Nadiya Zaytseva XVIII

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1Nadiya rammentò a se stessa di respirare. All’improvviso la camera le parve più piccola, più intima. E il mondo intero si ridusse al bel volto di Stefan, tanto vicino al suo.
Anche se era stanca e indolenzita e la ferita le bruciava, faticava a resistere alla tentazione di scordare tra le sue forti braccia gli orrori appena vissuti. Accanto a lui si sentiva sicura e protetta in maniera quasi inesplicabile.
Questa consapevolezza avrebbe dovuto spaventarla, non accenderle in cuore un caldo senso di conforto.
Resistendo al richiamo delle sue labbra sensuali, sfiorò con aria assente la benda sul collo.
“Stavamo parlando di Sir Charles” gli ricordò.
Lui le carezzò piano le braccia nude.
“Davvero?”
No, Nadiya non poteva lasciarsi distrarre finché la contessa era ancora in pericolo.
“Proprio così.” Si figurò la madre sconvolta. Le voleva bene, pur con tutte le sue follie, e non avrebbe permesso a nessuno di farla soffrire. “E vi posso far notare che, mentre noi ce ne stiamo qui seduti, sta scappando chissà dove?”
Lui raddrizzò il busto e la scrutò con attenzione.
“Come avete appena scoperto, sono capace di spingermi lontano. Prima o poi io gliela farò pagare cara per tutte le sue malefatte.”
“In ogni caso, devo arrivare a San Pietroburgo” ribatté lei, spazientita dalla sua arroganza.
“Vi ho promesso di inviare un messaggio a vostra madre per rassicurarla.”
“E se Sir Charles arrivasse prima e riuscisse a convincerla a pagare subito?”
“Non era in grado di parlare con nessuno. In realtà non so se sopravvivrà alla ferita che gli avete inferto. Forse mi avete sottratto il piacere della vendetta.”
Nadiya ebbe un brivido. Non si pentiva di averlo accoltellato e non le sarebbe nemmeno dispiaciuto di averlo ucciso. Temeva soltanto che fosse sopravvissuto e che facesse del male ad altre donne.
“Non possiamo esserne certi” mormorò.
Nella stanza calò il silenzio.
Stefan la fissò con scetticismo.
“Un’altra ragione vi spinge a partire in fretta. Quale?”
“Sento il bisogno di tornare a casa. Non è strano, dopo tutto quello che è successo.”
“No, ma forse un po’ sospetto. Siete una donna complessa e le vostre motivazioni non sono mai semplici. Capisco il desiderio di riunirvi alla famiglia, ma so anche che avete qualche scopo inconfessato.” Le afferrò un braccio, non tanto forte da farle male, ma abbastanza per lasciarle intendere la sua determinazione. “Cosa mi nascondete ancora?”
Lei lo guardò con ostilità. Aveva l’impressione che si stesse impadronendo della sua anima.
“Voi avevate il diritto di sapere perché mi trovavo a Meadowland, che è casa vostra. Ma i motivi per cui voglio rientrare in fretta a San Pietroburgo non vi riguardano.”
Un lampo di furia gli brillò negli occhi. “No, Nadiya, vi siete insinuata nella mia vita e ne dovete subire le conseguenze. Non vi permetterò di serbarmi altri segreti.”
Il cuore di lei saltò un battito.
“Sono andata in Inghilterra per aiutare mia madre, non per insinuarmi nella vostra esistenza.”
Stefan abbassò lo sguardo sulle sue forme.
“E per finire nel mio letto.”
“Questo non ha niente a che fare con la situazione” tentò di schermirsi.
Lui si chinò e le sfiorò la tempia con le labbra. “Invece sì.”
Un languore dolce e amaro le percorse le membra. Se solo non fossero stati il Duca di Huntley e la figlia della Contessa Zaytseva, ma due persone comuni, senza responsabilità verso il buon nome della famiglia…
Allora Nadiya si sarebbe innamorata di lui.
“Stefan, lasciatemi andare” sussurrò.
“Mai” ribatté lui con fermezza. “Siete mia.”
“Comincio a temere che possediate una vena di follia.”
“Probabile.” Si ritrasse e le chiese ancora: “Perché avete tanta fretta di tornare in città?”.
Lei sospirò spazientita. Stefan doveva essere l’uomo più testardo della terra.
Per quale assurdo motivo si curava di discutere con lui? Ne ricavava soltanto un potente mal di testa, oltre a2 qualche ammaccatura all’orgoglio.
“Essendo stata rapita, ho dovuto abbandonare i bagagli” dichiarò infine.
Stefan si incuriosì. “E per voi sono molto importanti?”
“Avevo infilato le lettere nella fodera della borsa.”
Lui si mostrò sorpreso. Infine era riuscita a coglierlo alla sprovvista! Perlomeno, era una piccola soddisfazione.
“Una mossa molto astuta da parte vostra.”
“Niente affatto” lo corresse con aria colpevole. “Le ho nascoste da Sir Charles, ma ora non sono più in grado di trovare la locanda. E quand’anche ci riuscissi, ignoro cos’abbiano fatto i camerieri dei miei bagagli. Potrebbe essersene impossessato chiunque.”
Un lento sorriso gli incurvò le labbra. “No, non chiunque.”
Lei trattenne il fiato, colta da un’improvvisa speranza.
“Voi…”
“Ho preso la vostra borsa” la rassicurò.
“Ma come sapevate che ero in quella locanda sperduta?”
Il sorriso si allargò. “Non esiste posto al mondo dove possiate nascondervi da me, Miss Zaytseva.”
“Sarei davvero tentata di dimostrarvi il contrario” ribatté lei irritata.
Stefan le accarezzò le braccia. “Non dovreste mostrarmi una maggiore riconoscenza per essere stato tanto previdente da sottrarre le missive ai nemici?”
“Certo che vi sono grata, ma…”
Senza lasciarla finire, lui si chinò e la baciò sulla bocca con deliziosa sensualità.
“Preferirei una dimostrazione pratica” le mormorò contro le labbra, sfiorandole con le dita le spalle e il collo. Si ritrasse di colpo quando toccò la benda che copriva la ferita. “Se Sir Charles Richards non è ancora morto, lo strangolerò a mani nude” dichiarò con furia.
“Vorrei tanto che qualcuno lo facesse” affermò lei, rabbrividendo al terribile ricordo dell’espressione soddisfatta di Richards, mentre le puntava il pugnale alla gola. “Provava piacere a terrorizzarmi, a farmi del male. Non penso di essere stata la prima donna a subire le sue torture.”
“Non vi toccherà più: lo giuro” le assicurò, carezzandole le guance.
“Mi preoccupo per quelle che non godono di nessuna protezione da un simile mostro” spiegò Nadiya con voce tremante. “Bisogna avvisare Herrick Gerhardt.”
Stefan le sfiorò con il pollice l’angolo della bocca. “Ci penseremo domani.”
“Già. Per stanotte vorrei…” Smarrì la capacità di pensare quando lui le baciò di nuovo le labbra. “Smettetela.”
“Vi faccio male?”
Nadiya gli puntò il palmo contro il petto. Certo che le faceva male, ma non nel fisico. Le sue magiche carezze erano irresistibili. Tuttavia i suoi inscindibili legami con l’Inghilterra e con la sposa che avrebbe scelto un giorno le producevano una fitta acuta al cuore.
Che minacciava di aggravarsi di minuto in minuto.
“Non è il momento di baciarci.”
Con un sospiro profondo, Stefan le sfiorò di nuovo le labbra, poi si rialzò con tristezza.
“Purtroppo avete ragione.”
Lei ignorò l’espressione delusa: aveva questioni più importanti da affrontare.
“Dov’è adesso la borsa?”
“Immagino che Boris l’abbia lasciata nella stalla con il mio cavallo. Non siate imprudente.” La spinse indietro con un gesto deciso quando vide che tentava di alzarsi dal letto. “Voi restate qui. Vado a prenderla io.”
3Dopo averle lanciato un’occhiata severa, Stefan andò al focolare ad aggiungere un ceppo. Attese che si innalzasse una fiammata vivace, poi uscì dalla camera.
Rimasta sola, Nadiya si rese conto che la sua pericolosa, insensata missione stava per concludersi.
Aveva le lettere.
Sua madre era fuori pericolo.
Allora perché le veniva da piangere?
La notte era fredda, nonostante la stagione estiva. Grazie al cielo.
Dopo il colloquio a tu per tu con Nadiya Zaytseva, Stefan aveva bisogno di rinfrescarsi per placare l’eccitazione.
Oltre che la collera.
Quella giovane donna era capace di suscitare due reazioni opposte nello stesso momento.
Dunque per quale motivo si ostinava ad assecondarla?
Scuotendo il capo, attraversò la piccola radura di fronte alla casa.
“Boris?”
“Immagino che non siate venuto a portare cibarie” rispose una voce dall’alto.
Stefan alzò lo sguardo e scorse il robusto servitore che scendeva con agilità da un vicino albero.
“Non ancora.” Alzò le spalle poi aggiunse: “La cameriera di Miss Zaytseva afferma che lo stufato di coniglio deve cuocere con lentezza”.
“Donne” commentò Boris. “Per fortuna ho tenuto da parte un altro coniglio da arrostire sul fuoco. Mi farebbe piacere invitarvi.”
“Generoso da parte vostra. Tuttavia al momento devo recuperare i bagagli di Miss Zaytseva.”
“Ah!” esclamò lui con una smorfia, visibile al chiaro di luna. “Vi volevo avvisare, ma mi era sfuggito di mente.”
Lui aggrottò la fronte, preparandosi a una cattiva notizia.
“Cosa?”
“Quando ho sistemato i cavalli nella stalla, mi sono accorto che la borsa di Miss Zaytseva era sparita.”
“Maledizione!” Aveva previsto giusto. “Mancava anche altro?”
“No. Ho cercato nel bosco, sperando che vi fosse caduta di sella, ma non l’ho trovata.”
Stefan non gli domandò nemmeno se avesse controllato con cura: si fidava del servitore di Edmond.
“È stata rubata” concluse a quel punto, riflettendo sulle possibili conseguenze.
“Lo immagino anch’io, ma a chi potrebbe interessare?”
Lui scosse la testa, poi gli diede un colpetto sulla spalla. Non poteva rispondere alla domanda.
“Tenete gli occhi aperti, Boris. L’avventura non è ancora finita.”
Ignorando il bisogno di una boccata d’aria fresca, tornò alla casupola. Tutte le ipotesi che gli turbinavano per la mente gli parevano inverosimili.
Essendo distratto, non notò lo sguardo sospettoso con il quale lo accolse Nadiya.
“Credevo che mi avreste portato la borsa” notò lei controllando a stento la tensione.
“È scomparsa.”
Prima che lui potesse fermarla, Nadiya saltò giù dal letto, con i riccioli che fluttuavano sulle spalle.
“Cosa?”
“Non vi muovete” le intimò, sollevandola di peso e rimettendola sdraiata. E appena lei tentò di opporsi, si sedette sul bordo del materasso e le immobilizzò i polsi.
“Cos’avete fatto delle lettere?” lo interrogò adirata.
Era splendida con il viso arrossato e la chioma sparsa sul cuscino! Tuttavia Stefan fu abbastanza assennato da resistere alla tentazione di prenderla tra le braccia.
La piccola strega era capace di tutto, quando si adirava.
“Vi ho detto…”
“Avevate affermato di averle con voi. Invece adesso dichiarate che sono sparite nel nulla.” Lo fulminò con lo sguardo. “Siete andato a ordinare al servitore di nasconderle?”
Stefan impiegò qualche istante a capire che lo accusava di essersene appropriato.
Le strinse le braccia, infuriato dalla sfiducia che ancora gli dimostrava.
“Avete perso la ragione?” le domandò in tono minaccioso. “Se davvero avessi inteso sottrarvele, tanto per cominciare non vi avrei detto di averle recuperate.”
“Forse vi siete reso conto soltanto adesso del loro valore.”
“State forse insinuando che potrei usare la corrispondenza di mia madre per estorcere del denaro alla Contessa Zaytseva?” le chiese lui.
Lei si leccò le labbra, colta da un’improvvisa indecisione. “Be’…”
“Ma perché limitarmi a questo?” proseguì Stefan. “Potrei anche distruggere Alessandro Pavlovich e avanzare pretese per il trono. In fondo ho qualche remoto legame con lui.”
Nadiya ebbe il pudore di mostrarsi in imbarazzo per le offensive accuse. Evitò il suo sguardo e, a capo chino, chiese: “Se non le avete voi, che fine ha fatto la borsa?”.
“È ovvio che è stata rubata.”
“Da chi?”
La domanda lo assillava sin da quando Boris gli aveva comunicato la notizia.
“Potrebbe trattarsi di chiunque: un passante che sperava di trovarvi del denaro, oppure un uomo di Sir Charles” aggiunse con un’alzata di spalle.
Nadiya sbarrò gli occhi. “Josef…” sussurrò.
“Chi?”
“Quello che lo ha aiutato a fuggire.”
Stefan ricordava vagamente un tipo magro, con una lunga cicatrice sul volto, che caricava Richards a bordo della carrozza. Al momento era troppo allarmato per la ferita di Nadiya da prestare attenzione al popolano malvestito e al folle che stava portando via con sé.
“Non era in casa quando siamo entrati” rammentò. “Quindi è probabile che, vedendoci arrivare, si sia nascosto nel bosco per evitare la cattura.”
Lei si morse il labbro inferiore, immersa in cupi pensieri.
“Aveva perquisito lui la mia camera alla locanda. Ha riferito a Sir Charles di non avere trovato le lettere, ma dava l’impressione di sapere più di quanto non dichiarasse. Forse le ha lasciate apposta laggiù con l’intento di recuperarle in seguito, senza farsi scoprire dal suo capo.”
Stefan si preparò ad affrontare una nuova discussione. L’espressione tesa di Nadiya rivelava già la preoccupazione per la madre. Nel giro di pochi minuti avrebbe ricominciato a insistere per tornare a San Pietroburgo, senza tener conto delle proprie condizioni fisiche.
“Avrebbe senso” ammise. “Ma dopo avere scoperto che ero stato tanto gentile da recapitargli le missive, perché avrebbe soccorso Sir Charles?”
“Non lo so” rispose perplessa lei.
“Quelle dannate lettere hanno già provocato un mucchio di problemi” sbottò Stefan, frustrato dall’indefessa fedeltà di Nadiya alla madre. Non si occupava mai di se stessa e dei propri bisogni? “Perché diavolo non le avete bruciate?”
“Mia madre le voleva riavere.”
“Per quale motivo?”
“È…. molto sentimentale…” borbottò lei.
Era una palese menzogna. Non era necessario leggere nella mente di Nadiya per capire che la Contessa4 Zaytseva coltivava in proposito qualche intenzione disonesta.
Forse le voleva usare per ripararsi da eventuali attacchi degli imprevedibili Romanov.
“No: è una donna astuta e calcolatrice” dichiarò lui fissandola negli occhi. “Le lettere le servivano per proteggersi ed era disposta a sacrificare la figlia pur di riaverle tra le sue avide mani.”
“Non è vero.”
“Perché la difendete?”
“È mia madre.”
“Allora dovrebbe comportarsi come tale. E a voi converrebbe avere il buonsenso di tenervi lontana dalle sue pericolose manovre.”
Lei strizzò gli occhi, rifiutandosi di lasciarsi intimorire. Era strano, ma per certi versi Stefan sembrava apprezzare la sua ostinazione.
“Non cercate di convincermi che non rischiereste il collo per Lord Summerville” ribatté. “O che lui non farebbe lo stesso per voi.”
Stefan non lo poteva negare. Soltanto un anno prima, infatti, Edmond aveva finto di essere lui per sottrarlo a un grave pericolo. Tuttavia questo non significava che Nadiya potesse continuare a sfidare la sorte.
Una volta a Meadowland, sarebbe stata al sicuro.
“Già, ma gli farei un occhio nero per avermi esposto a un rischio del genere.”
“Se volessi sferrare un pugno a qualcuno, non mi rivolgerei di certo a mia madre.”
Di colpo Stefan si calmò e la guardò con ammirazione.
Sebbene avesse la capacità di innervosirlo, per non parlare della confusione in cui aveva gettato la sua pacifica esistenza, Nadiya era comunque una delle donne più affascinanti del mondo.
“Siete davvero una mocciosa ingrata” la rimproverò. Lasciò la presa sui polsi e li accarezzò con dolcezza. “Vostra madre vi sbatte tra le grinfie di Sir Charles e non avete niente da ridire. Io vi salvo da un maniaco e minacciate di darmi un pugno.”
Lei non mutò espressione, ma un leggero brivido le percorse le braccia. Non era mai insensibile al suo tocco e questo lo riempiva di gioia.
“Sono andata via da Meadowland per proteggervi dai pericoli” spiegò, come per giustificare la folle fuga che l’aveva condotta da Charles Richards. “Se voi foste rimasto a casa vostra, non avreste avuto bisogno di soccorrermi.”
Lui evitò di entrare nel merito di quel ragionamento assurdo, ma non poté trattenere un sorriso nel chiederle: “Dunque vi preoccupate per me?”.
Nadiya abbassò le ciglia per nascondere gli occhi espressivi. “Non vorrei che cadeste vittima di cospirazioni russe.”
Stefan ridacchiò e affondò il viso tra i capelli d’oro, respirando il dolce profumo di gelsomino.
“Perché non ammettete che tenete a me?”
“Non desiderare la morte di una persona non significa…” Si interruppe in un gemito quando lui le baciò un punto sensibile sotto l’orecchio. “Oh…”
“Confessate almeno di desiderarmi?” la stuzzicò, mordicchiandole il lobo.
“Non voglio” si difese, ma intanto inarcò il collo per accogliere altri baci.
“Nadiya.” Stefan le percorse la guancia con le labbra, stando attento a fare piano. Non dimenticava di certo la dolorosa ferita al collo. “Mia bella colomba, non vi permetterò più di scappare.”
Lei gli afferrò le spalle con forza.
“Devo andare a casa.”
Credeva davvero che l’avrebbe lasciata andare via? Stefan si ritrasse, in preda a un timore improvviso.
“No. La mia carrozza ci sta aspettando a San Pietroburgo. Tornerete con me a Meadowland.”
Lei si abbracciò il ventre per placare un brivido. “Sapete che non è possibile.”
Per trattenere un impeto di collera, Stefan si alzò e andò ad attizzare il fuoco. Aveva trascorso tanti anni a evitare le complicazioni create dalle donne che pretendevano più di quanto non fosse disposto a offrire.
Per ironia della sorte, l’unica giovane che gli interessasse pareva determinata a stargli lontano.
Le fiamme si rianimarono e scaldarono la piccola stanza. Stefan ripose l’attizzatoio e si voltò verso il letto.
“Non c’è nulla di impossibile.”
“Se si scoprisse che intendo soggiornare presso di voi in assenza di Lady Summerville, la mia reputazione sarebbe rovinata per sempre.”
“Allora alloggerete a Hillside” le propose. “Sono certo che Brianna gradirà la vostra compagnia, soprattutto adesso che è confinata in casa.”
“Invece vostro fratello mi manderà all’inferno.”
Lui appoggiò una spalla alla grezza parete di pietra. Sapeva che Edmond era disposto a spalancare le porte a chiunque, pur di fargli piacere.
“Vi assicuro che vi accoglierà con gioia.”
“No, Stefan” ribadì Nadiya per l’ennesima volta, cocciuta. “Il mio posto è a San Pietroburgo.”
(Le immagini sono tratte dai dipinti di Emilio Giuseppe Dossena, 1903-1987)
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26 pensieri su “Nadiya Zaytseva XVIII

  1. Mi sono persa nella lettura e mi sono sorpresa di essere arrivata alla fine.
    Un capitolo strepitoso.
    Inutile dire che tifo per Nadiya anche se la storia è intricata, gentile, elegante e forte.
    Poi sembra di essere proprio nella Russia di allora. mamma, mi stai facendo sognare Milord.
    Buona domenica

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  2. La letteratura che diventa poesia.
    Mi colpisce il tuo modo di affrontare la psicologia delle persone.
    Ogni personaggio ha una propria caratteristica che, a prescindere, è autonoma dalle altre.
    Incredibile. Sembra che quei personaggi vivano di vita autonoma.
    Bravissimooooo
    Buona domenica

    🙂

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    • La letteratura, lady Giorgia, appartiene ai letterati e questo ci rinfranca in quanto indegni.
      Ogni personaggio vive di vita propria tanto che l’unica nostra attività è ascoltare e … ricopiare.
      Grazie e buon pomeriggio
      🙂

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    • Grazie milord.
      Vi sappiamo impegnato e conosciamo lo spessore dei vostri impegni (ma per piacere … 🙂 ) quindi procediamo ad archiviare, con onore, quanto ci diceste.
      Abbiate le nostre cordialità
      🙂

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    • Avete ragione lady Suzie. Due protagonisti con il carico di una storia abbastanza complessa, non possono rifiutare quelle pulsioni che pervadono gli esseri focosi umani.
      Cosa non si fa per un …. e al diavolo il carro di buoi.
      Vedremo di informarli. In caso di diniego, mia signora, suggeriremmo delle azioni incisive, educative e divulgative.
      Fate voi.
      Grazie per esserci e cordialità

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    • lady Alessandra Bianchi
      Vi ringraziammo per le espressioni che, con grande generosità, ci elargiste.
      Per quello che riguardò i dialoghi, vi confermammo che furono da noi annotati proprio mentre, nel pieno argomento, svolsero.
      Dopo, però, non riuscimmo a zittirli. Neanche minacciandoli.
      Cordialità

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