Vrykolakas

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1 sIeri.
Camminavo già da un po’ di tempo sotto una pioggia battente, quando m’imbattei, per la prima volta, nello spoglio negozietto di anticaglie la cui insegna scolorita annunciava: ” N. Nikandros – Rigattiere”. Si trovava in una strada stretta e sporca di una parte della città a me totalmente estranea.
Era ormai mezzanotte ma, nel negozio, c’era ancora una luce accesa ed io, sebbene il luogo avesse un aspetto poco invitante, provai l’improvviso, inspiegabile, impulso di visitarlo.
Una volta dentro notai, a stento, la mercanzia affastellata lungo le pareti sudice e annerite, fin quando il mio sguardo non si posò sull’unica persona presente nel negozio. Era un uomo alto, magro come uno scheletro, con indosso uno strano abito nero senza più forma e il volto ricoperto da una barba folta, mentre il suo cranio era come un foglio ingiallito di carta pergamenata. La cosa che mi attirò di più furono gli occhi: Grandi, neri e lucidi. Sembravano scrutarmi dentro fin dentro l’anima, emanando una forza tutta loro.
Cominciai a parlare, ma le parole non vollero uscire; tentai di muovermi, ma i muscoli si rifiutarono di imagescwwhlpylubbidire al cervello. L’unica cosa che riuscivo a fare era fissare quegli occhi come in preda ad un’ossessione. Fu proprio in quel momento che fui sommerso da uno stato di buia incoscienza e non ricordo cosa accadde fino a quando non mi ritrovai in strada, sotto quella pioggia battente e con in mano un oggetto piccolo e duro.
Vagai, come inebetito, per molto tempo, fin quando non mi ritrovai davanti al portone dell’edificio in cui abitavo. Salii le scale e appena in casa, mi gettai sul letto completamente vestito cadendo, quasi subito, in un sonno profondo.
Era tardi quando, la mattina seguente, mi svegliai con una sensazione di spossatezza e un leggero mal di gola. Ero intorpidito e indolenzito per avere dormito vestito. In mezzo alla schiena, c’era una qualche cosa piccola e dura che continuava a darmi fastidio. Mi rigirai, trovandone la causa e portai quell’oggetto alla luce.
Era un amuleto, un rosario di perline nere con appeso un crocefisso capovolto che, al posto del Cristo, aveva l’immagine di un Satiro. Era, senza dubbio, l’oggetto che avevo preso nel negozio del rigattiere e m’2 dimpensieriva, quasi, quanto gli strani avvenimenti della notte precedente.
Rimasi nella mia stanza tutto il giorno come in uno strano letargo. Ero accompagnato da un’insolita depressione che si trasformò, quasi, in malinconia proprio mentre il giorno stava per finire e il buio si avvicinava. Tentai, parecchie volte, di concentrarmi su questo o quel libro, ma le pagine stampate non riuscivano a interessarmi e di tanto in tanto, qualcosa si frapponeva tra gli occhi e le parole che mi sforzavo di leggere: era il volto del vecchio del negozio di anticaglie, N. Nikandros.
Andai a letto presto, ma il sonno mi abbandonò. Per ore mi rivoltai spasmodicamente prima che, finalmente, il dormiveglia non mi reclamò, portandomi il tormento di sogni terribili.
Ero seduto sul mio letto, nel nero nulla dello spazio interstellare e una “cosa” sibilante mi rosicchiava la gola; una “cosa” con la faccia di N. Nikandros, il negoziante. Poi precipitavo in un pozzo nero che non aveva fine e la scena svaniva solo nei suoi occhi a riempire le pareti della stanza. Così il sogno finiva lasciandomi un profondo senso di angoscia. La mattina seguente mi svegliai con la stessa apatia che avevo provato il giorno prima. Chiamai il Dottor Valle, una persona flemmatica e priva d’immaginazione, che mi visitò meccanicamente e mi prospettò la sua diagnosi.
“Sembra anemia, my Lord”, disse quando ebbe finito, “ma non posso esserne certo. Si riposi, per qualche giorno, e potremo sapere qualcosa di più preciso”.
Il dottore era appena uscito, quando venne a trovarmi Pietro Serra, un amico che viveva nel lato opposto della 7 scasa. Gli bastò una sola, attenta, occhiata perché i suoi occhi si spalancassero dal terrore. “Mio Dio, Ninni”, echeggiò, “questa è opera del diavolo!” Insistette per esaminarmi il collo. Poi prese uno specchio e mi fece vedere cosa aveva scoperto: due minuscole punture sulla vena giugulare. Di colpo mi tornarono alla mente i sogni della notte precedente. “Ninni”, cominciò Serra con un tono grave che appariva, quasi, ridicolo, “è successo qualcosa”! Devi dirmi tutto quello di anormale che ti è accaduto di recente. Voglio aiutarti e Dio sa se ne avrai bisogno”. Così, gli raccontai la mia bizzarra avventura al vecchio negozietto immerso nella nebbia. Quando arrivai alla descrizione di N. Nikolas, il viso olivastro del mio amico si contorse in una smorfia, mentre mormorava qualcosa che terminava così:
“E’ ancora peggiore di quanto avevo immaginato, vedendo il tuo aspetto smunto e i segni sulla gola. Hai mai sentito parlare dei vampiri, Ninni?”.
“Certo Pietro”, cominciai io, “ma non penserai che Lui sia un vampiro? Queste cose esistono solo nelle superstizioni e queste sono ormai superate e …”.
M’interruppi vedendo l’occhiata che mi aveva lanciato.
“No, non è un Vampiro”, disse Serra.
“Così pensavo all’inizio, ma la descrizione che mi hai fatto di lui non coincide. Dimmi Ninni, ti ha dato qualcosa?”.
3 sAnnuii.
Cercai l’amuleto tra le carte e i libri sparsi sul tavolo e glielo porsi. Gli dette solo un’occhiata, si fece il segno della croce e lo ributtò sul tavolo. Dopo essersi frettolosamente scusato Pietro, corse in camera sua. Io mi stesi sul letto fissando il soffitto e domandandomi che cosa mi stava accadendo. L’incontro con Nikolas, i sogni terribili, le punture sul collo, lo strano comportamento di Pietro e il suo accenno alle vecchie superstizioni sui vampiri. Che cosa poteva significare tutto questo? Stavo vivendo un incubo?
Dopo pochi minuti Serra era di ritorno, con un mano un libriccino rilegato in nero. Senza dire una parola, si sedette e cominciò a sfogliarlo. Io ne lessi, di sfuggita, il titolo: “Vampiri”. Alla fine Pietro trovò il paragrafo che cercava e iniziò a leggere ad alta voce:
“Il Vrykolakas della superstizione greca”, leggeva con la sua voce modulata da un leggerissimo accento siciliano, “è il corpo non morto di un mortale perverso fino all’eccesso. Non è più vivo, ma non è neanche morto e si nutre del sangue fresco di qualche sfortunato. Contrariamente al vero Vampiro, non si rinchiude all’interno di una bara durante il giorno, ma in quel periodo è abulico e inattivo, soprattutto se la notte precedente ha mangiato. Dissimilmente dagli altri Vampiri, il Vrykolakas si nutre del corpo delle sue vittime quando tutto il sangue si è esaurito.
Esso è inattaccabile con simboli sacri, eccezion fatta per l’immagine di nostro Signore sulla croce. Contro il2 u s mostro è ugualmente inutile il palo, il coltello e la pallottola d’argento, come qualsiasi altra arma mortale. Solo il fuoco può distruggere un Vrykolakas. Tuttavia egli è legato alla vittima da qualche vincolo, un amuleto o un feticcio stregato e la vittima è libera soltanto se il vincolo viene, in qualche modo, distrutto”. Trasalii nell’udir parlare dell’amuleto. Avrei voluto interrompere Serra, ma lui fece cenno di far silenzio e continuò: “Il Vrykolakas si differenzia dagli altri vampiri, per la pelle particolarmente simile a un papiro invecchiato, per gli occhi ipnotizzanti, per l’anormale peluria sul viso e per la sua emaciazione. E’ …”. In quel momento lanciai un grido. Serra doveva aver lasciato cadere il libro spaventato, ma non mi rendevo conto più di nulla che non fosse la descrizione del Vrykolakas contenuta in quel vecchio libro e che calzava a pennello con N. Nikandros. Un rivolo di sudore ghiacciato mi corse giù per la schiena, mentre in me si faceva spazio l’orribile verità: Nikolas era un Vrykolakas e la sua vittima ero io. “Adesso è chiaro anche a te Ninni”, disse con tono comprensivo. “Si, si”, balbettai, “ora mi è tutto chiaro. L’amuleto, distruggilo. Dev’essere quello il vincolo e il libro dice che  …”.
Serra raccolse, dal tavolo, il rosario blasfemo, si avvicinò al camino e lo scagliò al centro delle braci. Cadde4 d rivolto verso l’alto, seminascosto dalla cenere, mentre piccole fiamme lo lambiva tutto intorno. Pur tuttavia si trovava tra le fiamme incandescenti e a poco a poco, anche loro iniziarono a retrocedere, finché, l’oggetto, non rimase su un mucchio di carboni spenti al centro del focolare. Serra si strinse nelle spalle con aria infelice.
“Lo temevo”, disse, “ma c’è ancora un’altra soluzione. Lo appesantirò con una pietra e poi lo getterò sul ponte del fiume Reno. Una volta nel fiume sarà sparito per sempre”.
Prese l’amuleto e uscì. Poco dopo tornò e con aria soddisfatta disse che tutto era a posto. Ero libero da quell’oggetto infernale e soprattutto libero dagli incubi e da quell’Essere maligno.
Passai il resto della giornata in grande serenità e andai a letto subito dopo cena, addormentandomi quasi, subito. Dormii profondamente per un’ora o giù di lì, poi fui svegliato da qualcuno che bussava alla porta. Andai ad aprire e trovai un fattorino con un pacco per me. Lo presi e ancora addormentato, lo poggiai sul tavolo senza aprirlo e tornai a letto.
Dormii indisturbato fino a quando il sole, filtrando dalla finestra, mi svegliò la mattina seguente. Il sonno, però, era stato tormentato da incubi in cui vedevo il vecchio Nikolas intrufolarsi di nuovo nella mia camera per affondarmi i canini nella gola mentre, un nauseabondo odore di putrefazione invadeva la stanza.
Quando mi alzai, mi accorsi del pacco che mi era stato recapitato il giorno prima. Lo aprii e una morsa di ghiaccio mi strinse la schiena. In quella scatola c’era lo spaventoso amuleto che Pietro Serra aveva lanciato nel fiume. In un attimo capii che, il sogno terrificante della notte appena trascorsa, non era per niente un sogno, ma la spaventosa realtà.
Trascorsi l’intera giornata con l’incubo dell’attesa, perché sapevo che con l’arrivo della notte, il mostro, Nikolas, sarebbe tornato a farmi visita.
Il Dottor Valle telefonò di nuovo. Se soltanto avesse saputo la reale causa della mia indisposizione, ne sarebbe stato tanto sconvolto da perdere la sua flemmatica compostezza. Però, mi avrebbe considerato un pazzo se gli avessi dichiarato la verità.
5 sSerra passò quasi tutto il giorno con me. Sedeva accanto al mio letto, mentre gli raccontavo del ritorno dell’amuleto e dei miei incubi notturni. Lui insistette per rimanere con me anche quella notte, ma rifiutai, perché avevo studiato un piano e se fosse fallito, avrei rischiato di far cadere anche il mio amico nella trappola. Quando scese la notte, pur con una certa riluttanza, Pietro si accomiatò.
Rimasi, a lungo, disteso nel letto al buio. Sentivo che, ormai per me, non era lontana la fine, perché non ero in grado di sostenere altre visite del Vrykolakas e se il mio piano fosse fallito, ben presto il mio sangue sarebbe finito e quella “cosa” sarebbe tornata per divorarmi.
Guardai la finestra dal lato opposto della stanza. Lì, illuminato dalla luce dei lampioni, giù in strada, intravidi un volto che conoscevo bene. Quel cranio giallo con la barba, quegli occhi malvagi, potevano appartenere solo al mio persecutore.
Cominciai a cadere in una sorte d’ipnosi. Mi si abbassarono le palpebre e si rilassarono i muscoli in tensione. Non avevo alcuna volontà di lottare, sebbene sentissi nel petto tutto il peso del terrore che quell’essere m’infondeva, fin quando caddi in uno stato di completa incoscienza.
Lentamente e non so quanto tempo dopo, con tanta fatica, mi risvegliai. Sentivo nell’aria l’odore acido della sua 1 u dbava, mentre provavo un dolore fortissimo alla gola. Il pasto era stato servito e adesso, quell’essere immondo, era sparito nel buio. Era, però, come se ne sentissi ancora la presenza. Mi sentivo osservato da tutte le angolazioni possibili. Fu in quel momento che realizzai quanto la mia paura e la disperazione mi dettavano. Dovevo agire immediatamente. Gettai via le coperte e balzai fuori dal letto. Debole e stordito ma, consapevole di quello che avrei fatto. Mi vestii in pochi minuti. Scivolai fuori di casa e iniziai a camminare lungo la strada buia. I lampioni erano spenti e in giro non s’incrociava alcun passante, né si udivano auto o rumori. Ero solo. Sentivo l’influenza di Nikolas che mi attirava nella sua tana, come un magnete attira il ferro. Eppure, a tutt’oggi, non sono riuscito a ricostruire il percorso di quella notte: Arrivai in quel negozio, ma non ricordo come.
La porta non era chiusa a chiave e riuscii a entrare, non visto, in quel locale polveroso. Andai dritto verso la tenda che nascondeva il retrobottega ed entrai. Su un lungo divano, al centro della stanza, era disteso il6 d Vrykolakas, con il viso giallo, l’espressione maligna e immobile come se dormisse.
Spaventato e quasi inebetito uscii dalla camera del mostro. Ero impaurito, ma sveglio e dovevo affrettarmi a fare quanto mi ero prefisso, prima che quella “creatura” si accorgesse di me. Ricordavo che il vecchio libro di Serra recitava:
“Solo il fuoco può completamente distruggere un Vrykolakas”.
Il negozio di Nikandros era una vera e propria esca. Un fiammifero, acceso su uno dei cumuli di libri che erano sparsi per tutto quell’antro maleodorante di muffa, avrebbe alimentato una fiamma che si sarebbe velocemente estesa alle vecchie pareti di legno secco. Tutto sarebbe divenuto un rogo purificatore.
Ammucchiai alcuni vecchi volumi sul pavimento e avvicinai un fiammifero alle loro pagine. Il primo fuoco si accese quasi subito e iniziò a divorare quella carta con avidità. Alimentai, quasi con frenesia, la prima fiamma con altri libri e con pezzi di legno degli scaffali. Le lingue di fuoco, divennero fiamme per poi innalzarsi con vigore fino al soffitto, propagandosi rapidamente.
Ero così intento e abbagliato da quanto stavo facendo, che non udii per nulla il lieve rumore della tenda che si apriva alle mie spalle. Ebbi appena il tempo per voltarmi e vedere Nikandros, in piedi sulla soglia del retrobottega che mi osservava come inebetito, roteando i suoi occhi accecati dalle fiamme. Con un ringhio animalesco si slanciò avanti.
Indietreggiai, mentre le fiamme, crepitando, bruciavano le pareti tingendo di rosso quell’inferno. Nikolas, con le mani protese verso la mia gola, inciampò e un tizzone lo colpì in pieno. La sua barba prese fuoco e come una 8 dtorcia, le fiamme si avvolsero al suo vestito nero. Lanciò un solo urlo, orribile e prolungato, poi, in un’esplosione di colori e lapilli scomparve come inghiottito dalle bocche dell’Inferno. Spalancai la porta e mi lanciai fuori appena in tempo. E corsi, corsi, corsi a perdifiato. Corsi fino a sentirmi esausto cadendo in terra. Svenni e rinvenni in un letto d’ospedale, con la testa bendata e un profondo senso di stanchezza. Iniziai ad articolare qualche parola di aiuto, ma mi resi conto che non emettevo alcun suono. Venne un’infermiera che mi sorrise carezzandomi la fronte. Mi disse che, alle prime luci dell’alba, ero stato trovato in strada e mi avevano portato lì. Avevo una profonda ferita alla testa. Quel giorno non mi fu permesso di ricevere visite, ma il pomeriggio seguente venne a trovarmi Pietro. Gli raccontai tutta la faccenda.
Durante il mio racconto lui rimase tranquillamente seduto, annuendo con un lieve cenno della testa, di tanto333 in tanto a qualche particolare interessante. Quando, il giorno dopo, tornò a trovarmi, mi portò dei quotidiani che iniziammo a sfogliare con avidità. Non trovammo alcun cenno all’incendio del negozio del rigattiere. Eppure le lingue di fuoco erano così violente che nessuna forza di questa terra e nemmeno di quelle infernali, potevano avere salvato quel locale da una completa distruzione.
Oggi.
Così finisce il mio racconto ma, a volte, perfino adesso sogno e dubito che quell’orrida presenza di N. Nikandros abbia avuto fine.
Eppure quel mostro è certamente sparito, o incenerito tra le fiamme di quell’enorme rogo perché, per quanto io possegga ancora il suo amuleto infernale che rappresentava il nostro legame, non è mai venuto a trovarmi.
Tutto quel terrore e tutta l’angoscia passata mi hanno, quasi sicuramente, lasciato delle conseguenze.
Sto perdendo tutti i capelli e non mi sento più bene come una volta.
Il colorito del viso inizia a diventare giallastro e ho sempre la gola riarsa dalla sete.
Il medico dice che non è niente e che passerà.
Lo spero tanto.
Le foto, oggetto del corredo fotografico del presente racconto, furono reperite presso siti web spagnoli (estensione .es) dedicati all’iperrealismo.
Ulteriore e ovvia manipolazione, composizione, ideazione finale vennero eseguite tramite Photoshop CS5 a 64 bit, dall’Autore.

c cec g

Ending

Cordialità
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126 pensieri su “Vrykolakas

  1. Sono riuscito a leggerlo ma… l’ho stampato.
    posso gustarmelo in pace.
    Prezioso nell’edizione e corretto nell’estensione.
    Bello il racconto in se stesso.

    Buon pomeriggio

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      • Un dialogo che colpisce dentro.
        La paura umana, che in questo racconto nasce da una precisa supertistizione, ci fa comportare come se l’ultima chance possa essere rappresentata da un’immagine del male che si riproduce.
        Bella immagine.
        bella sul serio.

        Buona pasqua

        F

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  2. Ecco un pezzo di “bellezza, bellezza” nel pieno stile milordersco.
    Devo dire che era da un bel po’ di tempo che non scrivevi un po’ di “Gotico”.

    L’ho letto, con calma, è articolato, proprio per respirare l’aria.
    Il finale, poi..
    Un abbraccio

    Louis

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  3. Non cheri,
    superbo.
    Mi ha attirata e rapita fin nell’ultima frase.
    ti dirò, milorde, ho ancora un po’ di tempo.
    Io me lo rileggo.
    Un caro e affettuoso saluto.

    Bisousss

    Annelise pour toi
    Paris, 14/4/2014

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  4. Caccia all’uomo o alla sua anima?
    Ho letto, dolce milord, il racconto che mi ha presa fin nell’intimo.
    Questa è la domanda che mi sono fatta, mentre leggevo.

    Può un ispiratore del male, agire di propria iniziativa e tra simboli cercare e riuscire, come si vede alla fine, di completare l’infettività maligna?
    Io sono credente, lord Ninni, ma so che tu non lo sei,
    Io ho risolto il problema.
    Tu come lo risolvi?
    Ti stringo con un bacio.

    Eleonora

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    • Può una calunnia (che è un venticello … ) sopperire ad una verità mai rivelata, ma che è insita nella calunnia stessa?
      Mia signorina siamo estremamente felici che Voi abbiate risolto i Vostro (e soltanto vostro) problema. Per quello che ci riguarda, non affrontammo alcuna soluzione, né tanto meno la cercammo, in quanto il problema per noi è inesistente.

      Cosa nutre il peccato quando, in silenzio, sappiamo di peccare peccando?

      Cordialtà

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      • Come può nutrirsi il peccato se, nell’angoscia del peccato stesso, cerchiamo di mondarci per paura, proprio, del peccato?
        Siete uno spettacolo d’uomo, milord.
        Affascinata, tanto

        Eleonora

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    • Lady Rossella Cantisani
      è vero, egli riapparirà in altro luogo, altra forma e altro tempo.
      Ma sarà proprio lui?
      La medesima persona?

      Grazie e cordilalità

      D’inverno il freddo mi percuote l’anima, raffreddandola. D’estate, ormai, nulla esiste più

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  5. Un pezzo dallo stile gotico di grande fattura Lord NInni, complimenti per il Vostro stile di scrittura, molto bello e scorrevole e soprattutto attanagliante, non si si può fermare di leggerlo finché non si arriva all’ultima parola. I miei ossequi e nuovamente complimenti Milord!!
    Patrizia

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    • lady Patrizia M
      vi ringraziammo per le belle espressioni, forse immeritate.
      La vita, anche raccontata, alcune volte rappresenta un precedente ricordo oppure un precedete silenzio.

      Silenzio, il pensiero parla

      Cordialità

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  6. La bellezza e la potenza di un racconto, è insita nel racconto stesso: l’arte di farti partecipare alla storia. Di farla vivere. Leggo, tra queste righe, una forte vibrazione: l’umanità. L’aderenza al senso umano e personale delle cose è forte in questo racconto di stile Horror.
    Un horror molto particolare. un horror atipico.
    E’ nella sua struttura la diversità.

    Solitamente nell’horror si vivono situazioni, de visu, che sono palesemente presenti nel racconto: incontri strani e la soggezione diretta.
    Qui ho assistito ad una piccolissima parte di soggezione “diretta”.
    La trama si svolge per “induzione”, regalandoci un dramma psicologico a carattere Horror.
    Mi sorge, dunque, spontanea una domanda: Nel racconto, il Milord, ha realmente incontrato il “Vrykolakas”? Esiste, realmente, quell’amico? Oppure assistiamo ad un malessere interiore forte che sfocia, nella sua evoluzione, in quello che viene indicato nele ultime frasi?
    Conoscendola, dott. Raimondi, il dubbio è d’obbligo.

    Le auguro buona giornata, caro dottore.

    PicWick

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    • Preg.mo Sig. PickWick
      il silenzio, come anzi detto, alcune volte è la migliore risposta a tante parole. Nel Vostro caso il silenzio, compunto, è il giusto riconoscimento a tale sconsiderata fiducia nei nostri confronti.
      Grazie

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  7. Buongiorno Ninni.
    Ho letto, il racconto, con moltissima attenzione e ti dirò, sei riuscito a distrarmi dal mio lavoro oggi.
    Devo dire, comunque, che quanto scritto e descritto dal Sig. Picwick, è esattamente il mio pensiero.
    Non mi freghi, caro Ninni.
    Ciao e buona giornata.

    Saluto chi conosco

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  8. Ho letto con molto interesse questa sua ultima fatica, egregio dottore.
    Le devo dire che, malgrado la mia allergia per i racconti fantastici, il suo mi ha costretto a leggere, fino alla fine, per potermi gustare un finale che condivido, nel giudizio, del sig. Picwick.
    In sincerità ho riflettuto proprio dopo aver letto quella recensione.
    A questo punto, però, non si tratta più di un racconto fantastico, ma stiamo parlando di un viaggio introspettico nelle paure umane che comporta una analisi, anche allucinatoria.

    Leggo e ho letto con un diverso interesse.
    Credo che il “nostro” sospetto sia, in parte, verità.

    Abbia una serena giornata.

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  9. Bello e interessante.
    L’aspetto che mi ha colpita è, proprio, quel senso di umanità che il protagonista manifesta.
    il precipitare degli eventi mi ha fatto pensare, proprio, al terrore di un comune mortale.
    sei proprio bravo, Ninni.

    Un bacetto per il pranzo.
    Ciao

    Manu

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  10. Un racconto incredibilmente bello. Lo stile gotico introduce in un mondo di forte inquietudine. Rapisce il lettore fino all’ultima riga. Quando la lettura è terminata: il senso di angoscia rimane attaccato addosso. Come se quel tempo andato non volesse lasciarci tornare ai giorni nostri.
    I tempi cambiano ma il diavolo si ripresenta sempre, forse, con aspetti diversi ma in fondo sempre uguali.
    Sapete catturare chi vi legge con una bravura unica.
    Vi lascio un caro abbraccio e vi auguro una dolce e quieta notte
    A presto, vostra Giovanna Orofiorentino

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    • Credeteci, mia signora, se riuscissimo a scrivere come Voi riuscite ad esprimere un’emozione … saremmo un letterato di fama mondiale.
      Grazie.

      In silenzio, passo e passo, nella nebbia e di nuovo nel silenzio

      Cordialità

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  11. Un buon racconto, caro Ninni.
    Appropriato, bello, scorrevole e con un pathos bastevole.
    Hai mai pensato di “scrivere”? 😀

    Ahahahah. Seo proprio bravo.
    Mi è piaciuto.

    Ciao

    Max
    🙂

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  12. Pur non essendo un amante del genere ho letto questo racconto (e l’ho letto tutto) con interesse.
    L’oggetto della storia, la storia e l’evoluzione mi hanno tenuto pienamente fuso nel tema.

    Buon pomeriggio

    Furio

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  13. Un racconto che parla alle nostre paure, direttamente.
    Caro ninni, ho trovato molta introspezione e analisi sul vivere umano.
    Ho trovato la lotta alle paure che, immotivate (alcune volte) condizionano la nostra vita.
    Odiamo il male e dopo ne diventiamo le staffette. Non tanto nascosto come messaggio. Non tanto nascosto.

    Un racconto pieno e coinvolgente. Oltre la storia è l’animo.
    Sei bravo come sempre.
    Ciao

    Valerio

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    • Una introspezione, crediamo, debba attraversare la fisicità per combattere il proprio io.
      la fisicità può essere abbrutita dagli eventi, a volte contrari.
      L’io viene combattuto dall’Io.
      Grazie milord

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  14. La bellezza del racconto, credo, non è in quello che ho letto, ma in quello ch si intuisce.
    Ecco ‘intuizione del male, dell’ignoto. Quella intuizione tutta nostra che mi fa pensare: se al posto suo c’ero io? Cosa avrei fatto?
    Io credo che avrei fatto, pezzetto per pezzetto, quello e tutto quello che Lord Ninni ha fatto.
    Le paure, il terrore, l’ignoto.
    Queste sono le costanti di un dolore di esistere che consumano dentro.
    Ti auguro delle feste con tanto affetto (so e credo lo sappiano tutti che sei un non credente. Proprio per questo, e lo credo sul serio, Gesù rinascerà anche per te.).

    Ti abbraccio

    Elena

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  15. Bonjour, ma chérie. J’ai lu toute votre histoire. Le pouvoir de l’homme est enfermé dans une relation d’amour.
    Joyeuses Pâques avec le bonheur et l’amour.

    Bisous

    Annelise pour toi

    Paris, le 19 Avril, 2014

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  16. Certo che a voi non sfugge nulla my Lord – grazie da qui per la vostra gentile accoglienza.
    Il vostro racconto mi è entrato nelle ossa, quel N. Nikandros, così raccapricciante. Mi pareva di essere dentro le scene da voi descritte, mio signore e poichè sapevo che il mio non era un sogno, ho cercato di leggere più in fretta possibile per non restare troppo imbrigliata dalla paura. Spero che ora abbiate risolto i vostri patimenti my Lord. Complimenti per la vostra scrittura.
    Tantissimi auguri con stima e ammirazione, mio signore!

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  17. Vi ringraziammo per le stupende parole parlate e a noi dedicate, altezza.
    Fortunatamente decideste di leggere presto: avete, sicuramente, evitato incubi e malesseri innaturali..

    Vogliate accettare, mia signora, le nostre cordialità

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  18. Forse la trasposizione dei nostri incubi ci porta, nel tempo vissuto, a creare le “paure” per venirne fuori.
    Potrei, ad esempio, trovare un Nikolas che, pungendo la mia anima, mi costringa a venire fuori dall’angoscia di quello che non si conosce.

    Beh, caro Ninni, lo spunto c’é e esiste. Magari parlandone un po’…
    Buongiorno con un bacio.
    🙂

    Manu

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    • Beh, mia signora, indiscutibilmente i nostri incubi ci portano alle paure quotidiane più o meno forti.
      Se ne potrebbe parlare, ma gli incubi potrebbero divenire mostri.
      Grazie lady Manuela

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  19. Diciamo che si potrebbe rappresentare, o essere la rappresentazione, delle nostre paure inconsce.
    Soltanto in un secondo tempo fatte emergere nel mondo reale, appigliandosi a fatti o luoghi reali ed enfatizzati nell’immaginario.

    Le paure infantili diventate adulte.

    Ciao Ninni milord.
    Saluto chi conosco

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  20. Quello che mi colpisce è quando, in certi momenti di crisi non si cerchi la soluzione ovvia.
    forse l’affrontare il demone assoluto sarebbe stata una follia. Si sarebbe riversato nell’animo che, provando paura, chiedeva comunque un riscatto?

    Ciao

    L.

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  21. La ragione dell’Essere nasce da un mondo di strane esistenze … e Sogni navigano fra le mani aperte sul mare della vita.

    Stiamo approdando alla faticosa rena, in Viaggio da Sempre.

    A Te, Ninni, i Miei Pensieri e questo vento pieno di Ombre … che diviene temporale, laddòve l’aria si scontra con l’Oscurità delle nuvole in corsa.
    ___

    Un Saluto per Tutti

    I Miei Rispetti

    Ni’Ghail

    Slàn

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  22. Lady Manuela Rovati

    Situazioni paradossali, fuori dall’ordinario, che “sentiamo” con la stessa intensità di un’esperienza reale.
    La coscienza razionale non vuole vedere o nega del tutto.
    Un forte pericolo o in profonda ma inquietante trasformazione.
    Ecco, mia signora, quello che il vostro stato d’angoscia porta a prostrare. venire fuori da un’angoscia?
    Beh, visualizzare il male, forse; dargli forma e combatterlo come una realtà fisica.

    Questo, credemmo, fu il messaggio che il protagonista lanciò, rimanendone travolto, magari?

    Grazie e cordialità.

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  23. Preg.mo Sig. Vintrix

    È come un campanello d’allarme, mio signore.
    Le nostre paure inconsce ci guidano in senso distruttivo, ma anche in quello costruttivo, credemmo.
    Paure infantilo che distruggono la nostra vita dentro una clessidra che, un giorno, fibirà.

    Grazie

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  24. “Camminavo già da un po’ di tempo sotto una pioggia battente”

    Il rendiconto di un malessere che già era in atto? Un viaggio dentro l’Io?
    Buongiorno Milord. Buona giornata
    Bacio.

    🙂

    Eleonora

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  25. Idoli e contro idoli che, nel tempo, hanno portato a generalizzare il dolore. Quello che soffre il protagonista della storia è quello che subisce una larga fascia della popolazione. Dunque, se ci rivolgiamo ad un universo di persone angustiate dal bisogno di pace interiore, abbiamo una globale paura che ci porta a decidere una cura “standard” o globale.
    Lasciarsi andare nella fatalità degli eventi o reagire.

    Interessante.
    Un bacio Ninni

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  26. Ha un senso quando, una vita nel suo evolversi, si ferma al “terrore” esistenziale?
    Interessante il punto di vista.
    Apparentemente arrendevole, ma non è così. In fin dei conti nessuno lo aiuta ed è il solo che descrive la propria situazione.
    Sei un mito Ninni.
    Bacetti

    Manu

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  27. My Lord, sono passata a rileggere ed apprezzare di più il Vostro scritto. Qualcosa di veramente Unico.
    Vi lascio i miei saluti più cari e un abbraccio sincero
    Vostra Giovanna Scaglione – orofiorentino

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  28. Quel che mi affascina e che, in un certo modo, mi terrorizza, è dato dal fatto incontrovertibile che il Male, qualunque sia la sua forma, sempre sopravvive all’uomo e alla mortalità. Sopravvive all’uomo che non è di certo un dio, e che però, nel corso dei millenni, si è macchiato di così tanti oscuri delitti che a ragione lo si può definire “un diavolo in Terra”. Già ben prima di Gesù Cristo, di quell’uomo che dicono fosse figlio di Dio, l’uomo ha schiavizzato e fatto dei suoi fratelli merce da consumare. Va da sé che l’umanità ha ben poco di umano, o meglio ancora di divino. In qualche caso sopravvive l’illusione che l’uomo sia fondamentalmente buono; io, invece, credo di no. Non sono affatto convinto che l’uomo sia buono di per sé. Il mio pensiero non è poi troppo dissimile da quello di William Golding che ne “Il signore delle mosche” bene evidenziò come l’uomo non può sottrarsi a quella che è la sua vera natura. Vero è dunque che “L’uomo produce il male come le api producono il miele”. In questo credo. E in questo racconto gotico, caro Lord Ninni, abilmente ripescando dai vampiri di Joseph Sheridan Le Fanu e Bram Stoker, par proprio che tu voglia sottolineare che l’uomo, per quanto si sforzi di produrre il Bene, alla fine suo destino non può che essere quello che di accettare/covare, volontariamente o no, il Male in sé.
    Accettiamo pure la fola che Sodoma e Gomorra furono distrutte dal fuoco, caro Lord Ninni.

    Facciamo finta che sia accaduto proprio così, come vogliono le Sacre Scritture. Nel tuo scritto il fuoco, per quanto possa esso essere purificatore, serve solo da palliativo: il Vrykolakas viene difatti consumato dal fuoco; tuttavia, per una sorta di metempsicosi, trova sua dimora nel Lord Ninni del racconto. E’ sì il tuo uno scritto che riprende e riattualizza il tema del vampirismo, ma è anche e soprattutto una abile metafora sulla tragicità in cui versa l’attuale società, una tragicità che spesse volte ho riscontrato nelle opere di Carlos Ruiz Zafón. Si può dare alle fiamme il dèmone e chi lo incarna in quel dato momento; si può lasciare che le fiamme divorino il suo sapere, sia esso vergato o no, ma non si può sconfiggere la forza dell’“amuleto”: è difatti in esso presente una forza che va ben al di là delle nostre credenze su Dio e Belzebù, sulla schiera dei dèmoni tutti. Alla fine, gli uomini tutti finiscono – chi prima chi dopo – con l’assumere le sembianze di ciò che disprezzano e di cui nutrono profondo orrore. Il Male riplasma quell’uomo che si dice fu creato a immagine e somiglianza di Dio e gli conferisce una nuova identità, e non solo. L’esteriorità, le sembianze sono lo spirito tangibile del nuovo uomo dominato da una forza oscura (belluina), che sfida il concetto stesso di Dio e del Diavolo.

    Carissimo Lord Ninni, viviamo tempi incerti e sola certezza è che rischiamo di diventare presto proprio ciò che non vorremmo. Questo, a mio avviso, il profondo leitmotiv del tuo bellissimo racconto.

    Un forte abbraccio d’amicizia e d’immutabile alta stima, come sempre, Carissimo Amico.

    beppe

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      • Carissimo Lord Ninni,

        troppo buono come sempre.
        E’ un bellissimo racconto, sol spero d’averci preso con la mia critica.
        Mi sono permesso di segnalare il tuo Vrykolakas sul mio blog, sperando di farti cosa gradita perché le buone letture hanno bisogno d’esser promosse e divulgate.

        un forte abbraccio con grande stima e amicizia

        beppe

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      • Amico mio,
        oltre che ringraziarti per le generosissime espressioni riservatemi, vorrei puntualizzarti che nulla mi è dovuto.
        Quando “il tuo lavoro “(Poeta per impiccagione che tutti potranno leggere qui: http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2014/04/22/poeta-per-impiccagione-di-iannozzi-giuseppe-con-illustrazione-di-valeria-chatterly-rosenkreutz/)
        rasenta la perfezione stilistica sia personale, sia linguistica, diventa un obbligo morale parlarne ed evidenziare.

        Il bello, il pulito e l’accettabile, in un mondo orfano di riferimenti culturali che portano inevitabilmente al nomadismo intellettuale, vanno esaltati ed alcune volte imposti.
        Come possiamo sperare in un riscatto (considerati i tempi bui) che possa far risollevare culturalmente e susseguentemente fattivamente, un popolo che fu di poeti, santi e navigatori (quest’ultima la sussurro: il processo per i fatti che furono della Costa Concordia non m’illumina al momento …)?

        Ritengo che, tutto questo, ogni goccia del mare e ogni mare in tante gocce di sapere e bellezza (è il tuo caso), vada difeso a spada tratta per … non morire!

        Grazie, caro Beppe.
        Un abbraccio

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      • Vedi, caro Lord Ninni,

        il solo fatto di dire che nulla ti è dovuto è inequivocabile segno di una signorilità che, purtroppo, i più hanno perso, forse perché mai l’hanno avuta.

        Ti ringrazio di tutto cuore, per aver ancora qui segnalato, nel tuo nobile spazio, Poeta per impiccagione: potendo vorrei poter sempre scrivere adoprando uno stile alto e bello; ciò non è però possibile, non a livello editoriale. Chi oggi leggerebbe un libro scritto in una siffatta prosa? un libro di 300/400 pagine? Oggi, sui banchi di scuola, l’Odissea e l’Eneide sono state sbrindellate, ridotte a delle traduzioni senza nerbo e poesia. Il Manzoni viene ancor letto? No, agli studenti si propinano dei riassunti all’acqua di rose. E ad imperare è l’ignoranza, una ignoranza voluta, accettata, propagandata. Ne consegue che anche la facoltà di ragionare sugli accadimenti della vita, alla fin dei conti, risulta “lobotomizzata”.

        Fummo la culla della Cultura, in tempi che oramai sembrano lontanissimi; oggi siamo sol più la culla di quelli che si vendono i monumenti per tentare di rimanere a galla. Ed intanto l’Italia affonda nel fango, in un fango che persino i maiali rifiuterebbero, in un fango malato, da Terra dei Fuochi.

        E’ un duro navigare quello di coloro che non vogliono sprofondare nelle bolge infernali che sono diventate il vivere quotidiano, ahinoi, accettato dai più.

        Un fortissimo abbraccio, Amico mio, sempre con immutata stima

        beppe

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  29. La presenza della forma dell’anima? Anni fa mi dicesti che l’anima è come l’acqua: “prova a darle una forma, vedrai che farà di testa sua”.. erano altri tempi. erano tempi puliti, mentre adesso … sono un po’ sporchi?

    un bacio caro e dolce Milord.

    Sony

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  30. Pingback: Vrykolakas. Un racconto di Ninni Raimondi | Iannozzi Giuseppe in arte "Beppe Iannozzi"

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