Il ricordo!

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Il ricordo.

“Voglio il mio tè” ordinò la nonna, con tono lamentoso “non sono già le quattro e mezza? Perché Nunzia non lo porta?”.“Ma come? Avete già appetito dopo quel pranzo enorme che abbiamo fatto a mezzogiorno?”, si stupì l’infermiera, alzandosi in piedi e sorridendo alla sua paziente. Mi sentivo esausto e mi chiesi – scioccato per questo mio pensiero così poco caritatevole – perché gli anziani dovessero essere, a volte, così pesanti. Erano molto peggio dei bambini e dei cuccioli, perché con loro eri costretto a essere gentile. Rimasi seduto con le mani in grembo, pronto a dichiararmi d’accordo con chiunque, su qualunque argomento. L’infermiera stava sprimacciando i cuscini e sistemando gli scialli. La nonna sopportava in silenzio. Aveva chiuso gli occhi; sembrava stanca anche lei. Quanto mi somigliava. Riuscivo ad immaginarla da giovane: alta, bella, mentre girava per le stalle della nostra tenuta con le tasche piene di zuccherini, sollevando l’orlo della gonna lunga per non farlo strisciare nel fango. Mi ricordavo vestito in tweed grigio e con il colletto della camicia rigido e alto. La sentivo ordinare la carrozza.
Adesso per lei era tutto finito, tutto passato. Il nonno era morto da quaranta anni e mio zio da quindici.
Era costretta a vivere – in attesa di morire – dentro questa enorme casa dai tetti spioventi, in compagnia di un’infermiera.
Quanto poco sappiamo della mente delle persone anziane. I bambini, quelli, riusciamo a capirli con le loro paure, le loro speranze, le loro finzioni. Ed è difficile dimenticare: in fondo, ieri, ero un bambino anch’io. La nonna, però, seduta lì e avvolta in quegli scialli, con i suoi poveri occhi ciechi cosa provava? Quali pensieri aveva? Capiva che l’Antica Dama stava sbadigliando e guardava di nascosto l’orologio? Si rendeva conto che eravamo venuti a trovarla in quanto pensavamo che si dovesse farlo, perché era un obbligo; perché così l’Antica dama tornando a casa avrebbe potuto dire: “bene, ora per tre mesi la mia coscienza è a posto”.
Pensava mai alla “tenuta”? Si ricordava di essere seduta nella sala da pranzo, dove adesso ero seduto io? Anche lei si faceva servire il tè sotto il castagno? Oppure era tutto dimenticato, tutto messo da parte. Dietro quel suo volto pallido non restavano che piccoli dolori; piccole e misteriose sensazioni di disagio; un vago senso di gratitudine quando splendeva il sole e un tremito quando il vento soffiava gelido.
Mi sarebbe piaciuto appoggiare le mie mani sul suo viso e liberarla dal peso degli anni. Mi sarebbe piaciuto vederla quando era giovane, con le guance colorite e i capelli biondi. Vispa e attiva come ora si mostrava l’antica Dama, mentre parlava di caccia, cani e cavalli.
“Oggi ci viziamo un po’, sapete?’” annunciò l’infermiera “Per il tè abbiamo delle brioches al crescione. Ci piace tanto il crescione, non è vero?”.
“Oggi è il giorno del crescione?”, chiese la nonna sollevando la testa dai cuscini e guardando verso la porta. “Non me lo avevate detto. Ma perché Nunzia non porta il tè?”
“Signora, io non farei il vostro lavoro neppure per centomila lire al giorno”, bisbigliò l’Antica Dama all’infermiera.
“Oh, madame, io ci ho fatto l’abitudine” sorrise l’infermiera, “e in questa casa non si sta affatto male. Abbiamo i nostri giorni neri, è ovvio, ma potrebbe essere molto peggio. Lei è una paziente facile da gestire, a differenza di altri e il personale di servizio è cortese. Questo, per me, è un elemento fondamentale. Ma ecco che arriva Nunzia”.
La cameriera portò un tavolino pieghevole e una tovaglietta candida.
“Quanto tempo ci avete messo, Nunzia”, sbotto la nonna.
“Sono appena passate le quattro e mezza, Signora” replicò Nunzia con la sua voce speciale, allegra e vivace, simile a quella usata dall’infermiera. Chissà se si accorgeva che la gente le parlava con quel tono artificioso. Chissà quand’è che lo avevano usato per la prima volta e se lei, allora, ci aveva fatto caso. Forse si era detta “Pensano che io stia invecchiando, che ridicolaggine” e poi , a poco a poco, ci si era abituata come fosse stato sempre così. Come se non le avessero mai parlato in altro modo. Dov’era la giovane donna con i capelli biondi e la vita sottile, che andava a dare lo zucchero ai cavalli?”.
Il cielo era grigio e umido il vento. Porto e isole erano rimasti indietro. Rapidamente dall’orizzonte brumoso ogni segno di terra svanì. Bioccoli di polvere di carbone intrisi di umidità calavano dal ponte accanto, che non voleva asciugarsi. Non più di un’ora dopo venne tirato un telone, perché incominciava a piovere.
Avvolto nel cappotto, un libro in grembo, come un anonimo viaggiatore riposavo; le ore trascorrevano inavvertite. Cessato di piovere il telone venne, nuovamente, rimosso. L’orizzonte, adesso, era sgombro, mentre la grigia volta del cielo stendeva il suo immenso arco sul mare deserto. Nello spazio vuoto, inarticolato, i nostri sensi perdono la misura anche del tempo, Sfumiamo in un’immensità crepuscolare. Strane figure, attraversavano i miei pensieri, bisbigliando parole indistinte, tra sogno e realtà.
Mi assopii.
Per sempre.

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Cordialità

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31 pensieri su “Il ricordo!

  1. Un racconto che spazia dalla nostalgia, all’impossibilità di ri-creare un ambiente antico.
    Voglia di reazione verso il tempo.
    Voglia di fermare questo tempo per ‘sistemare’ nuovamente tutto. Tutto quello che l’esperienza ti ha messo davanti.
    In faccia.
    Un racconto che mi ha portato a leggere con la bocca semichiusa.
    Un racconto che mi ha scossa.

    Un abbraccio.
    Buona notte

    .

    L.

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  2. Un bel brano, caro Milord.
    Proprio bello. Per qualche attimo è come se avessi rivisto me stesso dalla mia nonna.
    il sapore del passato e il vederla ferma, immobile, nella sua carrozzina senza poter fermare il tempo.

    Dalla partenope Capitale

    Dudù

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  3. Vedo una “Antica Dama” diventata come una spettatrice maligna.
    Un qualcosa che, mescolandosi con l’oscurità del passato riempie le voragini del presente.
    L’ho riletto due volte e forse non mi basta. E’ il tuo messaggio che sento, ma che ancora non ho afferrato.
    Sento che c’è, comunque.
    Ciao Milord.
    Abbi una serena notte.

    Spillo

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  4. Buon giorno Milord.
    Mi hai presa, mi avete presa, nel profondo del sentimento. Sono piombata nel deliquo del cuore, delle pulsioni, delle emozioni, delle passioni.
    Una giornata strana e adesso, grazie al tuo abbraccio, rimarrei volentieri abbracciata al mio cuscino sorseggiando un tè e ripensando ai “confini della vita”.

    Ti voglio bene.
    Non è il caso che ti offra un “caffettino”, forse sarebbe più opportuna una tazza di te e una buona musica.
    Ciao “mio Signre”.
    Un caro saluto per tutti

    marisa

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  5. Delicata nostalgia. Poesia pura e sincera.

    P.S: Caro Ninni,
    ora va meglio. Sto bene, la mia nuova “missione” mi ha ridato la gioia di vivere.

    P.S 2: Dimmi cosa ne pensi dell’intervista che mi ha fatto Iannozzi. Lo sai che il tuo parere è per me estremamente prezioso!

    Baci antichi

    Giò

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  6. Qui il mondo nascosto nello scrigno.
    Qui la sua luce.
    Dopo anni, fumosi anni, lo scrigno viene ritrovato e con lui l’elisir di lunga vita: il ricordo.

    Magistrale Milord.
    Non ho altri aggettivi, mio Signore

    Sony

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  7. A MIA MADRE; G.Ungaretti

    E il cuore quando d’un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d’ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.

    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all’eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m’avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d’avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro

    Giuseppe Ungaretti

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  8. A MIA NONNA di Chiara Gondoni

    Lacrime, rimorso, pensieri alla rinfusa
    Nonna dove sei?
    Dov ‘è il tuo sorriso sdentato?
    Questa casa è cosi vuota.

    Osservo le sedie,
    accarezzo i tuoi mobili,
    il tuo letto è spoglio,
    un po’ come il mio cuore.

    Apro un cassetto,
    pieno di polverose foto.
    Ricordi, foto sbiadite,
    volti che si sovrappongono.

    Vorrei esserti stata più vicina,
    averti abbracciata più spesso,
    infine quando divenisti di marmo
    ti dissi “ti voglio bene”.

    Grazie per i tuoi consigli
    E per le tue risate,
    per i tuoi racconti,
    e le tue critiche.

    Ma a che serve
    Avere rimorsi
    Delle cose non fatte insieme?
    Ormai è tardi.

    A volte ti sento vicina,
    forse è il tuo angelo
    o il tuo spirito,
    forse solo il ricordo.

    Ti voglio bene, nonna.

    Un bacio, Milord, oltre i riflessi del tempo e dei “corvi” in bianco e nero.

    LMG

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  9. Buonasera Piccolo Ninni
    Buonasera a tutti gli amici che, da tempo, mi conoscono.
    Buonasera anche a “chi” non mi conosce o “non ha mai voluto” conoscermi.

    Sai Ninni,con il tuo scritto, i tuoi ricordi, il tuo dolore, mi hai dato e hai dato ai tuoi ospiti la possibilità di fruire del “tuo cuore aperto” e del tuo lato “più intimo”. Mi hai fatto ricordare mia nonna, ma sopratutto mia madre…(Sono molti anni che “loro” non ci sono più; il loro sangue scorre
    dentro di me, e fino a quando vivrò loro continueranno a vivere)…
    Ninni, ci hai dato, per nutrirci e da non sprecare, un boccone agrodolce di nostalgia: la Tua per ricordare la Nostra. E’ “quella” tua fragilità umana, resa possibile dalla coscienza, che ci da la speranza che esista qualcos’altro; di un “qui” e di un “altrove”. Un contrasto tra passato e presente, tra presente e futuro. Questa coscienza condivisa, è l’inquietudine che ci fa rispecchiare nei tuoi ricordi. Nel ridisegnare le tracce della tua esistenza, piccolo Ninni, i tuoi “graffi sulla vita” non sono solo dolore, ma un avvertimento a non dimenticare “chi siamo”. Uno sprone ad aprirci agli altri.
    In questo ricordo, ci dai la possibilità e la capacità di assentarci rimanendo presenti, in piedi, qui,
    e gli occhi altrove; Anche se ci sono migliaia di chilometri a dividerci. Ed è un ritorno alle origini; ed è nel rivivere “questi” momenti che non ci si sente più soli. Ridisegnare i confini dei ricordi con la nostalgia, è, e sarà l’unica cosa che ci farà sentire a casa; in qualsiasi luogo noi saremo, e in qualunque cielo volino le nostre ali. Non è il passato che volta le spalle, ma a ciò che muore.
    Ninni… Grazie; Grazie di esistere e grazie di esserci. Sempre.

    Ps: LMG-lamagarotta; Un grazie, “speciale” a te, per la gentile frecciatina e di avermi “dato” del “corvo”. Esopo in una delle sue famose favole celebrava l’intelligenza e l’intuito di un corvo.
    L’animale, assetato, non riuscendo ad abbeverarsi da un’anfora semivuota, vi buttava dentro dei sassi per far salire il livello dell’acqua e riuscire così a soddisfare il suo bisogno. Odino è sovrano dei corvi e a volte ne assumeva le fattezze. (Spero, con i miei sassolini, di riusire ad alzare il livello della tua “acqua” e abbeverarmi….) Il Dio nordico Odino, si valeva di due corvi come messaggeri: uno si chiamava Huggin (pensiero) e l’altro Muninn (memoria). Presso i Celti le persone preposte alla divinazione traevano auspici riguardanti il futuro osservando la direzione dei corvi, e la modalità di volo dei corvi; Fu un volo di corvi sopra una particolare altura a fornire le indicazioni per la fondazione della città di Lione, l’antica LugdulUnz «collina del corvo» o «collina di Lug».
    L’espressione irlandese «possedere la conoscenza del corvo» si riferisce a colui che detiene la conoscenza suprema. Infine, nella tradizione cristiana vi sono alcuni santi rappresentati in compagnia di corvi: san Benedetto, san Bonifacio, sant’Osvaldo, san Meinardo e san Vincenzo.
    Ergo… “sii te stessa” …
    Craa Craa

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  10. Voglio l’Essenziale rifiorire
    d’un Tormento.

    Un Ricordo
    così lontano;
    da parér di Vetro all’Anima Fragile.
    Nell’Ora delle segrete voci
    di uno Specchio profondo,
    la Ferita si quieta sul cuscino
    e nel Sonno senza Desiderio.

    Nulla più d’una Lacrima al Tramonto.

    Quella Solitudine appare come in Sogno
    e le mani lievi
    a ritornare dal Passato
    come in un canto
    di Nebbia velata d’Acqua.
    Inaspettata è la Bellezza dei giorni dischiusi al vento …
    … arresa alla figura perduta nel piccolo Mondo
    e di poco scivola,
    oltre le Porte del Cammino.

    Improvviso sta il Silenzio
    e l’altro Nome
    lo giudica
    dall’alto di un Illusione;
    Cauto ed inconsapevole
    nel raccogliersi
    alla Fiamma che lascia sussultare
    ogni nota di Fuoco,
    in ogni Grazia.

    Non un grido melodioso,
    né una splendida Ferita nascosta,
    o una traccia di Viaggio dentro il cuore, da conservare come una lacrima … come una Via da seguire; fino al giorno.

    Solo Istanti
    e Pietre a ricoprire la scia dei Voli.

    Ovunque appaiono terre da salutare e fotografie ed anni sulle spalle … in quel gesto fatto di Ricordi, con il capo chino ad ascoltare l’Assenza del Mondo, nei Sogni di altre Vite.
    ___
    Milord,
    quando l’Anima si ritrova su quel limite tra l’Abisso e l’Oceano della Memoria, lo sguardo si perde nella Nebbia e si fatica distinguere ciò che è Realmente Vivo … fuori e dentro se stessi … non per mancanza di volontà o coraggio, semplicemente per quell’Antico desiderio di “Casa”. Inesprimibile e Necessario.
    Ciò che avete scritto rammenta all’Anima stessa di non lasciarsi limitare dalla schiavitù dei giorni e delle paure. Un brano che lascia uno strano sapore, una sottile melodia che si fatica a cogliere nella sue pienezza e che sfiora la mente di note sempre diverse … come se ciò che appare in superficie nascondesse mille e mille venature differenti.
    Non c’è Oscurità senza Luce.
    Non c’è un solo Mondo ad Accogliere il Sogno e la realtà.
    ___
    Un Caro saluto per Voi Milord
    ed uno per Tutti

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  11. .

    Un giorno, d’un dimenticato Anno Domini…

    […] … Per lungo tempo il giovane tenne in braccio il corpo della donna che era stata la sua guida. La scuoteva, la chiamava tra lacrime, le cantava nenie, le accarezzava il viso, le baciava le gote gelide e scarne, fino alla decisione finale di prepararla per una degna sepoltura.
    Tirò un grosso sospiro, di dolore, quasi ad interrompere quel suo stato; ed esausto iniziò a spogliare il corpo frustato dalla malattia della madre; Lo lavò con acqua profumata di rosa selvatica. In uno scaffale prese un balsamo alla cera d’api e lo spalmò sulle membra che si stavano irrigidendo. Le pettinò con cura i capelli lunghi e candidi come la neve e li acconciò con alcune foglie di vischio fresco. Le infilò un leggero abito di seta azzurra, il suo preferito. Lisciò le lenzuola bianche sul pagliericcio e ricompose il corpo, intrecciandole le mani in grembo. Mancavano poche ore all’imbrunire. Il dolore che provava, gli masticava le viscere e i ricordi pungevano le iridi chiare, come spilli finissimi. S’inginocchiò davanti a quell’improvvisato catafalco, cercando di ricordare una preghiera. Non ne ricordava alcuna…

    Avvertiva una profonda solitudine, si sentiva piccolo e smarrito. Vissuto all’ombra della donna che lo aveva adottato, in una sorta di clausura voluta e cercata, benché appagante e felice, non aveva più nessuno con cui confrontarsi. La lupa nera gli si avvicinò; gli occhi gialli sembravano piangere insieme al giovane. Si guardarono come molti anni addietro, il lupo e il giovane. Come una madre guarda il proprio figlio, uniti nell’amore e nella disperazione.

    Tutto era avvenuto in così poco tempo che quasi non si rendeva conto di ciò che era successo. E per smentire o confermare le sue paure, volgeva, di quando in quando lo sguardo alla salma, come ad assicurarsi che il tutto non fosse stato un incubo, cadendo però nello sconforto più totale nel ritrovare sempre le spoglie della madre, avvolte in un triste sudario. Gli vennero improvvisamente in mente tanti ricordi dell’infanzia. I giochi, gli scherzi, i piccoli regali e i giocattoli rudimentali che ella costruiva con le proprie mani e che gli donava nei momenti più inaspettati. Rare volte suonava qualche strumento, ma spesso cantava. Come poteva accadere che una persona sparisse, per sempre, così, all’improvviso? Come ci si poteva staccare da chi si è amato?

    L’aveva amata sempre, si era preso cura di lei, del suo corpo frustato dalla malattia, l’aveva vegliata; era preparato al dolore; ma non allo strappo che, ora, avvertiva nel profondo dell’anima. Nel cuore.
    Un’immensa solitudine, immobile come nebbia densa, lo ghermì e improvvisamente tutto intorno a lui iniziò a girare in modo vorticoso. Nelle orecchie sentiva il ronzio sordo del cuore; Gli batteva in modo scomposto e aritmico, a tratti troppo veloce, a tratti troppo lento.
    “Madre, madre, madre, madre…” iniziò a ripetere quelle sue parole… dieci, cento, mille volte, sovrapponendosi, accavallandosi alle lacrime. Moltitudini di echi lo sovrastarono come onde impetuose di un mare in tempesta; gli sembrò di vacillare e cadere… una caduta dolce e infinita, verso un abisso del quale non riusciva a scorgere il fondo. Stava morendo anche lui? Ed era, dunque, questa a morte?
    La luce brillante del giorno si trasformò in un buio senza forma. Sì… solo l’estrema fine gli avrebbe dato sollievo, dopo quei momenti di intenso dolore. La notte muta scivolava gelida sulle anime addormentate, per sempre, in essa. […] ©EmmavittoriaF.dall’Armellina-Tutti i diritti riservati

    Un saluto caro a Voi Ninni
    Un saluto ai Viandanti e Amici.

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  12. … “tu non ricordi
    ma in un tempo
    così lontano che non sembra stato
    ci siamo dondolati
    su un’altalena sola

    che non finisse mai quel dondolio
    fu l’unica preghiera in senso stretto
    che in tutta la mia vita
    io abbia levato al cielo” …

    Un bacio forte forte.
    (Ci sono dei regionalismi che non capisco)

    LMG

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  13. La retrospettiva di un antico dolore, caro Ninni Milord.
    Chissà quante volte hai dovuto combattere con tutto quello che ti circondava e che non approvavi, per poi osservare che tante malefatte fengono portate, proprio sotto gli occhi delle persone più care.

    Incredibile, ma vero.
    Ho letto “apporti” veramente belli.
    Non li sottolineo, ma noto con piacere che “alcune mamme” sono sempre incinte.
    Ma non ci avevano liberato dalle “maghe”?

    Buona serata … se ci riesci.
    Io ci provo.
    Un saluto ai lettori.

    Louis

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  14. L’antro di tutti i dolori.
    Ecco una caverna che non vorrei mai praticare. Il dolore e lo struggersi uccidono il futuro e l’anima stessa.
    Come in mezzo al mare, tra flutti inesplorati e in balia delle onde.
    Bello bello e bello.
    Un bacio Milord
    Un caro saluto per tutti

    Manu

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  15. Carissimo Milord, un racconto talmente toccante che mi ha profondamente emozionato. La nostalgia, così profonda, in tutto il Vostro scritto mi da la sensazione che per voi sia un modo per sopportare ciò che vivete oggi in quei luoghi così martoriati.
    I ricordi di chi abbiamo profondamente amato ci guida per sempre.
    Ci mette in crisi vedere il loro invecchiamento, ci sentiamo impotenti. E’ come se si invertissero i ruoli. I figli divengono genitori e viceversa.
    Siamo noi a guidare il loro cammino. Li teniamo per mano per dargli quella sicurezza che hanno perso con l’età e la malattia.
    Le vostre parole ” Dov’era la giovane donna con i capelli biondi e la vita sottile, che andava a dare lo zucchero ai cavalli?”. mi ha riportato indietro di anni. Quando anch’io mi ponevo la stessa domanda: ” Dov’è il mio Babbo: sicuro, forte, incrollabile? ” e poi ” Dov’è la mia Mamma, dalla forza di carattere imbattibile ? “.
    Erano li…ma avvolti in un tunnel di timore che non capivano e solo la mia mano che li accarezzava gli dava sollievo e sicurezza.
    Mi fermo qui, scusatemi, ma l’emozione di questi pensieri mi fa tornare le lacrime a gli occhi.
    Vi mando un abbraccio pieno di affetto.
    Buona Notte Milord

    Giovanna Scaglione Orofiorentino

    Un carissimo saluto a tutti i vostri lettori

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  16. Un brano e delle parole belle per la vita e anche oltre.
    Un sentimento grande e vivo.
    Grazie Milord.
    Io rinasco ogni giorno.
    Buona domenica

    Eleonora.

    PS: Chiedo perdono, io non sono e non rappresento nessuno, in questo splendido luogo. Anzi vi ringrazio per permettermi di confrontami con voi. Devo, però, lasciare una mia personale impressione, se Milord me lo consente.
    La maga rossa, molto evidentemente, ha grossi problemi relazionali. e non parlo di Milord, che in tanto tempo, ho letto risponderle una volta soltanto e su una poesia “NON COPIATA” almeno così mi ricordo.
    Chiedo di nuovo perdono, ma lo devo dire.
    Tutti cnosciamo e apprezziamo la Signora Donna Emilia di Roccabruna come una persona buona, matura, assennata, attiva energica che ha tanto da regalare e dalla quale attingo a braccia aperte. Almeno per rispetto per l’età!!! Non è una di quelle signore “anziane” che si arrende ad attendere di morire, un po’ come la protagonista dell’articolo di Milord (a proposito leggo di Nonna ma sembra un sentimento verso una Mamma. Misembra).
    Io seguo Donna Emilia, in silenzo devo dire perché non ho cosa scriverle. Io devo capire. Io devo apprendere. Non le Signore di Roccabruna.
    Proprio no.
    Adesso, sicuramente ci saranno degli altri motivi che non riesco a leggere.
    Ma chiedo alla Signora La maga rossa di SMETTERLA di insultare una donna che è molto seguita sul serio per serietà e senso umano.
    Ecco, l’ho detto.

    Chiedo perdono a tutti.
    Chiedo perdono Milord.
    Non volevo polemizzare, ma ..

    Scusa.
    Buona domenica

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  17. Buona domenica Milord.
    Spinta da un impulso ho “stampato” questo tuo brano e l’ho inserito nella raccolta che tengo, ormai, da anni. (è diventata enorme).

    Mi associo, volentieri “e senza aggiungere altro”, alla nostra giovane imperdibile Eleonora Bisi che, amica e sorellina in questo Blog, abbiamo coccolato per anni. Mi ricordo, ancora, una delle prime volte che arrivò in questo Blog: “Buongiorno ho dodici anni e mi chiamo Eleonora”!

    Mi associo, dunque, a quello che la nostra piccola donna ha scritto verso Donna Emilia di Roccabruna, nostra stimatissima e rispettatissima IMPERDIBILE!!
    Nulla da aggiungere, in più a quello che la nostra brava Eleonora non abbia detto.

    Buona domenica Milord, con una carezza.
    Buona domenica per tutti.

    Marisa

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  18. Buon giorno e buona domenica, Dottore.

    Leggo il Suo brano e mi torna agli occhi, stupefatto devo dire, la compiutezza di un brano di letteratura artistica di arte e letteratura contro il Neoclassicismo dei secoli precedenti. Lei, come Friedrich Schlegel, si è dato credito per l’utilizzo del romanticismo per descrivere la letteratura, come “letteratura raffigurante la materia emotiva in una forma immaginativa “.
    Questo ritengo sia la rappresentazione precisa di un brano realizzato, anche se un certo “liberalismo” sul modello Victor Hugo è presente.

    L’immaginazione, l’emozione e la libertà sono certamente i punti focali di questo bellissimo e gratificante racconto. Qualsiasi elenco delle sue particolari caratteristiche include la soggettività e l’accento sull’individualismo, la spontaneità, la libertà; vita solitaria, piuttosto che la vita in società, le credenze che l’immaginazione è superiore alla ragione e la devozione alla bellezza, l’amore e il culto di natura e fascino del passato, specialmente nei “miti” della nostra giovinezza.

    Come sempre, caro Dott. Raimondi, ha fatto centro e in modo bellissimo.
    Ha tutta la mia considerazione.
    Nell’augurarLe una splendida domenica, mi associo a quanto riferito dalla pur brava Sig.na Eleonora Bisi, dove la considerazione per la speciale Signora Emilia di Roccabruna è, indiscutibilmente, alta.

    Mi permetto di salutare, anche, i Suoi lettori.

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  19. Cara Luisa, Mia piccola Eleonora; Mio piccolo Ninni, Caro Louis; Cara Manu; ospiti tutti… sento il vostro abbraccio in questa domenica un pò stramba. Mi sento un pò meno sola…
    E’ domenica e dobbiamo stringerci insieme “in un convivio” che ci dia speranza nel futuro. Volenti o nolenti, qui, noi siamo una famiglia… Per cui, non voglio sprecare attimi importanti, non voglio consumare questo scritto di Ninni dove ci dona parte di se, con chi non merita tanta attenzione.
    Oggi vi aspetto, tutti, a pranzo da me… Un abbraccio caro. Vi voglio bene.

    http://emiliadiroccabruna.wordpress.com/2013/04/13/sei-vuoi-fare-il-figo-usa-lo-scalogno/

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