Vi ricordate?

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1° Elementare

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Oggi non sono “tanto per la quale” e quindi ho pensato che, invece di “coccolare“, mi voglio “coccolare” con tutti i più bei ricordi che mi hanno accompagnato durante l’infanzia. Vorrei invitare anche Voi in questo e riunirci a parlare di quanto era bello andare a scuola con il panierino e ricordare di quella compagna che mi siedeva davanti e le tante volte che le incollai le lunghe trecce, l’una sull’altra, con la coccoina.
Fatti e misfatti di un tempo che, ormai lontano, ha segnato il futuro di tutti noi, ma che ricordiamo, in momenti particolari, con quella gioia e nostalgia alla ricerca dei sapori di una volta.
Ricordate anche Voi e aggiungete una foto (il link nel commento) che vi verrà sbloccata. Li aggiungerò a questo articolo, nella speranza che possa diventare il “nostro” album delle figurine.
E soprattutto approfittatene: solo e soltanto per questa volta ci daremo del “tu”; ma  non abituatevi, però! Sipario.
Ninni

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BRIONVEGA
Il mio televisore e radio
La Brionvega lanciò nei primi anni settanta un televisore dal design avveniristico che ebbe grande successo e compariva persino nelle riviste di moda e arredamento, vinse anche un premio per il design e ancora oggi è molto ricercato dai collezionisti per il suo aspetto ‘spaziale’.

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LA SFORTUNA DELLE SUORE

Le suore mammamia

Tremenda maledezione e sfiga quella accusata da noi bambini alla sola vista delle suore sul pulmino FIAT o sulla Prinz. Infatti vedere un pulmino con le suore, così come vedere delle suore su un’auto Prinz, portava inesorabilmente una sfiga pazzesca.
Quando ciò succedeva, si poteva esorcizzare la sfiga con una toccatina giù in basso o ferro o corno o qualsiasi alto amuleto; in alternativa, era anche possibile passare la sfiga accusata al proprio vicino o a chiunque, bastava un toccata e la parola ‘tua’ e si era completamente liberi e vergini da ogni male.
Pare che il pulmino delle suore e le suore sulla Prinz siano in giro ancora adesso, con lo stesso pulmino e la stessa Prinz intorno a Montecitorio.
Quindi il rituale vale oggi come (e forse più) di quanto valeva ieri.

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LUCCHETTO PER IL TELEFONO
Il licchetto infernaleEra un piccolo lucchettino cilindrico che veniva messo alla ruota del telefono (quando i telefoni avevano la ruota!) per non farci telefonare. Dopo il primo periodo di sgomento, si passo tutti ad un attento studio del problema e in breve fu trovata la pratica ed efficace soluzione. Bastava svitare la rotella e comporre i numeri con il disco libero.

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GETTONE TELEFONICO

Gettone

Per telefonare dalle cabine telefoniche bisognava usare l’apposito gettone marrone a doppia scanalatura su un lato e una sull’altro. Sebbene non avesse corso legale, il gettone per il telefono, era comunemente usato come moneta per le transazioni economiche al valore pari il costo di una telefonata. 50 lire (poi passato a 100 lire)

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I PUNTI MIRALANZA
Punti-Mira-Lanza-1Nel carosello, Calimero è triste perché tutti ce l’hanno con lui perché è piccolo e nero, fino a che non trova l’olandesina che gli dà una bella lavata con Ava della Mira Lanza (Ehh Ava come lava … ). Poi appare Corrado che saluta l’olandesina che passa sopra alle nostre finestre in mongolfiera (mentre un coretto infantile intona “Mira mira l’olandesina, Mira Lanza ti è vicina: una magia di bolle blu per un pulito che non hai visto mai tu”) e ci spiega che per avere i fantastici premi Mira Lanza bisogna raccogliere le figure dell’olandesina fino a raggiungere il punteggio relativo al premio desiderato. Eccovi alcune figurine dei Punti Mira Lanza …

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IL PROIETTORE FESTACOLOR
proiettore_festacolorLa Harbert, gia` nota per il “Dolce Forno”, produceva questo semplice proiettore per diapositive assai pubblicizzato su Topolino. Le diapositive, per lo più di soggetto disneyano, erano montate su una striscia di cartone che veniva introdotta in una apposita fessura e fatta scorrere tirandola a mano.

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LE PALLE DI PLASTICA CON LA SORPRESA DENTRO
le palleNegli anni della nostra infanzia, all’uscita dei bar, delle drogherie o dei tabaccai, c’erano dei distributori automatici trasparenti, con dentro gomme da masticare rotonde piccole o grandi/grandissime, sorprese varie (un soldatino, una macchinetta, un pupazzetto piccolissimo) e a volte bruscolini, noci, eccetera a seconda del posto del paese o dell’epoca. Era un ottimo modo per buttare via i propri soldini, e provocava momenti di gioia suprema quando, la sorpresa, era una palla magica in gomma piena o un mazzo di cartine da gioco o un mini Shangai. Ci volevano 5 lire per le piccole e 10 per le sorprese o gomme grosse. Se quelle macchinette infernali non ti davano la sorpresa, malgrado avessi messo i soldi, oppure volevi cercare di far cadere le palle senza pagare, le si scuoteva come un flipper fin quasi a staccarle dalla base e ballavano parecchio. Qualcuno, addirittura, pensava bene di portarsele via tutte intere smontandole. Non so se la sera le rimettessero dentro, ma erano altri tempi.

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dischi

DISCHI A 45 GIRI FLESSIBILI DI PLASTICA
A scopo promozionale venivano realizzati e distribuiti dei dischi flessibili stampati su un leggero strato di plastica e perciò molto delicati.
Venivano realizzati con la classica forma rotonda, c’erano però alcuni dischi stampati sui biglietti d’auguri (circolari su cartoncini rettangolari) e su inserti di riviste (circolari su formati quadrati).

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registratore

IL REGISTRATORE A BOBINE
I modelli più semplici erano probabilmente uno dei primi registratori per ragazzi messi in commercio. Funzionava con bobine magnetiche di diversa durata che venivano caricate sulla rotella sinistra, fatte passare nella testina e riavvolte sulla rotella destra. Le bobine potevano anche essere riparate in caso di rottura (capitava spesso) con dello scotch, la registrazione avveniva con un microfono posizionabile vicino alla fonte stessa (tv, radio, eccetera), i tasti erano colorati e quindi facilitavano le operazioni sopratutto per noi bambini che non avevamo dimestichezza con i termini tecnici (pausa, avanti veloce, eccetera).
Fu un grande successo, ne vennero venduti tantissimi, ed addirittura sui Topolino del periodo vi era una pagina apposta dedicata alla compravendita di questi registratori (vendo, scambio). La resa era abbastanza scarsa, ma l’emozione di poter registrare le proprie voci e quelle dei personaggi della televisione era grande. Molti di noi lo utilizzavano per registrare lo zecchino d’oro alla tv.
Il colpevole della fine ingloriosa del registratore, in tutti i suoi modelli, fu il Philips K7 con custodia contenente microfono e cavo di alimentazione. per i tempi fu una rivoluzione impressionante, al confronto della quale l’avvento del CD musicale non fece notizia.

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brutta siringa

LA SIRINGA DA BOLLIRE! (Che male y che dolor!)
Prima dell’avvento delle siringhe di plastica monouso si utilizzavano sui nostri bei sederini delle siringhe fatte di ferro e vetro, con aghi smisuratamente grossi. Queste siringhe venivano sterilizzate smontate in pezzi all’interno di un contenitore metallico. In pratica, se dovevi fare una puntura, bisognava prendere la siringa, smontarla, metterla a bollire per una decina di minuti almeno, aspettare che raffreddasse un po’, rimontarla, montare l’ago smisuratamente grosso, caricare il medicinale e iniettare rigorosamente con dolore.
In tutto una mezz’oretta di lavoro.

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latte

IL NEGOZIO DEL LATTAIO
Adesso i lattai non esistono più. Una volta, invece, erano tanti ed erano tutti molto frequentati. Infatti, oltre al latte, si potevano trovare tutti i tipi di caramelle sciolte la maggior parte delle quali costava una lira. Erano periodi di grandi affari, con dieci lire di nichel si comperavano dieci piccole caramelle Golia.
.Ops, quasi mi dimenticavo: siete riusciti a trovare il Milord nella foto di gruppo?
Cordialità

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76 pensieri su “Vi ricordate?

  1. .

    Buongiorno.
    Io mi ricordo, belin, la fatica a scrivere sul quaderno di seconda elementare.
    C’erano le linee sottili che dovevano essere toccato, soltanto, dagli elementi esterni la “lettera” e le lettere, vere e proprie, che dovevano rimanere entro la doppia riga del foglio. Tutto con la stilografica e le dita nere!
    Belin!

    Ciao Ninni 🙂

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    • Ciao Spillo,
      che piacere leggerti e vederti mentre, come sempre “tenti di scrivere qualcosa”. Addirittura già dalle elementari avevi problemi di “scrittura?
      Io di questi problemi non li ho mai avuti: non so scrivere.
      Pensa che quando dovevo parlare con la mia fidanzatina di allora, a Borca di Cadore, le cantavo Frà Martino campanaro.
      Ma scrivere mai
      Quindi …
      Stammi bene

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  2. .


    Eccomi!
    Ma che bell’idea Ninni (sopratutto continuiamo a darci del “tu”).
    Mi sono gustato l’articolo.
    Me lo sono centellinato, goccia a goccia.
    E voglio aggiungere anche il mio ricordo.
    Il “fiocco” delle elementari sul grembiulino. Il nastro (rigorosamente azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce) era in nylon blu elettrico. Difficilissomo da “infiocchettare”.
    Lo avevo sempre slacciato e mollato e quante volte venni ripreso dal maestro per questo!
    Che tempi.
    Mi ricordo che, dopo essermi lamentato, andavo orgoglioso fuori dalla scuola del mio completino da studente.
    Dentro con il fiocco distrutto, fuori tutto a meraviglia.
    Mi hai regalato un minuto di dolcezza, caro Ninni. Sei riuscito a farmi fermare un attimo, coprendomi di ricordi e forse di un po’ di nostalgia.
    (La foto inserita è “alle mani” di una mia ex compagna di elementari, la carissima Paola che ringrazio).
    Saluto tutti.

    Ciao Ninni

    Louis

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    • Luis,
      ecco che le tue parole sembrano fuoriuscire da un commentario del Libro Cuore.
      E devo dire che, mi hai riportato, un po’, indietro.
      Mi resta da comprendere: “Ma tu cosa c’entri con quella foto?

      Io, almeno, (con un po’ di suspance) la foto dove sono ritratto, l’ho messa.
      Non è il massimo, però..
      Ero a Franzesfeste (Fortezza – Bolzano) ed ero con i miei compagni.
      La mia biondina fidanzatina epocale e millenaria non c’era, ancora.
      Sperduta oltre i pianeti, chissà …

      Vabbè.
      Ciao e stammi bene.

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      • Come sarebbe a dire: “Ma tu cosa c’entri con quella foto?”.
        Ero l’unico gallo in mezzo a tente gallinelle.
        Il quarto da sinistra.
        La tua fidanzatina biondina? Mammamia, già pensavi alla fidanzatina epocale?
        Rifatti gli occhi, che la tua biondina può aspettare, và..

        NB: ogni frase rivolta a quel povero e “bellissimo” bambino, circa le sembianze, l fascino o quant’altro, in modo denigratorio, verrà represso nel sangue!
        🙂

        Buona giornata Ninni

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      • Luis,
        Beh, la mia fidanzatina epocale se è epocale, non può essere lontano, no?
        Bellina (non cero come quelle cofane di cui ti sei circondato), lei mi aspetta. Come l’ineluttabilità di un destino bellissimo).
        Assegnata dal fato e dalla bellezza ancestrale.
        Come due astronauti in salvo dopo una catastrofe: impossibile perdersi
        😀

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    • Mammamia Louis,
      se brutto da vicino, ma da piccolo non scherzavi!
      Ma come facevano a sopportarti? E soprattutto: come mai ti hanno messo lì e non in una classe maschile?
      Non toccare la biondina di Ninni che poi si innervosisce e ricomincia con la litania: abbiamo dato, abbiamo dato.
      😀
      Non ti volevano perché … invidiosi della tua bellezza? 🙂
      (Interiore, parlo, interiore!)

      Sony

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  3. .


    Ciao Ninni.
    Che bella iniziativa.

    Io mi ricordo, con tantissima nostalgia della mia Bicicletta “Graziella”. Quante pedalate e quanti giri, come avessi l’automobile. Dove abitavo io, in italia, il mio paese aveva (e ha) tante salite e tante discese. La mia “Graziella” era diventata un mito. Si piegava in due e diventava trasportabile grazie alla sua maniglia al centro e abbassando il manubrio, la sella ecc. diventava davvero piccola. Mi ricordo che, almeno per le prime occasioni (appena regalata) la sera, nella mia cameretta, c’era la mia Graziella ripiegata di fronte al mio letto.
    Che bei tempi.
    Ho letto anche gli altri: ma come è bello. Quanti piacevoli ricordi.
    La tua biondina?
    Un rapporto ancestrale?
    Ma una passeggiata a Città di Castello, farsela magari? Se tu mi avessi avvisata mi sarei fatta biondina, non trovi?
    Ah ah ah

    Grazie Ninni.
    Grazie davvero.

    (Ho cercato la mia graziella e l’ho trovata, molto simile, nel link che ti ho lasciato. Spero di avere fatto bene).
    Bisousssss
    Ciao a tutti

    Annelise pour toi.
    Paris, 12/3/2013

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    • Annelise,
      ciao.
      Grazie, sei sempre generosa. Ecco, proprio, cosa intendevo: offrire uno spaccato ai nostri ricordi in maniera semplicissima. E quale modo può essere più semplice se non parlando di quello che ci colpì, nella nostra infanzia?
      Quello che, in pratica, hai fatto con la tua Graziella, l’ho fatto io quando mi venne regalato il microscopio.
      Avevo, credo, sei o sette anni e mio padre acquistò, regalandomela, l’Enciclopedia delle Scienze


      (credo fosse questa)

      dove, a scopo promozionale, regalavano – appunto – un microscopio.
      Non puoi immaginare come cambiò, nell’immediato, la mia vita.
      Microscopiavo tutto il giorno e la sera, “l’apparecchietto” e il corredo dei vetrini per l’osservazione, lo mettevo sul comodino e mi addormentavo con la certezza che avrei fatto chissà quale scoperta.
      Chissà, avrei potuto essere un primo Nobel per le Scienze mediche se … non avessi perso, il mio microscopio, qualche giorno dopo.
      A Città di Castello? No no.
      E’ carina come città, ma con la mia fidanzatina navigavamo attraverso le stelle.
      🙂
      Grazie

      Grazie per la tua presenza e pazienza.
      Ciao e buonanotte.

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    • Annelise!
      Ma come?
      Mi sei caduta sull’abbraccio?
      No, no e no.
      Error!
      Wrong!

      Acqua!
      (Guarda che la mia fidanzata ancestrale, è stellare. Tu sei terricola e … sposata e con figli.
      Lei (la mia fidanzata epocale) è single perché mi aspetta…
      Tu no, lei si.
      Tu non ne saresti capace e poi … abbiamo dato.
      Eccome…

      Ciao

      Mi piace

  4. .


    Intimamente legato ai ricordi giovanili, in special modo, alle persone come me di una certa età, ricordo gli antichi giochi, che fra tanta povertà, tantissima genuina umanità e tanta fame erano i protagonisti, fra i ragazzi, dei pomeriggi invernali o delle calde giornate estive palenesi di tanti anni anni fa.
    Palena, la cittadina dove sono nato.

    Parlerò della “CARROZZ!”

    La celeberrima “CARROZZ’ ” è stata uno dei “mezzi poveri” più ricordata e amata, tuttora, da intere generazioni di palenesi. In voga ancora alla fine degli anni ’50 (ma io mi riferisco agli anni ’40 essa era il risultato di una accurata, lunga e meticolosa costruzione di un “mezzo fuoriserie” di legno che potesse sfrecciare, facendo stare seduto comodamente il conduttore e magari anche qualcuno in più, lungo le discese o le vie del paese… Si costruiva montando dei cuscinetti d’acciaio a sfera, come ruote, ai lati di una solida piattaforma di legname di circa uno/due metri quadri di forma rettangolare. Il manubrio era costituito dall’unico cuscinetto anteriore sterzabile con una staffa.
    Le preziose ruote erano i ricercatissimi cuscinetti a sfera (presi da quelli usati dagli autoveicoli e sovente da camion e autocarri) che venivano montati in una coppia sull’asse posteriore ed uno più robusto sulla parte anteriore il quale con un opportuno marchingegno fungeva anche da manubrio per guidare LA “CARROZZ’ stessa. E così si assisteva ad una competizione fra chi cercava di fare LA “CARROZZ’ più grossa o più lunga o semplicemente quella più robusta e guidabile. E così, chi scrive, ancora ricorda in certi pomeriggi palenesi degli anni che furono, tanti gruppi, ognuno con la sua carrozza, sfidarsi lungo la discesa del ponte o in quella della “Vi’e d’ Lettopalen’ ” con il fragore dei cuscinetti d’acciaio sferraglianti…!! E sovente si ricorda ancora che questo notissimo mezzo veniva usato per riportare “l’ cepp’ ” o qualsiasi altra cosa… bastava una corda per il traino e tanta forza … e occhio ai passanti !!!!

    La foto su è stata inserita da mio nipote (non avrei saputo come fare) e ritrae la mia Palena (CH) nel 1941.
    Grazie Dottore. Mi ha restituito l’occasione di ripensare e condividere, anche, la mia lontanissima nascita.
    La saluto e saluto i suoi spettabili lettori

    Furio

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    • Preg.mo Sig. Furio,
      Lei, come ogni volta, mi ha colpito nel profondo e nell’intimo. Il Suo ricordo e la Sua voglia di comunicare, mi creda, hanno trasportato la Sua infanzia (mai perduta) nei cuori di tutti i lettori di questo umile spazio web.
      La forza dei ricordi e soprattutto la forza stessa del racconto mi hanno colpito.
      Oggi rincorrendo la tecnologia (o come si dice l’hitech) abbiamo perso “qualcosa” di non quantificabile.
      Quel qualcosa che, nascendo spontaneo, rivela un mondo denso di emozioni e creatività; voglia di vivere … malgrado tutto!

      A tal fine, mi sovviene un gioco, che facevo da ragazzino, appena uscito da scuola (con le tasche del grembiulino pieno di gessetti, debitamente trafugati in classe): il Gioco della Campana o “gallina zoppa

      che aveva una sua ragione d’essere, in modo similare, della Sua “CARROZZ’“.
      (Si doveva saltare con il piede sinistro nella colonna e col destro ad ogni variazione di casella – accoppiate e fino la campana su in alto e relativo ritorno all’indietro. La difficoltà stava nel fatto che, ad ogni turno, si lanciava un sasso o un tappo da Coca Cola, dentro le caselle numerate e raccoglierlo, rigorosamente, seguento quello stato).

      Rimanevamo a giocare, sotto casa, per delle ore: c’erano i turni e lo spareggio fra chi riusciva. In premio c’erano i gessetti della classe.

      La ringrazio con sincerità.

      Ninni

      Mi piace

  5. .

    … Ciao Ninni,
    io ci passavo le ore con il mio mangiadischi arancione, mio nonno mi aveva comprato alcuni dischi con le canzoni dei cartoni animati, tipo Goldrake (ricordi??) e poi la mia mamma ascoltava le canzoni dei suoi cantanti e mio papà anche … peccato che quei dischi e il relativo mangiadischi sia andato perduto … mi sarebbe piaciuto ritrovarlo.

    Un Caro saluto per Te
    ed un Saluto per Tutti

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • Ciao “Nigh“,
      bello questo tuo ricordo, denso di nostalgia e … malinconia?
      Io mi ricordo, invece (giusto per rimanere in tema) della mia radiolina Sony.
      Anzi, ti devo ringraziare proprio, in quanto, mi hai fatto ricordare di quanto sto per scrivere e soprattutto, nel cercare l’immagine in internet (l’ho trovata su eBay), l’ho rivista!


      Eccolaaaaaaa, è proprio lei! La mia radiolina! La legavo all’orecchio, con dello spago, per ascoltare un po’ di tutto (ometto, per decenza, di raccontare come caspita facevo a legarla all’orecchio). Era come se, un mondo diverso, stesse comunicando con me.
      Ricordo che a Fortezza (Franzesfeste, provincia di Bolzano, dove abitavo) i miei compagni di scuola, amici e “cittadinanza tutta”, portavano l’indice alla testa nel gesto “quello è tutto matto“, quando mi vedevano per le stradine.
      Avevo creato l’antesignana delle cuffie, ma con un micro altoparlante soltanto.

      Grazie

      PS: Goldrake? Ma di che epoca sei? Certo che non posso ricordarla: non ero ancora nato! 😉
      Grazie

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      • Ciao Nì,
        Come fai a non ricordare Goldrake … non eri ancora nato? Se se … certo certo … ti comunico che la tua foto, di cui sopra, è ancora in bianco e nero, mentre perfino la mia foto di prima elementare (che non metto qui per decenza e rispetto nei confronti di tutti e soprattutto perché è conservata, gelosamente, dalla mia mamma dentro un album tutto pizzi e merletti :o) almeno è già stampata su carta fotografica a colori!!!!

        Facendo un viaggio tra i ricordi di infanzia sai cosa mi è venuto in mente? Questo:

        .

        C’era un bar vicino alla mia scuola elementare e quando tornavo a casa con la mia mamma cercavo sempre di passare da lì, per farmi comprare le gomme da masticare rotonde e colorate … avevano tutte lo stesso gusto … eppure mi piacevano tanto.

        Un Saluto per Te ed uno per Tutti
        I Miei Rispetti
        Ni’Ghail
        Slàn

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  6. .


    Caro Ninni,
    quant’anni ognòr passati (direbbe il poeta) e sono tornato alla mia prima giovinezza.
    Non gli anni della contestazione studentesca, ma quella proprio da bambino quando, con mia sorella, mio fratello e i miei genitori andavamo a trovare i nonni, giù in Calabria (io, come ben sai, sono nato a Milano).
    Ricordo, quasi come fosse adesso, le corse per i vicoli di questo paesino.
    In particolare ricordo un’estate dove, allegato a Topolino (il giornalino) regalavano il “pallone Sonar” (quello nero che si riscaldava sotto il sole e quindi si alzava). Era enorme e per me maestoso.
    Ricordo un particolare.

    Un pomeriggio ci riunimmo io, mio fratello (mia sorella non la fecero uscire di casa) e tanti amici trovati nella piazza antistante la Chiesa/Duomo.
    Tirammo fuori il nostro “dirigibile” e tenendolo per i bordi, correndo a perdifiato, lo riempimmo d’aria.
    Lo legammo con uno spago lunghissimo (avevamo “rubato” al panettiere un matassone grande così) e lo adagiammo sul sagrato.
    Dopo, circa, un quarto d’ora, il dirigibile iniziò a staccarsi e prendere quota per effetto del calore solare.
    Si spiegò ben bene, divenne un pezzo unico e iniziò a salire, mentre noi srotolavamo lo spago.

    La sera, contenti e soddisfatti rientrammo a casa, decantando la nostra abilità di piloti di Dirigibile!

    L’indomani, non t’immagini: in prima pagina, sul Giornale di Calabria, erano evidenziati avvistamenti di UFO da non credere. Il parroco era impaurito.
    Tutti avevano visto quel “coso nero” su in aria, sopra la chiesa.
    Rimanemmo tutti zitti zitti per paura di “ritorsioni” paterne, materne e nazional popolari.

    Che ridere.
    Grazie a te.
    Saluto chi conosco.

    E.

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    • Sì, come no?! Ma sono in ottima compagnia.
      Fai spazio …. (non ne ho trovate, di immagini, con più soggetti bassotteschi perché, almeno qui dentro, siamo in molti a girare con il numero sul petto. Te compreso).

      Lascio un po’ di suspance?
      Ma no, dai … : Fuoco, beccato al primo colpo!
      Sì, sono proprio quello in mezzo, prima fila!
      Bravo!

      Ciao

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  7. .


    Caro Ninni,
    grazie per aver avuto l’idea dei ” Ricordi giovanili “. E’ veramente bello, riporta a tempi più sereni, a ricordi unici e tanto diversi fra le persone.

    Ti parlerò della scuola. Parli di “scongiuri vari ” davanti al pulmino delle suore? Io gli scongiuri li ho fatti per 13 anni ! Elementari, Medie, Liceo all’Istituto Principessa Clotilde di Savoia: Suore Domenicane (Torino ).
    Istituto rigorosamente femminile! Grambiulino nero e fiocco bianco.
    Mi torna alla mente Suor Tommasina (Maestra delle Elementari). Piccolina e più tonda di un barile ma dolcissima. Arrivava in classe con un sorrisone a fetta di cocomero seguita dal suo gatto.
    Pisolo, il nome del gatto, si sistemava sulla pedana della cattedra e dormiva per tutte le ore di lezione.
    Chissà perchè quel micio ci ha sempre dato un senso di ” Casa”. Credo sia stato l’unico a non saltare mai una lezione.
    In un solo posto il gatto non poteva entrare: in Cappella. Il Martedì: la prima ora: S: Messa.
    Nessuna aveva voglia di andarci ma almeno saltavano un’ora di lezione. Qualche volta facevamo entrare di nascosto il gatto così finita la messa non potevamo tornare in classe se prima non l’avevamo trovato…ricerca piuttosto lunga visto che andava a dormire, ogni volta, in un posticino diverso.

    Un piccolo ricordo che ho rivissuto con tenerezza.

    Grazie Ninni, te ne sono davvero riconoscente.
    Un abbraccio sincero a te e un caro saluto a tutti

    Giovanna Orofiorentino

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    • Caro Ninni,
      dove hai trovato la foto della mia scuola? Che bello rivederla dopo tanti anni. Io ho solo foto dell’interno ma non le so mettere. Questa foto è molto recente si vede dai modelli delle auto parcheggiate…il resto tutto come allora. GRAZIEEEEEEEEEE Un abbraccio Giovanna

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    • .
      (Questo era il giornalino dell’Istituto. Foto web)

      Giovanna,
      beh, la tua storia somiglia, moltissimo a quella mia! Finquando i miei genitori furono vivi, fecero di tutto per farmi soffrire (ovviamente scherzo).

      Ebbene sì: ero in mano ai …Gesuiti
      (si prega di non fare buuuu buuuuu).

      Con tutto il rispetto per il nuovo pontefice, Sua Santità Francesco I (che è Gesuita), io, segnatamente con questo ordine, ho avuto qualche piccolo diverbio con opposte analisi di vedute.

      Ovviamente senza nulla togliere alla Compagnia del Gesù, salda, solida e ferrea nei suoi principii; nonché professa del IV voto.

      Mi riferisco alle “persone“.
      Ad alcuni personaggi che, della prevaricazione abbiettamente ottusa, ne avevano fatto il loro Credo!
      Figurati:
      Un pomeriggio sono riuscito a mettere un cornetto napoletano (l’amuleto, per intenderci), dentro la borsa del mio Prof.di Matematica (Don Gherardo: ottima persona, nulla da dire, … se avesse avuto una coscienza. Probabilmente “l’Adolfo tedesco” doveva esserne il padre!).

      Dieci minuti dopo, grazie al solito spione, sentii l’altoparlantino interno gracchiare:
      Raimondi, IIIA, in Rettorato!
      Ecco, mi sarei voluto impiccare con il mio fiocco azzurro, coprendomi con il grembiulino.

      Per farla breve: venne scritta una “lettera” a mio padre e consegnata a mano. Venne avvisata mia madre di venirmi a prendere in Istituto, per comunicazioni (non sto a descrivere il numero e l’entità delle punizioni corporali inflittemi dai miei scrupolosi genitori “che, comunque erano e rimangono le migliori persone che abbia mai conosciuto”). L’indomani ebbi la dose scolastica. Fui messo in ginocchio, di fianco la statua della Madonna, per le prime due ore. Per le rimanenti due ore, mi venne tolta la sediolina e … in piedi fino al suono della campanella!.

      (Poi mi vengono a dire: ma com’é che sei un mangiapreti?).

      Grazie e ciao.

      PS: La tua foto l’ho trovata via satellite, inserendo i dati che tu hai riportato. Nome dell’Istituto e città. Ho fatto lo zoom, catturato l’immagine, ritagliata, spedita nel mio server di foto e postata con il suo link.
      Ciao ricambiando l’abbraccio.

      Mi piace

    • Giovanna,
      sulle prime non riuscivo a ricordare. Devo dire, però, che l’ho sentito quel “motivo”: forse in un film in bianco e nero d’epoca (ti confesso che, anche adesso, se ne ho l’opportunità, un sano film in bianco e nero non me lo toglie nessuno).

      Ciao e grazie

      Mi piace

  8. .

    Buon giorno Ninni.
    Mi sono fermata a leggere e sono rimasta colpita da quanto calore esiste in tutta questa umanità.
    Ho letto, un per uno, tutti i commenti e in tutti ho ritrovato un poco di me. Certo, non ho molto da raccontare del mio passato di bambina. Quest’anno compio diciassette anni e se pensi che sono, circa cinque anni che ti seguo, praticamente con voi ci sono cresciuta.

    A me, ogni tanto, mancano i “mattoncini Lego”.
    Non, però, perché non li abbia oppure non li trovi più, ma perché con il passare del tempo tante cose si abbandonano.
    Ti ho letto ieri sera e bellezza delle bellezze, sotto una tonnellata di momenti della mia infanzia, ho ritrovato i miei mattoncini. Ho rifatto il mio “cane bau” che mi accompagnava quando avevo, poco più di cinque anni.
    E questa notte l’ho messo, a cuccia, sul mio comodino.
    Adesso scappo, ma volevo lasciarti il mio ringraziamento per avermi, di nuovo, coinvolta nei tuoi viaggi dentro le emozioni.
    Un bacio e saluto, con grande amicizia e ammirazione, tutte le signore e i signori che sono accorsi in questo posto bellissimo che è il tuo Blog.

    Via!

    Eleonora

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    • Eleonora,
      ciao!

      I lego, ecco!
      Anche questi simpatici mattoncini hanno fatto parte della mia infanzia, assieme al meccano. (Prevalentemente costruivo aerei e segnatamente idrovolanti, per i quali ho sempre nutrito un amore maniacale).

      Quante cose vengono alla mente …
      E’ proprio vero, cara Eleonora: i bambini sono tutti innocenti e tutti uguali. Non importa di quale epoca.

      Grazie e ciao

      Mi piace

  9. .

    Già da bambina ero un’inguaribile romantica e mi divertivo a giocare con la mia Barbie principessa.
    Passavo interi pomeriggi a sognare il Principe Azzurro…
    Bei tempi, quando ci si poteva permettere il lusso di sognare ad occhi aperti!

    P.S: Cara Annelise, ti ringrazio per le belle parole che mi hai scritto nel LUOGO DELLE CHIACCHERE. Ho apprezzato molto. Hai ragione tu, io sono nata per rompere le balle alla gente… è un peccato deprimermi e isolarmi dal mondo. Poi le persone senza di me si annoiano!

    P.s 2: Grazie Ninni per l’incoraggiante frontespizio. Un bacio!

    Giò

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    • Giò
      Ciao.

      Beh, il riflesso negli occhi di una bambina che sogna il suo “Principe azzurro” ne fa una creatura sensibilissima.
      Un po’ come succedeva a me quando, dopo i compiti, guardavo la TV dei ragazzi e mi immergevo in racconti e storie improbabili. Rimanevo affascinato dai film sulla guerra di secessione americana. Con un particolare: io ho sempre parteggiato per i sudisti!
      Non ho mai sopportato l’arroganza degli Yankee pance blu! per la questione dello “schiavismo”: ottima scusa che venne sposata dagli infami razziatori del nord, che si coprirono dei più biechi e aberranti crimini!
      L’esercito sudista aveva nei propri ranghi degli uomini di colore e combattenti, non in forma coatta, ma volontari. Non ghettizzati, ma uniformati insieme ai bianchi e che erano fieri di combattere, al fianco dei fratelli bianchi, per la grande causa degli Stati Confederati d’America.

      (Qui, in una foto d’epoca, con dei bambini bianchi)

      Ciao

      Mi piace

  10. .

    Ma che bella idea!
    Buon giorno Ninni.
    Mi hai fatto fare un bel po’ di passi indietro, qualcuno di troppo forse.
    Quindi, ma forso sono troppo “presa” dall’elezione del nuovo Pontefice Francesco I,che mi ricordo (quasi con nostalgia) del giorno della mia Prima Comunione. Come era bello il mondo.
    Un mondo dolce fatto di sorrisi, bonta, affetto e molta impressione di “responsabilità”. Non so come abbia fatto, ma mia Madre riuscì a non farmi mettere il vestitino “canonico” e mi prepararono un abitino, con il velo, di tulle bianco proprio come un abito da sposa. Mi arrivava al ginocchio.
    Aveva la gonna a campana e io avevo i guantini di colore bianco e il libricino delle preghiere con la copertina in madreperla. Erano tutti commossi. C’era tanta, tantissima gente (la cerimonia ebbe, suo malgrado e anche mio malgrado, una grande partecipazione: Domenica, ore dodici!
    Mi sentivo emozionatissima.

    E così, in pompa magna, entrai a far parte, ufficialmente, della Chiesa.
    L’ultima volta che indossai un vestito simile, ma un po’ più lunghetto (lo sappiamo che non vuoi sentir parlare di matrimonio 🙂 )fu il giorno del mio sposalizio.
    Stessa emozione, forse un po’ meno intensa.

    Mi rimane la gioia della prima comunione, degli amici e di quel giorno che, per me, fu magico.
    (Il secondo evento, putroppo, terminò di lì a poco).

    Buona giornata.
    Un caro saluto per tutti.

    Manu

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  11. Cavolo, non me ne ero accorta!
    Ha ragione Vintrix. tu sei quello in prima fila, quinto da sinistra oppure da destra.
    Sputato, pari pari!
    Ah ah ah, il Minimilord in prima fila!
    Ah ah ah ah.

    :-):-D

    Sempre la Manu più divertita.
    (Grazie Ninni, sei riuscito a darmi un sorriso questa mattina: una mattinata non certo allegra.)

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  12. Caro Dott. Raimondi,
    personalmente non credo di aver avuto un’infanzia legata a dei giocattoli. Ero preso da “maestri ed educatori” che mi hanno indirizzato su tante altre cose.
    La sfortuna di nascere non libero.
    però, ricordo un particolare che, in seguito, mi ha accompagnato lungo tutta la mia esperienza di vita.
    Mia madre, che sia per le proprie attitudini, sia per il proprio “incarico”, vedevo molto poco, mi intratteneva facendomi mangiare una “cosa” ottima (pensi che, ancora adesso, ogni tanto trasgredisco) essendo lei di origini greche: il Gyros (oppure gyro) un piatto di carne di vitello, a fette spessissime, quasi un dito, di derivazione popolare.
    Ne ho il profumo quando, di nascosto a tutti, in cucina mia madre si prodigava nella preparazione.
    A riporto, nel piatto, aggiungeva una fetta generosa di Feta (un formaggio semi tenero greco).
    Ecco.
    Ogni tanto rimango preso da questi ricordi, come a volere sentire, ancora, i profumi che volontariamente o involontariamente segnarono la mia giovane età.
    La ringrazio di cuore.
    Lascio un caro saluto ai suoi ospiti.

    Amedeo

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    • Preg.mo Don Amedeo,
      quanto leggo mi confonde per la naturalezza e beltà del racconto.
      Soprattutto se si tratta, come nel Suo caso, di vita-esperienza vissuta.
      Sento i profumi e le frasi.
      … e navigar m’é dolce in questo mare.

      La saluto con sincera amicizia

      Mi piace

    • Sig. Ugo La Pecora
      benvenuto presso di “noi” e grazie per la sua visita.
      Spiace doverla contraddire, ma, la figura terza da sinistra, è dichiaratamente una femminuccia e io sono un maschietto.
      Un maschietto che, in quella realtà, si trova esattamente al centro: quinto da sinistra, oppure quinto da destra. Non fa differenza.
      La ringrazio

      Ninni Raimondi

      Mi piace

  13. .
    (Mi sblocchi la foto? Thank you)

    Però, adesso che ci penso, avevo anche la casina delle bambole.
    Sono rimasta ore a sistemare, arredare e rassettare tutta quella casina.
    Da lì dovevo capire che si stava compiendo il mio destino crudele.

    Non ho fatto altro, dopo la “seconda comunione”!
    😦

    lamanudiventataconsapevolesuidestinifemminilidell’umanità

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  14. Ciao Ninni.
    Solo per pochi minuti: sono pressata.

    Si, un bell’articolo che mi ha condotto per mano attraverso le strade della mia infanzia (immagine bucolica).

    Ricordo, con “quasi” nostalgia, i giorni in cui si giocava a pallacorda.
    Una via di mezzo fra l’Impero e la repubblica.
    Spero di poter tornare in altra istanza.
    Sono veramente presa, però un saluto a te e un plauso per l’effervescente idea non te lo faccio mancare.

    Un bacio

    Mi piace

  15. Buon giorno Ninni.
    Si respira un’aria bella. Un’aria che richiama pomeriggi nella propria stanza a sognare su mondo fuori dalla finestra.
    Alberi, campi e la mamma, di là, che prepara un té caldo.
    Un mangiadischi, un libro e la televisione accesa.
    Il silenzio quasi rotto dai sorrisi accennati di mio padre e quella voglia di calore che mi abbraccia.

    Ricordi splendidi che non riesco a racchiudere in un unico oggetto o momento.
    Quindi, questa riflessione, la lascio sulla mia “infanzia” senza nulla in particolare e con tutti i particolari nella mia mente.

    Un bacio e un saluto.
    Buon fine settimana.

    Mi piace

  16. Gab,
    le uniche due volte che mi sono cimentato con lo yo yo me le ricordo.
    Ne avevo uno che, mentre girava, s’illuminava.
    Dopo due ore mi è partito dalla mano andando a prendere sulla fronte, in pieno, un anziano seduto su una panchina.

    La seconda volta si è spezzato il cordino, appena lanciato. La terza non c’é stata perché … me lo hanno rubato.
    Bingo!

    Ciao

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  17. Ma che bella idea, Ninni.
    non ho molto da raccontare o ricordare.
    Avevo una bicicletta, ma dovevo girare in cortile perchè fuori c’erano le macchine.
    Poi più nulla.

    Ma sono felice di leggere tanti ricordi: lo ho fatti, un po’, anche miei.
    Buon fine settimana, Ninni

    Un caro saluto per tutti.

    Elena

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    • Elena Simonin
      Girare per il cortile, con la bicicletta nuova, è comune a molti bimbi. Io credo che, la quotidianità e l’avvicendarsi delle giornate pongano, in secondo piano, quanto abbiamo raccolto dentro il cuore e quanto diamo per gli altri.
      Sicuramente, se rifletti, tra quel “non ho molto da ricordare” esiste ancora tanto.

      Ciao e in bocca al lupo per tutto.

      Ninni

      Mi piace

  18. Hello dear Ninni,
    This morning I woke up early to enjoy sunrise. Very beautiful.
    I read your article: and you made me dream.
    In my youth, lived on a small farm, I remember, a lot, the figure of my grandfather.

    A good man and affectionate.
    My dad thought the fields (we have a field cultivated with maize and other vegetables), my mother took care of the barn and I, with my grandfather, I learned to ride a horse.

    I have so much nostalgia for “Blue”, my piebald pony (like this, in the link)

    .

    I’m going to have breakfast.
    Many kisses and a smile.

    Theresa Elizabeth Warren
    in Springfield, Massachusetts, U.S.

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    • Theresa Elizabeth Warren

      Dear Theresa,
      ultimately in children are not so different from anywhere in the world they come from. Your childhood, certainly compared with the country you live in, it has much in common with so many children in the world. I liked it, really, how sweet that you’ve told a few episodes I remember. grandfather, father and mother. the frame of this is the family, warm and close, have done one “ship” to become a woman.
      Thanks for giving us these emotions, which we all appreciated.
      A hug and a kiss.

      Ninni

      Mi piace

  19. Caro Ninni, buon giorno a te e a tutti.

    Quanto mi piace ritornare a quando ero bambina ( obbediente ma anche una piccola peste ).
    Mi vengono alla mente cento cose.
    Sopratutto oggi mi viene in mente un Natale. Ma devo fare un passo indietro. ( avevo 6 anni )
    Nel mese di ottobre:passando vicino a un negozio di giocattoli ho visto in vetrina un’automobilina a pedali fantastica. Amore prima vista. Quando torna a casa mio padre gli racconto con occhi scintillanti dell’ oggetto dei miei sogni e gli chiedo se Babbo Natale me la può regalare.
    Babbo mi rispose ” Andrò a vedere poi ne parlo con Babbo Natale “.
    Qualche giorno dopo Babbo mi chiama e mi dice ” Ho visto la macchinina è davvero bellissima. Ma costa una cifra astronomica ( 30.000 lire di quei tempi ). Allora. bambina mia adesso dobbiamo fare un ragionamento: tu sei abituata a ricevere tantissimi regali per Natale ma se dico a Babbo Natale di portati la macchina devi rinunciare a tutti gli altri doni, capito?
    ” Si babbo ho capito. ”
    ” Allora cosa facciamo? ”
    Io con aria serissima gli rispondo ” Dammi 24 ore per pensarci !” Lasciando mio padre di stucco.
    Il giorno dopo torno da babbo e gli dico: ” Ho pensato a lungo ma la macchinina è troppo bella, rinuncio a tutti gli altri regali !”
    Mio padre prende atto della mia decisione e mi fa promettere di essere buona per meritarmi il dono.
    Il Giorno di Natale: sotto l’enorme albero del salotto la macchinina (Tipo formula uno) troneggia
    in tutto il suo splendore. Ricordo era azzurra con il numero 4 sul cofano. Non ti dico la mia gioia.
    Non mi importava nulla degli altri regali, che ovviamente, non c’erano. Sto per montare sulla MIA macchina quando babbo mi ferma e mi dice: ” Guarda siccome sei stata brava e non hai fatto capricci per avere anche altre cose Babbo Natale ti ha lasciato due pacchettini “.
    Mi butto a scartare i pacchetti. In uno c’era la tuta rossa da pilota e nell’altro il casco bianco.!
    Ho toccato il cielo con un dito, anzi con tutte e due le mani.
    Ti confesso che sul tavolo del pc ho sempre la foto dove sono al fianco del mio bolide con aria da Padrona del Mondo.

    Tutti gli altri regali ( quelli dei parenti, amici, conoscenti ) che erano comunque arrivati: mi sono stati dati per la befana.

    Comunque, in casa mia, vigeva l’obbligo tassativo che i giocattoli in eccesso venissero donati all’istituto degli orfani.
    Quello che è più del necessario si deve condividere con chi ha meno. Ho sempre avuto tanto ma almeno metà dovevo darlo via.
    Credimi Ninni è stata un’ottima scuola di vita. Così sono cresciuta senza essere egoista: Mai.

    Non so mettere la foto se no la postavo.

    Ti mando un carissimo abbraccio di tutto cuore.
    Buon sabato a tutti

    Giovanna Orofiorentino

    P.S.

    Ci hai onorato di una tua foto, l’avatar è chiaro ma così è molto meglio Mylord.

    Mi piace

    • Giovanna Orofiorentino

      I racconti del Natale.

      Una famiglia che vive di calore, amore, rispetto.
      Questi termini sono elementi fondamentali di cui andare fierissima. Io non sono tra i pessimisti che sostengono e continuano a sostenere quelle frasi trite e convenzionali: “tutto è cambiato, nulla più è come una volta“.
      Non è vero.
      Anch’io, come molti altri, sono cresciuto nel rispetto fondamentale della famiglia, del calore quotidiano e nei riferimenti essenziali.
      E’ molto bello quello che hai scritto e credo che, oggi, tuo padre e tua madre sarebbero fierissimi di te. La perpetuazione di questi principii è importante per non disperdere quanto ci hanno lasciato/inculcato: Amore, affetto e soprattutto comprensione per i meno fortunati.

      Buona domenica.

      Ninni

      PS: Ci hai onorato di una tua foto … sicura di non avere il mal di pancia?
      Ciao

      Mi piace

  20. Leggo, con molta attenzione, caro Dott. Raimondi, il suo ultimo articolo, concedendomi un attimo di pausa.
    Ho chiuso il mondo di là dalla porta e messo da parte tutte le voci, le chiacchiere che, a pochi minuti fa, mi seguivano. le confesso che, mentre stavo leggendo, mi sono perso e immedesimato nei miei ricordi.
    Ricordi lontani e ricordi, alcune volte spiacevoli. Una infanzia che si intreccia tra i primi anni del dopoguerra e i luoghi che hanno formato la mia adolescenza portandomi a compiere delle scelte, tante volte, molto difficili. Ricordare gli anni dell’infanzia (brutto segno ricordarsi della propria fanciullesca infanzia, sono ormai da rottamare – secondo i dettami di più di un politico italano -) e ricordare con quella punta di nostalgica tristezza, quasi a voler avere rimpianto per il vissuto e per quello che ho perso.

    Ho, ancora, fra le mani una custodia di legno per le matite che portavo, con me, a scuola e che conteneva tutto l’occorrente per scrivere e disegnare.
    Come un antico scriba egizio, mi sentivo fiero e orgoglioso di avere quel “piccolo mondo antico” fra le mani.

    Un ricordo fermissimo nella mia mente e un profumo che non perderò più. il mio astuccio è qui, sulla scrivania da decenni.
    Questa sera voglio mostrarlo un po’ a tutti.

    Con simpatia,

    Mi piace

  21. .

    Eccomi qua.
    Ciao Ninni, tutto bene?

    Ma che bello questo post!
    Mancavo da un bel po’ e mi sono divertita a leggere un po’ tutti.
    Come se fossimo insieme a chiacchierare.

    Io mi ricordo (nulla di eccezionale rispetto a quello che ho letto) il mio pinguinOtto.
    Me lo sono portata a letto per tantissimo tempo.
    Ogni tanto ne sento la mancanza, ma non perché non l’ho più (ne ho una collezione), perché … come lo dico a mio marito che voglio “Otto” al posto suo?
    🙂

    Buona serata Ninni.
    Un bacio e un saluto a tutti.

    Sony

    PS: Ho letto della tua radiolina Sony!
    Ero già nella tua vita?
    🙂

    Ciao

    arì Sony

    Mi piace

  22. Una giornata all’insegna della pace.
    Una giornata che mi rende, piacevolmente, i ricordi della mia infanzia e dei miei nonni, ai quali sono rimasta molto legata.
    Il rimanente è un contorno.

    Ciao Ninni.
    Buona domenica per tutti

    Melissa

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  23. E son tutte cose che mi mancano.
    Io facevo la raccolta delle figurine Miralanza, ma non solo.
    Amavo i gettoni e le cabine telefoniche, invece oggi sono costretto-legato a un cellulare. 😦
    Il mangiadischi Penny ce l’ho ancora. Il mio è azzurro. Ho anche molti dischi del tempo, perlopiù canzoni per bambini. Me lo regalò la mia mamma quanda avevo 5 anni o forse meno.
    Mi mancano poi i giocattoli, quelli belli d’una volta: ve li ricordate i robot? Io ci andavo pazzo, mica come i giocattoli di oggi che non li capisco.

    Hai cambiato foto del tuo avatar, carissimo Lord Ninni.
    Non sono riuscito a individuarti nella foto di gruppo, però nella foto nuova che hai messo stai benissimo e finalmente ti si vede in maniera più chiara.

    Un forte forttissimo abbraccio, caro Lord Ninni

    beppe

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    • Giuseppe Iannozzi

      Carissimo Beppe, viviamo un tempo in cui la fretta, già di per se cattiva consigliera, la fa da padrona. Ormai vivo attaccato a quel malefico strumento che è il cellulare o smartphone che dir si voglia.
      Ho perso quel sapore di scoperta che si aveva da bambini. Adesso, per esempio, è tutto facile, immediato e impacchettato. Ricordo, ad esempio, mio padre insistere con i Lego.
      Beh, ti dirò: con quei mattoncini mi sono inventato di tutto.
      Un abbraccio

      Ninni

      Mi piace

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