Alessandria d’Egitto

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Alessandria d'Egitto la Biblioteca

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 Alessandria d’Egitto la nuova Babele

Abdul ha gli occhi chiari, come il mare che ci sta davanti e il naso aquilino. I capelli brizzolati lasciano immaginare un biondo lontano di gioventù. Fa il tassista. La sua berlina scassata è un album dei ricordi, con il cruscotto tappezzato di foto, amuleti e un mazzo di coroncine che pendono dallo specchietto. I sedili sono lisi; la finta pelle è strappata e ricucita alla meglio, con grossi punti di spago.
“Ecco mia nonna” – dice Abdul – “era francese. Mio Nonno è questo, greco di Atene, gente ricca finita in miseria. I nostri guai sono cominciati dopo la nazionalizzazione di Nasser”. Ormai abbiamo fatto amicizia , Abdul e io. Ore di code. C’èAlba ad Alessandria tempo per parlare nel traffico intasato. Semafori a ripetizione e sgommate per infilarsi in un buco tra un’ auto e l’altra, oppure in un vicolo, in un senso unico, veloci prima che arrivi qualcuno contro mano. Alessandria d’Egitto: tre ore di auto dal Cairo attraverso un insulso piatto deserto per ritrovarsi in una megalopoli di quattro milioni e mezzo di abitanti. Un coacervo di palazzi, un magmatico vulcano che cresce a dismisura, a ritmi incontrollati. La lava è cemento, pareti come quinte forate da finestre che sembrano posticce e nastri di strade, viadotti e svincoli. Curve d’asfalto, su cui fischiano le ruote, consunte di migliaia di auto e camion, apparentemente in guerra a colpi di frenate, sbandate e clacson. Abdul guida, o meglio rivaleggia e parla. “Monsieur” – aveva cominciato facendo sfoggio del proprio retaggio linguistico familiare – “la città non è questa che vede: quella lì, quella della ‘Corniche’, ora delabrè, ma era un miraggio per la gente che cercava fortuna, come i miei avi”. La ‘Corniche’ è una sorta di pista automobilistica che corre lungo il mare per una ventina di chilometri, fino al centro di quella che un tempo fu l’Alessandria Tolemaica, quando nel IV secolo avanti Cristo, Tolomeo I, generale di Alessandro Magno, ne fece il cuore del suo regno. Costruì il Faro, una delle sette meraviglie del mondo antico e vi fondò la Biblioteca più ricca di cui l’uomo abbia mai avuto memoria.
Era una città favolosa.
Per secoli, il solo nominarla ha significato rispolverare un mito, pescare nella memoria collettiva della cultura classica. Per i romani fu la città di Cleopatra, di un amore che ha segnato le sorti dell’intera regione. Per i cristiani d’Egitto, il loroIl centro di Alessandria Vaticano, dopo che i seguaci africani del ‘Vangelo’ furono attori e vittime di uno scisma che li ha staccati da Roma. Più recentemente, città cosmopolita che ha raccolto tra le sue braccia i popoli di mezzo Mediterraneo. Anche italiani: una frangia di imprenditori, uomini d’affari, intellettuali. Tra questi, alla soglia dei nostri giorni, Giuseppe Ungaretti, che vi passò i primi ventiquattro anni della sua vita. Eccomi ora seduto sulla ‘Corniche’. Pasticceria Athineos, appunto, un  locale greco che con il Trianon e il Pastroudis si contendeva la clientela migliore della città. Di greco sono rimasti i decori, anche se sporchi e trasandati. L’interno Decò è tutto Praline, Bon bon e Bignè. Ma le paste Abdulhanno troppo miele, troppo zucchero rispetto a quelle che, immagino, si servivano un tempo. Sfoglio un paio di libri su Alessandria che mi sono portato appresso: il migliore s’intitola Miramar ed è del premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz, ma anche l’italiano ‘Il Coraggio del Pettirosso’ di Maurizio Maggiani gli tiene testa. Nel primo è l’esausta società per bene di un’Alessandria degli anni Sessanta che viene tagliuzzata e fatta a pezzi da un egiziano; nel secondo uno straniero vive ancora nel limbo dei ricordi del tempo in cui qui si rifugiarono gli anarchici italiani. Ripenso a Ungaretti che respirò quel clima. Già allora aveva visto giusto: “Questa città, che è la mia, si consuma e si distrugge incessantemente”. Era così allora, è così adesso. Il mito s’infrange, si disintegra e rinasce. Così è stato per il Faro, che nel giro di qualche secolo è stato inghiottito dal mare, ma sulle cui fondamenta nel XV secolo i nuovi conquistatori arabi hanno costruito il forte Qait Bey. Così è, ora con la biblioteca rinata, che riemerge dalle ceneri del mito stesso con la forma di un grande disco volante.
Per far posto alla nuova costruzione è stato abbattuto un intero quartiere.
Durante i lavori sono venute alla luce le stratificazioni più antiche di Alessandria. Le ruspe hanno fatto emergere statue e lapidi, forse anche tombe e ossa. La biblioteca, il mito redivivo, è in granito di Assuan. Brilla sulla città come fosse un cerchio solare caduto dal cielo. Sulla sua parete circolare sono scolpiti gli alfabeti passati e presenti del pianeta: è il simbolo della Babele dei saperi. Un colosso che esce dalla metamorfosi cittadina come una metempsicosi con otto milioni La Piazza centraledi libri, tre musei, cinque Istituti di ricerca, un Planetario e una sala conferenze da tremila posti. Il vulcano in ebollizione sconvolge ogni giorno la propria topografia, anima i ricordi e ne riscuote il prezzo di una visita didattica. Percorro, a piedi, un tratto di città scrutando a destra e a manca. Si ergono palazzi stile secessione e Liberty. Ferri battuti, cancelli con volute e fiori, inferriate gentili e scritte in Arabo convivono con i cacofonici arabeschi di possenti ville di qualche magnate egiziano vissuto tra le due guerre. Anime antiche legate a Parigi e a Roma più che al Cairo. Soffi di vento venuti dall’Europa. Aliti cristallizzati, appunto, troppo ‘delabrè’, con quella patina di stantio tipica dei musei di provincia. Piazza Saad Zaghoul, sulla quale si affaccia l’hotel Cecil, teatro del libro di Mahfuz, è un balcone sul mediterraneo dove si rappresentano al meglio i luoghi della memoria. Dove sarà la, tanto cercata, tomba di Alessandro Magno? Sotto i pilastri della Moschea Abu el-Abbas che chiude, a ovest, il porto? Lo sguardo corre indietro nei secoli. Poi si ferma all’incessante fluire delle auto e su dei corpi estranei: alcuni carri trainati dai cavalli. Dove andranno quei ronzini? Faccio appello ad Abdul che da un po’ mi segue annoiato dopo che gli ho dichiarato la mia voglia di muovermi a piedi in centro.
“Vanno ad Attarin”, sbotta mentre praticamente mi obbliga a salire in auto. Uno, due, tre, quattro incroci, poi le strade ortogonali lasciano il posto a un dedalo di stradine. Un ricettacolo di botteghe e di laboratori invade il suolo pubblico. Merci varie: sedie, divani, ortaggi e frutta, uova e narghilè, ruote di bicicletta e tubi di scarico, bambini e vecchi, tutti alleIl lungomare prese con qualcosa. Sempre alla ricerca di mettere insieme il pranzo con la cena. L’altro volto della Belle Epoque, dove nella trasandatezza si sospetta trovi rifugio anche l’anima dell’Islam più integralista e osservante. E infatti alcuni occhi mi seguono furenti, mentre mi accodo a una preghiera collettiva all’aperto. Le schiene piegate mi rifiutano. Cosa ci fa un occidentale in questo quartiere? C’è una lunga via sulla quale la nuova lava si depone su quella vecchia. Si chiama Horreya Avenue ed è l’antica canopica romana. Qualche palma l’abbellisce, ma non devo alzare troppo il naso per non finire in qualche buca sul marciapiede. Le pietre sono sconnesse e, chissà, forse così è accaduto a quel mulo che, secondo la diceria popolare, sarebbe sparito in un fantomatico sottosuolo facendo scoprire al padrone una preziosa necropoli greco-romana, la Kom el Shogafa. Nello stesso modo i bulldozer, spianando l’ennesima fatiscenza di casupole cresciute troppo in fretta, per caso, hanno scoperto una necropoli dei primi secoli avanti cristo. Alzato il coperchio, ne è venuto fuori uno scatto fotografico di inestimabile valore. Peccato che, oggi, tutto ciò sia finito sotto un manto di asfalto, per far posto all’espansione incontrollata del vulcano demografico, sotto il sogno che Abdul mi ha regalato
Ungaretti aveva visto giusto e come una fenice, questa città bellissima, si consuma rinascendo incessantemente ogni giorno ed ogni momento come le nostre esistenze; come le esistenze di due amici che, dentro un taxi infuocato, osservano il mondo brillare.

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24 pensieri su “Alessandria d’Egitto

  1. Una meraviglia. Un splendore.
    Ho sentito il profumo d’Oriente e le voci delle persone per strada. Ho afferrato, anche, tutta la passione che ho rivissuto. In quel taxi c’ero anch’io.
    Che meraviglia, mi hai presa proprio.

    Merci mon trésor.
    ritorno … quell’aria bellissima che ho provato mi ha incantata

    Annelise
    Paris, 24 5 12

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  2. Anch’io sono stato ad Alessandria d’Egitto. Il mio viaggio nel mito e nella storia di questa terra leggendaria è stata un’esperienza unica e fantastica.
    Trovarsi a stretto contatto con la storia, non solo egiziana, ma dell’umanità intera, è stato quando di più emozionante e meraviglioso avessi potuto sperare di vivere.

    Ho, letteralmente, divorato quello che leggevo e con una punta di nostalgia.
    Io ero a piedi, ma l’esperienza del “Taxi” l’ho fatta appena atterrato al cairo. E’ vero, non guidano, Volano come saette in una gara sfrenata quotidiana.

    E poi l’umanità è innegabile, anche se ho visto molta (loro malgrado) povertà.
    Mi piace il tuo articolo, caro Ninni, perché in un modo semplice, ci hai fatto rivivere la vita del quotidiano. Quella vita dove tutti si lamentano, per qualsiasi motivo.
    E’ bene, infatti, ricordarsi che quando ci lamentiamo per qualcosa, c’é sempre qualcuno che sta peggio.

    Non potevo leggere diversamente, da te.
    Sono d’accordo con Lady Annelise (buon pomeriggio): ho sentito i profumi. Credevo di essere proprio lì.

    Un abbraccio.

    Luis

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  3. Con Nasser fu sperimentata una politica economica nettamente socialista e dirigista e le strutture produttive del Paese cominciarono a operare nell’ambito dei piani quinquennali di sviluppo.
    Furono nazionalizzate le grandi imprese, le banche, le compagnie di assicurazione, mentre lo Stato si fece imprenditore, incorporando non solo le industrie di base, ma talvolta anche varie aziende minori e assumendo la gestione dei circuiti commerciali con l’estero; in campo finanziario fu operata una rigida chiusura nei confronti dei capitali occidentali.
    Parallelamente si attuò la riforma fondiaria e furono ridistribuite le terre confiscate ai latifondisti.

    Il Suo simpatico Abdul, quindi, è figlio di tutta quella sottostima economica, ma anche nel tuffo che la popolazione fece nei confronti di un rapporto politico difficile, malgrado il grande carisma del Presidente: il fascino del sovietismo che aveva, indiscutibilmente delle grandi carte da giocare, ma che non furono mai giocate se non a discapito, in ultima analisi, del popolo stesso.
    Danni ingenti e incalcolabili per la popolazione.
    Il popolo egiziano, però, ha dalla sua parte tutto quello che manca a noi:’l’adeguamento e la voglia di fare comunque con creatività’.

    Il suo articolo, Dottor Raimondi, brilla per compattezza e squisitezza dei contenuti.
    Piacevolmente coinvolto.

    Le auguro una buona serata.

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  4. Milord, Voi sapete scrivere e le Vostre parole sono sempre vere.
    Reportage di assoluto livello… ci piacerebbe, tuttavia, leggere un Vostro romanzo, date le innegabili capacità.
    Vi augurammo una notte felice.
    E sogni radiosi.
    Lady Chiara*

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  5. L’ho letto tutto d’un fiato e dopo l’ho riletto, con più calma. Fantastico.
    Stavo leggendo, per qualche aggiornamento in rete, sfruttando una classica pausa pubblicitaria di un Film. Credo che ormai stia, anche, finendo quella pellicola. L’immersione in questa lettura mi ha portato a leggere ed osservare di più l’argomento trattato, come sempre, con uno stile inconfondibile.

    Uno scritto di spessore,
    Buona sera

    A

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  6. Ecco un’altra tua battaglia contro i pregiudizi sociali. Bello.

    “Ridurre il pregiudizio ad un atteggiamento di trionfalismo culturale sarebbe riduttivo, infatti, vanno considerate anche motivazioni che si connettono al sostegno o alla difesa di interessi personali e di gruppo. Affidarci alla nostra cultura ci esime da tutta una serie di scelte e semplifica la nostra visione del mondo riducendola ad un dualismo consueto/diverso, o noi/altri, in cui noi siamo quelli che seguono la retta via mentre gli altri sono devianti, cattivi, pervertiti. Tutto ciò deriva però solo in parte dall’ancestrale timore per l’ignoto insito nella natura umana: l’origine del pregiudizio spesso è l’interesse alla conservazione di privilegi”.
    Giulia Dakli

    Ciao.
    E.

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  7. Mi avete fatto vivere e assaporare un mondo a me sconosciuto, se non su la carta. Ho partecipato ad ogni riga, ho girato con Voi per le antiche strade rimanendone affascinata. Quella storia così antica entra nel sangue. La storia moderna colpisce per la sua profonda diversità che comunque riesce a far convivere due epoche così lontane, unendole con un filo rosso indistruttibile.
    Il Vostro scrivere è incantevole, rende completamente partecipi…rarissima qualità.
    Buona notte My Lord, abbiate la mia più sentita cordialità.

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  8. Sognare non costa nulla e nelle mie condizioni solo Dio ne può sapere qualcosa ( ops non volevo nominarlo nelle tue pagine Milord, non volermi male … ), ma tu Milord mi hai accompagnata per mano lungo le strade di quella città sconosciuta. Mi hai insegnato, in tutto questo, ad amare e apprezzare tutto quello che, dalle mie parti ( prov. di Belluno ), forse per un po’ di ignoranza ( ma non sono tutti, meno male ) viene disprezzato perchè sono ” extra comunitari “. Sarei voluta essere lì , con voi, in quel taxi.

    Un abbraccio, e un grazie, Milord.

    Saluto tutti.

    Elena

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  9. Non riesco a porre alcun commento, Dott. Raimondi. Una limitazione mia.
    Ho letto, tuttavia, con molto interesse il suo ottimo reportage dai tratti ” antropo sociali”, come sostenuto da un suo pur ottimo lettore.

    Con stima

    VF

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  10. Leggo, adesso, di questo splendido viaggio nel tempo e nella dimensione “uomo”.
    Ne esci vincitore, caro Milord, per una incollatura con la storia.
    E’ vero, forse Nasser, dal grandissimo carisma, sarà stato affrettato nelle proprie tristi decisioni, ma il popolo aveva, comunque, accettato tutto e senza alcuna “ribellione” di sorta.

    Devo dire che il tuo spaccato caro Ninni, così solido e reale, colpisce per l’immediatezza e la veridicità.
    Amo questi passaggi e lo sai.
    Come sai, benissimo che sono la prima a considerare tutto dalla parte di “chi” ha scritto e dalla parte del “descritto”.
    E tu hai passato l’esame a pieni voti.

    Semplice e snello, come se stessimo chiaccherando insieme, si svolge il tuo reportage con proprietà e limpida lucentezza tale da farmi dire: Io c’ero!

    Un caro saluto.

    L.

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  11. In ogni Viaggio si cela l’Anima di chi ammira e si lascia Vivere di quei respiri e colori … Alessandria è il Fantastico Affresco di un Mito, per me, che ne sono solo una particella lontana, per molto tempo ho immaginato il Passato più Passato dove tutto quel Sapere era racchiuso entro la Meraviglia ed il Silenzio …
    … chissà per quale motivo, nell’immaginario che mi accompagna ho sempre sentito in quel luogo come una strana Quiete, fatta di antica conoscenza e leggenda.

    A dire il vero, ecco che la mente gioca con la realtà e ne fa brezza per i sogni.
    C’è di che sorriderne, anche se questa incapacità di vivere i sogni lascia un tantino di amaro in bocca.
    Mi piacerebbe andare in luoghi dove la Storia è Reale, dove negli occhi riesci a vivere la luce ed anche le lacrime, Vita … fra le Vite che si stratificano nei secoli … e non solo pagine di libri, su cui volare è assai più limitante che percorrerne i vicoli e sorridere ai volti.

    Vorrei avere tanti ricordi del mondo e non posso, almeno ci sei Tu Milord, che permetti ai miei occhi di guardare attraverso i tuoi, alla mente di saziarsi di tutto il passato ed il presente e all’Anima di attraversare terre altrimenti ignote.

    Questo scritto è Pura Emozione.
    Realtà e Sogno.
    Molto Attuale ed al tempo stesso Evocativo, il Tuo Stile è proprio come sei Tu. Unico.
    ___
    Un Caro saluto per Tutti

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  12. Con tutta la sua cultura e ricchezza, l’antica Alessandria d’Egitto oggi è quasi svanita.
    I suoi grandiosi templi e le sue istituzioni culturali furono rasi al suolo e bruciati dall’intolleranza dei cristiani, mentre l’abbandono e le calamtità naturali hanno fatto il resto: i terremoti hanno distrutto il palazzo reale ed il mare impietoso ha fatto crollare il faro.
    Ad Oggi, malgrado la rivoluzione di Nasser (che ha fatto fuggire gli stranieri, gli investimenti, i soldi, il commercio ecc.)poco si è fatto.

    20 Km di lungomare e qualche struttura popolare, nei sobborghi, in pieno cemento armato plumbeo che contrasta con tutti i colori che, questa bellissima terra ci regala.

    Il resto è legato ai fasti coloniali del passato.

    Un bell’articolo, caro Ninni Milord, al quale, in secondo piano, ho voluto allegare un po’ dell’emozione rimastami dentro.

    Un abbraccio grande e buon fine settimana, Milord.
    (Abbracci e abbraccini).

    Un saluto per tutti.

    La Manu

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  13. PS: Ho bevuto il “Caffé Espresso”. Sìììì, anch’io sono andata all’Ajo blanco e sostanzialmente hai ragione. Tanto baccano, Tapas e il “maialetto” da mangiare. Un po’ caro. Sei stato un Signore a scrivere “scrostato ad arte”.
    Sorry:”quello è scrostato davvero”, anzi, l’impressione è stata un po’ peggio..

    Ciao

    LaManuindaffarata

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  14. Bello bello bello.
    Io sono rimasta, ad Alessandria d’Egitto tre giorni, ma non ho potuti vedere nulla. Il primo giorno, infatti, affamata, mi sono fatta fuori una vivandiera di datteri.
    Le conseguenze sono state “letali”.

    Adesso che ti leggo ricordo la bellezza, ma anche i miei mal di pancia. 😦

    Un abbraccio e buon fine settimana a tutti

    Sony

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  15. E’ la passione, caro Lord Ninni, che ci fa andare avanti e parlare del prossimo e del prossimo ancora.
    In questo caso ho stampato il tuo servizio pe potermelo gustare con calma, senza PC accesi o persone intorno.
    Facile resorare, per la proprietà transitiva, le altrui emozini.
    Difficile è farle proprie.

    Un abbraccio, amico mio,

    dalla partenope Capitale

    Dudù

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