Ottone

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Nuovo

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Quella che vi racconterò oggi è una storia diversa, molto diversa dalle solite.
Spero che avrete la pazienza di leggerla fino in fondo perché, forse e dico solo forse, le storie più strane sono anche le più belle.
C’era una volta nella città di Gabri un fabbro di nome Ottone.
Gabri 1Era un fabbro molto bravo nel suo lavoro e le sue opere erano richieste in tutto il continente.
La sua specialità erano le armi. Forgiava spade che avrebbero trapassato qualunque armatura; frecce così perfette che anche il tiratore meno abile era sempre certo di colpire il bersaglio ed asce da guerra la cui lama affondava nell’acciaio come fosse burro.
Ottone era molto orgoglioso delle sue opere, aveva una moglie e due figlie piccole da mantenere e grazie alla sua arte ci riusciva egregiamente.
Una sera, mentre tornava a casa, si era interrogato sul perché negli ultimi tempi gli erano richieste così tante armi, mentre ormai non produceva più né armature né scudi. Non era riuscito a darsi una risposta soddisfacente, ma sicuramente, aveva concluso, doveva esserci in atto una guerra da qualche parte; morti, stragi, massacri dove, le sue armi, erano usate per uccidere. D’altronde a cos’altro può servire un’arma?
“Qualcuno deve pur costruirle. Le armi servono a difendersi e non dipende certo da me l’uso che ne viene fatto!”, pensò ad alta voce. “Se non le facevo io, altri fabbri le avrebbero costruite. Così, almeno, posso prendermi cura della mia amata Arima e delle nostre figlie.”
Quest’ultimo pensiero sembrò rassicurarlo e decise di non pensare più a null’altro se non al suo lavoro ed alla suaGabri 2 famiglia.
Il tempo passò ed il giro d’affari di Ottone si allargò a tal punto che ora aveva sotto di sé diversi apprendisti ed aveva preso anche l’abitudine di marchiare ogni arma, da lui prodotta, con l’iniziale del proprio nome, incisa sul metallo vivo. Ormai i soldi non erano più un problema. Aveva comperato una piccola fattoria proprio fuori la città e gli dei avevano benedetto quella casa con gioia e serenità. Era una fredda sera di Dicembre.  Ottone aveva chiuso la fucina e montato in groppa al suo cavallo, iniziò ad avviarsi verso casa. Pregustava, già, il caldo abbraccio della moglie e la dolce vista delle figlie che lo avrebbero riscaldato in quel rigido freddo invernale. Invece quello che trovò, al suo arrivo, gli ghiacciò le membra, paralizzandolo, mentre le gelide dita della morte gli strinsero il cuore.  La fattoria era stata bruciata, distrutta. Lasciò il cavallo e corse disperato, inciampando più volte.
La sua mente si rifiutava di credere a ciò che i suoi occhi vedevano.
Il corpo di sua moglie, visibilmente martoriato, era accasciato di fianco ai resti, quasi irriconoscibili, delle figlie.
Gabri 3Chi era stato? Briganti, guerrieri, soldati di ventura? Che differenza avrebbe fatto? La luna illuminava con la sua pallida luce quel teatro di dolore, sigillando, in quella sera di lutto, il tragico destino di Ottone. Il fato, però, non aveva ancora messo in scena l’ultimo atto di quella crudele tragedia. Le lacrime offuscavano la vista del fabbro, mentre stringeva al cuore il corpo dell’amata, ma non abbastanza da nascondergli l’orrenda verità.
Sulla coda della freccia, che trapassava il collo della donna, c’era un simbolo che risplendeva maligno al funereo chiarore della luna.
Era un simbolo di perfezione; una “O” incisa col fuoco nel metallo appena fuso; un simbolo di prestigio ed abilità.
Era il simbolo del più abile fabbro di tutto il continente. Era il simbolo del fabbro di Gabri.

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15 pensieri su “Ottone

  1. Avete ragione Lord Ninni, le storie più strane sono anche le più belle. La storia che avete raccontato racchiude un destino veramente crudele per Ottone, che costruiva armi per far vivere bene moglie e figlie, senza più farsi tante domande dopo che se le era poste un’unica volta.
    Le armi portano morte e nessuno è immune da esse, si può esserne vittime in qualsiasi attimo e la storia, a mio parere, lo fa capire bene. Ne circolano tantissime di armi nella nostra realtà, troppe, veramente tante, ma grazie a loro circolano anche tanti soldi e quindi non smetteranno mai di costruirne e di venderne e la morte avrà sempre vita più facile…. purtroppo!!!
    Ossequi Lord Ninni e buona serata.
    Patrizia

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  2. Terribile destino! Ha creato armi che servono per ferire, uccidere,per provocare dolore ….e tutto questo male che ha contribuito a diffondere, è arrivato a lui come un cerchio (O) che si è chiuso! ….

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  3. Il confine tra il quotidiano e l’amore e l’inconsapevole opera distruttiva che facciamo nei confronti della società.
    Abbiamo il coraggi delle nostre azioni quando, divenuti consapevoli, continuiamo a produrre dolore in cambio del nostro disinteressato lavoro-certezza?

    Una favola per aduti, Milord.
    Una favola che fa riflettere.
    Sempre bravissimo, mi signore.
    Buona giornata.

    Eleonora

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  4. Si, è vero.
    Un racconto con una morale profonda.
    Anima la tristezza in questa società dell’apparenza che, in virtù di certi guadagni, nasconde la testa nella sabbia e la mano dietro la schiena, senza pensare alle conseguenze.
    La vita, però, lascia il segno:
    come in un cerchio, che deve necssariamente chiudersi, torna all’inizio e colpisce.

    Milord, bello sul serio.
    Vivace storia e profonda morale.
    Buona giornata 🙂

    (Mi permettete un abbraccio’ Grazie)

    Giorgia

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    • Quando viene forgiata un’arma ritorna contro in egual misura. Disarmarsi e’ volare oltre l’umano scorrere delle cose, oltre gli specchi della ragione.

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  5. carissimo Milord, che scritto splendido, pieno di un grande significato. Non si può far finta di nulla, se si produce morte e dolore, non basta dire : “Non sono io che uso l’arma “. Il destino ripaga sempre le nostre azioni…senza fretta quasi desse il tempo di ripensarci.
    Non oso pensare alle fabbriche di oggetti di tortura ( che se non sbaglio sono anche in Italia ).
    Piuttosto che lavorare lì: mi butto da un ponte o farei la p…

    Un abbraccio sincero e buona notte di cuore
    Giovanna

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  6. L’ho letto e mi ha colpito nel cuore.
    Il dolore è forte quando proviene da tutto quello che era motivo d’orgoglio per la propria professione.
    Mi ha colpitoil fatto che “se non l’avesse fatto lui, di costruire armi, l’avrebbe fatto qualcun altro. Quindi …”.

    Ai revoir.

    Annelise pour toi

    Bisous

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  7. Oltre le parole del Vostro scritto Milord, c’è un qualcosa che non si lascia rivelare … un senso di vuoto che si fissa alla bocca dello stomaco e stringe, come a soffocare la speranza di un Perdono. Una strana emozione che si porta via i Sogni e le illusioni.

    Come se una voce dicesse, nell’aria … più a se stessa che al lettore … ” Ascolta e rifletti. Se contribuisci a creare morte, la Morte ti chiederà in pegno ciò che più ha valore per te. Non la Vita Tua …. non le Tue Glorie … ma L’Amore che riservi al caldo di un focolare nascosto e al mondo brutale cui Tu affondi le lame”.

    Il Cerchio non può aprirsi né chiudersi. Questa è la sua Eternità; essere infinitamente specchio di Verità per ogni passo. Azione e reazione. Bianco e Nero. Vita e Morte.
    ____
    Il Vostro scritto fa riflettere … e molto.

    i Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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