Nadiya Zaytseva IX

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1Stefan era a dir poco furibondo quando si precipitò fuori dalle scuderie di Hillside.
Non era il suo umore abituale dopo una notte di passione.
Del resto lui non aveva mai intrattenuto rapporti intimi a Meadowland, poiché aveva sempre preferito incontrare le amanti lontano da casa. E di sicuro non era mai successo che una donna, dopo avere gioito tra le sue braccia, si dileguasse nel cuore della notte.
“Dannazione!” imprecò sbattendo la porta alle sue spalle. “Appena le metterò le mani addosso…”
“Spero che non ti riferisca a mia moglie” commentò una voce profonda e ben nota.
Stefan ruotò su se stesso mentre il gemello saltava con eleganza dalla sella del cavallo bianco e porgeva le redini a uno stalliere.
“Edmond” lo salutò con un sorriso, notando gli abiti impolverati. Doveva avere cavalcato come un pazzo per arrivare in fretta da Londra. Non che Stefan avesse un aspetto migliore. Sebbene, dopo avere fatto il bagno, avesse indossato pantaloni neri puliti e una giacca del medesimo colore della collana d’ambra preferita da Nadiya, si era spettinato passandosi infinite volte le dita tra i capelli e aveva cacciato in tasca la cravatta. “Non mi aspettavo che tornassi così presto.”
Con aria stanca, Edmond si massaggiò il collo. “Ho parlato con i consiglieri della regina e ho fatto del mio meglio per convincerli che era nell’interesse di Sua Altezza evitare scandali inutili, ma non credo di avere ottenuto grandi risultati. Ormai Carolina non presta ascolto nemmeno agli amici più intimi.”
“Ha tutte le intenzioni di presenziare alla cerimonia?”
“Sì.”
“Hai fatto il tuo dovere” concluse Stefan alzando le spalle.
Il gemello rispose con una risatina amara. “Speriamo che il sovrano sia d’accordo con te.”
“È sua moglie, non è la tua.”
“Grazie a Dio.” L’espressione di Edmond si raddolcì, come sempre capitava quando pensava a Brianna. “A proposito della mia sposa, sono ansioso di vederla. Ti ha accompagnato qui?”
“No. Ieri, mentre ero occupato, se l’è svignata per venire a Hillside a parlare con i tappezzieri. Quindi oggi ho ordinato ai miei domestici di controllare che resti a riposo.”
Edmond inarcò un sopracciglio. “Sei coraggioso.”
“Per fortuna sei arrivato in tempo per sopportare la sua sfuriata” notò lui, contento di affidargli l’amica d’infanzia. Sapeva che Brianna si sarebbe adirata scoprendo di non poter uscire da Meadowland mentre lui aveva questioni ben più gravi da affrontare.
“Già. Ma se Brianna non è qui, perché sei venuto?”
“Credevo che avessi fretta di rivederla.”
Come prevedibile, Edmond incrociò le braccia al petto e strizzò gli occhi. Per quanto desiderasse abbracciare Brianna, voleva capire per quale strano motivo Stefan si trovasse a Hillside. Si comportava come una madre ansiosa quando temeva per l’incolumità del fratello.
“Sono curioso. Ha forse a che vedere con la mia giovane e graziosa ospite?”
“La tua graziosa ospite è sgattaiolata via.”
“Scusami?”
Stefan serrò i pugni rammentando lo stupore provato quando Goodson lo aveva informato che Nadiya era sparita e che il suo letto era rimasto intatto.
All’inizio aveva immaginato che si fosse alzata presto per fare una passeggiata in giardino, oppure per frugare nelle camere in cerca del misterioso oggetto. Poco dopo, però, si era accorto che era scomparsa anche la cameriera e che, dalle sue stanze, mancavano molti abiti e oggetti personali.
Lo sbalordimento si era mutato in collera mentre si recava a Hillside, sicuro di non trovare né vettura né stalliere.
“È scappata in piena notte, portando con sé la cameriera, la carrozza e Dio sa che altro” sbottò.
“Ha lasciato un messaggio?”
“Credi forse che abbia scritto una nota per ringraziarmi della gentile ospitalità?”
Edmond aguzzò la vista. “Comprendo.”
“Mi fa piacere che almeno uno di noi ci capisca qualcosa.”
“Dimmi, Stefan, Nadiya poteva avere qualche motivo per andarsene nottetempo?”
Lui agitò con impazienza una mano. “È quello che sto tentando di stabilire.”
“Alludevo a te, caro fratello” gli disse Edmond con voce suadente. “Le hai dato forse una ragione per fuggire?”
Stefan si irrigidì.
Era possibile, prendendo in considerazione la fastidiosa ipotesi che l’amplesso l’avesse spaventata. Per molte donne la perdita della verginità era un’esperienza sconvolgente e magari lei aveva reagito in maniera eccessiva.
Il pensiero lo spaventava.
Tuttavia si rassicurò rammentando che Nadiya, per quanto innocente, lo aveva accolto con gioia nel suo corpo, e più di una volta. Inoltre, con il trascorrere delle ore, si era dimostrata sempre più ardita nelle carezze.
Quale che fosse il motivo che l’aveva spinta alla fuga non era collegato all’ardente passione tra loro.
“No.”
Edmond non pareva convinto. “Mmh…”
“Attento, fratello” lo mise in guardia Stefan.
Lui non aveva la benché minima intenzione di discutere della sua ossessione erotica per Nadiya Zaytseva.
Lui non insistette oltre. “Avrà pur avuto una ragione per andarsene senza preavviso” si limitò a notare.
“Posso solo immaginare che abbia eseguito il compito per cui era venuta.”
“E di cosa si sarebbe trattato?”
“Di rubare qualcosa a Meadowland.”
Com’era ovvio, Edmond lo fissò sbalordito, temendo che avesse perso la ragione. “Dunque credi che la figlia della Contessa Zaytseva sia una comune ladruncola?”
“In lei non c’è proprio niente di comune.”
“Ti sei accorto se manca qualcosa? L’argenteria, i gioielli della mamma o magari qualche quadro?”
Goodson aveva perlustrato l’intera dimora con cura meticolosa, ma fino a quel momento non aveva notato niente di insolito.
Tuttavia i sospetti di Stefan non si erano placati.
“No.”
Il fratello lo scrutò in volto con serietà. “Ti comporti in un modo un po’ strano da quando Miss Zaytseva è2 arrivata nel Surrey. Sei sicuro che l’involontaria attrazione che provi per lei non ti abbia indotto a una certa diffidenza?”
Stefan negò con un’alzata di spalle quell’interpretazione. Non poteva nascondere di essere affascinato da Nadiya, ma le due cose non erano collegate tra loro.
“Dubito di lei perché ha trascorso gli ultimi giorni a frugare nei locali di Meadowland come a caccia di un tesoro. Pareva interessata soprattutto alle camere di nostra madre.”
“Ne hai la certezza?”
“Sì.”
Edmond scosse la testa. “Cosa mai poteva cercare?”
“Immagino qualcosa di relativo ai rapporti della mamma con la Russia. Ma i pochi beni che aveva portato da San Pietroburgo non hanno un grande valore. Tranne che per noi” aggiunse Stefan con tristezza.
“E adesso è sparita…” borbottò il fratello.
“Sì.”
“Cosa intendi fare?”
Senza esitare, Stefan si voltò verso la carrozza che aveva lasciato in cortile. “Inseguirla.”
Edmond lo afferrò per un braccio e lo costrinse a voltarsi.
“Aspetta.”
“Perché?”
“Sei il Duca di Huntley. Non puoi balzare in sella come niente fosse e lanciarti al galoppo per la campagna.”
Lui inarcò le sopracciglia, perplesso. “Una lezione di responsabilità proprio da te?”
“Ammetto di non essermi sempre dimostrato assennato” gli rispose il gemello con un sorrisino.
“In passato eri uno scapestrato e un giocatore d’azzardo. Per giunta a volte sparivi per intere settimane senza comunicare a nessuno, me compreso, dove diavolo ti fossi cacciato.”
“Tutto vero, però avevo sempre la certezza che mio fratello mi avrebbe salvato dai guai. Contavo su di te, così come molti altri.”
Stefan liberò con impazienza il braccio. “Conosco il mio dovere.”
“Quindi sai che devi rimanere a Meadowland. Se vuoi, posso prendere contatto con i miei conoscenti in Russia…”
“No” lo interruppe bruscamente.
In parte capiva che si stava comportando in maniera irrazionale: poteva infatti inviare alla ricerca di Nadiya almeno un centinaio di dipendenti, oltre alla milizia locale, senz’altro felice di compiacere il Duca di Huntley. Tuttavia non intendeva rinunciare al piacere di catturare la donna che lo ossessionava giorno e notte.
Cercava di convincersi di provare soltanto rabbia nei suoi confronti, ma era consapevole che si trattava di sentimenti ben diversi. Nadiya… gli apparteneva. Non era disposto a staccarsi da lei e avrebbe fatto l’impossibile per ricondurla a casa sua.
“È un problema mio e spetta a me affrontarlo.”
“Dunque ammetti che c’è qualcosa di personale.”
“La faccenda non ti riguarda, Edmond.”
“Maledizione!” Il fratello avrebbe voluto proseguire la discussione, ma si trattenne e si limitò a raccomandargli: “Almeno promettimi che ti farai scortare da qualche servitore”.
“Sono capace di organizzarmi un viaggio da solo.”
Edmond alzò le braccia in segno di resa. “Perlomeno, ti rendi conto di avere perso la testa?”
Stefan abbozzò un sorriso. In effetti lo sapeva: era la sua unica certezza.
“Vai da tua moglie” concluse avviandosi alla carrozza in attesa.
Parigi
Nadiya aveva previsto che la rocambolesca fuga notturna da Meadowland, senza farsi sorprendere da Stefan né tagliare la gola dal pericoloso russo, avrebbe rappresentato la parte più ardua dell’impresa.
Invece si era sbagliata.
L’unica decisione assennata era stata quella di viaggiare via terra anziché via mare. Era infatti probabile che gli eventuali inseguitori la cercassero sulla rotta per il nord. Inoltre era insopportabile l’idea di ritrovarsi intrappolati a bordo di una nave, senza nessuna via di fuga.
Purtroppo, però, Nadiya era costretta a viaggiare in incognito e non potendo attingere ai conti bancari della madre, si basava solo sui contanti che aveva con sé. Per giunta aveva dovuto trattenersi a Dover mentre Pyotr trafficava per vendere la carrozza, trovare documenti falsi e acquistare biglietti per il traghetto. Sophy, nel frattempo, aveva perlustrato i negozi in cerca di modesti abiti neri e cappellini con veletta, adatti a nasconderla da sguardi curiosi. Era seguita un’altra sosta a Calais, dove lo stalliere aveva procurato una vettura adeguata per le strade fangose che conducevano a Parigi.
Non c’era da stupirsi se la sua pazienza era arrivata al limite quando, giunti ai sobborghi della città, una buca più profonda delle altre aveva spezzato una ruota posteriore. La frustrazione esplose quando Pyotr la informò che, dopo due lunghi giorni di attesa, la carrozza non era ancora stata riparata.
Nadiya, Sophy e Pyotr erano fuori dall’albergo. La modesta locanda vantava prezzi onesti e la vicinanza con il quartiere Saint-Honoré, ma non molto altro. Tuttavia non potevano permettersi lussi maggiori.
Inoltre pareva l’ultimo posto al mondo dove qualcuno avrebbe cercato Miss Nadiya Zaytseva.
“Il carraio ha promesso di sistemare la ruota entro domani” borbottò Pyotr.
Irritata all’inverosimile, Nadiya aprì con un movimento brusco il ventaglio di pizzo nero. Le strade strette soffocavano ogni soffio di brezza e il calore estivo si accumulava tra gli edifici ammassati. Lei era oppressa dall’afa, respirava a fatica dietro la veletta e aveva le pelle irritata dal pesante vestito di crespo nero.
“Ci aveva assicurato che avrebbe finito il lavoro oggi stesso…” mormorò.
Pyotr alzò le spalle. Era un uomo alto e muscoloso dai capelli e dagli occhi castani, dotato di una calma stoica e rassicurante.
Era soprattutto per questa qualità che Nadiya l’aveva voluto come compagno di viaggio.
“A quanto afferma, è stato chiamato d’urgenza dal Marchese de Savois, che ha avuto un guasto durante una corsa da Parigi a Boulogne. È tornato in città solo stamattina.”
Nadiya sospirò infastidita. “Immagino che una semplice vedova non possa competere con un marchese, anche se si tratta di un idiota.”
“Non sembra questo il caso.”
3“Molto bene.” Lei cercò di calmarsi. A cosa sarebbe servito battere i piedi e gridare come un’isterica? Poiché non disponeva del denaro per comprare una vettura nuova, era costretta ad aspettare che venisse riparata la vecchia. “Allora comunicherò al locandiere che non siamo in partenza.”
Pyotr rigirò il berretto tra le mani callose. “Mi dispiace.”
“Non è colpa vostra. Si tratta solo di uno spiacevole incidente” lo rassicurò con un’amichevole pacca sulla spalla. “Andate a gustarvi il pranzo.”
Ancora nervosa per il ritardo, Nadiya seguì con lo sguardo lo stalliere che si allontanava tra i passanti, diretto a una vicina trattoria.
“E adesso cosa facciamo?” le domandò Sophy.
Richiudendo il ventaglio, lei lanciò un’occhiata all’albergo. L’idea di tornare nella triste stanzetta le dava il voltastomaco. Era adirata, impaurita e inquieta al punto di non riuscire a stare ferma.
“Non abbiamo altra scelta che comportarci come tutte le dame a Parigi” concluse.
“E cioè?”
“Fare acquisti.”
“Siete impazzita?” sibilò la cameriera. Nadiya le invidiava il cappellino di paglia e il leggero abito di cotone. “E se qualcuno vi riconoscesse?”
“Terrò il viso coperto.”
“Comunque credo…”
“Sophy, il personale dell’albergo comincia a guardarci con sospetto. Nemmeno la vedova più solitaria rimane chiusa in camera per tutto il santo giorno. Inoltre rischio di diventare davvero matta se non respiro un po’ d’aria fresca.”
“In realtà l’aria è fetida” commentò la ragazza, agitando una mano paffuta.
Era vero. Non solo aleggiava un inconfondibile puzzo di fogna, ma una gran quantità di rifiuti indefinibili ingombrava la viuzza.
Nadiya sperava che i quartieri eleganti fossero più puliti.
Prese a braccetto Sophy e si allontanò con lei dall’albergo.
“Venite. Andrà tutto bene.”
Per fortuna, nel giro di poco tempo raggiunsero gli ampi viali che conducevano al Palais-Royal.
Gli edifici fatiscenti lasciarono il posto a palazzi signorili, con facciate che alternavano la semplicità classica a sontuose decorazioni, punteggiate di ninfe e giocose divinità. Il traffico era più intenso. Le strade, infatti, erano intasate di lussuose carrozze e vetture pubbliche, che portavano eleganti parigini e visitatori stranieri ai numerosi locali alla moda.
Si avvertiva una sorta di eccitazione generale, un po’ raffreddata dalle guardie reali, che sorvegliavano i crocchi di pedoni sui marciapiedi e gli avventori ai tavolini esterni dei molti caffè.
L’apparente allegria, però, lasciava trapelare una tensione palpabile. L’atmosfera, infatti, era carica come prima di un temporale.
Con un brivido di apprensione, Nadiya trascinò la restia Sophy sotto una vicina arcata. A San Pietroburgo aveva sempre percepito pericolose correnti sotterranee, ma a Parigi… Sembrava quasi che dovesse scorrere il sangue da un momento all’altro.
Represse a stento un sospiro di sollievo quando entrò nell’alta struttura in vetro e ferro battuto, sulla quale si affacciavano le vetrine dei negozi.
Era piacevole sottrarsi al traffico chiassoso, che minacciava di morte chiunque fosse così imprudente da distrarsi, ma la folla che girovagava per il passaggio coperto non offriva un’autentica tregua. Anche se, naturalmente, era meglio farsi pestare i piedi o urtare da passanti di ogni ceto sociale piuttosto che essere travolti da un cavallo al galoppo.
Nadiya permise a Sophy di indugiare davanti a una bottega di giocattoli e proseguì oltre una libreria e una modista. Infine si fermò di fronte a un gioielliere che esponeva un bizzarro assortimento di coleotteri incrostati di gemme e montati in spille e collane.
Mentre si domandava chi mai potesse acquistare un monile così disgustoso, non si accorse del ragazzino dai capelli rossi che si avvicinava in fretta e poi le tirava con violenza la borsetta, fino a strapparne i nastri e impadronirsene.
Lei maledisse la propria distrazione e guardò impotente il corpo snello che correva via tra la folla. Per fortuna la maggior parte del denaro era nascosta in una tasca interna della gonna e, cosa ancor più importante, le preziose lettere erano al sicuro nella fodera di una borsa.
Comunque la borsetta conteneva il suo fazzolettino preferito, oltre alle monete che intendeva usare per comprare a lei e a Sophy un paio di croissant freschi. Era davvero seccante farsi derubare da un monello.
Quando già stava per rinunciare ai suoi beni, notò con sorpresa che un gentiluomo alto, dai capelli grigi e dai lineamenti fini, afferrava il ladruncolo per la collottola e lo sollevava di peso.
Dopo avergli mormorato qualche parola all’orecchio, l’uomo gli strappò di mano la refurtiva, poi lo rimise a terra in malo modo e gli consentì di scappare.
Solo allora guardò Nadiya e, andandole incontro, le sorrise con cavalleria.
“Credo che sia vostra” le disse in francese, con uno spiccato accento inglese.
“Sì, vi ringrazio.”
Recuperata la borsa, lei fece un piccolo passo indietro. Lo sconosciuto indossava un impeccabile completo nero, con panciotto argentato e stivali lustri. Era un tipo distinto, e a giudicare dal diamante sfoggiato sull’elegante cravatta di seta, non privo di mezzi. Tuttavia suscitava in lei uno strano senso di repulsione. Nadiya avvertiva un’oscura minaccia sotto le apparenze rispettabili.
“Di solito non sono una preda così facile. Purtroppo mi sono distratta” gli spiegò.
Lui guardò la vetrina dietro le sue spalle. “Stavate ammirando le collane?”
Nadiya represse l’istinto di allontanarsi, rammentandosi che il gentiluomo l’aveva aiutata. Il minimo che potesse fare era mostrarsi gentile.
“A dire il vero, mi chiedevo se qualcuno comprasse questi gioielli orribili.”
Il sorriso che le rivolse non mutò l’espressione degli occhi.
“Ormai non mi stupisco più dei gusti dei parigini. Spesso la moda diventa una gara di stravaganza.”
“Già. Be’… adesso dovrei andare.”
Con una velocità sorprendente, lui le afferrò la mano.
“Non potrei invitarvi a un caffè? Vi posso assicurare che il locale in fondo al passage propone i pasticcini più buoni della città.”
Nadiya tentò di strappare le dita alla presa.
“Grazie, ma no.”
“Vi prego, mia cara, non mi potete abbandonare senza nemmeno dirmi come vi chiamate.”
“Madame Marseau” gli rispose di malavoglia, usando il nome sotto cui viaggiava.
“Siete sposata?”
“Vedova.”
“Capisco.” Si chinò, come per spiare sotto la veletta. Nadiya sentì un brivido gelido sulla schiena. “Russa, se l’udito non mi inganna” aggiunse a bassa voce.
“Devo davvero…”
“Sono Sir Charles Richards, al vostro servizio.” Le fece un baciamano, ignorando i suoi tentativi di liberarsi. “Ditemi, madame, risiedete a Parigi?”
“No, sono di passaggio.”
“Fantastico, siete in visita come me.” Arricciò il naso con aria scherzosa. Nadiya si domandò se si fosse4 esercitato allo specchio. “Io vengo da Londra e non mi sono ancora abituato alla confusione che regna qui. Tuttavia sarei onorato di farvi da guida.”
“Il mio soggiorno è troppo breve per dedicarmi alle bellezze cittadine.” Questa volta tirò la mano con decisione. Lui fu costretto a lasciarla per non rischiare di attirare gli sguardi dei passati. “Buona giornata.”
“Perlomeno consentitemi di lasciarvi un biglietto da visita.” Le sbarrò la strada con eleganza, porgendole un cartoncino bordato d’oro. “Alloggio al Montmacier, in Rue de Varenne. Se deciderete di trattenervi a Parigi, spero mi invierete un messaggio.”
“Non credo che rimarrò a lungo.”
“In ogni caso, se ne avrete bisogno per qualunque motivo, sappiate di poter contare su di me.”
Nadiya si accigliò. Perché era così insistente? Credeva forse che una vedova fosse tanto facile da sedurre? Era forse convinto che si sentisse tanto sola da gettarsi tra le braccia del primo uomo che le prestasse un minimo di attenzione?
“Non sarà necessario.”
“Chi lo sa?” le rispose con un’alzata di spalle. “A Parigi, una giovane donna rischia mille insidie.”
Lei abbozzò una smorfia, ripensando ai guai che la perseguitavano sin da quando era partita dalla Russia.
“Forse è vero” ammise in un sussurro. Provò un senso di infinito sollievo quando scorse Sophy che si avvicinava a passi decisi, facendosi largo tra la gente.
“Ricordatevelo: basta una piccola nota e accorrerò in vostro aiuto” ribadì lui con premura.
“Siete sempre così ansioso di offrire i vostri servizi?”
“Soltanto con le belle dame.”
Infine Sophy le giunse al fianco e lei, senza nemmeno lasciarle il tempo di prendere fiato, la prese a braccetto e si apprestò ad allontanarsi dall’inquietante gentiluomo.
All’improvviso l’angusta camera della locanda non le parve più tanto sgradevole.
“Buongiorno e grazie ancora.”
5Charles rimase immobile mentre la sua preda scompariva in mezzo alla folla. Non mosse neanche un muscolo, ma si concentrò sul respiro, contando i battiti del cuore e sforzandosi di scacciare la nebbia rossa che gli offuscava la mente.
L’aveva avuta tra le mani. Aveva provato il potente istinto di stringerle il collo e costringerla a rivelargli dove fossero le lettere, ma si era trattenuto a stento a causa dei troppi testimoni e delle molte guardie. E l’invito a recarsi in un luogo più appartato era stato subito declinato dalla piccola megera.
Maledizione a lei.
Aveva aspettato per ben due giorni l’occasione buona.
Da quando gli era arrivata notizia che Miss Zaytseva era riuscita a scappare dal Surrey e non si era imbarcata per la Russia, Charles aveva fatto sorvegliare tutte le strade da Calais a Parigi.
E, per una volta, aveva avuto fortuna. Aveva riconosciuto la cameriera di Nadiya davanti a una locanda appena fuori città e aveva incaricato uno scagnozzo di danneggiare la carrozza. Lui, intanto, si era affrettato a tornare a Parigi e promettere una lauta mancia al carraio prescelto, se avesse ritardato il più possibile la riparazione.
Dopo di ciò, non sembrava un’impresa difficile recuperare le lettere, ma la dannata donzella si era rinchiusa nella camera d’albergo. Per giunta, l’addetta alle pulizie, corrotta per l’occasione, aveva affermato che non c’era nessun pacchetto di buste tra i bagagli di Madame Marseau.
Senza rendersene conto, Charles infilò una mano nella tasca dei calzoni e sfiorò il manico del pugnale. Ormai la fame lo straziava.
In quel momento ricomparve il ladruncolo che aveva rubato la borsetta di Nadiya.
“Sono stato bravo?” gli domandò con un sorriso.
“Perfetto.” Gli tese una moneta che lui afferrò in fretta. “Ecco la ricompensa.”
“Vi occorre altro, monsieur?”
Charles esitò un istante. Anche se si era lasciato sfuggire Miss Zaytseva, poteva ancora placare il bruciante bisogno.
Esistevano sempre donne desiderose di attenzioni.
“In realtà, sì.” Un’improvvisa eccitazione gli pulsò nelle vene. Sangue, dolce sangue. “Portami da tua madre.”
(Tutte le immagini, qui riprodotte, sono opere pittoriche del Maestro Boldini 1799-1872)
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24 pensieri su “Nadiya Zaytseva IX

    • arielisolabella

      Mah, è difficile. Anche perché il buon Jack, di giorno, è pressocché introvabile.
      Vediamo al prossimo cosa succederà. anche se, tutta questa storia non la vedemmo bene.
      Probabili complicazioni, forse.
      Grazie per esserci e cordialità

      Liked by 1 persona

  1. Mon dieu, mon tresòr, mi tieni legata a un computer come si fa con un medicinal che ti deve salvare la vita.
    E adesso chi é questo Monsieur che non mi piace proprio?
    L’intreccio è affascinante.
    Oggi aria frizzante qua.
    Buona domenica e bisoussss

    Annelise pour toi
    Paris, 17-5-2015

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    • Annelise Baum

      L?intreccio è affascinante? Beh, se lo affermate voi, milady, allora ci mettemmo lo spirito in pace.
      A Parigi l’eco, di questi avvenimenti, è lontana. Il Presidente Carnot era amico dello Zar Alessandro III ma non si occupava di “spionaggio”.
      🙂
      Cordialità

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  2. Sto seguendo la parabola di questi personaggi come se fossi li presente.
    Una bellezza che difficilmente si riscontra adesso.
    Un personaggio, quello finale, che arriva inaspettato a farci tremare.
    Milord, quel personaggio arriva a complicare e a stirare il lettore mentre spera e segue le vicende.
    Sono affascinata.
    Un bacio e buona domenica

    🙂

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