Nadiya Zaytseva X

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1Più tardi, quella mattina, Nadiya camminava avanti e indietro per il salotto dell’albergo, giocherellando nervosamente con i numerosi nastri che ornavano il vestito nero. Il fruscio della pesante gonna a balze era l’unico suono nel silenzio.
Dopo avere atteso che Pyotr se ne andasse a capo chino, si voltò verso Sophy con sguardo ardente di frustrazione.
“Mon Dieu! A quanto pare, abbiamo scovato il carraio più incompetente di Parigi.”
“Un vero idiota…” borbottò la cameriera. “Mi domando se sia davvero capace di riparare una ruota.”
“Già, me lo chiedo anch’io. Gli concedo fino a domattina, poi mi rivolgerò a un altro.” Nadiya si sfregò le tempie doloranti. Non dormiva bene sin da quando era partita da Meadowland e la stanchezza iniziava a pesarle. “Maledizione.”
Sophy le andò accanto e le posò una mano rassicurante sulla spalla. “È inutile tormentarsi. In ogni caso ripartiremo in fretta, e nessuno sa che siamo a Parigi.”
“Già” si sforzò di confermare lei, sebbene non si sentisse poi tanto sicura.
Come avrebbe potuto, con l’impressione di essere sorvegliata ogni volta che usciva dalla camera? Inoltre era certa che qualcuno avesse frugato tra i bagagli.
Forse l’ignoto osservatore era frutto della sua fantasia. E magari le cameriere avevano soltanto spostato qualcosa per fare le pulizie. Tuttavia il desiderio di allontanarsi da Parigi diveniva sempre più impellente.
“Non lo sa nessuno.”
Sophy le sorrise con affetto. “Dovreste fare un bagno caldo: vi sentirete meglio.”
“E voi?”
Lei allargò il sorriso. “Pyotr mi ha detto di avere uno strappo nella giubba” le spiegò a quel punto con un lampo malizioso negli occhi. “Ho promesso di andare in camera sua a rammendarlo.”
Nadiya sbatté le palpebre per la sorpresa. “Sophy!”
“Se dobbiamo restare bloccati a Parigi per qualche giorno, almeno vorrei divertirmi a civettare un po’.”
“In effetti…” Un sentimento simile all’invidia le strinse il cuore. Una donna della sua classe sociale non poteva concedersi simili passatempi. La maggior parte dei gentiluomini la considerava come un prezioso mezzo da sfruttare a fini politici; mentre l’unico che l’aveva trattata da vera donna ormai, con ogni probabilità, la disprezzava.
Scacciò quel cupo ordine di pensieri e le rivolse un sorriso forzato.
“Svagatevi pure.”
Con una strizzatina d’occhio, lei uscì dal locale.
Rimasta sola, Nadiya considerò l’idea di concedersi una breve passeggiata, ma poi, convinta dal buonsenso, salì in camera. Il ritardo nella riparazione non poteva durare in eterno. Nel frattempo, sarebbe stato folle esporsi a rischi inutili.
Pescò la chiave nella borsetta di seta, entrò e richiuse la porta. Forse un bagno caldo l’avrebbe davvero calmata. O perlomeno le avrebbe offerto l’occasione per levarsi quell’odioso vestito.
Appena dentro, però, una mano le tappò con violenza la bocca e la sbatté contro un robusto petto virile.
Paralizzata dal terrore, si sentì serrare la vita con forza. E all’improvviso riconobbe una fragranza ben nota.
“Eravate forse convinta di potermi derubare e poi scappare come se niente fosse, colombella?” le sussurrò all’orecchio una voce profonda.
Stefan.
Lei rabbrividì, combattuta tra l’incredulità, la furia e un’irritante attrazione fisica.
No, non era possibile. Si dibatté con rabbia, cercando di non rievocare l’ultima volta in cui era stata tra le sue braccia.
Lui la trattenne con decisione, ma spostò la mano dalla bocca alla gola.
“Lasciatemi” gli intimò.
“Mai” mormorò lui, accarezzandole la guancia con il fiato. “Mi siete sfuggita una volta, ma non succederà più.”
Nadiya chiuse gli occhi, colta da un profondo rimpianto. Non aveva passato nemmeno una notte senza rammentare le sue carezze, i suoi baci ardenti, i suoi sospiri di piacere. In un certo senso, era contenta che il suo ultimo ricordo di Stefan fosse il suo volto soddisfatto, immerso nel sonno.
“Come mi avete trovata?”
“Un mio fittavolo vi ha scorta per caso lungo la strada per Dover. Non ci è voluto un grande intuito per capire che eravate diretta a Parigi.”
“Questo non spiega come abbiate fatto per identificare l’albergo” insistette lei.
“Avevo saputo che la carrozza di una giovane vedova si era guastata appena fuori città. Quindi mi sono recato dal carraio più vicino e ho riconosciuto per strada il vostro stalliere. Non ho fatto altro che seguirlo fino a qui.”
Dannato veicolo! Se non fosse stato per quella stupida ruota, ormai si sarebbero trovati ben lontani e Stefan non li avrebbe più rintracciati.
“Molto astuto.”
“Non troppo.” Allentò la presa sul collo e lo accarezzò con delicatezza. “Se non mi fossi lasciato incantare da un paio di occhi angelici e da un corpo creato per far impazzire gli uomini, non vi avrei nemmeno permesso di scappare.”
Lei strinse i denti, cercando di non reagire alle carezze.
“Scappare? Non sono prigioniera, Vostra Grazia.”
Lui le pizzicò il lobo di un orecchio.
“Chiamatemi Stefan. E ricordatevi che siete nelle mie mani…” borbottò.
“Non avete alcun diritto.”
“No?” la sfidò. “In quanto duca e dunque, secondo la tradizione, magistrato, ho addirittura il dovere di2 catturare una ladra e ricondurla nel Surrey.”
Lei arrossì di vergogna. Nel nome del cielo, perché si era lasciata convincere dalla madre a partecipare a quel piano a dir poco insensato?
Miss Zaytseva era esperta nel campo dei raggiri e delle manovre politiche, ma Nadiya detestava l’inganno.
Il che spiegava forse il fallimento della sua impresa.
“Come vi permettete?” sbottò, seppure con scarsa convinzione. “Non sono una ladra.”
“Sì, invece, oltre che bugiarda” rincarò Stefan posandole il palmo sotto il mento.
L’imbarazzo di Nadiya si mutò in collera. In fondo aveva agito per proteggere sua madre e l’imperatore.
Nella sua situazione, Stefan avrebbe fatto lo stesso.
“Vi giuro che se non mi lasciate…”
“Cosa?” la schernì.
I nervi le cedettero. Era esausta, impaurita e offesa dalla mancanza di rispetto.
Senza nemmeno riflettere sulle possibili conseguenze, chinò di colpo il capo e affondò i denti nel punto sensibile tra il pollice e l’indice.
Stefan lanciò un grido soffocato, poi, con umiliante facilità, la sollevò di peso e la portò al letto. Nel giro di un istante, la sbatté sul materasso e si distese sopra di lei, immobilizzandola con il suo peso.
“Piccola strega” sibilò con un lampo allarmante negli occhi blu.
“Accidenti a voi.” Nadiya gli premette i palmi sul petto, fin troppo consapevole del delizioso calore che le percorreva le membra. “Perché non mi lasciate in pace?”
“Lo sapete bene…” mormorò lui, fissandola serio in volto. “Inoltre voi avete qualcosa che mi appartiene.”
La forza di volontà le impedì di lanciare un’occhiata alla borsa riposta in un angolo.
“E di cosa si tratterebbe?”
“Devo ancora scoprirlo, ma sono certo che la ricerca mi divertirà.”
“Accusate di furto la figlia della Contessa Zaytseva, senza nemmeno sapere cosa avrebbe rubato né disporre di prove?”
“Sì.”
Lei spostò le mani sulle robuste spalle e sentì la potenza dei muscoli.
Stefan non era un damerino smidollato, ma un uomo serio e responsabile, che lavorava sodo per amministrare le sue proprietà.
“Siete offensivo” sussurrò.
“È soltanto l’inizio.” Si chinò a baciarle la guancia ardente. “Non sapete ancora quanto possa essere spudorato.”
“No, Stefan.”
“Perché siete venuta a Meadowland?”
“Mi sono recata in Inghilterra per rendere visita a Lord e Lady Summerville.” Sussultò quando lui slacciò il nastro che fermava il colletto. “Smettetela.”
“Un fiocco per ogni bugia, colombella. Perché siete venuta a Meadowland?” insistette.
“Vi ho già spiegato…”
Lui tirò un altro nastro. Il pesante tessuto dell’abito si aprì e rivelò la leggera sottoveste. Faceva troppo caldo per indossare gli abituali strati di biancheria intima.
“La verità.”
“Mi ha mandata mia madre.”
“Proprio nel Surrey?”
“Sì.”
“Per quale motivo?”
Nadiya abbassò gli occhi per evitare di sostenere il suo sguardo. “Forse sperava che incontrassi un gentiluomo inglese, dopo avere rifiutato tutti i corteggiatori russi.”
“Bah!” esclamò lui, sciogliendo i nastri della cintura. “Una giovane della vostra classe non si rintanerebbe mai in campagna, avendo la possibilità di estasiare il bel mondo di Londra.”
Lei sbuffò infastidita. “Non sono il tipo da incantare gli uomini.”
“Non sono d’accordo con voi.” Percorse con lo sguardo la generosa scollatura della sottoveste e si soffermò sui seni turgidi, appena velati dal pizzo. “Io non sono mai stato così ammaliato.”
Nadiya si mosse sotto di lui, sopraffatta dal desiderio. “Voi…”
Si interruppe con un gemito appena Stefan prese tra le labbra un capezzolo, attraverso il tessuto impalpabile.
“Ditemi la verità” ribadì in un sussurro.
“Non posso.” Gli infilò le dita tra i capelli, incapace di frenare la reazione fisica.
3Lui si dedicò all’altro seno. “Perché?” “Perché mia madre corre un grave pericolo” ammise infine lei.
“Di che genere?”
La stuzzicò con i denti, facendole inarcare la schiena per il piacere.
“Ho giurato di non rivelarlo.”
“Molto comodo.”
“Scherzate? Proprio l’opposto.”
“Povera Nadiya…” scherzò lui. Intanto sciolse gli ultimi fiocchi e scostò l’abito dal busto fremente. “Vi devo forse aiutare?”
“Cosa state facendo?” domandò stupidamente lei, sciogliendosi dal languore.
“Per il momento la verità può aspettare.” Stefan continuò a baciarla con crescente passione.
“Oh…” mormorò Nadiya, senza fiato.
Lui alzò la testa e la guardò con occhi velati.
“Maledizione a voi.”
“A me? Non ho fatto niente” si difese, stupita.
“Mi ossessionate sin dal vostro arrivo nel Surrey. Non riesco a pensare ad altro che a voi. Sto trascurando i doveri, i dipendenti e persino mio fratello.”
“Vi rammento che sono andata via da Meadowland. Siete libero di concentrarvi sui vostri interessi.”
“Non troverò pace finché non mi sottrarrò a questo desiderio infernale.” La baciò sulle labbra con veemenza. “Vi voglio scacciare dalla mia mente.”
“Non mi sembra il sistema migliore…” iniziò, ma si zittì quando lui afferrò il corpetto della sottoveste e lo strappò in due. “Perché diavolo l’avete fatto?”
“Ve ne comprerò un’altra.” Rosso in volto, si slegò in fretta e furia la cravatta. “Diamine, vi regalerò un intero guardaroba, ma ora baciatemi.”
Contro ogni logica, lei lo baciò.
Nadiya non era mai stata colpita da un fulmine, ma ormai credeva di sapere cosa si provasse.
Tremando ancora per l’estasi dell’orgasmo, cercò di riprendere fiato mentre lui, ansimando, rotolava al suo fianco.
Santo cielo…
A differenza che nel loro primo amplesso, Stefan aveva dato sfogo a tutta la sua potenza virile, possedendola con un ardore che aveva risvegliato infinite sensazioni.
Con un respiro profondo, girò la testa e incontrò il suo sguardo azzurro.
Per un istante il tempo parve fermarsi. La stanzetta con i suoi miseri arredi, il cinguettio che giungeva dalla finestra aperta, affacciata sul giardino del retro, la delusione di essere stata scoperta… tutto svanì nel nulla.
Un’emozione profonda e dolcissima le serrò il cuore, mescolata a una tremenda paura.
No, non era tanto stupida da innamorarsi di un uomo che la considerava una ladra e una bugiarda.
E che minacciava di riportarla in Inghilterra.
Ignaro dei suoi pensieri, Stefan intrecciò le mani dietro la nuca e la guardò con un sorriso.
“Un piacevole interludio, colombella.”
“Interludio?” Con improvvisa energia, lei si alzò di scatto e, tralasciando la sottoveste stracciata, afferrò l’odioso4 vestito nero. Non capiva perché fosse tanto offesa. Era chiaro che per Stefan lei rappresentava soltanto una delle tante conquiste. Forse avrebbe dovuto addirittura essergli grata. Annodò in fretta i numerosi nastri, colta dall’impulso di scappare. “Ho davvero perso il senno” borbottò tra sé, infilandosi le scarpette. “Aveva ragione Sophy.”
“Riguardo a cosa?”
Lei distolse lo sguardo dal suo corpo nudo, disteso tra le lenzuola. “Avrei dovuto portare una pistola.”
“Ci vorrebbe un’arma ben più potente per tenermi lontano dal vostro letto” ridacchiò Stefan.
Dannato arrogante. “Ve ne volete andare?” gli intimò abbracciandosi la vita.
“Né io né voi andremo da nessuna parte, Nadiya, finché non mi avrete spiegato perché siete venuta a Meadowland e cosa mi avete sottratto.”
“Vi ho detto che non posso.”
Sentì un fruscio, poi, spiando con la coda dell’occhio, vide che Stefan si era alzato e si stava infilando i calzoni.
“Già, l’oscura minaccia a vostra madre.”
“Non siete spiritoso.” Ruotò su se stessa e lo guardò con espressione frustrata. “Non è solo lei a rischiare.”
“State forse correndo un pericolo?”
“Io come chiunque…”
“Chiunque?” le domandò inarcando le sopracciglia.
“Non potreste limitarvi ad avere fiducia di me, Stefan?”
“No.” Scuotendo il capo, lui le andò di fronte e le posò le mani sulle spalle. “Mi è impossibile.”
“Per quale motivo? Non arrecherei mai danno a voi né ai vostri familiari. Anzi, ho fatto il possibile per proteggervi. Avete deciso voi di cercarmi.”
Stefan serrò le labbra, come adirato per quella risposta sincera. “Sapevate che l’avrei fatto.”
“A dire il vero, immaginavo che un duca avesse impegni più importanti che seguire un’ospite indesiderata.”
“Non permetto che mi venga tolto ciò che mi appartiene.”
Nadiya zittì l’orgoglio e si preparò a supplicarlo, se necessario. Ma prima che potesse aprir bocca, sentì un improvviso fragore echeggiare fuori dalla finestra.
Mon Dieu! Era uno sparo?
Colta alla sprovvista, non si rese conto subito del pericolo. Almeno finché il povero Stefan ricadde in avanti perdendo sangue da una spalla
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13 pensieri su “Nadiya Zaytseva X

  1. Esiste un limite preciso tra una storia e un profumo? No, non credo.

    Nadiya è una “donna”. Donna donna e presente, propriom come donna.
    Incredibile come riesci a evocare tante cose in un capitolo.
    Molto molto bello e mi ha avvinto.
    Ciao sempre bravo milordissimo

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