Gerda Höpfener

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1Ho di nuovo gli incubi, in queste notti…
Quasi ogni notte.
Rivedo ancora l’Öbergruppenführer e tutti gli altri “fagiani dorati”, gli altri nobili, nella grande parata sull’Unter den Linden berlinese.
Rivedo le lunghe mercedes nere, la folla esultante, rivedo gli ordini urlati e i ventenni cerei ad eseguirli. Rivedo il gruppo perfettamente ordinato di SS che si muovevano all’unisono al mio comando, come un unico grosso animale nero. Rivedo quella bambina che corre in mezzo alla strada, con aria serena, ma decisa.
Rivedo lo sguardo del Reichsführer Himmler, le sue braccia tese nella piu miserabile mossa propagandistica, il sorriso del padre che non è mai stato.
2Rivedo la bambina indicarlo e mormorare “assassino”! Ricordo bene. Ricordo la pistola che reggeva. Ricordo tutto. Ricordo che abbassò l’arma e la gettò, con sdegno, ai piedi dell’uomo; con un disgusto negli occhi che perforava ben piu di un proiettile. Ricordo bene come cambiò, immediatamente, l’espressione del Reichsführer. Ricordo bene il tono con cui mi fu urlato di arrestarla. Lo feci. La trascinammo in caserma, con i volti contriti. L’Öbergruppenführer delle SS si precipitò da me con un ordine di esecuzione fresco di stampa, ancora odoroso di inchiostro. La morte sapeva sempre di inchiostro e di un timbro. Ci penso venti minuti e decido di non farlo. Ne parlo con il plotone, non voglio che subiscano le conseguenze di questo mio gesto. Dopo tutto sono sempre uno Sturmbannführer delle Waffen SS, i combattenti e della migliore elite anche: Erste Waffen
3Panzergranadierdivision “SS Leibstandarte Adolf Hitler”. “Se qualcuno di voi se la sente, può farlo e non considerarsi sotto la mia responsabilità. Chi mi appoggia finirà con me a Dachau, o peggio a Torgau, o peggio ancora al fronte. Siete avvertiti.” Sorrido, ma solo per un attimo. Campo di concentramento, fronte orientale la scelta non è molta e la differenza ancora meno. Noi eravamo le braccia armate della paranoia di Himmler. Lo avevamo visto fare cose inenarrabili su chi era ritenuto spia o traditore, denunciato da lettere o telefonate anonime. Quella bambina era figlia di uno di quei disgraziati. Il rifiuto dell’ordine rimbombò nelle ampie sale dell’alto comando. Ovunque si gridava: tradimento! Disobbedire al Reichsführer? Trascurare il necessario dovere di difendere il buon nome del Reich? Evitare di punire delatori e dissidenti? Non essere duri ed inflessibili nel sanzionare i traditori? Questo non è quello che uno Sturmbannführer (un maggiore), anche se poco più che ventiduenne, deve fare.
Öbergruppenführer, è solo una bambina. Io sono un soldato, non uccido bambini …“, sussurrai. Non ricevetti che uno sguardo di disprezzo e tre mesi di carcere duro affidato alla Gestapo. Lì mi fu riservato il trattamento dei traditori: Tre mesi continui di ogni tipo di tortura. Appena uscii, fui obbligato ad assistere alla fucilazione della4 bambina che, come me, aveva subito ogni genere di violenza nella caserma. Mi guardò con occhi che io non capii. Questo mi ha atterrito. Non capivo cosa voleva dirmi. Non lo capii. Ricordo i dodici proiettili, però, che arrivarono prima del pensiero. Era solo una bambina; solo una bambina. Questo ancora ripetevo, con la testa tra le mani, su un treno pieno di fumo e vapori, Brest-Litovsk. “Il Führer”, lessi in un foglio, “perdona la disdicevole condotta che avete tenuto e in virtù delle vostre decorazioni, vi reintegra nel grado. Egli dichiara, tuttavia, che onde riabituarvi ai rigori della guerra è buona cosa veniate trasferito sul confine polacco, al comando del sessantaseiesimo reggimento granatieri delle waffen SS, con scopo di infiltrazione ed assalto dietro le linee russe”. Il foglio veniva evidentemente dalla scrivania dell’Öbergruppenführer. Ricordo bene. Ripiegai la condanna a morte appena ricevuta, la misi nella tasca, e fissai quello che riuscivo a vedere dal finestrino del mio treno.
Pensavo.
Pensavo ai miei che mai piu avrei rivisto; a mia moglie, che non mi avrebbe aspettato; alla paura; alla solitudine; alla morte insensata che aspettava non solo me: al fronte! Una morte cieca inutile e assurda, per me, per tutti. Anche per il nemico.
Pensavo alla bambina di cui mai avrei conosciuto il sorriso dei suoi dodici anni.
Pensavo a quello sguardo, quello sguardo che non ero riuscito a capire mentre continuavo a ripetere: “E’ solo una bambina!”
Quella bambina si chiamava Gerda Höpfener.

centr fin

Cordialità

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75 pensieri su “Gerda Höpfener

  1. This is a very strong image. An image that, from another point of view vist sobering. I like how you managed to do to understand the nature of man.

    George, Monterey, CA

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    • George, Monterey, CA, U.S.
      Thank you for your nice words.
      I think the important thing is not to take reality as it is being presented, but observe it through the lens of “chance.”
      Thanks and cordialità

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    • Lady Elena Simonin
      Il vostro accostamento all’indimenticato cantautore è, sicuramente, ben appropriato nelle more ..
      Noi credemmo che una riflessione, rigorosa, dovrebbe portare a valutare situazioni che, drasticamente lontane, si oppongono alla momentaneità dell’intuizione.
      Grazie e cordialità

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    • Sir Spillo

      Ci riferimmo al Vostro interrogativo: Cosa rimane della nostra dignità in quanto uomini?
      Ben poco, mio signore.
      Quel poco, però, potremmo metterlo al servizio delle coscienze e, di converso, dell’Umanità.
      Non trovate?

      Grazie e cordialità

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  2. Cosa rimane nel ricordo del drago, quando il drago perde le fiamme? Come trascinati da una enorme follia, una scelta che coinvolge la vita stessa, Ci si sveglia con le mani lorde di sangue e oltre il dirupo si intravvedono le macerie del proprio passato.

    Possiamo, noi, dall’alto di una poltrona comode, decidere se adesso riusciamo a capire il gesto e la comprensione?
    Alcune volte il male si nasconde tra le pieghe del bene e viceversa.

    Un gran bacione milord.

    Eleonora

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    • Miss Eleonora Bisi

      Ottimo Vostro apporto, nostra signorina. Osservare il mondo dall’alto della conoscenza, non sempre corrisponde ad un’esatta osservazione.
      Lo spirito che pervade le nostre azioni potrebbe essere tratto in inganno.
      Noi crediamo che, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo l’uomo, unico soggetto responsabile dell’azione e susseguente reazione uguale e contraria, sia il <i<motore degli avvenimenti.
      Qualunque essi siano.

      Grazie e cordialità

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  3. L’infamia è sempre infamia. Non mi interessa, o mi interessa poco cosa possa vere fatto la SS in questione. Te lo dissi su Splinder e te lo ripeto adesso.
    Io non do, a nessuno, spazio per il pentimento.
    In un rigurgito, quell’odioso verme è stato meno verme. Ma non per questo non è un verme.
    Punto e su non ci torno.

    Gab.

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    • Buongiorno Ninni.
      Buongiorno e un abbraccio a chi conosco.

      Buongiorno a te Gabriele
      “Un verme è sempre un verme”.
      Già.

      Facile parlare a posteriori, quando si può scegliere da che parte stare o di che colore politico vestire.
      E tu, permettimi di darti del tu, i colori che hai, quelli Rossi come il sangue, li fai vedere tutti. Se non ricordo male, alcuni dei passatempi più amati dall’Armata Rossa era l’impalamento. Questo è quello che è successo a 25.000 ufficiali polacchi ritrovati in una fossa comune a Katyn’ dai tedeschi nel 1943. Fino al 1989 questa “ennesima” strage dei comunisti era stata attribuita per l’ennesima volta ai nazisti. Recentemente, nel 1997, nei pressi di San Pietroburgo, sono stati esumati 11.000 cadaveri in una fossa comune nella foresta della Carelia.

      Sangue versato dai seguaci di Stalin, ma nuovamente attribuito ai nazisti. Dimenticare l’essenza, assassina e criminale del comunismo significa principalmente chiudere gli occhi davanti alla verità. Per troppi anni il muro di silenzio e di omertà eretto intorno a questa diabolica e distruttiva ideologia è stato celato al mondo per non far capovolgere la storia. Storia che viene scritta, sempre, dai vincitori. I crimini perpetrati sotto i simboli di falce e martello si sono rivelati, i più mostrusi e i più numerosi della storia dell’umanità.
      E dunque? Quando si è in guerra o porti a casa le terga o te le fanno. Mi chiedo quanti di quei ragazzotti, comunisti o nazisti, siano stati felici di massacare persone inermi e innocenti. La guerra è guerra, si combatte per disperazione, per paura, per fame, per portare a casa la pelle, perchè ti hanno fatto il lavaggio del cervello. Ti mandano a uccidere, magari quello che “devi” ammazzare è tuo fratello, arruolato nella fazione opposta, e non lo sapevi. Non credo che uno sia felice di massacrare la propria famiglia. Nelle trincee e nelle retrovia non c’erano di sicuro gli alti gradi. Quelli se ne stavano al caldo, dietro le scrivanie, a muovere pedine e a ordinare eccidi. Dal mio punto di vista, credo, che siano pari. I morti sono morti.
      Punto.

      Ci sono state nefandezze inenarrabili da una parte e dall’altra. Gabriele, con la tua onestà intellettuale, spiegami quali sono i vermi, chi sono i vermi. Un uomo, ha avuto la forza di dire no, ha pagato, si è portato addosso, come il più pesante dei sudari, la morte di una bambina per tutta la vita. Ha fatto quel che ha potuto. Bisogna star qui a crocifiggerlo per l’ennesima volta?
      Ah si, dimenticavo, fai parte di quella “casta” di sommi giudici che può giudicare e condannare?

      Un saluto.

      Ninni, perdonami lo sfogo, ti scriverò un pò più in là…

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    • Sig. Kuznetsov
      Mi rincresce legere il suo intervento: stupido, arrogante e fuori luogo, nonché lontano dal contesto dell’argomento.
      (credo che lei avrebbe dovuto commentare la storia e il gesto, senza fare ottusamente un resoconto politico assolutista di parte.
      La credevo diverso, sà?

      Buona giornata

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    • Io sono sicura, certa che tu, al posto del “verme” delle SS e sotto la bandiera sovietica, stesso scenario ma a parti inverse, non avresti esitato a fucilarla quella bambina!
      Mi chiedo, fra le tue parole, chi possa essere “il verme”!!!

      Perdonami Ninni milord, ma è difficile rimanere all’angolo.

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    • Compagno Nikolaij Kuznetsov

      Caro Gabriele,
      come già osservato, in altre occasioni, la politicizzazione di “qualsivoglia” fatto, ti pone all’angolo degli osservatori.
      Ricollegandomi a Emma Vittoria, potrei chiederti (fermo restando che non sarebbe corretto risponderti con una domanda:
      se il compagno Maresciallo Zukov fosse stato il soggetto dell’azione ivi descritta, come l’avresti definito? Un eroe? Noi sappiamo bene, caro Gabriele come la verità assoluta non stia da nessuna parte (perdonami la doppia negazione).
      Noi abbiamo delle fasi, nella nostra esistenza, che si trasmettono ora positive, ora negative. Se siamo in grado di essere positivi, prima con il nostro operato e susseguentemente, con quello dei terzi che ci circondano, allora possiamo parlare e confrontarci.
      Una verità assoluta che non è legata né alla parte avversa, né alle persone. Patton non fu un santo, ma neanche Montgomery, McArthur, Zukov, Rodolfo Graziani …
      La lista è lunga, credimi.
      Io ritengo (e credo di non essere solo in questo) che il processo di Norimberga, così come istruito, celebrato e risolto, fu una farsa, oltre che un grave macigno nella storia della giustizia mondiale (non ho parlato di Diritto in quanto, les americains, si rifanno ampiamente alla giurisprudenza anglosassone e consuetudinaria).
      Quel processo vide, gli imputati dei delitti atroci ascritti, già condannati in base a leggi inesistenti.
      Quel processo si svolse a Norimberga come affermazione che, quella guerra, rispondeva al buono, al vero e al giusto. Una città scelta apposta; un processo celebrato con enfasi “apposta” e tante parti attrici assenti.
      Dai gurkha, all’ultimo sergente canadese.

      Grazie, comunque, di aver scritto.

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      • Truman era forse meno colpevole di Doenitz? Non credo, Milord. Stalin ha ucciso meno persone di Hitler? Non credo Milord (ne ha sterminate il triplo… russi, poi). E infine, come disse Goering, un uomo caucasico è uguale a un giapponese? Agli occhi degli americani, no. La storia è complessa e le generalizzazioni pericolose.

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  4. Capisco, perfettamente, il tuo punto di vista e quanto intendi nel tuo racconto (sarà, poi, un racconto?).
    Ricordo la prima estensione su Splinder e ricordo la passione per il tuo assunto: fin quando ci sarà la forza di poter cambiare, questa vita vale la pena di essere vissuta.
    Cosa saremmo sennò?
    Vittime dei nostri estremismi e delle nostre passioni?
    Tanto ha da insegnarci Gerda, ma tanto ha da insegnarci il magg. Dorf! Al riparo dei “potenti” nessuno si sarebbe ribellato, prima verso se stessi e dopo nei confronti dei potenti stessi.
    Nessuno.
    Un abbraccio, caro Ninni.
    Buona notte.

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    • Frau Hilde Strauß

      Vittime dei nostri estremismi e delle nostre passioni?
      Forse.
      Crediamo, però, che in questo frangente, tutto il contesto fosse permeato da estremismi. sia buoni, sia cattivi.
      Non trovate?

      Grazie per esserci e cordialità.

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  5. Buongiorno Milord e buongiorno ai lettori.
    Volevo sottolineare il pezzo della Sig.ra Hilde strauss in quanto lo condivido.
    Non possiamo togliere pesonalità a tutto quanto.Tutto quello che ci crconda e che fa parte della nostra cultura per la vita.
    La stessa foto di Milord, su in alto, esemplifica quanto detto: “In nome della morte”.
    Amara conclusione di chi deve decidere dal mondo degli inferi.

    Buona giornata

    Eleonora

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  6. Ecco!
    La controversia che, dal dopoguerra, anima tutte le fazioni.

    Vincitori e perdenti in un calderone. Ognuno con il prprio “senso” di vittoria, sconfitta e ragionalmenti.
    Ecco, sui ragionamenti ci sarebbe tanto da parlare. Stabilire, a priori, chi deve dare ragione a “chi” e quali armi ha per le mani per poter dare un giudizio sereno.
    Nelle more del discorso siamo ad un confronto: la coscienza (sopita, drogata da un certo regime) che si risveglia nell’ambito ristretto delle proprie” verità.
    Importante è notare il passo avanti, il colpo di reni, nel capire e comprendersi in quhello che si materializza nella frase: “Io sono un soldato, non ammazzo bambini”.

    Nei limiti dell’accettabie, assistiamo a quella metamorfosi che incentiva l’uomo a distinguersi dagli altri uomini e quindi dalle bestie sotto plagio.

    Un’ultima considerazione.
    Quanto costa, in termini di coscienza, per un “dirigente” (nel caso specifico il magg. Dorf), il crollo delle proprie convinzioni? Un crollo toccato con mano dall’essere rinchiuso e punito per aver infranto un ordine?
    Da evidenziare che il rifiuto d’obbedienza, in questo caso, non è dettato come risultante dalle norme penali di guerra! No.
    Quel rifiuto proviene da un impedimento di coscienza nell’ambito delle proprie competenze.
    credo che dovremmo riflettere su queste cose.

    Lei, Dott. Raimondi, ha eseguito una magistrale operazione. far riflettere!
    Non so e forse non saprò mai se si tratta di una storia vera (c’è un’immagine però).
    Di vero c’é che le nostre coscienze, per simpatia, si trovano a dover combattere il medesimo dilemma.
    Pregevole, mirabile e d’impatto, lo scritto della Sig.ra Emma Vittoria, alla quale mi associo.
    Sempre concreto e preciso, Dott. Raimondi.

    Buona giornata.

    BV

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    • Preg.mo Sig. PickWick

      Oltre quell’immagine che avete osservato, e le varie a corredo, vorremmo attirare la vistra attenzione sull’ultima.
      L’ultima ritrae un ufficiale realmente esistito.
      un combattente che, come da informazioni certissime e a nostre mani, fu il soggetto e co-protagonista della storia testé esposta.
      Il fatto accadde sul serio con quei risvolti, più o meno romanzati, che si possono rilevare.
      Anche nello stagno più fermo, l’acqua filtrata risulta potabile.
      Grazie per esserci.

      Cordialità

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  7. Come racconto o storia vissuta (a questo punto non ha importanza) riesci a incutere, caro Ninni, quei dubbi che uccidono la mente: perché siamo sempre schierati dalla parte del “bene contro il male”?
    Perché, ottusamente, continuiamo a cercare di discutere sulle antinomìe dell’uomo?
    Possibile che siamo così ottusi da mettere in primo piano l’accaduto all’uomo stesso?
    combatterò per guesto.
    Un abbraccio

    Louis

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    • Sir Gianluigi Top

      Incutere il dubbio?
      Avete colpito in centro, mio signore.
      Un colpo, una tacca
      Se riuscimmo ad impegnarvi nella riflessione, siamo contentissimi.
      Riuscimmo nell’impresa! (Adesso potete rilassarvi. Basta che non russiate).

      Grazie e cordialità

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  8. Il luogo del dolore e quello della tristezza non necessariamente passa attraverso l’autoicommiserazione.
    Parlando dei fatti, sono i fatti che spingono e regalano quella analisi più perfetta.
    Quell’analisi che regala il silenzio delle cattive parole dell’anima.
    Bel racconto.
    Buona sera dottor Raimondi

    Amedeo

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  9. La gioia del mondo, credo, sia quella di rispondere alla propria coscienza direttamente.
    Come diretto è stato il pensiero del maggiore delle SS sulla bambina.
    Un flash su un periodo tormentato che torna, alla ribalta, nel fragore dei clamori.
    Un bacio Milord.

    Annelise pour toi

    Paris, le 30 Octobre, 2013

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    • <b<Madame Annelise Baum

      Il pensiero dell’ufficiale fu diretto, mia signora.
      Crediamo, a ragione (per notizie certe) che tale pensiero e tali azioni, vennero elaborate con la consapevolezza del “peggio.
      Sappiamo, in analoghe situazioni, fare la stessa medesima cosa?
      Grazie per esserci.

      Cordialità

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    • Lady Alessandra Bianchi

      Agghiacciante, proprio!
      Un contesto che, ad ogni passo non avrebbe permesso alcun deragliamento.
      L’atto, di per se, potrebbe essere uno spunto …
      Grazie per esserci

      Cordialità

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  10. Il brano, caro milord, è veramente ben esposto e riflessivamente valido. L’ho letto e riletto, quasi, in preda a uno stupore che non sapevo definire. Mi voglio ricollegare su quanto scritto dalla Sig.ra Emma Vittoria; […]”Mi chiedo quanti di quei ragazzotti, comunisti o nazisti, siano stati felici di massacare persone inermi e innocenti. La guerra è guerra, si combatte per disperazione, per paura, per fame, per portare a casa la pelle, perchè ti hanno fatto il lavaggio del cervello. Ti mandano a uccidere, magari quello che “devi” ammazzare è tuo fratello, arruolato nella fazione opposta, e non lo sapevi.”[…]
    Potrebbe sembrare un’ovvietà, ma è una verità. Noi non abbiamo capito il senso di umanità che ci pervade e che ci fa vivere il nostro quotidiano.
    Magari, entro il frangente terribile di una guerra tirannica, ci fossero più maggiori Dorf e meno “pontefici massimi” che dietro lo scudo, ovvio, di simbolismi pseudo popolari (Mr Kuznetsov) ci asfissiano con la solita minestrina della difesa delle coscienze, snocciolando alcune “filosofie” di esistenza che di pace non anno un gran ché. Anzi.
    L’elogio ai principi traditi e morfologicamente cambiati (il superuomo del nazionalsocialismo che si scontra con l’ordine, perentorio di “fucilare” una bambina di dodici anni – che coraggio!) non può venire meno.
    Insegna qualcosa a tutti: basta aprire gli occhi e mettere via i pregiudizi politici e di casta.

    Caro Ninni, se volevi colpire ci sei riuscito benissimo e con sottile e raffinata intelligenza.
    Come sempre.

    Ti lascio un bacio e l’invito per un caffettino.
    Buona giornata.
    Saluto tutti gli amici che, come me, scrivono presso queste pagine.

    Marisa

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  11. Ecco un brano che ha tutti i meriti per essere letto.
    Aria di nuovo, leggendo sul vecchio.
    Una sfaccettatura interessante che copre e rivolge al cielo una verità: nulla è come sembra o come viene postulato dall’animale/bestia “uomo”.
    Bella storia.
    Bravo Dott. Raimondi

    V.

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  12. Un “alto” buongiorno, milord. Un buongiorno che mi sta accompagnando, in questo strano giorno, lungo la strada della coscienza.
    una strada che, grazie ai tuoi scritti, mi hai aperto e segnata.

    Come, se non con coscienza, potrei osservare lo srotolarsi degli eventi, appunto, secondo coscienza?
    Abbi pietà di me, ma cerco di capire per comprendere.
    Come dici, spesso, tu.
    Un bacio mio Milord e un saluto che ti possa accompagnare durante l’arco di questa giornata (tanto, domani, sono qua).

    Un caro saluto agli splendidi lettori di queste pagine meravigliose.
    Eleonora

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  13. E’ come un passo di danza che scivola tra il dolore e le lacrime.
    Scivola tra le pagine di una giornata uguale e si ferma davanti al dolore e alla rabbia.
    Dolore forte di chi rimane.
    Dolore perduto per chi riparte.

    Così solo.
    Così turbato.
    Così solo.
    Così.
    Così.
    Così.

    Un abbraccio con la mia anima Milord.

    LMR

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  14. Di abiti di morte si veste l’attimo.
    Un attimo della morte è testimone.
    Solo un pensiero: se è storia vera, il mio pensiero va a quella briciola che salva.
    Se è un racconto di fantasia, il mio pensiero va lo stesso a tutti quelli che, in un secondo, hanno riscattato la loro vita.
    Un bacio Milord.
    Ti voglio bene nella tua preziosità.
    Buona serata per tutti.

    Melissa

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    • Madame Melissa T.

      La morte veste sempre “un attimo e l’attimo”.
      Grazie per aver descritto, con la sintesi che vi contraddistingue, quanto il cuore e la mano voleva descrivere.
      Grazie per esserci.
      Cordialità

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  15. Ho conosciuto l’orrore della guerra. Ero molto piccolo è vero, ma ricordo il dolore e lo sgomento di una guerra che, con noi (il popolo) aveva proprio poco a che vedere.
    Ero piccolo, ma ho negli occhi un soldato (con gli anni e il ricordo ho risolto che fosse un graduato delle SS) che, ogni giorno, passando davanti la nostra casa, salutava mia madre così: Buongiorno Mama! Si, con una emme.
    Era gentile nonostante la tetra uniforme.
    Mai sgarbato e mai fuori posto. la morte, di solito, è sempre sorridente e gentile.
    Quando avvenne la vittoria (la disfatta), in piena notte mio padre prese me e i miei fratelli in braccio per la fuga oltre le linee tedesche. Gli americani erano sbarcati in Sicilia ed erano tanti. Con loro arrivò, anche, tanta paura. Fuori dall’uscio, quella SS ci caricò nella sua auto e ci condusse oltre il paese, lontano, oltre una piccola collinetta. Era notte fonda e ricorderò, sempre, le sue parole: “Buoni italiani. Via via. Qui sparano pum pum! Auguri Mama”!
    Non seppi più nulla. In seguito, mia madre mi disse il suo nome: Anton. proprio come lei, dottore.
    Era molto giovane e forse gli dobbiamo la vita.
    Come è amara la guerra, da qualsiasi barricata la si combatta.

    Buona sera.

    Furio

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    • Preg. Sig. Furioc

      Non soltanto a noi, mio signore, ma anche ai lettori, avete regalato una pagina di pulizia e onestà storica.
      La vostra generosità, negli avvenimenti, ci fu sempre cara e nel riportare questo vostro episodio, ci risultò, oltremodo, gradita.
      Grazie per aver scritto e aver condiviso questa esperienza.
      Cordialità

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  16. Caro Milord, finalmente arrivo e vi chiedo perdono per il ritardo. L’argomento è talmente delicato che ho voluto rispolverare bene i racconti dei miei genitori ( entrambe mancati ) che quei giorni li hanno vissuti nel pieno della loro giovinezza.
    Per quanto mi riguarda trovo veramente da ammirare il comportamento di quell’ufficiale, che ha messo a repentaglio la sua stessa vita contravvenendo ad un ordine superiore, pur di non eseguire una simile atrocità. Tutti sappiamo che sotto le armi non si può rifiutarsi ad un comando, pena la fucilazione.
    La guerra è la madre di tutte le nequizie. Se non vado errata Arnaldo Fusinato scrisse riferito a Venezia : ” Su le tue pagine Scolpisci, o storia, Le altrui nequizie E la sua gloria …”.
    La guerra è morte, eserciti invasori o alleati ( fin che dura ). Gli eserciti sono fatti da persone e ognuna ha la sua personalità. Nella massa, ovviamente, si commettono orrori indicibili ma c’è sempre una sola persona ch’è capace di ribellarsi e questa la porta ad essere citato come traditore per il suo esercito ma anche ricordato come una Persona Vera: a cui portare profondo rispetto.
    Ripeto : la guerra è una cosa schifosa e ributtante ma da che mondo è mondo è sempre esistita con tutti i suoi perversi risvolti. Leggiamo a fondo la storia antica e verranno fuori cose inenarrabili
    ma troveremo sempre chi ha saputo dire NO. Non ha cambiato il corso della guerra ma ha mantenuto la sua dignità di uomo in questa e nell’altra vita.
    Sono veramente piena di ammirazione per chi ha la capacità di dire NO.
    Mio padre, mi diceva sempre quando ero piccola: ” Ricordati che in certe situazioni puoi sempre dire no anche se hai un fucile puntato sulla schiena, devi però saperne accettare le conseguenze. ”
    E’ un’ insegnamento che ho sempre portato con me perchè non esiste dire: ” Non potevo fare diversamente “. C’è sempre un’altra scelta!

    Scusate la lunghezza Milord . Spero di non aver annoiato voi e i vostri lettori, che seguo con profondo interesse sempre.

    Un caro e sincero abbraccio
    Giovanna Scaglione

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    • Lady Giovanna Scaglione Orofiorentino

      Vi recammo omaggio, punto adesso, tentando una minima giustificazione nei Vostri confronti: mancò il tempo, non la voglia.
      Vi ringraziammo per il Vostro apporto luminoso, come sempre denso di significati palesi e nascosti.
      I palesi sono bene ravvisabili tra le Vostre pregevoli righe. I nascosti abbisognano di serietà intellettuale per poterli capire e carpire.

      L’esempio del Vostro augusto genitore, da voi fornitaci, fu illuminante.
      Tempra d’uomini che mai più, giudicammo, presenti in questa povera valle di lacrime.

      Grazie per esserci, mia signora.
      Cordialità

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  17. Sono capitata qui per caso e la lettura mi ha prepotentemente coinvolta.Vorrei sapere se è un romanzo reale(cartaceo)o se è frutto della tua immensa bravura.Grazie!

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    • Lady(?)Hysteria

      Ben giunta presso queste umili pagine che racchiudono, forti di grandi passioni, abnegazioni, apporti qualificanti dei sigg.ri lettori e la voglia di percorrere le vie di questo intricato pianeta, con la consapevolezza di vivere,

      La storia da voi, testé, letta non è un romanzo (cartaceo), ma la trasposizione in forma breve, di un fatto (da noi corroborato in una attività romanzata) realmente accaduto nella sostanza e nei contenuti. (Garantiamo, personalmente, su quanto pubblicato: le prove di tutto quello che venne addotto è a nostre mani e ampiamente dimostrabile. Il nostro Comunica con il Milord è attivato per soddisfare qualsiasi richiesta di delucidazioni afferenti lo specifico tema).

      Abbiate le nostre cordialità, ringraziandovi per l’apporto.

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  18. Brano, abbastanza, controverso nella forma e sussistenza, caro Ninni.
    Devo dire, e me lo ricordo già nella sua prima stesura su Splinder, che l’efficacia del racconto (speso in una morale che vive al di fuori dell’ambiente politico) è profonda nelle coscienze e viva rispetto ai nostri sistemi di vita.

    L’argomento, a tema, è scottante ed è stato posto in evidenza, direi con perizia, da Pansa (quindi posto al di fuori da – nel contesto – di improbabili tendenze simpatiche).
    Inoltre, in ultimo ma non per ultimo, il fatto che si tratta di una storia, o avvenimento romanzato, di reale avvenimento.
    Forse non tutto è perduto per il genere umano, malgrado le gravi metastasi presenti.

    Nota finale: noto e segno gli interventi della

    1) Sig.ra Emma Vittoria, giustamente redatto da “umor di pancia” (in risposta al Sig. Kuznetsov);
    2) Sig.ra Alessandra Bianchi (in risposta alla tua nota sull’apporto del Sig. Kuznetsov);
    3) Sig.ra Marisa B. su proprio apporto;
    4) Sig.ra Orofiorentino, su proprio apporto;

    E ai Sigg.:
    Te medesimo, su nota ascritta al Sig. Kuznetsov;
    PickWick, su proprio apporto;
    Seamur su proprio apporto;
    Furio C. su proprio apporto.

    Ci salverà il nostro senso umano, caro Ninni.
    Quando farai un salto, qui, a Torino, mi piacerebbe prendere – come sempre – un buon tè da Baratti.
    Un abbraccio

    Max

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  19. In un sistema fuori della comprensione, quando un po’ di comprensione viene fuori, si teme per la propria sanità mentale.
    Certo l’apparire non sarà mai l’essere. ma in questo caso l’essere è propriamente un essere umano.
    Sono felice di avervi letto milord. Sempre in forma, sempre profondo e mai banale.
    un bacio.
    Ciao.

    lilly

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  20. Storia controversa ma credibile.
    Dove guardiamo quando il male, che ben conosciamo, lascia il bene che non conosciamo?
    Per motivi di “bene” abbiamo bombardato Tripoli e ammazzato Gheddafi.
    Ecco i risultati.
    Noi non abbiamo la faccia (anzi ci nascondiamo) nell’ammettere che certe cose non si fanno. Il magg. Dorf, l’ha fatto pur consapevole che sarebbe stato fatto a pezzi, come minimo.
    Siete sempre un mito, Milord.

    Un saluto dalla partenope Capitale.

    Dudù

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    • Preg.mo Don Dudù

      Già, furono motivi di bene il bombardamento su tripoli.
      vi ringraziammo e Vi consegnammo, fra le mani, i nostri più alti voti augurali per la partenope Capitale.

      Cordialità

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