Nadiya Zaytseva

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1

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Era un tipico segreto di dominio pubblico, anche se nessuno vi faceva mai cenno in maniera esplicita. E se, di 2tanto in tanto, Alessandro Pavlovic Romanov, futuro Zar di tutte russie, invitava Nadiya ad andarlo a trovare nella reggia, si presentava più come una figura benevola che come un vero padre.
Non che lei desiderasse un altro genitore, ammise a se stessa mentre la madre entrava in camera sua con passo regale, avvolta in una leggera vestaglia rosso ciliegia su una sottoveste di seta argentata. Nastri del medesimo argento ornavano i folti riccioli neri.
La sua notevole bellezza fu un po’ guastata da una smorfia di disapprovazione quando, con gli occhi scuri, esaminò il damasco azzurro e avorio che Nadiya aveva scelto per le sue stanze private.
Elisaveeta Dmitraevna Zaytseva non aveva mai condiviso i gusti austeri della figlia.
“Mamma…”
Nadiya si voltò a guardarla con sorpresa mista a circospezione. Non esistevano dubbi riguardo al profondo affetto tra loro. Tuttavia Elisaveeta possedeva una spietata forza di volontà ed era abituata a travolgere tutto quello che minacciava di ostacolarle il cammino, persino l’amata figliola.
“Che cosa ci fate qui?”
“Sophie, vorrei parlare da sola con mia figlia” annunciò lei.
La ragazza paffuta, figlia della nutrice inglese di Nadiya, accennò un inchino e intanto, senza farsi notare, strizzò l’occhio alla giovane padrona.
Era troppo abituata alla scene teatrali della contessa per offendersi.
“Certo.”
Nadiya attese che la cameriera uscisse, poi si alzò e raddrizzò le spalle.
Preferiva sempre affrontare la contessa in piedi, anche se non serviva molto a difenderla.
“È successo qualcosa?” domandò senza preamboli.
In effetti Elisaveeta pareva piuttosto reticente a parlare. Senza rispondere, infatti, si avvicinò al grande letto dal baldacchino di seta color avorio.
“Non posso desiderare una semplice conversazione privata con mia figlia?” chiese infine.
“Accade di rado” mormorò lei. “E mai al mattino presto.”
Elisaveeta ridacchiò. “Spiegami un po’, ma petite: mi rimproveri per l’indolenza, oppure perché non mi dimostro abbastanza materna?”
“Né l’uno né l’altro. Sto soltanto cercando una spiegazione per questa visita inattesa.”
“Mon Dieu!” La contessa sollevò con due dita un lembo dell’abito di mussola beige posato sul letto e studiò la doppia fila di granati cuciti lungo la castigata scollatura. “Mi spiace che tu non chieda alla mia modiste di confezionarti i vestiti. Non ci sarebbe da stupirsi se ti scambiassero per un membro della noiosa borghesia, invece che per una giovane e bella rappresentante dell’aristocrazia russa. Devi pensare alla tua posizione sociale, Nadiya.”
Era una discussione già sostenuta altre volte, non abbastanza importante da strappare la contessa dalle coltri a quell’ora del giorno.
“Come se mi fosse possibile dimenticarla” borbottò di rimando lei.
Elisaveeta la fissò con gli occhi scuri.
“Che cos’hai detto?”
“Preferisco la mia sarta, mamma” tagliò corto Nadiya, in tono deciso. Non intendeva cedere su quell’argomento. “Capisce che ho gusti più sobri di altre donne.”
“Sobri” ripeté la madre con un sospiro impaziente, studiando intanto le forme snelle di Nadiya, prive della seducente morbidezza apprezzata dalla maggior parte degli uomini. “Quante volte ti devo ricordare che una fanciulla non ha alcun potere, se non è abbastanza astuta da sfruttare le poche armi che le ha donato il Signore?”
“Un vestito è un’arma?”
“Sì, quando è studiato apposta per stuzzicare gli appetiti maschili.”
“Apprezzo più il caldo della seduzione” ribatté lei in tutta onestà. In effetti, nonostante il tepore primaverile, arrivato quell’anno piuttosto in ritardo, aveva fatto accendere il fuoco nel caminetto di marmo bianco. Era sempre infreddolita.
Scuotendo il capo, Elisaveeta lasciò ricadere l’indumento. “Sei sciocca. Faccio il possibile per assicurarti un futuro. Volendo, potresti scegliere tra i gentiluomini più influenti dell’impero. Se soltanto seguissi le mie indicazioni, diventeresti addirittura principessa.”
“Vi ho già spiegato che non mi interessano i titoli nobiliari. Queste sono le vostre aspirazioni, non le mie.”
All’improvviso la contessa attraversò il locale e le si parò di fronte, dura in volto.
“Lo affermi perché non sai cosa significhi essere poveri, senza un ruolo in società. Deridi pure le mie ambizioni, però ti assicuro che dimenticherai in fretta l’orgoglio se sarai così ingenua da illuderti di poter vivere di puro amore. Non c’è niente di affascinante nell’avere freddo di inverno, o nel rammendare i vestiti per nascondere gli orli sfilacciati.” Il suo sguardo si adombrò rammentando la sofferenza patita. “Oppure nell’essere esclusi dal bel mondo.”
“Perdonatemi, mamma” le rispose con dolcezza Nadiya. “Vi sono molto riconoscente per i sacrifici che avete fatto per me, ma…”
“Davvero?”
Lei sbatté le palpebre, confusa dall’interruzione.
“Mi sei veramente grata?”
“Certo.”
Elisaveeta le prese le mani e le strinse forte. “Allora acconsentirai alla mia richiesta.”
Nadiya si liberò in fretta le dita. “Vi voglio bene, mamma, ma sono costretta a porre dei limiti. Come ho già affermato, non intendo accettare la proposta del Principe Orvoleski. Non solo è abbastanza vecchio da poter essere mio padre, ma puzza anche di cipolla.”
“Non ha niente a che vedere con il principe.”
Lei fu colta dall’ansia. Dunque non si trattava di una delle solite scene teatrali, ma di qualcosa di più serio: lo suggeriva l’espressione cupa di sua madre.
“È successo qualcosa?”
Elisaveeta si torse le dita inanellate, facendo scintillare le gemme ai raggi del sole.
“Sì.”
“Spiegatemi, dunque.”
Prima di rispondere, la contessa andò alla finestra, lasciando dietro di sé una scia di profumo.
“Sai poco della mia infanzia.”
Perplessa, la figlia osservò il suo dorso rigido. Elisaveeta Dmitraevna Zaytseva non parlava mai delle sue umili origini.
Per nessuna ragione.
“Mi avete raccontato di essere cresciuta a Yaroslavl’ prima di venire a San Pietroburgo” azzardò.
“Mio padre era un lontano parente dei Romanov, ma dopo avere litigato con l’Imperatore Paolo, fu troppo orgoglioso per chiedere scusa e venne bandito per sempre dalla corte” spiegò con una risata sprezzante. “Un vero stupido. Vivevamo in una casa gelida e mezza diroccata, a miglia di distanza da qualsiasi villaggio, con un pugno di contadini per salvarci dalla rovina completa. Ero isolata dal mondo insieme a un branco di selvaggi; soltanto la balia mi teneva compagnia.”
Il cuore di Nadiya si raddolcì. Quella bella dama estroversa, vivace e sempre elegante, sepolta in una vecchia dimora squallida? Per lei doveva essere stato un incubo.
“Fatico a immaginarvi in un ambiente simile” ammise.
Elisaveeta alzò le spalle e si accarezzò con due dita la collana di diamanti, quasi per assicurarsi che i tristi ricordi non gliel’avessero sottratta.
“Era terribile, però compresi che dovevo fare di tutto per sfuggire alla povertà. Quando mia zia si sentì in dovere di invitarmi a casa sua, ignorai la minaccia paterna di disconoscermi. Che cos’aveva da offrirmi, oltre a tanti anni di misero isolamento? Quindi decisi di vendere i miei pochi gioielli e andare da sola a San Pietroburgo.”
Nadiya ridacchiò con ammirazione. Non se ne stupiva: niente poteva frapporsi tra Elisaveeta e i suoi sogni.
“Siete straordinaria, mamma” commentò. “Poche donne avrebbero mostrato tanto coraggio.”
Lei si voltò a guardarla con un sorrisino afflitto. “Era più disperazione che audacia. E se avessi previsto che, sotto il tetto di mia zia, mi sarebbe toccato il ruolo di serva invece che di ospite, forse non avrei affrontato quel viaggio lungo e faticoso.”
“Invece credo di sì. Non vi siete mai arresa di fronte a nessun ostacolo.”
“È vero. Ma nemmeno la mia notevole determinazione mi avrebbe aperto certe porte senza l’aiuto di Mira Toryska.”
La figlia impiegò qualche secondo a collocare il nome. “La Duchessa di Huntley?”
“La sua famiglia abitava vicino a mia zia” le spiegò. “Mira godeva di un’ottima reputazione. Com’era possibile altrimenti? Era bella, ricca e, allo stesso tempo, generosa e gentile. Non capirò mai per quale motivo si impietosì di me e convinse la zia a lasciarmi partecipare a qualche ricevimento per pochi intimi. In ogni caso, le sarò per sempre grata.”
L’affetto dimostrato per l’amica di gioventù era profondo. Piuttosto strano, considerato che in genere preferiva attorniarsi di aitanti ufficiali piuttosto che di dame.
“E così faceste conoscenza con Alessandro Pavlovic?”
“Sì.” Gli occhi scuri si raddolcirono, come accadeva ogni volta che veniva nominato lo zar. “Era così bello e affascinante! Bastava un’occhiata per capire che era destinato a grandi imprese.”
Nadiya resistette alla tentazione di invitarla a rivelarle qualche particolare riguardo al rapporto con l’imperatore. Conveniva evitare certe domande.
“Davvero appassionante, mamma. Tuttavia non capisco ancora che cosa vi turbi.”
Le dita di Elisaveeta tremarono un poco mentre lisciavano le pieghe della gonna.
“È importante che tu comprenda i sentimenti che provavo per Mira.”
“Perché?”
“Poco dopo il mio arrivo a San Pietroburgo, lei venne presentata al Duca di Huntley. E, come molte altre, si innamorò dell’avvenente gentiluomo inglese, al punto che partì insieme a lui e lo sposò” raccontò con una smorfia. “Io mi disperai per la perdita della migliore amica. Era… Ebbene, mi consolava soltanto la fitta corrispondenza, che ci permetteva di continuare a confidarci.”
“Assai comprensibile.”
“Forse. Ma ero tanto giovane e inesperta, e quando Alessandro Pavlovic dimostrò un certo interesse per me, io mi affrettai a riferire tutto a Mira.”
Nadiya era sempre più perplessa. “Da quanto so, la vostra relazione con lo zar non si poteva certo definire segreta.”
“No, in effetti” confermò Elisaveeta, che non aveva nessun pentimento in proposito. “Purtroppo era fonte di infiniti pettegolezzi. Tuttavia le nostre conversazioni private non andavano divulgate. Era sbagliato ripeterle persino a una cara amica, la cui fedeltà ai Romanov appariva fuori discussione.”
A quel punto Nadiya si irrigidì. “Avete rivelato alla Duchessa di Huntley i vostri colloqui personali con Alessandro Pavlovic?”
“Sapevo di potermi fidare” si difese lei. “Del resto, a chi altro avrei potuto comunicare i miei pensieri? In società, non c’era una sola donna che non si rodesse di gelosia per il mio rapporto con lo zar.”
“Succede ancora adesso” si affrettò a rassicurarla la figlia. Voleva evitare che si rabbuiasse, altrimenti non avrebbe continuato il discorso, che sembrava importante. “Tuttavia non peccate mai di indiscrezione.”
“Come potevo sospettare che qualcun altro, oltre alla duchessa, avrebbe visto le lettere?”
“Dunque sono state trovate?” le domandò lei, allarmata.
“Non c’è alcun bisogno di rimproverarmi per la mia incoscienza. Sono fin troppo consapevole dell’errore commesso.”
Nadiya trasse un respiro profondo per placare l’apprensione. “D’accordo. Immagino che queste missive contengano informazioni che potrebbero creare problemi all’imperatore.”
“Molto peggio: in mano nemica, rischierebbero di portarlo alla rovina.”
“Alla rovina?” ripeté lei, sbalordita. “State esagerando, spero?”
“Lo vorrei tanto.”
“Madre?”
Con un movimento elegante, Elisaveeta si sedette sul divanetto di broccato sotto la finestra. La luce mattutina rivelava le occhiaie scure e le rughe ai lati delle labbra carnose.
In quel momento dimostrava la sua vera età, il che era molto più preoccupante delle drammatiche insinuazioni sui pericoli imminenti.
“Governare il vasto impero russo non è un compito facile” spiegò con serietà. “Tra i cittadini serpeggia l’inquietudine e i tradimenti sono all’ordine del giorno tra i nobili. Comunque la situazione è peggiorata negli ultimi anni: Alessandro trascorre troppo tempo all’estero e i nemici sono incoraggiati a tramare alle sue spalle.”
“Non hanno bisogno di troppi incentivi.”
“Forse no. In ogni caso diventano sempre più arditi.”
La figlia si inumidì le labbra secche con la punta della lingua. “E le lettere potrebbero fornire un’arma utile agli avversari dello zar?”
“Sì.”
“Cosa…?”
3“Non domandarmelo” la interruppe Elisaveeta con un gesto imperioso.
Il primo istinto di Nadiya fu quello di esigere una spiegazione: se doveva lasciarsi coinvolgere in un pasticcio creato dalla madre, aveva il diritto di conoscere la verità.
Tuttavia prese la saggia decisione di trattenersi.
Amava e rispettava Alessandro Pavlovic, ma più di chiunque altro capiva che era soltanto un uomo, con tutti i suoi difetti e i suoi punti deboli. In verità aleggiava sempre su di lui un’ombra di malinconia, come se fosse costretto a serbare penosi segreti. Desiderava davvero conoscere le fonti della sua sofferenza?
“Allora dovreste scrivere all’imperatore per avvisarlo dei pericoli” affermò lei. “Sarà di sicuro pronto a tornare a San Pietroburgo.”
“No” si affrettò a negare la madre.
“Non potete nascondere la verità.”
“Sì, invece: è proprio ciò che devo fare.”
Nadiya aggrottò la fronte, contrariata da tanto egoismo.
“Esporreste Alessandro a un grave rischio pur di non confessare la vostra indiscrezione?”
Un lampo di insofferenza attraversò gli occhi scuri.
“Mon Dieu! Non hai seguito gli ultimi avvenimenti?” le domandò sua madre a quel punto.
“Vi riferite all’ammutinamento?” “Alessandro è sconvolto.” Elisaveeta iniziò a camminare avanti e indietro sul parquet lustro. “Considerava i soldati del Reggimento Semyonoffski come i più fidati. Il loro voltafaccia è stata una pugnalata nel cuore. Ho paura per lui, Nadiya: è tanto fragile. Temo che non potrebbe sopportare quello che giudicherebbe come un ulteriore tradimento.”
“Desideriamo tutti proteggerlo, ma in fondo è lo zar” le fece notare lei con delicatezza. “Deve pur conoscere le minacce alla corona.”
La madre si fermò e si voltò a guardarla a testa alta.
“Intendo assicurarmi che ogni pericolo venga eliminato prima del suo ritorno in città.”
“E come? Se qualcuno è davvero riuscito a mettere le mani sulla vostra corrispondenza…”
“Non ne sono del tutto certa.”
Nadiya si sfregò le tempie doloranti.
“Mi fate venire il mal di testa. Magari fareste bene a raccontarmi tutto quanto dall’inizio.”
Elisaveeta respirò profondamente nel tentativo di recuperare l’autocontrollo.
“La settimana scorsa un uomo mascherato, che si è presentato come la Voce della Verità, mi ha avvicinata alla festa in costume del Conte Bernaski. Quest’essere ridicolo sosteneva di possedere le lettere che avevo indirizzato a Mira e minacciava di renderle pubbliche se non avessi acconsentito a versargli centomila rubli.”
“Centomila rubli!” ripeté sbalordita Nadiya. La situazione era ancora peggiore di quanto avesse previsto. “Santo cielo! Non potremo mai pagare una cifra simile.”
“Non ho intenzione di sborsare nemmeno un centesimo, almeno finché non avrò le prove che quella canaglia afferma il vero. Al momento non ne sono affatto convinta.”
“Come mai?”
“Appena quell’individuo si è girato per andarsene, ho chiesto a Herrick Gerhardt di farlo pedinare.”
Lei reagì a quel nome con una smorfia. Herrick Gerhardt era il consigliere di fiducia di Alessandro Pavlovic, nonché l’uomo più inquietante che lei conoscesse. Nulla sfuggiva ai suoi occhi scuri e penetranti. E l’accanita devozione allo zar lo spingeva ad annientare senza il minimo rimorso qualunque minaccia alla sua sicurezza.
Era impossibile trovarsi in sua compagnia senza temere di venire scaraventati in una segreta.
“Certo” mormorò.
Elisaveeta alzò le spalle. Non sembrava temere Gerhardt come forse avrebbe dovuto.
“Non è il primo ricatto che debbo affrontare. Spesso la mia posizione attira gente che tenta di sfruttarmi per influenzare l’imperatore.”
Ebbene, non era l’unica. Nadiya era sbalordita dalla quantità di persone che si rivolgevano a lei nella speranza di ottenere i favori dello Zar Alessandro.
Come se davvero avesse avuto un potere. Era assurdo!
“Immagino che Gerhardt sia riuscito a identificarlo.”
“Sì. Si chiama Nikolas Babevich. Suo padre era un ufficiale russo e sua madre era…” Si interruppe con un lieve sussulto. “Francese. Popolo spregevole: mai fidarsene.”
Lei ignorò il pregiudizio: sapeva che Elisaveeta ricordava fin troppo bene la catastrofica invasione napoleonica.
“Lo ha arrestato?”
“Ha preferito non lasciargli intendere che conosciamo il suo nome.”
Per quale strano motivo?
“Sono la prima ad ammettere la mia ignoranza nelle questioni politiche, ma se è noto dove e quando trovare questo furfante, perché non imprigionarlo?”
“Perché non è sicuro che agisca da solo.”
“Almeno Herrick ha recuperato le famose lettere?”
“Ha perquisito la sua abitazione, ma non ne ha trovato traccia.”
“Potrebbero essere ovunque” ammise la ragazza con un sospiro di frustrazione.
“Viene sorvegliato di continuo. Se le ha messe da qualche parte, prima o poi condurrà le guardie al nascondiglio.”
Nadiya comprese che era inutile insistere affinché il ricattatore fosse arrestato. Se l’anziano ufficiale aveva stabilito di lasciarlo libero, niente al mondo gli avrebbe fatto cambiare opinione.
Si concentrò quindi sulle domande più urgenti.
“Perché sospettate che menta riguardo al possesso delle lettere?”
La contessa riprese a camminare avanti e indietro, giocherellando con i diamanti a goccia della collana: segno evidente che non era tranquilla come tentava di apparire.
“Appena si è rivolto a me, gli ho chiesto di mostrarmele. Lui ha risposto di non averle con sé, così gli ho domandato di riferirmene il contenuto. Babevich ha rifiutato, affermando che non mi avrebbe fornito alcuna prova finché non avessi sborsato quella cifra esorbitante.”
“In effetti sembra molto strano. Di certo si rende conto che chiunque abbia un minimo di buonsenso vorrebbe avere qualche garanzia prima di pagare.”
“Molti uomini sottovalutano le donne. Senza dubbio ha immaginato che, colta dal panico, avrei ceduto a qualunque richiesta senza nemmeno riflettere” dichiarò Elisaveeta in tono sprezzante. “C’è anche dell’altro: io e Mira ci scambiavamo spesso segreti, quindi avevamo inventato un codice speciale per scriverci, nel caso i nostri messaggi fossero stati intercettati da estranei. Era ingenuo e facile da interpretare, tuttavia quel furfante non vi ha nemmeno fatto cenno.”
Era davvero sospetto. Anche chi riteneva le donne tanto stupide da lasciarsi sottrarre una cifra enorme, si sarebbe vantato della propria abilità nel decifrare un codice segreto.
Secondo l’esperienza di Nadiya, gli uomini non perdevano occasione per far notare la loro superiorità sulle donne.
“Quindi, se non ha le lettere, come avrebbe fatto a scoprirne l’esistenza? E per giunta a sapere che potrebbero danneggiare Alessandro Pavlovic?”
“Proprio per questo Herrick non vuole fargli capire che l’abbiamo identificato” le spiegò la madre. “È convinto che Nikolas Babevich sia soltanto una pedina in mano ad altri.”
Lei rabbrividì, più per l’apprensione che per il freddo, dovuto allo stare ferma in mezzo alla camera in sottoveste e corsetto.
L’idea che più di una persona minacciasse sua madre non era certo rassicurante.
“Allora, a quanto pare, non esiste altra possibilità che aspettare che vi conduca dai suoi complici.”
Dopo un lungo istante di silenzio, la contessa si fermò e la trafisse con lo sguardo.
“A dire il vero, ci sarebbe un importante compito da svolgere” annunciò.
Nadiya indietreggiò di un passo. Conosceva quel tono di voce, che non prometteva mai bene.
Almeno per lei.
“Non sono sicura di volerlo conoscere.”
“Qualcuno deve andare in Inghilterra a cercare le missive nella dimora del Duca di Huntley” dichiarò Elisaveeta, ignorando la sua riluttanza, com’era tipico. “Se si trovano ancora laggiù, è dimostrato che Babevich è soltanto un imbroglione.”
Il senso di disagio che Nadiya sentiva alla bocca dello stomaco si mutò in vero e proprio panico.
Santo cielo! La Contessa Karkova non esitava a rivolgerle le richieste più folli.
4“Ma…” Nadiya tentò di prendere fiato. “Se sono davvero nascoste in Inghilterra, chi potrebbe essere al corrente della loro esistenza?”
Elisaveeta alzò le spalle. “Magari l’attuale duca, oppure suo fratello, Lord Summerville, hanno riferito a qualcuno di averle viste. In fondo Edmond era a San Pietroburgo pochi mesi fa.”
Nadiya si aggrappò a quelle parole come se avessero rappresentato la salvezza. “Allora perché non scrivete loro di inviarvele? Ormai la duchessa è defunta da diversi anni. Che interesse potrebbero avere a conservare la sua corrispondenza privata?”
La madre agitò con impazienza una mano.
“Perché sono innanzitutto sudditi inglesi, leali al Principe Reggente… Oh, immagino che nel frattempo quell’uomo ripugnante sia diventato legittimo sovrano” aggiunse con una smorfia. “In ogni caso, è risaputo che non era affatto contento dell’ultima visita di Alessandro Pavlovic per celebrare la fine della guerra. Se il re scoprisse che le lettere contengono informazioni compromettenti per lo zar, ordinerebbe all’istante di consegnargliele.”
Lei avrebbe voluto obiettare, ma aveva sentito parlare del risentimento di Re Giorgio per i modi riservati di Alessandro Pavlovic durante il suo soggiorno a Londra. Non c’era da stupirsene: i due monarchi non avrebbero potuto essere più diversi.
Lo Zar di Russia, infatti, detestava le ostentazioni vistose e le vuote vanterie.
In fretta e furia, cercò di inventarsi un altro pretesto per evitare la terrificante missione in Inghilterra.
“Come potrei frugare nella dimora di Huntley senza il suo permesso? È chiaro che un duca inglese dispone di un intero battaglione di domestici. Mi farei sorprendere appena varcata la soglia di casa.”
Elisaveeta sorrise. “Non se sarai una gradita ospite.”
“Mamma…”
“Il tuo viaggio viene organizzato in questo preciso momento” la interruppe lei con determinazione. “Partirai alla fine della settimana.”
Questa volta toccò a Nadiya camminare avanti e indietro per la camera. Il panico crescente le impediva di riflettere con chiarezza.
“Quand’anche fossi d’accordo con questo piano insensato, e vi assicuro di no, come potrei imporre la mia presenza al Duca di Huntley? Sarebbe assai scortese. Inoltre vi rammento che è scapolo.”
“Ho già scritto a Lord Summerville e alla sua nuova sposa per informarli che Alessandro Pavlovic ritiene molto importante introdurti nell’aristocrazia inglese. Non possono rifiutarti l’ospitalità.”
Nel nome del cielo, la situazione peggiorava di momento in momento.
“Lord Summerville abita insieme al fratello?”
“No, però il re ha assegnato alla coppia la villa dove prima risiedeva Lady Summerville. È situata a meno di un miglio di distanza da Meadowland: di sicuro renderai spesso visita al duca.”
Lei scosse incredula la testa. “Dunque avete affibbiato una completa estranea a due sposini, senza curarvi dell’imbarazzo che questo creerà a tutti quanti?”
La contessa si indurì in volto; ormai aveva preso una decisione e niente le avrebbe fatto cambiare idea.
“Nadiya, non solo sarei rovinata se quelle missive capitassero in mani ostili, ma lo stesso Alessandro non potrebbe sopportare uno scandalo. Non un’altra volta” aggiunse in un cupo ammonimento.
Un’altra volta?
Cosa diavolo significava?
Nadiya si irritò. Era già capitato che Elisaveeta escogitasse un piano assurdo, però stava esagerando…
“Dunque volete che vada in Inghilterra, mi intrometta tra due sposi che non mi hanno mai vista in vita loro e che mi insinui di soppiatto nella casa di un duca per recuperare lettere che forse non ci sono nemmeno?”
“Sì” confermò la madre senza battere ciglio.
“E ammesso che porti a termine questa missione irragionevole, che cosa dovrei fare? Bruciare i fogli?”
Elisaveeta sbarrò gli occhi spaventata.
“No! Me li devi riportare.”
“Per l’amor del cielo, mamma. Hanno già generato troppi problemi: vanno distrutti.”
In un vortice di veli e seta, lei le andò di fronte.
“Non essere sciocca. Ne ho bisogno.”
Spiazzata da tanta insistenza, Nadiya aggrottò la fronte. “Perché?”
La madre attese un istante prima di rispondere, come per scegliere con cura le parole.
“Alessandro Pavlovic mi ha sempre adorata e nel corso degli anni si è dimostrato piuttosto… generoso con noi. Tuttavia, come ben sappiamo, i suoi fratelli non mi hanno mai apprezzata molto e non sono d’accordo con il sostegno costante di cui godiamo. Se, Dio non voglia, dovesse succedere qualcosa, magari verremmo escluse dall’eredità che ci spetta di diritto.”
“Dunque intendete usare le lettere per estorcere del denaro al prossimo imperatore? Avete perso il senno?”
“Una di noi due deve pur pensare al futuro.”
“Io ci penso, mamma.” Girò sui tacchi e, con sguardo assente, andò alla finestra. “Spero che vi troverete bene nella cella umida dove ci rinchiuderanno.”
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33 pensieri su “Nadiya Zaytseva

    • Giorgia Mattei

      Buongiorno milady. Vi ringraziammo per le espendide parole. Ci segnammo il vostro apporto per il secondo capitolo nella speranza di avervi allettato compiutamente.
      Abbiate le nostre cordialità

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  1. Un capitolo bello e pieno. Una storia che inizia bene.
    Fin dalle prime battute hai saputo instillare curiosità e storia. Si preannuncia un racconto bellissimo.
    Ciao e buonanotte.
    🙂

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    • Veni Vici Vintrix

      Oddio mio signore, parlaste di dono?
      Donate, donate pure. Noi siamo di bocca buona e accettammo di tutto: prosciutti, pasta, uova, carne e generi di primo conforto.
      Buona giornata
      🙂

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  2. Caro dott. Raimondi. lei è decisamente portato per i rimanzi storici. Mi ha colpito moltissimo l’ambientazione e l’adattamento.
    Ci fa rivivere momenti passati, ma attualissimi nelle pagine della storia che sembra, quasi, di coglierle vivendole, a piene mani.
    Un bell’esempio di letteratura.
    Buon giorno

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    • Hilde Strauß

      Si, milady, un nuovo raccontino. Non capimmo il riferimento alla tempistica, ma fa lo stesso. Noi ci dobbiamo occupare, soltanto, di scrivere, non di capire.
      Buo pomeriggio

      🙂

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    • Giovanna A.

      Milady, volendo concludere il nostro discorso aperto la volta precedente, ancora, non capimmo se siete Voi Giò oppure no.
      Grazie per le gentili espressioni con la speranza che possano esser di viatico per future ore e orette.
      Salutazioni
      🙂

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  3. Nikolaij Kuznetsov

    Oplà, kompagno. Avrai, adesso, motivi per rivoluzionare e rivoluzionarti a puntino.
    Stammi bene e mi raccomando: prendi qualche vitamina. A fare le rivoluzioni, di continuo, ci si deperisce.
    Buon pomeriggio

    🙂

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  4. Bellissimo capitolo introduttivo ad una nuova storia. Molto pieno, colmo di notizie, di pathos e direi di spunti per capire che questa storia sarà molto molto interessante, piena di intrighi, di sotterfugi, di tutto insomma e sarà sicuramente molto molto coinvolgente.
    Complimenti e ossequi Milord.
    Patrizia

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