Il mio nome è Anastasia

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I Romanov

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Dalle nebbie che avvolgono il tragico destino dei Romanov, è emersa una vera folla di pretendenti. Alcuni erano degli La famiglia imperialesquilibrati che si credevano membri della famiglia imperiale russa: altri degli impostori, che speravano di stabilire qualche diritto sulle immense ricchezze dello Zar depositate nelle banche occidentali. La partita in gioco aveva, infatti, una posta molto rilevante: una buona parte dell’immensa fortuna dei Romanov era stata portata fuori dalla Russia subito prima della Rivoluzione e depositata in banche occidentali. Secondo alcune stime, la ricchezza della famiglia, in denaro, ammontava ad oltre millecinquecento milioni di Euro, senza contare il valore delle proprietà che i Romanov avevano in Germania. La vicenda più clamorosa in questo intrico di falsi Romanov è quella di una ragazza al di sotto della ventina d’anni, ripescata quasi morta da un canale a Berlino, il 17 febbraio 1920. La ragazza pretendeva d’essere la granduchessa Anastasia, figliaLa Granduchessa Anastasia minore dello Zar Nicola II: il suo racconto aveva una tale verosimiglianza, che fu accettato da molti eminenti aristocratici russi in esilio. La ragazza aveva addosso documenti intestati ad Anna Tschaikowsky, ma appena ebbe ripreso le forze, dichiarò di essere Anastasia e diede un resoconto dettagliato di come era sfuggita all’esecuzione. Disse che era stata portata con il resto della famiglia imperiale nella cantina di Ekaterinenburg per essere giustiziata. Era rimasta ferita nella sparatoria ed era svenuta. Sosteneva di avere ripreso i sensi e d’essersi trovata nascosta in un carro di contadini, con due uomini e due donne. Verso la salvezza Gli uomini erano due fratelli di nome Tschaikowsky; appartenevano alle guardie bolsceviche, ma non avevano voluto partecipare al massacro. Le dissero che era stata lasciata per morta sul pavimento della cantina, ma che al momento di portar fuori i cadaveri, si erano accorti che respirava ancora e avevano deciso di farla uscire, di nascosto, dalla Russia, per porla in salvo. Col denaro ricavato dalla vendita di una collana di perle e di smeraldi Le LL.AA.II. Nicola e Alexandragrezzi che erano stati cuciti nel suo abito, Anastasia e i suoi compagni riuscirono a raggiungere Bucarest, dove tutti e tre alloggiarono presso alcuni parenti dei Tschaikowsky. Anastasia, ancora troppo terrorizzata dai bolscevichi per farsi riconoscere, sposò uno dei due fratelli e ne ebbe un figlio. Poco dopo, però, suo marito fu riconosciuto per strada da agenti russi e assassinato. Anastasia ebbe un collasso nervoso e il bimbo le fu tolto per essere adottato da altri. Allora suo cognato, Sergei Tschaikowsky, decise di portarla a Berlino, dove forse sarebbe stata  più al sicuro. Il giorno dell’arrivo, però, dopo un terribile viaggio, Sergei scomparve. Anastasia era così esaurita e talmente disperata, che aveva deciso di porre fine ai suoi giorni gettandosi in un canale. Durante i dieci anni che seguirono, la donna diede corso ad ogni sorta di azioni giudiziarie per ottenere il riconoscimento del titolo “suo” e della sua eredità e tenne continui contatti con i vecchi partigiani della Zar.
Denunciata come impostora
Olga e TatianaLa comunità russa di Berlino era divisa. Molti credevano che la “sconosciuta” fosse la granduchessa, mentre altri la bollavano come truffatrice. La maggioranza di quelli che avrebbero potuto identificarla erano morti; altri rischiavano di perdere la loro parte di eredità Romanov, se le pretese di Anastasia fossero risultate giustificate. Pierre Gillard, ex precettore dei figli Romanov, era convinto si trattasse di un’impostora. Asseriva che la donna non solo non capiva il russo, ma si faceva il segno della croce come i cattolici e non come si usa nella chiesa ortodossa russa. Il granduca Cirillo, cugino dello Zar e capo dei superstiti Romanov, rifiutò di concederle un’udienza e di avere ulteriori discussioni sull’argomento.
I processi
La principessa Irene di Prussia, sorella della Zarina, si disse sicura che la sua fronte e i suoi occhi erano quelli di Le sorelleAnastasia, ma non aveva più veduto la principessa da oltre dieci anni. Il granduca Andrea, un cugino dello Zar, accettò le asserzioni della “sconosciuta di Berlino” come veritiere e dichiarò: “E’ certamente la granduchessa”. Anastasia, più tardi, sostenne che suo zio, il granduca Ernesto d’Assia, aveva fatto una visita in Russia, venendo dalla Germania, nel 1916. I due paesi erano allora in guerra. Egli negò accusandola di essere una “sfacciata bugiarda”, ma nel 1949 l’ex comandante di un reggimento russo delle guardie, il colonnello Larski, affermò – sotto giuramento – che la visita di Ernesto era avvenuta e nell’epoca specificata da Anastasia. Il caso della “sconosciuta di Berlino” appassionava il mondo. Nel 1928, trasferendosi in America, laOlga e Alessio donna assumeva il nome con il quale è ancora nota: Anna Anderson. Un detective privato, Martin Knopf, dopo lunghe indagini sostenne che la donna era un’operaia polacca di nome Franziska Shwanzkowska. Nel 1933, infatti, il tribunale di Berlino concesse a sei parenti superstiti un riconoscimento di eredità per le proprietà dello Zar in Germania, escludendo la presunta Anastasia. In quella occasione, i giudici tedeschi sentenziarono la morte presunta di Sua altezza imperiale la principessa Anastasia Nicolaevna Romanova. La lotta della “sconosciuta” per il riconoscimento fu, perciò, ripresa da capo. Anastasia si sottopose a minuziosi esami medici in ospedale. I raggi X rivelarono la presenza di cicatrici alla testa, che potevano essere state causate dal calcio di un fucile. I duroni che aveva ai piedi erano localizzati esattamente dove li aveva avuti la figlia dello zar; una cicatrice sulla sua spalla destra, dove un neo era stato cauterizzato, era simile a una ferita menzionata nella cartella clinica della granduchessa.
La mano schiacciata
L'Imperatrice e la Granduchessa AnastasiaUn’altra piccola cicatrice sul dito medio della mano sinistra veniva spiegata come conseguenza di un incidente provocato da un valletto distratto che, quando Anastasia era bambina, le aveva rinchiuso la mano nello sportello di una carrozza. Gli oppositori negarono che il fatto fosse mai avvenuto, ma una damigella di corte confermò la versione dell’incidente. Nel 1938, gli avvocati dell’Anderson intentarono un’azione legale per ottenere che il documento del 1933 fosse dichiarato nullo. Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale impedì che la causa potesse essere discussa. Solo nel maggio del 1968 un tribunale di Amburgo ha posto la parola fine al caso, respingendo le richieste dell’Anderson.
Anna Anderson smise la sua, “sofferente”, esistenza il 12 febbraio 1984.
La sua morte non fu sufficiente, però,  a chiudere il caso che, anzi, tornò con maggior vigore alla ribalta delle cronache La Granduchessa Anastasiaquando, nel luglio 1991, furono riesumati, nei pressi di Ekaterinburg, i corpi di 9 persone. L’analisi del DNA mitocondriale rivelò che si trattava di Nicola II, di Alessandra la Zarina, di 3 figli e di 4 persone del seguito. La mancanza di 2 corpi, stando alle ricostruzioni storiche, presumibilmente proprio quelli della principessa Anastasia e dello zarevic Alessio, accese nuovamente l’attenzione circa la reale  identità di Anna Anderson. Nel 1994 furono eseguite le stesse analisi su alcuni reperti bioptici del 1979, che esclusero, in modo perentorio, la consanguineità di Anna Anderson con i Romanov, attribuendole una nuova identità: Franzisck Schwanzkowska, una malata di mente, fuggita dall’ospedale psichiatrico di Berlino nel 1919.
[Nell’agosto 2007, nella regione degli Urali furono ritrovati i corpi di due bambini, accanto ai quali vi erano pallottole e boccette di acido solforico (usato per occultare i cadaveri). Gli esami del DNA conclusi un anno dopo, hanno confermato3375739430_ffdc0fbde3_o che i resti rinvenuti sono quelli di Anastasija e di Aleksej. Ciò chiuderebbe così per sempre la possibilità che qualche membro della famiglia reale fosse riuscito a sfuggire al massacro di Ekaterinburg – Wikipedia].    In realtà, sembra, che il test del DNA effettuato sul reperto bioptico fosse non veritiero. Inoltre restano ancora da chiarire alcuni dubbi: come mai erano in possesso di un resto di Anna Anderson e come era possibile che fosse stato conservato per tutti quegli anni? Inoltre, l’esame fu effettuato comparando il gene della Anderson con quello del Principe Filippo di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta II d’Inghilterra e parente, molto alla lontana, dei Romanov. Per quale motivo l’esame fu confrontato con il DNA del Principe Filippo e non con quello dei parenti più prossimi di Anastasia ? Sembra inoltre che non sia mai esistita una certa Franziska Schwanzkowska. Senza contare che Franziska Schwanzkowska, se mai fosse esistita, era fuggita dalla Polonia due giorni dopo il ritrovamento di Anna Anderson. Anche le modalità del ritrovamento dei resti dei Romanov sono legate al mistero. Nel 1991 quando furono rinvenuti i corpi della famiglia imperiale, fu detto che all’appello mancavano però due corpi (quello dello zarevič e di una delle due più giovani granduchesse, Anastasia).
Ma quando nel 1998 i resti furono sepolti nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo fu detto che i resti di tutti membri della famiglia imperiale erano stati rinvenuti. Se ciò fosse stato vero, di chi sarebbero i resti rinvenuti nell’estate del 2007 ? Ed è poi possibile che, a 90 anni dall’eccidio di Ekaterinburg, i resti rinvenuti siano così ben conservati che l’esame del DNA svoltovi sopra sia in grado di cancellare ogni dubbio?
La storia della famiglia Romanov, dunque, si concluse nella cantina di Ekaterinenburg?
Nel 1996 a San Pietroburgo ha avuto luogo la cerimonia solenne della sepoltura dei resti dei membri dell’ultima famiglia imperiale trovati sul posto della fucilazione. La Chiesa russa, però, non ha mai riconosciuto l’identità dei resti. La fine tragica della famiglia Romanov rimane ancora oggi un enigma.
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(*) Nel 2000 la Chiesa Ortodossa russa, guidata dal Patriarca Aleksej II, ha glorificato e dichiarato santi martiri Nicola II e la sua famiglia, considerato il contegno da loro tenuto durante la deportazione e la prigionia, il fatto di aver – come attestano diari e lettere ritrovati dopo la morte – concesso in nome della fede il perdono ai loro carcerieri e carnefici, e di aver auspicato la fine della guerra civile anche davanti alla possibilità di venire salvati dall’incipiente arrivo dell’armata bianca: Nicola II in prigionia rifiutò, infatti, l’offerta di fuga propostagli da una lettera anonima inviata dallo stesso Soviet. L’ex zar giustificò il diniego con un’altra lettera nella quale sosteneva che nell’azione si sarebbe sparso troppo sangue. Un’ulteriore prova di tale rassegnazione, e che è stata determinante nei lavori del Clero ortodosso, è una lettera inviata a tutti i familiari dalla granduchessa Ol’ga, dove ella scrive:
« Papà chiede a tutti […] che non cerchino di vendicarlo […] poiché il male che adesso domina nel mondo diventerà ancora più grande. Il male, infatti, non può sconfiggere il male, ma solo l’amore può farlo… » .
San Nicola II, imperatore martire e grande portatore della Passione, unitamente a santa Aleksandra, sant’Aleksej, santa Ol’ga, santa Tat’jana, santa Marija, sant’Anastasija e santa Elizaveta (la sorella della zarina, Elisabetta Fëdorovna, fondatrice di un ordine di monache e uccisa durante la rivoluzione) sono festeggiati il 17 luglio.
Lo zar e la sua famiglia sono stati ufficialmente riabilitati dal Presidium della Corte Suprema russa il 1 ottobre 2008, dopo una lunga battaglia legale.
La Corte ha riconosciuto come illegale l’esecuzione dello zar e della famiglia.
Nell’aula delle sedute della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ancora oggi un grande ritratto ricorda Nicola II come padre di questa istituzione. Allo stesso modo, una lapide commemorativa collocata nel palazzo dell’ONU a New York reca incisi il pensiero e il nome di Nicola II. (* fonte WKPD)
Ultima
Info: Palazzo Aleksandreij, Via Dvorzovaja 2, Pushkin 196601, Russia Tel.: 007 812 466 66 69 Fax: 007 812 465 21 96 A 25 km da San Pietroburgo (30 minuti con il treno dalla Stazione Vitebskij fino alla stazione Carskoe Selo e poi gli autobus n. 371 e 382 fino ai parchi). Oppure dalla stazione Metropolitana “Moskovskaja” l’autobus n. 287 o l’autobus-taxi n. 20

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Семейство Их Императорские Высочества Николая и Александры Романовых великих княжон и цесаревича Semeystvo Ikh Imperatorskiye Vysochestva Nikolaij i Aleksandrij Romanovykh velikikh knyazhon i tsesarevich
La Famiglia delle Loro Altezze Imperiali Nicola e Alessandra Romanov le Granduchesse Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija e lo zarevič Aleksej

Assassinati, vigliaccamente, nel modo più brutale possibile. 17 Luglio 1918

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Cordialità

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167 pensieri su “Il mio nome è Anastasia

    • Ladies and Gentlemen, buona sera.
      Restammo stupiti, basiti e piacevolmente meravigliati dallo spessore che state mostrando e interesse e apporti di estremo rilievo.

      Ecco il nostro orgoglio e vanto:
      Gli Imperdibili che, in questo umile spazio web fanno cultura, letteratura e piacere nell’arte della filosofia, introspezione e analisi. Siamo, sinceramente, contenti.
      Per cui decidemmo di dedicare quest’articolo a Voi e con Voi (proprio fra di Voi) partecipare, personalmente, alla Vostra fattiva e fruttifica presenza.
      Numereremo i nostri interventi ad uso di pronta consultazione, dedicandoli, di volta in volta agli interventi, tanto da sviluppare una crescita interiore, un’analisi approfondita e la creazione di un archivo nel merito e di merito al tema proposto.

      Una umilissima precisazione dedicata all’Imperdibile Lady Emma Vittoria:
      Siamo e fummo a conoscenza del Vostro assunto (la sparizione ora della Granduchessa Anastasia, ora della Granduchessa Marija e addirittura della Granduchessa Ol’ga) e proprio per questo rispettiamo, con sincera ammirazione, il frutto del Vostro intervento. Il nostro argomentare si riferisce alla vicenda della Sig.ra (Altezza Imperiale?) Anna Anderson Manahan, le cui vicende, come avete giustamente fatto notare, sono legate a doppio filo sul periodo e gli accadimenti testé narrati.
      Ciò non toglie che, l’illuminato e dotto Vostro intervento, porti nuova luce a questi fatti i cui risvolti sono, veramente, molteplici nella loro singolarità.
      Grazie mia Signora.

      Cordialità

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      • Milord Ninni,
        Il diamante “Romanov” ha molte sfacettature.
        Una di esse è Anastasia-Anna-Maria, o qualsia altra figura abbia tentato di far vivere-rivivere l’erede dei Romanov.
        Per anni si è detto, nel tuo articolo lo descrivi in modo esaustivo, che Anastasia in modo rocambolesco si fosse salvata.
        Salvandosi da quel terribile eccidio potrebbe aver perso la memoria, aver assunto un’identità fasulla o peggio ancora, essere impazzita e poi rinsavita(?).
        Poi, in anni meno pericolosi per lei e magari aiutata da qualcuno nei primi tempi post eccidio, potrebbe aver voluto che la verità ritornasse a galla.

        Non so.

        Esami scientifici, appurarono che Anna non era Anastasia.
        L’esame si fece, comparando il gene di Anna con quello del Principe Filippo di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta d’Inghilterra e parente dei Romanov. Il risultato fu: no!
        Anna Anderson non era della stessa famiglia

        Rimangono tuttavia diversi dubbi.
        Anzitutto sarebbe da vedere se il reperto anatomico impiegato era veramente di Anna e, se si, perché il medico lo aveva conservato. C’è poi da chiedersi il motivo per cui l’esame fu parametrato al DNA del Principe Filippo e non a quello di parenti più prossimi di Anastasia. Fuori dai laboratori, si può tentare qualcosa a livello empirico, come i vari esempi che ci porti. Una cosa rimane e sono i quesiti che ti ho posto.

        In tutto il caos, (che ho scritto nel mio apporto, proprio per avvalorare le mie tesi) che successe quella notte, non è plausibile, o meglio, auspicabile che una delle granduchesse sia stata “aiutata” a fuggire?
        Spero di si. Credo che Anna sia stata molto vicina alle granduchesse; potrebbe essere stata chiunque: la figlia di una serva, la parente di un valletto, una figlia illegittima mai riconosciuta. Ci sono tante cose tenute nascoste. E’ come un vaso di Pandora: Non si dovrà mai aprire. Credimi, c’è e ci sarà sempre qualcuno che ha gli interessi a tenere la verità ben nascosta.
        In fondo, tutti noi nel cuore, speriamo che “qualche” membro dei Romanov sia sopravissuto.
        Non oso pensare però a che condizioni mentali.

        Grazie, per il resto, non merito tanto.
        (Adoro la foto del mio concittadino Zar Putin; è vero… i vicentini hanno una marcia in più!)
        Salutazioni e buonaserata

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      • Imperdibile lady Emma Vittoria

        Il diamante “Romanov“?
        Piccola nota di colore, mia Signora. Conoscemmo il “collier Romanov“.

        Tutto ha inizio nel scorso secolo, a San Pietroburgo, da un disegno originale del 1885, realizzato da Agathon, fratello di Peter Carl Fabergé. E da qui che nasce il collier Romanov: oro bianco, diamanti e smeraldi. Ben 2.225 pietre che occuperanno gli orafi della maison per 14 mesi, più due per disegnarlo. Un gioiello che fa risplendere il ricordo dei lunghi valzer e il luccichìo delle parure al collo delle Signore alla corte dei Romanov.
        Ed è subito sogno!

        (Sarebbe da aggiungere, però, che in questo sogno non erano ammesse larghe fasce di popolazione decimata da anni di guerra e carestìa, la mano tesa in un disperato gesto di elemosina rivolto al Piccolo Padre, con la speranza di un tozzo di pane).

        Grazie

        (Fonte: Vogue.fr)

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  1. Ecco un articolo che mi fa ingrassare più di quanto non lo sia.
    L’argomento, molto interessante e che, considerati i contenuti verrà ampiamente sviluppato, è uno dei più ostici e controversi della storia umana.
    La descrizione e le nefandezze di quanto è o possa essere avvenuto, viene lasciata alle mani degli analisti storici, giornalisti e detective che del periodo possano conoscerne i risvolti.
    Molte le lacune, caro Dottore.
    Tantissime.
    E’ vero che la famiglia imperiale venne riabilitata.
    Ad oggi, però, le richieste di risarcimento non ci sono state e non credo per mancanza di eredi. Mi viene da pensare a degli accordi?
    Oppure degli accomodamenti soddisfacenti per tutti?
    Si dovrà capire.
    Le attuali geometrie europee non lasciano spazio o adito a “segrete vie d’uscita”.
    Il capitale da Lei indicato (senza il patrimonio immobiliare e d’investimento) a oggi credo abbia superato i 3.000 milioni di euro.
    E tutto questo alla luce dei piccoli riconoscimenti in denaro nei confronti di qualche sporadico erede.
    L’URSS prima e il governo russo poi, hanno sempre avanzato l’ipotesi che quei beni facciano, ormai, parte della disponibilità della Russia (Federazione Russa n.d.r.). Anche se questa affermazione non porta da nessuna parte.

    Sarà bello poterne parlare.
    Buona giornata e buon lavoro

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    • #1

      La prima guerra mondiale fu un disastro per l’Impero russo e la dinastia dei Romanov. Nel febbraio 1917, con la perdita di centinaia di migliaia di morti, il paese tremava. Nella capitale, la città di Pietro, il popolo affamato, vessato dalla più nera miseria e da tante lotte, si riuniva urlando la propria disperazione insieme agli studenti Schim lavoratori, costringendo lo stato maggiore per la sicurezza di tutte le russie ad inviare numerose truppe per riportare l’ordine attraverso il rigido bastone della repressione. In questo gravissimo frangente lo Zar Nicola II, convocato in tutta fretta al fronte, ricevette l’ultimatum avverso il proprio esercito imperiale. Una unica e ferma richiesta: resa senza condizioni! (L’Imperatore Nicola II, è da dire, non era molto portato per la guerra o per gli affari “amministrativi”. Tuttavia rappresentava pur sempre una superpotenza). L’ultimatum gli giunse da una coalizione che, se fosse stato Egli in possesso della perizia del Principe Otto Von Bismarck, avrebbe trovato certamente e sicuramente il modo di raddrizzare le reni a chiunque. Invece, per il bene della propria famiglia e del proprio figlio di 12 anni malato di emofilìa, abbandonò il trono di una dinastia fiorente fin dal 1613.

      Il governo ad interim formato dai Bolscevichi (vincitori su un precedente tentativo di colpo di stato da parte dei Manscevichi), mise la famiglia dell’imperatore agli arresti domiciliari a Tsarskoye Selo – in un insieme di palazzi confortevoli vicino Pietrograd.

      Con Nicola II, l’imperatrice Alexandra Fëdorovna e lo zarevic Alexei, c’erano le quattro figlie dell’Imperatore: le Granduchesse Olga, Tatiana, Maria e Anastasia, la maggiore delle quali aveva 22 anni e la più giovane (Anastasia) 16 anni. Fatta eccezione per una costante vigilanza armata, la famiglia quasi mai sperimentò difficoltà durante la detenzione a Tsarskoye Selo.
      Nell’estate del 1917 Aleksandr Fëdorovič Kerenskij (nominato primo ministro della rivoluzione) iniziò seriamente a preoccuparsi: da un lato, i bolscevichi tentavano (dopo aver fatto sparire i Manscevichi) di eliminare lo Zar, dall’altro, i fedeli all’Imperatore (ed erano veramente molti), volevano salvare Nicola II e restaurare il trono. Per sicurezza, dunque, Kerenskij mandò i prigionieri reali a Tobolsk, una città siberiana distante, circa, 1500 Km a est degli Urali. Il 14 agosto Nicola II, la moglie e i cinque figli, accompagnati da 40 dipendenti venne trasferito da Tsarskoye Selo dopo ben sei giorni di viaggio forzato e con un treno sorvegliato da ben duecento rivoluzionari armatissimi e con l’ordine di sparare a vista.

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  2. Uno degli argomenti spinosi per i quali non hai mai ammesso alcuna intrusione.
    Come se tu, in persona, fossi Nicola II.
    Me li ricordo i nostri discorsi e la matematica rigorosissima sugli avvenimenti da te esposta.

    E leggo come, con la passione e la fermezza che ti contraddistinguono, rimetti nel piatto la tesi da te portata.

    Interessante sotto tutti i profili.
    Come interessante e ferreo è o sarà il tentativo di chiunque a farti cambiare strada.
    Ne so qualcosa.

    Devo dire che, dalle tue precedenti tesi, leggo qualcosa di diverso.
    L’ultima analisi antropologica del fatto.
    Quanto tempo è passato, milord, da quando ti vidi iniziare l’investigazione giornalistica su questo caso? Sono quasi dieci anni e non ti sei mai arreso.
    Ricordo, anche, quando venisti nominato dal Time International come uno degli esperti su questa “questione” e che ti innervosisti perché, hai sempre ritenuto, che non esistono gli esperti, ma gli studiosi sul tema.
    Chino il capo e non accenno alle “tremila pagine” da te prodotte in passato.
    (Credo fossero duemila novecento e rotti oppure erano duemilioni? Ok, ok, la smetto).

    Come mi ricordo delle tue ricerche, anche con “inseguimenti” su personaggi e fatti, che mi stupirono e dopo mi affrancarono.

    Ho letto l’articolo. Hai lanciato il sasso.
    Starò a vedere e magari se non mordi, intervenire.

    Un abbraccio a tutti
    (Fatene attenzione perché sull’argomento è ferratissimo)

    Spillo

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    • Sir Spillo

      Non avemmo parole per ringraziarVi adeguatamente. Avete fatto una sorpresa grandissima che girammo, volentieri a tutti i lettori.
      Un sentitissiomo grazie anche a Voi.
      (Ferratissimo? Vi riferiste ai nostri zoccoli da Asino?)

      Salutazioni

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  3. NINNI!
    Lo sapevo che prima o poi saresti tornato sul tuo tema preferito.
    Quello che, parole tue, non ti faceva dormire la notte.
    Sì, l’argomento è molto interessante e sono sicura che se non avessi degli argomenti nuovi, questo tema non l’avresti sottoposto al pubblico.
    Immagino la scena: parlino tutti per confutare o esprimere quanto detto e poi saltano fuori i tuoi studi.

    Non ti conoscessi …

    Affascinante come argomento e devo dire che più ne sento parlare più mi rilassa la questione che sei stato uno dei “nominati” per il riconoscimento.
    Gli atti sono a disposizione di chiunque.
    Grazie al tuo impegno e pazienza se oggi possiamo parlare di piena riabilitazione della famiglia imperiale che non ebbe parte nelle vicende umane, ma in quelle sentimentali, come ogni famiglia.

    Hai giustamente sottolineato come l’uccisione fu la “più vigliacca” possibile. Certamente: era stata loro garantita la vita.

    Ne vedremo, vedrò, delle belle.
    Vado a cercare tra gli appunti di allora.
    Un bacio e ciao.

    Marisa

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  4. My Lord, perdonate se non mi dilungo in questo momento su questo argomento che amo particolarmente. Sono giorni che la connessione internet funziona in maniera ridicola. Attendo fra oggi e domani il tecnico che mi cambierà il ruter. Figuratevi che non mi da nemmeno il tempo di mandare una mail. Vi penso con l’affetto di sempre e spero di poter tornare quanto prima.
    Accettate un abbraccio pieno di amicizia e rispetto.
    Giovanna Scaglione Orofiorentino

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  5. Si, lo ammetto, mi hanno avvisato al telefono del tuo articolo (no ho avuto tempo di respirare. Figurati in qusto periodo).
    E’ un tuo cavallo di battaglia che, però, abbiamo condiviso.
    Ineccepibile come articolo, decisamente e dovizioso nella esposizione intelligente.
    Adesso, analiticamente, abbiamo gli argomenti, gli antefatti i fatti e i risultati apparenti.

    Facciamo un po’ di luce su una delle più grandi “porcate”, in nome del popolo, su una famiglia contesa e da contendere, fulcro di tutti i creocevia politici europei e nascenti.

    Un abbraccio Milord.
    Un caro saluto per tutti.

    Louis

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  6. NINNI!!!
    Hai fatto centro..
    La storia dei Romanov è sempre stata pregna di mistero.
    Ma ancora più misteriosa fu la vita di colei che si dichiarò Anastasia. Anna/Anastasia fece il possibile per dimostrare di essere la persona che affermava, inutile dire che nessuno era disposto a crederle oltre a chi aveva già affermato di conoscerla già da prima come “Anastasia Nikolaevna Romanova“. Ad Anna Anderson fu sempre impedito di avvicinarsi al tesoro della famiglia, perchè i giudici credevano che forse era l’obiettivo di tutta quella messa in scena. Non tutti però, erano contro alle rivelazioni dell’adolescente; nobili russi e miliardari americani sicuri di avere a che fare con la figlia dello zar offrirono alla fanciulla il loro appoggio, ospitalità e protezione.

    La presunta principessa Romanov incassò i diritti cinematografici del film “Anastasia” ispirato dalla sua storia, prodotto dalla Fox a Hollywood con la regia di Litvak. Sposò lo storico dell’arte americano john Manaham, trascorrendo con quest’ultimo il resto della sua vita con la massima agiatezza. Morì a 82 anni a Charlotteville in Virginia, senza rivelare il segreto della sua identità. Dopo la storia di Anna Anderson ci furono altre donne che si spacciarono come lei per la figlia dello zar creduta morta. Addirittura l’agenzia spagnola “Efe” riferì dopo che erano stai recapitati documenti inediti presso quest’ultima che anche la sorella “gran duchessa Olga” si era salvata dalla strage familiare dei Romanov e non solo,venne inoltre dettole due sorelle si erano rifugiate in Italia dove sarebbero decedute e sepolte (Anastasia a Menaggio sul lago di Como sotto il nome di Marga Boodts e Olga nel cimitero romano di Prima Porta sotto il nome di principessa Romanov Dolgorouky), ma non finisce qui, l’agenzia riferisce anche che le due ragazze avevano goduto della protezione della regina Elena la quale le aveva addirittura autorizzate ad assumere il titolo di contesse di Fonzo. Se non bastasse alcuni anni dopo intorno al 1983 “Efe” rilanciò la notizia con un ulteriore notizia sconvolgente: “suor Pasqualina Lehenert, la religiosa che visse quarant’anni accanto a papa Pacelli, aveva dichiarato poco prima di morire che le due figlie dello zar erano state ricevute più volte in Vaticano in udienza privata dal Pontefice“. Su questa storia triste e misteriosa nello stesso tempo molti hanno trovato anche il coraggio di ingigantire la vera vicenda da come mi si è potuto capire fin’ora, sulle confessioni dell’agenzia “Efe” si è riuscita a trovare la vera spiegazione: si è trattato di uno scambio di persona. Le due dame russe che suor Pasqualina pensava fossero Anastasia e Olga erano le figlie del re del Montenegro cioè sorelle segrete della regina Elena (Militza e Xenia) che hanno vissuto quasi tutta la loro vita in Italia senza quasi mai farsi vedere in pubblico, quest’ultime due sorelle erano note come le «dame nere» perché praticavano riti occulti, e lettura dei tarocchi, essendo dedite allo spiritismo facevano parte dell’entourage di Rasputin, il libidinoso monaco-stregone che aveva plagiato anche la zarina Alessandra (madre di Anastasia). In fine su tutti gli imbrogli e le cose ingigantite su questo mistero resta in piedi soltanto quella di Anna Anderson è anche la storia dove sono state fatte più ricerchè e come abbiamo detto in precedenza nel 1991 sono state anche riviste le tombe di tutta la famiglia Romanov ed effettivamente il suo cadavere non c’era insieme a quello del fratello Alessio, ma perchè allora lei ha sempre detto che era la sola ad essersi salvata?

    Effettivamente si potevano essere salvati entrambi ed essere certi della stessa cosa cioè di essere stati gli unici a salvarsi, ma a questo punto nasce spontanea un’altra domanda, come mai il fratello una volta che si è saputo che Anastasia non è andata a trovarla? Può essere che il fratello potesse essere deceduto prima di questa vicenda. Fino a qui si poteva ancora pensare che Anna e Anastasia erano la stessa persona, ma in una storia così misteriosa non può mancare il colpo di scena. Un medico conservò un pezzo di intestino di Anderson, lo confessò dopo qualche anno della morte di quest’ultima.
    Vi domanderete a questo punto come faceva questo chirurgo ad avere in possesso un pezzo d’intestino della ragazza, insomma non stiamo parlando di un semplice braccialetto o qualcosa di simile. Quando Anna Anderson era ancora viva fu sottoposta ad un intervento e il dottore ha dovuto estrarre lì unpezzo d’intestino e ha pensato bene di conservarlo. Questo tessuto ora si poteva prestare per un esame del DNA che avrebbe potuto chiarire se Anna aveva mentito fino all’ultimo oppure se fosse stata lei realmente l’ultima erede dei Romanov, una volta ottenuti i risultati dell’esame si esclude quasi certamente che era una donna che potesse avere una parentela con i Romanov, anzi si pensava che potessero aver ragione le persone che la identificavano come: “Franziska Schwanzkowska“, una persona assolutamente priva di ascendenti nobiliari. Qualcuno non era ancora convinto e le domande più frequenti e significative sono: “come mai Anna Anderson se non era realmente Anastasia ma addirittura era una persona senza neppure titoli nobiliare poteva ricordare tanti minuti dettagli della vita al palazzo reale? Come mai alcuni servitori dei Romanov affermavano che era la piccola del palazzo reale?“. Ma la domanda più atroce è la seguente: come è possibile che Anna avesse un segno alla spalla e una deformità dovuta a una frattura ad un piede e ad una mano, completamente identiche a quelle della principessa Anastasia? Inutile dire che a quest’ultime domande non è stata trovata nessuna risposta plausibile per capire il come mai di tutte queste coincidenze e in un certo qual senso questi dubbi non hanno dato la conferma certa che non erano le stesse persone.

    Ninni, sappiamo bene, che in molti episodi della storia, furono usati dei sosia di politici, musicisti ecc, compreso il misterioso caso di Paul McCartney

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    • Donna Emilia di Roccabruna

      Rimarremmo ore a leggerVi. La Vostra vitalià ci colpisce e ci rincuora.
      Dei sosia dite?
      Alcune volte basta (e avanza) l’originale.
      Perché essere così criminali da voler rifilare, anche, un sosia?

      Grazie mia Signora

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      • Beh piccolo Ninni… TU SEI UNICO; ma molti personaggi della storia, usarono dei “sosia”, e a dirtela tutta ho anche io la mia brutta copia!

        Chiedilo a Berta. C’ho duvuto litigare perchè sta usando il MIO Pc per quel caspita di ricette del menga! Tra un pò, se sua maestà decide, devo scrivere due cose sull’affaire Romanov.

        Basilini

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  7. Ninni, ho notato che un numero ricorre molto spesso: il numero 17

    17 Maggio 1896: Durante la notte di incoronazione di Nicola e Aleksandra, circa 1400 persone sono morte e 1300 sono rimaste ferite dopo la tragedia Khodynsk. (Nelle cronache di allora c’è scritto ben poco)…

    17 OTT 1905: In seguito ad uno sciopero generale, della durata di 10 giorni, lo Zar Nicola II di Russia fu costretto a concedere alcune libertà, tra cui la creazione di un Parlamento, la Duma, eletta a suffragio universale.

    17 dicembre 1916: Rasputin, è stato assassinato.(Lo zarevic Aleksej, malato di emofilia, malattia probabilmente ereditata dalla bisnonna, la Regina Vittoria, che lo esponeva al rischio di emorragia anche per un minimo trauma. La malattia fu tenuta nascosta, e il principe sottoposto ad una continua sorveglianza.La madre chiese aiuto ad un santone, Grigorij Rasputin, che sembrò poter guarire lo zarevic: Alessandra fu da quel momento totalmente plagiata dal monaco, che influenzò in maniera determinante la politica dello zar che contribuì ad instaurare un regime di arbitrio e corruzione). Rasputin gettò ancor più discredito sui Romanov. Aveva predetto che caduta dei Romanov sarebbe stata collegata con la propria morte.

    1917: I bolscevichi presero il potere in Russia.

    17 luglio 1918: La famiglia Romanov è stato assassinato da bolscevichi.

    Coincidenze?
    Ultimamente mi piacciono moooolto…
    http://emiliadiroccabruna.wordpress.com/2013/02/11/concordia-complotti-coincidenze/

    Piccolo Ninni… Scusa se sono stata prolissa… Ciao

    Salutazioni dalla Berta

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    • Donna Emilia di Roccabruna

      Avete notato che la somma delle lettere delle Vostre generalità, meno l’intervento da Voi fatto, ci da il n. 17?

      Non crediamo ne mai credemmo a tali “stranezze“.
      Credeteci sulla parola.

      Grazie mia Signora

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      • Ninni… e ti rispondo subito.
        Ti manca un passaggio; 7+1=8
        Femminile, pari, negativo. Numero della serie di Fibonacci. In numerologia, il numero 8 è il frutto di una combinazione ottimale: il raddoppio del numero 4 che già da sè ha il significato di coppia. Esso rappresenta l’equilibrio, ma anche il conflitto tra spirito e materia. E’ il simbolo dell’infinito. La perfezione si ottiene infine nella figura del quadrato con al centro il cerchio. La costruzione di due quadrati ruotati di 90° richiama alla rappresentazione della rosa dei venti, quella stella a 8 punte su cui sono indicati i punti cardinali (4 principali e 4 intermedi), al centro della quale è applicato l’ago della bussola. Al concetto di otto, come numero indicante l’equilibrio del cosmo, è legato il frequente uso antico di otto pilastri per reggere la volta di templi o la struttura di mausolei e moschee. E’ facile trovare questo numero presente in numerose chiese cristiane soprattutto nella forma ottagonale dei fonti battesimali, dove si vuol richiamare l’ottavo giorno in cui Dio inizia il percorso cristiano dopo la creazione.
        Gli indù ci tramandano l’immagine della dea Khalì con otto braccia, mentre i giapponesi collegano i loro mitici racconti sulle origini con le “grandi otto isole” dell’arcipelago (otto nello scintoismo significa “infinito”). Per la dottrina buddista otto sono i raggi della sacra ruota che simboleggiano le vie della redenzione.

        Insomma Ninni… sono tutta un turbinio di “robe”…
        Ma sono INFINITA.

        Basilini tanti… Ciao

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      • Donna Emilia di Roccabruna

        Sì, mia Signora.
        Come dite Voi.
        Certo!
        Sicuramente!
        Ci arrendiamo!
        Siamo vinti, battuti.
        Va bene!
        Sì!
        SI!

        SI, va bene!

        (questa è una resa senza condizioni!)
        Un grande grazie e un caro saluto alla Sig.ra Berta.

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  8. Quella di Anastasia o di Anna Anderson che dir si voglia, temo resterà un segreto, sepolto dalla vigliaccheria con cui la famiglia Romanov fu brutalmente assassinata. Perché se un dubbio non c’è, questo è proprio che di un assassinio si è trattato. Non credo che Anastasia sia riuscita in qualche modo a sfuggire alla morte. Come hai molto ben evidenziato in questo tuo ottimo articolo, non ci sono prove sostanziali che Anastasia fosse Anna Anderson, ma non ci sono neanche prove definitive che non lo fosse. Si è fatta tanta confusione, e, a questo punto, credo sia legittimo nutrire almeno il sospetto che qualcuno abbia voluto inquinare le acque: la posta in gioco era ed è alta ancor oggi. E’ passato oramai quasi un secolo dallo sterminio dei Romanov, che ha visto, ahinoi, l’ascesa di un male non minore di quello che fu il nazismo: lo stalinismo. Sotto Stalin, inutile che sia io a ricordarlo, il dittatore si adoperò in tutti i modi per far fuori chiunque avesse in sospetto. Ma questa è un’altra storia.
    I bolscevichi hanno voluto distruggere ogni traccia dei Romanov: Nicola II fu prima fatto a pezzi, poi bruciato,e sul rogo fu buttato anche dell’acido solforico. Perché tanto accanimento?
    Se un tesoro dei Romanov esiste, temo che questo appartenga già da tempo alla Russia e che sia stato dilapidato da una lunga pezza.

    Impossibile dire se Anna Anderson fosse Anastasia, non dopo tutta la confusione (orchestrata a dovere!). Possiamo solo far riferimento ai dati che abbiamo in mano; ma io credo che molti particolari sostanziali sulla vicenda Romanov non siano ancora emersi, e difficilmente verranno alla luce. Però la Russia sa la verità, da qualche parte nel Cremlino c’è sepolta la verità, una verità per noi inaccessibile. E non è affatto detto che verrà fuori in tempi più o meno brevi.
    I DNA che sono stati analizzati non ci portano da nessuna parte. Troppe contraddizioni, per delle analisi fatte alla boia d’un giuda, operate così tanto male che altro dubbio sorge spontaneo: sono stati manipolati, falsati? E che accadrebbe se oggi venisse a galla che Anna Anderson era effettivamente Anastasia? Ci sarebbero delle ripercussioni politiche nell’attuale Russia, poco ma sicuro. Delle ripercussioni da non sottovalutare, che varrebbero assai più del tesoro dei Romanov.

    Tu, carissimo Lord Ninni, che pensi potrebbe mai accadere alla Russia di oggi se si venisse a sapere che Anastasia riuscì a sfuggire al massacro e che era quella Anna accusata di essere una impostora?

    Con ammirazione e stima,

    beppe

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    • Giuseppe Iannozzi

      caro amico, hai saputo riassumere egregiamente quanto tentiamo di esporre. Ovviamete per ben esporre si deve offrire un antefatto.
      Molto spesso le “bugie”, elargiteci,sono talmente grandi che è quasi impossibile accorgersene.

      Un esempio eclatante.
      Ti riporto un brano scritto in associazione (a delinquere) dalla brava Hilde strauss:

      Ed è strano che il taglio dei capelli e della barba abbia coinciso a poche ore prima dalla loro scomparsa.
      E’ coerente invece l’ipotesi di un tentativo di mutare aspetto prima della evacuazione, essendo i Romanov ben note figure pubbliche.
      Non poteva essere veritiera la versione che i Romanov, secondo la versione dei partecipanti all’eccidio, erano stati massacrati dentro una stanza che misurava 4 metri per 5.
      In quello spazio avrebbero dovuto affollarsi 23 persone, undici vittime con tre quattro sedute e dodici killer in piedi. Vale a dire che i Romanov e i loro giustizieri erano ad una distanza troppo ravvicinata; troppa folla per un’esecuzione di massa, fra l’altro nel panico e nella confusione, gli stessi esecutori avrebbero corso il serio rischio di buscarsi una pallottola di rimbalzo.
      Nelle pareti, nelle porte e nel pavimento furono trovati 27 fori di pallottole, molti contenente ancora il proiettile. Nessuno sparerebbe in una stanza del genere 27 colpi d’arma da fuoco. Si fecero staccare frammenti di muro, di pavimento e le porte.
      E se i proiettili che avevano aperto questi fori erano passate prima attraverso dei corpi, le stesse pallottole e nei fori dovevano esserci necessariamente tracce di sangue. Che non c’erano.

      Ritieni, caro Beppe, che la versione ufficiale sulla casa Ipatiev ad Ekaterineburg, possa essere credibile anche per un idiota?
      I misteri nascono da qui.
      Quale fu il primo risultato evidente?
      La famiglia imperiale e il seguito sparirono nel nulla! Semplicemente tutto qui.
      Il resto delle chiacchiere fanno zero!

      Io credo che, di fatto, non si siano mai mossi, oppure che, da molto vicino, abbiano seguito ed osservato gli eventi.
      Un po’ come la crisi economica che ha investito il Vaticano con le dimissioni ad orologeria del Sommo!

      Il primo difensore dei miliardi di Euro riciclati, non dico in Italia o presso quella repubblichina da operetta che è San Marino (molto potente economiamente, come sportello dello IOR), ma nella civilissima Svizzera e segnatamente presso la Propria banca personale: L’UBS.
      Nessuno osserva (senza stare a scomodare i protocolli e i passaggi vari) come lo stesso simbolo di quella banca, che ha “truffato” mezzo mondo, siano le insegne del Pontefice?

      Altro che scandalo del maggiordomo infedele e Wikivatican.
      Io ritengo che siano state create le “cosucce” per nascondere le “cosacce”!

      Un abbraccio con stima e sentita amicizia.

      Ninni

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  9. Una storia avvenimento interessante.
    Una famiglia decimata, esclusivamente, a causa dei loro natali. Qui (in Francia) ci sono due grandissime passioni per le ragazze giovani: L’Imperatrice Sissi e la famiglia imperiale dei Romanov. A Parigi vivono molti nobili e discendenti della famiglia imperiale.
    Ho letto il tuo articolo, caro Ninni e ho letto i primi apporti (visto? Non li chiamo commenti, proprio come vuoi tu).
    Sono rimasta entusiasta e la cosa mi salta agli occhi immediata, come il tempo non sia un’ancora, ma un monito per non lasciarsi sfuggire le nefandezze commesse.

    Un assassinio è un assassinio, anche se compiuto mille anni fa e secondo me è sbagliato arrendersi all’empio tempo. Non esiste pace per noi, ma neanche per quei poveri disgraziati (sono una credente, non dimenticarlo).

    Ripasserò un po’ più tardi e nel frattempo vi oleggerò tutti.
    Buona giornata.

    Annelise
    Paris, 15 febbraio 2013

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  10. L’argomento è estremamente interessante.
    Interessante, complesso e soprattutto irrisolto.
    Le storture ereditate dalla storia di comodo, non si dimenticano, ma si ripresentano per insegnare.
    A chi vuol comprendere, adesso, comprenda.

    Ti seguo nell’avventura, Milord
    Un saluto per tutti

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  11. Al di là della tragedia e della storia che non ha avuto clemenza, io vede e sento, profondamente, questa storia d’amore tra Lui e Lei. Indissolubile e forte.
    Ardente e appassionata come non si potrebbe.
    La famiglia e l’affetto e tanto amore.
    Mi piego ma non mi spezzo.
    La storia li ha piegati e la vita li ha annullati, ma per un istante lunghissimo hanno vissuto anche sotto i colpi dei fucili.

    Un articolo ben scritto, mio Signore.
    Qualcosa che rimane nella mente.
    Un abbraccio come fossi una Zarina.
    Un bacio.

    LMG

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    • .

      Buonasera gentile signora Maga Rossa, il suo apporto mi piace, ha saputo cogliere un lato della tragedia che ci era sfuggito: la sacralità della famiglia!
      Ha ragione…

      Ma su una cosa dissento: ” La storia li ha piegati e la vita li ha annullati, ma per un istante lunghissimo hanno vissuto anche sotto i colpi dei fucili“, cito il suo scritto …
      Io credo a una cosa: la storia, la vita e gli istanti in cui la famiglia imperiale è perita sotto i colpi dei fucili, non li ha spezzati e nemmeno uccisi, ma li ha resi immortali.

      Oggi, lo stendardo dei Romanov è spiegato nella piazza rossa …
      Oggi i Romanov, sono venerati, poichè eletti a Santi …
      Oggi, attraverso questi scritti, “loro” sono vivi …

      Grazie …

      La saluto cordialmente con un abbraccio.
      Buonasera a lei

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      • La Maga Rossa

        Estendendo il concetto di lady Emma Vittoria, Vi informammo che dieci mesi fa (recentissimamente, dunque) la parata russa per la Vittoria, edizione 2012, vide una piazza rossa piena di circa 80.000 militari, 20 bande musicali, ma magia delle magie, il Mausoleo di Lenin impacchettato entro il “telone” dimostrativo della parata stessa.
        Una coreografia ben riuscita, che dire.
        Quello che ci colpì, particolarmente, fu l’entrata (è la prima a sfilare e l’ultima ad uscire) della Bandiera nazionale, scortata dalla Guardia del Cremlino, a passo dell’oca (contrariamente a quanto si possa pensare, questo tipo di passo da parata militare non venne creato né da Hitler, né da Himmler, ma fa parte della storia russa. Era il passo dei Cosacchi dello Zar [l’esercito personale di sicurezza] che imitava la marcia sulla neve a passo militare e quindi a “grandi e ampi spazi della gamba“).

        Noterete come, la bandiera che tutti conosciamo, sia quella dell’Imperatore Nicola II, e che le uniformi siano quelle imperiali, laddove – addirittura – al braccio risulta lo scudetto distintivo parlante, proprio, delle insegne con Corona e dignità. (Mappamondo e Spada).
        Un po’ come dire che dopo la seconda repubblica, in Italia, le insegne delle nostre forze armate (pur restando nella forma repubblicana), tornano ad essere quelle della Corona del regno d’Italia Savoia, inclusa la bandiera.

        A Voi le deduzioni.
        E fa un certo effetto la piazza Rossa senza il Mausoleo di Lenin.

        Cordialità

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  12. Buonasera Ninni e buonasera ai gentili lettori.
    Vi avverto che questo mio apporto è un pò lunghino.
    Scusatemi.
    Riassumiamo i fatti con alcune dichiarazioni di allora.

    La notte tra il 16 e il 17 luglio, alle 11 di sera, Jurovskij chiamò il suo assistente Medvedev e gli diede le seguenti disposizioni:

    Raccogliere 11 revolver dai soldati della casa.
    Avvisare il corpo di guardia della casa di non allarmarsi, se avesse udito degli spari.
    « Al pianterreno era stata scelta una stanza con un tramezzo di legno stuccato (per evitare rimbalzi), da cui erano stati levati tutti i mobili.
    «La squadra era pronta nella stanza accanto. I Romanov non avevano intuito nulla».
    (Dalla nota di Jurovskij)

    A mezzanotte, Jurovskij svegliò i Romanov e ordinò loro di prepararsi per una partenza. Spiegò che, in concomitanza dell’arrivo imminente dei bianchi in città era scoppiata una sommossa, e che sarebbe stato più sicuro trasferirli altrove. Mezz’ora più tardi Nicola II, la moglie Aleksandra Fëdorovna, il medico dott. Botkin, l’inserviente Trupp, il cuoco Charitonov, poi i cinque figli, Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija, Aleksej, e la dama di compagnia Anna Demidova scesero le scale e Jurovskij li invitò ad entrare nella stanza del pianterreno.

    « Nikolaj aveva in braccio Aleksej, gli altri portavano dei cuscinetti e delle piccole cose di vario genere.
    Entrando nella stanza vuota, Aleksandra Fëdorovna domandò: «Ma come, non c’è neppure una sedia? Non ci si può neppure sedere?»
    Il com. ordinò di portare due sedie. Nikolaj fece sedere su una sedia Aleksej, mentre sull’altra prese posto Aleksandra Fëdorovna.
    Ai rimanenti il com. ordinò di disporsi in fila. »
    (Jurovskij – che narra in terza persona)

    Alludendo alla sua professione di fotografo, il commissario li dispose come per una fotografia di notifica: seduti in prima fila Aleksandra
    Fëdorovna ed Aleksej, accanto a loro Nicola e alle loro spalle le figlie; sui lati i membri del seguito.

    « Con rapidi gesti del braccio Jurovskij indicava a ciascuno dove doveva disporsi. Calmo, a bassa voce: «Prego, voi mettetevi qua,e voi qua, ecco, così, in fila.»
    I detenuti si disposero in due file.
    Nella prima c’era la famiglia dello zar, nella seconda la loro gente. »
    (Sterkotin, membro del commando)

    Quando tutto fu pronto, Jurovskij chiamò il commando armato, e 10 uomini si ammassarono sulla porta attendendo l’ordine.

    « Quando entrò la squadra, il com. disse ai Romanov che in considerazione del fatto che i loro parenti continuavano l’attacco contro la Russia sovietica,
    il Comitato esecutivo degli Urali aveva deciso di giustiziarli. Nicola voltò le spalle alla squadra, volgendosi verso la famiglia, poi, come tornato in sé, si girò in direzione del com., chiedendo: «Come? Come?» […] Il com. ripeté in fretta e ordinò alla squadra di puntare.
    Nicola non disse più nulla, si voltò di nuovo verso la famiglia, agli altri sfuggirono altre esclamazioni sconnesse. Tutto ciò durò alcuni secondi. »
    (Jurovskij)

    « Detta l’ultima parola Jurovskij, estrasse di colpo il revolver dalla tasca e sparò allo zar. La zarina e la figlia Ol’ga cercarono di farsi il segno della croce, ma non fecero in tempo. »
    (Strekotin)

    Gli uomini ammassati sulla porta tesero i revolver e bersagliarono sul gruppo: Aleksandra Fëdorovna cadde subito dopo il marito, seguita da Aleksej; dopo di loro si rivolsero alle figlie e al seguito.

    « …si formarono tre file di uomini che sparavano con le pistole. E la seconda e la terza fila sparavano al di sopra delle spalle di quelli che
    erano davanti. Le braccia con i revolver, protese verso i condannati, erano così tante e così vicine l’una all’altra che quelli che erano davanti
    ebbero il dorso della mano ustionato dagli spari di quelli che erano dietro. »
    (Kabanov, membro del commando)

    Nella confusione generale, i pianti e le urla delle ragazze confondevano gli uomini, che non riuscivano a mirare correttamente; le figlie, avendo cucito alcuni gioielli nei vestiti, dovettero subire più colpi prima di cadere e far cessare le urla che disturbavano i carnefici.

    « Il mio aiutante dovette consumare un intero caricatore. »
    (Jurovskij)

    « Le due figlie minori dello zar erano accovacciate per terra contro la parete, con le braccia strette sul capo.
    Intanto due stavano sparando contro le loro teste. Aleksej era disteso sul pavimento. Qualcuno sparava anche contro di lui.
    La frel’na [tata, la Demidova] era sul pavimento ancora viva. »
    (Kabanov)

    I gioielli cuciti negli abiti facevano rimbalzare i proiettili sui corpi delle donne, che ferite e spaventate, non sembravano smettere di dibattersi in preda al dolore e al terrore.

    « Allora mi slanciai nel locale dell’esecuzione e urlai di smetterla di sparare e di finire quelli che erano ancora vivi a colpi di baionetta. Uno dei compagni cominciò a spingere nel petto della frel’na la baionetta del suo fucile americano Winchester. [PERCHE’ PROPRIO CON UN FUCILE WINCHESTER, CHE ERA UN’ARMA COSTOSISSIMA? CHI LO AVEVA DATO AI MEMBRI DEL COMMANDO?] La baionetta aveva l’aspetto di un pugnale, ma la punta non era acuminata e non penetrava. Ella si aggrappò con ambo le mani alla baionetta e cominciò ad urlare. Poi la colpirono con i calci dei fucili. »
    (Kabanov)

    Dopo circa venti minuti, l’esecuzione ebbe termine.

    « Il sangue scorreva a rivoli. Quando arrivai io l’erede era ancora vivo e rantolava. Jurovskij gli si accostò e gli sparò due o tre colpi a bruciapelo. L’erede tacque. Quel quadro mi provocò un conato di nausea »
    (Medvedev, assistente di Jurovskij)

    Tuttavia, al momento di trasportare i corpi all’autocarro, il commando si accorse che non tutti erano morti.

    « Quando deposero sulla barella una delle figlie, essa lanciò un urlo e si coprì il volto con una mano.
    Constatammo che erano vive anche le altre. Ormai non si poteva più sparare, perché le porte erano aperte […]
    Ermakov prese il mio fucile con la baionetta innestata e a colpi di baionetta finì tutti coloro che erano ancora vivi. »
    (Sterkotin)

    I cadaveri vennero caricati su una camionetta, che seguita dal commando di Jurovskij, si addentrò nel bosco di Koptjakij per passare alla fase dell’occultamento. A metà strada l’autocarro si impantanò: il commissario decise quindi di bruciare sul posto due corpi per confondere un’eventuale futura indagine dei bianchi. Nella sua nota egli attesta che bruciò il corpo di Aleksej e di una donna (probabilmente Marija o Anastasija) che identifica con Anna Demidova.

    Dopo la prima cremazione e il disincaglio del carro, Jurovskij ed i suoi arrivarono nel luogo prescelto: una cava abbandonata chiamata la radura dei quattro fratelli (per la presenza di quattro ceppi di abeti).
    Lì i cadaveri vennero spogliati (e fu allora che gli uomini scoprirono i gioielli nascosti dalla zarina e dalle figlie),
    e fatti a pezzi con asce e coltelli; gettati nella cava, vennero cosparsi di acido solforico e poi dati alle fiamme.
    Il giorno seguente all’esecuzione, Sverdlov interrompe i lavori del comitato centrale di Mosca, e mormora qualcosa a Lenin; quest’ultimo allora dice ad alta voce: «Il compagno Sverdlov ha da fare una dichiarazione». «Devo dire» dice Sverdlov «che abbiamo ricevuto notizie da Ekaterinburg. Per decisione del Soviet regionale, è stato fucilato Nicola II in un tentativo di fuga mentre le truppe cecoslovacche si
    avvicinavano alla città. Il presidium del comitato esecutivo centrale panrusso approva tale decisione.»
    Segue un “silenzio generale”, fino a quando Lenin non propone di continuare il lavoro interrotto.

    Il 20 luglio venne pubblicato a Ekaterinburg il decreto dell’eseguita esecuzione:
    « Decreto del Comitato esecutivo del Soviet degli Urali dei deputati operai, contadini e dell’Armata rossa.
    Avendo notizia che bande cecoslovacche minacciano Ekaterinburg, capitale rossa degli Urali, e considerando che il boia coronato,
    qualora si desse alla latitanza, potrebbe sottrarsi al giudizio del popolo, il Comitato esecutivo, dando corso alla volontà del popolo,
    ha decretato di procedere all’esecuzione dell’ex zar Nikolaj Romanov, colpevole di innumerevoli crimini sanguinosi»

    Nonostante il Soviet centrale di Mosca avesse negato in seguito lo sterminio dell’intera famiglia, comunicando la sola fucilazione dello zar in un tentativo di fuga, e nonostante gli sforzi di Jurovskij e dei suoi uomini di occultare nel modo più assoluto ogni traccia dell’esecuzione di massa, i resti nella cava dei quattro fratelli sono stati portati alla luce nel 1979.

    Nel 1990 i corpi vengono ritrovati, e identificati con l’esame del DNA. Mancano però i resti dello zarevič Aleksej e di una delle due più giovani granduchesse, Maria o Anastasia, probabilmente bruciati dopo l’esecuzione, come attestano le note di Jurovskij.
    Il 23 agosto 2007 uno dei prosecutori dell’inchiesta sui due corpi scomparsi, Sergeij Pogorelov, ha dichiarato da Ekaterinburg che «delle ossa trovate in un’area di terra bruciata presso Ekaterinburg appartengono a un ragazzo e a una ragazza all’incirca della stessa età di Aleksej e di una delle sue due più giovani sorelle».Lo scienziato locale Nikolaj Nevolin dichiarò che un test sui resti sarebbe presto stato avviato.
    Il 28 settembre è stato annunciato dalle autorità regionali che la probabilità che le ossa appartengano ai due figli di Nicola II «è molto alta».

    Il 30 aprile 2008, in seguito alla pubblicazione dei test del DNA da parte del laboratorio USA che aveva in esame i resti ritrovati nell’estate, vengono definitivamente identificati i corpi della granduchessa Maria e dello zarevič Alekesej. Lo stesso giorno le autorità russe comunicano ufficialmente che l’intera famiglia, sembra, sia stata identificata.

    Ninni, io credo che il corpo femminile che non fu ritrovato era quello di Marija, non di Anastasija.
    Sto leggendo parte di un ebook, (mi arriverà il libro a giorni!) che si intitola ‘La fine degli Zar’ di Mangold che tratta tutta la situazione pre e post eccidio. In queste pagine, vi sono prove, indizi e documentazioni (prese dagli archivi russi, non inventati e compaiono anche foto di documenti) scamparono all’eccidio due dei membri della famiglia: Lo zarevic e una delle granduchesse.
    (Credo anche io che per anni sia stata scambiata Anastasia per Maria, ma posso sbagliare.)
    C’è anche da dire che, successivamente alla morte della famiglia Romanov, i soldati che avevano fatto aprte del plotone di esecuzione vennero ascoltati più volte dagli investigatori. Alcuni di questi ricordavano in una maniera talmente precisa il susseguirsi degli avvenimente che pareva quasi stessero recitando un copione. Altri, invece, cambiarono versione della storia diverse volte. Altri ancora modificarono gli orari (non di minuti, può capitare, bensì di ore).
    Alcune citazioni (pagina 68, ‘La fine degli zar’, Summers e Mangold ):

    ‘Io non credo che lo zar, la sua famiglia e chi era con loro siano stati uccisi tutti quanti laggiù’ (il giudice Sergeev, a proposito di casa Ipat’ev, dicembre 1918 [il giudice Fu sollevato dall’incarico poco dopo])

    ‘Il 17 luglio un treno con le tendine abbassate lasciava Ekaternburg per destinazione ignota: si crede che a bordo si trovassero i membri sopravvissuti della famiglia imperiale’
    (Sir Charles Eliot, alto commissario inglese, ottobre 1918). Eseguì indagini 3 mesi dopo la scomparsa

    Cerco di concludere questo mio apporto chiedendomi, e chiedendoti un paio di cose.
    Hanno fatto di tutto per occultare il terribile eccidio, può essere che si sia fatto di tutto per non rivelare che un paio di membri della famiglia si sia salvato?
    E se “qualcuno” avesse fatto in modo di tener vivo un membro della famiglia per assicurarsi di avere un’arma di ricatto, contro Lenin e compagnia bella?

    Scusa se mi sono dilungata.
    Cordialità

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  13. Una grande storia, quasi simile a un racconto di suspance!
    Ormai non si saprà mai la “vera verità”, perciò è inutile che io mi lanci in supposizioni prive comunque di attendibilità.
    In quanto alla morte dello zar e della famiglia – invero un fatto ignobile – essa fu tuttavia causata dalle condizioni miserabili in cui allora versava il popolo russo… della specie, Inghilterra del 1200. Da questo derivarono violenze e misfatti.
    (Mao diceva che la rivoluzione non è un fiore).
    Radiosità e applausi, Milord!
    Lady Alessandra

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  14. Buon giorno Milord e a tutti i Sig. lettori e Imperdibili.
    Torno qui con la bellezza e la dolcezza di chi mi parla all’orecchio e mi sussurra di un passato lontano, ma presente nelle sue forma e indimenticabile nei contenuti.
    E resto estasiata davanti a tanto sapere.

    Sto leggendo con molto interesse e dipiù, sto imparando tanto, come mi è sempre capitato frequentando queste pagine bellissime d’incontro.
    Quello che mi ha sempre colpita è la profondità di ognuno nel contribuire a creare alcune pagine che possano brillare di luce propria.
    Alla linearità e alla equanimità di quanto, qui, si svolge.
    (Tra l’altro è da aggiungere che mio padre, da ieri sera, sta seguendo attivamente, l’incalzare degli articoli e tutti gli apporti).

    Seguirò e approfondirò ponendo e esponendo dubbi, perplessità e quant’altro.
    Sono felice di essere qui ed essere tra di voi.
    Grazie Milord.
    Un grazie ammirato a tutti e buon sabato.

    Eleonora

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  15. Buongiorno piccolo Ninni.
    Buon giorno a tutti i navigatori che approdano su questi lidi.

    Ninni, devoo dire che mi piace molto la piega che sta assumendo il tuo articolo.
    Con i vari apporti, il tuo pezzo sta diventando un reportage a 360° su tutta la famiglia Romanov, e non solo sulla storia della piccola Anastasia.
    Ho letto l’apporto di Emma e ho riflettuto su un paio di domande che si pone.

    (Cito Emma) «Hanno fatto di tutto per occultare il terribile eccidio, può essere che si sia fatto di tutto per non rivelare che un paio di membri della famiglia si sia salvato?
    E se “qualcuno” avesse fatto in modo di tener vivo un membro della famiglia per assicurarsi di avere un’arma di ricatto, contro Lenin e compagnia bella?
    »
    E ancora:
    «Il sangue scorreva a rivoli. Quando arrivai io l’erede era ancora vivo e rantolava. Jurovskij gli si accostò e gli sparò due o tre colpi a bruciapelo. L’erede tacque. Quel quadro mi provocò un conato di nausea» (Medvedev, assistente di Jurovskij)
    Nel leggere questi passi di Emma, mi si è accesa una lucina. Medvedev (primo ministro russo; l’amichetto degli extra terrestri, per intenderci!) e lo Zar Nicola II.

    Dmitrij Anatol’evič Medvedev e Nikolaj Aleksandrovič Romanov sembrano la stessa persona.
    Stesso colore degli occhi, stesso colore di capelli, stessa altezza e sotto certi aspetti anche lo stesso carattere. Che sia l’ennesima tesi complottista di chi, come me, ama guardare oltre? O che sotto sotto qualcosa, riguardo la sopravvivenza di un paio dei membri dei Romanov, siano reali?

    Forse l’assistente di Jurovskij, per l’appunto Medvedev, ha “salvato”( per pietà, per compassione, per ricattare chi? Per avere una sorta di “assegno in carne e ossa” spendibile, pro o contro, i bolscevichi?) lo zarevic e una delle sorelle? E’ mistero. Tra l’altro, la figura dello Zar ucciso con la sua famiglia a Ekaterinburg, è stata recentemente riabilitata, il 1°ottobre 2010 proprio dal presidente Medvedev. Coincidenza?
    In supporto a ciò che ho scritto, ho trovato questo filmato su youtube.

    Un saluto a tutti.
    Ciao Piccolo Ninni.

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    • Donna Emilia di Roccabruna

      Effettivamente è interessante la teoria del novello Zar, sotto mentite spoglie. Addirittura del (politicamente parlando) piccolo esecutore scelto dello Zar Putin. Il simpaticissimo Medvedev.

      Credeteci, mia Signora, facciamo tanta, ma tanta fatica a considerare Mr Medvedev come “Uomo politico”, premier ed ex capo di stato, in considerazione della sua “intelligenza” politica.

      Con la ferna convinzione che si potrebbe aspirare al meglio e che quel filmato, da Voi portato, ha un profondo sapore di Photoshop,
      Vi salutammo, ringraziandoVi, cordialmente.

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  16. Caro Ninni,

    sei sempre perfetto ed impeccabile nei tuoi interessanti apporti.

    Purtroppo non sono molto ferrata in storia (la mia modesta cultura si limita solo al mondo teatrale). Di “russo” conosco solo i noti “balletti” di Diaghilev…

    Smack!

    Giò

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  17. .

    Buonasera Ninni e nuovamente, buonasera a tutti.
    Un grazie speciale a Donna Emilia.
    Da ignorante quale sono, ma da grande curiosa che cerca di colmare le proprie lacune, questo “REPORTAGE NELLA STORIA RUSSA” di Ninni, mi porta a ricercare e a riscoprire alcune “cose” che avevo letto.

    Per molti anni, ho partecipato alla vita attiva di CROCE ROSSA; ne ho studiato la storia, sono stata attiva nel volontariato d’ambulanza e tutt’ora (anche se non partecipo all’esercizio attivo, non smetto di far parte della Croce Rossa Italiana) “vivo“, quotidianamente, i 7 principi di CRI (Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità).
    Premetto questo e a seguito dell’intervento di Donna Emilia (le si era accesa una lucina), mi è venuto in mente un fatto, che è legato alla vita dei Romanov e anche ad Anastasia. E’ il ricordo di una lezione sulla storia di Diritto Umanitario della Croce Rossa Internazionale.

    Per comodità di lettura divido il mio apporto in due commenti.

    Il prossimo 15 maggio 2013, ricorrerà il 146° anniversario della Croce Rossa russa, una delle più antiche organizzazioni umanitarie del mondo, fondata (seguendo i dettami di Henri Dunant e della CROCEROSSA INTERNAZIONALE, fondata nel 1862) dalla famiglia imperiale russa. Il 15 maggio 1867 l’imperatore Alessandro II ha approvò la prima Carta della Società russa della Croce Rossa (RSRR), iniziando così il suo sviluppo in loco. La Croce Rossa fù sotto il patronato dell’imperatrice fino al 1917. Allo scoppio della prima guerra mondiale i membri della famiglia imperiale russa parteciparono attivamente con la Croce Rossa Russa.
    L’Imperatrice Alexandra, la madre dell’impertrice Imperatrice Marija Feodorovna e tre delle granduchesse, Ol’ga, Tat’jana, Marija,furono arruolate come infermiere ed ebbero un ruolo fondamentale nella cura dei soldati feriti, che dal fronte arrivavano nei vari ospedali, (molti palazzi dei Romanov, furono trasformati un ospedali) disseminati nella capitale.
    Anastasija fu ritenuta troppo piccola per poter diventare infermiera.
    Si dice che lei si prodigasse, però, al capezzale del fratellino, lo zarevič Aleksej, gravemente ammalato di emofilia; malattia ereditata dalla bisnonna inglese, la regina e imperatrice Vittoria d’Inghilterra, che lo esponeva al pericolo di forti emorragie interne a seguito di ogni, seppur minimo, trauma. La malattia era tenuta nascosta, e l’erede costretto a una continua sorveglianza.
    Nelle immagini, che ho postato sopra, ci sono varie parti.
    In due foto si vede il personale medico e feriti soldati russi in un ospedale con sede in uno dei palazzi dello Zar. Sono raffigurate le Granduchessa Maria, Olga, l’imperatrice Alexandra e la Granduchessa Tatiana. La fotografia è stata scattata nel 1915.
    Maria e Tatiana nella foto a colori, in un ritaglio di giornale dell’epoca e con il cartellino identificativo della Croce Rossa…

    (fine prima parte. Segue …)

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  18. .

    (Seconda parte)

    Con quest’uovo, Fabergé intendeva rendere omaggio a Maria Feodorovna, madre della Zarina Alessandra, moglie dello zar Nicola II, che aveva servito la Croce Rossa nel 1877, durante la guerra russo-turca e che ne fu, poi, presidentessa della Croce Rossa dal 1894 fino alla morte. Durante il periodo pasquale del 1915, infatti, era ancora a capo del ramo russo della Croce Rossa Internazionale. L’Uovo della Croce Rossa con ritratti delle “infermiere Romanov“, è una delle uova imperiali Fabergé. E’ un uovo di Pasqua gioiello che, l’ultimo zar di Russia, Nicola II donò all’Imperatrice vedova Marija Fëdorovna Romanova. Fu fabbricato a San Pietroburgo nel 1915 sotto la supervisione di Henrik Wigström, per conto del gioielliere russo Peter Carl Fabergé, della Fabergè.
    L’uovo è realizzato in argento smaltato di bianco opalescente, il guscio è diviso in fasce orizzontali bordate in oro, ciascuna con un diverso disegno del fondo guilloché. Due croci in smalto rosso trasparente, sulle facce opposte dell’uovo, recano una la data “1914” e l’altra “1915“. Tra le croci vi è un’iscrizione in caratteri stilizzati di smalto color oro che recita: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” Sulla parte superiore del guscio è visibile il monogramma in argento dell’imperatrice vedova Marija Fëdorovna. Nella parte inferiore c’è una rosetta a sei petali. La sorpresa è un pannello pieghevole con cinque miniature firmate da Vasily Ivanovich Zuiev (attivo con Fabergé tra il 1903 e il 1918) che raffigurano la granduchessa Ol’ga Aleksandrovna Romanova, sorella di Nicola II, la granduchessa Ol’ga Nikolaevna Romanova, sua figlia maggiore, la zarina Aleksandra Fëdorovna, la granduchessa Tat’jana Nikolaevna Romanova, seconda figlia dello zar e la granduchessa Maria Nikolaevna Romanova, tutte vestite con l’uniforme di infermiere della Croce Rossa.

    Ogni ritratto è dipinto su un ovale posto in una cornice di smalto bianco e oro, sormontata dal simbolo della Croce Rossa. Le cinque cornici sono incernierate tra loro in modo che possano ripiegarsi ed essere inserite nell’uovo, dove sono tenute ferme dal velluto che riveste l’interno.
    Il retro di ogni ritratto è in madreperla con il monogramma in oro del personaggio raffigurato.

    Che dire: la storia si arrichisce di particolari interessanti.

    Grazie e saluti cordiali a tutti.

    Emma

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    • Lady Emma Vittoria

      Restammo interessati e Vi leggemmo con molta e tantissima attenzione in merito alle notizie da Voi stessa rese presso quest’umile spazio web.
      Ne eravamo a conoscenza, ma non così approfonditamente.
      Vi ringraziammo per aver portato lustro, su queste pagine.

      Grazie

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    • Non voglio ripetermi, ma lei, cara Emma Vittoria, ha catalizzato l’attenzione di molti.
      Questo Suo articolo è veramente bello, appropriato e direi soddisfacentissimo.
      Buon giorno.

      Ninni, incredibile: una miniera d’oro.

      Ciao

      L.

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  19. Eccomi quq finalemente. Solemant che mi o messo ha legere questo e leggo di morti.
    Morti antichi .
    E Perchè non sapi scrivere di vivi ninni?
    ma quanti anno scritto anche loro di morte?
    che palle anche che sono belle le fotografia.
    ma.telo dico ninni a me non mi piacciono i russi ti sorridono e gridano sempre e ti mettono la mani nel culo e pois ti tocanoe coscie e le tette
    porci maiali di cazzo schifo .o cercato di entrare qua come l’altrro prima. ma non ci capoisco niente.
    se chiedo aiuto qua poi vogliono fare e fare e non voglio stare a fare per schrivere.
    ciao ninni ci scriver una altra volta.

    Gerania

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  20. .
    Елизавета Фёдоровна

    Caro Lord Ninni,
    mi permetto di aggiungere il personaggio della sorella della Zarina.

    Elizaveta Fëdorovna in russo: Елизавета Фёдоровна, da nubile principessa Elisabetta Alessandra Luisa Alice d’Assia e del Reno (1º novembre 1864 – Alapaevsk, 18 luglio 1918) è stata una granduchessa russa. Moglie del granduca Sergej Aleksandrovič Romanov, il quinto figlio dello zar Alessandro II di Russia e di Maria Aleksandrovna (da nubile principessa Maria Massimiliana d’Assia-Darmstadt), Elizaveta fu la secondogenita del granduca Luigi IV d’Assia-Darmstadt e della principessa Alice di Sassonia-Coburgo-Gotha, figlia della regina Vittoria. Fu anche sorella maggiore di Aleksandra Fëdorovna, l’ultima imperatrice di Russia.

    Dopo la morte del marito già da anni convertita, per scelta, alla fede ortodossa a cui dedica molto tempo fra studi e meditazione forse sublimando nella religione le sue frustrazioni di donna, Ella con la morte del marito cambia radicalmente vita. Si disfa di tutte le sue proprietà, terre, palazzi, gioielli e con il ricavato fonda sulle rive della Moscova il convento delle sante Maria e Marta, un ospedale, un orfanotrofio e una farmacia e, diventata badessa, consacrando tutta la sua vita all’assistenza dei poveri e dei malati. Il mondo per lei non esiste più e lei non esiste più per il mondo. Esce dal suo ritiro solo in rarissime occasioni ed in particolare, su richiesta degli altri Romanov, per compiere a più riprese quella che anche per una donna circondata dall’aura della fede e della quasi santità, si rivela una missione impossibile: far ragionare la sorella zarina. Alix, ormai Alessandra Feodorovna, madre disperata di un bambino emofiliaco, e Nicola II, marito innamorato e padre apprensivo, sono nelle mani di Rasputin e ad Ella viene chiesto di parlare con la sorella affinché il monaco visionario, odiato da tutti, sia finalmente e definitivamente messo alla porta. Nel 1909 Elisabetta compie un primo tentativo, dopo aver ricevuto le confidenze di una governante messa alla porta dalla zarina perché aveva osato criticare il santone. Ma Alessandra al primo accenno della questione si irrigidisce e congeda con freddezza la sorella che aveva tentato di farle capire i rischi ed i pericoli di una situazione del genere. A nulla serve anche un ulteriore colloquio che si svolge nel 1915 già in piena guerra. Nel 1916 Ella, su richiesta esplicita di tutti i Romanov i quali hanno invano tentato di far ragionare lo zar e la moglie ormai totalmente plagiati e dominati da Rasputin, si reca ancora una volta a San Pietroburgo. Ma di nuovo Alessandra rifiuta di parlare del monaco e quando la sorella accenna a quanto accaduto a Maria Antonietta e a Luigi XVI, la zarina considera la misura ormai colma. Ella viene invitata ad andarsene e uscendo mormora “forse avrei fatto meglio a non venire”. “Si” risponde secca Alessandra.
    Non si vedranno mai più.

    Alla fine di quello stesso anno Rasputin viene assassinato durante una specie di congiura di giovani aristocratici fra i quali ci sono anche il granduca Dimitri Pavlovic, il ragazzino orfano di cui Sergio ed Ella si sono occupati e il giovane principe Felix Yussupov che considera la granduchessa quasi come una seconda madre.
    Chiusa nel suo convento, presa dalle cure ai malati, dalla vita comunitaria e dalla preghiera, suor Elisabetta dimentica di essere una tedesca mentre la Russia sta combattendo una guerra sanguinosissima contro la Germania di suo cugino il Kaiser Guglielmo II e dimentica anche di appartenere ai Romanov la dinastia che la rivoluzione ha cacciato dal trono e che adesso vuole sterminare. Il Kaiser, suo antico innamorato, riesce a farle pervenire una offerta di aiuto per lasciare il paese, e rifiutando questa mano tesa Ella firma la sua condanna a morte. Il 27 aprile 1918 un gruppo di poliziotti bussa alla porta del convento per arrestare la granduchessa Elisabetta, la quale viene condotta (insieme a una suora che si offre di accompagnarla) fino ad Alapaivesk, una città mineraria negli Urali dove trova molti dei suoi giovani nipoti Romanov, Sergio Mihailovic, Constantin Constantinovic, Igor Constantinovic e Wladimir Pavlovic Paley.
    Tutti condivideranno la stessa tragica sorte.

    Il 17 luglio 1918 vengono condotti alla miniera ed Ella è la prima ad essere spinta dentro ad un pozzo profondo 19 metri nel quale poi i soldati gettano delle granate, sperando così di farla finita presto. I condannati però sopravvivono e dal fondo del pozzo si sentono canti e preghiere, tanto che il comandante del plotone ordina di buttare altre granate e anche fasci di legna e detriti. Quando, un mese dopo le armate “bianche” (l’esercito ancora fedele allo zar) conquistano Alapaivesk e i corpi sono estratti dalla miniera, risulta evidente che Elisabetta e gli altri sono morti non per le ferite, ma di fame e sete. La granduchessa probabilmente ha anche cercato di curate i nipoti e infatti le ferite di uno dei ragazzi sono coperte con strisce di tessuto ricavate dagli abiti delle suore. Qualche anno dopo la bara che contiene i resti della granduchessa Elisabetta e di sorella Varvara arrivano a Pechino, ma nel 1931 sono trasferite a Gerusalemme e sepolte nella chiesa ortodossa di Santa Maria Maddalena. Nel 1981 Elisabetta Romanov viene canonizzata dalla chiesa ortodossa in esilio e nel 1992 dal patriarca di Mosca.

    Mi permetto di esporre questo post (assai lungo in verità) perchè credo faccia ulteriormente capire quanto la situazione fosse veramente drammatica e troppi avevano interesse a far sparire anche una donna divenuta suora e che viveva solo per far del bene.

    Mi auguro di non aver annoiato Voi e i vostri brillanti lettori.
    Un carissimo saluto

    Giovanna Scaglione

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    • Questa è una bella retrospettiva Signora orofiorentino.
      La seguo, sa?
      Buongiorno.

      Caro Ninni, dire che mi fai rinascere è poco.
      Una sottigliezza intelletiva che, senza accorgertene porta alla condivisione, comunque.
      Bello
      Ciao Milord.

      l.

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      • Gentile Signora Hilde, la ringrazio di cuore e mi creda: io la seguo sempre con un profondo interesse. Lei è veramente unica e preziosa e lo dico con tutta sincerità.
        Le auguro una piacevole giornata.

        Anche a voi Milord, Un cordiale e sincero affettuoso saluto

        Giovanna Orofiorentino

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  21. Rientro adesso, caro Ninni e non ti nascondo che avevo, proprio fretta di leggerti. Anch’io sono stato avvisato del tuo articolo soltanto ieri, ma adesso eccomi qua.
    La mia attenzione è rimasta focalizzata dall’ampia discussione che hai generato. Discussione che vedo svolgersi con perfetto ordine e cronologia storica.
    Credo che tu stia puntando “in alto”. Difatti, alla base di tutto non posso fare a meno di notare i germi per la creazione di un archivio “autorevole” basato sull’apporto di persone intelligenti e di sicuro apprezzamento, e di cui ho appena soddisfacentemente letto.
    Ho impiegato, circa quaranta minuti (tra articolo e filmati; il tuo inizio introduttivo – cronologico – sociale. Mi riferisco al tuo #1 e seguenti di cui potremo continuare a leggerne la prosecuzione; agli apporti vari che che, fin qui, stanno segnando queste pagine che hanno assunto un taglio, decisamente, professionale). Anch’io avrò qualcosa da scrivere (mi devo documentare, considerata la vastità dell’argomento e cercherò di rimanere nel tema specifico).

    Giusto il tempo per organizzarmi.
    Voglio, però, lasciare un profondo apprezzamento per tutti i lettori, affiliati e Imperdibili che, accorsi nimerosi, stanno lasciando una impronta considerevole e considerevolmente seria e interessante sotto ogni profilo. Ti garantisco, caro amico mio che, in tempi così “tristi”, questo spazio offre, ancora, quanto di bello esiste in un popolo, come quello italiano, decimato e stremato per tanti altri motivi, ma similmente ridotto a delle condizioni pre-Romanov.
    Mi sono rinfrancato.
    Tra “astri nascenti” e “sicuri astri” intravvedo una speranza nell’Homo Italicus.

    Notato “chi” è tornata dai profondi e remoti luoghi dell’Iperspazio?
    Ma non ce ne eravamo liberati?
    Se penso a quello che fu il “passato” su Splinder vado a prendermi una camomilla.
    (Ricordi? Ero il suo bersaglio preferito!)

    Ti auguro una buona nottata e buon lavoro.
    Saluto chi conosco

    Ciao
    E.

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  22. Buon giorno e buona domenica.
    Caro Ninni Milord, sto leggendo con tanto interesse tutto l’oro a 24 karati che si è depositato. Anch’io sto scrivendo tanto.
    Come non pensare a questa tragedia (da qualunque parte e colore politico possa essere arrivata)?
    Conoscere, grazia a te Milord, che sono esistiti fatti specifici, come questo e leggere da pesone molto brave, preparate e importanti (di cui mi sento onorata di scrivere qui) che tutto il periodo complessivo era composto da piccoli granelli di sabbia che hanno riempito quella clessidra, scandendo il tempo verso la fine.

    Gli accenni scolastici sono quasi nulli e sopra tutto sono nozionistici. Ci vorrebbe un intero anno per poterli gustare.
    Come è interessante.

    Un abbraccio a te Milord e lascio un profondo e ammirato saluto per tutti i Signori e le lady che stanno dando tanto.
    Grazie per tutto questo.

    Eleonora

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  23. #2

    Ladies e Gentlemen,
    Siamo, vieppiù, stupiti da tanta dovizia.
    A tal fine, nell’immediato, ci permettemmo una “editazione” dedicata agli ultimi, bellissimi e intelligentissimi, apporti.
    Speriamo, con questo riconoscimento grafico, di aver portato soddisfazione e non offesa per il “proprio personale scritto“.

    Ci riferiamo, nello specifico a:
    L’Imperdibile Donna Emilia di Roccabruna;
    l’imperdibile lady Emma Vittoria;
    l’Affiliata lady Giovanna Scaglione

    (Lady Giovanna Scaglione ci permettemmo, mia Signora, l’inserimento dell’immagine della Vostra protetta. Se ne avrete voglia, nel prosieguo, inserite il link di eventuali foto che vorrete inserire. Penseremo noi, in un secondo tempo, a sbloccarle. Grazie)

    Abbiate le nostre più profonde cordialità

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    • Caro Milord, Vi sono profondamente riconoscente per aver messo L’immagine ( proprio quella da me preferita ) della Granduchessa Elizaveta Fëdorovna. Devo ammettere, con vergogna, che non so come si mettano le immagini nei commenti. Sono certa di imparare presto per non dovervi gravare di ricerche.
      Sono lieta e onorata di poter portare un piccolo contributo a questo vostro meraviglioso post e di condividere questo viaggio nella Famiglia Romanov con persone di così profondo spessore.
      Vi auguro una tranquilla Domenica. Ancora grazie.
      A tutti un carissimo saluto.
      Giovanna Scaglione Orofiorentino

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  24. La “bozza”, scritta e firmata Lenin che annuncia la morte per tentata fuga dei reali.
    Archivio di Stato della rivoluzione, Mosca. Lo stesso archivio dove sono conservati parti del teschio di Adolf Hitler (dati e immagini repertati, personalmente, in loco)

    #2

    Nel mese di novembre i bolscevichi presero il potere e fatta una pace separata con la Germania e l’Austria-Ungheria ( Brest-Litovsk. Il trattato di pace è stato firmato nel marzo 1918. Un trattato che è in odore di tradimento da parte della Germania e dell’Austria-Ungheria nazioni che sembra avessero finanziato la rivoluzione a particolari condizioni), secondo alcuni protocolli segreti ed allegati e siglati da Nikolaij Bucharin, Lev Troski e Lenin. Prima che il nuovo leader russo Vladimir Lenin iniziasse ad affrontare i molti problemi, tra cui – come far sparire il precedente re, che ora era suo prigioniero, in base ad alcune promesse fatte.

    Nel mese di aprile 1918, quando l’armata bianca, i sostenitori del re, entra a Tobolsk lungo la Transiberiana, Lenin ordina l’immediato trasporto della famiglia reale a Ekaterinburg, situata all’estremità occidentale. Nicola II e la sua famiglia vengono condotti in una palazzina a due piani, detta casa Ipatiev e residenza di un commerciante, dandogli un nome inquietante “Casa delle intenzioni speciali”.
    La guardia ai reali è fornita scegliendo ex operai, comandati da un rozzo e spesso ubriaco, commissario del popolo Alexander Avdeev, che amava chiamare l’ex zar Nicola “porco il sanguinario”.
    Ai primi di luglio 1918 Avdeev viene sostituito da Yakov Yurovsky, capo dell’unità locale della Ceka. Due giorni dopo, un corriere arrivato da Mosca, reca l’ordine tassativo di impedire che il precedente re (Sic: è indicato, proprio, come il precedente) potesse essere liberato dai “controrivoluzionari bianchi”. Intanto una parte dell’esercito Monarkhistskaya (Монархистская), 1° Divisione Ceca composta da 40.000 effettivi ben armati ed equipaggiati, si stanno spostando rapidissimamente verso Ekaterinburg, nonostante l’opposizione dei bolscevichi.
    Intorno alla mezzanotte del 16 al 17 luglio 1918, Yurovsky sveglia la famiglia reale ordinando di comporsi e vestirsi come per un trasferimento, imponendo di raccogliersi al piano terra dove verranno redistribuiti i bagagli, ma soltanto piccoli e a mano. La zarina e lo zarevic sono seduti, mentre le figlie, lo zar, il dottor Botkin e quattro funzionari sono rimasti in piedi. Yurovsky legge la condanna a morte, ad alta voce e spara per primo al cuore (due colpi) e dopo alla testa contro Nicola II per un totale di sei colpi (l’arma usata fu una Steyr tedesca, semi automatica, in dotazione agli ufficiali dell’esercito prussiano). Questo era un segnale per gli altri presenti (dieci e armati di armi corte) di sparare, in sequenza, a tutti gli altri. I moribondi verranno finiti a colpi di baionetta. I corpi vengono caricati in un camion e portati presso la miniera abbandonata del paese, dove vengono mutilati, cosparsi di acido e gettato nel tunnel, pozzo 1 e dati alle fiamme. Il 17 luglio il governo di Mosca riceve, da Ekaterinburg, un messaggio: “Dite a Sverdlov che tutti i membri della famiglia hanno subito la stessa sorte del suo capo. Tutti sono morti durante un tentativo di fuga” (pubblichiamo l’originale della bozza del comunicato di esecuzione della sentenza, scritto di pugno da Lenin, rivelatosi poi come un’infame bugia)

    segue ….

    Cordialità

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  25. My lord, perdonatemi se abuso così tanto delle vostre stanze. Ho trovato un ulteriore video che mi ha veramente emozionato.
    Spero possa trovare consenso anche in voi e nei vostri lettori.
    Un carissimo saluto di tutto cuore
    Giovanna Orofiorentino

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  26. ( Voglio pensare di poter ascoltare la Voce di Anastasia … come se Lei stessa e di sua mano, fosse qui a raccontare del proprio Inferno )
    ___
    Chiedimi cosa riuscì a brillare oltre i Miracoli senza silenzio, una piccola Pietra custodita in tasca, tenue come un ricordo e Bianca … quasi fosse della Voce da cui proviene e mentre i Cuori giacevano nel rumore sordo del sangue, all’improvviso; un manto nero di quiete scese dietro gli occhi disperati.

    Ed è nell’Antro dei vari silenzi che la notte congiunge agli occhi, quelli in cui si torna agli incubi senza pretese, per farsi strada tra i cumuli di polvere e le ovvietà prive di contorno; come se le Verità si disponessero in cerchio per riflettersi in quel tratto di Vita, non sempre visibile, che riesci a toccare solo poche volte e sempre con quello sguardo a sfiorare le luci e le risate lontane.
    Nuvole e Montagne.
    Passi che si spengono nei Vuoti a Perdere, come parole a distanza e Nulla al confronto di un Anima Vera … che ascolta il Dolore.

    Se guardo oltre le mille porte che mi spaventano e la Follia mi segue, sembra quasi che da un sogno fuoriesca una Fiamma e si spenga; sulla pelle che attende di sentire quel terribile Calore.
    Ma la memoria fa difetto nelle menti senza Luce, quasi che mancasse un interruttore a distinguere i Momenti, dalle Eternità e dalle menzogne.
    Un miscuglio fra Infanzia ed Inferno, a giocarsi le Anime che osservano il silenzio freddo e la Morte che respira.

    Se non fosse per gli occhi sempre spalancati, sarei già morta, un Ricordo polveroso fra le fauci di un Orribile fiammata che profuma di cantina e ghiaccio … sarei una delle nuvole del mondo perduto e mi farei lacerare da ogni lama che asseconda i miei sonni, non tanto dissimili dalle Agonie che si leggono nei romanzi mediocri e nei fondi degli incubi lasciati in sospeso.

    Ad ogni passo un bottone cade nell’Ombra, un piccolo granello di ghiaccio che sprofonda nelle viscere del mio vento personale e non passa Mai la Tempesta, non finisce mai di spingermi oltre il limite di quelli Istanti. Se solo potessi lasciarmi cadere e frantumare le poesie chiuse nel dolore e sfinirmi di tutto questo mare che continua ad urlare il Mio vero Nome … se solo potessi fermare il tempo, in un abbraccio che non sia quello della camicia insanguinata.

    Ero bambina e morivo, in vita e oltre la vita stessa …
    … come per una magia dal sapore amaro ed Inconfondibile.
    Ero un giocattolo fra artigli di fame e grigio piombo,
    senza il diritto di potermi riflettere
    in uno dei tanti specchi della Vita.

    Ora sono di Pietra e scorro; come un fiume asciutto … oltre le sponde che non possiedo più.
    ___
    Ninni, Ciò che colpisce nell’analisi approfondita di ciò che hai scritto è l’Impronta Emozionale, quella spinta umana che vuole sondare la Vicenda in ogni sfumatura. E gli apporti che seguono non sono da meno.
    Mi sento in dovere di chiedere scusa per questa mia esternazione dell’Anima, il fatto è che la vicenda dei Romanov già mi colpì profondamente, per diverse ragioni e altro modo non sono riuscita a trovare per dare il mio apporto.
    Ho letto con interesse ogni singolo apporto e ringrazio ognuno dei presenti per riuscire a dare così tanto in termini di Sapere, Cultura e Conoscenza.

    Essere parte di questo Luogo fa bene al cuore e alla mente.
    Grazie Milord, Grazie a Tutti

    Un Caro saluto
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • Lady Nighail

      Che croce fu il dolore
      estenuante pianto
      senza ceri
      senza fiamma.

      Sfinita in essa
      una vampa purissima
      ch’io seppi
      solo dolore.

      Ancora
      intesa immensa
      come mai nessuna
      amarezza.

      Francesca Cuccia

      Grazie

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  27. Il ricordo di una ragazza di sedici anni e la sua tragica fine; il suo coinvolgimento in un’epoca devastata dalle guerre, le menzogne, lo spionaggio grezzo (non ancora raffinato come adesso) sono lo scopo di questo articolo.
    Parlarne per conoscere un avvenimento che ha lasciato molti dubbi.

    Si potrà opporre il fatto che è passato tanto tempo. Forse sarà anche vero, ma consideriamo che, alcune volte, le nostre scelte attuali sono condizionate da quelle del passato e le nostre decisioni future, di conseguenza, allignano nel presente. Se ci fu cospirazione, forse non lo sapremo mai, oppure, le risposte potrebbero essere tacciate di inattendibilità.
    Noi sosteniamo e sostenemmo che la storia, nella propria medesima evoluzione, abbia l’aspetto “degli scacchi”. Oggi un campo bianco e domani uno nero.
    Le percentuali temporali che due avvenimenti, nello stesso “scacchiere”, possano essere avvicendati in un unico campo sono veramente infinite.
    Però, care Ladies e Gentlemen, però …

    Esiste un però legato a tutte le verità storiche.
    Esiste un “ma” legato a tutte le domande.
    Tutto è complesso e tutto è semplice.
    Basta osservare.

    Una nostra carissima amica ci disse che nessuno “nasce imparato“. Appunto. Per cui, chi ostenta una partita a scacchi complessa nella forma e nella sostanza d’attacco e difesa, non è nato “imparato“.

    Non è troppo tardi per “imparare”. Dovremmo stabilire se, dopo aver “imparato”, quello che abbiamo ottenuto, ottenemmo o otterremo, abbia almeno la pena di essere “riportato” a galla in secondi tempi. Come alcuni orrori si preferisce non ricordarli e depositarli nell’oblìo per la loro crudezza.
    John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti d’America – ucciso dalla follìa omicida dell’Occidente civilizzato – ebbe a che fare con “La baia dei porci, Cuba; la crisi dei missili nucleari, Cuba; la costruzione del muro di Berlino; l’inizio degli attriti che porteranno alla guerra nel Vietnam, ecc.“.
    La propria posizione, oltre le scomode scarpe lasciategli da Eisenhower, era incentrata sulla trasparenza “fino a poco prima di vomitare” (” I believe we need to be transparent in all, in our works and actions, until just before throwing up our souls out of our mouths. The world is watching us, we look at the world trying not to regret being born”).
    E’ stato ucciso come una bestia durante un safari.

    Dunque, concludendo, cerchiamo di conoscere per sapere e imparare.
    Diverremo invincibili e inattaccabili nelle nostre gioie, affetti e fortune.
    In questo mondo (noi, personalmente, non ne riconosciamo altri sia reali, sia religiosi) abbiamo due dati certi: la nascita e la morte.
    Dati ineluttabili, irrinunciabili e incontrovertibili, nonché indilazionabili!
    Ci rimane il contenuto: la vita. Facciamo in modo che diventi interessante. Troppo spesso vedemmo, entro un battito di ciglia, spegnersi tali preziosità a causa di banalità.
    Una ragion di Stato, diventa tale, quando ha una “ragione”, “uno Stato” e un “motivo” che possano comprenderne i due precedenti.

    Mie Signore, miei Signori, vi invitammo adesso ad applicare tale, nostro personale, assunto e verificarne i presunti presupposti “urgenti e gravi” che possano aver ispirato il “fatto” di cui parliamo.

    Grazie.

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  28. Chiedo scusa!

    Li svegliarono prima dell’alba.
    Il tempo di scendere dalla branda e di stropicciarsi le mani per il freddo, e furono sospinti fuori, nel gelo quasi irreale della steppa. Il cielo era ancora buio, solo molto lontano, a oriente, si andava tratteggiando una pallida striscia di luce, che poteva forse confondersi con la luminescenza opaca di una stella morente. Camminarono in fila, uno dietro l’altro, tremando di freddo e di paura. Le guardie, pesantemente vestite, li pungolavano con i fucili, incitandoli ad accelerare il passo. Raggiunto uno spiazzo, dove la neve era stata spazzata via, li fecero fermare, allineandoli in un’unica fila. L’ufficiale che comandava il plotone di esecuzione diede l’ordine di prepararsi al fuoco.
    Era un uomo alto, imponente, i capelli biondi tagliati corti, baffi folti e ben curati, occhi di un azzurro color del ghiaccio. Con un sorriso sprezzante, osservò i volti angosciati dei condannati, le espressioni sgomente, gli sguardi terrorizzati.
    Si accese un sigaro e aspirò una boccata di fumo, quindi fece un cenno con la testa.

    Fedor teneva il capo chino; indifferente ai preparativi dei soldati, aveva calcolato di avere ancora un minuto da vivere, ed era impegnato a suddividere quel minuto in venti immagini. Tre secondi per immagine, questo aveva stabilito. Un minuto poteva essere un’eternità: spesso, in un’esistenza normale, non ci si rende conto del reale valore del tempo; di quante cose si possono fare in sessanta secondi.
    Riservò il primo pensiero all’infanzia, sensazioni più che ricordi, l’odore del latte materno, la forma dei seni di sua madre, un volo di piccioni nel cielo azzurro percorso dai raggi del sole. Poi, la prima volta che era andato a letto con una donna, lo stupore di un ragazzo davanti a quello splendido corpo, il profumo di lei, i baci appassionati, l’esplorazioni di luoghi fino a quel giorno sconosciuti e bellissimi. Una bevuta fra amici, risate, canzoni cantate alla luna, pacche sulle spalle e strette di mano, la complicità maschile.
    Presto, il tempo stringe!, pensò Fedor.

    E, allora, ecco: il suo unico, grande amore, lunghi capelli biondi, sereni occhi celesti, lineamenti fini e delicati, un corpo sottile da accudire e proteggere. Forse, aveva sbagliato i calcoli: soltanto quattro ricordi, e il minuto era già trascorso. I soldati puntarono i fucili, in attesa del comando di sparare. Fedor distolse lo sguardo, fissandolo sull’immensa distesa di neve che si prolungava fino all’orizzonte. Più che paura, provava un forte senso di amarezza, dovuto al fatto che era innocente: abbracciare con il pensiero le giuste idee progressiste non significava avere ucciso. Egli non si era mai macchiato del sangue di alcuno. A un tratto, udì un suono assurdo, un rumore che in quel frangente era assolutamente privo di significato: la risata di un uomo. Si guardò attorno. Un suo compagno era improvvisamente incanutito, un altro aveva il volto stravolto dalla pazzia, un terzo era scivolato per terra, simile a un fantoccio vuoto.
    Piantato a gambe larghe davanti a loro, l’ufficiale rideva.
    Per ordine dello zar“, annunciò soddisfatto, “da ieri le condanne a morte sono state abolite!“. Si voltò, raddrizzando le spalle in modo arrogante, e si allontanò dallo spiazzo.
    Fedor lo guardò andar via. Non è questo che ha insegnato Gesù!, fu il suo pensiero.
    Le guardie intonarono un coro, forse per vincere il freddo.
    Poi i prigionieri furono riportati alle baracche.

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  29. Mi riferisco al documento su Lenin che hai pubblicato, caro Ninni.

    Uno dei destini più comuni (e tristi) di Lenin è quello di essere citato a sproposito, fuori contesto, per sostenere con un’autorità teorica posizioni che il più delle volte nulla hanno a che vedere con le intenzioni dello stesso Lenin.
    Non è mia intenzione dare a quanto dico un taglio “erudito” che sarebbe decisamente fuori luogo.
    Trotskij osservò una volta che gli scritti di Lenin erano completamente estranei a qualsiasi spirito accademico, in quanto ogni intervento si proponeva di suscitare una determinata reazione, di orientare con fermezza l’azione del partito o dell’Internazionale in modo da affrontare con la massima energia le necessità decisive del momento.
    Scritti come il Che fare?, Un passo avanti e due indietro, e altri sono stati sistematicamente fraintesi, distorti e male interpretati da generazioni intere di “marxisti” delle più diverse varietà, da quella accademica, a quella salottiera. Per non parlare, poi, della sistematica distorsione operata dallo stalinismo nelle sue diverse varianti.

    Per trarre dai suoi pensieri, autentiche miniere d’oro, che Lenin ci offre, le ricchezze teoriche e politiche che vi sono contenute, è indispensabile l’approccio attivo e militante di chi partecipa alla lotta di classe, alla lotta di partito, di chi pone al centro della propria vita la costruzione di un partito rivoluzionario e la lotta contro il capitalismo.

    Il cuore della polemica condotta dall’Internazionale e da Lenin per primo è rivolto contro la destra socialdemocratica e contro le esitazioni di quello che allora veniva definito il “centro”, ossia quei settori dell’Internazionale socialista che oscillavano tra i settori apertamente di destra che avevano appoggiato la guerra imperialista, e l’ala rivoluzionaria che si era scissa dalla vecchia internazionale formando la III Internazionale comunista. Una polemica condotta quindi in difesa della rivoluzione russa, della dittatura del proletariato e della democrazia sovietica, contro lo sciovinismo che aveva corrotto la stragrande maggioranza dei vecchi partiti socialisti portandoli a sostenere la guerra imperialista, contro il carrierismo e l’opportunismo delle cricche parlamentari e burocratiche che erano state il principale veicolo dell’influenza borghese nel movimento socialista.
    Nel 1918-19 l’Europa era stata scossa dall’ondata rivoluzionaria che aveva seguito la fine della guerra. In Germania e Austria il movimento delle masse rovesciava le monarchie portando al potere i partiti socialdemocratici. In Ungheria il proletariato conquistava il potere, ma la repubblica sovietica veniva soffocata nel sangue con l’intervento dell’esercito rumeno sostenuto dai paesi della Triplice Intesa.
    Analogamente in Baviera la repubblica sovietica formata nell’aprile del 1919 veniva sconfitta dalla repressione.
    Grandi scioperi, in primo luogo dei minatori, scuotevano l’Inghilterra mentre in Italia il movimento operaio vedeva un’ascesa tumultuosa e la nascita dei Consigli di fabbrica con un movimento ascendente che avrebbe toccato il suo culmine nel settembre del 1920.

    Ecco che Lenin mette a disposizione dei partiti comunisti l’esperienza accumulata dai bolscevichi nei 15 anni della loro formazione politica, teorica e organizzativa. Trarre cioè dall’esperienza russa le lezioni generali, non legate alla specifica situazione russa ma applicabili all’insieme dei partiti comunisti. Lenin osserva come la storia del partito bolscevico sia molto lodata ma poco conosciuta (e quattro anni dopo Trotskij farà la stessa osservazione a proposito della rivoluzione d’Ottobre, troppo citata e per nulla studiata).

    “I ‘comunisti di sinistra’ dicono un gran bene di noi bolscevichi. A volte vien voglia di esclamare: lodateci di meno, e cercate di capire meglio la tattica dei bolscevichi, studiatela di più!”.

    Ecco Ninni il periodo e i contesti storici.
    Quella lettera che esponi, non è un atto di condanna, ma la chiusura di una vicenda sfuggita dalle mani, in piena rivoluzione, nel modo più rapido e conveniente possibile.

    Tu hai ragione, ma Lui non ha torto.
    Il crimine, nella lotta, viene commesso ma a beneficio delle masse.

    Molto bello il tuo articolo, ma ho voluto scrivere una rettifica di profilo politico del momento.
    Il fatto: un crimine!
    Come sia potuto accadere: il fatto!

    La politica che contornò “il fatto” è un’altra questione. E’ un mare che circonda una piccola barca naufragata.
    Sei sempre bravo, e ti ringrazio per permettermi tale puntualizzazione a carattere politico.

    (Una volta si diceva: ucciderne uno per salvarne cento mila. Sarò cinico, ma in quella situazione, ne sono stati passati per le armi nove. Farebbero novecentomila disgraziati salvati …)

    Buona serata

    Gabriele

    PS: se ripenso a quel nazista di Nixon …

    Ciao

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  30. Caro Gabriele,
    (intanto ti do del Tu per fare prima)

    forse dimentichi che nel periodo da te indicato (e indicato come la chiusura di una vicenda sfuggita dalle mani) il Supremo Tribunale Rivoluzionario processa i capi dei socialisti rivoluzionari. Secondo il desiderio di Lenin, che invoca “processi educativi“, a giugno si tiene una manifestazione di massa cui partecipano anche il giudice e il procuratore del processo in corso, per chiedere la condanna a morte degli imputati (una manìa, allora …): è il primo dei processi-spettacolo sovietici, istruiti non tanto per eliminare gli oppositori imputati, quanto per mobilitare politicamente la popolazione tutta.
    Su suggerimento di Trotskij, i giudici annunciano che le condanne a morte stabilite nella sentenza non verranno eseguite, se i socialisti rivoluzionari ancora liberi abbandoneranno l’attività cospirativa.
    Si organizza l’irreggimentazione della gioventù nelle istituzioni educative controllate dal partito: dopo la ventata di pedagogia libertaria dei primissimi anni, nel 1919 (appena due anni dopo l’assassinio della famiglia regnante) sono reintrodotti nella scuola i sistemi educativi tradizionali dello zar, integrati però con la propaganda politica: i bambini fino 15 anni sono inquadrati nei Pionieri; dai 15 anni si accede alla Gioventù Comunista, o Komsomol, che seleziona i candidati al partito.

    Ma tutto questo libertarismo e giustizia di cui parli, caro tovarich Kuznetsov, mi porta a spostarmi di poco. Infatti, nel medesimo periodo, approfittando abilmente della carica di segretario generale, dopo la malattia e morte di Lenin, Stalin si libera dei concorrenti più pericolosi dentro il partito (Trotskij, Kamenev e Zinovev perdono tutte le loro posizioni di potere), e, in alleanza con Bukharin, conquista il pieno controllo del Pcus e dello stato.

    Com’é, caro amico mio che, subito dopo (circa tre-cinque anni), con un brusco cambiamento di linea e di alleanze (Bukharin viene allontanato dal potere con una sonora pedata di cui, ancora, se ne può udire l’eco), dopo un po’ di relativa tregua economica, Stalin decide la ripresa della costruzione del comunismo?
    Il mercato viene sostituito da un’economia interamente pianificata dallo stato.
    E la gente continua (mentre i restanti iniziano …) a morire di fame.

    Tutta questa gigantesca operazione sarà pagata dagli strati contadini, le cui eccedenze (e dovevano mangiare poco, altrimenti …) dovranno essere utilizzate per nutrire le città e acquistare macchinari e tecnologie in Occidente.
    Per evitare che la requisizione delle eccedenze si traduca, come nel 1918, in una guerriglia villaggio per villaggio, giunge la illuminante abolizione della gestione privata della terra e il trasferimento dei contadini e di tutti i loro beni in grandi fattorie collettive i Kolkoz (abolizione della proprietà privata. Prova, caro Gabriele, a farti un mutuo per acquistarti casa, oppure acquistare un auto e finisci come Solgenitzin. Tanto tu la casa l’hai acquistata e anche l’auto, giusto? E se non ricordo male hai, anche … ).

    Le ricordi Gabriele queste cose?
    Oppure rettifichi, sotto il profilo “politico” tutto quello che è da chiudere e che ormai è distrutto? Come se, domani mattina, ti prendessi a forza, signora compresa e ti portassi a vivere in una zona sperduta della Sardegna (e ringrazia che non ci sono vipere …) per farti lavorare forzatamente lì, in quanto il palazzo o tutti i palazzi del quartiere dove lavori devono diventare delle sedi di partito.
    La chiami partecipazione comunista?
    Ma un po’ di Storia delle dottrine politiche dovresti averla fatta, giusto per valutare seriamente quanto affermi, no?
    Il Comunismo, come partecipazione proletaria totale nella sua propria dittatura, riveduto e corretto come dici tu non va bene, compagno Kuznetsov.

    Marx, Lenin, ma anche Gentile, Céline ecc., avevano manifestato un pensiero, una idea, dei manifesti per cui l’uomo diventasse una forza centripeta rispetto al mondo in cui vive.
    L’opportunismo, l’ignoranza, la fretta e l’arroganza di aver capito tutto cosa hanno prodotto? Milioni di morti, e milioni e milioni e milioni, senza guardare in faccia nessuno!

    Vuoi che continui?
    Potrei continuare a scrivere fino a domani mattina se vuoi, ma devi accettare che – a mio modesto parere – sei andato fuori tema (come dire: l’hai fatta fuori dal vasetto) in un tentativo di coinvolgimento politico che, qui, non ci sta!
    Ciao e tanti saluti alla signora.

    Ninni Raimondi

    PS: Nixon, vorrei ricordarti, andò a spasso con Nikita Khruchev, e davanti a molti giornalisti iniziarono, come tra amici, a parlare delle differenze tra comunismo e capitalismo, sui meriti e le differenze. Beh, Khrusciev parteggiava per il capitalismo occidentale di ispirazione comunisto/liberale.
    La conclusione, graduale, dalla guerra del Vietnam; la chiusura dell’intervento americano in Indocina; la risoluzione e quindi una pace amministrata con la Repubblica Popolare Cinese e la firma sulla limitazione delle armi nucleari strategiche (mi sono facilmente documentato, per una opportuna precisione, su Wikipedia. Fatti che ricordavo, ma non esattamente nella loro forma).
    Vuoi che parliamo di quel “nazista” di Stalin?
    Certe volte mi chiedo se hai mai tratto profitto dai tuoi studi socio politici.

    Saluti

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  31. Caro Ninni,
    questo articolo è stato scritto, inizialmete a “dodici mani”.
    E, nella sua seconda parte a “otto mani”.
    I complici della “bonaria congiura”:

    Io, Marisa, Enrico, Spillo, Louis, Massimo“.
    Per motivi di urgenti impegni, Louis e Massimo si sono affrancati, nella seconda parte.

    Apporti:
    Io, Marisa, Spillo documentazioni “unite” fra noi e reperimento dei dati.
    Louis e Enrico per l’approfondimento della parte “politica“.
    Massimo per la parte articolistica
    (Siamo d’accordo che, appena pubblico, li avviso al telefono)

    _________________________________________________________

    Preambolo politico (in parte dedicato ad un tuo lettore abbastanza di parte)

    Nel secolo scorso due grandi movimenti mondiali si sono confrontati su tutti i piani possibili: il socialismo e il capitalismo. Il socialismo (e il comunismo) parlava di uguaglianza, di giustizia sociale, di solidarietà, era dalla parte dei poveri e degli oppressi; il capitalismo (liberismo) invece esaltava la competizione, puntava sull’egoismo, era dalla parte dei potenti.
    Per questo i giovani, i poeti, gli intellettuali, tutti quelli che avevano a cuore le sorti dell’umanità inclinavano sempre verso il socialismo. Tuttavia alla fine del secolo il capitalismo (liberismo) si è dimostrato, potremmo dire “purtroppo” la forma più adatta alla civiltà industriale: il socialismo in parte è confluito nel capitalismo stesso e nella sua manifestazione più coerente e radicale, il comunismo, si è dissolto.

    In particolare il comunismo marxista è stato, in positivo o in negativo, il protagonista della storia del secolo scorso: nel nostro secolo invece è sparito come grande movimento storico anche nei paesi che si dicono ancora comunisti (Cina, Viet-nam tranne forse Cuba e Nord Corea) ed è rimasto una aspirazione di piccole minoranze politicamente ininfluenti.
    Almeno per le prossime generazioni il socialismo può rimanere un bello e nobile ideale ma non ha nessuna possibilità di realizzazione nella realtà nei fatti.
    Per un secolo quasi quindi Marx è stato il punto sul quale il mondo si divideva fra quelli che lo sostenevano e quelli che gli erano contrari: adesso il suo pensiero è fuori dalla realtà politica ma può dare suggerimenti, spunti, idee.

    Succede per Marx come per Mazzini o per Voltaire: ai loro tempi divisero il mondo ma ora sono un patrimonio comune: non siamo più contro o a favore di Mazzini, come i nostri antenati, ma giudichiamo storicamente Mazzini (e i liberali) insieme ai loro avversari reazionari, qualche volta anche riabilitandoli (come i Borboni di Napoli che, poi, tutti i torti non li ebbero).

    Questi fatti, pur non essendo connessi alle vicende italiane, sono invece ugualmente legati per quattro ragioni:
    1) L’uscita della Russia dalla guerra accanto agli alleati Francia, Inghilterra e Italia, permise agli Imperi centrali di concentrare in occidente le loro truppe; soprattutto gli Austriaci in Italia per la grande offensiva onde ottenere la vittoria definitiva sulla “traditrice” Italia. La Rivoluzione rappresentò un danno per l’Intesa e quindi per l’Italia, ma anche per i nemici, soprattutto i tedeschi che dopo averla fomentata la rivoluzione, poi non ottennero i risultati sperati. Furono costretti ad impiegare un milione di uomini per tenere a bada quelle repubbliche indipendenti che stavano sorgendo (come l’Ucraina) o per combattere i lealisti nella stessa Russia.
    2) Il successo delle forze rivoluzionarie bolsceviche permisero di far aumentare l’ondata pacifista in quasi tutti gli stati europei (perfino nella stessa Austria e Germania), e ovviamente fra questi stati vi era compresa l’Italia. Più che per motivi di lotta di classe, perché molti uomini al fronte e i civili di ogni paese della guerra erano ormai logorati, giunti all’esasperazione. Se nella ex festosa Pietroburgo c’era molta triestezza, nella opulenta Vienna si pativa la fame e il freddo.
    3) La profonda tendenza al socialismo rivoluzionario di stampo marxista, fece illusoriamente credere nella lotta delle masse al fine di spezzare le catene dell’imperialismo con la conseguente “dittatura del proletariato”. “Il potere delle masse, dalla Russia è estendibile (dicevano i socialisti facilmente incantati dalle prime confuse e apologetiche notizie della rivoluzione) in Europa, in Italia- a tutto il mondo”.
    4) Infine, la drammatica (o tragica) scomparsa dei Romanov inquietò non poco le corone di alcuni monarchi europei. E se salvarono la testa -ma non gli imperi, questi furono spazzati via- fu solo dovuto al fatto che -a differenza di quella francese, meno ancora quella americana- la “Rivoluzione d’Ottobre” non fu una rivoluzione nazionale; né tanto meno seguì la rivoluzione mondiale. Anzi, finita la guerra, fatta la Rivoluzione, per la presa e poi per il mantenimento del potere dei bolscevichi, la Russia entrò in una profonda crisi, con la originaria rivoluzione marxista profondamente trasformata nel corso dei decenni successivi: la guerra continuò in casa e in quanto a libertà democratiche nei successivi settant’anni di vita, la rivoluzione russa non si potrà per nulla paragonare né a quella francese, né tanto meno a quella americana. (* nota in basso)

    L’evento che nel luglio del 1918, sconvolse il mondo fu la “misteriosa” scomparsa di tutti i membri della famiglia imperiale russa -lo zar NICOLA II, la moglie Alessandra e i cinque figli- allora in mano ai bolscevichi.
    Gli estremisti di sinistra e il Soviet chiedevano da mesi a gran voce le teste dell’imperatore e della famiglia; i membri del governo esitavano per paura di disgustare gli Alleati. Volevano perfino salvarli, e sondarono il terreno per confinarli in Inghilterra.
    Ma gli inglesi rifiutarono: il governo di Lloyd George rifiutò l’asilo al cugino e alla cugina del Re, al fedele e leale Nicola II che aveva sempre respinto qualunque proposta di pace separata avanzata dagli austriaci o dai tedeschi.

    Ovviamente Ninni, questa precisazione la faccio ad uso dei lettori: “le date sono sempre del nostro calendario e non quello russo!

    In quel famoso 14 aprile del 1917, dopo aver abdicato, Nicola Alessandrovitch Romanov (50 enne), Alice Alessandra Fedorovna Hesse Romanova (46enne) e i loro cinque figli, partivano da Zaraskoie Selo, reggia melanconica negli anni fastosi, prigione dorata nei giorni di sventura.
    Dopo aver percorso un lungo tragitto, i Sovrani detronizzati e prigionieri giungevano a Tobolsk, nella Russia asiatica, come ben stai facendo osservare.
    L’ironia del destino si accaniva contro le misere vittime.
    Colui nel cui nome, appena pochi mesi prima, tanti e tanti infelici erano confinati oltre gli Urali, si trovava ora, in mezzo alla sterminata pianura della Siberia gelida e semideserta, ergastolo immenso della più potente autocrazia del mondo.

    Durante la dittatura Kerenskyana, la prigionia di Nicola e dei suoi fu mite o almeno sopportabile. Le condizioni dei miseri peggiorarono assai, invece, dopo l’avvento al potere dei bolscevichi di Lenin.
    I relegati sopportavano ogni umiliazione ed ogni privazione con animo rassegnato.
    Lo zar deposto uscì dal proprio misticismo abulico solo quando venne a conoscenza della pace vergognosa di Brest-Litowsk.
    Allora l’animo suo, piccolo nella prosperità, grande nella sventura, arse di sdegno.
    L’imperatore divenuto un povero deportato in Siberia, schernito, ridotto quasi all’indigenza, non aveva mai avuto parole di rancore verso i suoi aguzzini.
    Ma quando seppe che dai Bolscevichi era stato sottoscritto un trattato ignominioso, che rendeva vano il sacrificio eroico di un milione e settecentomila giovani caduti sul campo della gloria, allora il suo dolore esacerbato e la sua ira ebbero scatti incontenibili di amarezza perfino violenta. (* nota in basso)

    I Leninisti giudicarono Tobolsk troppo esposta ad un colpo di mano delle forze antisovietiche ed assegnarono una nuova residenza agli sventurati prigionieri.

    Nicola e i suoi partivano per il loro ultimo viaggio terreno. Poco dopo, essi giungevano a Ekarterinburg, sulle falde orientali degli Urali Metalliferi, quasi al confine tra la Russia europea e la Siberia.
    Per ironia della sorte in questa cittadina, gli operai del luogo riproducevano in passato l’immagine dello zar a milioni di copie. Infatti, era qui, in questa città mineraria aurifera che sorgeva la zecca imperiale. A fare la guardia alla famiglia imperiale furono scelti a turno proprio i lavoratori più poveri delle fabbriche e delle miniere locali. Una cinquantina che sorvegliavano il caseggiato all’interno e all’esterno dove vi erano piazzate le mitragliatrici.
    Là, gli sventurati furono rinchiusi in un modesto edificio requisito a un anonimo commerciante, un certo Ipatief, e da lui la casa prese poi il nome divenuto storico. La circondava un terreno dove, nei pomeriggi miti dell’estate siberiana – la loro ultima estate – Nicola, Alice, la bella Maria dagli occhioni azzurro cielo, Tatiana, Olga, la piccola Anastasia, il povero Alessio ammalato di emofilia, trascorsero insieme le ultime giornate in una familiare intimità contadinesca.
    A poco a poco il confino imperiale assunse i tratti più cupi della prigionia. Attorno all’ingresso della casa fu eretta un’alta palizzata, oscurate le finestre, infine obbligati a vivere al primo piano, e con una sola entrata rivolta all’interno. Non esistevano servizi e i Romanov dovevano lasciare le loro stanze e traversare il pianerottolo, passando davanti alle sentinelle che spesso apostrofavano volgarmente le giovani donne.
    Esistono impietose fotografie con Nicola II con la vanga in mano guardato a vista dagli ex minatori…(* nota in basso)

    con le sue figlie principessine (la maggiore, Maria, aveva 19 anni) trasportano terra di riporto su una specie di portantina ad uso carriola

    a tagliarsi la legna se volevano scaldarsi

    Abbandonati da tutti, vessati, spiati di continuo da biechi occhi nemici balenanti d’odio feroce, quei moribondi ignari avevano ancora il conforto del proprio affetto e della fiducia in Dio.
    L’avvicinarsi delle forze antibolsceviche mise in apprensione il comandante, commissario del Popolo, Jurovskij, divenuto dal 4 luglio il capo-carceriere di Casa Ipatief.
    Quest’avventuriero sinistro del torbido passato fu forse il massacratore atroce dei sette deportati?
    Jurovskij agì di propria iniziativa o si limitò ad eseguire con efferatezza spaventosa gli ordini segreti ricevuti da Mosca?
    L’eccidio è avvolto in un mistero mai risolto.
    Esisteva un solo testimone -Medvedev- ma molti hanno trovato nella sua deposizione molte contraddizioni, quindi anche lui non fu ritenuto attendibile.
    Per quanto siano assenti le documentazioni ufficiali, mi riferisco a ciò che (allora) è poi venuto a conoscenza della stampa mondiale.
    Di un processo fatto alcuni mesi dopo, con alcune importanti deposizioni, non si parlò più.
    Non sappiamo dunque se effettivamente furono uccisi oppure se partirono per destinazione ignota. I resti trovati nella miniera non erano i cadaveri dei Romanov, ma solo alcuni brandelli di vestiti e alcuni gioielli (che forse non indossavano i Romanov ma erano solo cuciti nella fodera dei vestiti; e chi li bruciò non poteva certo saperlo). (* nota in basso)

    Benché tristo di natura e acceso d’odio ferino contro gli antichi Zar, Jurovskij non si sarebbe mai arrischiato alla soppressione di Nicola Alessandrovitch e della sua famiglia senza il beneplacito di Lenin.
    Per il dittatore, circondato dagl’innumerevoli nemici del comunismo, la sopravvivenza del sovrano deportato costituiva un pericolo, non già dovuto alla persona del cittadino Romanov, ma per quanto rappresentava ancora agli occhi delle folle immense rimaste fedeli alla tradizione religiosa e dinastica insieme.
    Infatti preferì l’eccidio segreto affidato (forse) a Jurovskij.

    I moribondi ignari si trovarono riuniti in uno stanza del pianterreno.

    Con indifferenza assoluta, senza che nulla trasparisse dal suo volto cinico e dai suoi atti normalissimi, Jurovskij fece portare alcune sedie: i patiboli per le vittime.
    Nikulin, un complice, ne portò tre, sulle quali sedettero Nicola, Alix ed il piccolo Alessio, mentre le principessine rimanevano in piedi.
    Faceva parte del gruppo il dottor Botkin, medico dello zarevitch cui si teneva vicino, una cameriera e due domestici che se ne stavano appoggiati alle pareti.
    A quelle undici persone si era ridotta la Corte di tutte le Russie, sedici mesi prima la più fastosa corte del mondo.

    Tratto un foglio, Jurovskij richiamò con un cenno l’attenzione di tutti e prese a leggerlo, a voce poco percettibile e in gran fretta.
    Alice e le sue figlie compresero.
    Impallidendo mentre il loro cuore cessava quasi di battere, si fecero il segno della croce.
    Nicola Alessandrovitch chiese invece – Che c’è?
    Jurovskij aveva letto la sentenza di morte dei condannati.
    Estratto la pistola, il sicario la puntò sullo Zar e fece fuoco, abbattendo la vittima nel suo sangue.
    Lo sparo fu il segnale della strage.
    In un attimo alle spalle del comandante, i complici spianarono a loro volta i fucili o le pistole e presero a “sparare nel mucchio“.
    Il piccolo Alessio fu il secondo ucciso.

    Ad uno ad uno gli uccisi cadevano sugli uccisi. Pur colpito più volte, qualcuno continuava a dibattersi nell’ultimo spasimo, nei sussulti estremi, abbrancandosi ai cadaveri vicini con le mani già ceree. La cameriera della Zarina si proteggeva con due cuscini, tanto che gli sterminatori la finirono a baionettate e a mazzate inferte sul cranio con il calcio dei fucili. Brandelli di materia cerebrale schizzata sotto ai colpi si appiccicavano al pavimento ed alle pareti. Lo stanzone si riempiva di fumo denso e dell’agro odore del sangue sparso.
    Pochi minuti bastarono perché la strage si concludesse, ma lo strazio orrendo dei miseri non era finito ancora.
    Trasportati al pozzo della miniera abbandonata, i corpi furono denudati delle vesti, quindi ridotti a pezzi.
    Su i resti, i congiurati gettarono acido solforico ed altri corrosivi.
    Non persuasi che ciò bastasse a render le vittime del tutto irriconoscibili, Jurovskij e i suoi ricorsero al fuoco alimentato dalla benzina.

    Un solo cadavere tangibile e identificabile (esiste la foto presa quel giorno) fu estratto dalla miniera, quello del corpo di Jemmy, la cagnolina di Tatiana (ma nessun racconto dei testimoni dell’eccidio, accenna mai alla presenza di una cagnolina nella stanza dell’eccidio). Inoltre la cagnolina fu stranamente ritrovata intatta dopo undici mesi e otto giorni che era nel pozzo (si trattò di una tardiva simulazione per far credere che la cagnolina aveva seguito i padroni? Ma i padroni erano veramente morti e poi gettati nel pozzo?).

    Si disse che le reliquie delle misere vittime, riesumate da ufficiali fedeli e segretamente trasportate altrove, dopo lunghe peregrinazioni furono consegnate al granduca Nicola Nicolajevitch, vissuto fino al 1919 nel suo rifugio di Jalta (Crimea) e preso poi a bordo della nave britannica Nelson che lo condusse a Genova. Sebbene più volte interrogato a questo proposito, l’antico generalissimo zarista si spense ad Antibo nel 1929 senz’aver fatto alcuna rivelazioni di sorta (forse a quelle reliquie lui non dava nessuna importanza perché sapeva ben altre cose). (* nota in basso)

    Di Nicola Nicolajevitch, altri parenti del sovrano trucidato ebbero la buona sorte di sfuggire al Terrore giustizialista.
    Alcuni di loro s’imbarcarono sopra un piroscafo di loro proprietà che batteva la vecchia bandiera dei Romanov.
    Quel nomade rifugio dei legittimisti fu per qualche tempo, fin quando durò la speranza della restaurazione, uno Staterello autonomo: l’impero zarista ridotto a pochi metri quadrati di superficie galleggiante.
    (Ma non si può escludere che a bordo, irriconoscibili, e con chissà quali compiti, ci fossero tutti i componenti della famiglia imperiale) (* nota in basso)

    Dell’eccidio, i russi bianchi che arrivarono a indagare pochi giorni dopo a Ekarterinburg e che ebbero un anno per studiare la scena del delitto, non trovarono nessun corpo e nessuna prova schiacciante se non qualche foro di pallottola nella famosa stanza, qualche macchia di sangue e pochi bruciacchiati frammenti di vesti e di gioielli imperiali alla cava.
    Mentre Sir Charles Elliot, alto commissario inglese e console generale in Siberia, uno dei due diplomatici di grado più elevato in Russia, uomo di straordinaria cultura, inviato con la precisa istruzione di vedere con i propri occhi e di dare un proprio giudizio sull’andamento delle cose, indagando sulla strage, inviò in codice il suo primo cablogramma a Londra al ministro Balfur, riferendo:
    Il mistero circonda il destino degli zar, che secondo i bolscevichi è stato fucilato qui la notte del 16 luglio, mentre alcuni tra i funzionari di grado più alto e meglio informati sono convinti che Sua Maestà Imperiale non sia stata uccisa ma portata via e data in custodia ai tedeschi, e che la storia dell’assassinio sia stata poi inventata per spiegarne la scomparsa. Il funzionario incaricato dell’attuale governo (i Bianchi) di indagare sul delitto mi ha mostrato la casa dove fu rinchiusa la famiglia imperiale e dove Sua Maestà Imperiale si dice sia stata fucilata. Ha respinto (Sergeev) come montature tutte le storie riguardanti la scoperta dei cadaveri, e le confessioni dei soldati che avrebbero partecipato all’esecuzione…. E’ opinione generale che l’imperatrice, il figlio e le quattro figlie non siano stati uccisi ma trasferiti, il 17 luglio, a nord o a ovest. La storia che li vuole bruciati in una cava sembra essere una amplificazione del fatto che è stato trovato un mucchio di cenere, residuo evidente di un grosso mucchio di abiti. In fondo alle ceneri c’era un diamante….e poiché si dice che una delle granduchesse avesse cucito un diamante nella fodera del vestito, si è ritenuto che qui sono stati bruciati i corpi della famiglia imperiale.
    Il 17 luglio un treno con le tendine abbassate partiva da Ekaterinburg per destinazione ignota: si crede che a bordo si trovassero i membri della famiglia imperiale. Sembra dunque probabile che la famiglia imperiale si sia travestita prima della partenza
    ” –
    Sir Charles Eliot. (* nota in basso)

    Se anche qualcuno soltanto dei dubbi da lui espressi è fondato, la versione ufficiale della fine dei Romanov va a pezzi.
    Vale inoltre la pena riesaminare i vari indizi che Eliot ritenne eloquenti. Nel vestibolo furono (dimenticate dagli assassini se assassinio ci fu) trovate lunghe e grosse ciocche di capelli non di una persona sola ma appartenenti a tutte e quattro le granduchesse. E il colonnello Rodzjanko che faceva parte della missione di Eliot, trovò e scrisse che “nel caminetto fu trovata anche parte della barba (molto rappresentativa) dello zar, che è stata conservata”. Il sacerdote del luogo, che aveva visitato la famiglia imperiale quando mancavano solo 48 ore alla loro scomparsa, afferma che le ragazze avevano ancora i capelli lunghi fino alle spalle, e che lo zar pur avendo ancora la barba, “sembrava spuntata torno torno”, come se avesse sospeso in quel momento il taglio all’arrivo improvviso del sacerdote. (* nota in basso)

    Ed è strano che il taglio dei capelli e della barba abbia coinciso a poche ore prima dalla loro scomparsa.
    E’ coerente invece l’ipotesi di un tentativo di mutare aspetto prima della evacuazione, essendo i Romanov ben note figure pubbliche.
    Non poteva essere veritiera la versione che i Romanov, secondo la versione dei partecipanti all’eccidio, erano stati massacrati dentro una stanza che misurava 4 metri per 5.
    In quello spazio avrebbero dovuto affollarsi 23 persone, undici vittime con tre quattro sedute e dodici killer in piedi. Vale a dire che i Romanov e i loro giustizieri erano ad una distanza troppo ravvicinata; troppa folla per un’esecuzione di massa, fra l’altro nel panico e nella confusione, gli stessi esecutori avrebbero corso il serio rischio di buscarsi una pallottola di rimbalzo.
    Nelle pareti, nelle porte e nel pavimento furono trovati 27 fori di pallottole, molti contenente ancora il proiettile. Nessuno sparerebbe in una stanza del genere 27 colpi d’arma da fuoco. Si fecero staccare frammenti di muro, di pavimento e le porte.
    E se i proiettili che avevano aperto questi fori erano passate prima attraverso dei corpi, le stesse pallottole e nei fori dovevano esserci necessariamente tracce di sangue. Che non c’erano.

    Un giornalista del Times, Wilton (agente della CIA) scrisse: “Comandante Lasies, anche se lo zar e la famiglia imperiale fossero vivi, è necessario dire che sono morti!“.

    Il Complotto ebraico
    Sokolov, un giudice ai bordi tra monarchia e bolscevismo, era convinto che la fonte di ogni male erano in blocco socialisti ed ebrei in modo tale che, il mondo non vedendo ricomparire la famiglia imperiale messa in salvo dai Bianchi fossero coinvolti; iniziò ad accusare gli stessi Bianchi dell’eccidio: per disfarsi di questa corrente, per cattivarsi gli ex zaristi, e per eliminare un’altra corrente a loro ostile, gli ebrei.
    Trotskij era ebreo; ed erano ebrei quasi tutti i capi delle operazioni a Ekraterinburg.
    Ed ebrei erano tutti coloro che contrastavano o lottavano contro i bolscevichi leninisti.

    Il complotto piacque a Ford e furono mandati in Europa alcuni suoi dirigenti per incontrare Sokolov. Incontro che avvenne a Parigi, presenti il suo protettore Principe Orlov, un colonnello americano (Lydig) e un corrispondente del “Times”(Fullerton).
    Invitato da Ford in America, Sokolov vi giunse con il suo protettore e incontrarono nel suo quartier generale il magnate dell’automobile a Dearborn, nel Michigan, per le trattative. Quindi far da loro stendere un memorandum “dove si confermava il fatto che l’assassinio era stato progettato ed eseguito dagli ebrei” e per ricevere in consegna il dossier che Ford avrebbe fatto pubblicare con grande risonanza in America (Il Dossier si trova a tutt’oggi negli archivi Ford).

    Ma proprio durante questo incontro accadde qualcosa di drammatico. Questo è il resoconto del servizio segreto americano:
    Proprio nel momento in cui Ford intervistava l’ex giudice Sokolov e il Principe Orlov, gli giunse un biglietto del granduca Nikolaj (cugino dello Zar, ex comandante in capo dell’esercito russo) che lo avvertiva che in anticamera c’era il suo portavoce con delle informazioni della massima importanza e un biglietto scritto di suo pugno. Ford uscì nell’anticamera, s’incontrò con un uomo di nome Borodigan, inviato dal granduca con l’incarico di dirgli e consegnò, dunque, il biglietto firmato per avvertirlo che aveva saputo che i documenti che stavano per essergli consegnati erano completamente falsi e che ne era sicuro in quanto glielo aveva detto lo Zar in persona!“. (* nota in basso)

    Una settimana dopo Sokolov moriva, e la sua morte non è priva di ombre.
    Due mesi dopo moriva Wilton, quello del “Times” e con lui tutti quelli che indagarono.

    Lungo, vero?
    Ma vero!

    ____________________________________________
    Fonti:

    Ninni Raimondi: La caduta dei diamanti, Torino, 2006.
    Ninni Raimondi: Times International, Settembre 2006: “Anastasia, dove sei?”
    Ninni Raimondi: Oltre il caso della piccola Svetlana a Mosca, GB e C.d.S., rispettivamente 2005 e Gennaio 2007
    Ninni Raimondi: La notte delle bugie, Settembre 2008, Times International, luglio 2008
    Ninni Raimondi: Il complotto del complotto, Times International, febbraio 2009
    Ninni Raimondi: Il treno fantasma, la Repubblica, aprile 2009

    Un abbraccio e un bravo.

    L. Hilde
    Marisa
    Francesco
    Enrico
    Louis
    Massimo
    ( … gli amici non dimenticano facilmente … )

    Ciao e buona giornata.
    L.

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  32. Bello e congratulazioni per l’articolo di Hilde 😀
    Ciao Ninni.

    Lascio un saluto a Donna Emilia di Roccabruna “imperdibile” ringraziandola.
    Saluto tutti

    Louis

    PS: Sottoscrivo il tuo intervento politico, Ninni.
    Preciso e dotto.

    Ciao

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  33. E’ come essere partecipe nel periodo e vivere quei momenti.

    Saluto tutti.
    Ciao Ninni Milord.
    Un bacio.

    Sono presissima da quello che leggo.

    Mi è piaciuto, anche, quanto scritto da:
    Emma Vittoria
    Emilia di Roccabruna
    Alessandra Bianchi

    Vado

    Baci Ninni

    Sony

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  34. Caro Milord, non so come esprimere la mia meraviglia nel leggere.

    I vostri amici, che ammiro profondamente, hanno esposto in modo davvero esemplare eventi, dubbi, possibilità che mi erano del tutto sconosciuti. Com’è bello imparare, apprendere e cercare di dare un senso alle cose.
    Mi permetto di chiedere un chiarimento.
    Eliminiamo momentaneamente tutte le ragioni politiche, gli interessi economici e via dicendo che fanno finire una Dinastia, Certamente non è stata la prima nel decorso dei secoli.
    Mi pongo una domanda: Se, nessuno è assolutamente sicuro che la Famiglia Imperiale sia stata veramente trucidata, se i corpi ritrovati …si pensa., si vuol credere.. siano quelli dei regnanti ma senza una TOTALE certezza; se le prove del DNA sono state fatte in un periodo in cui la prova stessa non aveva la medesima sicurezza odierna per quale motivo sono stati santificati in quanto martiri?
    Se non ci sono prove del martirio tanto meno ci può essere motivo di santità!

    Mi pongo un’altra domanda e qui spero di non ferire la sensibilità di nessuno e se ciò dovesse accadere vi prego di perdonarmi, in quanto la mia ignoranza è veramente abissale.

    Come si può accettare la santità di un Imperatore e della sua famiglia se, in realtà, non hanno fatto nulla di particolarmente “Santo” durante la loro vita? Il popolo russo moriva di fame, nel senso più letterale della parola, subendo di tutto mentre, i loro regnanti (come in tutte le dinastie) vivevano nella più grande agiatezza e lusso.
    Voi, Milord, avete fatto cenno al Diamante Romanov e qui riporto pari pari una parte del vostro scritto:
    (Sarebbe da aggiungere, però, che in questo sogno non erano ammesse larghe fasce di popolazione decimata da anni di guerra e carestìa, la mano tesa in un disperato gesto di elemosina rivolto al Piccolo Padre, con la speranza di un tozzo di pane).

    Ecco: queste mani tese non hanno MAI ricevuto quel tozzo di pane, un minimo di comprensione.
    Voi milord siete di origine Nobile, nella mia pochezza lo sono anch’io ma, nella mia famiglia mi è stato inculcato, fin da piccolissima, che la nobiltà ha tanti vantaggi ma sopratutto dei DOVERI … grandi e irrinunciabili.
    Se questi doveri non vengono espletati al meglio … si può parlare di Santità?
    Secondo me no, e se anche tutto fosse fatto solo in nome del popolo non c’è proprio nulla di particolarmente lodevole.
    Chiedo scusa per questa dissertazione così lunga e ripeto spero di non aver offeso nessuno.
    Un caro saluto a Voi e un grazie per la Vostra pazienza.
    A tutti i lettori i miei più cari saluti

    Giovanna Scaglione Orofiorentino

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      • Lady Giovanna Scaglione Orofiorentino

        Soddisfammo la Vostra curiosità:

        Nella stesura del Vostro gradevole scritto avete, al termine di un periodo, inserito i due punti : senza alcuna spaziatura, vicino l’apertura di una parentesi.
        : (“.
        Il “sistema“, privo dello spazio, l’ha interpretato come una “faccina” triste.
        In sintesi: l’avete messa Voi stessa.

        Lieti di esserVi stato utile,

        salutazioni.

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    • Lady Giovanna Scaglione Orofiorentino

      Le Vostre osservazioni giungono a puntino, mia Signora.
      Avete accennato ai Doveri.
      Bene.
      I “doveri”, propro in quanto tali, verso i sottoposti, o comunque, il popolo amministrato sono quelli che concedono nobiltà di gesto, d’animo e nobiltà che nobilita chiunque ne venga a contatto.
      L’arroganza dei potentati, nati “per grazia di Dio” e diritto divino, porta, molto spesso a credere di far parte dei gestori di quell’immenso Zoo che è la nazione da loro stessi amministrata.

      Ecco quella nascita di tante aberrazioni coma lo “Jus primae noctis” oppure il diritto di vita o di morte su chiunque di “Inglese e barbara” memoria.
      Eppure, Lady Giovanna, abbiamo degli esempi grandi e illuminanti, senza andare troppo in là: Federico II di Svevia.
      Il senso civico, e la caratteristica di aver fondato, amministrato con equanimità un impero tanto variegato, ne fanno una luce, particolarmente, illuminata nel panorama politico della storia umana delle genti.

      Tornando, dunque al Vostro assunto:
      La famiglia imperiale Romanov, venne portata all’onor degli altari basando il tutto sulla seguente motivazione:

      … considerato il contegno da loro tenuto durante la deportazione e la prigionia, il fatto di aver – come attestano diari e lettere ritrovati dopo la morte – concesso in nome della fede il perdono ai loro carcerieri e carnefici, e di aver auspicato la fine della guerra civile anche davanti alla possibilità di venire salvati dall’incipiente arrivo dell’armata bianca …

      non viene preso in considerazione il quadro del Monarca rispetto al popolo.
      La deduzione salvifica della Chiesa Ortodossa si basò sulla soggettività del fatto in se stesso e non sull’analisi globale dei fatti.

      Tale ne fu la risultanza canonica della Chiesa di Mosca. E’ da dire che, tale istituzione religiosa, dopo il congruo esilio, aveva bisogno di pubblicizzarsi su un qualcosa che avrebbe fatto presa sulle popolazioni locali. Decenni di misteri e di pìetas verso una famiglia “dichiarata unita, amorevole, sfortunata e trucidata”, dietro il diretto coinvolgimento emozionale del passato, ha aperto al ritorno, in trionfo, delle antiche istituzioni: Il patriarcato, assoluto, di tutte le russie, in nome del Santo Patriara Alekseij II che riaprì alla politica tradizionale moscovita.

      Il nuovo S.Patriarca, Cirillo I, dopo aver ricevuto il placet della “seconda firma” per il rilascio del “Gran Collare dell’Ordine di S.Giorgio e quello di S.Andrea”, intestato a Marija Vladimirovna Romanova, ha, di fatto, riaperto le porte al sistema russo, nella forma e nella sostanza,

      Il capo dell’Ordine, attuale, è Il Presidente Vladimir Vladimirovich Putin, che lo rilascia, sentito il Patriarca di tutte le russie.

      Un bel salto indietro ne convenite? Senza parlare dell’Ordine di S.Giorgio, che addirittura figura iscritto nelle armi dello stato federativo. Si potrebbe affermare, tranquillamente: “Il ritorno dei santi 2, la vendetta!.
      Abbiate le nostre cordialità.

      Sic transit gloria mundi

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  35. Buon giorno Ninni.
    Buon giorno a tutti, ma in perticolare a Hilde, Marisa, Francesco, Enrico, Louis, Massimo.

    Leggo gli ultimi apporti, e mi ricollego al pezzo di Ninni .
    Oltre a ripercorrere i fatti salienti che accaddero in quel periodo, tu Ninni, ci chiedi una cosa importante: il “perchè” di questo articolo.
    Sarà difficile dire qualcosa che vada oltre il pezzo di L. Hilde, Marisa, Francesco, Enrico, Louis e Massimo, ma ci provo.

    Riassumendo.
    Il 17 luglio il governo di Mosca riceve, da Ekaterinburg, un messaggio: “Dite a Sverdlov che tutti i membri della famiglia hanno subito la stessa sorte del capofamiglia Nicola II. Tutti sono morti durante un tentativo di fuga” ( tu pubblichi l’originale della bozza del comunicato di esecuzione della sentenza, scritto di pugno da Lenin). Da qui, mi sono messa a ripercorrere le varie tappe della famiglia Romanov. Sono partita dalle cronache dell’epoca, racconti, articoli, racconti e ricostruzioni, partendo dall’incoronazione, passando per la vita di palazzo, fino ad arrivare al “presunto” eccidio di Ekaterinburg.

    A dire il vero, con l’articolo di Hilde, ho avuto modo di avere molte conferme ad alcune mi supposizioni …
    Sicuramente la tesi di un complotto “intestino” è più reale di tanti fatti “presunti“, che all’epoca furono passati per reali.
    In un articolo, che proviene dall’archivio storico del Corsera (http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/17/zio_Lenin_rivoluzionario_buono_Voleva_co_9_050417068.shtml), viene intervistata Olga Ulianova nipote di Lenin, che dichiara: «Lenin non diede l’ordine di fucilare lo zar e la sua famiglia, anzi fermò molte esecuzioni già decise dai rivoluzionari». Mostra un documento: «Nel 1918 qualcuno voleva giustiziare il solo zar Nicola, non la moglie e i bambini; Lenin, invece, chiese di portarli a Mosca per giudicarli».
    Poi utilizza le sue parole (quelle di Lenin): «
    Chiedo il processo con la pubblicazione del verbale su tutti i giornali. Occorre rivelare quante vittime ha fatto il regime zarista durante il regno di Nicola II, quante persone ha fatto impiccare e quante sono morte in Siberia e quante hanno sofferto per la guerra che la Russia non voleva … Un uomo ignorante che crede ancora nella bontà del piccolo padre, ma, anche gli operai che conoscono l’ avanguardia di Pietroburgo, sono andati con le icone sotto il palazzo dello zar. E da quel fatto sono passati soltanto 13 anni». Uccidere i Romanov, per Lenin, non era politicamente opportuno. Occorreva processare Nicola II e condannarlo «di fronte al popolo e alla storia». (Lenin) Voleva trascinarlo sul banco degli imputati nel Palazzo delle Colonne, tra il Bolscioj e il Cremlino.
    «Le guardie bianche, però, stavano arrivando, prosegue Olga, a liberare lo zar e mio zio in quei giorni non riusciva a controllare completamente i comitati rivoluzionari. Qualcosa comunque fece» . «Cosa?», le chiediamo incuriositi. Risponde: «Mio padre Dimitri (fratello di Lenin) in quel tempo era presidente della Repubblica di Crimea e si teneva quotidianamente in contatto telefonico con suo fratello. Presero insieme le misure per evitare la fucilazione dello zio dello zar Nicolaj Nicolaievic Romanov e della sua famiglia, nonché della mamma del sovrano Maria Fedorovna. Erano tutti in Crimea e con loro c’erano i principi Yussupov (uno di loro, Felix, aveva ucciso Rasputin). Mio padre li lasciò a palazzo Dulber, di loro proprietà (nel periodo sovietico divenne un albergo e li fece proteggere dalle guardie rosse). Alla fine del 1918 la Crimea fu invasa dai tedeschi e papà entrò in clandestinità. Quella parte della famiglia dello zar rifiutò di recarsi a Berlino e le guardie rosse rimasero, con il consenso tedesco, ancora a proteggerli. Nel ’19, con il ritorno dei sovietici, i due fratelli decisero di far arrivare un incrociatore britannico per portarli in salvo, con i loro averi, a Malta».

    E mi viene un dubbio o forse faccio confusione con gli eventi. (se sbaglio, vi prego di aiutarmi a comprendere …).
    La famiglia Romanov, venne “fatta sparire” (o esiliata come fecero con Napoleone …) per eliminare definitivamente la possibilità di una restaurazione monarchica russa a livello mondiale? Ricordiamoci, che la famiglia Romanov, governava il territorio russo da circa seicento anni ed erano proprietari di una fortuna immensa e che non aveva eguali.(ERANO MOLTO PIU’ FORTI E POTENTI DEL NUOVO MONDO: GLI “STATES”…).
    Sicuramente, e lo evinco da ciò che ha scritto Hilde, Nicola II e la sua famiglia, inizialmente, vennero tenuti prigionieri con l’intenzione di espellerli dal paese, o quanto meno di ridurli all’impossibilità di agire e reagire. Ma questo inizialmente, quando il governo rivoluzionario era in mano ai menscevichi, che mirava, tra le altre cose, a mantenere un buon rapporto con gli alleati (in effetti non aveva proclamato la cessazione delle ostilità e la smobilitazione, anzi stava ancora trattando il possibile proseguo del conflitto); in questo periodo la custodia dello zar e della famiglia era ancora affidata ai cosacchi, reparti la cui fedeltà alla famiglia reale era nota e per questo sospetti ai rivoluzionari; gli eserciti “bianchi” stavano ancora organizzandosi, ma la vita della famiglia reale poteva diventare all’occorrenza una preziosa moneta di scambio.
    Lenin, per avere il potere completo e non solo quello strappato ai menscevichi, doveva arrivare ad organizzare le cose in modo da implicare anche la morte (presunta?) dello zar per impedire che i bianchi lo rimettessero sul trono una volta riconquistata Mosca (ammesso che fosse accaduto); le nazioni europee avevano fatto la loro parte, rifiutandosi di accogliere lo zar e i familiari (con la speranza di una loro riabilitazione).

    La temporanea vittoria dei bianchi spinse i bolscevichi a rompere gli indugi, massacrando lo zar e tutti i suoi eredi. Per quanto tristemente logico, era chiaro che l’assassinio di donne e bambini perpetrato in quella maniera, avrebbe difficilmente guadagnato simpatie alla causa (perfino alcuni dei Lettoni che eseguirono l’esecuzione se ne pentirono), per cui la distruzione dei corpi divenne un sistema per negare quella parte: la peggiore del crimine. Una lama a doppio taglio, tant’è che parecchi furono gli impostori (alcuni decisamente credibili) che si presentarono, per poi essere smascherati.
    Noi tutti sappiamo che il predominio comunista e repressore, è durato quasi centinaio di anni e alla fine di ciò “tutte le figure” dei Romanov, sono state riabilitate, facendo avere loro anche una “strana santificazione“. Cos’è, avevano la coscienza così sporca da elevare tutti i Romanov alla sacralità degli altari?
    E ancora, Anastasia, la ragazzina estremamente sveglia, (attaccata in modo morboso al padre e al fratellino Alexei) e monella, è andata contro tutti cercando di far saltare fuori la realtà?
    In fine, “E SE” i Romanov (o i loro discendenti) fossero stati riabilitati, ma con il veto di rivelarsi? A che pro? (Perchè è stata celata la statua di Lenin e utilizzate le insegne Romanov?) “Non è” che, dalla caduta comunista, la Russia ha ripreso “a valere” perchè sovvenzionata da un flusso di denaro che arriva direttamente dal vecchio tesoro dei Romanov?
    Non è che verrà fuori che Medvedev (considerazione della strabiliante somiglianzea con Nicola II) è un diretto discendente dei Romanov?

    Credo che tutta questa storia, oltre ai “giochi di guerra“, sia basata su una cosa: IL POTERE!
    Potere che in questi periodi la “FEDERAZIONE RUSSA” ha riacquistato, diventando uno dei paesi più ricchi al mondo …

    PS: ricordo che in questo periodo di crisi, gli unici che stanno portando un pò di “soldini“, acquistando moda, accedendo a zone lussuose ecc., sono proprio i nuovi ricchi, o mai poveri, i Russi…

    Scusate il mio dilungare.
    Un saluto caro a tutto lo staff del “MILORD NEWS“.

    Emma

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  36. Ho trovato una foto che avvalora ciò che ha scritto Hilde riguardo alle prove della fuga dei Romanov sotto mentite spoglie. Mi ricollego alla dichiarazione del col. Rodzjanko e della missione di Eliot …

    (Cito Hilde) [ … ] “Nel vestibolo furono (dimenticate dagli assassini, se assassinio ci fu) trovate lunghe e grosse ciocche di capelli non di una persona sola, ma appartenenti a tutte e quattro le granduchesse”. Il colonnello Rodzjanko, che faceva parte della missione di Eliot, trovò e scrisse che “nel caminetto fu trovata anche parte della barba (molto rappresentativa) dello zar, che è stata conservata”. Il sacerdote del luogo, che aveva visitato la famiglia imperiale, quando mancavano solo 48 ore alla loro scomparsa, afferma che le ragazze avevano ancora i capelli lunghi fino alle spalle, e che lo zar pur avendo ancora la barba, ‘sembrava spuntata torno torno‘, come se avesse sospeso in quel momento il taglio all’arrivo improvviso del sacerdote” [ … ].

    Ci deve essere stato un grave motivo per cui le ragazze hanno rinunciato alla loro folta e bellissima chioma.
    Un sacrificio che è ripagato dal risparmio della vita?
    Guardando la foto ci viene da pensare che, effettivamente, sia stato cosi?

    Saluti ancora,

    Emma

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  37. Caro Ninni,
    ho letto, con estrema attenzione, il tuo contraddittori (direi illuminati) a quanto da me esposto.
    Ho letto, anche, altri apporti che mi trovano, sostanzialmente, d’accordo.
    Giusto per fugare delle “inesistenti ombre”: io ho voluto dare un impulso all’attività conversativa e sembra, proprio, che ci sia ampiamente riuscito.
    Ovviamente non mi dilungo sulle “tesi filosofiche” o altro.
    Riconosco, però, una bontà nei tuoi ragionamenti, alla luce dei fatti da te esposti.
    Io mi sono riferito ad un pezzo di storia che non deve essere dimenticata, appunto, per non dimenticare.
    Forse la mia forma ha fatto insorgere qualche (magari onesto) dubbio.
    La realtà è molto diversa.
    Sostanzialmente concordo con quanto da te indicato.
    Grazie e un saluto, con molto apprezzamento, verso le produttrici e i produttori di tanti grandi apporti.

    Ciao

    Gabriele P.

    PS: No, grazie, va bene così. Mi fido e ci credo che saresti capace di istigarmi al suicidio fino a domani!
    Ciao Ninni e buon lavoro.

    G.

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  38. Parliamoci fuori dai denti!
    La situazione, in Russia, era inconcepibile.
    I nobili avevano tutto, anche la facoltà di schiaffeggiare o perfino uccidere i servitori. L’esercito, sebbene immenso, sei milioni di soldati, era allo sbando a causa di ufficiali incompetenti. Non a caso, agli inizi del secolo il Giappone aveva sconfitto i russi, e in modo netto!
    Il popolo aveva fame, gli intellettuali chiedevano giustizia, le donne pane!
    Ecco perché fu fatto.

    Maggiore Miloslav Pomarev, Gruppo Alpha.
    Unione Sovietica.

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    • Maggiore Miloslav Pomarev, Gruppo Alpha.
      Unione Sovietica.

      Avete tutta la nostra considerazione, compagno maggiore Pomarev.
      Una situazione che, creatasi dal diritto divino, sfociò nella più ottusa barbarie commessa da “amici” (nel caso specifico Nicola II) che, con il proprio colpevole silenzio e disimpegno dalle cose terrene provocò disagi inenarrabili.
      … le limature di legno, prelevate dalle bare dei cimiteri, venivano fatte bollire insieme agli scarti di verdura, raccogliticci qui e là, per aumentare il misero pasto … “.

      (Iván Ivánovich Ivanóv, Diario di Mosca, Marzo 1917)

      La decisione fu irrimediabilmente necessaria, compagno maggiore e perfettamente comprensibile.
      PS: nel passare da queste stanze dimenticaste i Vostro documento.
      Ritiratelo.

      Avete tutto il nostro, più ampio, apprezzamento.
      Добрый вечер

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    • Пожалуйста, мистер. гражданин бывшей советской России.

      Капитан Командор Группа 3 нападающих рейдеры, 9-й полк полковника Moschin, Parachute первой помощи
      Антонио Мария Раймонди (школа войны капитанов)

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  39. Buon Giorno Milord, credo che la cara Alessandra in poche righe abbia descritto ciò che ritengo un’assoluta verità.
    Tutte le grandi Monarchie sono finite miseramente. Tutto inizia, si evolve…raggiunge il suo apice per poi crollare su se stesso. Il popolo: per secoli ha amato il suo Imperatore, ritenendo la Casa
    Reale qualcosa di Sacro. Ma come sempre: questo amore deve essere reciproco. Non si può vivere in un mondo dorato senza, alla fine, scatenare l’odio di chi ” Non vive “.
    A quel punto il terreno è fertile per creare sommosse ad arte da chi non aspettava altro. Interessi politici, denaro,potere devono solo cambiare di mano e cosa è più pratico di una rivoluzione?
    Dopo di che: ” Cambiano i suonatori ma non cambia la musica! “. Il popolo resta sempre con la sua fame atavica.
    Al giorno d’oggi molte monarchie si sono adeguate per sopravvivere. A mio modesto parere: riuscendo egregiamente a mantenere la benevolenza del popolo.
    Spero di non aver detto una massa di stupidaggini.
    Un carissimo saluto a Voi e a tutti

    Giovanna Orofiorentino

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  40. PER CURIOSITA’
    Il Fondo del Diamante al Cremlino contiene migliaia di inestimabili tesori tra cui gemme, gioielli e pepite d’oro rivenienti da Pietro il Grande fin agli inizi del 18° secolo. La collezione è in continuo aumento.
    I gioielli furono esposti, al pubblico, nel 1960 e attualmente sono una tra le più popolari attrazioni turistiche.

    (Yuriy Bokarev, storico dell’Accademia Russa delle Scienze: C’è stata una prima grande ondata di vendita dei gioielli, all’estero, subito dopo la Rivoluzione. Erano tempi difficili e si rese necessaria, la vendita ai governi e ai privati, pur di acquistare e fornire il cibo ai poveri.
    Irina Polynina, Capo esperti del Diamond Fund: La gente mi chiede, molto spesso, il prezzo in denaro dei gioielli. Tutto questo non ha prezzo. Immaginiamo, ad esempio, il valore storico di una corona indossata da sette imperatori russi).

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  41. Dear lord,
    I read, with great interest, a good part of what you wrote on the deal Romanov.
    I learned a lot about some of the truths that I could not imagine.

    Indeed some obscure points in this story, look back in place, reading your submissions and those of your guests.

    I am thrilled to have you discovered.
    And I hope to be back soon, I have added you as a favorite of my browser.

    With many regards, my sir.
    Kisses

    Theresa Elizabeth Warren
    in Springfield, Massachusetts, US

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    • Lady Theresa Elizabeth Warren,
      in Springfield, Massachusetts, US

      Thank you for the kind words you leave at these pages.
      Welcome among us.

      Yes, the subject is extremely interesting and the balance between what is indicated publicly and what was discovered from reality. Here, all friends, we analyze the facts, just the merits of this small survey. I hope that these studies will lead, at least, for a thorough knowledge.
      Thank you.

      When the material becomes quite reasonable, i have intention to publish it right between these pages.

      Ben got a hug and a greeting.

      Friendliness

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  42. Caro Milord,
    ieri sera mi sono persa nel leggere Il sito della Casa Imperiale Russa.
    Con una traduzione Google terrificante.
    Nonostante ciò l’ho trovato molto interessante.
    Ne riporto un piccolo pezzo:

    Attualmente in tutto il mondo sono circa 30 i discendenti della famiglia Romanov e nessuno di loro vive in Russia.
    Ma solo quattro di loro, i cui genitori si sposarono secondo le leggi di dinastia, hanno il cosiddetto “sangue blu” e vengono considerati membri della Famiglia Imperiale a tutti gli effetti.
    Andiamo a vedere chi sono.

    1) Il membro piu’ eminente della Famiglia Imperiale, Sua Altezza Reale, Maria Vladimirovna.
    Attualmente ha 53 anni, laureata all’universita’ di Oxford, vive a Madrid ed in passato ha occupato alte cariche amministrative sia in Francia che in Spagna. Se in Russia venisse ripristinata la monarchia, sarebbe proprio lei ad avere il diritto di salire al trono, anche se lei stessa non ci tiene sostenendo che la Casa Imperiale e’ in grado di servire la Russia in veste di “parte della grande storia”.

    2) Sua Maesta’ Imperiale Leonida Gheorghievna, madre di Maria Vladimirovna.
    Attualmente ha 91 anni e vive a Madrid.

    3) Il principe, Sua Altezza Reale erede al trono, Gheorghij Mihailovic, figlio di Maria Vladimirovna. 25 anni, scapolo, laureato all’universita’ di Oxford, attualmente vive a Madrid ed e’ in cerca di una nuova occupazione dopo aver lavorato presso la “commissione per l’energia atomica del Parlamento Europeo“.

    4 Sua Altezza Ekaterina Ioannovna, figlia del principe Ioann Konstantinovic ucciso nel 1918 dai bolscevichi.
    Attualmente ha 91 anni e vive in Uruguay.

    Di cosa vive la dinastia dei Romanov?
    L’unica proprieta’ della famiglia imperiale e’ un modesto appartamento a Madrid. In precedenza possedeva un palazzo in Francia, successivamente venduto, in quanto la famiglia Romanov non era in grado di mantenerlo finanziariamente.
    La famiglia vive grazie ad un conto in banca che permette di condurre un livello di vita medio.
    Gli aiuti finanziari che giungono dalla Russia vengono investiti in viaggi in patria da parte dei membri della famiglia. Prima del crollo dell’Urss e di conseguenza del regime comunista, i membri della famiglia imperiale erano privi di passaporto russo, ottenuto successivamente anche se privo di residenza: il classico passaporto rilasciato ai cittadini russi residenti all’estero.

    I Romanov sono disposti a rientrare in Russia?
    Risponde il direttore della cancelleria della famiglia imperiale, Aleksandr Zakatov:
    Si, i membri della famiglia imperiale sperano di poter rientrare definitivamente in Russia.

    Per stabilirsi nel Palazzo d’inverno a San Pietroburgo?
    Maria Vladimirovna non ha fatto espressa richiesta degli averi che i bolscevichi hanno tolto alla sua famiglia. Ma se lo stato russo fosse disponibile a metterle a disposizione un apprtamento o una piccola casa per la segreteria, l’archivio …

    Di cosa si potrebbe occupare la famiglia imperiale in Russia?
    Come di cosa? In Bulgaria, Romania, Serbia ed Albania, gli eredi al trono occupano alte cariche statali, e portano molti benefici ai rispettivi paesi.

    Cioe’, lo “zarevic” erede al tron Gheorghij Mihailovic attualmente in cerca di occupazione, potrebbe entrare a far parte dell’attuale governo russo?
    Non necessariamente. Lo “zarevic” ha due lauree in economia e giurisprudenza e dopo essersi fatto onore all’interno della Comunita’ Europea e’ intenzionato ad occuparsi di affari.

    Quando potranno tornare in Russia i Romanov?
    Appena verranno offerte loro le condizioni minimali per un’occupazione e una vita decenti.
    Concludiamo riportando l’indirizzo del sito Internet della famiglia imperiale dei Romanov, nel caso in cui qualcuno desiderasse contattare lo “zarevic” erede al trono Gheorghij Mihailovic:
    http://www.imperialhouse.ru/

    (Fonte: Komsomolskaja Pravda)

    E’ davvero interessante approfondire lo studio delle Leggi Imperiali.
    Torno a tuffarmi nella storia…
    Un carissimo saluto a Voi e a tutti i lettori

    Giovanna Scaglione Orofiorentino

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    • @ Giovanna Oro fiorentino,
      mi sono piaciuti molto gli apporti che tu hai scritto, ma in questo, dissento. Ho guardato il sito e mi sembra dubbio. Sembra un tutto troppo forzato!
      Gli “HILDE’S ANGEL” hanno scritto un pezzo straordinario, completo mooooolto esaustivo.
      Anche Emmina scrive una cosa fondamentale: ” Lo stendardo dei Romanov sventola nella piazza rossa…” ; ma questo tuo apporto non lo capisco.
      E si che di tesi “strambe e al limite dell’assurdo” ne ho scritte.
      Ma questo, tuo, proprio non lo comprendo.
      Forse sarà la vecchiaia che incalza.
      Ti prego di non volermene.
      Non tutte le ciambelle escono con il buco. E questo vale sopratutto per me.

      Un abbraccio caro.

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      • Carissima Donna Emilia,
        Vi sono davvero riconoscente per la bonaria critica. Evidentemente non ho capito, Pensavo che il sito fosse valido. Chiedo scusa a lei e a tutti per aver preso lucciole per lanterne. Da tutti e da Lei, in particolare, ho solo da imparare.
        Spero di non fare più brutte figure. Permettetemi un sincero abbraccio. Vostra Giovanna Orofiorentino

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  43. Buona sera a tutti; Buona sera, Piccolo Ninni …

    In primis, mi preme dire una cosa.
    Tu, Piccolo Ninni, con questo articolo hai piantato un “seme” e noi tutti ci siamo adoperati per farlo crescere, fino a farlo diventare un grande albero, pieno di frutti succosi e maturi. Non posso nominare l’autore di un apporto rispetto ad un altro, poiché tutti hanno scritto qualcosa di unico, ma che si concatena perfettamente agli altri. Ma ci sono un paio di questioni che vorrei approfondire. Mi ha affascinato l’apporto di Emma Vittoria e in parte quello di Giovanna Oro fiorentino. Nel primo, Emma, parla dell’uovo della “Croce Rossa” di Fabergè; nell’altro Giovanna Oro fiorentino, nomina l’immenso tesoro dei regnanti russi.

    Li hanno chiamati “i gioielli insanguinati dei Romanov”.
    Insanguinati” è un termine ambiguo; ma lo furono.
    Dal un primo punto di vista, venne nominato così dai nemici della famiglia imperiale, perché acquisiti col denaro derivato dallo sfruttamento delle masse, dal sangue dei poveri e dei lavoratori, dei servi della gleba, durante secoli di abusi e di speculazioni, di tassazioni inique. Mi sembra che la tesi di gioielli “maledetti” sia stata ben illustrata nei ritratti che ci sono stati tramandati dalla famiglia imperiale. In molte foto e dipinti, la Zarina Alexandra non sorride mai; anche nel ritratto del giorno delle nozze, essa viene dipinta molto pensierosa, con lo sguardo perduto nel vuoto, come presagisse il terribile destino che attendeva lei e tutta la sua futura famiglia. Prima ancora di essere barbaramente trucidati, i Romanov infatti ebbero a sopportare malattie, presenze nefaste a corte come quelle del terribile Rasputin, eventi bellici e rivolte che non lasciarono pace alla Russia nei decenni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ma non era solo la Zarina ad avere un volto sempre triste; sotto le corone di diamanti, i pettorali di smeraldi e gli immensi colliers di perle, tutte le granduchesse russe e le precedenti mogli degli Zar avevano avuto sempre uno sguardo triste e la testa china sotto il peso dei diademi che parevano non i simboli del potere ma strumenti di tortura.

    In seconda battuta, (nonostante in tutta la faccenda ci siano dei contraddittori), il soprannome di “gioielli insanguinati” venne dato loro perché, effettivamente, furono lavati nel sangue dei loro proprietari, che dopo essersi “miracolosamente salvati” e dopo essersi dati alla macchia, (avvalorando, quindi, la tesi di una loro fuga) tentarono in parte di portarli con sé ma, alla fine della fiera, i Romanov non riuscirono a salvarsi né a salvare tale ingente patrimonio, dal valore stimato di 6,5 miliardi di euro (soldino in più soldino in meno).
    Il tesoro dei Romanov è stato circondato, da sempre, di storie fantasiose e leggende incredibili.
    I gioielli della Casa regnante di Russia, furono forgiati seguendo un design complicato ed elegante, avevano fogge insolite ed erano composti da gemme preziose dalle grandezze eccezionali, si dice che, subito dopo l’eccidio di Ekaterinenburg furono dispersi finendo in tutte le più lontane parti del mondo, e solo da poco, per una paziente opera filologica attuata da molti studiosi (o da chi li deve ritrovare per loro?) dei gioielli storici e d’epoca, si ricomincia a rinvenire qualche pezzo che viene riconosciuto come appartenuto a questo o a quel personaggio che fece parte della storia russa, particolarmente dell’ultimo periodo dell’Impero, prima della morte dell’ultimo Zar e della sua famiglia. Poiché l’argomento è però appassionante, e ciò che rimane realmente o anche solo in immagine aiuta a ricostruire epoche lontane il cui fascino, di là dalla valutazione critica sul piano storico, è innegabile, Io, con l’aiuto della fidata Berta, tenteremo di esaminare gli elementi di cui l’epoca attuale dispone, o almeno, quelli che sono ancora visibili, per lo straordinario piacere che se ne può trarre e per l’impagabile emozione che deriva dal contemplare le favolose vestigia del tempo che fu.

    […] Per i Romanov, i gioielli furono la dimostrazione del lusso e del potere negli anni in cui governarono, ma si trasformarono in prove d’accusa appena furono detronizzati. Punto d’incontro tra l’Oriente e l’Occidente,la Russia era un passaggio obbligato per le vie carovaniere che si incrociavano col suo territorio, particolarmente a sud, in vicinanza della Persia,da dove provenivano le turchesi, le perle del Golfo Persico e i diamanti e gli smeraldi delle Indie.
    Quando le trombe della Rivoluzione suonarono l’Imperatore fu costretto ad abdicare. Nell’aprile del 1918 Alexandra Feodorovna, non più imperatrice, decise di mettere al sicuro una parte dei gioielli di famiglia, affidandoli alle persone di maggior fiducia che le erano vicine e che potevano sfuggire alla strettissima sorveglianza esercitata dai militari che controllavano la loro residenza di Tobolsk. Queste persone, erano le suore del monastero Ivanov, che avevano il permesso di assistere la famiglia reale. L’Imperatrice affidò loro gran parte dei suoi preziosi, diademi,collane di perle, colliers e spille, per nasconderli in qualche luogo segreto. Quattro mesi dopo, le suore vennero a conoscenza dell’orrenda verità: tutta la famiglia Romanov era stata sterminata nella notte dal 16 al 17 luglio, in quel di Ekaterinenburg. Terrorizzate che si potesse scoprire il tesoro loro affidato, le suore incaricarono una consorella di portarlo ad una persona di fiducia, che stesse lontano dal monastero, per sviare i sospetti. La suora portò i gioielli ad un venditore di pesce, fornitore del convento, persona mite e rispettosa, pregandolo di nascondere i pericolosi oggetti e rivelando purtroppo di chi erano stati.
    […] Fonte wikipedia.

    Iniziamo con l’analizzare la simbologia di alcuni dei pezzi più belli e finemente lavorati, ma senza dimenticare tutta la collezione delle Uova Di Fabergè. Fra gli oggetti eseguiti per la famiglia Romanov un posto particolare occupano, certamente, le creazioni realizzate dal, sopracitato, gioielliere Fabergè in occasione della Pasqua. Difatti, era una tradizione russa quella di offrire o donare, in occasione della Santa Pasqua, uova dipinte. L’Uovo rappresentava un antico simbolo dell’inizio della vita: donandolo, si intendeva augurare la rinascita alla vita spirituale, rinvigorita e fortificata dall’evento pasquale. Lo Zar Nicola II chiese al gioielliere di Corte, Fabergè, di realizzare un uovo in oro e pietre preziose, ed egli gli rispose che “sarebbe stato soddisfatto”. Prima della Pasqua, e di ogni Pasqua che sarebbe venuta sino al 1916, Fabergè creò per la Zarina e per l’Imperatrice vedova a cui lo Zar Nicola II le dedicava, splendide originalissime uova in oro, smalto e pietre preziose, che si aprivano svelando nel loro interno altri straordinari oggetti altrettanto preziosi, e che finirono per diventare una vera collezione.

    Ma in simbologia, l’uovo, che cosa potrebbe significare?
    Così diffuso nell’alimentazione quotidiana, e fonte di proteine alternative alla carne, l’uovo è un oggetto così comune nelle nostre case che difficilmente potremmo fermarci a riflettere sul suo profondo significato simbolico ed esoterico. L’uovo è una piccola, perfetta sintesi del cosmo, un microcosmo specchio della totalità; perciò quando lo mangiamo dobbiamo ricordare che stiamo assumendo in noi una piccola parte d’universo. Infatti l’uovo raffigura il Sole della Primavera, rappresenta la rinnovata potenza del Sole, riemerso in tutta la sua maestà dal freddo dell’inverno e quindi il risveglio della fertilità della natura, nel suo eterno ciclo di morte e di rinascita. Le usanze legate alla Pasqua hanno quindi un’origine molto più antica del cristianesimo, come quella antichissima di scambiarsi uova dipinte di rosso (colore solare) e che è oggi stata sostituita dallo scambio di uova di cioccolato, oppure quella di andare a festeggiare all’aperto la Pasquetta con le uova sode. Dunque l’uovo, nella sua forma perfetta, senza principio né fine come una sfera, e nel quale, tuttavia, è ben distinguibile una direzione, o orientamento, lungo un asse verticale attorno al quale si sviluppa la sua simmetria cilindrica, è un simbolo universale di fecondità, di vita eterna e di resurrezione. È altresì associato al Femminile, perché è la Donna a produrre l’ovulo il quale, fecondato, darà origine alla nuova vita. Uovo dei filosofi: Denominazione che l’Alchimia attribuisce al grande vaso della Natura, nel quale avvengono tutti i processo della Grande Opera. Nella Libera Muratoria l’espressione designa il Gabinetto di Riflessione, in cui il profano si accinge a liberarsi dei Metalli prima di avviarsi alla Cerimonia dell’Iniziazione.
    Secondo van Leppen (Art et Alchimie, 1966), l’Uovo filosofico, “Centro e fulcro dell’Universo“, accoglie nel suo guscio gli elementi vitali, allo stesso modo come il vaso ermeticamente chiuso accoglie l’essenza dell’opera. Il vaso doveva essere come l’uovo, covato per consentire la trasformazione dei vari elementi. Il calore si ottiene dal fuoco concentrato nell’Atanor (che significa “casa, contenitore, vaso, recipiente, calderone,delle Energie Solari), e dall’insieme degli elementi nasce dunque il figlio della filosofia, cioè l’oro, ovvero la “saggezza“. Nell’Alchimie mediterranienne (1963), G.E. Monod riporta la descrizione dell’Uovo filosofico rinvenuta in un antico libro di Alchimia, in cui si legge: “Ecco ciò che gli antichi dicono sull’uovo: alcuni lo chiamano la pietra di rame, altri la pietra eterea, altri ancora la pietra che non è pietra, oppure la pietra egizia, o l’immagine del mondo“.

    […] Nell’Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l’uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, dunque, ma solo in apparenza, come si potrà evincere al termine di questo studio, dal quale si potrà capire anche come la figura dell’Uovo sia frequentemente associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse. Quindi sotto questo aspetto rigenerativo l’uovo ha un ruolo notevole nella magia di guarigione e nei culti di fertilità. Riassumendo i simbolismi più importanti, ricordiamo dunque che l’uovo racchiude in sé la potenza eterna della creazione, rappresenta la totalità dell’universo e raffigura il rinnovamento ciclico del mondo[…]. Fonte wikipedia

    Ma allora, che cosa ci sarebbe dietro alla passione dello Zar Nicola II per i gioielli dalla particolare forma ovale? In effetti, collezionare uova da parte dello zar, resta alquanto misterioso. Azzardo una mia personale ipotesi. La forma delle preziose uova, i metalli che tenevano legate le pietre pietre preziose, e la custodia in vetro che protegge tali opere, non vi fa venire in qualcosa di unico?
    E mi vengono in mente un paio di cose; ad esempio la fecondazione dell’ovulo nel grembo materno, porterà ad un passaggio successivo, “passando oltre”, e tramuterà la materia da “viva, ma non vitale” in una nuova vita, che si evolverà in un qualcosa di nuovo e ulteriormente “unica”; una nuova persona? E poi, che lo Zar (estremamente religioso e forse molto superstizioso) facesse “confezionare” le uova nel periodo di Pasqua per ricordare che il Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; e poi con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita? Infine, che le Uova fossero una sorta di amuleto contro il male, la morte?

    A voi lettori l’ardua sentenza.

    Un abbraccio a tutti.

    Fonti:
    Art et Alchimie (1966), Van Leppen
    Alchimie mediterranienne (1963), G.E. Monod
    Enciclopedia Treccani -Impero Russo dei Romanov-
    F. Traniello, Storia di mille anni “Dall’imperialismo alla globalizzazione”, Sei, Torino 2004
    Wikipedia
    The life and tragedy of Alexandra Feodorovna http://www.alexanderpalace.com
    Russian Imperial Porcelain Eggs http://www.alvr.com
    The house of Fabergé http://www.Fabergé.exhibition.com

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  44. Buon giorno Milord,
    mi piace continuare questo cammino nella storia, leggo e rileggo gli apporti dei vostri dotti amici. Più leggo e rifletto e più trovo tutto di un pregio notevole. Un’evolversi storico direi grandioso.
    Vorrei, ora, far riferimento all’ultimo apporto della gentilissima Donna Emilia di Roccabruna.

    1) Personalmente: non definirei “Maledetti” i gioielli della famiglia Imperiale.
    Credo che molti li abbiano così definiti: sia per invidia che per ignoranza. Nulla è Maledetto: se non per l’uso che se ne può fare.
    Ritengo che le cifre incredibili che sono state spese per simili meraviglie: avrebbero potuto avere una destinazione diversa. Chiarisco: almeno una piccola parte della cifra globale.
    Costruire ospedali, scuole e dar cibo al popolo. In fin dei conti i sudditi si sono sempre accontentati di poco. Del nulla non si accontenta nessuno.
    Per la massa quello che conta, credo, è : non sentirsi abbandonata o peggio vessata da chi dovrebbe aver a cuore le sorti dello Stato.

    2) I simboli del potere dello Stato (Corone, diademi ecc. ecc.) sono certamente degli strumenti di Tortura. Obbligano chi li porta ad una vita non certamente serena. Bisogna sopportate, subire, espletare Doveri pesanti. Rigidissime forme di educazione, etichetta: mettono a dura prova la personalità anche con grandi e sofferte rinunce.
    Tutto ha un prezzo. Sia la ricchezza che la povertà. La gloria della Storia e la miseria della sofferenza.

    Mi pongo la domanda?
    Meglio vivere la sofferenza della Zarina o la fame e la paura del Mugico“?
    Si possono mettere sullo stesso piano?

    Fate notare, giustamente, che nei ritratti o nelle foto nessuno accenna ad un sorriso, solo visi seri …, sguardi lontani.
    Mi permetto di sottolineare che all’epoca i ritratti e le foto ufficiali dovevano essere così.
    (Ai giorni nostri, è rarissimo vedere la Regina Elisabetta d’Inghilterra ridere o sorridere con occhi lieti. Penso che anche per lei sia un preciso dovere quello sguardo serio e pacato.)
    Se poi: il peso della Corona è così insostenibile, si ha sempre la possibilità di abdicare.
    Rinunciare a parte dei privilegi e vivere la propria vita in maniera diversa. Alla pesantezza della fame …, della malattia, per quanto insostenibile sia non si può rinunciare se non in un unico modo: morire.

    Lascio a Voi Milord, ai vostri lettori e alla Signora Emilia i miei più cari e sentiti complimenti.
    Sempre cordialmente vostra

    Giovanna Scaglione Orofiorentino

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  45. Preg.mo Dottor Raimondi,

    leggo con tanta gioia personale e a quanto pare condivisa, del Suo pregevolissimo articolo sul “mistero dei misteri” della storia umana, la quale a sua volta ne è piena. Da ragazzo mi affascinò e non poco, la questione Romanov. Si vivevano le esperienze della trasformazione sociale. I potentati (come molto giustamente li definisce lei) erano impazziti e imbizzarriti dall’ultimo rigurgiro delle monarchie assolute che videro, all’inizio degli anni del ‘900 un declino tanto filosofico quanto colpevole.
    Inserisco, in questo contesto, anche il casato Savoia/Piemonte fino al proprio ultimo Capo d’Arme e di Casato, S.M. il Re Umberto II, ultimo re d’Italia (detto il re di maggio che dal 9 maggio 1946 al 18 giugno, regnò esiguamente, ma che con la sua educazione, signorilità e sensibilità verso il proprio popolo, pur di non mettere in discussione il “referendum popolare monarchia-repubblica” ed evitare, pertanto ulteriori sofferenze, andò in esilio volontario).

    Ecco che il lume della storia si ripropone, pesantemente, anche sui fatti vicini di casa.
    Lo Zar Nicola II fu un grande umanista. Un uomo che amava, forse in modo troppo abnegante, la famiglia tanto da preferirla alla “ragion di Stato“.
    L’evoluzione storiografica si definì in altro modo, non certo auspicabile.
    Morirono tutti?
    Forse.

    Viene da pensare, però, caro Dottore, che nei panni di Nicola II, davanti la prospettiva dell’ultimo e irrimediabile massacro, lui possa aver chinato il capo per la salvezza – assicuratagli – dello zarevic e della sua propria famiglia.
    La morte, in alcuni casi, è un lavaggio dovuto nei confronti di altri.

    Rilevo, in tutto questo, la sua ben nota e solida preparazione dove, nell’esporre il fatto, come è (e non come si vorrebbe) ci mostra questioni oggettive e deduzioni che sono, praticamente, inopponibili.
    Sotto questo profilo, rimango estremamente soddifatto, oltre che da Suoi interventi, anche quelli:

    Della Sig.ra “Hilde Strauss“, che in una simpatica associazione (che lei, molto gustosamente defnisce, a delinquere) ha esposto dei fatti (prendendo spunto da molte Sue personali pubblicazioni) creando una versione, in ordine temporale, che è illuminante;
    la Sig.ra “Emma Vittoria” che, con le proprie ricerche e proprie delucidazioni perviene, in modo intelligentissimo, alle medesime sue conclusioni;
    la Sig.ra “Emilia di Roccabruna“, che evoca, nella propria perfezione stilistica, l’analisi compiuta dei fatti e dei sistemi;
    la Sig.ra “Maria Luisa” che, con l’aiuto del Sig. Louis, il Sig.Spillo (Francesco), il Sig.Vintrix (Enrico), il Sig.Massimo (e la già nominata Sig.ra Hilde Strauss) ci avete regalato un ensamble di dati a cui far riferimento.

    Ho letto, con moltissimo interesse, anche gli interventi della Sig.ra Alessandra Bianchi che, con il proprio apporto emozionale, ci regala una visione intima del fatto d’epoca.
    Abbiamo il Dott. Giulivo che, estemporeandosi dall’assunto, indica delle tracce ed in modo estremamente intelligente.
    Ma aggiungerei anche, altri nuovi, o novelli apporti di lettori molto in gamba e di sicuro, prossimo futuro affidamento:
    La Sig.ra Giovanna Scaglione Orofiorentino che ci regala momenti salubri di particolareggiato interesse, ricerca e in alcuni momenti, introspettivi.
    (Chiedo perdono se ho coinvolto così bravi lettori, ma ritengo che il merito vada riconosciuto sempre e comunque a chiunque offra un po’ di luce nelle nostre esistenze. Grazie)

    Mancano ancora tanti a questo mio piccolo appello ma, le manifesto, caro Dottore, tutta la mia ammirazione per aver tracciato con intelligenza a grande proprietà quegli argomenti che ci uniscono e mai dividono.
    Come sempre, mi rivolgo a Lei da “pari“.
    E proprio come “pari” le lascio, Dott. Raimondi, tutti i miei migliori voti augurali di sempre maggior successo e soddisfazione.
    Buona sera.

    Amedeo

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  46. Preg.mo Don Amedeo d’A.

    Voi, esempio di grande spessore umano, umanistico e morale, recate lustro e tanta pulizia presso questo umile spazio web che la annovera tra i migliori commentatori.
    Vi ringraziammo, mio Signore.

    Ninni Raimondi

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  47. Pregiatissimo Don Amedeo d’ A.
    non merito la Vostra gentile attenzione ma ne sono profondamente onorata. Le vostre delicate garbate parole mi hanno commosso. Spero di non deluderla mai.
    Accettate il mio più profondo rispetto. Buona sera

    Giovanna Scaglione Orofiorentino

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  48. N.H. il preg.mo Don Amedeo d’A.
    la Sua signorilità è indiscutibile come la serenità con la quale leggo e la seguo.

    Caro Ninni, come affrancarsi da queste pagine che traboccano di bellezza?
    Se sto dormendo, non svegliatemi.
    Se sto sognando, fatemi sognare ancora.

    Un abbraccio, amico mio.
    Buon lavoro.

    Un saluto per tutte le Signore e i Signore che frequentano questo angolo, paradiso per la mente.

    Louis

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  49. Buongiorno e buona domenica Milord Ninni.
    Sto provando a stampare, in modo di selezionare tutte quelle aggiunzioni , e conservarne memoria.
    E’ tutto interessantissimo.
    Un abbraccio a tutti.
    Io non voto, ancora, ma mi sarebbe piaciuto.

    Buona domenica
    (rimamgo a bocca aperta nel rileggere)
    Eleonora

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  50. Caro Milord,
    prima di tutto Buona Domenica a voi e a tutti.
    Spero di non tediare nessuno nel continuare questo bel viaggio nella Storia. Alcune cose mi sono rimaste da considerare se me lo permettete.
    Riprendo il pensiero della Signora Emilia di Roccabruna : “ Per quale motivo lo Zar Nicola ii amava collezionare gioielli a forma di uovo ? “.
    La Signora ci ha porto notevoli supposizioni. In fine ci ha chiesto: “ Cosa ne pensate ?”.
    Mi permetto di esprimere un’ipotesi.
    1) Potrebbe essere del tutto casuale questa scelta. Essendo vicini alla Santa Pasqua l’idea di far creare un gioiello nuovo: particolarissimo per la sua bellezza può aver dato vita ad una sequenza che ne gli anni è divenuta una collezione meravigliosa.
    2 ) Se, invece, esisteva già nella mente del Sovrano l’idea che un gioiello potesse avere un significato di “Rinascita “: un simile dono avrebbe avuto un importante duplice augurio. L’augurio per la Pasqua e l’augurio di una nuova vita interiore, destinata a ricreare il proprio Io nel nome del Signore Creatore. Quindi un dono profondamente Mistico.
    Di anno in anno questo augurio si moltiplicava come segno di Benevolenza.
    Anche la cara Emma Vittoria ha fornito un magnifico apporto sulla collezione di Uova gioiello. Ringrazio entrambe le Signore per avermi dato adito a fare ricerche che mi hanno davvero illuminato.
    Ora copio l’elenco delle Uova. Per chi erano create e dove si trovano ora.
    Uova donate da Alessandro III a sua moglie Dagmar di Danimarca

    1885 Uovo con gallina
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia

    1886 Uovo con gallina e pendente di zaffiro
    disperso
    1887 Uovo orologio del serpente blu appartenente ad Alberto II di Monaco

    1888 Uovo sul cocchio con cherubino disperso
    1889 Uovo nécessaire
    disperso
    1890 Uovo dei palazzi danesi Matilda Geddings Gray Foundation

    1891 Uovo del “Memoria di Azov”
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca

    1892 Uovo con graticcio di diamanti Collezione privata, Londra
    1893 Uovo del Caucaso
    Matilda Geddings Gray Foundation
    1894 Uovo rinascimentale
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia

    Uova donate da Nicola II a sua moglieAlessandra d’Assia
    Uova donate da Nicola II a sua madreDagmar di Danimarca

    1895 Uovo con rosa appartenente a Viktor Vekselberg, Russia Uovo dei dodici monogrammi
    Hillwood Museum,Washington, DC

    1896 Uovo di cristallo
    Museo di belle arti della Virginia, Richmond
    Uovo con ritratti di Alessandro III
    disperso
    1897 Uovo dell’incoronazione
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia Uovo malva disperso
    1898 Uovo dei mughetti
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia Uovo del pellicano
    Museo delle belle arti della Virginia,Richmond

    1899 Uovo dei gigli
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo delle viole Collezione privata, New Orleans

    1900 Uovo della Transiberiana
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca
    Uovo con galletto
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia
    1901 Uovo con cesto di fiori Royal Collection, ReginaElisabetta II, Regno Unito
    Uovo del palazzo di Gatčina
    Walters Art Museum,Baltimora

    1902 Uovo di trifoglio
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo di nefrite
    disperso
    1903 Uovo di Pietro il Grande
    Museo di belle arti della Virginia, Richmond Uovo reale danese
    disperso
    1906 Uovo del Cremlino[1]
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo con cigno Fondazione E. & M. Sandoz, Losanna

    1907 Uovo pergola di rose
    Walters Art Gallery, Baltimora Uovo dei trofei d’amore appartenente a Robert M. Lee, USA
    1908 Uovo del palazzo di Alessandro
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo con pavone Fondazione E. & M. Sandoz, Losanna
    1909 Uovo dello yacht Standart
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo in memoria di Alessandro III
    disperso
    1910 Uovo delle colonne Royal Collection, ReginaElisabetta II, Regno Unito
    Uovo di Alessandro III a cavallo
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca
    1911 Uovo del quindicesimo anniversario di regno appartenente a Viktor Vekselberg, Russia Uovo dell’alloro
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia
    1912 Uovo dello zarevič
    Museo delle belle arti della Virginia, Richmond Uovo napoleonico
    Matilda Geddings Gray Foundation
    1913 Uovo del tricentenario dei Romanov
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo invernale Collezione privata,Qatar

    1914 Uovo mosaico
    Royal Collection, ReginaElisabetta II, Regno Unito
    Uovo di Caterina la Grande
    Hillwood Museum, Washington, DC
    1915 Uovo della Croce Rossa
    Cleveland Museum of Art,Cleveland
    Uovo della Croce Rossa con ritratti
    Museo delle belle arti della Virginia, Richmond
    1916 Uovo d’acciaio
    Museo dell’Armeria del Cremlino, Mosca Uovo dell’Ordine di San Giorgio
    appartenente a Viktor Vekselberg, Russia
    1917 Uovo della costellazione[2]
    Museo Mineralogico Fersman, Mosca Uovo di betulla della Carelia[2]
    Museo nazionale russo, Mosca

    Un saluto cordiale

    Giovanna Scaglione orofiorentino

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  51. Preg.mo Dott. Raimondi,
    I suoi articoli, molto apprezzati, sono sempre orgoglio e vanto di chi la conosce, riconosce e sa apprezzare la Sua profonda cultura.
    E’ di oggi la notizia, fornitami da alcuni collaboratori e riscontrata in loco grazie all’intervento della preg.ma Sig.ra Emma Vittoria e della preg.ma Sig.a Giovanna Orofiorentino, che un Suo (bellissimo, esaustivo e profondo) articolo, in rappresentanza del pensiero italiano, è stato preso come esempio dal quotidiano “Le Monde” che, al momento, risulta essere letto da più di tre milioni di cittadini francesi.

    Non bastano, né potrebbero bastare le rassicurazioni di trovare, nella Sua persona, uno di quei pochi baluardi d’Italia. L’italia che pensa, ragiona e fa conoscere l’intellettualità italiana, grazie anche a lei.

    Non scrivo, o parlo, a ruota libera dando così tanta fiducia.
    Lei, oggi, è (come sempre stato) un valore aggiunto alla presenza italiana nel mondo.

    Congratulazioni.

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  52. Eccomi qua.
    Credevo di non farcela o di perdermi questo articolo, sviluppi compresi, approfittando e quindi esprimerti le mie congratilazioni come “rappresentanza”, anche in Francia.
    Ho riletto, con moltissima attenzione, tutti gli interventi dopo il mio* (collettivo) e rimango stupita.

    A questo proposito mi tornano alla mente alcune tue parole sul principio di “libertà” e sul principio di aggregazione delle risorse.
    Tutti, qui, si è fatto e (attendo da te quanto promesso) si sta facendo, tanto nell’evoluzione di questo articolo.
    Ti lascio un caro saluto, le mie congratulazioni e un saluto che possa comprendere tutti.

    Buona serata

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  53. Caro Ninni,
    devo confessarti che, ormai, è quasi un’oretta in cui la mia attenzione è su il tuo articolo e soprattutto gli apporti.
    Un successone, come sempre.
    Un successo dovuto all’intelligenza di proporre e soprattutto impacchettare il prodotto, per tutti.

    L’argomento è serio.
    Il mistero, credo, sia stato reso tale da eventi e opportunità che trascendevano dalla “famiglia” stessa.
    Nello specifico, proprio per Anastasia (che è la reginetta qui).
    Speranze?
    Illusioni?
    Delusioni?
    Nei fatti ho trovato tutto, sicché mi riesce facile (almeno ci provo) immergermi fra le braccia dell’evento e tentare di capire, fra tutti, qual’è il bandolo della matassa.
    Non ho approfondito, per carità, ma una idea da quanto leggo me la sto facendo.

    L’idea della montatura politica, oppure, dell’aggiustaggio politico.
    Credo che, considerata la tipologia di nazione, di politica e il periodo storico, tutto ci porta a queste considerazioni.
    Noto, pure, come tu abbia “numerato” alcuni tuoi commenti.
    Non solo non è casuale (come dici) ma credo che segua un binario parallelo all’articolo centrale…
    Ti seguirò e come sempre, molto probabilmente converrò con te, con qualche ma che vorrei proporre, ovvero…

    le “Anastasie” pretendenti al trono parallelo di tutte le russie, furono tre!

    Anna Anderson,
    Magdalen Veres,(e il fratello Josef come Alexei lo zarevic)
    Eugenia Smith.

    Quindi, conoscendoti, posso “supporre” il perché di questo tuo – spiccato – orientamento verso una soltanto.
    Un abbraccio e un bacio.
    Ciao

    Isy

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  54. In attesa del Milord, ho percepito un suo prossimo “rientro” fra queste pagine.
    Sono riuscita a vedere una nuova bellissima immagine aggiunta all’articolo. Ecco che quanto delineato da te lord Ninni, prende forma.
    Come se fossi emozionata per una nuova nascita. Lo sento.

    Buon giorno.
    Scappo via.

    Un caro saluto per tutti
    (Brava la Signora Isabella, come sempre)

    Eleonora

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  55. Buongiorno Milord.
    ecco che ci troviamo davanti ai funambolismi della storia. Quei funambolismi che hanno creato confusione e sdegno nell’umanità, già tanto gravata da dolori e sofferenze.
    Buona la ricostruzione, molto soddisfacente anzi.
    Se entro nel merito della “questione” Anderson, non mi posso esimere dal notare parte dell’intervento della Sig.ra Isabella Ozieri, che riporto:

    “le “Anastasie” pretendenti al trono parallelo di tutte le russie, furono tre!

    Anna Anderson,
    Magdalen Veres,(e il fratello Josef come Alexei lo zarevic)
    Eugenia Smith.”.

    E infatti è stato proprio così. Allora mi chiedo: Milord, tutto su Anna Anderson?
    In fin dei conti, morì secondo la Chiesa ortodossa Russa, ma venne fatta una svista enorme, esorbitante. La vera granduchessa non sarebbe MAI stata cremata!
    Come, invece, fece Eugenia Smith che proprio, per disposizione precisa, non voleva essere cremata in quanto la Chiesa Ortodossa (specie quella Russa) vieta espressamente la cremazione!
    Posso dire e qui tentiamo di fare i detective come tutti gli “Imperdibili” e lettori, rimanendone soddisfattissimo, però che il marito della Anderson, proprio per personali convinzioni possa avere disposto autonomamente alla cremazione di sua moglie (credo fosse un israelita).

    Ho letto che, il medico che aveva curato la Anderson aveva conservato (in formalina?) parti anatomiche della stessa e che grazie a queste si è potuto eseguire il test del DNA (reperendolo da Filippo d’Edimburgo – Voglio dire: ma come, più lontano non potevano andare a cercarlo? Oppure quei resti vengono da “qualche altra parte?” E detta come va detta, il principe consorte non ce lo vedo proprio a farsi fare l’analisi del DNA al posto di un “miliardo” di parenti più prossimi della granduchessa: ne fai uno, infatti, acconsenti a tutti e poi la monarchia britannica pur essendo parente con quella russa, non nutriva particolari “sentimenti” nei confronti dei consanguinei russi. Voglio dire che, se Filippo si è reso disponibile è perché SAPEVA CHE COMUNQUE FOSSE ANDATA, quell’analisi avrebbe dato risultato negativo!).

    Io penso che tu, caro Milord, ti riferisca alla Anderson per una sequenza di motivi che saltano fuori più degli altri.
    Altra cosa: mi colpisce il “vuoto” sullo zarevic. Ma è comprensibile: Era il primo in linea di successione, quindi la Dinastia avrebbe potutto essere ripristinata. Era, anche, emofiliaco grave, per cui anche con un “malo” spintone alle spalle, durante la detenzione, si poteva benissimo farlo morire affogato nel suo stesso sangue, che per la botta (sempre il sangue) avrebbe “allagato” i polmoni.

    Credo che seguirò, ancora, questa vienda, fino alla pubblicazione finale.

    Lascio una serena giornata a tutti, e un saluto al Milord.

    Dalla partenope Capitale,

    Dudù

    PS: Milord, sono andato a leggere su Logos (il giornale che avete nel banner a fianco): mamma quanti articoli.
    Bellissimo

    Salutamme.

    🙂

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  56. Carissimo Milord,
    continuando a spulciare nei vari siti ho trovato queste notizie, che,Voi conoscete bene, ma mi hanno incuriosita.

    Anastasija nacque a Peterhof il 17 giugno 1901. Per celebrarne la nascita, lo zar concesse l’amnistia a tutti gli studenti che erano stati imprigionati per aver partecipato ai moti di protesta di San Pietroburgo e Mosca l’inverno precedente. Da questo episodio deriva il suo nome: Anastasia significa infatti “colui che rompe le catene” ma anche “resurrezione” (fatto che poi verrà più volte ripreso nella questione della sua presunta sopravvivenza all’esecuzione della sua famiglia). I suoi soprannomi erano: Malenkaya, che significa “quella piccola” o “shvibzik” che in russo vuol dire monella.

    Anastasia era cresciuta come una bambina vivace e energica, acuta e brillante, come hanno confermato i suoi tutori Pierre Gilliard e Sydney Gibbes, non era mai stata particolarmente interessata alle lezioni ma in compenso era un’attrice di talento, vivace e maliziosa. Sembrava l’unica (a quanto dicono le testimonianze) a far sorridere le riservate sorelle maggiori Ol’ga e Tat’jana.

    Era però cagionevole di salute: era affetta da dolori alla schiena, per cui riceveva massaggi due volte la settimana (e per evitare i quali cercava di nascondersi regolarmente) e da hallux valgus in entrambi i piedi (che a suo tempo avvalorò la tesi che Anna Anderson fosse davvero Anastasia sopravvissuta, in quanto anche la donna presentava questa malformazione).

    ANNA ANDERSON

    Alcuni nobili russi rifugiati in Europa occidentale accusarono la donna di impostura (sostenendo mire alla considerevole eredità depositata dallo zar nella banca d’Inghilterra), altri erano pronti a giurare che era effettivamente la figlia dello zar, offrendole il loro appoggio, ospitalità e protezione. Due che erano pronti a dichiarare che era la duchessa furono il cameriere segreto di Nicola II Ivan Wolkov e Alessandra Teglewa che era stata la governante di Anastasia dal 1908 al 1916.

    Il 12 febbraio 1984 morì di polmonite. Il suo corpo fu cremato quel pomeriggio e le sue ceneri furono sepolte nel cimitero della chiesa del Castello di Seeon in Germania.

    Per quale motivo le sue ceneri furono portate in Germania?

    Un video dedicato a Anastasia Romanov e di Anna Anderson Manahan che ha cercato di provare la sua identità tutta la sua vita. Song-‘Sì, Anastasia’ di Tori Amos.

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  57. Un articolo veramente interessante.
    E con degli apporti notevoli.
    Non ne cito nessuno perché tutti sono, veramente, belli.
    Vorrei leggere la tua chiusa, Milord.
    Molto materiale, sul seio e con dei ragionamenti e un bellissimo dibattito che mi hanno entusiasmata.

    Ciao Ninni.
    Saluto tutti.

    Melissa

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  58. Buongiorno,
    leggo tutti gli aggiornamenti (scusate ma sono stata impegnatissima ultimamente) e sono entusiasta di tutto quello che ho e sto imparando.
    Bello e interessante.

    Milord, ma chérie, comment ça va?
    Au revoir a tout le monde.
    Bisouss

    Annelise
    qui écrit à Paris!

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  59. Navigando distrattamente ho per caso trovato questa pagina a dir poco INTERESSANTE.
    Sono stata rapita dalle vostre “tesi” tanto da rimanere due giorni a leggere e rileggere tutto ciò che avete scritto…posso solo ringraziarvi di cuore per il vostro intelletto…la storia della famiglia imperiale diciamo che a suo tempo mi salvò la vita e vedere persone fantastiche e pronte a discuterne in maniera così ampia di questo argomento (in maniera così minuziosamente accurata) riempie il mio cuore di gioia e rispetto. Ringrazio la mia sbadataggine di due giorni fa per avermi fatto approdare in questo “sito”.

    Clara L.

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    • Lady Clarita L.

      Benvenuta, mia Signora, presso questo umile spazio web che racchiude passione e amore per le cose belle: la vita, unico recipiente di cui abbiamo conoscenza.
      Le Vostre parole ci confondono per l’estrema generosità e al contempo ci offrono spunto per una ulteriore prosecuzione, partecipativa, di quanto emerge “dal quotidiano”.

      Interessante quanto, nel presente contesto, ci avete donato:
      [ … ] la storia della famiglia imperiale diciamo che a suo tempo mi salvò la vita [ … ]. (Ne volete parlare?)

      Nel ringraziarVi abbiate, Lady Clarita L., le nostre più vive cordialità.

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  60. Di tutto cuore spero di non annoiarvi con un commento riguardante la mia vita personale…posso dirvi che quando ero piccola la situazione economica della mia famiglia era alquanto disastrosa e di conseguenza la voglia di studiare e di arricchire la mia giovane mente non era proprio nei miei pensieri. Con uno sforzo mia sorella mi regalò ai tempi la cassetta del cartone di “anastasia” della 20th century fox..guardandola mi innamorai immediatamente di tutta la storia e iniziai ad appassionarmi al “sapere” in generale…grazie a quella cassetta e alla mia “fame di cultura” ora sono in una situazione che posso definire agiata.
    Detto ciò….ho trovato questa pagina che riporta il resoconto dettagliato scritto direttamente da Jurovskij…é scritto totalmente in inglese.

    Un caro saluto a tutti quanti voi…soprattutto a voi lord ninni.

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  61. Murder of the Imperial Family – The executioner Yurovsky’s account

    YUROVSKY’S ACCOUNT OF THE EXECUTION OF THE IMPERIAL FAMILY
    February 1, 1934:
    On the 16th in the morning I dispatched the little cook, the boy Sednev, under the pretext that there would be a meeting with his uncle who had come to Sverdlovsk. It caused anxiety among the prisoners. Botkin, the usual intermediary, and then one of the daughters asked about Sednev – where, why and for how long he had been taken away – because Alexei missed him. Having received an explanation, they went away apparently calmed down. I prepared 12 revolvers and designated who would shoot whom. Comrade Filipp [Goloshchyokin] told me that a truck would arrive at midnight; the people coming would say a password; we would let them pass and hand over the corpses to them to carry away and bury. At about 11 o’clock at night on July 16 I assembled the men again, handed out the revolvers and announced that soon we had to begin liquidating the prisoners. I told Pavel Medvedev he had to check the guard outside and inside thoroughly. He and the guard commander had to keep constant watch over the area around the house and in the house where the external guard was stationed and to maintain communications with me. I also told him that at the last moment, when everything was ready for the execution, he had tell the guards and the others in the detachment not to worry about any shots they might hear from the house, and not to leave the premises. If there were any unusual amount of unrest, he was to notify me through the established line of communication.

    The truck did not arrive until half past one. The extra wait caused some anxiety – waiting in general, and the short night especially. Only when the truck had arrived (or after telephone calls that it was on the way) did I go to wake the prisoners. Botkin slept in the room nearest to the entrance. He came out and asked me what the matter was. I told him to wake everybody, because there was unrest in the town and it was dangerous for them to remain on the top floor. I said I would move them to another place. Gathering everybody consumed a lot of time, about 40 minutes. When the family had dressed, I led them to the room in the basement that had been designated earlier. It must be said here that when Comrade Nikulin and I thought up our plan, we did not consider beforehand that, one, the windows would let out noise; two, the victims would be standing next to a brick wall; and finally, three (It was impossible to foresee this), the firing would occur in an uncoordinated way. That should not have happened. Each man had one person to shoot and so everything should have been all right. The causes of the disorganized firing became clear later. Although I told [the victims] through Botkin that they did not have to take anything with them they collected various small things – pillows, bags and so on and, it seems to me, a small dog.

    Having gone down to the room (At the entrance to the room, on the right there was a very wide window), I ordered them to stand along the wall. Obviously, at that moment they did not imagine what awaited them. Alexandra Feodrovna said “There are not even chairs here.” Nicholas was carrying Alexei. He stood in the room with him in his arms. Then I ordered a couple of chairs. On one of them, to the right of the entrance, almost in the corner, Alexandra Feodrovna sat down. The daughters and Demidova stood next to her, to the left of the entrance. Beside them Alexei was seated in the armchair. Behind him Dr. Botkin, the cook and the others stood. Nicholas stood opposite Alexei. At the same time I ordered the men to go down and to be ready in their places when the command was given. Nicholas had put Alexei on the chair and stood in such a way, that he shielded him. Alexei sat in the left corner from the entrance, and so far as I can remember, I said to Nicholas approximately this: His royal and close relatives inside the country and abroad were trying to save him, but the Soviet of Workers’ Deputies resolved to shoot them. He asked “What?” and turned toward Alexei. At that moment I shot him and killed him outright. He did not get time to face us to get an answer. At that moment disorganized, not orderly firing began. The room was small, but everybody could come in and carry out the shooting according to the set order. But many shot through the doorway. Bullets began to ricochet because the wall was brick. Moreover, the firing intensified when the victims shouts arose. I managed to stop the firing but with great difficulty.

    A bullet, fired by somebody in the back, hummed near my head and grazed either the palm or finger (I do not remember) of somebody. When the firing stopped, it turned out that the daughters, Alexandra Feodrovna and, it seems, Demidova and Alexei too, were alive. I think they had fallen from fear or maybe intentionally, and so they were alive. Then we proceeded to finish the shooting. (Previously I had suggested shooting at the heart to avoid a lot of blood). Alexei remained sitting petrified. I killed him. They shot the daughters but did not kill them. Then Yermakov resorted to a bayonet, but that did not work either. Finally they killed them by shooting them in the head. Only in the forest did I finally discover the reason why it had been so hard to kill the daughters and Alexandra Feodrovna.

    After the shooting it was necessary to carry away the corpses, but it was a comparatively long way. How could we do it? Somebody came up with an idea: stretchers. (We did not think about it earlier.) We took shafts from the sledges and, it seems, put sheets on them. Having confirmed they were dead, we began to carry them out. It was discovered that traces of blood would be everywhere. I said to get some smooth woolen military cloth immediately and put some of it onto the stretchers and then line the truck with it. I directed Mikhail Medvedev to take the corpses. He was a Cheka man then and currently works in the GPU. He and Pyotr Zakharovich Yermakov had to take the bodies and take them away. When they had removed the first corpse somebody said (I do not remember exactly who it was) that someone had taken some valuables. Then I understood that evidently there had been valuables in the things that they had brought with them. I stopped the removal immediately, assembled the men and demanded the valuables be returned. After some denial, two men returned the valuables they had taken.

    After I threatened the looters with shooting, I removed those two and ordered Comrade Nikulin (as far as I remember) to escort the bodies, having warned him about valuables. I first collected everything – the things they had taken and other things as well – and I sent all of it to the commandant’s office.

    Comrade Filipp [Goloshchyokin], apparently sparing me (My health was not very good), told me not to go to the “funeral” but I worried very much about disposing of the corpses properly. So I decided to go personally, and it turned out I did the right thing. Otherwise, all the corpses would wind up in the hands of the White Guards. It is easy to imagine how they would have exploited the situation.

    After instructions were given to wash and clean everything, at about three o’clock or even a little later, we left. I took several men from the internal guards. I did not know where the corpses were supposed to be buried, as I have said. Filipp Goloshchyokin had assigned that to Comrade Yermakov (By the way it seems it was Pavel Vedvedev who told me that night that he had seen Comrade Filipp, when he was running to the team. Comrade Filipp was walking back and forth all the time near the house, apparently because he was anxious about how everything would turn out). Yermakov drove us somewhere at the Verkh-Isetsky Works. I was never at that place and did not know it. At about two-three versts (or maybe more) from the Verkh-Isetsky Works, a whole escort of people on horseback or in carriages met us. I asked Yermakov who these people were, why they were there. He answered that he had assembled those people. I still do not know why there were so many. I heard only shouts “We thought they would come here alive, but it turns out they are dead.” Also, it seems about three-four versts farther our truck got stuck between two trees. There where we stopped several of Yermakov’s people were stretching out girls’ blouses. We discovered again that there were valuables and they were taking them. I ordered that men be posted to keep anyone from coming near the truck.

    The truck was stuck and could not move. I asked Yermakov, “Is it still far to the chosen place?” He said “Not far, beyond railroad beds.” And there behind the trees was a marsh. Bogs were everywhere. I wondered “Why had he herded in so many people and horses. If only there had been carts instead of carriages.” But there was nothing we could do. We had to unload to lighten the truck, but that did not help. Then I ordered them to load the carriages, because it was already light and we did not have time to wait any longer. Only at daybreak did we come to the famous “gully”. Several steps from the mine where the burial had been planned, peasants were sitting around the fire, apparently having spent the night at the hayfield. On the way me met several people. It became impossible to carry on our work in sight of them. It must be said, the situation had become difficult. Everything might come to nothing. At that moment I still did not know that the mine would not meet our needs at all. And those damned valuables! Just then I did not know that there was so much of them or that the people Yermakov had recruited were unsuitable for the project. Yes, it was too much! I had to disperse the people. I found out we had gone about 15-16 versts from the city and had driven to the village of Koptyaki, two or three versts from there. We had to cordon the place off at some distance, and we did it. Besides that, I sent an order to the village to keep everybody out, explaining that the Czech Legion was not far away, that our units had assembled here and that it was dangerous to be here. I ordered the men to turn back anybody to the village and to shoot any stubborn, disobedient persons if that did not work. Another group of men was sent to the town because they were not needed. Having done all of this, I ordered [the men] to load the corpses and to take off the clothes for burning, that is, to destroy absolutely everything they had, to remove any additional incriminating evidence if the corpses were somehow discovered. I ordered bonfires. When we began to undress the bodies, we discovered something on the daughters and on Alexandra Feodrovna. I do not remember exactly what she had on, the same as on the daughters or simply things that had been sewed on. But the daughters had on bodices almost entirely of diamonds and [other] precious stones. Those were not only places for valuables but protective armor at the same time. That is why neither bullets nor bayonets got results. By the way, only they had guilt in their dying agony. The valuables turned out to be about one-half pud. Greed was so great that on Alexandra Feodrovna, by the way, there was simply an enormous piece of round gold wire, turned out as a sheer bracelet and weighing about one pound. All the valuables were ripped out immediately, so that it would not be necessary to carry the bloody rags around with us. Valuables discovered by the White Guards were undoubtedly related to those sewed into other things. After burning, they remained in the ashes. Several diamonds were handed over to me the next day by Comrades who had found them there. How did they overlook the other valuables? They had enough time for it. Most likely they simply did not figure it out. By the way, one has to suppose that some valuables will be returned to us through Torgsin [“Trade with foreigners” stores], because they were probably picked up by the peasants of the Koptyaki village after our departure. The valuables had been collected, the things had been burned and the completely naked corpses had been thrown into the mine. From that very moment new problems began. The water just barely covered the bodies. What should we do? We had the idea of blowing up the mines with bombs to cover them, but nothing came of it. I saw that the funeral had achieved nothing and that it was impossible to leave things that way. It was necessary to begin all over again. But what should we do? Where should we put the corpses? About at 2 p.m. I decided to go to the town, because it was clear that we had to extract the corpses from the mine and to carry them to another place. Even the blind could discover them. Besides, the place was exposed. People had seen something was going on there. I set up posts, guards in place, and took the valuables and left. I went to the regional executive committee and reported to the authorities how bad things were. Comrade Safarov and somebody else (I do not remember who) listened but said nothing. Then I found Filipp [Goloshchyokin] and explained to him we had to transfer the corpses to another place. When he agreed I proposed to send people to raise the corpses. At the same time I ordered him to take bread and food because the men were hungry and exhausted, not having slept for about 24 hours. They had to wait for me there. It turned out to be difficult to get to the corpses and lift them out. The men got very exhausted doing it. Apparently they were at it all night because they went there late.

    I went to the town executive committee, to Sergei Yergerovich Chutskayev who was its chairman at the time to ask for advice. Maybe he knew of a place. He proposed a very deep abandoned mine on the Moscow high road. I got a car, took someone from the regional Cheka with me, Polushin, it seems, and someone else and we left. But one and a half versts away from the appointed place the car broke down. The driver was left to repair it, and we went on foot. We looked over the place and decided it was good. The only problem was to avoid onlookers. Some people lived near the place and we decided to come and take them away to the town and after the project let them come back. That was our decision. We came back to the car but it had to be towed. I decided to wait for a passing car. A while later some people rode up on two horses. I stopped them. The fellows seemed to know me. They were hurrying to the plant. With great reluctance they gave us the horses.

    While we rode another plan took shape: burn the corpses. But nobody knew how to do it. Polushin seems to have said they already knew that because nobody really knew how it would come out. I was still considering the mines on the Moscow high road and then transportation. I decided to get carts. The plan came to me at the thought of failure in burying them in groups in different places. The road leading to Koptyaki is clay near that gully. If we buried them there without onlookers, not even the devil would find them. To bury them and to drive by with the string of carts would result in a mishmash and that would be that. So there were three plans. There was nothing to drive, there was no car. I went to the head of the military transportation garage to find out if there were any cars. There was a car, but it was the chief’s. I forgot his surname; it turned out he was a scoundrel and, it seems, he was executed in Perm. Comrade Pavel Petrovich Gorbunov, who is now deputy chairman of the state bank, was the manager of the garage or deputy chairman of military transportation. I do not remember which. I told him I needed a car urgently. He said “I know what for.” He gave me the chairman’s car. I drove to Voikov, head of supply in the Urals, to get petrol or kerosene, sulphuric acid too (to disfigure the faces) and, besides that, spades. I commandeered ten carts without drivers from the prison. Everything was loaded on and we drove off. The truck was sent there. I stayed to wait for Polushin, the main “specialist” in burning who had disappeared somewhere. I waited for him at Voikov’s. I waited for him in vain until 11 p.m. Then I heard he had ridden off on horseback to come to me but he fell off the horse, hurt his foot, and he could not ride. Since we could not afford to get stuck with the car again, I rode off on horseback about midnight with a comrade (I don’t remember who) to the place the corpses were. But I also had back luck. The horse hesitated, dropped to its knees and somehow fell on its side and come down on my foot. I lay there an hour or more until I could get on the horse again. We arrived late at night. The work extracting [the corpses] was going on. I decided to bury some corpses on the road. We began to dig a pit. At dawn it was almost ready, but a comrade came to me and said that despite the order not to let anybody come near, a man acquainted with Yermakov had appeared from somewhere and had been allowed to stay at a distance. From there it was possible to see some kind of digging because there were heaps of clay everywhere. Though Yermakov guaranteed that he could not see anything, another Comrade (not the one who had spoken to me) began to demonstrate that from where he had stood it was impossible not to see.

    So that plan was ruined too. We decided to fill in the pit. Waiting for evening, we piled into the cart. The truck waited for us in a place where it seemed impossible to get stuck. (The driver was Zlokazov’s worker Lyukhanov.) We headed for the Siberian high road. Having crossed the railroad, we transferred two corpses to the truck, but it soon got stuck again. We struggled for about two hours. It was almost midnight. Then I decided that we should do the burying somewhere around there, because at that late hour nobody actually could see us. Only the watchman of the passing track saw several men, because I sent for ties to cover the place where the corpses would be put. The explanation for needing ties was: The ties had to be laid for a truck to pass over. I forgot to say that we got stuck twice that evening or, to be precise, that night. About two months ago, I was looking through the book by Sokolov, the preliminary investigator of the extremely important cases under Kolchak, when I saw a photo of those stacked ties. It was mentioned that the ties had been laid there to let a truck pass. So, having dug up the entire area, they did not think to look under the ties. It is necessary to say that all our men were so tired. They did not want to dig a new grave. But as it always happens in such cases, two or three men started working, then the others began. A fire was made and while the graves where being prepared we burned two corpses: Alexei and Demidova. The pit was dug near the fire. The bones were buried, the land was leveled. A big fire was made again and all the traces were covered with ashes. Before putting the other corpses into the pit we poured sulpheric acid over them. The pit was filled up and covered with the ties. The empty truck drove over the ties several times and rolled them flat. At 5 – 6 o’clock in the morning, I assembled everybody and stated the importance of the work completed. I warned everybody to forget the things they saw and never speak about them with anybody. Then we went back to the town. Having lost us, the fellows from the regional Cheka, such as Comrades Isay Rodzinsky, Gorin and somebody else arrived when we had already finished everything.

    In the evening of the 19th I went to Moscow with my report.

    Documentation Centre of the Social Organization of the Sverdlosk Region (DCSOSR) F. 41 Op. 1.D. 151, L. 10-22. Original.

    Our thanks to Rob Moshein for transcribing the account as printed in “The Last Act of a Tragedy” by V.V. Aleskeyev, Yekaterinburg, 1996. ISBN 5-7691-0394-9; 5-7691-0597-6.
    This information is for educational purposes only and is protected by copyright belonging to V.V. Alekseyev and the Interregional Fund “Russian Heritage” 1996. It may not be reproduced or used commercially without prior written approval of the copyright holders.
    http://www.alexanderpalace.org/palace/yurovmurder.html/ndiaries1917.html

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  62. Traduzione, automatica, tramite il vocabolario di google traduzioni (da inglese in italiano)
    Si pubblica da un’idea e dotta segnalazione della lettrice Clarita L., di cui sopra, che si ringrazia a nome di tutta la comunità.
    Grazie, mia signora.

    Omicidio della Famiglia Imperiale – il racconto di Yurovsky

    L’ESECUZIONE DELLA FAMIGLIA IMPERIALE
    1 febbraio 1934:
    Il 16 la mattina ho spedito le piccolo cuoco, il ragazzo Sednev, con il pretesto che ci sarebbe stato un incontro con lo zio che era venuto a Sverdlovsk . Essa ha causato preoccupazione tra i prigionieri . Botkin , il solito intermediario , e poi una delle figlie chiesto Sednev – dove, perché e per quanto tempo egli era stato portato via – perché Alexei lo mancò . Avendo ricevuto una spiegazione , se ne andarono apparentemente calmato . Ho preparato 12 rivoltelle e designato, che avrebbe sparato chi. Il compagno Filipp [ Goloshchyokin ] mi ha detto che un camion sarebbe arrivato a mezzanotte, le persone che vengono direbbero una password ; vorremmo lasciarli passare e consegnare i cadaveri per loro di portare via e seppellire . Verso le 11:00 di notte il 16 luglio ho assemblato gli uomini ancora una volta , ha consegnato le pistole e ha annunciato che presto abbiamo dovuto iniziare a liquidare i prigionieri. Ho detto a Pavel Medvedev ha dovuto verificare la guardia fuori e dentro a fondo . Lui e il comandante della guardia doveva mantenere controllo costante su tutta l’area intorno alla casa e nella casa in cui la guardia esterna era di stanza e di mantenere le comunicazioni con me . Gli dissi anche che all’ultimo momento , quando tutto era pronto per l’esecuzione , si era raccontare le guardie e gli altri nel distaccamento di non preoccuparsi per tutti i colpi che potrebbero sentire dalla casa, e di non lasciare i locali . Se ci fosse una quantità insolita di disordini , è stato di notificare me attraverso la linea stabilita di comunicazione .

    Il camion non arriva fino a 1:30 . L’attesa in più ha causato un po ‘di ansia – in attesa , in generale , e la breve notte specialmente . Solo quando era arrivato il camion ( o dopo le telefonate che era sulla strada) sono andato a svegliare i prigionieri. Botkin dormiva nella stanza vicina all’ingresso . E ‘venuto fuori e mi ha chiesto cosa fosse . Gli ho detto di svegliarsi tutti, perché non c’era disordini in città e che era pericoloso per loro rimanere al piano superiore . Ho detto che li avrei spostarsi in un altro luogo . La raccolta di tutti consuma un sacco di tempo , circa 40 minuti. Quando la famiglia si era vestita , le ho portato alla camera nel seminterrato che era stato designato in precedenza . Va detto qui che quando il compagno Nikulin e ho pensato che il nostro piano , non abbiamo considerato in precedenza che , uno, le finestre avrebbe lasciato fuori il rumore; due, le vittime sarebbero piedi accanto a un muro di mattoni e, infine, tre ( era impossibile prevedere ciò) , il fuoco si sarebbe verificato in modo non coordinato . Che non sarebbe dovuto accadere . Ogni uomo ha una sola persona a sparare e quindi tutto dovrebbe essere tutto a posto . Le cause della cottura disorganizzato divenne chiaro in seguito. Anche se ho detto che [ le vittime ] attraverso Botkin che non avevano a prendere qualcosa con loro hanno raccolto varie piccole cose – cuscini, borse e così via e , mi sembra , un piccolo cane .

    Essendo andato giù per la camera ( All’ingresso della sala , sulla destra c’era una molto ampia finestra) , ho ordinato loro di stare lungo il muro . Ovviamente , in quel momento essi non immaginano che cosa li attendeva . Alexandra Feodrovna ha detto che ” non ci sono neanche sedie qui”. Nicholas stava trasportando Alexei . Rimase nella stanza con lui in braccio . Poi ho ordinato un paio di sedie . Su uno di essi , a destra dell’ingresso , quasi in un angolo , Alexandra Feodrovna sedette. Le figlie e Demidova stava accanto a lei, alla sinistra dell’ingresso . Accanto a loro Alexei era seduto in poltrona . Dietro di lui il dottor Botkin , il cuoco e gli altri si alzò . Nicholas stava di fronte Alexei . Allo stesso tempo, ho ordinato agli uomini di scendere e di essere pronti al loro posto quando è stato dato il comando. Nicholas aveva messo Alexei sulla sedia e si fermò in modo tale , che lo ha protetto . Alexei sedeva in un angolo a sinistra dall’ingresso, e per quanto mi ricordo, ho detto di Nicholas circa questo : i suoi parenti reali e stretto all’interno del paese e all’estero, stavano cercando di salvarlo, ma il Soviet dei deputati operai deliberato di fucilarli. Mi ha chiesto : “Cosa? ” e si voltò verso di Alexei . In quel momento gli ho sparato e ucciso a titolo definitivo . Non ha avuto tempo per noi affrontare per ottenere una risposta . In quel momento disorganizzato , non ordinata cottura iniziata . La camera era piccola, ma chiunque poteva entrare e svolgere le riprese secondo l’ ordine stabilito . Ma molti colpo attraverso la porta . Proiettili cominciarono a rimbalzare perché il muro era di mattoni . Inoltre , la cottura intensificò quando le vittime grida sorto. Sono riuscito a fermare la cottura , ma con grande difficoltà .

    Un proiettile , sparato da qualcuno nel retro , ronzava vicino alla mia testa e sfiorò sia il palmo della mano o delle dita ( non ricordo ) di qualcuno. Quando il fuoco si fermò , si è scoperto che le figlie , Alexandra Feodrovna e , a quanto pare , Demidova e Alexei troppo , erano vivi . Credo che erano caduti dalla paura o forse intenzionalmente , e così erano vivi. Poi abbiamo proceduto a terminare le riprese . ( In precedenza avevo suggerito sparatoria al centro per evitare un sacco di sangue ) . Alexei è rimasto seduto pietrificato. L’ho ucciso . Hanno sparato alle figlie , ma non li uccidono . Poi Yermakov ricorso a una baionetta , ma che non ha funzionato neanche. Infine essi li uccisero sparando loro alla testa. Solo nel bosco ho finalmente scoperto il motivo per cui era stato così difficile da uccidere le figlie e Alexandra Feodrovna .

    Dopo la sparatoria è stato necessario per portare via i cadaveri , ma è stato un relativamente lungo cammino. Come potremmo farlo? Qualcuno si avvicinò con un’idea: barelle . ( Noi non pensiamo in precedenza . ) Abbiamo preso alberi dalle slitte e , a quanto pare , messo fogli su di loro . Dopo aver confermato che fossero morti , abbiamo iniziato a realizzarle. Si è scoperto che tracce di sangue sarebbero dappertutto. Ho detto di ottenere immediatamente qualche panno militare di lana liscia e mettere un po ‘ di esso sulle barelle e poi la linea il camion con esso . Ho diretto Mikhail Medvedev a prendere i cadaveri . Era un uomo Ceka poi e attualmente lavora nella GPU . Lui e Pyotr Zakharovich Yermakov doveva prendere i corpi e portarli via . Quando avevano tolto il primo cadavere che qualcuno ha detto ( non ricordo esattamente chi fosse) che qualcuno aveva preso alcuni oggetti di valore. Poi ho capito che evidentemente c’era stato oggetti di valore nelle cose che avevano portato con loro. Fermai la rimozione immediata , assemblato gli uomini e chiesi gli oggetti di valore saranno restituiti. Dopo qualche smentita , due uomini ritornarono gli oggetti di valore che avevano preso .

    Dopo che ho minacciato i saccheggiatori con le riprese , ho tolto quei due e ordinato il compagno Nikulin (per quanto mi ricordo ) per scortare i corpi , dopo averlo avvertito gli oggetti di valore . Ho raccolto tutto – le cose che avevano preso e altre cose così – e ho inviato tutto questo per l’ufficio del comandante .

    Il compagno Filipp [ Goloshchyokin ] , a quanto pare mi sparing ( La mia salute non era molto buono ) , mi ha detto di non andare al ” funerale “, ma mi sono preoccupato molto di smaltimento dei cadaveri correttamente . Così ho deciso di andare personalmente , e si è scoperto che ho fatto la cosa giusta . In caso contrario , tutti i cadaveri sarebbero finire nelle mani delle Guardie Bianche. E ‘ facile immaginare come avrebbero sfruttato la situazione .

    Dopo che le istruzioni sono state date da lavare e pulire tutto , verso le tre o anche un po ‘più tardi , abbiamo lasciato . Ho preso molti uomini delle guardie interne . Non sapevo dove dovevano i cadaveri di essere sepolto , come ho detto . Filipp Goloshchyokin che aveva assegnato al compagno Yermakov ( Tra l’altro pare che sia stato Pavel Vedvedev che mi ha detto che quella notte aveva visto il compagno Filipp , quando correva per la squadra . Compagno Filipp camminava avanti e indietro tutto il tempo vicino al casa , apparentemente perché era ansioso di come tutto sarebbe andato ) . Yermakov ci ha spinto da qualche parte ai lavori Verkh – Isetsky . Non sono mai stato in quel posto e non lo sapevo . A circa due-tre verste ( o forse più ) dal Verkh – Isetsky Works, una intera scorta di persone a cavallo o in carrozza ci ha incontrato . Ho chiesto Yermakov chi fossero queste persone , perché erano lì . Egli rispose che aveva montato quelle persone . Io ancora non so perché ci sono stati così tanti . Ho sentito grida solo “Pensavamo che sarebbero venuti qui vivo , ma si scopre che sono morti”. Inoltre , sembra che circa tre-quattro verste più lontano il nostro camion è rimasto bloccato tra due alberi . Là dove ci siamo fermati alcuni del popolo di Yermakov furono stendono camicette delle ragazze. Abbiamo scoperto ancora una volta che non c’erano oggetti di valore e che stavano prendendo loro. Ho ordinato che gli uomini siano pubblicati per tenere a chiunque di avvicinarsi al camion.

    Il camion è stato bloccato e non poteva muoversi . Ho chiesto Yermakov , ” E ‘ancora lontano per il luogo scelto ? ” Egli ha detto: ” Non lontano , al di là della ferrovia letti . ” E c’è dietro gli alberi era una palude . Torbiere erano ovunque . Mi sono chiesto ” Perché si era ammassati in tante persone e cavalli . Se solo ci fosse stata carri invece di carrozze . ” Ma non c’era niente che potessimo fare . Abbiamo dovuto scaricare per alleggerire il camion , ma che non ha aiutato. Poi ho ordinato loro di caricare le carrozze , perché era già chiaro e non abbiamo il tempo di aspettare più a lungo . Solo all’alba si è arrivati ??al famoso ” canalone ” . Diversi passi dalla miniera dove era stato previsto la sepoltura , i contadini erano seduti intorno al fuoco , a quanto pare dopo aver trascorso la notte al campo di fieno . Lungo la strada mi ha incontrato diverse persone . E ‘diventato impossibile portare avanti il nostro lavoro in vista di loro . C’è da dire , la situazione era diventata difficile. Tutto ciò che potrebbe venire a nulla . In quel momento io ancora non sapevo che il mio non sarebbe soddisfare le nostre esigenze a tutti. E quei maledetti oggetti di valore ! Proprio in quel momento non sapevo che ci fosse così tanto di loro o che la gente Yermakov aveva reclutato non si adattavano al progetto . Sì, era troppo! Ho avuto per disperdere la gente . Ho scoperto che siamo andati circa 15-16 verste dalla città e avevamo guidato per il villaggio di Koptyaki , due o tre verste da lì . Abbiamo dovuto recintare il luogo fuori a una certa distanza , e lo abbiamo fatto . Oltre a questo , ho inviato un ordine al villaggio per tenere tutti fuori , spiegando che la Legione Ceca non era lontano , che le nostre unità erano riuniti qui e che era pericoloso stare qui . Ho ordinato agli uomini di tornare indietro a nessuno al villaggio e per sparare le persone , disubbidienti testardi se che non ha funzionato . Un altro gruppo di uomini è stato inviato alla città perché non sono stati necessari. Dopo aver fatto tutto questo , ho ordinato [ gli uomini ] per caricare i cadaveri e di togliersi i vestiti per la masterizzazione , che è , a distruggere assolutamente tutto quello che avevano , per eliminare ogni prova incriminante supplementare se i cadaveri sono stati scoperti in qualche modo . Ho ordinato falò . Quando abbiamo cominciato a spogliare i corpi , abbiamo scoperto qualcosa sulle figlie e su Alexandra Feodrovna . Non mi ricordo esattamente quello che aveva in poi, lo stesso che le figlie o semplicemente le cose che erano state cucite su . Ma le figlie avevano su corpetti quasi interamente di diamanti e [altri] pietre preziose . Quelli non erano solo luoghi per gli oggetti di valore , ma armatura protettiva allo stesso tempo . Questo è il motivo né pallottole , né baionette hanno ottenuto risultati . Tra l’altro, solo che avevano colpa nella loro agonia . Gli oggetti di valore si è rivelata circa la metà con l’arrosto . L’avidità era così grande che su Alexandra Feodrovna , tra l’altro , era praticamente un enorme pezzo di filo d’oro rotonda , si è rivelato come un braccialetto puro e pesa circa un chilo . Tutti gli oggetti di valore sono stati strappati subito , in modo che non sarebbe stato necessario trasportare gli stracci insanguinati in giro con noi . Oggetti di valore scoperti dalle guardie bianche erano indubbiamente legati a quelli cuciti in altre cose . Dopo la masterizzazione , sono rimasti sotto la cenere . Diversi i diamanti sono stati consegnati a me il giorno dopo da compagni che li avevano trovato lì . Come hanno fatto si affacciano gli altri oggetti di valore ? Hanno avuto abbastanza tempo per questo. Più probabile che semplicemente non capire. A proposito, si deve supporre che alcuni oggetti di valore saranno restituiti a noi attraverso Torgsin [ “Il commercio con gli stranieri ” memorizza ] , perché sono stati probabilmente prelevati dai contadini del villaggio Koptyaki dopo la nostra partenza . Gli oggetti di valore erano state raccolte , le cose erano state bruciate ei cadaveri completamente nudi erano stati gettati nella miniera . Da quel momento iniziarono nuovi problemi . L’acqua a malapena coperto i corpi . Che cosa dovremmo fare ? Abbiamo avuto l’idea di far saltare in aria le miniere con le bombe per la loro copertura , ma se ne fece nulla . Ho visto che il funerale aveva ottenuto nulla e che era impossibile lasciare le cose in quel modo . Era necessario ricominciare tutto . Ma cosa dovremmo fare ? Dove dovremmo mettere i cadaveri ? Circa alle 2 del pomeriggio ho deciso di andare in città , perché era chiaro che abbiamo dovuto estrarre i cadaveri dalla miniera e per portarli in un altro luogo . Anche il cieco potesse scoprirli. Inoltre , il luogo è stato esposto . Le persone avevano visto qualcosa stava succedendo lì . Ho creato i messaggi , le guardie in atto, e ha preso gli oggetti di valore e di sinistra . Sono andato al comitato esecutivo regionale e segnalato alle autorità quanto male le cose sono state . Il compagno Safarov e qualcun altro ( non ricordo chi) ascoltato ma non disse nulla . Poi ho trovato Filipp [ Goloshchyokin ] e spiegato a lui abbiamo dovuto trasferire i cadaveri in un altro luogo . Quando ha accettato ho proposto di mandare la gente a raccogliere i cadaveri . Allo stesso tempo, gli ho ordinato di prendere il pane e il cibo perché gli uomini erano affamati ed esausti , non aver dormito per circa 24 ore . Hanno dovuto aspettare per me non c’è . E ‘ risultato essere difficile raggiungere i cadaveri e farli uscire . Gli uomini si esauriscono molto farlo. A quanto pare erano a tutta la notte perché è andato lì in ritardo .

    Sono andato al comitato esecutivo della città , a Sergei Yergerovich Chutskayev che ne fu il presidente a quel tempo per chiedere un consiglio . Forse sapeva di un luogo . Ha proposto una miniera abbandonata molto profondo sulla strada maestra Mosca . Ho una macchina, ha preso qualcuno dalla Ceka regionale con me , Polushin , a quanto pare , e qualcun altro e abbiamo lasciato . Ma un anno e mezzo verste di distanza dal luogo stabilito la macchina si è rotta . Il conducente è stato lasciato a ripararlo, e siamo andati a piedi. Abbiamo guardato oltre il posto e abbiamo deciso che era buono. L’unico problema è stato quello di evitare di spettatori. Alcune persone vivevano nei pressi del posto e abbiamo deciso di venire e portarli via per la città e dopo il progetto farli tornare indietro. Questa era la nostra decisione . Siamo tornati alla macchina ma doveva essere trainato . Ho deciso di aspettare per una macchina di passaggio . Un po ‘più tardi alcune persone hanno guidato fino a due cavalli . Io li fermai . I compagni sembravano conoscere me . Essi correvano alla pianta. Con grande riluttanza ci hanno dato i cavalli .

    Mentre abbiamo cavalcato un altro piano ha preso forma : bruciare i cadaveri . Ma nessuno sapeva come farlo . Polushin sembra aver detto che sapevano già che perché nessuno sapeva come sarebbe venuto fuori . Stavo ancora pensando alle miniere sulla strada maestra Mosca e poi trasporto. Ho deciso di prendere i carrelli . Il piano venne da me al pensiero di fallimento in seppellirli in gruppi in luoghi diversi . La strada che conduce a Koptyaki è l’argilla vicino a quel burrone . Se li abbiamo seppellito lì senza spettatori , neppure il diavolo li avrebbe trovati . Per seppellirli e di guidare con la stringa di carri si tradurrebbe in un guazzabuglio e che sarebbe tale . Quindi ci sono stati tre i piani . Non c’era niente da guidare, non c’era nessuna macchina . Sono andato alla testa del garage trasporto militare per scoprire se ci fossero automobili . C’era una macchina, ma è stato il capo del . Ho dimenticato il suo cognome , si è scoperto che era un mascalzone e , a quanto pare , fu giustiziato a Perm . Il compagno Pavel Petrovich Gorbunov , che ora è vice presidente della banca di stato , era il gestore del garage o vicepresidente del trasporto militare . Non mi ricordo quale . Gli ho detto che avevo bisogno urgentemente di un auto . Egli ha detto: ” Io so che cosa. ” Mi ha dato l’auto del presidente. Ho guidato per Voikov , capo della fornitura negli Urali , per ottenere benzina o kerosene , acido solforico troppo ( a sfigurare i volti ) e , oltre a questo, picche . Ho requisì dieci carri senza driver dal carcere. Tutto ciò che è stato caricato su e siamo andati via . Il camion non è stato inviato. Sono rimasto ad aspettare Polushin , il principale ” specialista ” nel bruciare che era scomparso da qualche parte . Ho aspettato per lui a Voikov di . Lo aspettai invano fino alle 11 pm Poi ho sentito che aveva cavalcato fuori a cavallo per venire a me, ma lui è caduto da cavallo , male il piede , e non riuscivo a guidare . Dal momento che non potevamo permetterci di rimanere bloccati con l’auto ancora una volta, ho guidato fuori a cavallo di mezzanotte con un compagno ( non ricordo chi) al posto dei cadaveri erano . Ma ho anche avuto fortuna indietro . Il cavallo esitò, lasciò cadere in ginocchio e in qualche modo è caduto su un fianco e scendere sul mio piede . Rimasi lì più di un’ora fino a quando ho potuto ottenere sul cavallo nuovo. Siamo arrivati ??a tarda notte . Il lavoro di estrazione [ i cadaveri ] stava succedendo. Ho deciso di seppellire alcuni cadaveri sulla strada. Abbiamo iniziato a scavare una fossa . All’alba era quasi pronto , ma un compagno è venuto da me e mi ha detto che nonostante l’ordine di non permettere a nessuno di avvicinarsi , un uomo di conoscenza con Yermakov era apparso da qualche parte ed era stato permesso di stare a distanza . Da lì era possibile vedere un qualche tipo di scavare perché c’erano cumuli di creta ovunque. Anche se Yermakov garantito che lui non poteva vedere nulla , un altro compagno (non quello che aveva parlato di me) ha cominciato a dimostrare che da dove si era fermato era impossibile non vedere .

    Quindi, tale piano è stato rovinato troppo . Abbiamo deciso di riempire la fossa . In attesa di sera, ci siamo ammassati nel carrello degli acquisti . Il camion ci aspettava in un luogo in cui sembrava impossibile rimanere bloccati . ( L’autista era di Zlokazov lavoratore Lyukhanov . ) Ci siamo diretti per la strada siberiana . Dopo aver attraversato la ferrovia , abbiamo trasferito due cadaveri al camion , ma ben presto è rimasto bloccato di nuovo . Abbiamo lottato per circa due ore . Era quasi mezzanotte. Poi ho deciso che dovremmo fare la sepoltura da qualche parte lì intorno, perché a quell’ora nessuno tardi realtà potrebbe vederci. Solo il guardiano della pista passando vide diversi uomini , perché ho ??mandato per i legami di coprire il posto in cui i cadaveri sarebbero stati messi . La spiegazione di legami che necessitano di stato: I legami dovevano essere prevista per un camion di passare oltre . Ho dimenticato di dire che siamo rimasti bloccati due volte quella sera o , per essere precisi , quella notte . Circa due mesi fa , stavo guardando attraverso il libro di Sokolov , l’investigatore preliminare dei casi estremamente importanti sotto Kolchak , quando ho visto una foto di quei legami impilati . E ‘stato detto che i legami erano state gettate lì per lasciare un passaggio camion. Così, dopo aver scavato l’intera area , essi non pensano a guardare sotto i legami . E ‘ necessario dire che tutti i nostri uomini erano così stanchi . Non hanno voluto scavare una nuova fossa . Ma, come sempre accade in questi casi , due o tre uomini hanno iniziato a lavorare , poi gli altri hanno cominciato . Un incendio è stato fatto e, mentre le tombe in cui in fase di preparazione abbiamo bruciato due cadaveri : Alexei e Demidova . Il pozzo è stato scavato vicino al fuoco . Le ossa sono state sepolte , il terreno è stato livellato . Un grande incendio è stato fatto ancora e tutte le tracce sono state coperte di cenere . Prima di mettere gli altri cadaveri nella fossa abbiamo versato acido sulpheric su di loro . La fossa è stata riempita e coperta con i legami . Il camion vuoto spinto oltre i legami più volte e rotolò loro piatto . Alle 05:00-6:00 del mattino , ho assemblato tutti e affermato l’importanza del lavoro completato . Ho avvertito tutti di dimenticare le cose che hanno visto e non parlano con nessuno . Poi siamo tornati in città . Dopo averci perso , i borsisti della Ceka regionale, come Compagni Isaj Rodzinsky , Gorin e qualcun altro è arrivato quando avevamo già finito tutto.

    La sera del 19 sono andato a Mosca con la mia relazione .

    Centro di Documentazione dell’Organizzazione Sociale della Regione Sverdlosk ( DCSOSR ) F. 41 op. 1.D. 151 , L. 10-22 . Originale .

    I nostri ringraziamenti a Rob Moshein per trascrivere il conto come stampato in ” L’ultimo atto di una tragedia ” di VV Aleskeyev , Ekaterinburg , 1996. ISBN 5-7691-0394-9 ; 5-7691-0597-6 .
    Queste informazioni sono solo per scopi didattici ed è protetto da copyright di VV Alekseyev e il Fondo Interregionale “Patrimonio russo” 1996. Non può essere riprodotta o utilizzata a fini commerciali senza previa autorizzazione scritta dei detentori del copyright .

    http://www.alexanderpalace.org/palace/yurovmurder.html/ndiaries1917.html

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  63. ho letto tutto quanto sopra esposto… ho letto molti libri su quest’argomento…. oltre ad aver visto anche il film su Anastasia Romanov. Questa storia, purtroppo, sarà una di quelle storie reali, di cui non vedremo mai la fine, e di cui, molti stati e governi, sono all’occorrnte della verità, ma di cui nessuno rivelerà per ovvi interessi economici e politici. Rimarrà comunque una triste e scura vicenda, di una famiglia reale trucidata senza diritto di difesa, e di cui si sa ben poco sul vero destino degli appartenenti…. informazioni confuse, distorte, esami del dna di cui nessuno può provarne la reale autenticità… ecc.

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