Nadiya Zaytseva XXI

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1Peterhof, il palazzo estivo dell’imperatore russo, era un tributo all’indomita forza di volontà di Pietro il Grande.
Il grandioso edificio separava i due parchi progettati dall’architetto francese Leblond, allievo di Le Nôtre, creatore dei giardini di Versailles. Leblond, insieme ai collaboratori, si era assicurato la fama con la magnifica cascata che scendeva davanti al palazzo e canalizzava l’acqua in sessantaquattro fontane. Tra le centinaia di sculture in bronzo di divinità classiche, spiccava la grandiosa statua di Sansone, eretta per celebrare la vittoria di Pietro sulla Svezia.
Il palazzo presentava un gran numero di finestre e terrazze, che consentivano di ammirare la splendida vista. Durante il regno di Caterina era stato ampliato da Bartolomeo Rastrelli, che aveva aggiunto un piano al corpo centrale e vi aveva collegato due ali laterali, con padiglioni dalla cupola dorata alle estremità.
Era un autentico capolavoro, ammise Nadiya mentre scendeva dalla carrozza e si soffermava ad ammirare la maestosa struttura gialla bordata di bianco, che riluceva come un gioiello al bagliore di migliaia di torce.
Peccato che fosse così nervosa da intendere l’invito alla reggia più come un castigo che come un piacere.
Mentre procedeva insieme a un folto gruppo di eleganti ospiti, sentiva il cuore martellare per la paura.
Maledizione a Stefan.
Quando aveva visto Herrick arrivare alla casupola per accompagnarla a San Pietroburgo, si era illusa di dire addio per sempre al Duca di Huntley. Ormai era attorniata dalla protezione dei familiari e Stefan non poteva più sperare di continuare la relazione. Allora perché si tratteneva in Russia?
Si era addirittura presentato a casa sua chiedendo di vederla. Lei era riuscita a farlo allontanare, tuttavia quella mattina aveva scoperto che non aveva rinunciato al confronto.
Altrimenti perché avrebbe accolto l’invito a cena di Alessandro Pavlovich?
Il perfido duca sapeva quanto la terrorizzava l’idea che lo zar scoprisse l’esistenza della dannate lettere e il vero scopo del suo viaggio in Inghilterra. Intendeva servirsene come arma di ricatto per costringerla a partire con lui?
Stringendo i denti, Nadiya salì i gradini di legno dello scalone di gala. Attorno a lei, la piccola folla sussurrava commenti di ammirazione per la profusione di ghirlande dorate che decoravano i muri bianchi, insieme alle statue collocate in piccole nicchie. Anche la ringhiera di ferro battuto portava tracce di dorature.
Giunta alla sommità della prima rampa, si fermò per qualche istante, fingendo di osservare le allegorie dell’estate e della primavera sui loro alti piedistalli. In realtà non le importava molto delle due figure drappeggiate: cercava soltanto un pretesto per prendere le distanze dai suoi accompagnatori.
Una volta sicura di passare inosservata, riprese a salire le scale, e arrivata all’ampio vestibolo si diresse a passi decisi verso una porta laterale invece che continuare verso la sala dei ricevimenti.
Sperava di poter spiare gli ospiti dall’ombra: doveva trovare Stefan prima dell’incontro con Alessandro Pavlovich.
Era appena giunta alla porta, quando una mano le afferrò il braccio, impedendole la fuga.
“Nadiya?”
Trattenendo un sospiro, lei si voltò verso l’anziano ufficiale in completo nero e panciotto bianco. Era l’unico gentiluomo che non potesse allontanare con un’occhiataccia.
“Herrick.”
Mentre lo salutava con un grazioso inchino, sentì su di sé il suo sguardo sospettoso.
“Non immaginavo di vedervi questa sera. L’imperatore mi aveva informato che la contessa era ancora2 malata.”
Nadiya lisciò con il palmo le pieghe dell’abito di raso oro, dal corpetto scollato, ornato di rubini, e dalle maniche a sbuffo che coprivano appena le spalle. I riccioli biondi erano raccolti in un morbido chignon e un nastro color rubino, tempestato di brillanti, copriva la ferita alla gola, ormai quasi guarita.
Lei tentava di convincersi di avere scelto quel vestito perché lo zar si aspettava sempre di vederla nel suo aspetto migliore, e non per mostrarsi all’antipatico Duca di Huntley.
“La Principessa Rostovskaia è stata così gentile da accompagnarmi” spiegò.
Se in questo modo sperava di liberarsi di Herrick, si sbagliava di grosso.
“Mi auguro che la contessa si riprenda quanto prima.”
Lei sorrise con tristezza. Vedendola tornare a casa, la madre era quasi svenuta dal sollievo e per qualche tempo le era rimasta sempre accanto. Ma appena aveva scoperto che le lettere erano scomparse, si era rifugiata a letto, convinta di essere prossima alla rovina.
“Sappiamo entrambi che si riprenderà solo quando si troveranno le missive e il rischio di scandalo sarà scongiurato” notò a voce bassa.
“Non è nel suo carattere nascondersi dai problemi.”
“Si sente in colpa per le mie sventure ed è convinta che, come giusta punizione, i suoi peccati verranno denunciati ad Alessandro Pavlovich.”
Herrick scosse la testa con un’ombra di impazienza. “Ha una passione per le tragedie. Parlerò con lei.”
“Siete sempre il benvenuto, ma non sono sicura che, pur con tutta la vostra abilità, riuscirete a persuaderla ad alzarsi.”
“Le racconterò che la sua prolungata assenza dal palazzo sta instillando nello zar il dubbio che desideri evitare la sua compagnia.” Un lampo di divertimento gli illuminò gli occhi. “Se non funziona le dirò che, secondo alcuni, lo zar si è stancato di lei e l’ha bandita dalla corte.”
Nadiya ridacchiò, immaginando l’orrore della madre a una simile notizia. Sarebbe scesa dal letto senza un attimo di esitazione.
“Siete furbo, Herrick Gerhardt.”
“Ho imparato con la pratica.” Le posò una mano sotto il mento e studiò il suo volto pallido. “Adesso, mia cara, mi spiegate cosa ci fate qui?”
Nadiya maledisse il destino che glielo aveva fatto incrociare proprio in quel momento. Herrick la conosceva troppo bene.
“Ho ricevuto un invito. Per quale motivo avrei dovuto rifiutarlo?” gli fece notare lei.
“Sapete che ci sarà anche il Duca di Huntley?”
“Ah sì?”
3Lui strizzò gli occhi, senza credere al suo tono innocente.
“Nadiya, se state prendendo in considerazione l’idea di mettervi di nuovo in pericolo, sarò costretto a incatenarvi e spedirvi in Siberia.”
Lei indietreggiò con un profondo sospiro. Era stanca di essere trattata da bambina irresponsabile invece che da adulta.
Perlomeno Stefan…
No. Non voleva pensare a lui come a un tenero amante: era troppo adirata.
“E che rischi potrei correre, attorniata dalle guardie personali dell’imperatore? Per giunta Pyotr si rifiuta di lasciarmi uscire di casa senza la sua scorta. Stasera ha persino accompagnato a cavallo la carrozza della principessa, come se qualcuno potesse aggredirmi in pieno centro cittadino.”
“Esistono insidie di ogni genere” le rispose lui con durezza. “Non mi fido del duca.”
Lei sbatté le palpebre, meravigliata da tanta ostilità. In fondo Herrick aveva sempre avuto buoni rapporti con Edmond. I due gemelli non potevano essere tanto diversi.
“Pensate che rappresenti una minaccia?”
“Credo proprio che sia affascinato da una bella donna e che, al momento, non sia in grado di ragionare. Temo che possa macchiare il vostro buon nome” aggiunse lui con un certo disagio.
Nadiya lanciò un’occhiata ansiosa agli invitati che passavano. Come mai Herrick sospettava l’attrazione del duca per lei?
Di certo Stefan non poteva avere avuto il cattivo gusto di parlargliene!
“Vi accordo la mia fiducia per il recupero delle maledette lettere” gli dichiarò con evidente tensione. “Voi fidatevi di me per quanto riguarda il Duca di Huntley.”
Lui si irrigidì. “Come intendete affrontarlo?”
Poiché non ne aveva la benché minima idea, Nadiya fu felice quando un domestico in livrea si fermò accanto a Herrick e gli rivolse un profondo inchino.
“Perdonatemi, ma l’imperatore ha richiesto di vedervi.”
L’ufficiale lo congedò con un gesto nervoso della mano.
“Nadiya…”
“Andate pure dallo zar” lo esortò atteggiando un sorriso fiducioso. “Non avrò problemi.”
“Se vi farà del male…”
“Andate.”
Abituato alle tediose formalità che accompagnavano ogni ricevimento alla corte, Stefan cercò di coltivare la4 pazienza mentre la carrozza attendeva dietro la lunga fila che portava alla scalinata del palazzo. Aspettava di incontrare Nadiya da giorni: qualche minuto in più o in meno non faceva una grande differenza.
Purtroppo, però, non riusciva a dimenticare del tutto il commento di Vanya sui risoluti corteggiatori. Il semplice pensiero che Nadiya stesse già sorridendo a un damerino che le baciava la mano, o addirittura l’accompagnava in una terrazza in penombra, gli dava il voltastomaco.
Appena la vettura raggiunse i gradini d’ingresso, Stefan saltò a terra senza lasciare tempo al lacchè di dargli assistenza. Superando in fretta i gruppetti di invitati, salì le scale ed entrò nel vestibolo, dove porse guanti e cappello al servitore in attesa sotto un grande ritratto dello Zar Pietro.
Dopo essersi reso conto in ritardo delle occhiate curiose rivolte nella sua direzione, si costrinse a trarre un respiro profondo e a salire al piano superiore a passi più lenti e dignitosi, indirizzando ogni tanto un cenno di saluto ai conoscenti.
L’imperatore si stava già interrogando sulla sua presenza in città; non era il caso di attirare ancor più l’attenzione correndo per il palazzo come un forsennato.
Raggiunta la cima dello scalone di gala, si soffermò a studiare i numerosi ospiti. Parecchi di loro stavano raggruppati, sperando di vedere e farsi vedere il più possibile, mentre alcuni ammiravano i ritratti allineati lungo le pareti.
Non vedendo Nadiya, strinse i pugni per la frustrazione. Poi però, con la coda dell’occhio, scorse una massa di riccioli del colore del sole mattutino.
Un senso di eccitazione che preferiva non esaminare lo pervase mentre passava oltre una dama che indossava un abito orrendo, accompagnata dalla pallida figlia. Non si sarebbe lasciato sfuggire di nuovo la sua preda!
Tenendo lo sguardo fisso sulla chioma bionda, Stefan si diresse verso i margini della folla.
Infine riconobbe il profilo delicato di Nadiya e un sorriso soddisfatto gli incurvò le labbra.
Dunque l’istinto non gli aveva mentito: c’era. Le andò incontro, irrigidito dalla tensione. Aveva trascorso troppe notti sveglio, a desiderare di tenerla tra le braccia. Non era disposto a pazientare oltre.
Come se avesse percepito la sua presenza, Nadiya guardò dietro una spalla e, non appena lo vide, si infilò in una stanza laterale.
Lui la seguì a grandi passi ed entrò in un salottino con le pareti tappezzate di seta cinese e con un divano ricamato a motivi orientali, posto davanti al focolare. Dopo essersi assicurato che fossero soli, chiuse la porta, che purtroppo era priva di chiave.
Si appoggiò per un lungo momento allo stipite per ammirare Nadiya, in piedi al centro del locale.
Era splendida. Brillava come un angelo d’oro al lume delle candele.
Un allarmante calore si impossessò del suo corpo. Le andò incontro con un basso gemito. Era passato troppo tempo dall’ultima volta che l’aveva stretta al petto.
La vide sbarrare gli occhi spaventata, come se avesse percepito il suo bisogno divorante. Poi però la strinse tra le braccia e l’ansia che lo torturava da giorni iniziò a placarsi. Quella donna sembrava creata apposta per i suoi abbracci.
“Nadiya…” mormorò lui, sfiorandole con le labbra il viso di alabastro e lasciandosi avvolgere dal suo inconfondibile profumo di gelsomino.
Per un prezioso istante la sentì sciogliersi contro di lui con un leggero sospiro di piacere. Stefan, allora, si impossessò delle sue labbra baciandola con ardore e dimenticando il vocio lontano degli ospiti. Al mondo erano rimasti solo lui e lei.
Poco dopo, però, la musica di un quartetto d’archi ruppe l’incantesimo. Nadiya si irrigidì, gli premette i palmi sul petto e girò il capo per sfuggire al bacio.
“No, Stefan” lo supplicò lei con voce arrochita. “Vi devo parlare.”
Lui si chinò a baciarle la gola, evitando il nastro che nascondeva la ferita.
“Dopo” sussurrò contro la vena che pulsava alla base del collo.
“Vi dovete fermare.”
“Perché?”
“Volete che ci scoprano?”
Stefan sorrise. In quel momento non gli importava se li avessero sorpresi ed era indifferente a qualunque conseguenza.
Aveva bisogno di lei, subito.
“Voglio soltanto voi.” Indietreggiò per guardarla in volto. “Venite con me, Nadiya. Ci sarà pure un angolo appartato in questa mostruosità.”
5Lei arrossì un poco e chinò il capo.
“Il palazzo non è una mostruosità” ribatté. “Molti affermano che è più bello di Versailles.”
“Un’altra bruttura colossale, ma al momento non ho nessuna voglia di discutere di architettura.”
“Nemmeno io.”
“Allora troviamo un posto dove non rischiamo di essere interrotti.”
Lei si lasciò stringere forte, poi però lo respinse con un gesto brusco.
“No. Non sono venuta per questo.”
Stefan serrò la mascella, reprimendo l’istinto di sollevarla di peso e portarla sul divano, poiché sapeva che anche lei lo desiderava, per quanto protestasse. Era sicuro di poter vincere ogni sua resistenza.
Invece piantò i pugni sui fianchi e si sforzò di tornare in sé.
“Non mi interessa il motivo per cui siete venuta. L’importante è che ci siate. Non vi potevate nascondere per sempre.”
“Io non mi nascondevo.”
Stefan abbassò lo sguardo sulle labbra, ancora gonfie per il bacio.
“Come fa una bocca così bella a pronunciare tante bugie?”
Lei passò i palmi sulle pieghe scintillanti della gonna: un chiaro segno che lei non era tranquilla come cercava di lasciargli intendere.
“Rifiutare di ricevervi non significa restare nascosta” gli disse. “Mia madre è malata.”
“Prevedibile” borbottò lui. “Avete rischiato la vita per il suo egoismo ed è lei a richiedere attenzioni.”
Nadiya lo fissò con un’espressione ostinata che lui ben conosceva. Avrebbe difeso la contessa fin sulla soglia dell’inferno, sebbene non lo meritasse affatto.
Seppure a malincuore, lui apprezzava tanta lealtà, anche se cercava con disperazione di farla ragionare.
“Non conoscete mia madre e, in ogni caso, non sta a voi giudicarla.”
“Cosa vi aspettate da me, Nadiya? Mi permettete di portarvi a letto, ma non di proteggervi da chi approfitta della vostra generosità?”
Lei divenne paonazza. “Ciò che è stato tra noi è finito.”6
Con un ringhio rabbioso, lui le andò davanti e la spinse con le spalle al muro.
“Non lo è affatto” dichiarò, piantandole le mani ai lati della testa e squadrandola con aria minacciosa. “Non sono stupido: vi sento fremere quando vi tocco, avverto il vostro piacere quando vi bacio. Voi mi desiderate ancora.”
“No, non posso” si difese lei, incapace di nascondere il turbamento.
“Non potete? Lo avete già fatto.”
“Un errore che non ripeterò.”
“Maledizione! Non è uno sbaglio.” Si chinò su di lei e le sfiorò le labbra con le sue. “È un miracolo. Perché negate i vostri bisogni?”
“Perché non intendo essere la vostra amante” gli rispose con un filo di voce, come costretta.
Lui sussultò. “Nadiya…”
“No.” Girò la testa, rifiutando di sostenere il suo sguardo. “Sono venuta per parlarvi: nient’altro.”
Stefan indietreggiò di colpo. Dannata donna. Perché doveva complicare quello che poteva essere tanto semplice?
Eppure aveva accettato con gioia di unirsi a lui.
Per quale motivo si comportava come se Stefan mirasse a rovinarle la vita?
“E come mai, dopo avermi ignorato per ben tre giorni, avete tanta fretta di comunicare con me?” la provocò.
“Perché io devo sapere che cosa intendete dire ad Alessandro Pavlovich.”
“Cosa…”
7Stefan si interruppe, rendendosi conto del senso di quelle parole. Dunque Nadiya non si trovava al palazzo per una semplice coincidenza, e nemmeno perché avesse sperato di incontrarlo.
Era venuta per paura che suo padre scoprisse l’imbarazzante verità sul viaggio in Inghilterra.
Lui non aveva nemmeno preso in considerazione l’ipotesi.
“Certo” le rispose con un’amara risata. “Mi sono sempre ritenuto abbastanza intelligente, ma quando ho a che fare con voi mi sento un idiota.”
Nadiya lo scrutò in volto, perplessa.
“Non avete risposto alla mia domanda.”
Lui si voltò e, riflettendo, si avvicinò a un tavolo laccato, sul quale era posata una collezione inestimabile di vasi cinesi. Sebbene fosse irritato dai sospetti di Nadiya, non escluse l’idea di sfruttarli a proprio vantaggio.
“Come sapevate che sarei stato invitato al banchetto?”
“La nostra cuoca ha tre figlie” ammise infine lei. “La più giovane fa la cameriera da Vanya Petrova.”
“E ha ritenuto necessario riferirvi i miei programmi?”
“A San Pietroburgo ci sono pochi segreti.”
“Lo terrò presente.”
Lei sbuffò spazientita. “Perché siete venuto, Stefan?”
“Nemmeno io posso ignorare un invito dell’imperatore” le spiegò, voltandosi con lentezza.
“E quando vi chiederà per quale motivo voi siete venuto in Russia?”
Stefan percorse con lo sguardo il suo corpo snello, soffermandosi sul nastro legato attorno al collo. Il terribile ricordo del rischio che aveva corso di perderla gli sarebbe rimasto impresso per sempre nella mente.
Di certo Nadiya non poteva aspettarsi che lui la lasciasse per sempre!
“Dipende da voi” le disse.
“Cosa significa?”
Lui incrociò le braccia al petto. “Non mi alletta molto l’idea di ingannare Alessandro Pavlovich. A dire il vero, sarebbe un’autentica follia rischiare di fare adirare una personalità tanto potente.”
“Non sembrava che ve ne curaste molto quando minacciavate di rapirmi” lo rimproverò.
“In quel caso ne sarebbe valsa la pena. Adesso, però, non avrei motivi per dichiarare il falso.”
“Non significherebbe mentire evitare di rivelare lo scopo del mio viaggio nel Surrey.”
“Una differenza piuttosto sottile.”
Nadiya si scostò dalla parete. I riccioli lucevano come oro liquido e gli occhi erano del colore degli zaffiri.8
Stefan soffocò un gemito, colto da un’improvvisa fiammata di desiderio.
“Non vedo perché dovrebbe dubitare che avevo soltanto voglia di conoscere l’Inghilterra” affermò lei, senza rendersi conto del tormento che lo affliggeva.
“Non siete così innocente da non prevedere che lo zar si informi su cosa avete fatto a Meadowland e sul perché io abbia deciso di seguirvi a San Pietroburgo.”
“Il che dimostra che voi non sareste mai dovuto venire in Russia.”
“Perché no?” la sfidò Stefan a quel punto. “Non ho niente da nascondere.”
“È assurdo” commentò lei, fulminandolo con lo sguardo. “Rivelando la verità, suscitereste nello zar angosce inutili.”
“Ha già affrontato in passato scandali e delusioni.”
“E ne porta ancora le ferite. Perché farlo soffrire ancora?”
Stefan si avvicinò di un passo, notando con una certa soddisfazione la vena che pulsava alla base del collo. Non credeva che fosse la paura a farle battere forte il cuore.
“Quindi il vostro unico desiderio è proteggere Alessandro Pavlovich?”
“Certo.”
“Oltre che vostra madre?”
“Sì” affermò Nadiya, risentita peraltro per il tono un po’ sprezzante con cui il Duca di Huntley l’aveva nominata.
“E io?”
Lei aggrottò la fronte. “Non capisco.”
“Finora mi avete pregato di tenere la bocca chiusa per il bene dello zar e della contessa. Per quale motivo mi dovrei esporre alla furia dell’imperatore, nel caso scoprisse che gli ho nascosto la verità?”
“Non c’è pericolo che avvenga” lo rassicurò con un gesto vago.
“Dunque avete le lettere?”
“No, ma…”
“Ma?”
“Herrick Gerhardt è sicuro di poterle rintracciare.”
Stefan fece un altro passo avanti, come attratto da una forza invisibile. Era davvero stregato da Nadiya Zaytseva, ammise a se stesso sfiorandole il mento con un polpastrello.
“E nel frattempo potrebbero essere usate ancora per ricattare la contessa, o peggio, vendute a chi aspira a rendere le confidenze di vostra madre una fonte di umiliazione per l’imperatore” insistette. “Se ciò dovesse accadere, Alessandro mi riterrebbe almeno in parte responsabile perché non l’ho avvisato del pericolo.”
9Lei rabbrividì, senza sottrarsi alle sensuali carezze. “Dunque intendete parlargliene?”
“A meno che voi non mi convinciate che mi conviene evitarlo…” mormorò lui.
“Il bene della Russia non vi interessa affatto?”
“Perché dovrebbe?”
“Era la patria di vostra madre, che, come avete affermato, è sempre rimasta fedele allo zar.”
Stefan rammentò i folli pericoli cui si era esposto Edmond in nome di Alessandro Pavlovich.
“La mia famiglia ha già svolto il suo dovere per l’impero russo. Non serve far leva sul senso di colpa per persuadermi a tacere.”
“Cosa mi consigliate, dunque?”
“Mi pare sia chiaro” le rispose con un sorriso malizioso.
“Voi…”
Nadiya alzò una mano per schiaffeggiarlo, ma con una mossa fulminea lui le catturò il polso e se lo portò alle labbra.
“Attenta, Nadiya.”
Lei lo guardò infuriata, pervasa da un penoso senso di impotenza. “Se vi illudete di portarmi a letto con le minacce, significa che voi avete smarrito il senno, oltre a ogni pretesa di cavalleria.”
“I gentiluomini troppo cavalieri sono noiosi” le mormorò contro il palmo.
“Non mi sorprende che voi lo pensiate.”
Stefan ridacchiò, indifferente all’offesa. “Non vi sfiora il dubbio che un fulgido esempio di virtù non sarebbe in grado di comprendere come una giovane dama si possa intrufolare nella casa di uno scapolo, sedurlo e infine scappare con oggetti di sua proprietà?”
Nadiya trattenne il fiato. “Non vi ho sedotto” si difese.
“Avete poca memoria, colombella.” Le baciò la pelle delicata all’interno del polso. “Forse bisognerebbe ricordarvi il potere che esercitate su un gentiluomo indifeso.”
Nadiya gemette piano, poi gli strappò di mano il braccio e se lo sfregò contro la gonna, come per eliminare la sensazione del contatto. Nonché la propria reazione istintiva.
“State solo cercando di distrarmi.”
Stefan inarcò un sopracciglio e le permise di allontanarsi. “Credevo che stessimo negoziando.”
“Non svolgo trattative con il mio corpo” sibilò lei.
“Peccato” ribatté lui, in tono semiserio. “Tuttavia siete stata voi a supporre che intendessi portarvi a letto in cambio del silenzio.”
“Siete…” Nadiya borbottò qualcosa tra sé, senza dubbio un terribile insulto. “Cosa volete, Stefan?”
“Niente di più iniquo della vostra compagnia.”
“La mia compagnia?”
Lui smise di sorridere e le afferrò il mento.
Voleva chiarire bene questo punto.
“Non mi negherete più l’accesso a casa vostra, quando verrò a trovarvi” affermò in un tono che non ammetteva repliche. “E quando vi recapiterò un invito, mi aspetterò una risposta positiva.”
“Mi volete alla vostra mercé?”
“Non sarebbe male. Tuttavia per ora mi accontento della garanzia che non correrete a casa e mi sbatterete la porta in faccia. Siamo d’accordo?”
Un lampo di furia attraversò gli occhi azzurri. “Maledizione a voi.”
“Immagino significhi sì.”
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Chiusura

(Le immagini sono tratte dalle opere pittoriche del maestro Amedeo Modigliani, 1884-1920)

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20 pensieri su “Nadiya Zaytseva XXI

      • Solo tu potevi rispondermi in latino
        Sei un grande.
        Comunque voglio proprio dirtelo: avere dedicato questo capitolo a Modigliani la dice lunga su quanto sei bravo. un uomo proprio generoso.
        Ciao
        🙂

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