Nadiya Zaytseva XIV

.

0

.

.
Russia
1La piccola locanda a una sessantina di miglia da San Pietroburgo era un edificio tozzo che sembrava sul punto di essere divorato dalla foresta circostante.
L’interno presentava ben poche attrattive degne di essere segnalate ai viaggiatori di passaggio. Le camere anguste avevano muri di pietra, pavimenti di assi e bassi soffitti con travi a vista. Persino il salotto privato affittato da Nadiya non era altro che un localino spoglio, con un tavolo al centro e due poltroncine davanti al focolare, acceso su sua precisa richiesta, nonostante le rimostranze degli sciatti locandieri.
Se non fosse stata indolenzita da capo a piedi per l’interminabile fuga, lei non avrebbe ceduto all’insistenza di Pyotr per trascorrervi la notte. Riposare le era pressoché impossibile: non solo dubitava della pulizia delle stanze, ma era anche cosciente di essere inseguita da pericolosi nemici.
Rannicchiata davanti al fuoco mentre calava la notte e l’aria si rinfrescava, Nadiya cercava di dimenticare lo squallido ambiente e l’invadente puzzo di cipolle fritte.
Tentò di risollevarsi il morale pensando che nel giro di pochi giorni sarebbe arrivata a casa. Una volta giunta a San Pietroburgo, sotto la protezione della sua famiglia, non avrebbe più corso rischi. Nessuno avrebbe osato torcerle un capello, nemmeno l’arrogante Duca di Huntley.
Tuttavia questa consapevolezza non la rassicurava molto. In realtà sentiva in fondo al cuore un pericoloso sentimento vicino al rimpianto.
Mon Dieu! Era forse impazzita del tutto?
Con un nervoso schiocco della lingua, cercò di figurarsi nel comodo lusso della dimora materna, ben felice di trascorrere l’intera giornata senza temere di essere denunciata come imbrogliona.
Presto sarebbe stata al sicuro e, con il tempo, il ricordo di Stefan si sarebbe dissolto nel nulla.
Per fortuna le sue riflessioni vennero interrotte da una cameriera che apriva la porta. Preferiva non soffermarsi sul timore di non dimenticarlo mai e di rivederlo in sogno per anni e anni.
“La vostra cena…” mormorò la nuova arrivata, posando un vassoio sul tavolo.
“Grazie.” Nadiya si sedette e guardò con una smorfia il grasso stufato di pesce e la pagnotta rafferma, che sembrava vecchia di una settimana. Non aveva immaginato che in cucina lavorasse un cuoco sopraffino, ma quel pasto sembrava ancora peggiore delle aspettative. “Avete visto per caso la mia cameriera?”
La donna di mezza età, stranamente pulita e dagli acuti occhi castani, rifletté un istante.
“Mi pare che sia andata verso le scuderie.”
Nadiya sorrise con malinconia. Era chiaro che Sophy desiderava stare sola con Pyotr. Tra i due si stava sviluppando un rapporto sempre più affettuoso.
“Molto bene. Non mi occorre altro” rispose congedandola e rassegnandosi a consumare da sola la triste cena.
Mentre masticava a fatica, udì voci concitate provenire dall’esterno. D’istinto scattò in piedi e si mise il cappello a veletta.
Era arrivata abbastanza presto, quando la mescita di liquori era ancora deserta, ma ormai sembrava essersi riempita di ubriaconi rissosi.
Prese in considerazione l’idea di salire in camera, dove avrebbe potuto tirare il catenaccio e stare in pace; ma purtroppo per raggiungere le scale avrebbe dovuto attraversare il locale, attirando così l’attenzione dei clienti.
Poco dopo, però, le venne a mancare ogni possibilità di scelta. La porta del salottino, infatti, venne spalancata da un gentiluomo alto e distinto.
Il cuore le balzò in petto non appena riconobbe Sir Charles Richards.
Paralizzata dallo spavento, lo fissò a occhi sbarrati mentre lui richiudeva il battente e gettava da un lato guanti e cappello, sistemava i polsini di pizzo che spuntavano dalla giubba aderente e infine le si piazzava di fronte.
“Non c’è bisogno che nascondiate il vostro bel viso, Miss Zaytseva.” Con un sorriso malvagio, le strappò il copricapo e lo scagliò sul pavimento. “Non dovrebbero esserci segreti tra amici.”
Un gelido terrore le serrò lo stomaco. Aveva già sospettato che quell’uomo agisse contro di lei. Ormai non aveva più alcun dubbio.
Nadiya resistette alla tentazione di svenire e assunse invece un’espressione severa.
“Che cosa ci fate qui, Sir Charles?”
“Vi ho seguita, com’è ovvio” le rispose con calma forzata. “Mi avete trascinato in una bella danza, ma ormai il valzer è finito.”
“E perché mai mi avete pedinata?”
“Perché?” Sir Charles estrasse di tasca un pugnale e lo ruotò in modo da far brillare la lama affilata alla luce del fuoco. “Avete qualcosa che mi appartiene.”
Trascurando ogni tentativo di finzione, lei indietreggiò di un passo.
“Statemi lontano, oppure grido” gli intimò lei con voce spezzata.
“Sarebbe un vero peccato.” Carezzò con le dita l’impugnatura d’argento, come traendone un voluttuoso piacere. “Comunque ho fatto radunare in cucina il personale di questo misero esercizio, con l’ordine di sparare a chiunque minacci di interrompere il nostro piacevole colloquio.”
Lei sentì la bocca riarsa e trattenne l’urlo che le montava in gola. Non voleva mettere in pericolo degli innocenti. E Sophy e Pyotr?
“Non c’è niente di gradevole in questo incontro. Lo stesso penseranno i miei familiari quando scopriranno che mi avete minacciata.”
“Credete forse che abbia paura del potente Alessandro Pavlovich?” la schernì.
“Credo che siate pazzo.”
Lui si indurì in volto, infuriato dall’insulto. Poi, con uno sforzo evidente, recuperò l’autocontrollo.
“È vero, e si tratta di una follia piuttosto costosa. Per fortuna mi fornite un buon sistema per districarmi da un’incresciosa situazione.”
“Ho con me soltanto pochi rubli…”
Nadiya si interruppe con terrore quando lui le afferrò un braccio e le premette la lama sulla gola.
“Le lettere, Miss Zaytseva. Datemele.” L’acciaio rischiava di ferire la pelle delicata. “Subito.”
Il cuore le batteva così forte da impedirle quasi di pensare. Lei si era sempre considerata coraggiosa, come una2 vera Romanov. Trovava umiliante ammettere la tentazione di consegnare le missive e liberarsi di quell’orrendo individuo.
A dire il vero, era soffocata dal terrore.
Negli occhi che la fissavano scorgeva qualcosa di… perverso. Pareva che l’anima fosse fuggita, lasciando soltanto un gelido odio.
Tuttavia le rimaneva un briciolo di raziocinio.
Capiva che cedere alla minaccia non sarebbe servito a niente. Soltanto l’astuzia e una buona dose di fortuna la potevano salvare dalla tragedia.
“Non so di cosa stiate parlando” azzardò.
“In altri frangenti avrei provato un certo gusto nel costringervi a rivelare la verità, mia cara.” Sir Charles le sfiorò la guancia con la mano libera. “Una pelle così bella, intatta e bianca come l’alabastro. Quasi mi tentate” aggiunse con un sorriso malvagio che la fece rabbrividire di disgusto. “Oggi, però, la fretta impone metodi più brutali.” Premette la lama fino a far sgorgare una goccia di sangue. “Le lettere.”
“Non le ho” gli rispose a fatica.
“Mi considerate uno stupido? So bene che voi siete stata a Meadowland.”
“Mia madre era molto amica della Duchessa di Huntley. Voleva che conoscessi la famiglia.”
“Intendeva mettere le sue graziose mani su quella corrispondenza. Non c’è bisogno di mentire.”
Lei tacque per una frazione di secondo e avvertì il pesante silenzio che regnava nella locanda. Non si era mai sentita tanto sola in vita sua.
“D’accordo” concesse. “Mi aveva incaricata di cercare le lettere, ma non le ho trovate.”
“Sareste molto più convincente se non foste scappata nel cuore della notte, con il duca alle calcagna” le rammentò lui.
“Certo che sono partita in fretta e furia” improvvisò lei. “In giardino ero stata avvicinata da un brutto ceffo che aveva minacciato di uccidermi. Avevo paura, quindi sono fuggita prima che potesse fare del male a me o ai miei servitori.”
Un lampo brillò negli occhi di Sir Charles. “Yuri. Una vera delusione. Sarete felice di sapere che non aggredirà più nessuna bella dama.”
Lei trattenne il fiato.
“È…”
“Esatto, mia cara: è morto.” Non c’era un’ombra di rammarico nella sua voce, ma solo soddisfazione. “Prima o poi il suo corpo verrà trovato sulle rive della Senna. Non lo dovete più temere.”
“Mi sentirei molto più tranquilla se non avessi un pugnale alla gola.”
“Una spiacevole necessità. Se solo voleste collaborare, la conversazione sarebbe più civile.”
“Vi ho detto che non ho scovato le lettere. Che altro desiderate da me?”
“Mi credete davvero incapace di uccidervi?” le domandò con fredda rabbia.
Lei non si curò di nascondere la paura. “Non solo ve ne ritengo capace, ma sono anche convinta che intendiate farlo in ogni caso, che vi consegni o meno le missive.”
“Come siete intelligente” ironizzò Richards. “Comunque sappiate che il vostro trapasso potrebbe essere facile e pulito, oppure sanguinoso e alquanto doloroso, temo. La scelta è vostra, ma vi suggerisco di esaudire la mia richiesta.”
Niente le era mai parso difficile quanto sostenere senza batter ciglio quello sguardo privo di anima.
“Non posso darvi quello che non ho.”
“Lo scopriremo presto.”
Sir Charles serrò le dita sul pugnale con una luce sinistra negli occhi. Poi, come un inatteso dono dal cielo, si sentì bussare alla porta. Nadiya si irrigidì, terrorizzata dal dubbio che il folle inglese intendesse ignorare l’interruzione. La sua espressione rivelava il desiderio malato di ucciderla, come se fosse stata una tentazione irresistibile.
Seguì un altro colpo e, bestemmiando tra i denti, lui parve recuperare il controllo. Le allontanò la lama dalla gola e si girò verso la porta, restandole abbastanza vicino per minacciarla in caso di necessità.
“Avanti.” Il battente si aprì e diede accesso a un tipo smilzo, di piccola statura, con una lunga cicatrice sulla guancia. “Ah, Josef. Hai eseguito il compito?”
L’uomo dal viso da topo rispose con un cenno affermativo: “Ho perquisito le stanze”.
Nadiya rimase immobile, consapevole dell’attento esame di Sir Charles. Il minimo mutamento di espressione gli avrebbe rivelato che le lettere erano davvero in camera.
“A fondo?”
“Ho ribaltato i letti, spaccato tutti i mobili, sollevato le assi del pavimento…” borbottò Josef.
“I bagagli?”
Lei trattenne il fiato finché il malvivente alzò le spalle. “Nemmeno un foglio di carta.”
“Hai frugato tra i vestiti?”
“Ovvio.” Josef le inviò un’occhiata furtiva che la lasciò perplessa.
Aveva forse sospettato che le lettere fossero nascoste nella fodera della borsa? E, in questo caso, perché non l’aveva rivelato al suo capo?
Nadiya non ebbe il tempo per riflettere sulla curiosa ipotesi, poiché Sir Charles la guardò con pericolosa frustrazione.
“State mettendo a dura prova la mia pazienza, Miss Zaytseva.” Sollevò il pugnale, ma in quel momento giunsero da fuori alcune voci. Con un’imprecazione, lui si voltò verso la porta. “Che c’è adesso?”
“Lo scoprirò.” Josef uscì dal locale e rientrò pochi minuti dopo, scuro in volto. “Qualcuno ha avvisato le guardie. Stanno arrivando alla locanda.”
Nadiya tremò, non proprio rassicurata dalla notizia. Non prevedeva che Sir Charles Richards l’avrebbe lasciata in vita, pronta a denunciarlo.
“Dove sono i servitori di Miss Zaytseva?” si informò lui.
“Li ho lasciati nella stalla legati e imbavagliati” spiegò il suo accolito, che subito guastò il sollievo di Nadiya con un’alzata di spalle. “Li devo eliminare?”
“No, vi prego” supplicò lei.
“Ah!” esclamò Richards con una certa soddisfazione. “Dunque siete affezionata a loro. Bene.” Con un brusco cenno della mano, ordinò a Josef: “Falli caricare in carrozza”.
“Signore?” domandò meravigliato lui.
“Mi sono appena reso conto di avere per le mani una fonte di guadagno ben più lucrosa di un vecchio scandalo. Quanto sarebbe disposto a sborsare lo zar per riavere la sua cara figliola?”
“Una cifra esorbitante.”
“Maledetto” sbottò lei, sentendosi più impotente che mai.
Sir Charles la guardò con disapprovazione. “Suvvia, non sopporto le donne che usano brutte parole.”
Josef avanzò di un passo. “Capisco l’idea di rapire la ragazza, se vale una fortuna. Ma perché farci anche carico dei servi? Ci sono voluti tre di noi per stendere quel vetturino, mentre la cameriera ha quasi strappato a morsi l’orecchio di Vladimir.”
Per fortuna Richards non colse il sorriso di Nadiya, contenta che Sophy e Pyotr si fossero difesi come furie.
“Rifletti, Josef. Se portiamo Miss Zaytseva da sola, non cesserà di darci disturbo. Focosa com’è, tenterà in continuazione di scappare o di attirare attenzioni indesiderate. Ma se capirà che intendiamo punire gli amati servitori per le sue malefatte, si dimostrerà molto più arrendevole.”
“Canaglia…”
3Con una mossa fulminea, lui la schiaffeggiò con una violenza tale da farla cadere a terra.
Poi, dall’alto, fissò con disprezzo il rivoletto di sangue che le colava dal labbro spaccato.
“Vi ho già avvisata che non tollero un simile linguaggio.”
“Prestate attenzione, Vostra Grazia” raccomandò Boris mentre rallentava il cavallo osservando nel buio una piccola locanda, dove sembrava fervere un’insolita attività. “C’è qualcosa di strano.”
Stefan era d’accordo, tuttavia, invece che fermarsi a valutare la piccola folla radunata davanti all’edificio, spronò il cavallo esausto a proseguire.
Da giorni seguiva da presso Nadiya, tormentato dal terrore che fosse in pericolo. Con il cuore in gola, attraversò il selciato del cortile e fece segno alla robusta guardia in divisa, che impartiva ordini a un gruppetto di contadini spaventati.
“Ehi voi” lo chiamò in perfetto russo.
Il soldato si accigliò spazientito, ma cambiò subito espressione non appena notò l’elegante pastrano di Stefan e la sua postura autorevole.
Si portò accanto al suo cavallo e chinò il capo con rispetto. “In cosa posso servirvi?”
“Che è successo?”
Lui guardò con una smorfia la locanda. “Mi piacerebbe tanto capirlo. Al momento c’è solo una grande confusione. Secondo una sguattera, sarebbe piombata qui una banda di briganti che ha distrutto gli arredi e rapito alcuni ospiti, degni di riscatto. Un’altra, invece, sostiene che un drappello di soldati austriaci ha portato via una povera giovane per scopi scellerati.”
Stefan strinse le dita sulle redini, serrando la mascella al punto di rischiare di spezzare i denti. Nadiya era stata catturata? Si trovava nelle grinfie dei nemici?
Era pronto ad ammazzare a uno a uno tutti i criminali.
“Dov’è il locandiere?”
“Quel grasso idiota.” La guardia indicò con il capo un uomo panciuto che agitava in aria le braccia e si lamentava con chiunque gli capitasse a tiro. “Non ricaverete niente da lui, se non qualche lagnanza sui danni subiti.”
“Ci deve pur essere un testimone credibile.”
“La cameriera più anziana, vicino alla stalla, sembra più sensata degli altri.”
“Allora parlerò con lei.”
“Perdonatemi” lo fermò il soldato aggrottando la fronte, “ma perché vi interessano i fatti di questa locanda?”
Per un istante Stefan considerò l’idea di ignorare la domanda. In fondo era un nobile e in Russia questo lo poneva al di sopra della legge. Ma poi, per fortuna, il buonsenso vinse sull’impazienza. Il soldato avrebbe potuto rivelarsi utile.
“Se posso contare sulla vostra discrezione.”
“Naturale.”
Lui assunse l’aria più arrogante possibile e mentì senza alcuna difficoltà.
“Mi stavo recando a San Pietroburgo con la mia pupilla, che è giovane e impulsiva, oltre che irritabile quando4 non può fare come vuole.”
“Come tutte le donne” sbuffò il soldato.
“Già. Questa mattina abbiamo avuto una discussione piuttosto accesa, dopo che l’avevo sorpresa a civettare con un cittadino comune. E appena le ho voltato la schiena, è scappata con la sua cameriera e uno stalliere.”
“Una ragazza inglese?”
“No, russa, con i capelli biondi e gli occhi azzurri.” Estrasse di tasca un biglietto da visita bordato d’oro e glielo porse. “Vi sarei tanto riconoscente se mi aiutaste a cercarla, o se mi comunicaste eventuali indizi per rintracciarla.”
“Certo…” L’uomo sbarrò gli occhi quando lesse il nome scritto sul cartoncino. “Vostra Grazia.”
Stefan infilò di nuovo la mano in tasca e questa volta ne prese una manciata di monete.
“La mia carrozza, con i servitori, viaggia in direzione di San Pietroburgo. Non dovrebbe essere difficile trovarla, se mi doveste riferire qualche notizia.”
La guardia ripose biglietto e denaro nella tasca della giubba e si sprofondò in un inchino.
“Vi do la mia parola che farò il possibile per riportarvi la donzella.”
Stefan lo salutò con un cenno, poi si avvicinò alla cameriera di mezza età, che era ancora presso le scuderie. Boris lo raggiunse subito; la sua espressione rivelava che aveva ascoltato di nascosto la conversazione.
“Non ha creduto alla storia della pupilla” notò senza che fosse necessario.
“Non importa. Gli interessa soltanto ricevere una buona ricompensa per i suoi servizi. Spero che mandi qualcuno alla ricerca.”
“Sorgeranno pettegolezzi.”
Era evidente che i locali avrebbero chiacchierato sul Duca di Huntley, invaghito di una bella russa.
“E allora? Ciò che conta è trovare Nadiya.”
“Come volete.” Boris gli afferrò un braccio. “Forse dovrei parlare da solo con la cameriera.”
Stefan fermò il cavallo con un’imprecazione. Aveva ragione. A volte essere duca creava un mucchio di inutili ostacoli.
“Fate in fretta” gli raccomandò stizzito, guardandolo scendere di sella e conferire a bassa voce con la donna. Con una certa fatica represse l’istinto di lanciarsi nella notte alla ricerca di Nadiya.
Maledizione! Intendeva riportarla a Meadowland e non perderla mai più di vista. Dopo parecchi minuti, Boris tornò da lui.
“Ebbene?” lo interrogò con impazienza.
“Afferma che un gruppetto composto da una decina di uomini è arrivato da sud e ha circondato la locanda. Alcuni sono rimasti fuori a fare la guardia, mentre almeno tre sono entrati e hanno rinchiuso il personale in cucina, minacciando tutti con le pistole.”
“Dunque non ha visto niente.”
“No. Ma dopo che i malviventi se n’erano andati, ha fatto un giro di ispezione.”
“E cos’ha scoperto?”
“Che la giovane vedova era stata portata via, insieme ai servitori.”
Sebbene fosse preparato, Stefan percepì quelle parole come un pugno allo stomaco.
“Dannazione.”
“Mi ha anche riferito che le camere della signora erano ridotte a pezzi, come se qualcuno vi avesse cercato un tesoro.”
Stefan tentò di recuperare l’autocontrollo. Prima concludeva le indagini in quel luogo, prima poteva partire alla ricerca di Nadiya.
“Cosa vi ha detto degli uomini?”
“Grezzi e maleducati.”
“Inglesi?”
“Russi. Tuttavia giura di avere colto, tra gli altri, un accento straniero.”
Il solito, maledetto inglese.
Che cosa voleva da Miss Zaytseva?
“Da quanto tempo se ne sono andati?”
“Mezz’ora, forse un po’ di più.”
Stefan cambiò posizione in sella, ansioso di proseguire. “Non possono essersi allontanati molto.”
“Un momento, Vostra Grazia” mormorò Boris.
“Cosa?” sbottò lui.
“La cameriera dice che i bagagli della vedova sono rimasti qui.”
Stefan fu sul punto di condannare all’inferno i brutti vestiti neri, ma di colpo si trattenne.
Se la povera Nadiya era stata rapita, doveva essere in preda al terrore.
Si sarebbe riconfortata un po’ recuperando i suoi beni.
“Prendeteli.”
(Le immagini sono di Pablo Ruiz y Picasso, 1881-1973)
.
Annunci

33 pensieri su “Nadiya Zaytseva XIV

  1. Cosa vuol dire vivere un incanto oltre le righe di un romanzo, colmo di eleganza? Nel silenzio della lettura vivo e ho vissuto quello spazio diviso tra, i tuoi occhi e lastoria?
    Le parole vivono d’ensamble con i dialoghi maestri.

    Un tributo alla tua maestria, come quando scrivevi sul GB!
    musica per il mio cuore.
    Bravo

    Mi piace

    • Isabella Ozieri

      un incanto che nacque giorno per giorno, dalla mano di tanti che scrivevano su quel giornale.
      I ricordi e la preziosità del GB. Quando saltò a gambe per aria mi si infranse il cuore sia per quello che lasciammo e perdemmo, sia per tutto quello che avevamo provato, come quotidiano, ora per ora e attimo per attimo. Ricordo l’impegno e la profusione.
      Ricordo le gare … nello scrivere in rima o nel creare delle storie brevi partendo da una traccia, pressocché, miserrima.
      Ricordo te e il nostro sodalizio; ma anche Mari, Ulisse, Gilga, Ireland, d’azurro vestita, Tosco, Irene, e tantissimi altri.
      Vi porto dentro e malgrado siano passati anni e anni, è come fosse poco fa che ci salutavamo, ormai, con la famosa frase:
      … buona notte GB..

      Ciao Isy.

      Ninni

      Mi piace

    • Elena Simonin

      Grazie alla vostra gentilezza mia signora.
      So, perfettamente, quanto ci seguite leggendo, sconsideratamente, ogni cosa scriviamo.
      Fatevene una ragione, milady
      Abbiate una splendida serata

      Mi piace

Volete partecipare alla discussione? Scrivete ed esprimete il Vostro parere, grazie.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...