Nadiya Zaytseva XX

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1Stefan incrociò le braccia sul petto, cercando di nascondere il fastidio per l’inopportuno arrivo di Herrick Gerhardt.
In cuor suo sapeva di non poter portare Nadiya in Inghilterra contro la sua volontà: non era una contadinella senza famiglia né appoggi. Tuttavia era convinto che, nel giro di poco tempo, sarebbe riuscito a persuaderla dell’importanza del loro rapporto.
Non era mai stato un libertino, ma capiva quando una donna gradiva le sue attenzioni. Cribbio! Gli bastava starle vicino per sentire l’aria fremere di passione.
Con un minimo di pazienza, le avrebbe dimostrato che era inutile negare il legame che li univa. Erano entrambi prigionieri del desiderio.
Tuttavia la comparsa di Gerhardt annullava ogni possibilità di fuga insieme a lei. Il rigido ufficiale non avrebbe esitato a rinchiuderlo nelle segrete dello zar, se avesse sospettato le sue intenzioni.
“Ammetto che non mi aspettavo di vedervi qui” affermò Herrick con aria circospetta.
“Vi capisco pienamente.”
“La vostra presenza è collegata a Miss Zaytseva?”
Stefan lanciò uno sguardo a Gregor e Boris, che si occhieggiavano con diffidenza.
“Forse dovremmo proseguire la conversazione in privato.”
“Se desiderate.” Si incamminarono insieme lungo il viottolo. La pistola di Gerhardt scintillava alla luce screziata del sole: una muta minaccia che Stefan non ignorava. “Ditemi se Nadiya è ferita gravemente.”
Il duca si fermò e lo fulminò con lo sguardo. Herrick si preoccupava troppo tardi per lei; non avrebbe dovuto permetterle di esporsi ai pericoli.
“No, ma ha vissuto una brutta avventura. Il danno fisico non è nulla rispetto a quello emotivo.”
Gerhardt impallidì. “Sir Charles l’ha…”
“Non credo” lo rassicurò Stefan. Anche lui aveva temuto che Nadiya fosse stata stuprata. “Ma di sicuro si è divertito a terrorizzare lei e i suoi servitori. Per fortuna è una giovane coraggiosa. Altre sarebbero rimaste sconvolte.”
Herrick recuperò l’abituale autocontrollo.
“Non si può dubitare della sua forza d’animo.”
“No, solo del suo buonsenso. Oltre che dell’intelligenza dei suoi consiglieri” aggiunse dopo una pausa studiata.
La stoccata aveva colpito nel segno.
“Vi posso chiedere per quale motivo vi interessate tanto alla figlia della contessa?”
“Era ospite a casa mia. Perlomeno finché ha rubato la corrispondenza di mia madre e si è dileguata nel cuore della notte” gli spiegò il duca.
Herrick inarcò un sopracciglio. Quindi il duca era al corrente dell’incarico di Nadiya.
“E voi l’avete seguita?”
“Per fortuna sì. Sir Charles aveva intenzione di ucciderla. Se non fosse stato per me, dovreste cercarne il cadavere.”
“A quanto mi ha riferito Boris, è stata lei ad accoltellare Richards” ribatté Herrick in tono quasi offensivo.
Stefan non avrebbe mai dimenticato l’orribile scena della povera Nadiya intrappolata tra le braccia di Sir Charles, con il pugnale alla gola e un rivolo di sangue sulla pelle candida.
“Abbiamo già stabilito che è coraggiosa, tuttavia non poteva difendersi da un’intera banda di malviventi” rispose con freddezza. “Soltanto la buona sorte mi ha permesso di arrivare prima che quel pazzo le tagliasse la gola.”
“Cosa volete, Stefan?” lo provocò lui. “Una medaglia? Sono sicuro che Alessandro Pavlovich sarà felice di appuntarvi al petto la croce di San Vladimiro.”
“Desidero comprendere come mai la contessa fosse disposta a sacrificare la figlia innocente per proteggersi da uno scandalo.”
L’ufficiale lo squadrò con severità. Se non avesse avuto di fronte il riverito Duca di Huntley, lo avrebbe2 probabilmente ammanettato.
“Apprezzo la vostra preoccupazione per Nadiya” dichiarò in un tono che rivelava l’opposto. “Tuttavia non avete il diritto di immischiarvi in questioni interne della Russia.”
“Questioni interne?” sbottò Stefan. “Dannazione, Nadiya è stata quasi ammazzata!”
“Comprendo la gravità della situazione e vi garantisco che sarà ben protetta, una volta rientrata in famiglia.”
“Questo è ancora da decidere.”
“Vostra Grazia…”
Rendendosi conto in ritardo che non era il momento adatto per affrontare la questione, Stefan lo interruppe.
“Ritengo importante informarvi che le lettere rubate da Nadiya sono sparite.”
Herrick serrò le labbra. In effetti era una notizia preziosa.
“Avete idea di chi le abbia prese?”
“Secondo Miss Zaytseva, potrebbe essersene impadronito l’uomo che ha portato via Sir Charles, per servirsene per fini suoi.”
“Maledizione” borbottò Gerhardt. “Bisogna trovarle.”
“Senza il contributo di Nadiya.”
L’altro lo fissò con aperta ostilità. “Parlate a nome suo?”
“Qualcuno lo deve pur fare.”
“Scusatemi, Vostra Grazia, ma temo proprio che voi stiate esagerando.”
“Non sono stato io a farle rischiare il collo all’estero per rubare in casa altrui, mentre un folle criminale la seguiva passo passo” gli fece notare lui.
L’attempato militare fece un passo avanti. Non era abituato all’insubordinazione. Peccato che Stefan non fosse il tipo da lasciarsi intimorire.
“Miss Zaytseva non vi riguarda più” sottolineò.
“L’intera faccenda mi compete eccome” gli rispose Stefan con un sorriso di superiorità. “Come di certo rammentate, le lettere che hanno suscitato tanti problemi appartenevano a mia madre.”
“Qui siamo in Russia, non in Inghilterra.”
“È una minaccia, Gerhardt?”
3Lui ricambiò il sorriso. Era troppo scaltro per affrontare un confronto diretto. Non per nulla godeva da tempo della fiducia dello zar.
“Vi ricordo soltanto che siete in visita e che la durata del soggiorno dipende dall’imperatore.”
Stefan alzò le spalle. Il titolo nobiliare non lo rendeva immune dalla collera di Alessandro Pavlovich, ma la sua famiglia gli aveva offerto servizi impagabili.
Inoltre lo zar non avrebbe desiderato acuire le tensioni tra Russia e Inghilterra, per quanto poco stimasse Re Giorgio.
“Credete che mi costringerà a partire?”
“Se necessario.”
“In questo caso, Nadiya mi accompagnerà.”
L’atmosfera era carica di tensione. Nessuno dei due intendeva arrendersi.
“Questa è un’assurda millanteria. Forse non capite quanto Alessandro Pavlovich le sia affezionato. Volete esporvi alla sua ira?”
“Se le vuole tanto bene, non avrebbe dovuto permetterle di correre gravi pericoli.”
“Lo zar non…” esordì Herrick, ma richiuse la bocca appena si accorse di avere rivelato troppo.
“Ignora l’esistenza delle lettere?” A quel punto Stefan usò la sua unica arma a disposizione. “Oppure che la contessa veniva ricattata?”
L’ufficiale si indurì in volto, cercando di recuperare il terreno perduto. “Siete un gentiluomo intelligente, con un brillante avvenire in Inghilterra. Perché vi immischiate nelle faccende private della contessa?”
“Vi sono coinvolto sin da quando Nadiya ha messo piede nel Surrey.”
“I Romanov hanno un debito di gratitudine verso la vostra famiglia, quindi vi offrirò un avvertimento. Nadiya è un prezioso gioiello dell’impero. Se qualcuno, quale che sia il suo titolo nobiliare, dovesse farle del male oppure offenderla, ne subirà le conseguenze.”
Stefan si accigliò. Conosceva la fedeltà allo zar dell’anziano consigliere e non si stupiva che la estendesse alla figlia, tuttavia era irritato dai suoi modi possessivi.
Nadiya non era proprietà della Russia.
Apparteneva a lui.
“Finora la persona che le ha arrecato più danno è stata sua madre.”
Gerhardt si avvicinò quasi fino a sfiorarlo. “Tornate in Inghilterra, Vostra Grazia, prima di…”
“Herrick?” Una dolce voce femminile li fece voltare entrambi in direzione della casupola.
Come sempre, Stefan ebbe una stretta al cuore nel vedere il fisico snello, avvolto nel brutto abito nero, e il volto pallido. Con la gola bendata e gli occhi cerchiati dalla mancanza di sonno, Nadiya appariva più che mai fragile e bisognosa della sua protezione. D’istinto si fece avanti, ma si raggelò quando lei, con un grido soffocato, si lanciò di corsa tra le braccia aperte dell’ufficiale.
“Oh, grazie al cielo.”
Vanya Petrova abitava in un’elegante palazzina, presso l’argine del Fontanka.
Come la proprietaria, la dimora era un’affascinante mescolanza di sontuosa bellezza e arcani misteri.
Da parecchio tempo, Vanya sosteneva con determinazione Alessandro Pavlovich. Aveva utilizzato le sue notevoli ricchezze per appoggiare l’ascesa al trono del giovane zar e, in seguito, per tenere sotto controllo i nobili sleali e le società segrete che non cessavano di minacciarne il potere.
In origine, era stata lei a rivolgersi a Edmond per chiedergli assistenza e poi, approfittando dei suoi ardori giovanili, lo aveva trascinato da una situazione pericolosa all’altra. Proprio pensando a questo, Stefan si era presentato alla sua porta senza preavviso.
L’aveva vista alcune volte nel corso degli ultimi anni, ma contava sul debito di gratitudine verso il fratello per assicurarsi il suo aiuto durante il soggiorno a San Pietroburgo.
Fino a quel momento, il piano concepito in fretta e furia aveva funzionato.
Con un sorriso soddisfatto, Stefan osservò i locali che gli erano stati assegnati. La tappezzeria lilla e gli arredi in legno satinato dell’India avevano un tocco europeo, ma il tipico stile russo era riconoscibile nelle pesanti tende di velluto e nei preziosi soprammobili, scintillanti di gemme, oltre che nel pavimento di parquet lustro, troppo bello per essere coperto da tappeti.
Un piacevole cambiamento dalle squallide locande dove aveva pernottato per settimane.
Un’altra gradevole novità era il sarto privato di Vanya, venuto apposta per fornirgli un guardaroba adeguato.4 La carrozza era arrivata a San Pietroburgo con i bagagli, tuttavia Stefan non aveva portato gli eleganti completi da sera indispensabili per frequentare la corte imperiale, non avendo previsto di doverli usare.
E in quel momento, tre giorni dopo l’arrivo, indossava un’elegante giacca color mora, con impunture dorate, e un panciotto color champagne. I pantaloni neri aderivano alla perfezione alle gambe muscolose e le fibbie delle scarpe scintillavano di brillanti.
Dopo avere annodato la larga cravatta di seta e pettinato i riccioli neri, aveva a tutti gli effetti l’aspetto di un potente duca inglese, pronto a farsi ricevere dallo zar in persona.
Una vera fortuna, poiché l’invito bordato d’oro era arrivato subito dopo colazione.
Fece una smorfia tastando distrattamente la tabacchiera smaltata. Il suo primo impulso era stato di ignorare la convocazione al Palazzo d’Estate. Il suo unico obiettivo a San Pietroburgo era stare vicino a Nadiya, in attesa che recuperasse la ragione e partisse con lui per Meadowland. Nel frattempo, non aveva alcun interesse a intrattenere rapporti sociali con l’insidiosa aristocrazia russa.
Purtroppo la visita alla residenza della Contessa Zaytseva si era rivelata un’inutile perdita di tempo. Il maggiordomo non gli aveva nemmeno dato accesso, affermando che la contessa era malata e che la figlia la stava assistendo. Poiché Stefan non era ancora arrivato al punto di farsi largo a forza e rapire Nadiya, non aveva altra scelta che sperare di incontrarla a corte.
Inoltre nemmeno un gentiluomo in vista come il Duca di Huntley poteva ignorare un invito dello zar senza attirare attenzioni indesiderate.
Le sue riflessioni furono interrotte da un colpetto deciso alla porta. Quando si voltò, vide il battente aprirsi e Vanya Petrova entrare a passi leggeri.
Vanya, alta e formosa, era sempre bella con i suoi capelli argentati e i suoi lineamenti regolari. Quella sera portava un abito di crespo verde, in piena armonia con i magnifici smeraldi degli orecchini. L’orlo del vestito era bordato di pelliccia di zibellino.
Dopo avere richiuso la porta alle sue spalle, puntò gli occhi azzurri sull’abbigliamento di Stefan e accennò un sorriso di approvazione.
“Un miglioramento notevole” disse in inglese, con un lieve accento russo.
Stefan infilò la scatoletta in tasca e raddrizzò i polsini della camicia.
“Sapevo che sareste riuscita a fare miracoli. In voi, il senso dell’eleganza è superato soltanto dalla bellezza.”
Vanya scosse il capo, anche se un lieve rossore le tinse le guance.
“Credevo che solo Edmond avesse ereditato da vostro padre l’abilità nel fare complimenti.”
“False dicerie, diffuse probabilmente da lui stesso.”
“Ah!” esclamò lei con un’occhiata significativa. “A proposito di voci.”
“Vi prego, Vanya, non ho nemmeno bevuto il primo brandy” la supplicò Stefan.
“Permettetemi.”
Con grazia regale, lei andò al tavolino intarsiato per riempire un calice di liquore. Glielo porse e restò a guardarlo mentre lo svuotava con un lungo sorso.
“Immagino che non si possa aspettare fino al mio ritorno dal palazzo?” le domandò Stefan a bassa voce, riponendo il bicchiere sulla mensola del camino.
“Si potrebbe, certo.”
“D’accordo. Ditemi, dunque” si arrese con un sospiro. Sarebbe stato incosciente inoltrarsi nell’atmosfera avvelenata della corte senza disporre di tutte le informazioni possibili.
“La prima è che Nadiya è stata mandata in Inghilterra per scoprire se un gentiluomo inglese le sarebbe piaciuto di più dei corteggiatori russi che aveva rifiutato.”
Un curioso risentimento gli infiammò il cuore. “Ce ne sono stati molti?”
“Molti?” ripeté lei, senza capire.
“Corteggiatori rifiutati.”
“Che io sappia, più di una decina. E, senza dubbio, tanti altri di cui ignoro l’esistenza” ammise in tono distaccato. Lo sguardo, però, era penetrante.
Stefan serrò la mascella. Non era il momento per indugiare sull’immagine di Nadiya attorniata da sciami di ammiratori. Aveva promesso a Boris di comportarsi in maniera civile.
“Torniamo ai pettegolezzi.”
Le labbra sensuali di Vanya ebbero un fremito. “Ebbene, secondo qualcuno, Nadiya non vi avrebbe considerato molto attraente e voi l’avreste seguita in Russia nella speranza di convincerla a cambiare idea.”
Non lo aveva trovato seducente? Eppure si era sciolta tra le sue braccia.
“E gli altri cosa immaginano?”
“Che siate stato voi a rifiutare il connubio e che Alessandro Pavlovich vi abbia convocato per persuadervi.”
“Dunque sarei un innamorato idiota, oppure una marionetta nelle mani dello zar? Esaltante!”
Lei giocherellò con il grande smeraldo che pendeva dal lobo dell’orecchio. “Che cosa vi aspettavate?”
“Non potrei essere venuto in visita nella terra natale di mia madre, senza motivazioni nascoste?”
Vanya rise di cuore. “Mio caro Stefan, siamo a San Pietroburgo. Nessuno agisce senza scopi segreti.”
Era indiscutibile. Uno dei passatempi preferiti dell’aristocrazia era diffondere indiscrezioni. Quante famiglie nobili erano state rovinate da false dicerie?
“E voi cosa credete?” la interrogò.
Lei lo scrutò per un lungo istante. “Penso che non sia chiaro nemmeno a voi perché siate qui.”
5Stefan rise, sorpreso dall’accuratezza del giudizio.
“In effetti Edmond vi ha sempre considerata astuta come una volpe.”
“Oltre che un’amica affidabile.” La sua espressione si raddolcì mentre gli posava una mano sul braccio. “Prestate attenzione” gli raccomandò.
Lui le aveva spiegato che era venuto a San Pietroburgo per risolvere una questione rimasta in sospeso tra lui e Nadiya, ma Vanya era troppo intelligente per lasciarsi ingannare.
Già sospettava più di quanto lui volesse.
“Sono in pericolo?”
“La mia fedeltà allo zar è incrollabile, tuttavia Alessandro Pavlovich diventa sempre più imprevedibile. In ogni caso, se ritiene che siate venuto per Miss Zaytseva, esigerà di conoscere le vostre intenzioni.”
Lui non si stupì. Quale padre avrebbe permesso alla figlia di recarsi all’estero senza accertarsi che fosse ben protetta?
“Non pensavo che si interessasse tanto a Nadiya.”
“Non sempre” ammise a malincuore lei, “ma il vostro arrivo gli ricorderà di certo le sue responsabilità.”
Lui toccò le dita che gli stringevano il braccio, pentendosi della propria durezza. Vanya non gli aveva riservato altro che gentilezze da quando le aveva imposto la sua presenza.
“Apprezzo la vostra preoccupazione, ma non posso declinare un invito al Palazzo d’Estate.”
“No, ma potete evitare di esporvi all’ira dello zar.”
“Mi è stato già detto” notò lui con un sorriso ironico.
“Forse perché è un ottimo consiglio.”
“Prometto di fare del mio meglio” le assicurò, tentando di alleggerire il tono del discorso. “Dunque, prima che susciti un vespaio, avete altre raccomandazioni da darmi?”
“Ci sono i soliti bisticci tra i nobili minori. Inoltre l’ambasciatore austriaco non gode dei favori della corte, quindi vi conviene declinare un suo eventuale invito.” Si interruppe con un’espressione disgustata. “Inoltre incontrerete al palazzo strani personaggi che si dichiarano mistici; è importante che nascondiate la vostra opinione riguardo alle loro follie.”
“Dimenticate che ho frequentato l’aristocrazia inglese. Ignorare le assurdità è obbligatorio come annodare bene la cravatta.”
Sulle belle labbra di Vanya tornò il sorriso. “Vi debbo inoltre avvisare che non verrete accolto bene dai gentiluomini che aspirano alla mano di Nadiya. Perlomeno se vi giudicheranno un rivale. Molti credono che le nozze con lei migliorerebbero la loro posizione in società.”
Stefan aggrottò la fronte. Nadiya sposata con un ambizioso arrivista? Mai!
Meritava un uomo capace di apprezzare la sua rara combinazione di dolce innocenza e indomito coraggio, sempre pronto a dedicarle ogni attenzione e a ricordarle quanto fosse straordinaria. Insomma, uno come lui.
“Se è vero, non c’è da stupirsi che abbia rifiutato di sposarsi” dichiarò, poi si meravigliò sentendo la risata divertita della sua ospite. “Cosa c’è di tanto divertente?”
“Miss Zaytseva è nubile perché non ha ancora conosciuto un uomo degno del suo cuore. In effetti sarebbe stupido se una giovane tanto bella si adattasse a un compromesso.”
Lui si scurì in volto. Sospettava di essere incluso tra i pretendenti di scarso valore.
“E cosa lo renderebbe tale?”
“Questo è da decidere. Spero per il suo bene che rifletta con attenzione prima di impegnarsi con qualcuno. Una donna della sua posizione sociale gode del lusso di restare indipendente per tutto il tempo che desidera.”
Pur sapendo che Vanya stava tentando di provocarlo, Stefan non poté celare il fastidio.
“Non mi sorprende che siate considerata un pericolo per le giovani di buona famiglia” notò in tono secco.
“Perché sono convinta che le donne siano capaci di prendere decisioni? Il mondo sta cambiando, Stefan. Non siamo più proprietà degli uomini.”
“Peccato” mormorò lui.
“Mmh…”
“Cosa?”
“Mi fate pensare a vostro fratello, prima che accettasse di accantonare l’orgoglio e fidarsi di colei che amava. Senza dubbio siete altrettanto ostinato.”
Stefan si raggelò. Si rifiutava di accettare il paragone. Il burrascoso corteggiamento di Edmond a Brianna non aveva niente a che fare con l’attrazione che lui provava per Nadiya.
“Santo cielo, all’improvviso sono contento di dover sopportare una cena al Palazzo d’Estate” ribatté. “Una serata in compagnia dello zar è senz’altro meno pericolosa di un brandy insieme a voi, mia cara. Perlomeno ho buone possibilità di uscirne illeso.”
Lei gli scosse un dito davanti al viso. “Il saggio non si vanta prima di andare in battaglia, ma dopo la vittoria.”
(Le immagini sono tratte da opere pittoriche di Antonio Ligabue, 1899-1965)

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