Za’atri!

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Per saperne di più, cliccate sul banner UNCHR, qui a destra nella colonna.Grazie

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Scappano e si ritrovano in ‘trappola’.
Succede ai siriani che arrivano in Giordania. L’ultima settimana la polizia del regno hashemita è dovuta intervenire in assetto anti-sommossa per sedare la protesta dei tanti disperati finiti nel campo profughi di Za’atri.
Circa 60 persone si sono scontrate con le guardie di sicurezza, mentre tentavano di tornare nella città di Ramtha“, ha spiegato uno dei responsabili della mega struttura sorta di recente nel nord del paese.
E’ in pieno deserto, e attualmente raccoglie circa 7.000 esseri umani in soli sette chilometri quadrati.
Ma loro, i profughi, non ci stanno “perché le condizioni di vita del campo sono insostenibili”. Caldo rovente, polvere, mancanza di energia elettrica e denunce di abusi sessuali all’ombra di più di 40 gradi: la neonata struttura – denunciano gli attivisti – non soddisfa neanche minimamente gli standard internazionali.
E nonostante il ministro dell’Informazione, Samih Maaytah, si sia affrettato ad annunciare che le tende saranno rapidamente sostituite dalle roulotte, le proteste non sembrano cessare, così come l’opposizione delle tantissime organizzazioni non governative giordane ed internazionali che continuano a rifiutarsi di lavorare nel centro.
Secondo i dati dell’UNHCR, ogni giorno sarebbero almeno 150 le persone a richiedere cure mediche presso le infermerie del campo, laddove i casi più gravi vengono invece trasportati nell’ospedale di Mafraq.
Tante le patologie, fisiche e psicologiche, tra cui anche una sospetta tubercolosi.
Si spiega così perché tanti profughi preferirebbero tornare in Siria piuttosto che sopportare l’umiliazione di vivere a Za’atri.
E’ una grande prigione a cielo aperto. E noi non siamo animali, sebbene anche gli animali non accetterebbero mai di rimanere qui, in questo modo“, sostiene Mohammad, 50 anni.
Non c’è elettricità, né acqua né telefono. Siamo isolati e non riesco a contattare i miei figli che si trovano in Siria“, lamenta ancora l’uomo.
Non capisco perché il personale delle Nazioni Unite abbia l’aria condizionata nelle roulotte”, sottolinea invece Subhieh, 37 anni: “Qui non si respira, il cibo fa schifo e l’attesa per il bagno è di tre o quattro ore“.
Evidente anche l’enorme disorganizzazione: “C’è chi riesce ad ottenere anche cinque porzioni di cibo al giorno, mentre ad altri non arriva nulla. Non saremmo fuggiti se avessimo saputo“.
La situazione è talmente esplosiva, che gli ultimi siriani avrebbero tentato la fuga appena giunti al campo.
Due giorni fa, un custode ha cercato di abusare di una donna mentre tentava di usare il bagno. Uno dei suoi parenti l’ha picchiato. Quando la polizia è arrivata, il molestatore è stato portato in ospedale e l’uomo arrestato“, spiega Khaldun Qaddah, 25 anni, di Homs.
Abbiamo persino protestato per la sua liberazione, ma non è accaduto nulla. Non è giusto“.
E intanto, le denunce per le violenze sessuali subite dalle donne si moltiplicano, così come i casi di matrimoni forzati.
A finanziare il nuovo campo, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Soldi che secondo molti esperti stanno servendo solo a ghettizzare centinaia di disperati che sono disposti a rinunciare a tutto, ma non alla dignità.
Anche perché – a differenza di altri paesi dell’area –, nel corso degli ultimi anni la Giordania ha accolto mezzo milione di iracheni nelle sue città, e in questi mesi anche migliaia di siriani (sono più di 100 mila a vivere in città), e si fatica a comprendere il perché la comunità internazionale debba ora riservare ai profughi un simile trattamento.
I ‘nuovi arrivati‘ non hanno scampo, finiscono dritto a Za’atri.
Se infatti all’inizio l’accoglienza era stata assicurata dalle reti familiari, successivamente il governo di Amman ha allestito dei centri temporanei, dai quali – prima dell’allestimento del mega campo – era possibile uscire grazie a uno ‘sponsor’ giordano, usufruendo dell’aiuto delle Ong e delle strutture pubbliche. Inoltre, rispetto al passato, questa volta le autorità avevano scelto di offrire cure mediche gratuite e di aprire le scuole ai bambini.
Da Za’atri, al momento, è tutto.
Cordialità

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25 pensieri su “Za’atri!

  1. In Nome di Dio, ma nessuno si muove???
    Non c’é nessuno?
    Vi prego rispondete!
    Nessuno?

    Caro Milord come posso fare ad essere parte attiva? Ho cliccato sul sito dell’UNCHR e ho letto l’altro tuo articolo e giuro mi hai commossa!
    Ma che gente esiste su questo pianeta!
    Abbiamo bisogno di solidarietà..
    TUTTI.

    Ninni: sei la persona più bella che abbia mai conosciuto.
    BRAVO TI VOGLIAMO TUTTI BENE
    IO CI SONO (anche se appena tornata da scuola)

    Eleonora

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  2. Oh Milord.
    Sono senza parole, angosciata!
    Quelli potrebbero essere i nostri figli!
    Poi mi è arrivato il secondo schiaffo, leggendo l’altro articolo sul sito dell’Alto commissariato per i Rifugiati.
    Mi hai spaccato il cuore.
    Saluto Tutti perché li sento tutti vicini, proprio in questi frangenti.

    Annelise

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  3. Oltre le onde del mare, della terra e dell’uomo, cerco un salvagente che possa salvare tanti.

    E non mi interessa che quel tanto possa essere me stesso. Mi nteressa che anche il “me” possa salvare altri.

    Un abbraccio caro Ninni con tutta la stima e affetto che potrei dare.
    Saluto tutti

    Louis

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  4. Una crisi, questa, di difficile soluzione, caro Dott. Raimondi.
    Una crisi grave, soprattutto per tutto l’occidente civilizzato.

    Ho letto l’articolo sul sito dell’UNHCR. Lascia tanto, troppo amaro in bocca.
    La saluto con affetto e in bocca al lupo.

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  5. E’ sconvolgente, caro Ninni.
    Proprio sconvolgente.
    Eppure quei bambini, su in alto, sorridono, hanno qualche speranza.

    Ho cliccato sul banner UNHCR e ho letto il Tuo pezzo.
    Sconvolgente.

    L’importante è che noi si rimanga qui a pensare ai nostri “fattacci” quotidiani e ci sentiamo meglio mentre l’inferno alberga dietro le nostre spalle e dentro le coscienze (per chi ne ha una!).
    Un abbraccio di sostegno, amico mio.
    Ciao

    E.

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  6. A cosa serve scrivere una poesia, oppure elevare un canto alla pietà quando noi siamo i primi ad essere spietati?
    A cosa serve dirimere le controversie se, quelle stesse, vengono annullate dai ghetti e dai lager nati dalla nostra indifferenza e fame di potere?

    Ho letto anch’io, cliccando il banner UNHCR.
    Bello, profondo e preoccupante quell’articolo, caro Ninni.
    Anche piangere non serve più.

    Con una pugnalata ricevuta nel profondo del mio cuore ti mando un bacio e ti stringo.
    Ciao.

    Isabella

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  7. C’é ed esiste una solitudine, amara e incomprensibile, che uccide la mente: è la paura. la paura che leggiamo, quella che sentiamo e quella che percepiamo. Tutto questo, però, sempre e rigorosamente, negli altri.
    Il terrore che tali cose possano succedere a noi ci porta a fuggire lontano e nascondere la testa.
    Sono lontani, poveretti. Speriamo si salvino e … la nostra coscienza ne esce pulita, mondata da qualsivoglia peccato e impregnata di salvifica fede nel prossimo.

    Salvo svegliarsi di colpo, abbandonando l’incubo notturno, per affrontarne uno peggiore. l’incubo della vita!
    Un incubo, una tortura un Inferno pianificato che consuma le nostre coscienze e gli ultimi spasimi che ci restano.
    Sì, certo, noi li aiutiamo e li aiuteremo … nella muta speranza di aver “fatto penitenza” dei nostri peccati, mentro gli errori e gli orrori … profumano di morte.

    Caro Ninni, due articoli, quattro lacrime.
    Tanta impotenza e molta rabbia.

    Un abbraccio con tutto l’affetto che da qui parte, con uguale intensità.
    Non sei solo!

    Ti pensiamo

    Manuela

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  8. Mah… non mi stupirei se i finanziamenti, magari partiti regolarmente, fossero finiti nelle tasche di qualcuno lungo il “transito” e mai arrivati a destinazione, se non forse in piccolissima parte. Sarebbe oltremodo interessante capire a che punto del percorso sono spariti…
    Come non capire questi profughi? Altro che cadere dalla padella alla brace!
    http://www.wolfghost.com

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  9. Nella sostanza abbiamo la voglia di fare che si confonde, come sempre, nella voglia di sopraffare.
    Vorrei vedere e conoscere le situazioni alle quali ci hanno sottoposto i si dice e i ci sono.

    Io credo che, una situazione di crisi, non possa essere gestita “da lontano” e dal “denaro”.

    Ecco il pezzo, tuo, di denuncia caro Ninni.
    Ecco il sollevarsi del vento che, minaccioso, incombe sulle nostre teste. Nel tuo articolo leggo un “remember” che scuote gli animi:

    […] Anche perché – a differenza di altri paesi dell’area –, nel corso degli ultimi anni la Giordania ha accolto mezzo milione di iracheni nelle sue città, e in questi mesi anche migliaia di siriani (sono più di 100 mila a vivere in città), e si fatica a comprendere il perché la comunità internazionale debba ora riservare ai profughi un simile trattamento.[…].

    Ma perché, caro Milord, qualcuno se lo ricordava? Oppure non ci avevamo pensato? Oppure è sempre stato comodo così, tanto io “li sto aiutando”, che altro vuoi da me?

    Intanto la polveriera diventa rovente, Libano docet.
    Regno di Giordania? Sta bollendo come una pentola a pressione. Non si riceve tanta gente senza urlare “BASTA!
    La mia paura e considerato quanto scrivi, che anche la Giordania lanci un “BASTA” urlato, dopodiché esplode il Medio Oriente.

    Io spero che, come suppongo, l’Arabia Saudita smetta di soffiare sul fuoco pur di salvare il Regno, le prebende e il posto di rilievo nel controllo delle materie prime, anche se “altri” premono.

    Lo spero tanto.
    Bisogna attivarsi e darsi da fare, anche con l’opinione pubblica che, messa in un angolo, c’é sempre ed è sempre vigile.
    E non si vive più con l’opinione pubblica contraria e avversa.

    Un abbraccio Milord.
    Bel pezzo, anche l’altro su UNHCR.

    L.

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  10. Un Silenzio, Amaro e indissolvibile; è l’Unico sapore che riesco a mandare giù, per cercare di comprendere le ragioni di una tale mancanza di Umanità. Il disfacimento della Vita e del Rispetto per la Vita stessa.
    Come se la Disperazione non avesse più occhi e non ci fossero luoghi abbastanza lontani per sentirsi meno Colpevoli.

    “Mentre il cielo
    accoglie l’ultimo riflesso,
    respiro piano
    e ricomincio da capo.”

    Ricomincio a chiedermi cosa potrei leggere, di più Incredibile, in quegli occhi infantili, che ancora hanno il coraggio e la profondità di un sorriso Vero. Come è possibile?

    Ricomincio a chiedermi quale scintilla di Umanità o di Morte ristabilirà una Giustizia ormai in preda alla Follia.

    Ninni, stai Nuovamente colorando un’Orizzonte di Nera meraviglia e quella Verità che vogliamo disperdere nelle nostre quotidianità prive di coraggio, ci guardano dritto negli occhi, per scuoterci e farci sentire che dobbiamo saper guardare … Oltre … Oltre noi stessi.

    Un risveglio Amaro … … e Necessario.
    Grazie Ninni.

    Un Caro saluto per Tutti
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  11. L’assenza è quella che ci uccide tutti. Facile approvare, e rimanere immobili!

    DOMANI POTREBBE ACCADERE A NOI.
    In quel frangente … a chi chiederemmo aiuto?
    Oggi noi siamo presenti, ma domani?

    un pensiero affettuoso, cari Milord.
    Un grande pensiero, caro e dolcissimo Ninni.

    Ti siamo tutti vicino

    Sony

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  12. Non esiste o esiste un limite all’umana follia? Alla follia di una guerra che, guerreggiata e con fini non delimitati, ma oscuri, porta dolore con la speranza che porti un futuro “comunque” prefigurato?
    Sono pessimista Milord.
    Pessimista e preoccupato.
    Qui si allarga tutto a macchia d’olio e quel tutto non basta a avere ragioni sulla storia.

    Ce stann ammazzann a tutt quant, Miluord!
    Stà situazzione, Miluord, è accussì brutta ca quann a vir nto spekki, u spekki s schiant.

    Dalla partenope Capitale.

    Dudù

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  13. Caro Lord Ninni, non c’è più posto per la pietà in questo mondo senza un Dio
    Nessuno li salverà e ci salverà se non iniziamo a toglierci gli abiti fastosi e inutili
    Una carezza sul Vostro cuore
    Mistral di Ombreflessuose

    Ps Un buon giorno a Tutti

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  14. Credo bene che loro desiderio è di fuggire da Za’atri per tornare in Siria. Da quello che ho qui letto, ma anche altrove, le condizioni di vita a Za’atri sono tutt’altro che felici: abusi sessuali, fame e sete, malattie, caldo infernale, disagi igienico-sanitari. E’ possibile parlare di un vero e proprio lager nel deserto, sotto un cielo che non promette nulla di buono. Ma come hai ben sottolineato, caro Lord Ninni, c’è chi riesce ad avere anche cinque pasti al giorno e l’aria condizionata in roulotte, mentre per i 7.000 esseri umani costretti nel deserto di Za’atri non c’è niente, solo la speranza di poter fuggire, di tornare in Siria, perché se proprio si deve morire che almeno sia con un po’ di dignità.

    Non c’è da fare molto affidamento sugli aiuti finanziari che dovrebbero arrivare e che forse sono già arrivati e magari finiti nelle tasche di qualche avvoltoio.
    Più che di ghettizzazione, io parlerei di un vero e proprio lager per questi disperati, sui quali pende la condanna inesorabile di uomini che pietà non conoscono.

    Non sono ottimista, perché non vedo ragione per esserlo: sappiamo tutti come andrà a finire. Pietà l’è morta, e non serve un punto esclamativo ma purtroppo solamente a full stop. Perché pietà non c’è, né si sa cosa essa sia. Od è più forse giusto dire che da quando le guerre hanno cominciato a far strage di fratelli sin dalla notte dei tempi, la pietà non è mai stata considerata neanche come accessorio.

    Un forte abbraccio, caro Lord Ninni. E grazie di portarci a vedere coi nostri occhi attraverso i tuoi la realtà che i giornali non raccontano.

    beppe

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  15. Pingback: In nome di Dio, salvateli – Za’atri! – Ninni Raimondi (Lord Ninni) | Iannozzi Giuseppe aka King Lear

    • Lady Romantica Vany
      Ci accorgemmo adesso che il Vostro commento era in “Spam” (una funzione che non avevamo scoperto fino ad adesso) e non sappiamo per quale motivo i Vostri due commenti finirono in quel recipiente.

      WP, ultimamente, offre di questi scherzi. Pensate che, provammo a scrivere sul Blog del bravissimo Giuseppe Iannozzi e dopo “tre” invii, a distanza di molto tempo l’uno, riuscimmo a leggere quanto inviato. Quello sì che fu SPAM. (Stesso messaggio ripetuto per ben tre volte, più uno di scuse!)

      Il fatto è che accorgersi di “elementi” in Spam, soprattutto quando si scrive di fretta è, pressocché, difficile. Si dovrebbe passare, sempre, dai commenti registrati internamente (in modaltà amministratore) ogni volta. Vi garantiamo che, dopo aver effettuato login, nell’immediato o scriviamo un nuovo pezzo, oppure, in multitasking, apriamo una nuova pagina per scrivere dal di fuori (il ché è più pratico e intuitivo).

      Sicuro di non aver offeso, ma sensibilizzato, vogliate accettare le nostre cordialità, perdonando per l’inconveniente increscioso.
      Grazie

      Mi piace

  16. My Lord…quali parole trovare per descrivere ciò che provo dopo avervi letto. Come avete visto ho atteso alcuni giorni per commentare. La rabbia che prova il mio cuore davanti all’indifferenza mondiale: vestita da mille brillanti parole del tutto bugiarde è troppo forte.
    Chi , come voi, porta sulle spalle il dolore di ciò che avviene è da considerare una benedizione.
    Portate parole e fatti, realtà e una carezza: resteranno nel cuore di chi vive in quel deserto così crudo e feroce.
    Permettetemi un abbraccio rispettoso e affettuoso.
    Sempre sinceramente vostra
    Giovanna Orofiorentino

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