Nadiya Zaytseva XXIX

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1Il litigio iniziò non appena Stefan si presentò alla porta di Gerhardt e continuò anche dopo che l’ufficiale aveva recuperato il cavallo e radunato un drappello di soldati per condurli all’estrema periferia della città.
Del resto era prevedibile.
Tutti e due, infatti, avevano un innato senso del comando e un feroce atteggiamento possessivo nei confronti di Nadiya. Nervosi com’erano per la sua scomparsa, non si risparmiavano le stoccate; soltanto la fretta di rintracciarla li tratteneva dal prendersi a pugni.
Cavalcavano in testa al drappello, senza mai perdere di vista i depositi cadenti che punteggiavano il tetro paesaggio. Boris e le altre guardie, dando prova di saggezza, si tenevano un po’ indietro per evitare il loro fuoco incrociato.
“Vi ho già detto, Vostra Grazia, che non vi consentirò di immischiarvi negli affari interni della Russia” ringhiò Herrick mentre dirigeva il cavallo verso una banchina.
Stefan serrò le dita sulla pistola carica. “E io vi ho avvisato che non vi permetterò di utilizzare Nadiya come una pedina per le vostre oscure trame. Avreste dovuto riferirmi che nella faccenda era coinvolto Dimitri Tipov.”
“Così come voi avreste fatto bene a informarmi dell’omicidio di Nikolas Babevich” ribatté lui con un’occhiataccia. Stefan gli aveva raccontato con riluttanza della macabra scoperta quando Herrick aveva dichiarato che era inutile cercare Sir Charles e Nadiya a casa di Babevich. Poi, nel sentir descrivere le condizioni pietose del cadavere, Gerhardt era stato costretto a confessare che Tipov detestava Sir Charles e forse sapeva qualcosa di Nadiya. “In ogni caso, per quale motivo avrei dovuto parlarvi di Miss Zaytseva? Non eravate in partenza per l’Inghilterra? La sorte di Nadiya non vi interessa più.”
Stefan non poté negare la violenta emozione che gli incendiava l’animo. Ormai non poteva più fingere, né con se stesso né con gli altri.
“Il suo destino mi riguarderà fino al mio ultimo giorno” rispose con grande sincerità. “E veglierò su di lei persino dall’oltretomba.”
Il volto di Herrick rimase impassibile, ma nei suoi occhi brillò un lampo. Tuttavia era impossibile capire come giudicasse quella promessa.
“E il ritorno in Inghilterra?”
Stefan alzò le spalle. “È rimandato a dopo il matrimonio con la futura duchessa.”
“Ammesso che lei acconsenta.”
Stefan sentì una fitta acuta, ma non volle arrendersi alla disperazione. Si rifiutava di credere di avere rovinato tutto: era… insopportabile.
“Prima di conoscere Nadiya mi ritenevo molto intelligente, ma ormai posso solo vantarmi della capacità di imparare dagli errori” ammise. “La convincerò, anche se dovessi passare il resto della mia esistenza a cercare di conquistare il suo cuore.”
“Cuore?” ripeté Herrick inarcando un sopracciglio.
“Sì.”
“Magari non siete stupido come pensavo…” borbottò l’ufficiale a quel punto.
Stefan ignorò l’insulto. Si accorse in quel momento che avevano superato gran parte degli edifici ed era rimasta soltanto qualche struttura malconcia lungo il molo.
“È quello il magazzino?”
“Sì.”
“Allora perché perdiamo tempo?”
“Aspettate, Huntley” lo ammonì Herrick afferrandogli un braccio. “Potrebbe essere una trappola.”
“Non mi importa.”
Stefan si strappò alla presa e lanciò il cavallo al galoppo. Non aveva mentito: se Tipov sapeva qualcosa della scomparsa di Nadiya, lui era disposto a sfidare qualunque pericolo per scoprire la verità. Che senso avrebbe avuto la sua vita, senza la donna amata?
Superò il cancello d’ingresso e fece irruzione nel cortile, quando si aprì una porticina e ne uscì una figura snella, dai capelli d’oro.
“Nadiya!”
Senza nemmeno aspettare che il cavallo si fermasse del tutto, Stefan saltò giù di sella e corse da lei. Notò con distrazione che la porta del magazzino veniva richiusa e che le guardie si disponevano a semicerchio per evitare a chiunque di avvicinarsi: una saggia precauzione, da affidare all’esperto Gerhardt. A lui interessava soltanto la splendida giovane che gli andava incontro con una certa titubanza.
“Stefan?”
Quando infine la raggiunse, le passò con ansia le mani sul corpo per verificare che non fosse ferita.
“Tutto a posto?”
“Sto bene.” Lui le afferrò le spalle e la fissò negli occhi. “Sicura?”
“Sì.”
La tensione che fino a quel momento gli aveva serrato il petto si allentò un poco.2
“Cosa è successo? Come siete arrivata qui?”
“Josef si è presentato nel mio giardino e mi ha costretta a salire in carrozza” riferì con una smorfia che era più di fastidio che di paura. “Sarei contenta se questa storia non si ripetesse più.”
Il Duca di Huntley serrò la stretta sulle spalle della povera Nadiya poi si voltò verso il magazzino.
“Lo ammazzerò.”
Nadiya gli posò una mano sulla guancia. “No, Stefan, è troppo pericoloso” gli raccomandò spaventata.
Lui aggrottò la fronte. Non capiva il suo bisogno primitivo di punire chi osava farle del male?
“Non si può lasciarlo scappare” ringhiò.
“Scommetterei il mio intero patrimonio che se l’è già svignata. Inoltre vi assicuro che non mi ha torto un capello.”
“Vi ha rapita.”
“Solo per condurmi qui, da Dimitri Tipov” riferì, quasi per giustificarlo. “Anche se ammetto che ho avuto paura.”
“Per quale strano motivo Tipov voleva vedervi?”
“Per comunicarmi che Sir Charles è morto.”
Un sollievo infinito pervase Stefan. Durante l’intero, straziante pomeriggio era stato tormentato dall’atroce sospetto che Nadiya fosse nelle mani di quel maniaco.
“Lo ha ucciso Tipov?”
“Sì” confermò lei con un brivido di orrore. “Non aveva fatto del male solo a me, ma anche ad altre donne. Andava fermato, in un modo o nell’altro.”
“Ciò non spiega il rapimento.”
“Mi voleva consegnare queste.”
Nadiya sollevò la destra e, per la prima volta, Stefan si accorse che stringeva una scatoletta e un pacchetto di buste. Non occorreva un grande intuito per capire di che si trattasse.
“Le lettere di vostra madre. Le aveva Tipov?” le chiese.
“Sì.”
“Come mai?”
“Come sospettavo, le aveva rubate Josef, che non lavorava per Sir Charles, ma faceva la spia per Dimitri Tipov.”
Per quale motivo Tipov aveva fatto sequestrare Nadiya allo scopo di restituirle qualche vecchia missiva? Era strano.
“E cosa vi ha chiesto in cambio?”
“Non lo so ancora.”
“Nadiya…”
“Stefan.” Con un movimento inatteso, lei lo zittì tappandogli la bocca con una mano. “Intanto vorrei sapere cosa ci fate qui.”
Non furono le sue dita a impedirgli di continuare a interrogarla riguardo a Tipov, ma l’incertezza che scorse nel suo sguardo.
Stefan non voleva che dubitasse più di lui.
Le scostò con dolcezza la mano e si posò il palmo su una guancia. “Mi sembra ovvio: vi ho cercata.”
“A quest’ora dovreste essere sulla nave.”
“È vero” confermò, poi scosse il capo. Era stato così vicino a rovinarsi il futuro! “Grazie al cielo, Pyotr è venuto ad avvisarmi della vostra scomparsa. Altrimenti avrei rischiato di trovarmi in alto mare nel momento in cui ritrovavo la ragione. Forse Boris non mi avrebbe mai perdonato, se lo avessi costretto a nuotare per parecchie miglia in direzione di San Pietroburgo.”
Lei mantenne un’espressione guardinga, come se avesse temuto uno scherzo crudele. Questo lo colmò di sgomento.
“Avete ricevuto un colpo in testa?” gli domandò infine.
“Il colpo, colombella, era al cuore.” Le baciò con dolcezza le dita, poi se le portò al petto. “Me lo meritavo, ma spero che mi aiuterete a guarire.”
“Stefan?”
3Indifferente alle molte occhiate curiose, lui le abbracciò la vita sottile e posò il viso nell’incavo del collo. Aveva bisogno del suo tepore per sciogliere il ghiaccio che lo aveva attanagliato nelle ore di quel pomeriggio.
Nadiya era sana e salva.
A quel punto bisognava convincerla ad affrontare un nuovo rischio.
“Sono stato un vero idiota.”
Lei ebbe un fremito, ma per fortuna non cercò di sottrarsi all’abbraccio.
“Non ho voglia di discutere” mormorò.
“No, immagino di no.” Stefan inspirò profondamente per assaporare il dolce profumo di gelsomino. Come aveva potuto immaginare di sopravvivere senza di lei? “Vi ho desiderata sin dal nostro primo incontro. Del resto non mi stupisce, poiché la vostra bellezza è straordinaria. Tuttavia io non capivo per quale ragione voi mi affascinaste più di qualunque altra donna al mondo.”
Con una certa esitazione, lei gli posò le mani sul petto, lasciando cadere a terra la scatola e le lettere.
“Eppure mi giudicavate ladra e bugiarda.”
Lui rialzò il volto per mostrarle la sua espressione sincera.
“È vero, ma anche quando sospettavo che aveste qualche misterioso fine a casa mia, non potevo reprimere l’ossessivo bisogno di possedervi.” Sorrise con tristezza. “Avrei dovuto intuire che non minacciavate soltanto la mia salute mentale.”
“Quindi avete deciso di rendermi la vostra amante?”
Lui fece una smorfia, ripensando alla propria cieca arroganza. Presunzione che, del resto, aveva pagato a caro prezzo inseguendo Nadiya dal Surrey a Parigi, fino a giungere a San Pietroburgo.
“Era l’unico sistema per ottenere ciò che desideravo senza confessare la verità.”
“Quale verità?” gli domandò perplessa.
“Che ero terrorizzato.”
Nadiya sbatté le palpebre, colta alla sprovvista dalla sua onestà. “Da me?”
“Dai sentimenti profondi che risvegliavate nel mio cuore” ammise senza esitare.
Il tempo della finzione era ormai finito.
“Perché non corrispondevo all’immagine di duchessa che vi eravate figurato?” gli domandò offesa.
Lui represse a stento una risata: quella giovane coraggiosa, magnifica e intelligente fanciulla superava ogni possibile fantasia. Cercò invece di fugare ogni dubbio.
“Poiché amarvi mi costringeva a pensare al futuro, invece che rimanere aggrappato al passato.”
“Amarmi?” sussurrò lei.
Gli ultimi raggi di sole brillarono sui capelli d’oro.
Lui l’abbracciò con passione.
Com’era bella!
“È ironico” ammise. “Ho passato anni a inquietarmi per Edmond perché si sentiva in colpa per la morte dei nostri genitori e intanto ignoravo i miei spettri personali. Solo quando siete entrata in casa mia e l’avete riempita di luce, mi sono accorto di quanto fosse diventata buia.”
Lei si raddolcì in volto. “Eravate in lutto per i genitori.”
Stefan scosse la testa. Non si perdonava gli anni sprecati a fingere con se stesso.
“Mi nascondevo dietro le responsabilità per non accettare il dolore. Sarebbe stata una vera delusione per loro.”
Lei gli carezzò con dolcezza il volto. “È impossibile immaginare che potreste deluderli.”
“Ma è la verità” insistette Stefan, appoggiando la guancia al suo palmo. “Come avete affermato, Meadowland è destinata a ospitare una famiglia, la nostra.”
Nadiya si irrigidì. “State chiedendo la mia mano, Vostra Grazia?”
“Vi sto offrendo il mio nome, i miei beni terreni e il mio cuore, Miss Zaytseva.” Chinò il capo e le mormorò sulle labbra: “Vi prometto di mantenervi al caldo, anche negli inverni più rigidi, di procurarvi tutti i libri e le serate tranquille che vorrete e di darvi sempre il primo posto nella mia vita. Vi amo e vi amerò per l’eternità”.
Con un gridolino, lei gli gettò le braccia al collo e gli premette il viso contro il petto.
“E io amo voi.”
La felicità gli esplose in cuore.4
“Dunque sarete la mia duchessa?”
Un improvviso panico lo colse quando lei si ritrasse e lo guardò con un’espressione illeggibile dipinta in volto. “Avete dimenticato una cosa.”
“Sì?”
“Quando eravamo in giardino mi…”
“No, colombella, non me lo rammentate” gemette, zittendola con un rapido bacio sulla bocca. “Mi vergogno del mio comportamento ignobile.”
Quando risollevò il viso, colse un sorriso malizioso sulle labbra di Nadiya.
“È vero. Tuttavia mi avete offerto il vostro fisico, come e quando l’avrei desiderato.” Gli passò le dita tra i capelli arruffati. “Non figura più tra le vostre promesse?”
“Santo cielo!” esclamò Stefan con immenso sollievo. “Se mi prenderete ancora in giro in questo modo, vi caricherò in spalla e vi porterò dal prete più vicino.”
“Non mi avete risposto” insistette lei con una risatina che lo eccitò all’istante.
Spostandosi in modo da proteggerla dagli sguardi curiosi dei soldati, Stefan l’afferrò per la vita e la spinse contro la sua erezione.
“Vi occorrono altre prove?”
Rossa in volta, lei gli assicurò che non era il solo a soffrire per il desiderio frustrato.
Bene: la cosa gli faceva molto piacere.
Stefan sperava anche che l’esigenza di appagare il bisogno la spronasse a celebrare in fretta le nozze.
Molto in fretta.
“Magari quando saremo soli” gli sussurrò all’orecchio.
“Significa che acconsentite a sposarmi?”
Come un raggio di sole che spuntava tra le nuvole, un sorriso le illuminò il volto.
“Ho mai avuto altra scelta?”
“No” le rispose Stefan con un’allegra risata.
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(Tutte le immagini sono tratte da alcune opere del maestro Gigiotti Zanini , 1893-1963)
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