Non sono Charlie!

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Io non sono Charlie
Io non sono Charlie, perché la tragedia di Charlie Hebdo non è solo frutto del fanatismo sanguinario della setta wahhabita, ma anche dell’incosciente (e in qualche caso criminale) stupidità dell’Occidente
E’ terminata, a Parigi, una delle più grandi manifestazioni degli ultimi decenni “contro il terrore e per la libertà”, come titola Le Monde. La maggior parte dei partecipanti hanno esibito la scritta “Je suis Charlie” (Sono Charlie), in segno di omaggio ai caduti del settimanale satirico che è stato l’obiettivo primo della fanatica furia omicida dei fratelli Kouachi, e della orrenda pretesa di vendicare col sangue il dileggio al profeta Maometto del 2006.
L’orrore, senza fine, suscitato dalla spietata esecuzione dei redattori e caricaturisti del settimanale, il gratuito colpo di grazia col quale è stato finito in rue Richard Lenoir il poliziotto di origine araba Ahmed Merabet, la presa di ostaggi e la morte di quattro ignari clienti della boulangerie kocher alla Porte de Vincennes, sono tutte ottime ragioni per aver partecipato alla manifestazione di Parigi, e dire basta alla sanguinaria spietatezza dei fanatici che insanguinano oggi l’Europa, dopo avere seminato morte e terrore in Medio Oriente e altrove.
Tutto ciò non mi impedisce, però, di dire che “Io non sono Charlie” e di tentare di spiegarne le ragioni.
L’espressione “Io sono Charlie” non ha solo l’ovvio significato di schierarsi con le vittime, di manifestare 2solidarietà alle famiglie e condanna verso ogni manifestazione di violenza. O almeno, se è nata così, nella spontanea iniziativa di migliaia di persone commosse e incredule (gran parte delle quali sono tra i manifestanti di Parigi), si è poi trasformata, distorta e strumentalizzata, in qualcosa di altro: una sorta di chiamata alle armi del “migliore dei mondi possibili” (quello occidentale), contro i suoi nemici, che disprezzano e combattono la libertà.
Manuel Valls, il primo ministro francese ha dichiarato:
On a voulu assassiner l’esprit français, la liberté, la démocratie, la tolérance. La réponse de tous les Français qui disent Je suis Charlie, de la presse internationale, la seule réponse possible est bien celle de la liberté”.
[Si è inteso assassinare lo spirito francese, la libertà, la democrazia, la tolleranza. La risposta di tutti i Francesi che dicono “Je suis Charlie”, della stampa internazionale, la sola risposta possibile è quella della libertà].
E così via di seguito, fino all’Ambasciata statunitense di Parigi, che ha cambiato la sua icona Twitter (in #JeSuisCharlie), e alla partecipazione alla manifestazione di Parigi di personaggi del calibro del primo ministro turco Ahmet Davutoglue (dirigente di un paese finanziatore e sostenitore dell’ISIS) e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (responsabile dei massacri di Gaza), nonché del ministro dell’economia israeliano, Naftali Bennet, che si vantava di avere ucciso “molti Arabi”. Sono peraltro moltissime le assenze importanti, da quelle del presidente degli Stati Uniti d’America, ai paesi del Sud America, a quella della Cina, nonché di coloro che sono davvero in prima linea contro il terrorismo wahhabita; dal presidente siriano Bashar el Assad, a quello iraniano e a Hezbollah libanese.
Lo spirito francese e le nostre libertà
Parliamo un po’ dello spirito francese invocato da Manuel Valls, quello della libertà di espressione attaccata dai fanatici terroristi islamici. Se lo andate a raccontare ai miei amici del Sahara Occidentale, rischiate di farvi ridere in faccia. Nessuno, ma proprio nessuno, dei grandi media francesi ha mai parlato delle quotidiane violazioni dei diritti umani in Marocco, paese strategicamente amico della Francia, come non aveva mai parlato delle ruberie di Ben Ali in Tunisia.
Ma, a parte questo, la Francia è anche il paese in cui vige il divieto, per legge, di esprimere valutazioni diverse da quelle ufficiali a proposito dell’Olocausto. Si tratta della legge Gayssot-Fabious del 13 luglio 1990 n. 615, che punisce la negazione dei crimini contro l’umanità nei termini in cui essi sono stati definiti dal Tribunale di Norimberga. Un tentativo di estendere tale divieto di opinione anche al cosiddetto sterminio degli Armeni, è stato poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.
Non è solo la Francia a prevedere questo reato, presente nella legislazione di altri paesi europei. Anche in Italia, il progetto di legge “Mancino/Modigliani/Taradash” ha ricevuto molti consensi, compreso quello dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
In Francia però questa legge ha avuto molte applicazioni, non solo nei confronti del povero bottegaio un po’ suonato, che è stato condannato a sei mesi di prigione per avere inviato 300 lettere che negavano l’Olocausto, ma anche nei confronti di Vincent Reynouard, condannato a un anno di reclusione (nove mesi realmente scontati), o del più noto Roger Garaudy, condannato a nove mesi per avere posto in dubbio la versione ufficiale sull’Olocausto.
Cosa c’entri tutto ciò con la “libertà di espressione” è difficile dire, come è difficile sostenere che un paese che contenga nel suo ordinamento una siffatta legge sia “la patria dei diritti umani”. Ma veniamo più da vicino alla drammatica vicenda delle vignette di Maometto, ovvero all’origine dell’odierna tragedia.
Le vignette blasfeme
Si tratta di vignette stupide e volgari, che ritraggono Maometto mentre mostra compiaciuto le sue terga o mortificato con una stella sull’ano. Vero è che la libertà di espressione è sacra, come dice Manuel Valls, ma egli stesso è la dimostrazione vivente che, in Francia, questo non è sempre vero (e non solo a causa della legge Gayssot/Fabious).
Fu proprio Manuel Valls, infatti, allora ministro dell’interno che, l’anno scorso, diede ordine alla polizia di impedire uno spettacolo del comico Dieudonné M’Bala, autore di una caricatura sull’Olocausto. Si trattava di3 uno spettacolo in qualche modo stupido e volgare, non più tuttavia delle vignette pubblicate da Charlie Hebdo che, non solo non vennero mai vietate, ma sono oggi presentate come manifestazioni dello spirito francese e della libertà di espressione.
Il risultato di questa politica dei “due pesi e delle due misure”, considerare cioè come una manifestazione della libertà di espressione la pubblicazione di vignette stupidamente (e inutilmente) irriverenti verso il sentimento di milioni di mussulmani, e bollare di “incitamento all’odio razziale” uno sketch stupidello sulla shoah, ha prodotto risentimento e rancore nelle banlieue francesi, tra quei giovani figli di immigrati maghrebini, che già si sentono il bersaglio dell’odio dei seguaci (in crescita) di Le Pen, ma anche dei vari dandy che compongono la gauche francese.
La Giustizia francese, tanto prodiga di condanne nei confronti dei negatori dell’Olocausto, è del tutto tiepida, infatti, nei confronti di altre forme di “incitamento all’odio religioso o razziale”. Lo scrittore Michel Houellbecq è stato completamente assolto dopo avere dichiarato nel 2001 al magazine Lire: “La religione più stupida è l’Islam”; e Alain Finkielkraut, “filosofo” di una certa sinistra francese, ha dichiarato al quotidiano israeliano Haaretz (18 novembre 2005), senza essere poi oggetto di alcuna sanzione: “Nonostante tutto quello che la Francia ha fatto per loro, i figli degli immigrati la odiano. E’ così nella loro cultura … il problema è che la maggior parte di questi ragazzi sono neri o arabi e si identificano nell’islam”.
E così la politica dei “Due pesi e delle due misure”, oltre che all’endemica compiacenza verso l’occupazione israeliana della Palestina, contribuisce a indirizzare il rancore degli esclusi francesi di origine araba verso l’adesione alle correnti più estremiste dell’islam politico, quelle correnti che peraltro sono da sempre state corteggiate e finanziate dall’Occidente.
Il terrorismo islamico alimentato dall’Occidente
Il quotidiano inglese The Telegraph ha dimostrato come Cherif Kouachi, uno dei due assassini di Charlie Hebdo, sia stato amico e discepolo di Djamel Beghal, a sua volta discepolo di Abou Hamza, il tristemente noto predicatore wahhabita della moschea londinese di Finsbury Park. Un uomo che, oltre a predicare l’odio fanatico e reclutare terroristi, collaborava con il MI5 (il servizio di informazione in (il servizio di informazione interterno inglese). La ragione di tale collaborazione stava, da un lato, nella assicurazione fornita al governo inglese, che non sarebbe stato “versato sangue” sul suo territorio, ma anche in più complessi equilibri geostrategici.
E’ abbastanza noto che i migliori alleati dell’Occidente in Medio Oriente sono da sempre stati quei paesi, come il Qatar e l’Arabia Saudita, che più sono coinvolti nell’attività terroristica internazionale. Il predicatore Abou Hamza era wahhabita, vale a dire esponente di quella corrente ultraconservatrice dell’islam, di cui proprio l’Arabia Saudita è il paese depositario e quello che stanzia milioni di dollari per la sua diffusione nel mondo.
E’ anche noto che Al Qaeda è stata in qualche modo “creata” dall’Occidente, quando se ne è servita contro l’URSS in Afghanistan. E, più recentemente, quante “anime belle” nostrane si sono battute a favore delle attività terroristiche cecene, che erano espressione proprio di quella cultura wahabita finanziata dall’Arabia Saudita, o delle attività, oramai apertamente terroriste, dell’irredentismo uiguri. E ciò solo perché si tratta di gente che combatte contro i “nemici” dell’occidente, Russia e Cina.
Ma proprio la Francia ha avuto un ruolo di primo piano nella sconsiderata “primavera libica”, che tanti danni ha provocato in termini di espansione delle attività terroristiche e nella creazione di milizie armate, dopo il saccheggio degli arsenali di Gheddafi. L’allora Primo Ministro Nicolas Sarkozy, divenuto per l’occasione seguace delle tesi sioniste del “filosofo dandy” Bernard Henry-Levi, vi si è buttato a capofitto, sperando di rinverdire gli splendori di una potenza francese più che in declino. E, nello stesso tempo, per assicurarsi qualche contratto milionario con il ricco Qatar, finanziatore del terrorismo salafita.
L’indecente atteggiamento dell’Occidente nei confronti della tragedia libica sta tutta, però, nel risolino con il quale Hillary Clinton, allora Sottosegretaria alla Difesa USA, accolse l’annuncio della lapidazione di Gheddafi, sodomizzato e finito dai “ribelli” libici, considerati dall’Occidente come combattenti per la libertà “We came, we saw, he died” [Siamo venuti, abbiamo visto, è morto], ha detto ridendo la (forse) prossima presidente degli Stati Uniti, mostrando un atteggiamento non dissimile da quello dei disgraziati che hanno festeggiato l’assassinio dei redattori di Charlie Hebdo.
La guerra di Siria non è stata da meno. Anche qui la stampa occidentale, e il governo francese (oltre al solito Bernard Henry-Levi), hanno insistito per anni a presentare i “ribelli” siriani come difensori della libertà, solo perché la caduta di Bashar al Assad era congeniale agli interessi geostrategici dell’occidente e di Israele. A lungo, la stampa mainstream è rimasta sorda alle denunce dei massacri perpetrati dalle forze ribelli contro i soldati di Bashar al Assad, contro le comunità cristiane di Siria, fingendo di vedere un film diverso, fino a quando la comparsa dell’ISIS e la diffusione dei video con la decapitazione dei giornalisti occidentali non li ha costretti a prendere atto che i loro beniamini altro non erano, se non orridi assassini, della stessa razza di quelli che hanno massacrato i redattori di Charlie Hebdo.
Ciononostante, prosegue ancora oggi la rottura delle relazioni diplomatiche con il legittimo governo di Bashar al Assad e il riconoscimento della fantomatica “Coalizione Nazionale” siriana, né è stata fatta alcuna autocritica per la sconsiderata fiducia attribuita dal governo francese a ignobili mestatori come Bernard Henry-Levi.
E’ per questo che non mi sento di dire “Je suis Charlie”, perché l’orrido assassinio è stato il frutto di un fanatismo omicida a lungo tollerato (e favorito) dall’occidente. Perché non si può consentire oggi a un leader in declino come François Hollande di cercare facili consensi invocando un fronte comune contro mostri che egli stesso ha contribuito a creare. Perché non si può permettere che uno dei massimi dirigenti di quel governo turco, che è ancora oggi il più attivo sostenitore dello Stato Islamico (ISIS), sfili contro il terrore e per la libertà, a braccetto con Netanyahu, massimo propugnatore della colonizzazione ebraica della Palestina.
Perché non si può difendere una presunta “libertà di espressione” che, in Francia, funziona a doppia velocità. Perché non si può operare una distinzione tra un noi (buoni) e un loro (cattivi). Perché la tragedia di Charlie Hebdo non è solo frutto del fanatismo sanguinario della setta wahhabita, ma anche dell’incosciente (e in qualche caso criminale) stupidità dell’Occidente.
Quando era ancora fresco il sangue delle vittime, a Parigi, una strana atmosfera si è abbattuta sulla Francia. Raramente recupero politico, ipocrisia e cinismo hanno raggiunto una simile intensità. Nei media, l’isteria ha toccato il parossismo.
4In nome della “unità nazionale” e in nome della “libertà di espressione”, si mette a tacere ogni velleità e qualsiasi possibilità di esprimere un pensiero diverso. Ogni voce dissonante è considerata con sospetto, emarginata e sottilmente repressa. Diventa un dovere per tutti, senza eccezione, di essere Charlie. La ragione deve restare in sonno. Si sveglierà forse più tardi. Al momento conta solo sottomettersi totalmente alla unione sacra contro il terrorismo. Un lento processo di fascistizzazione degli spiriti procede insidiosamente.
Non c’è posto per gli eretici in questo bel concerto di unanimismo. Il loro pensare ed essi stessi costituiscono una offesa, un affronto ed un insulto al discorso dominante.
Chi ha creato il terrorismo e i terroristi? Chi li arma, li finanzia, li addestra? Quale è il ruolo degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita, del Qatar, della Turchia e dei governi europei, quello francese in particolare? Chi incitava i giovani a partire per la Siria per fare la guerra santa contro il regime di Bashar? Chi ha inventato dal nulla i ribelli siriani, libici e i mujaheddin della libertà? Mille domande che oggi vengono occultate e tenute in ombra. La folla deve restare ignorante. E, come diceva Orwell in 1984, “l’ignoranza è la forza”!
L’unità deve essere completa, perfetta, totale. Donne, uomini, bambini, giovani e meno giovani, devono marciare insieme dietro ai capi di Stato. Perché “dobbiamo essere coscienti che la nostra arma migliore è la nostra unità, l’unità di tutti i concittadini di fronte a questa prova. Niente potrà dividerci, niente deve metterci in contrapposizione, niente deve separarci”.
Il presidente della Repubblica chiede, senza alcuna eccezione, a tutti i cittadini, partiti politici, sindacati, associazioni ecc., di scendere in piazza per marciare mano nella mano dietro a Hollande, Sarkozy, Rajoy, Cameron, ai rappresentanti dell’Unione e della Commissione Europea, al Segretario generale della NATO (braccio armato dell’imperialismo), a Netanyahu, Avigdor Lieberman (due criminali di guerra) e a molti altri leader, direttamente o indirettamente responsabili dell’esistenza stessa del terrorismo che ha ucciso, a Parigi, freddamente e vigliaccamente diciassette persone innocenti e continua a seminare morte in tutto il pianeta. “I semi cattivi che essi (i leader) hanno seminato in tutto il pianeta hanno prodotto una messe abbondante di gruppi, la cui crudeltà e barbarie si ispira direttamente a quella dei loro padroni. L’Arabia Saudita, modello di democrazia e di rispetto dei diritti dell’uomo e soprattutto della donna, decapita con la sciabola e in pubblico ogni anno decine di persone. E l’Arabia resta il sostegno finanziario e ideologico (il wahhabismo) più importante di molte organizzazioni jihadiste reazionarie”.
L’Islam, i Musulmani, i figli dei lavoratori immigrati vengono messi all’indice e presentati da una parte della popolazione e dai media come i responsabili del massacro. Alcune moschee sono state oggetto di attentati, vetrine kebab sono state fatte esplodere, auto di famiglie mussulmane sono state crivellate di colpi, alcune persone sono state fisicamente aggredite, un po’ dovunque in Francia e in Corsica. I media aizzano in questo modo razzismo e odio, così come i politici, alcuni romanzieri che sfruttano fino al midollo il massacro di Charlie Hebdo. L’attentato e la gigantesca manipolazione politica e mediatica che ne è seguita non hanno fatto che esacerbare un razzismo latente, più o meno represso.
La confusione tra Islam e terrorismo, il razzismo ambientale, sono tutte armi efficaci usate dalla classe dominante, per mezzo del potere politico e mediatico, per meglio nascondere la propria responsabilità nella situazione economica e sociale disastrosa della Francia di oggi. L’individuazione di un capro espiatorio consente anche di distogliere l’attenzione delle masse popolari dai veri problemi che le affliggono quotidianamente. Da questo punto di vista, l’attentato contro Charlie Hebdo costituisce una fortuna insperata per il governo, che adesso potrà proseguire senza rischi la sua politica di austerità interamente a servizio del padronato. I terroristi, senza volerlo, gli rendono quindi un immenso servizio.
Purtroppo Charlie Hebdo, anche se nel suo pieno diritto e nella sua piena libertà, ha molto contribuito alla realizzazione di questo clima detestabile di stigmatizzazione e disprezzo dei musulmani di Francia.
Dopo l’11 settembre 2011, sotto la direzione di Philippe Val e Caroline Fourest soprattutto, Charlie Hebdo non ha smesso di riversare odio, facendo dell’islamofobia l’asse centrale della sua linea editoriale. Nel corso degli anni, Charlie Hebdo ha perso la sua fisionomia contestataria, per ridursi ad un puro e semplice giornaletto al servizio dell’ordine costituito.
PS: Charlie Hebdo era in fallimento perché non vendeva più.
Cinque milioni di copie a 3€ a copia (basta fare due conti per conoscere l’introito finale) sono una bella cifra.

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.E’, momentaneamente, sospeso l’uso del “Voi”
Cordialità

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32 pensieri su “Non sono Charlie!

  1. Molto articolato e soprattutto, a differenza di tanti altri articoli letti in questi giorni questo almeno spiega. Spiea un punto di visa e spoega tante verità.
    L’oscurantismo di questi giorni, l’arroganza mentale, sono e a fanno da padrona.
    capisco il punto di vista e rifletto sull’altro spazio che la mente ha nascosto.
    L’ondata delle emozioni, magari innocentementee all’inizio, portano a gravi fraintendimenti.
    Si è demonizzata una religione, quella mussulmana, ghettizzando tutto il resto.

    Pericoloso.
    Vorrei analizzare, meglio, il contenuto.
    Ci sono molti spunti per delle serie riflessioni.
    Non dico, come la classica pecora, mi hai convinto, ma ho un moto di arresto.
    Non improntato alla reazione, intendiamoci (se reazione ci deve essere, deve essere popolare contro tutti i fanatismi) ma improntanto alla riflessione,

    Si, sotto questo aspetto, quindi, io non sono Charlie.
    Buona giornata

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  2. Due canali e due modi per rispettare: fare riflettere e avere cura del prossimo.
    Ninni, hai espresso non soltanto dei concetti. Hai portato un modo di vivere l’esistenza, con i fatti e le deduzioni.
    Leggevo, l’altro ieri, un articolo su Repubblica che inaugurava l’era dell’intransigenza contro i buonismi e contro i fanatismi, condannando, a spada tratta, l’integralismo … ma anche la religione che porta all’integralismo.
    Convengo con te che se abbiamo l’integralismo da parte degli islamici, non vuol dire che l’Islam fa schifo tutto.
    Premesso questo do ragione a Maghdi Allam quando sottolinea che l’Islam (il cui Corano ne è la direttiva guida) è portato alla violenza se non negli atti (?) sicuramente nel pensiero.
    ma anche il cristianesimo dico e anche l’ebraismo.
    Ovvero le tre religioni monoteiste.

    Bisogna tenere il conto di anti fattori.
    Nello specifico non sono, neanche io (ma fin dalla prima ora) Charlie. Almeno dal punto di vista da te portato.
    Ciao Ninni

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  3. Sai cosa succederebbe se venisse riscritto il Corano 2.0?
    Un nuovo vangelo (si potrebbe capire e valutarne l’efficacia rispetto ai tempi che viviamo) come quello di Cristo, in aggiunta al vecchio Corano.
    L’antico e il nuovo Corano!
    Starebbe bene nello specificare il nuovo Islam.
    Ci starebbe bene, anche, un ebraismo 2.0.
    Un articolo pieno e sofferto.

    Ciao Nì, un bacio

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  4. Ci vuole un ignorante per rendersi conto che un’altra persona è ignorante, brutto stronzo

    pulire i cessi è un mestiere come un altro e l’ho fatto e non me ne vergogno…
    si capiscono tante cose degli umani quando si puliscono i cessi, cosa che tu non sarai mai in grado di fare, dall’alto della tua superiorità mussulmanica… quello che conosco del mussulmanesimo mi basta ed avanza per formare la mia opinione, non portate pace non portate verità, portate donne imburkate e rese schiave e giocattoli sessuali, portate odio contro i cristiani, le vedo per youtube le cose che fate ai cristiani che hanno la sventura di vivere nei vostri paesi benedetti da allà che lasciate a frotte per venire in paesi democratici a sfruttarci e godere di benefici e privilegi e libertà che a casa vostra ve li sognate … e venite a portare arretratezza, la civiltà trasformata in medioevo …
    il mio disgusto disprezzo per la vostra religione resta e resterà fino alla fine dei miei giorni.
    il mio giudizio che siete solo dei barbari medievali e che avete perso tutte le qualità di intelligenza ed invenzione che avete avuto fino a che quel pedofilo di maometto ha imposto la sua pedofiliaca arretrata morale e distrutto tutto ciò che di bello ed intelligente c’era nelle persone arabe… sguazzatevi voi in questo squallore medioevale, io preferisco pulire cessi che andare a tagliare le teste ai cristiani, lapidare donne innocenti, uccidere per il gusto di farlo.
    e siete tanto intelligenti da non esservi resi conto che tenendovi ignoranti ed indottrinati e fanatici i vostri capi imam vi sfruttano per i loro obiettivi e per il loro benessere, non certo per il vostro… vi tengono ignoranti e sottomessi per fare di voi quello che vogliono… la frottola delle vergini che vi aspettano se morite per la causa è una invenzione per farvi fare la qualunque cosa vada contro la morale , per farvi fare le cose più abbiette, come tanti di voi stanno facendo, il premio è fottervi le vergini, che dopo la prima volta vergini non sono più, e non vedo milioni di miliardi di vergini a disposizione per tutti quelli di voi che si sacrificano per la causa, ma quale causa???
    una causa sensata?
    una causa giusta?
    una causa buona?
    una causa che porta progresso?
    una causa che porta amore???

    forse voi un giorno possederete il mondo, ma di sicuro non possederete mai me, il mio spirito, la mia anima… tutto il resto per me è spazzatura… 

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    • Per cercare di tenere tranquilli i mulmani la vita ha subito cambiamenti,  si è arrivati a rimuovere il crocifisso cristiano dalle nostre istituzioni pubbliche e si sono già separati i tempi e gli spazi nelle piscine pubbliche, che ovviamente sono mantenute con le tasse dei non musulmani.

      Ancora li difendi cane?

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      • AL FATAH…. SEI UN IDIOTA ISTERICO E CAZZONE… IGNORANTE COME UNA CAPRA E PURE DISLESSICO!
        Mi è capitato di fare la cameriera e anche di pulire qualche bagno ma non ho mai smesso di leggere, di studiare e di informarmi! TU INVECE, vieni qui ad offendere senza cognizione di causa e dimostrando a tutti di non saper leggere, nè comprendere, ciò che ha scritto Ninni. Non sai neanche che vuol dire Al Fatah!
        Ma va a quel paese… o come dice Spillo Va fanculo!

        Ninni ha detto l’opposto di quello che tu dici di aver letto!
        Conosco Ninni e posso dire “con cognizione di causa” che è molto agnostico… e che non è nè musulmano, nè cristiano, nè altro…!

        CARO al fatah… quelli come te un giorno sono da mele e un giorno sono da zucchine…
        Della serie…. Un giorno lottano contro i musulmani e il giorno dopo vanno a mettere le bombe nel nome del profeta!

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      • spillo
        emmavittoria
        alessandra bianchi
        grande flaggello
        manurela rovati

        ma fatemi il piacere schiavi rotti in culo ai potenti
        ruffiani

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      • Caro Signore ANONIMO DEL COMUNE DI MILANO (dura la vita eh?)
        hai avuto i tuoi cinque minuti di gloria nella tua squallida esistenza! Bravo.

        E con viva e vibrante sodddddisfazione ti auguro una vita longeva e piena di salute…

        PS: Non ti risponderò ulteriormente. So che a mettersi a parlare con i diversamente intelligenti non succede nulla di eclatante! Sicuramente mi batteresti con la tua esperienza (lavorativa e applicativa verso il Comune di MILANO dove svolgi con il sudore della fronte e l’ingrossamento delle gonadi, la tua mansione verso il pubblico, e quindi pagata profumatamente con i soldi dei contribuenti, e quindi anche i miei…) ….e mi trascineresti al tuo livello… Non vali altro tempo!

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  5. Io mi sono stampata tutto per due motivi:
    1) Voglio conservarne una traccia
    2) Voglio leggerlo con calma.
    Dopo una lettura rapida mi trovo decisamente d’accordo con le tue deduzioni, milord.
    Bene.

    Per Al Fatah
    ma smettila che ci fai vergognare a tutti per le panzanate che scrivi.

    Buona giornata a tutti.

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  6. Viviamo in tempi oscuri. Tempi dove il ritorno al primitivo (sembra di vivere il periodo puritano nell’America delle prime colonie) fa paura.
    Credo sia la paura, il riscatto da anni di incubi esistenziali che abbiano portato tanto dolore integralista.
    Integralismo? Il riscatto porta anche a questo.
    Si osserva che, i primo che alza la voce, riesce a essere attenzionato e misurarsi con chi gli sta intorno.
    Più alzano la voce, più vengono temuti, rispettati nella loro intimità religiosa e trattati con rispetto per non avere “problemi”.
    Io non condanno alcuna forma religiosa (per me sono tutte uguali, dagli ebrei, cristiani e mussulmani, agli induisti, buddisti ecc. ecc.).
    La o le guerre di religione si sono SEMPRE basate sull’arroganza che ognuno aveva ragione.

    Le guerre fra poveri.
    ma come è possibile, dico io, che siamo riusciti a dare voce ai tagliagole?
    Perché la colpa è nostra. Non si creda diversamente.
    Echecazzo.

    Bè, caro Ninni, ssicuramente non sono Charlie, ma non sono fanatico né integralista, né uno stupido fedele che è convinto di tutto quello che dall’aldilà gli hanno favoleggiato e perde di vista tutto quello che ci sta nell’aldiqua.
    Ciao e buona giornata

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  7. L’odio contro il mondo musulmano è purtroppo una questione aperta che va avanti da secoli. Cos’altro aggiungere a quanto hai già mirabilmente evidenziato? Forse solo che dopo 11 settembre, ma forse ancor prima, una certa Signora aizzò l’Occidente contro l’Islam con la sua trilogia dell’odio. Purtroppo, ma era prevedibile, Je suis Charlie non è stato un grido di protesta, di indignazione contro il terrorismo e gli estremismi. E’ stato anche e forse soprattutto un business che non ha portato di certo in vita le vittime innocenti. Ha però sortito l’effetto di esacerbare ulteriormente gli animi di tutti, e di questo passo non si potrà che continuare a vivere nel terrore.

    Si parla tanto della cultura dell’Islam, che sarebbe violenta e discriminatoria. Ma guardiamo in casa nostra: quante donne, giorno dopo giorno, nel silenzio accusano gli abusi di uomini non meno crudeli di un boia? E’ solo un esempio. La più parte degli occidentali si ritiene al di sopra, ma al di sopra di chi, di cosa? Non basta indossare giacca e cravatta per essere civili, quando una donna viene sfregiata per sempre perché le viene buttato in faccia dell’acido. Non vedo nessuna superiorità culturale nel mondo occidentale.

    Con stima

    beppe

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  8. È deprimente osservare gli inviti rivolti alla comunità musulmana affinché condanni il terrorismo. È deprimente leggere storie di “musulmani buoni”, come se il buon musulmano fosse un’eccezione alla regola di un popolo intero.
    Continueremo a leggere discussioni sulla satira, sulla libertà di espressione e sui suoi limiti, e speculazioni su come evitare tragedie simili, perché speculare è sempre più facile che accettare l’impossibilità di fermare il terrorismo. Non possiamo certo convincere gli estremisti con il pensiero razionale o con le nostre idee su cosa è giusto e cosa è sbagliato.
    La vita va avanti veloce, ma a volte le considerazioni non tengono il passo. Eppure continuiamo a pretendere una risposta immediata, un consenso immediato, universale. Un istantaneo “ci sono anch’io”, come se le persone non avessero il diritto a fermarsi e riflettere. Non vogliamo complicare il dolore e la rabbia, perché è più semplice provare queste emozioni nella loro forma più pura.
    Più divento vecchia (e saggia, spero) e più sento l’esigenza di fermarmi. Voglio avere il tempo di pensare a come mi sento e al perché mi sento in quel modo. Non voglio fingere di essere esperta di cose di cui non so nulla per il solo scopo di offrire a qualcun altro la mia reazione immediata a suo uso e consumo.

    La richiesta di una risposta attraverso i mezzi di cui disponiamo (soprattutto i social network) nasce in parte dal fatto che ci sentiamo così impotenti nella vita di tutti i giorni. Siamo persone con un lavoro e una famiglia, abbiamo le nostre preoccupazioni quotidiane. È facile sentirsi impotenti davanti al terrorismo di Parigi, alle centinaia di ragazze rapite in Nigeria, all’attentato contro la sede di un’associazione per i diritti degli afroamericani in Colorado o all’omicidio di un nero disarmato da parte di un agente di polizia.
    Grazie ai social network possiamo sentirci meno soli, meno impotenti. Possiamo compiere questi gesti di solidarietà. Je suis Charlie. Possiamo cambiare l’avatar. Possiamo condividere la nostra rabbia e la nostra paura senza dover ammettere che non possiamo fare molto di più.
    Eppure continuiamo a sentirci impotenti e inadeguati. Quando vediamo che qualcuno non partecipa alle nostre espressioni di solidarietà – che non mostra la consapevolezza della propria impotenza – vediamo qualcosa che forse possiamo cambiare.
    È per questo che pretendiamo partecipazione.

    Caro Ninni, ti leggo dopo tanto tempo e oggi, mosso un po’ dalla curiostà, sono tornato e con grande soddisfazione.
    Ciao e un abbraccio con tanta stima.

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  9. quanto accaduto in francia può capitare ovunque in europa, italia compresa.
    passata l’emozione del momento è giunta l’ora di trarre alcune considerazioni in merito
    l’europa non è preparata, men che meno l’italia.
    degli stati europei che sono preparati si salva solo l’inghilterra.

    cmq per restare in ambito più ristretto voglio parlare dell’italia e sul fatto se si è o meno preparati a prevenire e reagire in modo tempestivo ed efficace ad attacchi come quello di parigi
    la politica non è pronta e questo è il problema più grosso che abbiamo.
    troppi politici ragionano come ai tempi delle BR ossia considerano “compagni che sbagliano” i terroristi, dicono che se loro esistono la colpa è dell’occidente, ecc ecc e sono contrari ad ogni tipo di misura atta a contrastare questo tipo di pericolo. fino a quando in una parte di sx non si sveglieranno e capiranno che devono dissociarsi in modo netto e chiaro, non con i loro distinguo giustificativi, dai terroristi eventuali attacchi in italia provocherebbero solo le solite manfrine di accuse al governo con relativa richiesta di dimissioni ecc ecc.
    servizi a mio avviso hanno sventato già eventuali piani contro obiettivi italiani. abbiamo in questo campo una delle migliori intelligence al mondo il problema è sempre dettato dalla politica che comunque li controlla e non gli permette di agire come invece altrove riescono a muoversi senza le rotture di balle dei beceri politici buonisti anti nazionali
    qui abbiamo grossi problemi dovuti al fatto che i terroristi non sono organizzati in modo tradizionale ma possono anche essere persone che “improvvisamente” si mettono ad agire come “cani sciolti” e quindi difficilmente se uno di questi dovesse agire si riuscirebbe a fermare in anticipo
    in oltre la preparazione di queste persone è di tipo militare, non sono dei “rambo” ed i due ragazzi francesi lo hanno dimostrato in modo netto che sono dei “semidilettanti”, non ad altissimi livelli ma sicuramente ad un livello leggermente più alto rispetto alla preparazione di un qualunque agente su strada che in caso dovesse intervenire prontamente sicuramente sarebbe un bersaglio facile come lo sono stati i poliziotti francesi uccisi a parigi.

    bravo Ninni come sempre.

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  10. Non è preparato nessuno stato, sai quante persone atterrano ogni giorno ad heatrow, quante a london city, quante a gatwich e stansted o luton?
    Sei mai stato nella periferia londinese, quella vera, tipo croydon, mo metti uno con un bel candelotto che entra da boots e fa il boot, ma quando lo sgami?
    Sono cambiate le regole, e questo sono molto più infami, te ne devi fare una ragione

    Salve

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  11. Dunque, a parte l’espressione “olocausto” che permettimi è sbagliata – l’olocausto è altra cosa, ad esempio Abramo e Isacco – concordo con quasi tutto ciò che hai scritto.
    Se guardiamo bene, non esistono innocenti, non certo in Francia e neppure in Italia. E di sicuro le vignette erano volgari e blasfeme. Peraltro, condanno la violenza e l’ipocrisia di troppi.
    Radiosità, amico.

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  12. Sono convinta che farsi beffe del Credo di qualcuno e pensare che in nome della libertà di espressione si possa ridicolizzare, disprezzare, offendere e ingiuriare senza pagarne le conseguenze sia quantomeno un atteggiamento ingenuo e superficiale.

    Essere liberi significa avere il coraggio di distaccarsi dal conformismo che sembra regnare sovrano di fronte ad eventi tragici come quelli che hanno colpito la Francia. Essere liberi è poter dire NO.
    Non sono d’accordo con ciò che avete fatto nè di come lo avete fatto. Uccidere non è la risposta; massacrare chi ti offende non può certo dirsi il modo più intelligente per “punire “ un affronto pur così grave alle proprie credenze. Ma non lo è nemmeno sventolare la bandiera della libera espressione a tutti i costi, di quel modo ipocrita e vigliacco che si pregia di prendere in giro la Fede di una fetta di mondo che non ci pensa due volte a mettere la parola fine sulla dissacrazione delle proprie credenze religiose.

    Non credo che sia stato un attentato terroristico quello a Charlie Hebdo, mi pare piuttosto un’esecuzione mirata e precisa. Un memento per coloro che si sono creduti al di sopra di ogni possibile bersaglio. Certo il mio pensiero deriva da una quotidianità fatta di telegiornali e servizi che mostrano un solo lato di quella medaglia che mi piacerebbe tanto voltare per scoprirne il lato oscuro. Ed allo stesso tempo temo di scoprire ben altro dietro a certi eventi così catastrofici, come se ci fosse una mano a comandare fili e bottoni e noi tutti fossimo pedine più o meno semovibili sulla scacchiera di uno strano gioco di potere e di schieramento.

    Io sto con quello, io invece mi dissocio … io invece resto a guardare mentre il mondo si prende in giro da solo e da qualche parte ridono a crepapelle.
    È una stranissima sensazione quella che mi prende alla gola se penso che nessuno è davvero più al sicuro in questa parte di universo, una guerra nascosta e subdola sicuramente peggiore di quelle aperte che ci invadono ogni giorno dagli schermi e dai giornali.

    Non lo so, più rifletto e meno vedo una via d’uscita a questo modo di sopravvivere che ci fa chiudere gli occhi non appena tentiamo di aprirli un po’ di più. Sento un profondo senso di disagio più che una paura vera e propria, come se tutte queste pseudo-intolleranze con cui ci lavano il cervello siano solo uno specchietto per allodole e poco più in là ci sia una Realtà troppo scomoda per essere vista e troppo chiara per essere sopportata.

    Caro Ninni, un brano il tuo che si fa leggere con la forza della chiarezza, ecco che il mondo dovrebbe prendere esempio dalle voci che cercano di Fare Luce su entrambi i fronti e non dipendere da quelle che tentano di sotterrare le Vite altrui, celandole dietro slogan e manifestazioni fantoccio.
    Di sicuro non voglio essere Charlie, voglio poter dare un senso a ciò che vedo e sento, voglio poter dire il mio pensiero senza calpestare o essere calpestata se la penso in modo diverso o se credo in modo diverso. Chi decide che il mio modo è sbagliato e merita derisione oppure la morte? Non è così che dovremmo sopravvivere. Non c’è una Giustizia buona ed una cattiva. C’è solo la Verità e chissà dove si è Nascosta.

    Un saluto a Te e a Tutti.
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail
    Slàn

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  13. Ringrazio, con sincero spirito, tutti quelli che qui hanno lasciato una traccia, un pensiero, una considerazione.
    Ecco spiegato il perché non rispondo, come consuetudine, rigorosamente ad personam: sono ampiamente soddisfatto.

    Saluto, anche, l’utente anonimo “Al Fatah” (con indirizzo IP 217.31.112.66 che corrisponde al Comune di Milano . – Sì, avete compreso bene: Il Comune di Milano! 😦 )
    Rispetto le altrui idee e ringrazio quando, con l’appellativo “Stron …”, Mr. Al Fatah mi parla di suo padre. Ognuno, come la sua mamma, ha le proprie disgrazie.

    Grazie a tutti.

    Ninni Raimondi

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