Nadiya Zaytseva VII

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1Herrick Gerhardt svoltò l’angolo, prestando attenzione a restare fuori dal raggio di luce delle lampade che illuminavano le vie cittadine. Indossava un semplice completo nero e un cappello di pelliccia sui capelli grigi, ma temeva sempre che qualcuno riconoscesse il suo volto scarno e i suoi penetranti occhi castani.
Persino in quel quartiere tanto lontano dal palazzo.
Era il costo da pagare per il ruolo di consigliere di fiducia dello zar.
Di regola sfruttava a proprio vantaggio il timore che incuteva agli altri; era incredibile quanto riuscisse a ottenere grazie alla reputazione di carogna senza scrupoli.
Tuttavia quella sera preferiva fare affidamento sull’astuzia piuttosto che sull’intimidazione.
Si fermò accanto alla sua guardia di fiducia, il robusto prussiano Gregor, e indicò con un cenno del capo il bordello di fronte.
“La nostra preda è là dentro?” sussurrò in tedesco, per evitare di farsi capire dai numerosi passanti. Ovunque si potevano nascondere orecchie curiose.
“Sì, all’appuntamento settimanale con la bella Celeste.” Gregor appoggiò il dorso a un’inferriata con un’espressione di stoica pazienza. Da buon militare, sapeva che in guerra, per la maggior parte del tempo, si aspettava la battaglia successiva. “È un tipo piuttosto abitudinario.”
Herrick strinse i denti. Da parecchie settimane pedinava Nikolas Babevich tentando di scoprire per chi lavorasse, ma fino a quel momento non aveva raggiunto il benché minimo risultato. L’unica consolazione consisteva nel fatto che il contenuto delle lettere non era stato ancora divulgato.
“Se è così prevedibile, perché seguitiamo a non capire chi lo comanda?” borbottò.
“Siete sempre convinto che abbia un complice?”
“Babevich è un patetico codardo, capace magari di barare al gioco o rubare un portafogli; ma gli mancano il coraggio e l’intelligenza necessari per ordire un piano complicato, allo scopo di estorcere del denaro alla Contessa Zaytseva” gli rispose con un’alzata di spalle, studiando intanto l’ambiente circostante. Nessun dettaglio sfuggiva mai al suo attento esame. “Inoltre ho esaminato i suoi trascorsi e ho scoperto che, in vita sua, non è mai uscito da San Pietroburgo. Chi ha organizzato la faccenda deve avere qualche contatto in Inghilterra.”
Gregor annuì. Sapeva del tentativo di ricatto, ma poco altro, a dire il vero.
“Ho segnalato tutte le persone che hanno avuto a che fare con lui.”
“Ho piena fiducia in voi, Gregor. So bene quanto sia difficile tenere sempre gli occhi aperti.” Herrick si immobilizzò, puntando lo sguardo su un gentiluomo alto e distinto che usciva dal caffè accanto al bordello. “Non me l’aspettavo.”
“Cosa?”
“Sir Charles Richards.”
“Un inglese?”
“Sì, nonché amico del fratello minore dello zar.”
Il soldato colse la punta di sospetto nel suo tono di voce.
“Qualcosa non va?”
Herrick aveva imparato da tempo a fidarsi dell’intuito e in quel momento i suoi sensi erano in allarme.
“Mi stavo giusto domandando per quale motivo un nobile, invitato spesso a palazzo, frequenti un locale più adatto a semplici borghesi.”
Gregor aggrottò le folte sopracciglia.
“Forse voleva bere qualcosa dopo la visita da Madame Ivanna…” borbottò.
“Magari.”
“Non ne sembrate convinto.”
Herrick abbassò la voce mentre un drappello di gentiluomini si avvicinava al bordello, camminando con fare incerto. Stupidi ubriaconi. Avrebbero avuto fortuna se fossero riusciti ad allontanarsi dal quartiere senza essere tramortiti e derubati. Soltanto gli idioti si avventuravano nei bassifondi di San Pietroburgo privi di scorta armata.
“Quando il principe ha iniziato a stringere amicizia con lui, ho raccolto qualche informazione tra i miei conoscenti in Inghilterra” spiegò. Riportò l’attenzione su Sir Charles, che intanto era giunto in fondo alla via e aspettava con impazienza la carrozza.
“Qualcosa vi preoccupa?”
Lui incrociò le braccia al petto. “A parere dei più, le apparenze corrispondono alla realtà: Sir Charles Richards sarebbe un dignitoso baronetto, apprezzato in società e stimato in Parlamento come riformatore.”
“Ma perché avrebbe scelto di abbandonare la patria e la carriera per trasferirsi all’estero?”
“È proprio la mia domanda.”
“Dunque?”
Herrick rifletté sulle sue inquietanti scoperte, notando che i pedoni si tenevano alla larga dal gentiluomo inglese, come se avessero temuto di sfiorarlo.
Curioso.
“Correvano strane voci sul suo conto. Parecchie sono state soffocate da amici potenti, ma erano abbastanza gravi da incoraggiarlo a lasciare l’Inghilterra e stabilirsi in un luogo lontano, al riparo dallo scandalo” sussurrò.
“Dovevano essere insinuazioni pesanti, se lo hanno spinto fino a San Pietroburgo.”
“Già” confermò Herrick, cupo in volto. Intendeva come un affronto personale la presenza in città di uno straniero pericoloso. “Nel corso degli ultimi dieci anni parecchie prostitute sono state rinvenute nel Tamigi con la gola tagliata.”
Gregor sussultò. “Le ha uccise Richards?”
“Non ci sono prove concrete, tuttavia la tenutaria di un bordello ha riferito che due delle ragazze erano frequentate abitualmente da Sir Charles, e che era stato lui l’ultimo a vederle vive. Purtroppo, però, la parola di una donna di malaffare non è sufficiente per portare un nobile in tribunale.”
“Ma può suscitare spiacevoli pettegolezzi.”
“Esatto.”
Gregor strinse a pugno le grosse mani. Prima di venire scelto da Gerhardt, era un soldato semplice, figlio di un macellaio. Le umili origini avevano generato in lui una rara solidarietà per le classi meno abbienti.
“Anche qui si sono trovate prostitute con la gola tagliata?”
Era la prima cosa che Herrick aveva tentato di scoprire.
“No, ma questo non significa che non ne siano state uccise” gli rispose con una smorfia. “Dimitri Tipov controlla il suo territorio con pugno di ferro e preferisce nascondere i delitti, piuttosto che attrarre l’attenzione delle autorità.”
Gregor emise un verso di disgusto. Non si stupiva più di tanto che neppure un uomo potente come Gerhardt conoscesse a fondo i loschi traffici della malavita di San Pietroburgo.
Dimitri Tipov, lo Zar dei Miserabili, esercitava un dominio incontrastato.
“Un peccato.”
“Non proprio, Tipov tende a imporre la sua particolare forma di giustizia a chi minaccia di turbare l’ordine.”
“Tuttavia Sir Charles sembra godere di ottima salute.”
Herrick annuì, pensieroso. “Potrebbe significare che non ci sono stati omicidi, oppure che Tipov ha deciso di punirlo in modo diverso dal solito.”
“Cosa intendete dire?”
“L’inglese sembra possedere abbastanza ricchezze da vivere nell’agiatezza.”
“È vero.” Gregor impiegò qualche istante per seguire il ragionamento. “Dunque credete che Dimitri gli abbia chiesto del denaro?”
“Forse.”
Gregor riportò subito lo sguardo sulla porta del bordello dalla quale usciva un cliente soddisfatto.
“Brutta faccenda, ma da rimandare a un altro giorno, giusto?” commentò, dopo essersi assicurato che l’uomo3 non fosse Nikolas Babevich.
“A meno che non sia collegata al nostro problema attuale…” borbottò Herrick.
“Pensate…” Il soldato scosse il capo. “No. Ho sorvegliato il bordello sin da quando Babevich vi è entrato e non ho visto Richards varcarne la soglia. Non possono essersi incontrati.”
“Già, ma voi tenevate d’occhio l’ingresso principale, non il passaggio segreto che collega la casa di Madame Ivanna al caffè.”
“Passaggio segreto?”
Herrick sorrise. “Anche personaggi molto in vista godono a volte della compagnia delle fanciulle di Madame Ivanna, ma preferiscono passare inosservati.”
“E voi come sapete dell’uscita nascosta?”
“Ben poco mi sfugge.”
“Quindi ritenete che Sir Charles sia venuto qui per vedere Babevich?”
“Dopo averlo seguito per settimane senza ottenere altro risultato che il mal di piedi, non so più cosa pensare” ammise lui con un sospiro di frustrazione. “Comunque nulla ci vieta di andare a trovare Charles Richards nei prossimi giorni. Se non altro potremo valutare se è abbastanza scaltro e spietato da concepire un piano per ricattare la contessa.” Herrick posò una mano sulla spalla del soldato. “Andate pure a casa, Gregor. Controllerò io i movimenti di Babevich.”
Surrey, Inghilterra
Dopo l’ennesima ricerca inutile in biblioteca, nel salottino sul retro e nella stanza del biliardo, Nadiya si ritirò in giardino a godersi il sole, spuntato dopo la nebbia mattutina.
Seduta su una panchina di marmo in mezzo ai roseti, Nadiya levò il viso al cielo e cercò di alleviare la tensione che l’attanagliava.
In parte si rendeva conto di perdere tempo prezioso. Quel giorno, infatti, Stefan era uscito subito dopo colazione per incontrarsi al villaggio con il suo avvocato, mentre Brianna era andata in carrozza a Hillside per sovrintendere ai lavori.
Lei era rimasta sola, a parte i domestici: un’occasione pressoché perfetta.
Tuttavia era stanca della sua missione.
La disgustava il pensiero di ingannare Brianna, che si era sempre mostrata tanto gentile con lei, e detestava aggirarsi come una ladra per la bella dimora.
Peggio ancora, odiava le circostanze che la rendevano nemica del Duca di Huntley.
Se soltanto…
Represse con stizza inutili fantasie.
A cosa servivano? Per quanto fosse attratta da Stefan, doveva essere leale nei confronti di sua madre.
E alla Russia.
Niente poteva modificare l’insostenibile situazione.
Come se i suoi pensieri ne avessero evocato la presenza, Stefan le comparve all’improvviso davanti, in giacca color cannella e panciotto dorato.
Nadiya ebbe un tuffo al cuore e lo guardò incantata. Com’era bello! I lineamenti fini, la curva sensuale delle labbra, le spalle larghe, il fisico snello e forte…
Un fremito di piacere le percorse il corpo.
“Immaginavo di trovarvi qui a gustare il tepore del sole” le disse a voce bassa, ammirando intanto i lunghi capelli sciolti e l’abito a fiori, ornato da nastri color pesca. Era uno dei pochi vestiti scollati che lei avesse. Stefan soffermò lo sguardo sul fiocco in mezzo ai seni. “Tutta sola?” mormorò.
Nadiya impiegò un istante a riprendere fiato. “Brianna è tornata a Hillside a parlare con i tappezzieri che stanno sistemando i salotti. Teme che non scelgano bene la stoffa per i tendaggi.”
La ferrea volontà, tenuta quasi sempre nascosta, emerse dalla posa decisa subito assunta da Stefan.
“Mi è sfuggita prima che la potessi fermare?”
“Ha promesso di sedersi su un divano a sfogliare i campionari che le dovevano consegnare stamattina.”
“Spero capisca che Edmond sarebbe pronto a decapitarmi se dovesse succederle qualcosa.”
“Nessuno desidera il bambino più di Brianna” gli fece notare lei. “Non farà nulla di azzardato.”
“Mmh…” Stefan strizzò gli occhi poi mormorò: “Almeno assicuratemi che è andata in carrozza con lo stalliere e qualche domestico”.
“Così credo. Sospettate che si corrano rischi lungo il percorso tra qui e Hillside?” gli domandò stupita.
“I bracconieri rappresentano sempre un pericolo. Preferirei che neanche voi vi allontanaste senza scorta.”
A quella risposta, lei si alzò di scatto in piedi. Stefan mentiva. Non era chiaro, però, se intendesse spaventarla per poterla controllare meglio, oppure se temesse, da parte sua, atti aggressivi contro la cognata.
Sollevò il mento, offesa. Forse meritava davvero la sua sfiducia, ma non era tenuta a gradirla.
“A differenza di Brianna, non saprei dove andare.”
Lui si raddolcì in volto. “Iniziate ad annoiarvi della pacifica campagna inglese, colombella?” le chiese con un sorriso.
“Come vi ho detto, apprezzo la tranquillità.”
“Così infatti affermate.” Si avvicinò di un passo, avvolgendola con il suo profumo virile. “Mentre io sono convinto che possediate uno spirito avventuroso.”
L’aria parve farsi all’improvviso più densa.
“Il che dimostra che non mi conoscete” ribatté Nadiya.
2“Ogni giorno che passa scopro qualcosa in più” sussurrò lui. Con tocco leggero, posò le dita sulla scollatura del corsetto, suscitando un brivido di piacere. “So, per esempio, che vi piace stare al caldo come una pregiata orchidea e che non amate troppo i liquori. Che privilegiate la comodità alle stupide mode, dando prova di buonsenso, e che vi potete smarrire per ore tra le pagine di un libro. So anche che serbate segreti e che temete la vostra natura appassionata.”
Lei indietreggiò, turbata dall’intima conoscenza del suo carattere tanto quanto dalle sensuali carezze.
“Sciocchezze.”
Il sorriso di Stefan si allargò. “Facciamo una passeggiata fino alla grotta? Magari potrei dimostrarvi la verità delle mie affermazioni.”
“Non siete irresistibile come credete, Vostra Grazia.”
“Bugiarda.” Le andò di nuovo vicino e le posò il palmo sotto il mento, accarezzandole con il pollice il labbro inferiore. “Placherebbe il vostro orgoglio sapere che vi considero altrettanto magica? Un vero inconveniente, lo ammetto. Mi distraete più di quanto avessi previsto.”
“Non ho mai inteso rappresentare… una distrazione, ve lo assicuro” mormorò lei, eccitata dal tocco delicato delle sue dita. “A dire il vero, preferirei che vi concentraste di nuovo sui campi e sul bestiame.”
“Non sareste dovuta venire in Inghilterra, Nadiya” gemette Stefan, studiandola in viso.
“Non avevo altra scelta.”
Seguì un lungo minuto di silenzio, pervaso di collera mista a desiderio.
Infine lui le cinse la vita e la condusse in direzione di una piccola struttura in pietra ai margini del giardino.
“Venite.”
Nadiya tentò di sottrarsi alla presa.
“No…” “Non abbiate paura” la interruppe con un’ombra di frustrazione. “Anche se a entrambi farebbe piacere rotolarci tra i gigli, non ho tempo da dedicare alla seduzione. Vi debbo mostrare qualcosa.”
“Di che si tratta?”
“Abbiate pazienza.”
Lei serrò le labbra, sapendo quanto fosse inutile discutere. Stefan non era l’unico dotato di spirito d’osservazione: anche Nadiya stava imparando a conoscerlo.
Sapeva essere attento e gentile verso le persone che proteggeva. Ma era anche testardo, arrogante e autoritario quando qualcuno o qualcosa minacciava la sua autorità.
Questo valeva anche per lei.
Ignorando la fitta al cuore, Nadiya si lasciò guidare verso una minuscola costruzione sormontata da una cupola di vetro e sorvegliata da una figura mostruosa, posta sopra lo stretto accesso.
Stefan le indicò di entrare e lei obbedì, allarmata dalla vicinanza con il suo corpo virile. Infine si fermò a guardarsi attorno con piacevole sorpresa.
Non sapeva cosa si fosse aspettata di trovare nel piccolo ambiente, ma di certo non l’eccentrico volo di fantasia che l’attorniava.
Scuotendo il capo, avanzò di qualche passo e accarezzò con le dita il drago di marmo che spuntava dal pavimento piastrellato, con le ali spalancate e le fauci aperte, pronte a sputare fuoco. Sulla parete di fondo spiccava un piccolo vascello pirata in legno lustro; le vele di tela, munite di corde, erano manovrabili e un cannone era puntato verso una finestra ad arco, affacciata sul vicino lago. In un altro angolo stavano due cavalli a dondolo, completi di selle.
Pareva la materializzazione di un sogno infantile. Nadiya non faticava a immaginare due gemellini dalla chioma corvina e dagli occhi blu che correvano per il locale, armati di spade di legno.
Una sorta di struggimento la colse all’improvviso. Senza rendersene conto, si posò una mano sul ventre, come se gli istinti materni si fossero di colpo risvegliati.
Era un pensiero inquietante, da tenere ben nascosto mentre si voltava e incrociava lo sguardo indagatore di Stefan.
“Affascinante.”
“Mia madre fece costruire questa stravaganza quando io e Edmond eravamo piccoli. Forse, in questo modo, sperava di impedirci di cercare tesori nascosti tre le sue amate rose o di scivolare nel lago.”
Nadiya inarcò le sopracciglia. La duchessa non era stata soltanto una madre affettuosa, ma anche assennata.
“Ci riusciva?”
Stefan alzò le spalle. “Io dedicavo molto tempo a combattere draghi e a solcare le onde, invece Edmond non era contento se non si cacciava in qualche vero pericolo.”
Nadiya non poté trattenere un sorriso divertito.
“Vi volete molto bene” notò.
“Sì.” Stefan la fissò negli occhi con intensità. “Per difenderlo sarei disposto a tutto.”
Lei perse ogni traccia di buonumore. La trattava da nemica, dunque.
“Eppure ha trascorso parecchi anni in Russia.”
“A causa dell’insistenza dello zar.”
“Dunque incolpate Alessandro Pavlovich per l’assenza di vostro fratello?”
“Solo in parte.” Un’ombra di tristezza gli attraversò il viso. “Edmond si sentiva responsabile per la morte dei4 nostri genitori. Il lavoro che svolgeva per l’imperatore non lo teneva soltanto molto impegnato, ma gli forniva anche un pretesto per restare lontano da una casa piena di ricordi dolorosi.” Scosse la testa come per scacciare i dispiaceri. “Per fortuna si è lasciato il passato alle spalle e ha trovato la pace.”
“E voi, Stefan?”
“Cosa?”
“Quando dimenticherete il passato?”
Lui serrò la mascella, a dimostrazione che era stato colpito nel segno, tuttavia non distolse lo sguardo.
“Stiamo parlando di mio fratello. Ora che sta per avere un figlio da Brianna, non deve tornare in Russia. Io non glielo permetterò.”
“Da quanto ne so, Alessandro Pavlovich non intende richiedere i suoi servizi” gli annunciò Nadiya con un sospiro di irritazione.
“Lo zar è rientrato a San Pietroburgo.”
Lei provò un certo sollievo nel saperlo al sicuro, ma niente di più. Per quanto gli fosse fedele e grata perché le garantiva un’esistenza agiata, lo sentiva troppo distante per considerarlo un vero padre.
“I suoi consiglieri ne saranno contenti, così come mia madre. Gli avversari di Alessandro diventano fin troppo arditi quando è assente.”
“Quali avversari?”
Nadiya riportò l’attenzione sul drago, rendendosi conto di avere rivelato troppo.
“Perché mi avete accompagnata qui?”
“Mi pare che vi interessi esplorare Meadowland dalle cantine ai solai. Non volevo che trascuraste il mio paradiso infantile” le spiegò lui.
Lei si rifiutò di reagire alla provocazione. La proprietà era troppo estesa e il personale troppo numeroso per nascondere le ricerche. L’unica soluzione era mascherarle con una pretesa curiosità.
“Avevate detto che potevo guardarmi attorno” gli rispose un po’ seccata.
“In effetti è vero, ma non prevedevo che foste così minuziosa” le fece notare lui.
“Avete notevoli opere d’arte.”
“L’arte vi interessa?”
“Apprezzo la bellezza.”
Stefan le posò le mani sulle spalle e la costrinse a voltarsi. Lei si aspettava di trovare nei suoi occhi un’espressione di accusa: in fondo dubitava dei suoi intenti in quel luogo. Invece scorse un desiderio così intenso da farla tremare.
“Anch’io” le confidò con voce arrochita.
“Stefan…”
Non sapeva davvero cosa dirgli. E non ebbe più importanza quando lui chinò il capo e le imprigionò la bocca in un bacio selvaggio. Nadiya lanciò un grido soffocato, ma non tentò di sottrarsi al fiero abbraccio.
Cercò di convincersi che era vano opporsi a tanta forza, ma era troppo onesta per negare la felicità che la portava a dischiudere le labbra e a gettargli le braccia al collo.
Aveva sognato quel momento sin da quando Stefan era comparso in giardino.
Lui mormorò qualche parola indistinta, senza smettere di baciarla. Le affondò le dita tra i capelli e le carezzò con sensualità la nuca.
L’eccitazione la travolse e le impedì di pensare. Non le importava più nulla, tranne il delizioso calore che le percorreva le membra. Smarrita nel piacere, perse il contatto con la realtà. Ebbe un brusco risveglio quando, di colpo, lui la respinse.
“Maledizione” imprecò Stefan dirigendosi verso la porta. “Che c’è, Maggie?”
Nadiya si premette una mano sul cuore martellante mentre ascoltava la risposta della domestica.
“Mr. Riddle vi informa che sono arrivati gli operai per riparare il ponte lungo la recinzione a nord. Ha ordinato loro di iniziare senza di voi.”
“Grazie. Arriverò tra poco.” Si udì il rumore dei passi che si allontanavano. Stefan si aggrappò allo stipite della porta e inspirò profondamente. Qualche secondo dopo si voltò a guardarla con triste ironia. “A quanto pare, il dovere mi chiama. Avviserò Goodson di non aspettarmi per cena.” Abbassò lo sguardo sulle sue labbra gonfie di baci e le raccomandò: “State lontana dai guai, colombella”.

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30 pensieri su “Nadiya Zaytseva VII

  1. una delicata storia d’amore, con risvolti importantissimi.
    Una storia, attualissima, del passato, ma che parla di un presente ricorrente.
    Un capitolo che è una divina rappresentazione dell’uomo … per l’uomo.

    Semplcemente affascinante e affascnata.
    Bravissimo
    🙂

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  2. Una finestra aperta sui sogni.
    Un sogno che mi porta a quando, da bambina, guardavo dietro i vetri, lo scorrere e il trascorrere del tempo sognando di intrighi, spie, e amori grandi e impossibili.
    Sembra di vederli, regina e re nei fasti di un tempo andato.
    Che bravo che sei caro Ninni.
    Ciao e buongiorno
    🙂

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  3. Sempre piacevole leggere le vostre storia Milord.
    Scritte con grande bravura, senza sbavature, con dialoghi scorrevoli e tanto altro ancora.
    In ritardo come al solito sulla tabella di marcia, ma poi arrivo, anche se lentamente arrivo 🙂
    Serena notte, Pat

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    • Patrizia M.

      Sempre piacevole leggere di voi, mia signora.
      Vi ringraziammo per le parole generosissime e per la vostra sconsiderata pervicacia nel leggerci.
      Fummo, sul serio, gratificatissimi.
      Vi augurammo, lady Patrizia, un’ottima prosecuzione.
      Grazie e cordialità

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