Omicidio Notarbartolo

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1 Omicidio Notarbartolo

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Il primo omicidio di mafia.
Tratto dal libro “Joe Petrosino”, di Arrigo Petacco
Votate per l’amico degli amici.
Uno dei personaggi più sconcertanti, riferito all’inizio di quel sodalizio criminale chiamato mafia, fu l’Onorevole Palizzolo.
“Don Raffaele”, come tutti lo chiamavano a Palermo, era il più noto e il più influente tra i politicanti mafiosi dell’isola. Legatissimo a Crispi e poi a Di Rudinì, controllava tutti i centri di potere della Sicilia Occidentale. Egli era, contemporaneamente, deputato, consigliere comunale e provinciale di Palermo; presidente di una decina di opere pie, consigliere d’amministrazione del Banco di Sicilia e principale azionista della Società di Navigazione.
All’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso, caratterizzato da una serie di scandali bancari che sconvolse “l’onesta Italia umbertina”, Palizzolo era riuscito a far allontanare dalla direzione del Banco di Sicilia il marchese di Notarbartolo, uomo probo e capace, per mettere al suo posto il duca della Verdura a lui legato da vincoli economici e politici. Diventato, praticamente, padrone del Banco, Palizzolo diede il via a una serie vorticosa di operazioni e speculazioni così da mettere, seriamente, in crisi l’istituto bancario.
Emanuele Notarbartolo, che non aveva naturalmente digerito bene l’ingiusto defenestramento, cercò di2 Giornale Notarbartolo denunciare l’atmosfera di affarismo e di brogli che si era venuta a creare, inviando un rapporto al ministro Miceli. Non sappiamo cosa si proponesse l’ingenuo marchese con questa denuncia, ma il risultato fu che Miceli passò il rapporto a Crispi e Crispi a Palizzolo e tutto finì lì.
Notarbartolo tornò comunque alla carica quando, caduto Crispi, gli successe Giolitti. Questa volta, per la verità, la situazione si fece subito delicata. Fu, infatti, annunciata un’inchiesta della quale Notarbartolo sarebbe stato il principale protagonista.
Ma, l’onesto marchese, non fece in tempo a portare a termine la sua azione. Il 1° febbraio 1893 venne, infatti, ucciso con ventisette pugnalate in uno scompartimento di prima classe sulla linea Termini-Palermo e, precisamente, nel tratto Trabia-Altavilla.
Che si trattasse di un delitto di mafia nessuno dubitò sugli esecutori del crimine, ma il processo finì con una assoluzione.  Come non si dubitò che Palizzolo ne sapesse qualcosa. Tuttavia il caso venne portato avanti per anni in maniera inconcludente. Accaddero, anche, fatti sconcertanti: il nome degli assassini era sulla bocca di tutti, ma nessun funzionario di polizia se ne dette per inteso; il figlio di Notarbartolo, che era ufficiale di Marina e che, com’è naturale, si affannava a chiedere giustizia, fu mandato a navigare nei mari della Cina (dovrà chiedere il congedo per occuparsi dell’affare).
Palizzolo, intanto, mentre la voce pubblica lo accusava del delitto, otteneva da re Umberto il Gran Cordone per i suoi meriti civici. Tutti, a Roma e a Palermo, congiuravano per affossare la vicenda.
Poi, anche se stentatamente, qualcosa si mosse.
3 Giornale Notarbartolo 2Fu, dapprima, arrestato un gruppo di mafiosi di Villabate, accusati di essere gli esecutori del crimine, ma il processo finì con una assoluzione. Più tardi, grazie alle pressioni del figlio di Notarbartolo, si fece un nuovo processo a Milano. Nel corso, però, del dibattimento emersero tali indizi contro Palizzolo che la Camera (era allora Presidente il piemontese Pelloux) non esitò a concedere l’autorizzazione a procedere.
“Don Raffaele” venne arrestato l’8 dicembre 1899, e sebbene tutti i negozianti di Palermo chiudessero bottega per “lutto cittadino”, l’arresto fu mantenuto. Il primo processo si svolse a Bologna dal settembre del 1901 al luglio del 1902 e si concluse con la condanna all’ergastolo di Raffaele Palizzolo e di Giuseppe Fontana.
La Cassazione annullò, tuttavia, la sentenza di Bologna e un secondo processo ebbe, così, inizio a Firenze nel settembre del 1903.
Nel frattempo, a dieci anni di distanza dai fatti, diversi testimoni erano morti (di morte naturale o meno), altri erano espatriati, altri ancora avevano “perduto la memoria”.
In conclusione, il 25 luglio 1904 i giurati di Firenze assolvevano Palizzolo e Giuseppe Fontana per insufficienza di prove.
La liberazione dell’ex deputato fece molto scalpore. Mentre i giornali continentali, e particolarmente “l’Avanti”, commentavano perplessi la sentenza di Firenze, a Palermo si faceva festa. Fu noleggiato il piroscafo “Malta” per andare a rilevare Palizzolo a Napoli. Venne rinviata la processione della Madonna del Carmine per permettere, all’ex ergastolano, di prendervi parte. I giurati fiorentini furono proclamati cittadini onorari di Palermo.
Il deputato Di Stefano, che era succeduto a Palizzolo, diede le dimissioni per restituirgli il collegio.
Sic transit gloria mundi.
Cordialità
 4 Uòra

 

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25 pensieri su “Omicidio Notarbartolo

  1. Sempre articoli eccellenti. L’argomento mafia mi interessa in modo particolare. Va oltre i nostri confini, ma lo considero personalmente IL problema italiano.
    Con stima e … cordialmente.
    Primula

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  2. Leggere sulla mafia mi riempie di dolore per l’Italia che ho lasciato tanti anni fa.
    M leggere della storia della Mafia e soprattutto leggere del primo omiciio di mafia, mi distrugge l’anima.
    Un male che si impone nel mio cuore e che nasconde il malessere della società: prendere, in secondo piano, il malessere della criminalità che cresce grazie, anche, all’assenza dello Stato.

    Un bacio, caro Ninni. Questo è un bell’articolo.
    Buona notte, mon trésor.

    Annelise pour to.

    Paris, 29/4/2014

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  3. Ottima costruzione e ricostruzione dei fatti, caro Ninni.
    Non facile, peraltro.
    Ho riletto, con molto interesse devo dire, il tuo bellissimo pezzo sul Caffé Espresso. Una memoria che, amico mio, ci riporta con i piedi per terra.
    Il male è antico.
    Molto antico e abbiamo avuto tanto tempo per estirparlo.Mi chiedo: volevamo estirparlo? Mah.

    Ciao Ninni

    Francesco

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  4. Un bell’articolo. Semplice e spedito, proprio come tu sai fare. Leggo, tra le righe, il tuo impegno per non dimenticare i siciliani onesti che hanno tanto combattuto, per la legalità, in quella terra meravigliosa e che conosco molto bene.
    I termini del confronto, su questo ricordo, sono racchiusi nell’aspetto scientifico da te proposto.
    Non ultimo quel pezzo, bellissimo, sul “Caffè espresso”.

    Non ho bisogno di dirti quanto ti ammiri.
    Buona giornata.
    Un bacio (e un bacetto)

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  5. Bisognerà poi attendere il prefetto Mori e i suoi particolari metodi – togliere acqua e luce a interi paesi – per approdare a una certa forma di giustizia. Purtroppo, quando spostò lo sguardo su Roma, egli venne “promosso” e trasferito ad altro incarico.
    Encomiabile post, Milord!
    Baciammo radiosamente le mani.

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  6. Potenza della professionalità dell’informazione.
    Le confesso, dottor Raimondi, che è difficile riflettere sulle “esegesi delle fonti” di un argomento delittuoso e/o criminale. A questo ha ovviato lei, con la bravura e la presenza che la contraddistinguono.
    Il principio è:
    Riportare e analizzare, per imparare, va bene.
    Però, la sua evidenza ci porta ad aggiungere: Riportare, analizzare e tener conto di tutte le 2funzioni” di questa criminosa matematica.
    Si raggiunge una consapevolezza “fine” e una conoscenza illuminata.

    Le auguro una serena giornata festiva.

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  7. Che bello.
    E che considerazioni.
    Riesci, sempre, a rendere viva l’attenzione di chi ti segue.
    Ho letto anche il pezzo sul Caffé Espresso che è più completo sia per dovizia di particolari, sia per reportage.
    Sei unoco, tesorino.
    🙂

    Un bacetto e non stancarti troppo.

    La Manu

    🙂

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  8. Dobbiamo forse dire che la Storia si ripete? Temo di sì, carissimo Lord Ninni.
    Tutto, o quasi, è cominciato con Don Raffaele e la mafia è diventata parte integrante dello Stato italiano. Ricordiamo, levandoci il cappello, due grandi eroi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Cosa avevano scoperto perché fossero ammazzati in modo sì tanto tremendo? Mai la mafia aveva ordinato di uccidere in maniera tanta brutale, senza mezzi termini. Prima i delitti di mafia erano colpi di pistola, ma dopo la strage di Capaci la mafia ha cambiato il suo volto, o meglio lo ha mostrato in tutta la sua crudezza perché sicura di farla franca. E difatti Falcone e Borsellino sono oggi ricordarti e stimati, sono un simbolo, ma chi li ha voluti morti? Chi li ha voluti morti? E intendo: chi ha commissionato i loro delitti? Non era facile neanche per la mafia far fuori due uomini così, eppure c’è riuscita. C’è riuscita perché, dobbiamo almeno almeno sospettarlo, qualcuno all’interno dello Stato ha fatto sì che Falcone e Borsellino saltassero in aria senza mezzi termini.
    Se la mafia ha radici antiche, vecchie più d’un secolo, è anche vero che lo Stato italiano ha fatto poco o nulla per liberarsi di questo cancro. Nel tuo articolo, fra le righe, lasci bene ad intendere che il marcio serpeggia: “In conclusione, il 25 luglio 1904 i giurati di Firenze assolvevano Palizzolo e Giuseppe Fontana per insufficienza di prove.” Oggi non è diverso: insufficienza di prove, e tutti liberi. Chissà perché? E se non sono liberi è però come se lo fossero perché da dentro le galere – galere! un eufemismo – comandano meglio ancora, dettato ordini. La mafia non è mai finita in galera per essere isolata. E’ questo il punto. Non è mai stata isolata perché, ahinoi, non si vuole isolarla.

    Con alta stima e amicizia, carissimo Amico, ringraziandoti per avermi dato e per averci dato modo di riflettere sul perché e sul percome la mafia era oggi ed è oggi…

    beppe

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  9. Caro Lord Ninni, entrare da Voi è sempre emozione e cultura
    Vi leggo e conosco, grazie
    E parlando di mafia: cambiano i nomi, volti e tempi ma il mandante è sempre quello
    Vi abbraccio
    Mistral di Ombreflessuose

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  10. Caro Lord Ninni, ho letto con grande attenzione il Vostro articolo. Non conoscevo questo fatto e come sempre ci donate Cultura. Disgraziatamente la mafia vive e fa proseliti in ogni dove. Non hanno più limiti nella ricerca del denaro e del potere e per quanto si combatta non se ne viene fuori.
    Ringraziandovi per l’interessantissimo post, accettate un abbraccio sincero
    Giovanna Scaglione

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  11. Vostra Azzurrità, non conoscevo nulla di quanto riportato in questo post. Sono stata davvero “coinvolta” – il Vostro modo di scrivere è incredibile, mi pareva quasi di essere completamente immersa all’interno delle scene da Voi descritte. Complimenti per la Vostra bravura e grazie per avermi resa edotta. Che la settimana Vi sia splendida Milord!

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  12. Caro Lord Ninni,

    permettimi di lasciare qui un pezzo di poesia, una verità, Fabrizio de André con Disamistade.

    Un grande abbraccio d’amicizia e stima, ringraziandoti sempre per la profonda attenzione che mi dedichi e che non so davvero se merito.

    beppe

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  13. Buon pomeriggio, Ninni.
    Leggo, con attenzione, questo tuo articolo. Mi colpisce per l’approfondimento che ne hai dato, in altro tempo, sull’argomento (ho cliccato l’immagine).
    L’uomo, da sempre, è fautore del predominio e preponderanza verso i suoi simili. La vita, poi, ci porta a vedere e alcune volte (a seconda dei bisogni e necessità) a subire.
    Nasce la Mafia (un sodalizio criminale orrendo).
    Una mafia che uccide e spadroneggia su tutti.
    Non, so, però accecarmi oltre l’orrore degli omicidi perpetrati da lor signori.
    La mafia è figlia dell’assenza di uno Stato che continua a pretendere sul popolo, vessando e distruggendo, appunto, il popolo. Dalle grandi cose, alle piccole.

    La mafia è figlia dell’assenza di Stato. Come si fa a far sparire quei delinquenti se lo stato continua a latitare?
    Mah.

    Un caro abbraccio e un bacetto.
    🙂

    Emma Vittoria

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