Come dire …

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Come dire

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Tutti ricordiamo la bandiera linguistica della “meglio gioventù“: Il dichiarativo “cioè”.
Parolina apparentemente umile, innocua e invece divenuta molesta come una mosca tze-tze.
Erano, quelli, anni di assemblee permanenti, anche grammaticali e nella confusa creatività generale, il “cioè” seppe dimostrarsi un puntello prezioso per “…portare avanti un certo discorso…”, “…nella misura in cui...”, “...al livello di…”, “…ma anche nell’ottica…”.
Ora che “il certo discorso” è stato portato effettivamente molto avanti, la meglio ex gioventù ha cambiato bandiera, anche linguistica.
E l’espressione tze-tze di questi anni è diventata: “come dire … “.
Come definire il “come dire“? Potrebbe sembrare il vecchio “cioè” riveduto, corretto e, “come dire”, ripulito.
Un “cioè” che si è tolto l’eschimo e si è messo il doppio petto. Ma pur sempre quella roba lì: Un’interiezione tuttofare, una zeppa mutevole, una stampella pietosa.
Ma a guardar bene c’è di più. Rispetto al vecchio cioè, il “come dire” è, come dire, un virus molto più compatto, aggressivo, trasversale.
Lo contraggono tutti, ma proprio tutti. Dall’Irlanda all’Italia. Dalla mezzobusto, allo stilista.
Uomini e donne, giovani e vecchi, reazionari e progressisti, cialtroni e professionisti. Quale sarà il motivo di questo successo senza frontiere e, come dire, il suo asso nella manica?
Forse andrà cercato, come dire, in quel punto interrogativo.
Laddove il “cioè” si metteva in discussione da solo, con quel certo nonsoché di smarrimento e di scirocco, il “come dire” segna, al contrario, un passo apparentemente voluto. E chissà forse, “come dire“, perfino calcolato.
Perché la pausa involontaria, il silenzio improvviso – insomma, la paura del vuoto – sono il babau di questi tempi ansiogeni, sorridenti e lampadati.
Di conseguenza, il vuoto è il grande nemico di ogni oratore e, come dire, di ogni comunicatore.
Questa, d’altronde, è la prima cosa che insegnano tanto ai Master di formazione per Manager, quanto ai corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica.
Ma mettiamoci una mano sullo smartphone: Chi di noi non è un po’ oratore se non, come dire, un po’ attore, se non “come dire” piazzista di se stesso? Chi non cerca il favore di telecamera, di specchio, di audience? Se la meglio gioventù si accalcava sul palco dell’assemblea, oggi c’è l’assalto al palcoscenico.
The show must go on grazie alla possibilità, illimitata, di allungare il brodo.
Ecco un’altra preziosa funzione del “come dire”:Pur essendo più confusi che mai, fingiamo di non esserlo affatto; anzi, abbiamo imparato a dire una cosa e, come dire, ad aggiungerne un’altra e poi un’altra ancora, senza avere detto, come dire, un bel nulla.
E’ l’esorcismo del vuoto che si sposa con l’evoluzione della fuffa, che ha fatto davvero passi da gigante in tutti i campi.
A cominciare da quello, come dire, del dare aria alla bocca.
Amleto: “Essere o, come dire, non essere? Che gran bel problema”, vero?.
Cordialità

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28 pensieri su “Come dire …

  1. Cordialità Esimio Lord Ninni.. impossibile non apprezzare quanto da Voi scritto. Ho sempre detestato l’uso continuo dell’intercalare “cioè” e ora ” come dire”, sarà pure in doppio petto quest’ultimo, ma avere un colloquio con qualcuno che lo usa continuamente mi fa venire l’orticaria.
    Serena notte Lord Ninni. Ossequi e cordialità, Patrizia

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