte spaddi
    è diventa leggìu.

    Ti vogghiu diri
    ca si t’appoji a mia

    e io m appoju a tia
    non putemu cadiri
    mancu si lu furturati
    nn’assicutanu a vintati.
    L’aceddi volanu a sbardu,
    cantanu a sbardu,
    nu cantu sulu è lamentu
    e mori’ntall’aria.
    Non calari ]’occhì,
    ti vogghiu amicu a tavula;
    e non è vero mai’
    ca si deversu di mia
    c’allongu i vrazza
    e ti chiamu: frati…

    Traduzione Italiano
    Non mi lasciare solo
    Ascoltami,
    parlo a te stasera
    e mi pare di parlare al mondo.
    Ti voglio dire
    di non lasciarmi solo
    in questa strada lunga
    che non finisce mai
    e ha i giorni corti.
    Ti voglio dire
    che quattro occhi vedono meglio,
    che milioni d’occhi
    vedono più lontano,
    e che il peso diviso sulle spalle
    diventa leggero.
    Ti voglio dire
    che se ti appoggi a me
    e io m’appoggio a te
    non possiamo cadere
    nemmeno se la bufera

    c’insegue a ventate.
    Gli uccelli volano a stormo,
    cantano a stormo,
    un canto solo è lamento
    e muore nell’aria.
    Non abbassare gli occhi,
    ti voglio amico a tavola;
    e non è vero mai
    che sei diverso da me
    che allungp le braccia
    .e ti chiamo fratello…

    Grazie mia Signora.
    Cordialità

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  4. Lord Spillo

    Siete sempre gentile e premuroso nei nostri confronti…
    L’immagine, in questo caso, è stata molto facile da trovare: il profumo e i colori parlano da soli.
    Sembra che Lady emma Vittoria sia on line
    Saluto e ringrazio anche Voi.

    Un abbraccio e cordialità

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  5. Milord Ninni… mi sono venuti in mente i cartoccini di pescetto fritto… le Iris, gli arancini, pane e panelle, le stiggiole…La cassata al forno, pasta con le sarde e il finocchietto selvatico …
    e poi Monreale, le mummie dei cappuccini…

    “Pane e panelle e patate vugghiute e tutte le fimmene sugnu chiattute”…

    Saluto di nuovo…

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  6. Lady Emma Vittoria,
    Questa è una coincidenza fortunatissima.
    Vi auguro la buona note.
    No, noi lasciammo “pezzi di cuore” in zona Piazza Croci, proprio in centro ….
    E di pezzi ne lasciammo veramente tanti…
    Cordialità

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  7. Oh Mon Dieu è qui la festa?
    Io, praticamente ho abitato quasi un anno a Palermo.
    Abitavo a Mondello e quanto di quel polpo lesso ho mangiato non te lo immagini, mon trésor…

    Mi avete emozionata tutti e tre.
    Non so chi c’é ancora, ma vi abbraccio con affetto.
    Un grande bacio a te, caro Ninni.
    E’ vero, chi ama palermo è amato.
    Emma Vittoria, mi hai commossa!
    Grazie anche a Sir spillo…
    Non vi conosco, ma mi sento come a casa!

    Bonne nuit a tout le mond
    Annelise

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    • Madame Annelise, venga.. Che gioia..si stava brindando; con Milord e Spillo..
      Mamma mia.. che ricordi, io andavo a Mondello al risorante di Peppiniello.. e poi a prendere la granita al limone..

      E’ come ritornare a casa..

      Sono emozionata .. Vi abbraccio

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  8. Grazie Annelise, grazie e grazie a Emma Vittoria.
    Come fossimo seduti a prendere una granita …
    Io sono andato tante volte al gambero rosso o al 2Posillipo” sul mare 8sulle palafitte…
    Divino …

    Vi lascio una cara buona notte. Mi avete scaldato il cuore.. Grazie

    Ninni

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  9. Annelise, è vero.. Chi ama Palermo, viene amato…
    Se potessi mi trasferirei lì… Ho amato il calore delle persone. Mi riempivano le valige di mille cose, ma portavo con me il loro affetto, il loro calore, la loro passionalità.
    Li ho trovato sorelle, zii zie, mami che mi ha insegnato le ricette tipiche.. dallo sfincione alla pasta con le sarde. Che ricordi. E sono commossa….
    Che bello.. amici cari, ma vi rendete conto che abbiamo annullato le distanze in pochi attimi ?
    Vi stringo …

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  10. Il “ninnibook”!
    Che matta!
    Sarà il “Donnafugata”?

    Buona notte e grazie per questa splendida parentesi, mai successa da che ho un blog.
    Grazie Emma, Annelise (per gli amici: Annelise scrive da Parigi), e Francesco.

    Grazie di cuore.
    Cordialità

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  11. Ecco, giuro, me lo sentivo che dovevo far presto.
    ma mi sono divertita moltissimo a leggere l’articolo di Ninni e leggervi tutti quanti e… allora, se me lo permettete (e me lo permettete o tiro fuori la lupara – per essere in tema – ) anch’io levo il calice a voi, a noi alla splendida Sicilia a palermo.

    Anch’io ci sono stata a Palermo e quello che mi colpì tantissimo furono le carrozzelle. non perdevo attimo per farmi un giro in carrozzella per quasi tutto il centro della città.
    Poi sono stata a Monreale a Trapani. Selinunte e Agrigento … tutti posti splendidi. ma la Capitale ha un fascino tutto suo. Un fascino particolare.

    Mi avete resa felice. Grazie Ninni; grazie Emma Vittoria, Annelise e Spillo.
    Mi avete ripagata di una giornata un po’ pesante, quasi sul pessimo.
    Mi avete regalato un sogno.
    Grazie Ninni…

    Manuela

    PS: il ninnibook, ahahah già ti vedo inviperito con tutta questa gente attorno … ahahahahahahaha

    buona notte

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  12. Buon giorno Milord.
    Mamma, ho letto tutto e sono diventata, subito, di buon umore.
    Posso brindare anch’io con una Coca Cola?
    Mi avete fatto innamorare di quella bellissima terra.
    Voglio andare anch’io.

    Buona giornata a tutti.
    Un caro saluto a Lord Ninni.

    Eleonora

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  13. Un articolo decisamente scorrevole, caro Ninni.
    Direi intrigante.
    Sì, anch’io ho soggiornato, molto soddisfacentemente, a Palermo.
    Ne sono stato felicissimo e rammento che, proprio in quel periodo – era marzo – il tepore e la salubrità del luogo mi fecero stare veramente bene e in pace con me stesso.

    Leggo tutta quella cordialità che tale articolo ha sprigionato e me ne rallegro.
    Le auguro una buona serata.

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  14. Mia madre è palermitana (provincia: Tommaso natale).
    E per quasi quindici anni sono sempre tornata in quella splendida città dove si vive e la vita stessa è “vissuta”.
    Certo quando ti abitui, il mondo diventa altro e allora suggerirei di fare un “saltino” qui, per ricredersi e ritornare lì per rimanervi..

    Sono stata e lo sono tuttora, felicissima in quella città.
    Brindo a tutti con un “bianco d’Alcamo”.

    Un bacio Milordissimo e un saluto per tutti!

    Sony

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  15. ahahahaha eccolmi
    Partecipo anch’io.
    Bella la descrizione stringata e precisa, Milord.
    Da fare riferimento.
    Io a Palermo feci un servizio sulla “Palazzina cinese” (ma non se lo ricorda più nessuno nessuno, ero troppo giovane), però mi ricordo di quella ragazza (angelina) che, con tanto affetto mi diede fiducia e il suo apprto..

    Tempi bellissimi.
    Abitavo vicino alla Porta dei Leoni (credo si chiamasse così) vicino l’ingrasso della “Favorita”.

    Brindo con voi e con gioia

    Un saluto a tutti
    e un abbraccio a te, amico mio …

    Louis

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  16. La storia di un territorio è il racconto di culture diverse che si abbracciano, si susseguono, si intrecciano; momenti che si slargano e diventano eventi: immagini che dicono parole e parole che dicono immagini. Il suono, i colori, le tradizioni, gli emigrati, antiche navi affollate di gente in cerca di nuove avventure. La comunicazione, il nuovo millennio, la storia. La mia storia è raccontata così.
    “Un viaggio tra Scilla e Cariddi, arrivi in Sicilia, terra di conquista e di viaggiatori. Lì trovi tutto. Mille bellezze tutte da ammirare, tutte diverse.
    A Palermo l’arte.
    Ad Agrigento, la Valle dei Templi.
    Siracusa e la maestosità del suo teatro antico.
    Trapani ed i suoi mulini a vento.
    Messina ed il suo Stretto.
    Caltanissetta, il cuore della Sicilia.
    Ragusa ed i suoi prodotti tipici.
    Catania e la sua crescita culturale.
    Enna, il comune più alto di Italia.
    Poi, le isole ed i suoi arcipelaghi.
    La Sicilia è un vasto mosaico dalle mille tinte e sfumature, una tavolozza smagliante ricca di colori diversi.

    La Sicilia è poesia, arte, turismo, cultura. La Sicilia è il calcio. La Sicilia è terra di passione e di religione. La Sicilia è una, ma gastronomicamente ha una variegata colorazione.
    Bontà, freschezza e genuinità sono alla base di tutte le sue innumerevoli varianti.
    La Sicilia è ricca di luoghi da ristoro, da quelli più sofisticati e rinomati, alle mille trattorie, osterie e locali tipici che si trovano negli angoli più caratteristici dei centri storici, la cui specialità consiste nella rielaborazione di piatti tradizionali o nella riscoperta e nell’uso di prodotti agricoli tipici.
    E poi, magari in giro di qua e di là riesci a bere anche un buon bicchiere di vino, divenendo l’isola sempre di più una realtà enologica vivissima.
    La Sicilia è tanta.

    Miluorde, e che Ve credevate? O cuggine napulitane siempr’a cc’à stà!

    Nù bicchieriell’e vine e brindamme tutte quente!

    Dalla partenope Capitale, alla seconda Capitale d’o Regno!

    Don Dudù
    🙂

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  17. Palermo – Il tesoro della Zisa

    Se andate a Palermo non perdetevi una strutture dal fascino arabo-normanno: il castello della Zisa.
    La storia dei musulmani in Sicilia ebbe ufficialmente inizio nell’827 con la caduta dei bizantini e la conquista di Mazara (anche se già, qualche anno prima, avevano fatto irruzione a Lampedusa).
    Con l’ingresso in Sicilia del Conte Ruggero, nel 1091 i saraceni furono scacciati. Gli arabi in realtà continuarono ad affiancare i normanni e poi gli svevi fino al XIII secolo, ci fu un rapporto di collaborazione tra le due popolazioni, anzi, proprio in quel periodo, l’arte, le scienze e la letteratura sbocciarono nelle corti normanne. (Fonte Web)

    Durante il periodo saraceno nacque la leggenda del castello della Zisa e dei suoi diavoletti.

    Un abbraccio a tutti …

    La leggenda nasce in Libano, quando il figlio del sultano, Azel Comel, un uomo bellissimo e di grande fascino, più bello del sole, con gli occhi grandi, profondi e neri che aveva la virtù di ammaliare tutte le donne col suo sguardo, si innamorò di una bellissima ragazza, figlia dell’Emiro, di nome El-Aziz. Azel Comel volle subito prendere in sposa El-Aziz, ma il sultano si oppose alle nozze. A quel punto Azel Comel sposò di nascosto la bella fanciulla e si prese il diritto di impossessarsi della dote della giovane, e dei tesori del padre composti da gemme preziosissime e tanto oro; Azel infine salpò in segreto su una nave assieme alla sua amata El-Aziz. Viaggiarono a lungo fino a quando non arrivarono a Palermo dove l’aria profumava d’amore, di fiori e si udivano dolci canti. Fu qui che Azel Comel fece arrivare da tutti i paesi arabi e siciliani i più bravi operai e artisti che avrebbero costruito il castello per El Aziz. Nei sotterranei di questo grande palazzo nascosero il tesoro del sultano e fecero un incantesimo per fare in modo che non venisse mai trovato. Un giorno un uccello viaggiatore fece cadere dal becco un biglietto che arrivò sulla testa di El-Aziz dove vi era scritto che la madre si stava suicidando per la pena che la figlia le aveva dato andandosene dalla casa natia. Letto il messaggio El Aziz fu colta dal dolore e volle raggiungere la madre morta nel regno degli inferi. Si uccise. Azel Comel, vedendo la moglie morta fu preso da un attacco di follia. Straziato dal dolore e maledicendosi, passò le notti ed i giorni correndo per mari, lasciando incompiuto il castello. Fino a quando il mare, buono e generoso, impietosito dall’accaduto, gli diede una dolce morte.

    Le prime notizie indicanti il 1165 come data d’inizio della costruzione della Zisa, Guglielmo I (“IL MALO”) si impossessò immediatamente del castello e gli diede il nome della bella fanciulla El Aziz (la lucente)…la Zisa Il castello fu terminato nel 1175. Data la triste fama del castello, nessuno volle mai viverci. Ci sono state tramandate da Ugo Falcando nel Liber de Regno Siciliae. Sappiamo da questa fonte che nel 1166, anno della morte di Guglielmo I, la maggior parte del palazzo era stata costruita “mira celeritate, non sine magnis sumptibus” (lett. “con straordinaria velocità, non senza ingenti spese) e che l’opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II (detto “Il Buono”) (1172-1184), subito dopo la sua maggiore età. L’appellativo Musta’izz, inciso sulla facciata è riferito, a Guglielmo II. Una iscrizione in caratteri naskhī, si presume significante la stessa parola, fu incisa nell’intradosso dell’arcata d’accesso alla Sala della Fontana.
    Un’altra iscrizione, invece, ben più famosa – in caratteri cufici – è a tutt’oggi conservata nel muretto d’attico del palazzo, tagliata ad intervalli regolari nel tardo medioevo, quando la struttura fu trasformata in fortezza.

    La Zisa, il palazzo che sorge a Palermo e che venne eretto da esperte maestranze musulmane, racchiude in sé geniali accorgimenti di architettura araba, misteri secolari e storiche leggende. Con il suo ingegnoso sistema di ventilazione, che prevede la continua circolazione di aria fresca attraverso dei fori presenti sul pavimento di ogni piano del castello e attraverso un sistema di canne poste nelle torre laterali, la Zisa si pone infatti come uno dei modelli più preziosi e interessanti di architettura bioclimatica: senza l’ausilio di mezzi esterni e a secoli di distanza dalla scoperta dell’elettricità, le abili menti arabe sono state in grado di realizzare un impianto di air conditioning interno alla struttura del castello, in modo da refrigerare ogni suo ambiente, sfruttando i flussi d’aria naturali e la posizione del complesso stesso. Alle correnti d’aria generate da questo rudimentale ma efficacissimo impianto di ventilazione arabo-normanno e alla disposizione delle aperture del palazzo, è legata la leggenda che quelle correnti d’aria siano invero dei “diavoli del vento”.
    Tale leggenda ha influenzato il modo di parlare degli abitanti di Palermo, in particolar modo degli anziani i quali, quando in città soffia un vento intenso, usano dire ancora oggi “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa”. La leggenda palermitana dei diavoli della Zisa ha influenzato nei secoli anche il linguaggio della città e trae origine da questo mito e fa riferimento ad una circostanza in cui non tornano i conti, come di fronte ai diavoletti sulla volta dell’arco di ingresso del Palazzo.

    Inoltre, i celebri diavoli della Zisa hanno origine da una leggenda popolare che ha inizio a partire da uno degli ambienti dell’antico palazzo: la volta dell’arco di ingresso che conduce alla Sala della Fontana riporta infatti delle decorazioni pittoriche raffiguranti un insieme posto in circolo di alcuni dei dell’Olimpo, in primis dio Giove, situato al centro dell’insieme e attorniato da altre divinità come Mercurio, Vulcano, Marte e Venere, che la cultura popolare ha soprannominato Diavoli e identificato come i custodi di un grandissimo tesoro in monete d’oro che, sempre secondo il mito popolare, sarebbe nascosto all’interno del castello.
    Il compito dei “Diavoli della Zisa” sarebbe quello di proteggere il tesoro ed impedire ai Cristiani di venirne in possesso. Non si tratta dunque di demoni veri e propri intesi in senso cristiani, ma di figure mitologiche poste in circolo ed impossibili da contare in modo esatto. Viste dal basso, queste immagini inducono l’osservatore che voglia numerarle a girare su se stesso, portandolo a perdere il conto e all’illusione ottica che a spostarsi siano le figure.
    Scrive il famoso esperto di folklore Giuseppe Pitrè “la difficoltà di contare esattamente i diavoli della Zisa è data dal fatto che alcune delle figure sono molto piccole e altre non intere, così c’è chi li conta e chi no”. Ma nei secoli, quella illusione è diventata credenza e le raffigurazioni mitologiche sono pertanto entrate nel mito come “diaboliche”.

    E che fine ha fatto il famigerato tesoro?

    E’ ancora lì, nessuno è mai riuscito a prenderlo.

    I “Diavoli Custodi”, impediscono ai Cristiani di venirne in possesso. La leggenda dice che chi va a guardarli il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, e li fissa a lungo vede che questi diavoli si muovono la coda, storcono la bocca; e nessuno è capace di contare il loro esatto numero.
    Colui che riuscirà a contarne l’esatto numero troverà il tesoro.

    E questa è solo una delle tante leggende siciliane, nate all’ombra delle bouganville dai colori caldi e violacei. Storie che vivono nei ricordi di chi come me ha vissuto “Palermo” con la magia da “Mille e una Notte”, con immensa passione e amore per la sua storia, la sua gente e suoi profumi antichi.

    Fonte Wiki
    Fonte Web
    Giuseppe Caronia, La Zisa di Palermo, storia e restauro, Laterza, Roma-Bari 1982.
    U. Staacke, Un palazzo normanno a Palermo: la Zisa, la cultura musulmana negli edifici del Re, Palermo 1991

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  18. [ …Federico II … Poeta e Imperatore … ]

    De la mia disianza

    De la mia disianza

    c’ò penato ad avire,

    mi fa sbaldire

    poi ch’ì n’ò ragione,

    Ché m’à data fermanza

    com’io possa compire
    
lu meu placire
    
senza ogne cagione,

    a la stagione
    
ch’io l’averò ’n possanza.

    Diviso m’à lo core

    e lo corpo à’n balia;

    tienmi e mi lia

    forte incatenato.

    La fiore d’ogne fiore

    prego per cortesia,
    
che più non sia
lo suo detto fallato,

    né disturbato
    
per inizadore,

    né suo valore
    
non sia menovato
    
né rabassato
    
per altro amadore.

    Sospiro e sto ’n racura;

    c’io son sì disioso

    e pauroso
mi fece penare.

    Ma tanto m’asicura

    lo suo viso amoroso,

    e lo gioioso 
riso
    e lo sguardare
    
e lo parlare
    
di quella creatura,
    che per paura
    
mi face pen are
    
e dimorare:

    tant’è fine e pura.
    ___
    Mi Dispiace Milord,
    Non conosco la Sicilia, in compenso ho letto tanto e di più su quel Grande Imperatore che Fu … Federico II di Svevia … riporto qui le Sue Parole, poiché Sua è quella Terra, le cui sponde e la cui Magia; tanto devono al Mare ed al Sole, al Coraggio ed alla Vita “Vera”

    E per concludere, permettetemi di alzare un calice di Corvo Glicine ( Il Mio Preferito ) in segno di Condivisione … leggere Voi, e tutti gli altri, che la Sicilia l’hanno e la Vivono; con L’Anima ed il Cuore, è come aver viaggiato attraverso gli occhi e le parole. Emozionante davvero!

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  19. Lascio la bellezza di tutto questo alla coscienza di chi legge.
    Io sono stata in Sicilia varie volte e Palermo mi ha colpita più di tutte, per la vita l’essere presente e l’enfasi di ogni respiro.
    Amo la Sicilia e amo te Milord per quello che ci hai donato.
    Bevo e levo, anch’io, un calice di Donnafugata.

    Salute a tutti e a tutti un abbraccio….

    Marisa

    Mi piace

  20. Cara Lady Farina……SICCOME NON CAPISCI NULLA.. E TI OSTINI A PUNZECCHIARE LE PERSONE CHE QUI FORMANO UNA FAMIGLIA TI CONSIGLIO DI SMETTERE DI SPARARE STUPIDATE, DI SBAVARE ADDOSSO AL MILORD CHE E’ FELICEMENTE
    CONIUGATO ….SMETTI PURE DI SCODINZOLARGLI ADDOSSO COME UN QUADRUPEDE INFOIATO E CAMBIA MUSICA… SCIMUNITA DI UNA GALLINA DECELEBRATA E ISTRIONICA..
    IO SONO UNA VECCHIA, A NINNI CI TENGO E LUI E’ TROPPO SIGNORE PER PERDERSI DIETRO A UNA CRETINETTI COME TE
    TI AVVISO CHE PRIMA DI SCRIVERTI QUI, CIO’ HO SOTTOPOSTO IL TESTO AL MILORD E NON HA PROFERITO PAROLA DUNQUE SMETTILA E VAI A VERGOGNARTI NEL BUCO PIU’ BUIO CHE ESISTE NELLA FACCIA DELLA TERRA .
    NON PERDERE TEMPO A RISPONDERMI, TI FAREI SOLO UNA PERNACCHIA…
    VAI A FARE LA DONNA DI CASA E LA MADRE PER TUO FIGLIO ,FIGLIA.. NON SO …
    STAI DIETRO A TUO MARITO E NON AL MARITO DELLE ALTRE.
    CALMATI O PRENDI UN CALMANTE.
    TI FAREBBE BENE ANCHE UNA DOCCIA FREDDA .
    SPARISCI, CHE ESASPERI ANCHE I SANTI E LA MADONNA E GESU’ CRISTO.

    RIPETO

    NON PERDERE TEMPO A RISPONDERMI.. PER ME SEI KAPUTT.

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