Emilia di Roccabruna

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Colori e cuore

di Emilia di Roccabruna
Quanti sono i colori che ci circondano e quante sono le sfumature che derivano da essi?
La natura, in ogni momento, ce ne regala a migliaia e sono tutti meravigliosi.
Il rosso placido e morbido dei tramonti. Rosso è il simbolo del sangue, della sensualità, della fiamma calda che illumina lo spirito e che riscalda il corpo. Il bianco candido della neve; il niveo abito di una sposa; il bianco, la pagina vergine sulla quale si può ancora scrivere.
L’indaco tenue e timido dell’alba, miscuglio magico dell’azzurro e del viola, è simbolo di spiritualità e di risveglio interiore. In alcuni testi di esoterismo, l’indaco, agisce sui sensi aumentando il tono dell’umore, in caso di malinconia e fa sì che ci si elevi spiritualmente per guardare con occhio critico la realtà che ci circonda. Il blu del mare profondo, delle pietre turchesi e delle immensità del cielo. Il blu non rappresenta soltanto gli elementi naturali, ma raffigura anche il colore dell’anima e la lealtà nei sentimenti. Ricordo, inoltre, il giallo del sole d’estate, dell’elegante ginestra e della mimosa. Il grigio fumoso delle giornate plumbee e nebbiose d’autunno. L’arancio del melone e delle pesche mature. Numerosi colori fanno da tavolozza al nostro vivere quotidiano e ogni colore ha un fascino misterioso, un significato psicologico e fisiologico. Questo significato è universale ed è lo stesso in tutto il mondo, sia per i bambini, sia per gliadulti; per gli uomini e donne, della nostra, o di altra cultura. Ognuno di noi predilige un particolare colore che rispecchia un nostro determinato stato d’animo esprimendo, così, ciò che siamo intimamente. Noi siamo colori ed emozioni. Ogni sorriso è un colore; la gioia, l’amore hanno migliaia di gradazioni e svariate consistenze. Ci siamo mai chiesti, dunque, quali e quante tonalità ha il dolore? Io me lo sono chiesta molte volte. Quando iniziavo a trovare una risposta, credendo di essere arrivata a una soluzione certa, ecco che le mie certezze vacillavano. Per anni, e anche adesso qualche volta, mi sono vestita di nero.
Colore elegante, mai sfacciato, sobrio, che ben si addice a una donna della mia età. Il nero è stata la mia ribellione ai colori e rappresentava il limite assoluto oltre il quale c’era il nulla. Era il “no”, in opposizione al “sì” del colore bianco. Il nero simboleggiava la mia negazione, descrivendo la rinuncia, l’abbandono che, per anni, mi ha fortemente influenzata nella scelta di altri colori. Il nero, fa me vissuto, era la locandina di me stessa, quasi come uno stato di lutto perenne. Poi, in un giorno d’inverno, l’uomo che amo, mio marito, mi insegnò i colori.
Una pennellata di rosso, una borsa verde, un paio di orecchini di corallo con perle bianche, mi hanno riportata a contatto con me stessa e con il nero che avevo dentro. Iniziai, così, ad elaborare il mio lutto e il mio dolore e ho iniziai a misurarlo. Quante volte mi son chiesta come si misura il dolore. Forse con l’alternarsi, adultero, del giorno e della notte. Forse con l’incalzare dei giorni tristi, che annegando nei mesi, scompaiono, senza traccia, nel tempo. Il dolore si può misurare con la forma arcuata delle braccia vuote, con il segno concavo che forma il ventre isterilito fin quando, in un attimo, ti accorgi che il tutto è cambiato.
Forme, colori, visi che amavi, silenzi e cuori scevri da sentimenti. Tutto diventa scuro e pesante. Quel dolore, malgrado tutto, lo ritrovi, dove lo lasciasti l’ultima volta, in quell’angolo buio che dà forma e peso alla propria anima. Così trascorrono i giorni, i mesi e gli anni. Perduti come vecchie foto polaroid dai colori sbiaditi, dentro qualche cantina buia. Alcune volte, il dolore, si misura con la “tua” assenza e non esiste misura che possa colmare il vuoto, da “te” lasciato entro queste mura. Nel tempo, ho cambiato il nero con i colori scoprendo che il dolore si misura, anche, con l’amore. L’amore è l’unico atto che ci riporta a noi stessi, per cui tutte le gradazioni di nero, si trasformano in un arcobaleno.
Soltanto amando ed essere amati ci porta a vedere il mondo a colori, perché la vita è un battito di ciglia … e dopo saremo morti troppo a lungo.
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Scopriamo, per caso, la pubblicazione del pezzo qui riportato a firma “Emilia di Roccabruna” ,  su  La Stampa.it  nella Rubrica di Massimo Gramellini (Vice Direttore) Cuori allo Specchio. Il brano, che è anche pubblicato nel Suo proprio Blog all’indirizzo:    emiliadiroccabruna.wordpress.com/, ha avuto un buon seguito sia sulla testata giornalistica indicata, sia nel Blog WordPress in rete.
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A Donna Emilia di Roccabruna lasciamo le più vive congratulazioni da parte dello spazio web denominato  Lord Ninni , dagliImperdibili“, amici e lettori tutti.
Grazie Donna Emilia, abbiamo bisogno di persone così.
Cordialità

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Click here, thank’s.

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24 pensieri su “Emilia di Roccabruna

    • @NInni…. Mio piccolo e amato Ninni… Touchè!
      Mi lasciaste senza parole. Un pò mi imbarazza la dimostrazione di stima e di affetto, ma ho solo lasciato scrivere il cuore. L’amore e il ricordo, sono le uniche armi che ci possono rendere immortali. In un momento in cui tutti si armano, e si nascondoni dietro false maschere, io mi sono disarmata mettendomi a nudo. Ho scritto le emozioni di un attimo.
      E poi Ve le ho donate. Nulla di più. Beh Ninni… adesso mi commuovo e non sta bene.
      Grazie Ninni. Di esserci. Sempre. JTA

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  1. A Donna Emilia di Roccabruna mi permetto di lasciare tutte le mie più sincere congratulazioni.
    Ammirata dal Suo stile profondo e unico.
    A Voi My Lord, un sincero grazie per averci dato questa bella e speciale notizia.
    Sinceramente vostra

    Giovanna Orofiorentino

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      • Gentilissima Donna Emilia…allora oltre che ringraziare Voi per quello che avete scritto con tanto Amore ringrazio anche Lord Ninni, uomo di rara sensibilità, per aver creato questa bellissima possibilità.
        Oggi, il mio compleanno, il Vostro abbraccio lo conservo come un prezioso regalo.
        Vi auguro una splendida Giornata.

        Vostra Giovanna

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    • In quel momento apparve la volpe.
      “Buon giorno”, disse la volpe.
      “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
      “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo… ”
      “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino… ”
      “Sono una volpe”, disse la volpe.
      “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste… ”
      “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
      “Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
      Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
      “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
      “Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
      “Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
      “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
      “Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
      “No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare?”
      “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…
      “Creare dei legami?”
      “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
      “Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
      “È possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra… ”
      “Oh! non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.
      La volpe sembrò perplessa:
      “Su un altro pianeta?” “Si”.
      “Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?” “No”.
      “Questo mi interessa. E delle galline?”
      “No”.
      “Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
      “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… ”
      La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
      “Per favore… addomesticami”, disse.
      “Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
      “Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
      “Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
      “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino… ”
      Il piccolo principe ritornò l’indomani.
      “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
      “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti”.
      “Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
      “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
      Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
      E quando l’ora della partenza fu vicina:
      “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
      “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi… ”
      “È vero”, disse la volpe.
      “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
      “È certo”, disse la volpe.
      “Ma allora che ci guadagni?”
      “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore …del grano”.
      Poi soggiunse: “Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
      Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
      “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
      E le rose erano a disagio.
      “Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perchè è lei che ho riparata col paravento. Perchè su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa”.
      E ritornò dalla volpe.
      “Addio”, disse.
      “Addio”,…disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
      “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
      “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
      “È il tempo che ho perduto per la mia rosa… ” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
      “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa… ”
      “Io sono responsabile della mia rosa… ” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

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      E’ un pò quello che sta succedendo qui… Stiamo creando semplicemente dei legami.
      Un abbraccio caro.

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    • Hilde cara amica, e mi permetto di darti del tu, scrivere di sentimenti è, in qualche modo, tentare di riempire quegli spazi vuoti che la vita spesso ci regala. Vuoti pieni di buio; Vuoti da riempire di colori, di emozioni e di tutte quelle belle cose che ci riportano ad essere Noi stessi. Scrivere, per me, è un modo per creare dei legami, (tranne quando strapazzo l’impiegato Monti) per costruire dei ponti che mi trasportino verso gli altri. Quando avviene il contatto con l’altro, avviene una sorta di piccola magia. Avviene quel qualcosa di piacevole che ci fa stare bene e che fa sembrare ogni giorno domenica.
      Ti scriverò da me . Nel frattempo ti lascio un abbraccio caro. Grazie di cuore.

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    • Annelise, mia piccola cara… Ti risponderò anche da me, ma nel frattempo ti lascio una piccola storia indiana… so che ti piacerà. Grazie di cuore. Un abbraccio caro.

      “Il cuore più bello del mondo

      C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone che diceva di avere il cuore più bello del mondo. Tutti quanti glielo ammiravano, era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano più il giovane si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero… il tuo cuore è molto meno bello del mio.” Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto ed era anche pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse il più bello. Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: ” Starai scherzando !”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.” “E’ vero !”, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, nel mio ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore, alla quale ho dato un pezzo del mio cuore, e spesso, ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato, ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto e questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che ho provato anche per queste persone… e chissà ? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi adesso che cosa sia il vero amore ?” Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Allora prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che gli tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi ne prese un pezzo rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse: “Se la nota musicale dicesse che non è la nota che fa la musica… non ci sarebbero le sinfonie. Se la parola dicesse che non è una parola che può fare una pagina… non ci sarebbero i libri. Se la pietra dicesse che non è una pietra che può alzare un muro… non ci sarebbero case. Se la goccia d’acqua dicesse che non è una goccia d’acqua che può fare un fiume… non ci sarebbero gli oceani. Se l’uomo dicesse che non è un gesto d’amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo… non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra per gli uomini”. Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui. Ogni persona con il suo cuore, con i suoi bitorzoli, con i suoi vuoti e con tutto ciò che nel corso degli anni si è donato e si è ricevuto. Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota, come il libro ha bisogno di ogni parola, come la casa ha bisogno di ogni pietra, come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua, così il mondo ha bisogno di NOI, ha bisogno del nostro amore, perché siamo unici ed insostituibili.”

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  2. Una lettura bellissima densa di significati, amore e vita!
    Congratulazioni Sig.ra Emilia di Roccabruna.
    Essere qui e leggere, è come essere dentro e davanti un preziosissimo Caffé Letterario.
    Un Teatro di vita che regala tanto ai pochi e offre molto ai tanti. Questo è il suo pezzo Signora. Un qualcosa che rimane e resta impressa come un marchio.

    Isabella

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    • Isabella, piccola cara… Ogni istante, ogni piccolo frangente che viviamo ci porta a confrontarci con gli altri, a lasciare qualcosa di noi e a prendere qualcosa di chi incontriamo… e tutto questo ci marchia, lasciando cicatrici. A volte rimangono come un segno indelebile, altre volte finiscono per diventare ragnatele invisibili, che non vedi… ma sai che ci sono…
      Ti lascio un pensiero di Osho…

      “Non posso definire l’amore; posso indicarti la via per farlo crescere, posso insegnarti come piantare una rosa, quanto innaffiarla, quanto concime darle, come proteggerla. E un giorno, all’improvviso, spunta il fiore e la tua casa è inondata di profumo. È così che l’amore accade.”
      Osho, “Innamorarsi dell’Amore”

      Ti lascio un pensiero e un abbraccio caro.

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    • Grazie Giovanna, ti lascio un caro saluto e ti lascio una frase di uno scrittore che mi piace…

      “Per questo è importante lasciare che certe cose se ne vadano, si distacchino. Non aspettarti che riconoscano tutti i tuoi sforzi, che capiscano quello che era il tuo amore. bisogna chiudere i cieli oltre un certo limite. Non per orgoglio, per incapacità o superbia, semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei. Smetti di cercare e lascia che qualcuno ti trovi.”
      P. Coelho

      Ciao Giò… e fai la brava

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  3. Un Componimento che porta in Sè tutta la Consapevolezza dell’Anima.
    A Voi, Cara Emilia; il Merito di aver saputo rendere in parole ciò che spesso, il cuore cela anche a se stesso.
    I Miei più sentiti Complimenti.

    E al Milord, un Grazie per averlo condiviso con Tutti Noi.
    ___
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • Cara, dolce Nighail, figlia delle tempeste e dei mari d’irlanda….
      qui ti lascio un saluto veloce… ti risponderò da me … (scusate i miei tempi da tartaruga…)

      “Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’
      oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.”
      Haruki

      Ti lascio un abbraccio caro.

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  4. E’ stato estremamente facile, caro Ninni.Chiunque ritenga di avere del “talento” può provare a pubblicare ma ….., non è detto che venga pubblicato (esistono dei canoni ristrettissimi: il prodotto piace o non piace. Poi ci devono essere scorrevolezza, sostanza e forma … grammatica e sintassi. Insomma, almeno “quattro” basi perchè un racconto possa diventare interessante. Tu, Milord, qurste cose le conosci benissimo e anzi, me le insegni, ma i Buoi?)
    La “Signora” Emilia di Roccabruna, oltre che ad avere un Background lungo così, ha la “tua” fiducia, che è anche la mia.

    Eccone il risultato.

    Congratulazioni Signora.

    Max
    (Ciao Ninni)

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  5. Buongiorno Signor Maxim… Ecco, adesso il mio viso si è colorato con tutte le sfumature del bordeaux. Mi è sempre piaciuto il confronto con le persone, il dialogo, mi permetto di darti del tu, e scrivo perchè ho qualcosa da dire e non per far la “scrittrice”. Se diamo un’occhiatina al mercato “letterario”, ci si può rendere conto che ci sono “cani” che pubblicano con le maggiori case editrici e “ottimi ” scrittori che arrancano e che hanno difficoltà a farsi conoscere… Poi ci sono le persone come me, che donano i propri pensieri e le proprie emozioni… ( Beh.. devo dire che la frase …. “Background lungo così”… mi ha fatto sorridere. Mi è venuto in mente il salumiere… “Mi dia un etto di Background e due michette”… è solo un pò di esperienza, ho ancora un sacco di cose da imparare.)

    Ti lascio una frase del grande Tagore… lui si che sapeva scrivere bene…
    “Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
    ma non ne ho il coraggio: temo che
    il mio cuore mi salga alle labbra.
    Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
    il mio cuore dietro le parole.
    Tratto crudelmente il mio dolore per paura
    che tu faccia lo stesso.”
    Ti ringrazio di cuore per la fiducia e ti lascio un abbraccio.. lungo così…

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  6. In fine, ma non perchè meno importante degli altri, lascio un GRAZIE a Te, mio piccolo e amato Ninni. Scusa se ho occupato i tuoi spazi, ma i tuoi pregiatissimi ospiti meritavano i miei ringraziamenti . (Risponderò a chi ha scritto da me … anche se con tempi da bradipo…)
    Ti lascio una poesia di Neruda.

    “Saprai che non t’amo e che t’amo
    perché la vita è in due maniere,
    la parola è un’ala del silenzio,
    il fuoco ha una metà di freddo.

    Io t’amo per cominciare ad amarti,

    per ricominciare l’infinito,
    per non cessare d’amarti mai:
    per questo non t’amo ancora.

    T’amo e non t’amo come se avessi
    nelle mie mani le chiavi della gioia
    e un incerto destino sventurato.

    Il mio amore ha due vite per amarti.
    Per questo t’amo quando non t’amo
    e per questo t’amo quando t’amo.”

    Pablo Neruda

    Un abbraccio caro.

    La Berta saluta tutti.

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