Nadiya Zaytseva V

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1Due giorni dopo Nadiya accompagnò Brianna a passeggiare nel giardino privato della duchessa.
Era una magnifica creazione.
Il viale principale era lastricato in pietra rosata e fiancheggiato, sui due lati, da fontanelle decorate da sirene. Portava a una vasca ornamentale attorniata da panchine in marmo, in mezzo alla quale sorgeva una grande statua dorata di Apollo.
Altri vialetti conducevano ad aiuole fiorite, delimitate da siepi impeccabili. Dietro lo specchio d’acqua, una graziosa grotta artificiale offriva una splendida vista della campagna circostante.
Mentre si godeva il tepore del sole pomeridiano, Nadiya cominciò un po’ alla volta a rilassarsi.
Gli ultimi giorni erano stati, a dir poco, faticosi.
Aveva immaginato che al servizio di Stefan vi fosse un piccolo battaglione di domestici, ma non aveva previsto di non poter uscire dalla camera senza imbattersi in una decina di persone. Cameriere, addetti alle pulizie, lacchè, paggi, una governante, un maggiordomo…
Persino quando aveva tentato di avvicinarsi alle stanze della duchessa, nel cuore della notte, era stata sorpresa da un giovane in uniforme impegnato a controllare le candele che illuminavano il corridoio.
Aveva l’impressione di voler rubare i gioielli della corona.
Per peggiorare la situazione, le era spesso impossibile sfuggire alla compagnia di Stefan.
Si dimostrava sempre educato e cortese con lei. Come altro avrebbe potuto comportarsi in presenza di Brianna? Tuttavia Nadiya percepiva con inquietante intensità il suo sguardo attento, che esprimeva una terribile mescolanza di sfiducia e desiderio sessuale.
Senza rendersi conto di essersi fermata, sussultò quando si sentì sfiorare il braccio.
“Ebbene?”
Nadiya si voltò e si accorse che Brianna aveva scambiato la sua aria assorta per incantata ammirazione.
“Il giardino è stupendo come mi avevate assicurato” commentò, contenta di distrarsi dalle sue preoccupazioni. “Mi ricorda casa mia.”
Brianna sorrise. La sua chioma brillava come fuoco ai raggi del sole. Se Nadiya fosse stata un tipo invidioso, avrebbe detestato quella donna snella, dagli occhi verdi e dai lineamenti perfetti. Persino nel semplice abito da mattina in seta francese, risplendeva di femminilità. Lei si sentiva abbastanza carina con il suo vestito a righe rosa e avorio, bordato di fiorellini di raso, ma sapeva di non possedere il fascino della sua compagna.
Per fortuna, però, non aveva mai sofferto di gelosia; al contrario, apprezzava di cuore la bellezza naturale dell’incantevole Brianna.
“Sì, la duchessa teneva molto a farlo somigliare a quelli che frequentava da ragazza a San Pietroburgo” le spiegò lei. “Amava Meadowland, ma non dimenticava mai la Russia. Forse per questo Edmond, una volta maggiorenne, si è sentito in dovere di servire lo zar.”
“L’attuale duca non sembra legato alla Russia quanto il fratello.”
“No, in effetti. Stefan è un vero inglese, com’è giusto che sia” confermò Brianna. “Dedica tutte le energie alle sue proprietà e al suo re. Ha molte persone alle sue dipendenze.”
“Ho notato” affermò lei con una punta di irritazione, ripensando ai numerosi e onnipresenti servitori.
“È un ottimo duca, proprio come il padre.”
Nadiya finse di osservare con interesse un bocciolo di rosa. Sospettava che Brianna intuisse più di quanto non desse a vedere.
“Conoscevate bene il suo predecessore?”
“Sì.” Con un sospiro, si sedette su una panchina. “Mi trovavo a Londra quando lui e la duchessa morirono, ma avevo trascorso qui buona parte dell’infanzia. I miei genitori… Be’, diciamo che non erano portati per la vita coniugale e ancor meno per avere figli. La mia unica consolazione consisteva nel venire a Meadowland, dove venivo accolta come un membro della famiglia.” Guardò verso la vecchia dimora. “Questo era un luogo di amore e di gioia.”
Lei annuì. Aveva percepito la felicità che pareva impregnare le pietre stesse della casa, come in attesa di risvegliarsi.
“Sapevate che avreste sposato Edmond?”
“Santo cielo, no!” La sua risata riempì l’aria profumata di rose. “Mi terrorizzava. Ero molto più vicina a Stefan.”
Nadiya provò un’assurda fitta al cuore. Era sicura dell’amore di Brianna per il marito, ma sapeva anche che Stefan le era molto affezionato.
“Capisco.”
“Per me era come un fratello. Adesso siamo davvero parenti e non potrei esserne più contenta” aggiunse con una curiosa punta di divertimento nella voce.
Nadiya accarezzò un petalo vellutato, riflettendo sui due gemelli.
“Non lo conosco certo quanto voi, però devo ammettere che il duca…” Cercò un termine adeguato. “Mi incute più timore di Lord Summerville.”
“Non vi sbagliate.”
“Perché?” le domandò lei, chiaramente stupita, voltandosi a guardarla.
“Molti si lasciano ingannare dall’aspetto tranquillo di Stefan e dalla sua avversione per la vita sociale. Tuttavia la sua calma apparente nasconde un’intelligenza straordinaria e una volontà di ferro.” Dopo una pausa, concluse: “Non vorrei mai contrariarlo”.
Lei sentì un brivido lungo la schiena. “Già.”
“D’altro canto è molto leale e farebbe il possibile per proteggere coloro che ama.”
Nadiya riportò l’attenzione sulle rose. Non poteva più negare l’impossibile attrazione per il Duca di Huntley.
“Strano che non si sia ancora sposato.”
“Ricordatevi che i genitori di Edmond e Stefan si amavano con tutta l’anima. Nessuno dei due si accontenterebbe di un matrimonio meno riuscito del loro.”
Quelle parole le ferirono il cuore. Era più che evidente che Stefan avrebbe scelto una sposa da amare senza riserve. Una donna bella, dolce e gentile, degna di fiducia e dall’indubbia moralità.
In ogni caso, cosa le importava della futura Duchessa di Huntley?
Niente.
“Edmond ha trovato ciò che cercava” sussurrò.
“Sì, credo. Tuttavia per Stefan potrebbe rivelarsi più difficile.” Brianna rise piano. “Non che il rapporto tra me e Edmond sia stato sempre facile. Stefan, però, ha uno spiccato senso del dovere. Forse ha sempre paura di non essere all’altezza di suo padre. Un’idea insensata, ma…”
“Ma avverte il peso della responsabilità?” concluse Nadiya per lei.
“Fin troppo. Non si concede mai il tempo per conoscere una donna capace di conquistargli il cuore. Sono preoccupata per lui.”
“È ancora giovane.”
“E pieno di fascino” notò Brianna, come se Nadiya non si fosse accorta delle sue pericolose attrattive. “Non è2 giusto che due uomini siano dotati di tanta bellezza. Mi sento insignificante al loro confronto.”
“Vi comprendo alla perfezione.”
“Sì, forse.”
Lei si irrigidì. Aveva la netta impressione che Brianna percepisse il suo turbamento.
Raddrizzò le spalle e rammentò a se stessa che era venuta a Meadowland con uno scopo preciso, che non era quello di fantasticare sul padrone di casa.
“Eravate in confidenza con la duchessa?” le domandò con falsa innocenza.
“Era sempre molto affettuosa con me.”
“Così come con mia madre. Erano grandi amiche. Mia madre mi ha raccontato che si sentiva sola dopo la sua partenza dalla Russia e che si consolava scrivendole lunghe lettere.” Le lanciò una rapida occhiata per studiare la sua espressione. “Vi è mai capitato di vederle?”
“Non che io ricordi.” Brianna aggrottò la fronte. “Aspettate, in realtà… Oh, certo.”
“Sì?”
“Rammento di avere domandato a Edmond per quale motivo lui e Stefan disprezzassero tanto il cugino Howard Summerville” spiegò con una smorfia. “Abitava poco lontano da qui e ogni tanto mi capitava di incrociarlo. In effetti aveva l’aria di un ficcanaso petulante che si divertiva a guastare la felicità altrui, tuttavia la loro ostilità mi pareva eccessiva.”
Nadiya si sforzò di sorridere, ma non riusciva a immaginare la relazione tra Howard Summerville e le missive di sua madre.
“Che cosa vi ha risposto?”
“Che Howard non cessava di assillarli con richieste di denaro e che, peggio ancora, era stato sorpreso più di una volta a Meadowland mentre si appropriava di oggetti con l’intento di venderli a Londra.”
Nadiya sbatté le palpebre, sconvolta. “Mon Dieu!”
“Secondo Edmond, si trattava in genere di sciocchezze, come tabacchiere o statuette, ma una volta Stefan lo trovò nelle camere della duchessa che tentava di intascare pacchetti di vecchie lettere.”
“Lettere?” Nadiya strinse le dita sulla rosa, lasciando cadere sul selciato una pioggia di petali. Howard Summerville le aveva lette? Era lui il mandante del ricattatore? “Ne siete sicura?”
“Mi pare che così abbia detto mio marito. Perché?”
“Mi sembra un furto un po’ strano.”
“Senza dubbio pericoloso” notò lei con una risata. “Prima che Edmond lo fermasse, Stefan aveva già fatto sanguinare il naso del cugino e gli aveva incrinato tre costole.”
“Davvero?” sussurrò Nadiya, raggelata.
“Non voglio affermare che Stefan sia un tipo violento, ma tiene molto a proteggere i ricordi dei suoi genitori.”
Il terrore serrò lo stomaco di Nadiya.
Non pensava che il duca, essendo un gentiluomo, l’avrebbe colpita fisicamente se avesse scoperto i suoi reali intenti, tuttavia avrebbe potuto detestarla.
E lei non lo avrebbe potuto criticare per questo.
“È comprensibile” mormorò.
“Stefan non ha mai perdonato Howard” proseguì Brianna, senza accorgersi del suo stato d’animo.
Mentre tentava di valutare la scoperta che nelle camere della duchessa c’erano alcune vecchie missive, anche se non sapeva quali, Nadiya sussultò nel veder spuntare da un cespuglio un grosso cane, che prese a saltellarle attorno con la lingua penzoloni.
“Oh!”
Brianna rise. “Non temete: Puck non vi farà del male. Vero, ragazzo mio?”
“Puck?”
“Puck II, in realtà” dichiarò una profonda voce virile. Lei girò di scatto la testa e scorse Stefan vicino a una fontana.
“Stefan, sei rientrato presto.” Brianna si alzò in piedi con un sorriso di benvenuto. “Non ti aspettavamo prima di cena.”
Lui non distolse gli occhi dal volto guardingo di Nadiya. “Mi sono accorto di non riuscire a concentrarmi sui canali di irrigazione con due dame così graziose sotto il mio tetto.”
La cognata ridacchiò. “Immagino che sia la nostra cara ospite ad averti allontanato dai campi, poiché spesso dimentichi i miei inviti per il tè a Hillside.”
“Soltanto perché temo che la fastidiosa presenza di tuo marito mi rovini il piacere di gustare il pan di Spagna.”
“Sei un vero bugiardo. Comunque è ora che io mi distenda” annunciò lei, occhieggiando con una certa soddisfazione Nadiya e Stefan. “È fastidioso sentirsi sempre così stanchi.”
Rammentandosi delle buone maniere, lui le prese la mano e se la portò alle labbra.
“Però, allo stesso tempo, è meraviglioso.”
“Sì.”
“Non esitare a chiamarmi, se ti occorre qualcosa.”
“Mi serve solo un po’ di riposo. Ci vediamo più tardi.”
Nadiya la guardò allontanarsi e all’improvviso si rese conto di essere rimasta sola con Stefan. Il cuore le batté forte per l’apprensione. E dire che si era sforzata in ogni modo di evitare una situazione simile.
“Magari…”
Lui la trattenne, afferrandola per le braccia. “No.”
Stefan osservò dall’alto il viso che aveva tormentato le sue notti: gli innocenti occhi azzurri, i lineamenti delicati, il mento volitivo.
Le labbra morbide che richiamavano i baci.
Diamine. Era stanco di aspettare che Nadiya gli rivelasse i nefasti motivi per cui si trovava a Meadowland, e ancor più stufo di recitare il ruolo del gentile padrone di casa.
Voleva portarsela a letto e non gli interessava nient’altro.
Come se avesse percepito la profonda tensione, lei si inumidì le labbra secche. I suoi occhi tradivano un desiderio difficile da mascherare.
“No?”
“Stavate di certo per offrirvi di accompagnare Brianna a casa, oppure per affermare che vi dovevate 3cambiare, o per presentarmi uno dei tanti pretesti a cui avete fatto ricorso negli ultimi due giorni per evitarmi.”
Lei serrò le labbra, offesa dal tono di scherno. “Se siete così sicuro che preferisca sfuggirvi, perché insistete affinché rimanga?”
Dopo aver fatto scivolare le mani lungo le sue braccia nude, Stefan le prese la mano e, con determinazione, la condusse lungo il vialetto.
“Considerato che faccio il possibile per rendervi piacevole il soggiorno a Meadowland, ritengo giusto chiedervi per quale motivo giudichiate così sgradevole la mia compagnia.”
Lei chinò il capo per non lasciargli vedere la sua espressione. “Non mi è affatto sgradita.”
“Allora perché mi sfuggite? Perché vi ho baciata?”
“Non avreste dovuto.”
Lui emise una breve risata, priva di allegria. Nadiya credeva che lo avesse scelto di sua spontanea volontà?
“Forse no, ma questo non mi impedisce di farlo ancora.”
La sentì rabbrividire e, accelerando il passo, la guidò attorno alla vasca ornamentale, verso i gradini che portavano alla grotta. Maledizione! La doveva baciare, altrimenti sarebbe impazzito.
Nadiya sussultò quando Stefan la trascinò nell’ombra del piccolo ambiente, affrescato con scene di ispirazione greca, e la strinse al petto.
“Per questo siete rientrato prima del previsto?” gli domandò con un tono di sfida che contrastava con il battito frenetico del cuore.
Per quanto si fingesse indifferente, era chiaro che lo desiderava: lo rivelavano le sue reazioni fisiche.
“Sono tornato perché non riuscivo a starvi lontano.” Posò il capo nell’incavo del suo collo. “Gelsomino.”
“Come?”
“Profumate di gelsomino.”
Con un fremito, lei gli si aggrappò alle spalle.
“Stefan, cosa volete da me?”
“Credevo fosse ovvio.” Lui indietreggiò un poco per guardarla in volto con serietà, armeggiando intanto per sciogliere i nastri che trattenevano il cappellino sotto il mento. “Però, se volete, ve lo spiego meglio.”
“È il mio preferito” protestò Nadiya, mentre Stefan gettava il cappello a terra.
Una vampata di calore gli percorse le membra.
“È grazioso, ma mi piacete di più al naturale.” Con pochi movimenti esperti, le tirò via le forcine e lasciò ricadere sulle spalle la chioma dorata. Poi infilò le dita tra i morbidi riccioli. “Pura seta.”
“Non tentate di distrarmi” lo rimproverò.
Stefan le sfiorò la tempia con le labbra.
“Ci sto riuscendo?”
“Maledizione” imprecò a bassa voce Nadiya.
“Che linguaggio, colombella. Le vostre labbra dovrebbero pronunciare parole più dolci.” Le incorniciò il viso con le mani e la baciò con passione sulla bocca. È mia, sussurrò una voce in un anfratto della mente. Le dischiuse le labbra con la lingua e assaggiò la sua dolce innocenza, divorato da una fame insaziabile. Per un istante lei si irrigidì, ma poi si arrese con un sospiro. “Sì…” sussurrò Stefan a quel punto senza scostare la bocca. Le accarezzò la schiena e iniziò ad aprire i bottoni di madreperla.
Le baciò gli occhi, il naso diritto, le guance morbide, poi tornò alla bocca. Allo stesso tempo, le sfilò dall’alto il vestito e lo lasciò ricadere ai suoi piedi.
Nadiya gemette e, indietreggiando, lo fissò a occhi sbarrati. “I domestici…”
“Nessuno ci disturberà” le garantì, stuzzicando con le labbra un punto sensibile alla base della gola.
“Sanno che adescate qui le giovani indifese?” lo sfidò, ma intanto inclinava il capo all’indietro per offrirsi ancor meglio ai suoi baci.
“Indifese?” ripeté lui con una risata. La spinse contro la parete e tracciò con i polpastrelli la scollatura della sottoveste. “Siete la femmina più pericolosa che abbia mai conosciuto, Miss Zaytseva. Lo zar è più furbo di quanto immaginassi.”
Lei trattenne il fiato a quell’insinuazione.
“Cosa intendete?”
“Conoscete voi la risposta, non io.” In realtà gli premeva di più slacciarle il corsetto che svelare il mistero. L’indumento cadde al suolo, seguito dalla leggera sottoveste. Lei rabbrividì e lui la strinse tra le braccia. “E finché non mi avrete rivelato la verità, intendo godere di ciò che mi offrite.”
“Stefan…” Nadiya lanciò un gridolino quando lui si chinò per prendere un capezzolo tra le labbra. “Oh!”
“Ssh… colombella mia” mormorò assaporando la dolcezza della sua pelle e accarezzandole i fianchi.
Era minuta, ma di forme perfette, e tanto morbida. Senza esitare, Stefan si strappò la cravatta, la giubba e il panciotto. Quindi si sfilò dalla testa la camicia, le prese le mani e se le appoggiò al petto.
“Toccatemi” le disse con voce roca.
Lei tentò una blanda protesta.
“Vi ho avvisato che non sono come mia madre…” tenne a precisare lei in un sussurro.
Aggrottando la fronte, Stefan le afferrò il bacino e lo premette contro la potente erezione. Non era certo il momento adatto per discutere di sua madre.
“Lo so, ma non capisco cos’abbia a che fare la contessa con questo.”
Sebbene tremasse, Nadiya non si allontanò. “Non sareste il primo a immaginare che sia pronta a gettarmi tra le braccia di un uomo solo perché mia madre è stata l’amante dello zar.”
Per un istante, Stefan sentì una stretta al cuore, cogliendo la vulnerabilità che traspariva dai grandi occhi azzurri. Nadiya pareva fragile e innocente, con le guance arrossate e i folti riccioli che le incorniciavano il viso. Risvegliava in lui pericolosi istinti protettivi.
Strizzò gli occhi e studiò il volto angelico che forse nascondeva l’animo di una vipera.
Sarebbe stato assai imprudente dimenticarsene.
“E voi non sareste la prima a ricambiare le mie attenzioni nella speranza di intrappolare un duca nel vincolo4 del matrimonio” ribatté.
Lei sbatté le palpebre, offesa. “Non mi permetterei mai…”
“Neanch’io” la interruppe con un bacio ardente. “Vi desidero” continuò baciandole la spalla. “Muoio dalla voglia di possedervi. È semplice.”
“Dio mio” gemette Nadiya, accogliendo i baci sempre più arditi. “Non lo è affatto.”
Aveva ragione.
La lussuria era abbastanza facile da capire, ma non quello che stava succedendo tra loro.
Soffocando la voce della ragione, Stefan le dischiuse le gambe con un ginocchio e spostò la mano all’interno delle cosce per stuzzicare la pelle sensibile.
Lei gridò di piacere e lui le coprì la bocca con la sua. L’unica sua paura era di uccidere chiunque fosse così stupido da varcare la soglia in quel momento.
Ricambiando il bacio con inusitato entusiasmo, Nadiya gli conficcò le unghie nel dorso. Stefan cercò con le dita la sua calda intimità; carezzò con voluttà le pieghe umide, eccitandosi sempre di più.
Incoraggiato dai dolci sospiri, continuò a stuzzicarla, finché la sentì muoversi con impazienza tra le sue braccia, in cerca di un sollievo alla crescente tensione.
“Piano” mormorò. Intanto le prese la mano e se la portò sul membro eretto.
Gemette di godimento. Anche attraverso i calzoni, sentiva il calore delle piccole dita che cercavano le sue forme.
Le guidò con la mano libera, mentre con l’altra continuava a darle piacere. Nel silenzio della grotta artificiale si udiva soltanto il suono del loro respiro ansimante.
“Stefan… Io…”
“Fidatevi di me, colombella” le sussurrò all’orecchio, senza accorgersi quasi dell’assurdità dell’affermazione.
In quel momento lui non riusciva a pensare ad altro che allo splendido volto di Nadiya, ai suoi occhi spalancati, alle sue labbra dischiuse in un muto grido di piacere.
È il suo primo assaggio della passione, ma non sarà l’ultimo, giurò a se stesso.
Ammaliato dalla bellezza di lei, venne colto di sorpresa quando sentì la sue dita richiudersi sul pene. Con un mugolio soffocato, spinse avanti il bacino e si abbandonò all’orgasmo. Poi, cercando di riprendere fiato, si appoggiò a lei per non cadere, scosso da un fremito incontrollabile.
Nel nome di Dio, cosa gli faceva quella donna?

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21 pensieri su “Nadiya Zaytseva V

    • Grazie per il soffio e grazie per l’eleganza. Sono immeritate, tali espressioni. umilmente cercammo, come sempre, di produrre bellezza.
      Se ci riuscimmo è, esclusivamente, bontà di chi ci lesse e di chi ebbe, di noi, considerazione.
      Cordialità.

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  1. Sapevo che avrei trovato una pagina di letteratura piena.
    Questo capitolo si addentra nella storia completa delineandola. Ha un carattere proprio. I personaggi respirano mentre gli eventi, saggiamente preparati, si svolgono con intelligenza nel rispetto della storia,.
    Bellissimo caro Ninni.
    Non potevo aspettarmi di meglio.
    Ciao

    Liked by 1 persona

    • Ovviamente i personaggi devono esere aderenti sia alla verità romanzata, sia al racconto in quanto tale.
      Un piccolo ambiente creato che esprime, attraverso la propria evoluzione, tutta la bellezza di un racconto che, oormai, parla da solo.
      Grazie

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  2. Era da tanto che non passavo dalla tua casa, caro Ninni.
    Mi sono chiesta, varie volte, chissà come starà andando il romanzo della giovane russa…
    Finalmente ho letto delle pagine che mi fanno dimenticare il mondo intorno.
    Grazie mon cheri.
    Ti seguo da qualsiasi parte io sia.
    Bisous

    Annelise

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    • Annelise, non avevamo più notizie. I timore che vi avessero presa prigioniera (pur di non farvi scrivere e/o recitare, era concreto.
      Grazie per l’interesse e grazie per esserci.
      Cordialità

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    • Vi ringraziammo per l’espressione gentile, che ci elargiste con tanta genersità.
      Oscurammo le giornate, accendendo candelabri attorno le stanze che, gli eventi, raccontano.
      L’ascolto minuto, infine, divenne d’obbligo pur di raccontarne la storia a voi.
      Radiositazioni Lady Alessandra.

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  3. Splendido come avete descritto con delicatezza le scene che si sono svolte in questa parte del racconto. Una delicatezza che non è da tutti. Sempre avvincente e coinvolgente Milord, complimenti. Ossequi e dolce Domenica.
    Pat

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