Nadiya Zaytseva IV

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1Trascurando le convenzioni, Nadiya tornò a Hillside a passi rapidi, poco adatti a una signorina perbene.
Avrebbe tanto voluto rientrare a San Pietroburgo alla medesima velocità.
Era stata pazza a venire in Inghilterra. Non aveva mai creduto sul serio alle avventate rassicurazioni di sua madre su come sarebbe stato facile insinuarsi in una casa nobiliare, sorvegliata da decine di servitori, e uscirne sventagliando un mazzo di lettere rimaste nascoste per vent’anni. E questo prima ancora di conoscere il Duca di Huntley.
Perché quell’uomo doveva essere tanto perspicace?
Sin da quando le era stato presentato, non cessava di guardarla con sospetto, sebbene tentasse di blandirla con il suo fascino. E dopo quel giorno…
Si fermò fuori dal cancello che portava al giardino privato di Lady Summerville e guardò il fermacapelli che ancora stringeva in mano. Inutile dire che non aveva fatto nulla per conquistarsi la fiducia del duca.
Peggio ancora, non riusciva a reprimere la potente attrazione che provava per lui, per quanto si rimproverasse, consapevole del rischio di rovinare tutto.
Al momento, il Duca di Huntley si frapponeva tra lei e le compromettenti missive. Avrebbe quindi dovuto considerarlo un nemico, non un seducente gentiluomo che le faceva palpitare il cuore.
Scuotendo il capo, Nadiya fece per aprire il cancello, ma si fermò udendo un rumore di passi alle sue spalle. Si voltò aspettandosi di trovare uno dei numerosi servitori o contadini. A differenza delle vaste estensioni della Russia, la campagna inglese pullulava di gente.
Tuttavia non scorse nessuno. Pareva quasi che un misterioso inseguitore si fosse nascosto dietro un albero.
“Ehilà” chiamò, innervosita dall’impressione di essere osservata da occhi non visti. “C’è qualcuno?”
“Miss Nadiya, cosa state facendo?”
Con un gridolino spaventato, lei si girò di nuovo verso il cancello e vide la sua cameriera, con un’espressione preoccupata dipinta sul viso tondo.
Premendosi una mano sul cuore, trasse un respiro profondo. “Ero sicura di avere sentito qualcuno alle mie spalle.”
“Il duca?”
“Io…” Si interruppe. Non credeva che Stefan si sarebbe abbassato al punto di pedinarla, ma era comunque irritata con lui perché la metteva in agitazione. “Devo essermelo immaginato. Ho i nervi un po’ scossi” concluse a quel punto entrando in giardino.
“Non c’è da stupirsi.” Cingendole le spalle con un gesto protettivo, Sophy l’accompagnò alla villa. “Vostra madre non avrebbe dovuto cacciarvi in un simile pasticcio.”
Nadiya si guardò in fretta attorno. “Ssh… Sophy: bisogna stare attenti.”
La ragazza sbuffò. Nadiya era stata costretta a informarla che doveva recuperare un oggetto nascosto, ma non aveva specificato di cosa si trattasse. Si fidava di lei, ma meno persone coinvolgeva meglio era.
“Avete trovato quanto cercavate?”
“No.” Nadiya colse una rosa da una vicina pianta. “Ci dovrò tornare.”
“Non oggi, però” borbottò Sophy. “Penso che abbiate bisogno di un buon sonnellino.”
“Spero tanto che voi abbiate portato le mie polverine per il mal di testa” sospirò lei.
“No, ma in compenso sono riuscita a mettere le mani su una bottiglia di vodka” le annunciò la cameriera con un sorrisino. “La migliore delle cantine di vostra madre.”
Come al solito, Stefan decise di percorrere a piedi la breve distanza fino a Hillside, invece di prendere la carrozza. Non che fosse tanto imprudente da aggirarsi per la campagna da solo. Il titolo di duca gli garantiva una certa protezione, ma un ladro disperato avrebbe sempre potuto accoltellarlo come un uomo qualunque.
Inoltre i domestici si sarebbero scandalizzati nel saperlo camminare di notte senza scorta. Si aspettavano sempre che si comportasse in maniera adeguata alla sua posizione sociale, anche se a volte le rigide convenzioni lo soffocavano.
Una volta giunto al giardino di Hillside, ordinò ai due stallieri di andare in cucina a godersi la cena e oltrepassò il cancello. Rimasto solo, seguì il vialetto rischiarato dalle torce, ma un debole rumore lo spinse a infilare una mano in tasca e ad afferrare la pistola carica.
Un’ombra si profilò dietro una fontana.
Stefan si rilassò non appena il bagliore incerto rivelò i lineamenti del suo gemello.
Estrasse la mano di tasca e inarcò le sopracciglia. “Edmond! Cosa fai appostato qui fuori?”
Lui alzò le spalle e intanto studiò la sua giacca color tortora, combinata con un panciotto nero dalle impunture d’oro. Stefan si sentì un poco a disagio. Non aveva alcuna voglia di spiegargli perché mai avesse ordinato al suo sarto un completo nuovo.
“Ti volevo parlare da solo prima di cena” ammise Edmond con un sorrisino enigmatico.
“È forse successo qualcosa?” domandò subito lui, allarmato. “Brianna?”
Il fratello alzò una mano in un gesto rassicurante. “È tutto a posto, Stefan.”
“Allora cosa volevi dirmi?”
“Il sovrano ha inviato un messaggero per convocarmi a corte.”
“Maledizione!” esclamò lui con una smorfia. Re Giorgio si mostrava sempre più esigente con i sudditi fedeli. “Cosa vuole questa volta?”
“Afferma di voler discutere con me di alcuni particolari per l’incoronazione.”
“E il suo vero scopo?”
“Temo mi voglia chiedere di convincere Carolina che la sua presenza sarebbe sgradita alla cerimonia.”
Prevedibile. Dopo essere stato costretto a rinunciare al ripudio della consorte, il monarca aveva fatto il possibile per umiliare la moglie.
“La regina non dispone forse di una dozzina di tirapiedi, addetti a risolvere i bisticci familiari?”
Edmond si passò le dita tra i riccioli bruni: un chiaro segnale che era più nervoso di quanto non volesse dimostrare.
“Nessuno è dotato di diplomazia.”
“Come se la diplomazia avesse mai dissuaso Carolina dal comportarsi in maniera provocatoria.”
“È un peccato che non sia rimasta all’estero” borbottò Edmond. “Comunque provo per lei una certa2 compassione. Il matrimonio non sarebbe stato così disastroso se il sovrano e il suo entourage non l’avessero trattata con aperto disprezzo.”
In effetti era vero. Il re non aveva soltanto esibito la sua amante con estrema noncuranza, ma non si era mai nemmeno sforzato di mascherare l’ostilità nei confronti della legittima sposa.
“Sono d’accordo, ma dopo tutti questi anni è impossibile riparare alle offese. La regina ricorrerà a ogni mezzo per perseguire la vendetta. E cosa potrebbe tentarla di più che mettere in imbarazzo il marito durante una cerimonia pubblica?”
Il fratello sospirò. “Perlomeno devo fare un tentativo.”
“Quando parti?”
“Domani mattina.”
Stefan sbatté le palpebre per la sorpresa.
“Sapevo che Brianna era efficiente, ma non che fosse pronta a intraprendere un viaggio così in fretta.”
“Brianna resterà nel Surrey” gli spiegò lui, serio in volto.
“Santo cielo! L’hai già avvisata?”
La breve risata di Edmond echeggiò per il giardino buio. “Non ne è affatto contenta, però capisce che per lei sarebbe imprudente affrontare un viaggio in carrozza.”
“Mi fa piacere che si dimostri assennata, ma ti sembra una buona idea lasciarla sola con Miss Zaytseva?”
“Mon Dieu, Stefan! Non crederai forse che possa fare del male a mia moglie?” gli domandò il fratello con una punta di esasperazione.
Stefan rammentò la mescolanza di emozioni che l’avevano sorpreso quando era entrato in biblioteca e vi aveva trovato Nadiya. Sospetto e collera, misti al violento desiderio suscitato dalla sua bellezza naturale, resa splendente dai raggi del sole.
“Non riesco a capire perché sia venuta: è questo a inquietarmi…” borbottò lui.
Dopo una breve pausa di silenzio, Edmond incrociò le braccia al petto e rispose: “Allora ti farà piacere sapere che Nadiya si preoccupa del benessere di Brianna tanto quanto te”.
“Cosa intendi?”
“È convinta che saresti un’ottima dama di compagnia.”
“Io?”
“Il presupposto è che Brianna e Miss Zaytseva risiedano a Meadowland fino al mio ritorno.”
Stefan si immobilizzò. “Lo ha suggerito Nadiya?”
“Sì.”
“Interessante.”
“E non del tutto sgradevole, vero, Stefan?”
Lui abbozzò una smorfia, ma una fiammata gli percorse le vene al pensiero di ospitare Nadiya sotto il suo tetto.
“Sarebbe più facile controllarla avendola vicina.”
“E questo è il tuo unico desiderio?” insinuò il gemello.
Lui gli rivolse un sorriso distaccato.
“Non capisco cosa intendi.”
“Ho visto come la guardi.”
“E cioè?”
“Proprio come io guardo Brianna.”
Stefan scosse la testa. No. Edmond era innamorato perso della moglie, mentre lui provava per Nadiya una combinazione esplosiva di sospetto e sfrenata lussuria.
“Non nego che sia una bella donna.”
“E che la vorresti tra le braccia?”
3Lui trattenne un istante il fiato, immaginandosi Nadiya tra le lenzuola, con la sua pelle d’alabastro rischiarata dalla luce lunare.
“Non intendo discutere con nessuno di chi potrebbe scaldarmi il letto. Nemmeno con te” sbottò.
Edmond ridacchiò.
“Mi fa piacere scoprire che non hai scelto del tutto la vita monastica.”
Stefan inarcò un sopracciglio. Molte giovani vedove del Surrey si sarebbero stupite di una simile affermazione.
“Non direi proprio.”
“Furbacchione! Cosa combini in segreto?”
“Dunque domani mattina devo passare a prendere Brianna e Miss Zaytseva?” tagliò corto lui a quel punto, ponendo fine alla conversazione.
Pur continuando a sorridere, Edmond non lo stuzzicò più. “Se non ti dispiace.”
“Al contrario.” Lanciò un’occhiata alla villa illuminata e notò un’elegante figura affacciata a una finestra: Nadiya. “Mi fa molto piacere.”
L’appartamento degli ospiti di Meadowland si rivelò raffinato e accogliente quanto il resto della casa, anche se un po’ male in arnese.
Rimasta sola, Nadiya attraversò il salottino decorato con rilassanti sfumature oro e avorio, accarezzando al passaggio la spalliera di legno lustro di un divano. In camera, un letto dal baldacchino color crema era situato al centro di un tappeto persiano. Sul soffitto era dipinto un cielo azzurro, punteggiato da minuscoli cherubini. Un grande armadio era vicino a un bovindo affacciato su un lago ornamentale.
Un lago.
Dunque le stanze erano vicine a quelle della duchessa. Un nuovo colpo di fortuna, pensò umettandosi le labbra secche.
Tuttavia non si sentiva molto fortunata.
Aveva trascorso la notte precedente a girarsi e rigirarsi nel letto, dopo avere suggerito d’impulso il loro trasferimento a Meadowland. Forse le si presentava un’occasione perfetta per rintracciare le lettere, ma aveva la netta impressione di infilarsi in una trappola.
A differenza di molti aristocratici, il Duca di Huntley non era stupido. Se accoglieva in casa una persona di cui diffidava, doveva avere in mente qualche subdolo piano.
Nadiya sperava di essere abbastanza sveglia da superarlo in astuzia.
Rabbrividì nonostante il tepore che regnava nel locale, poi alzò il mento e, costringendosi a superare i timori, iniziò a frugare nell’armadio. Era improbabile che la corrispondenza fosse nascosta in una camera per gli ospiti, ma conveniva cercare dappertutto.
Inoltre non intendeva insinuarsi nelle stanze della duchessa, senza la certezza di passare inosservata.
Non avendo trovato nulla, tranne i vestiti che Sophy aveva appena riposto, rivolse l’attenzione alla toeletta. Ne aprì i cassetti e scoprì soltanto uno specchio d’argento, una spazzola e parecchie boccette di profumo costoso. Aveva appena perlustrato l’ultimo, quando avvertì una presenza.
Lo richiuse di colpo, scattò in piedi e si voltò. Stefan era appoggiato allo stipite della porta, con le braccia conserte.
Sebbene lo avesse visto appena un’ora prima, provò il solito tuffo al cuore quando incrociò il suo sguardo azzurro.
Era fin troppo affascinante! Persino in semplice giubba verde e calzoni scamosciati, la sua bellezza bruna avrebbe fatto girare la testa a qualunque donna.
“Vostra Grazia” mormorò, evitando di abbassare lo sguardo per verificare lo stato dell’abito bianco, ornato da nastri neri sul corpetto e da perline cucite lungo gli orli. Già aveva commesso l’errore di controllare con una mano di non essersi spettinata durante il breve tragitto da Hillside.
“Volevo solo assicurarmi che vi foste sistemata bene. Le camere sono di vostro gradimento?”
“Molto, vi ringrazio.”
Il duca portò lo sguardo oltre la sua spalla e lo fissò sulla toeletta. “Vi ho vista cercare nei cassetti. Se vi dovesse mancare qualcosa…”
“No, grazie. Volevo accertarmi che Sophy avesse portato tutto quello che le avevo chiesto” lo interruppe.
“Capisco” disse lui con espressione illeggibile. “È tutto a posto, dunque?”
“Sì, credo di sì.”
“In caso contrario, basta che mi avvisiate e chiederò a un domestico di provvedere.”
“Molto gentile da parte vostra.”
Un sorriso lento e seducente gli incurvò le labbra. “Desidero che vi sentiate bene accolta a Meadowland.”
Lei sentì la gola secca e si ricordò dei numerosi rischi che correva in quella dimora.
“Dov’è Brianna?”
“Sta salutando mio fratello.”
“Magari dovrei augurargli anch’io buon viaggio.”
La sua profonda risata le sfiorò la pelle come una carezza. “Dubito che apprezzerebbero un’interruzione in questo preciso momento.”
“Oh!” esclamò Nadiya imbarazzata, mordendosi il labbro inferiore.
“Mmh…” A sorpresa, lui le toccò una guancia con un dito. “Mi domando se questo rossore sia sincero. Siete innocente come sembrate?”
Nadiya indietreggiò all’istante e si fermò soltanto quando si ritrovò con il dorso contro una colonna intagliata del letto. Un contatto così lieve non avrebbe dovuto serrarle lo stomaco per l’eccitazione.
“Vostra Grazia…”
Lui si avvicinò al punto di farle sentire il calore del suo corpo.
“Mi chiamo Stefan.” Appoggiò una mano sulla colonnina appena sopra la sua testa, fissando lo sguardo sulle sue labbra. “Ditelo.”
Una vocina interiore le suggerì di assestargli uno schiaffo, avvisandola che sarebbe stato disastroso lasciargli intendere quanto fosse sensibile al suo fascino.
Lei, però, non vi prestò attenzione e si lasciò sopraffare dal languore. Come poteva pretendere di pensare, se il suo sensuale profumo virile le ottundeva i sensi?
“Stefan…” sussurrò.
A quel punto il duca chinò il capo e le sfiorò con le labbra la gola candida.
“Ancora.”
“Stefan” ripeté tremando.
“Bellissima.” Lui la baciò con delicatezza, posandole le mani sui fianchi. “Siete bellissima.”
Nadiya sentì le ginocchia cedere e si aggrappò al bavero della sua giacca per tenersi in equilibrio.
“Perché lo fate?” lo interrogò con un filo di voce.
Stefan percorse con le dita i bordi del corsetto, comunicandole un profondo turbamento.
“Perché devo sapere.”
“Che cosa?”
“Se la vostra pelle è morbida come immaginavo” le rispose, tempestandole di baci il collo. Poi si soffermò nell’incavo sotto un orecchio. “Se i vostri capelli profumano di gelsomino.” Continuò sulla guancia ardente e si trattenne vicino alla bocca. “Se le vostre labbra sono dolci come appaiono.”
“Non dovete…”
Venne interrotta da un bacio sconvolgente.
Il fiato le rimase in gola e il cuore dimenticò di battere. Le labbra si schiusero da sole, cedendo alla pressante4 insistenza. Nel corso degli anni, Nadiya era stata baciata da qualche corteggiatore. In certi casi non le era dispiaciuto, ma non aveva mai provato un ardore simile, che scioglieva come neve al sole ogni resistenza.
Stefan sapeva di brandy, come se avesse bevuto un goccio prima di venire da lei, e la sua bocca la trascinava in una travolgente danza erotica. Quando le posò una mano sul seno in un gesto possessivo, la fece impazzire di eccitazione.
Nadiya ricambiò il bacio con passione, ormai incapace di reprimere il risveglio dei sensi.
Stava accadendo proprio quello che lei desiderava sin da quando aveva visto per la prima volta il meraviglioso Duca di Huntley.
Di colpo, però, si rese conto della propria follia.
Mon Dieu!
Aveva dedicato l’intera mattinata a prepararsi a ignorarne il fascino. Non aveva forse percorso in lungo e in largo la sua camera a Hillside, elencandosi i numerosi motivi per cui le conveniva dimenticare l’attrazione fisica? Per lei era fondamentale concentrarsi sul vero obiettivo a Meadowland, senza ammettere delle distrazioni insidiose.
E invece si ritrovava tra le forti braccia di Stefan quando i bagagli erano appena stati disfatti.
Gli premette il palmo sul petto e girò la testa per sottrarsi a quel bacio devastante.
“No… Questo è …”
“Cosa?” le domandò lui con voce roca, trascinando le labbra sulla sua guancia.
“Pericoloso.”
Stefan si ritrasse e la guardò con occhi ardenti.
“Avete paura?”
Paura? Il cuore le batteva all’impazzata e le gambe le cedevano, ma non per timore.
“Dovrei, se avessi un briciolo di buonsenso” mormorò.
Lui la fissò sbarrando gli occhi. Gli zigomi alti erano un po’ arrossati.
“Avete un amante che vi aspetta in Russia?”
Nadiya si irrigidì. “Certo che no.”
“Non sarebbe inconcepibile, colombella. Rappresentate una tentazione cui è difficile resistere.”
“Solo perché mia madre…”
Lasciò cadere la frase nel nulla e lui aggrottò la fronte. “Questo non ha niente a che vedere con vostra madre.”
Infine lei si divincolò dalle sue braccia e, posandosi una mano sullo stomaco in subbuglio, si decise a guardarlo con aria supplichevole.
“Vi prego, Vostra Grazia, Sophy potrebbe tornare da un momento all’altro.”
“Mi chiamo Stefan” le rammentò, indurendosi in volto.
“Bene” concesse lei con un sospiro. “Stefan.”
“A più tardi.”
Con un rigido inchino, il duca le voltò le spalle e si diresse alla porta. All’improvviso, però, Nadiya temette di lasciarsi sfuggire un’occasione perfetta.
“Vostra… Stefan” si corresse appena lui si girò e la fulminò con lo sguardo.
“Sì?”
“Spero non vi dispiaccia se esploro la vostra bella casa mentre sono qui.”
Nonostante il tono leggero, lui strinse gli occhi con aria sospettosa. Sembrava un rapace che aveva scorto la preda.
“Sarò felice di farvi visitare i locali prima di cena.”
“No, io…” Si interruppe per schiarirsi la gola. “Non vorrei distogliervi dai vostri impegni. Posso girare anche da sola.”
Stefan le rivolse un rapido cenno d’assenso.
“Come preferite.”
Nadiya attese che se ne andasse, poi si lasciò cadere sul bordo del letto e si coprì il volto con le mani.
Tremava di frustrazione.
“Mamma, in che pasticcio mi avete cacciata?” mormorò tra sé.
Dopo essere uscito dalla stanza, Stefan fu costretto a fermarsi per combattere il desiderio che lo straziava come un incendio.
Maledizione!
Era entrato nella camera di Nadiya con il preciso scopo di coglierla in flagrante. Non era stato un piano molto astuto, ma era comunque riuscito. Infatti gli era bastato scorgerla per un istante mentre rovistava nei cassetti della toeletta per avere la conferma che stava cercando qualcosa. Un oggetto che credeva nascosto a Meadowland.
Di cosa si trattava?
Tuttavia, dopo pochi istanti in sua compagnia, aveva perso ogni interesse nella faccenda.
E nel vederla vicino al letto, lui aveva smarrito l’uso della ragione.
Se Nadiya non l’avesse respinto, l’avrebbe posseduta sul posto. Così almeno avrebbe appagato la folle eccitazione che lo torturava.
“Signore.”
La nota voce del maggiordomo ebbe lo stesso effetto di un tuffo in un lago gelato.
Il desiderio selvaggio si spense, almeno per il momento, e Stefan riuscì ad assumere un’espressione accettabile.
“Sì, Goodson?”
“Forse non è niente di grave, ma mi pareva opportuno informarvi” esordì il maggiordomo.
“Ditemi.”
“Benjamin ha sorpreso due furfanti nel boschetto a sud della tenuta.”
“Cacciatori di frodo?” domandò lui, perplesso.
“Affermavano di alloggiare al vicino villaggio e di aggirarsi nel podere soltanto per ammirare il paesaggio.”
“Erano armati?”
“Sì. Inoltre Benjamin ha notato che parlavano con uno strano accento.” Dopo una breve pausa, aggiunse: “Era sicuro che non fosse francese”.
Stefan serrò un pugno. Stranieri. Erano forse collegati a Nadiya?
C’era un solo sistema per scoprire la verità.
“Chiedete a Benjamin di andare al paese a cercarli, senza farsi notare. Sarebbe interessante scoprire dove dormono.”
Goodson annuì, lanciando un’occhiata alla porta che Stefan aveva appena chiuso.
“E Miss Zaytseva?”
“Me ne occuperò io.”
Il maggiordomo assunse un’espressione contrariata.
“Come desiderate.”

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21 pensieri su “Nadiya Zaytseva IV

  1. Capita di innamorarsi delle parole che vestono immagini di ricercata bellezza, come questo capitolo.
    Gli occhi corrono a inseguire pensieri perché in ognuno la tua bravura tesse la trama di un tessuto che prende forma e svela i suoi colori sul percorso di una storia.

    Mi è piaciuto tantissimo.

    Dalla partenope capitale
    Dudù

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    • Giusto, è vero: capita d’innamorarsi delle parole e di quello che gravita attorno ad esse.
      capita, anche, di leggere nelle parole alcune verità. Quelle verità che circondano la nostra vita e che ci trasportano in un sogno, infinito, oltre la fantasia.
      Grazie

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  2. Dopo i “mi piace” dati al buio (ma sapendo già che poi avrei trovato una forte luce!), adesso ho letto. E non me ne rammarico certo. Qui si trova la capacità di scrivere, descrivere, analizzare nonché trascinare il fortunato lettore. Stile, approfondimento, sensazioni, tutto concorre a creare un quadro di altissima qualità. Un plauso speciale va ai dialoghi.
    Radiosità, Milord.

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    • Oddio milady. oggi siete oltremodo generosa nel vostro commento.
      Non sapemmo se il lettore venne reso felice dalla fortuna da voi descritta. L’impegno, vi garantimmo, fu profondo e costante.
      Infine, per i dialoghi, bastò rimanere in silenzio ed ascoltare … e il gioco è fatto.
      Cordialità e buona domenica

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