Cuba … el octavo

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1Allo scopo di raggiungere la sua destinazione all’imbrunire, guidò lentamente verso sud, gustando il panorama nel tardo pomeriggio dorato, la carta stradale sul cruscotto. Al crepuscolo accese le luci di posizione e vide un cartello che annunciava la contea di Sarasota. Passò gradualmente dalla contemplazione alla pregustazione. Quando entrò nel bar, il margine superiore di un sole rosso sangue si stava dissolvendo nelle acque del golfo del Messico.
Dopo un paio di minuti di attento esame, Raimond ripiegò la carta del centro della città e della costa. Mentre percorreva la Tamiami Trail, scrutando i cartelli e consultando spesso la carta stradale, l’insegnante trovò la strada per la biblioteca di Selby e trascorse due ore a studiare il suo piano. L’elenco sociale di Sarasota descriveva Guillermo James Raimond come un uomo d’affari, proprietario di uno yacht, filantropo, nato il 19 gennaio del 1930 a Statenville, in Georgia, figlio di Jose ed Edna Raimond. Si era trasferito a Sarasota nel 1955 e aveva sposato Marie Joanne Victorson il 26 febbraio del 1959. Non aveva figli e sua moglie era deceduta il 14 agosto del 1987.
Era proprietario della gioielleria sull’Armands Circle ed era un membro attivo della comunità.
Alle 21:30 Raimond tornò alla macchina e avvertì l’improvviso abbassamento della temperatura, probabilmente scesa sui 15 gradi. Guidò fino a St Armands Key, costeggiò la zona centrale lanciando occhiate ai lussuosi negozi per turisti, poi girò verso Lido Key sulla Benjamin Franklin Road.
Le luci della strada, le vetrine illuminate e le altre infrastrutture rivelavano che Sarasota stava gradualmente passando dal benessere al lusso. Alle fine della strada fece un’inversione a U e si fermò all’Half Moon Beach Club, uno degli alberghi meno pretenziosi che ospitava coloro che venivano a svernare. L’edificio a due piani circondava una piccola piscina a forma di ameba in un patio con sedie a sdraio e arredi in ferro battuto dipinti di bianco. Tre ali di camere si affacciavano su giardini curatissimi. Il posto odorava di pulito e di verde. Compilò il modulo di registrazione che una giovane ragazza dai capelli chiarissimi gli aveva porto, si avviò da solo verso la camera 108, chiuse la porta a chiave e si guardò attorno. Era lì sul comodino.
Dopo aver appoggiato la valigia e la chiave della camera sul più vicino dei due letti gemelli, l’insegnante agguantò l’elenco del telefono di Sarasota, spostò un tavolo di plastica rotondo nell’angolo, si sedette su una sedia di plastica e cominciò a girare le pagine. Uno Raimond G. viveva al numero 4205 di Augustine Avenue. Prese la carta stradale della città dalla tasca interna del suo sportivo soprabito blu e localizzò l’indirizzo grazie all’indice delle strade e al reticolo. C’era un solo isolato tra la Wilkinson Road e Maiden Lane. Era una zona residenziale, disseminata di scuole, chiese e centri commerciali. L’insegnante si appoggiò con le spalle alla sedia, intrecciò le dita e portò entrambe le mani sulla testa. Mentre guardava un quadro sulla parete color crema senza finestre, provò il brivido del cacciatore di selvaggina quando si avvicina alla tana della bestia selvatica. La differenza, rifletté, era che, di regola, la preda non ha mai fatto del male al cacciatore appostato.
Alle 8:35 del mattino seguente, mentre usciva dal suo garage, Guillermo Raimond aggrottò le sopracciglia; la porta ascendente rivelava una Buick Le Sabre verde scuro con i vetri azzurrati parcheggiata all’imboccatura del vialetto. Premette l’acceleratore della sua Lexus del 1995, ma fermò la macchina prima di raggiungere il marciapiede, e, mentre la porta automatica del garage si chiudeva, suonò il clacson. Non accadde nulla. Un suono più prolungato non ottenne alcun risultato. Con i muscoli della mascella contratti, il gioielliere mise il cambio in folle, aprì di scatto la portiera e scese. Indossava una giacca sportiva color grigio perla sopra una camicia viola, pantaloni marrone scuro e mocassini.
Dopo essersi accostato alla portiera dal lato del passeggero dell’auto che gli impediva di uscire, Guillermo Raimond raccolse le mani sopra gli occhi per creare una visiera e sbirciò dentro. Un uomo era appoggiato contro lo sportello del posto di guida con i piedi sul sedile del passeggero. Un cappello da baseball gli copriva il viso. Sembrava profondamente addormentato, ubriaco o drogato, ignaro del disturbo che stava causando. Guillermo Raimond girò intorno al cofano, notò che la targa indicava che la macchina era noleggiata e suppose che quell’idiota addormentato fosse un turista. Si avvicinò arrabbiato alla portiera del guidatore, quando questa fu aperta improvvisamente.
“Fermo lì, nonno” disse l’insegnante facendo una voce grossa mentre si raddrizzava sul sedile. Indossava un paio di guanti da chirurgo. Il cappello dei Marlins gli copriva i capelli, e occhiali scuri gli nascondevano buona parte dei lineamenti. Una busta di plastica pendeva dalla sua mano sinistra e la destra nascosta dentro un sacchetto di carta era puntata contro il gioielliere.
“C’è una pistola nel sacchetto” continuò Ninni Raimond, muovendo leggermente il polso. “Voglio solo ripulire casa tua, quindi non fare l’eroe o ti faccio saltare le cervella. L’assicurazione oppure il cimitero: a te la scelta.”
Guillermo Raimond presentava tutte le caratteristiche di un uomo sconvolto, ma non si fece prendere dal panico. Rifletté sulla situazione per un paio di secondi. “Sei un drogato?” domandò. Sentì tirare il grilletto di una pistola.
“Va bene, cosa vuoi che faccia?”
“Torna alla macchina e passami le chiavi. Poi vai direttamente sulla veranda, digita il codice dell’allarme e apri. Io ti starò dietro.”
Guillermo Raimond eseguì le istruzioni alla lettera. Dopo aver chiuso la porta d’ingresso, l’insegnante lasciò cadere il sacchetto di carta e mostrò una Colt King Cobra .357 Magnum. La casa su un piano, con due stanze da letto, era di giuste dimensioni per una coppia benestante senza figli. Arredata e decorata in modo costoso, aveva un buon odore ed era molto pulita. Ninni ispezionò ogni stanza per assicurarsi che all’improvviso non apparisse un’amica o una donna di servizio, poi ordinò a Gui di sdraiarsi sul pavimento piastrellato della sala da pranzo. Legò le caviglie e i polsi del prigioniero con pezzi di corda che aveva preso dalla busta di plastica mentre gli chiedeva come funzionava la porta del garage. Con l’ausilio di un costoso posacenere, l’insegnante puntellò la porta d’ingresso in modo che restasse aperta. Si mise in tasca la pistola, riportò la Lexus in garage, si sfilò i guanti di plastica e parcheggiò la sua Buick dietro l’angolo sulla Wilkinson Road.
Mentre ritornava nella casa dello zio, vide una Seville del ‘94 che usciva dal viale di una villetta dall’altra parte della strada. L’anziana coppia in macchina era ben vestita e sembrava stesse andando in chiesa. L’alto pedone che camminava sul marciapiede non attirò la loro attenzione.
Di ritorno nella sala da pranzo, Ninni Raimond si rimise i guanti e avviò il registratore nascosto nella busta di plastica. Poi fece girare il prigioniero sulla schiena e a furia di spinte e spintoni riuscì a farlo sedere in modo precario su una sedia di legno massiccio. Ninni si sedette su una sedia simile di fronte allo zio.
“Il tuo negozio apre alle 10:00 la domenica” disse l’insegnante con il suo tono di voce normale.
Una smorfia. “Giusto.”
“Quindi abbiamo quasi un’ora prima che qualcuno cominci a chiedersi dove sei.”
“Probabilmente.”

2Ninni si sfilò lentamente il cappello e gli occhiali, divertendosi immensamente. Guillermo Raimond con gli occhi spalancati impallidì visibilmente.
L’insegnante frugò nella tasca dei suoi jeans e fece dondolare il Breguet davanti agli occhi dello zio. Lo sguardo di Guillermo si spostò dall’orologio alle piastrelle del pavimento.
“Zio Gui, da un buon consiglio a tuo nipote. Cosa dovrei farti?”
Il gioielliere tenne gli occhi fissi sul pavimento.
“Vuoi sapere cosa mi piacerebbe fare?” disse irato l’insegnante, mentre la rabbia in lui ribolliva. “Mi piacerebbe noleggiare una barca e mollarti a ottanta chilometri dalla costa, proprio nel mezzo di quel golfo del Messico dove hai navigato. Ma non è possibile. Non c’è modo di farlo e farla franca. Allora, dovrei cacciarti una pallottola in testa? Forse ti dovrei strangolare? Ti dovrei versare un bidone di benzina su quel vecchio corpo grasso e farti morire bruciato? Dai, zio Gui, dà a tuo nipote un buon consiglio.”
Passò mezzo minuto. Entrambi gli uomini rimasero seduti immobili, respirando rumorosamente. Alla fine Guillermo Raimond fece una smorfia, continuando a fissare il pavimento. “Non c’era niente di personale” disse.
L’insegnante guardò senza espressione lo zio prima di fare una risatina.
“Cristo Santo, Gui, non riesci a dire qualcosa di più originale?”
Il vecchio sembrò improvvisamente rassegnato al suo destino. Si strinse nelle spalle e fece un sorriso forzato. “No” disse.
Ninni annuì più volte prima di alzarsi in piedi. Passò il Breguet nella mano sinistra e prese la pistola dal tavolo della sala da pranzo. Mettendosi dietro al gioielliere, disse: “Non riesco a capire e credo che tu non sia pazzo. È ovvio che non c’era niente di personale. Per quello che posso ricordare, non ti ho mai visto, ed è probabile che nemmeno tu mi abbia mai visto prima del nostro incontro all’Avana. Sono molto curioso. È normale. Voglio sapere il perché, e dirmelo forse potrebbe salvarti la vita. Non ti sto promettendo nulla. Forse tu mi dici il perché e io ti faccio saltare la testa comunque, ma almeno ti do una piccola possibilità, cosa che tu non hai fatto con me. Ho imparato a odiare questo orologio. Guarda la seconda lancetta. Ti darò un minuto. Se non cominci a dirmi tutta la verità in sessanta secondi, giuro sulla tomba di mia madre che sparerò dietro la tua fottuta testa”.
Mentre la lancetta cominciava ad attraversare il quadrante, l’insegnante quasi sperava che lo zio non dicesse una parola. Voleva chiudere quel capitolo della sua vita e proseguire verso quello che il destino gli riservava. Il suo desiderio di vendetta era così intenso che era certo che non avrebbe avuto scrupoli a uccidere la sola persona che avesse mai odiato.
Guillermo Raimond comprese di trovarsi a un passo dalla morte, dopo circa venticinque secondi, quando notò che il Breguet che pendeva dalla mano di suo nipote era immobile così come se fosse stato appeso al muro. Come spruzzatori messi in funzione, dai pori della sua fronte cominciò a sgorgare il sudore. Si passò la punta della lingua sulle labbra inaridite.
“Non avevo il coraggio” gracchiò.
“Di fare cosa?”
“Di spararti. Avevo una pistola a bordo.”
“Allora sei un santo. Hai dieci secondi.”
“Sono stato pagato per farlo.”
“Da chi?”
Guillermo Raimond sospirò. “Non lo so.”

3L’insegnante emise un grugnito che spaventò lo zio.
“Sono venuti due uomini qui” aggiunse rapidamente l’anziano. “Due tipi ben vestiti, con una berlina lussuosa. I nomi erano falsi di sicuro: Mr. Bergen e Mr. Jones. Avevano tutte le informazioni, sapevano che presto avrei dovuto chiedere il concordato preventivo.”
“Che cos’è?”
“Dichiarare bancarotta.”
“Continua.”
“Hanno detto che ci si doveva occupare di te.”
“Perché?”
Quando l’orologio gli fu tolto da davanti agli occhi, Guillermo Raimond sospirò di nuovo. “Tu non crederai alla storia che mi hanno raccontato.”
“Lascia che sia io a giudicare.”
“Bergen ha detto che Fernandoby… voglio dire Fernando, tuo padre… aveva lavorato per i servizi segreti americani sin da giovane. Il presidente lo aveva proposto per una posizione al vertice, ma un rivale politico aveva minacciato Fernando di rivelare che suo figlio viveva in un paese comunista. Lo scandalo avrebbe costretto il Congresso a ritirare la nomina e a screditare il presidente.”
L’insegnante rifletté su quanto era stato detto il più rapidamente possibile. “Mio padre lavorava per la CIA?”
Guillermo Raimond si strinse nelle spalle. “Non lo so, non lo hanno detto. CIA, NSA, FBI, qual è la differenza? Forse Fernando faceva parte dei servizi segreti dell’esercito durante la guerra e gli è stato chiesto di fare dei lavoretti dopo il congedo. Non mi ha mai detto nulla. Io credevo si occupasse di zucchero. Sai, Fellsmere, Cuba, Louisiana. Poi sono venuti questi due tipi e mi hanno fatto giurare di mantenere il segreto prima di…”
La voce di Guillermo si affievolì. La rabbia del nipote sbollì mentre la sua costernazione cresceva. “Vai avanti” ordinò.
“Dissero che io ero la persona giusta per questo lavoro. Dissero che avrei salvato mio fratello dal disonore e che, con i centomila dollari di Fernando, la mia attività si sarebbe risollevata.”
L’insegnante rimase senza parole per alcuni secondi, poi la sua rabbia crebbe di nuovo. “Mio padre ti ha pagato per uccidermi?”
“No, no” disse Guillermo Raimond, scuotendo il capo con decisione. “Lui non sapeva cosa stesse succedendo, voglio dire che non sapeva che ti volessero fare fuori. Bergen disse che lui non era stato consultato, poiché tutti prevedevano che sarebbe stato contrario. Non aveva mai superato il fatto di avere abbandonato te e tua madre. Jones sottintese che loro agivano per ordine di alcuni pezzi grossi dei servizi segreti. Il denaro sarebbe stato trasferito attraverso uno dei conti in banca di Fernando, affinché sembrasse un prestito informale tra fratelli. Ha a che vedere con il riciclo di denaro sporco. Di questi tempi non è possibile entrare in una banca con centomila dollari in una valigetta e fare un deposito.”
Ninni capì che stava perdendo gli indizi che gli occhi dello zio potevano lasciar trapelare e tornò a sedersi di fronte al prigioniero. Il volto abbronzato era un po’ ingrigito. Il sudore scorreva sulle rughe profonde del volto di Guillermo, inzuppando il colletto e il davanti della sua camicia. L’insegnante pensò che avrebbe dovuto togliere la giacca al vecchio prima di legarlo, ma, nel tempo stesso in cui lo commiserava, rise di se stesso.
“Dov’è mio padre?”
Un sorriso forzato. “È morto, Ninni.”

4“Stammi a sentire, brutto pezzo di stronzo, è meglio che tu cominci a dire presto delle cose sensate prima che ti faccia fuori. Il presidente aveva candidato un uomo morto?”
“Allora, era vivo.”
“Quando è morto?”
“L‘11 giugno.”
“L‘11 giugno?”
Guillermo Raimond annuì rassegnato.
“Una settimana dopo che tu mi hai spinto fuori bordo?”
“Esatto.”
L’insegnante fece un respiro profondo. “Come è morto?”
“Infarto.”
“Dove?”
“A casa sua a New Iberia.”
“Dov’ è?”
“In Louisiana.”
La rabbia e la frustrazione dell’insegnante crescevano continuamente. La simpatia per lo zio inerme diminuiva precipitosamente.
“Ti sei ripreso?”
Guillermo Raimond annuì, i suoi occhi tornarono a fissare il pavimento.
“Se credi che io beva completamente tutta questa storia per la seconda volta, sei molto ingenuo, zio” sbottò l’insegnante. “Sai che non ho modo di verificare quanto hai detto. Bergen e Jones sono fantasmi; mio padre è morto. Comincio a credere che ti stia inventando tutto.” Il gioielliere rimase zitto, respirava affannosamente sebbene il suo viso avesse riacquistato un po’ di colore. Ancora una volta s’inumidì le labbra con la punta della lingua.
L’insegnante continuò: “Mio padre potrebbe aver avuto una moglie, un figlio o una figlia, forse un socio d’affari. La tua vita dipende da una verifica. Hai il suo indirizzo e il numero di telefono?”.
Il prigioniero rifletté per un momento, poi alzò la testa. “Apri il primo cassetto della scrivania nello studio. Troverai una rubrica telefonica. Guarda sotto la F.”

5Dopo aver rimesso l’orologio nella tasca della giacca, l’insegnante entrò nello studio e tornò alcuni minuti dopo con una rubrica, un elenco del telefono di Sarasota e un telefono portatile che aveva trovato sulla scrivania.
Guillermo Raimond teneva gli occhi strizzati, la fronte era contratta come per rabbia o paura. Ninni sfogliò le pagine della rubrica e trovò accanto al nome Fernando un prefisso seguito da un numero di sette cifre. Dopo aver controllato sull’elenco telefonico che il 504 era un prefisso della Louisiana, sedette in silenzio, cercando di formulare un piano. Sconcertato dall’assenza di suoni, Guillermo Raimond fissò l’insegnante. Suo nipote stava osservando il tavolo come se avesse potuto svelare il mistero.
Passarono quasi tre minuti prima che Ninni completasse il suo piano, prendesse il telefono e digitasse il numero. Il vecchio lo guardava con ansia.
“Pronto?”
“È il 504-204-3819?”
“Sì.”
“Sono il sergente Martinez del Dipartimento di polizia di Tampa.”
“Si, signore.”
“È lei l’abbonato telefonico?”
“No, signore. Sono la domestica.”
“L’abbonato è presente?”
“Dove?”
“In casa.”
“Credo di sì. Vado a vedere. Ha detto di essere…?”
L’insegnante diede ancora una volta le false generalità e lanciò un’occhiata allo zio. Gli sguardi s’incrociarono. Ninni desiderò penetrare la mente che stava dietro quegli occhi azzurri e scoprire la verità. L’anziano aveva un aspetto un po’ stupito e carico di aspettativa. Dopo un minuto una voce femminile vellutata e istruita disse: “Sì, sergente Martinez, cosa posso fare per lei?”.
“Scusi il disturbo. Lei è maggiorenne?”
“Lo sono.”
“Le sue generalità, per favore?”
“Mrs. Shelley Raimond.”
“Può scandire il cognome, per favore?”
“R-A-I-M-O-N-D.”
“Grazie, signora. È la linea telefonica del suo luogo di residenza?”
“Sì. Sergente, può arrivare al dunque?”
“Certamente. È parente di un certo Guillermo Raimond?”
Il leggero sussulto e l’esitazione della donna erano indicativi, pensò Ninni. Guillermo Raimond stava di nuovo sudando abbondantemente, gli occhi fissavano l’uomo più giovane concentrato nell’improvvisazione.
“Un uomo sulla sessantina? Che vive a Sarasota?”
“Sì, signora, è lui.”
“Bene, io sono la vedova di suo fratello, sergente. Ma non siamo intimi.
Ho incontrato mio cognato due, forse tre volte. È…hmm… in qualche guaio?”
“Una pattuglia lo ha trovato stamattina in brutte condizioni sul marciapiede di una strada malfamata qui a Tampa. Sembrava in preda a una crisi di nervi ed è stato portato in ospedale. Nel suo portafoglio abbiamo trovato duecento ventisette dollari, una patente di guida e un paio di carte di credito. Aveva ancora le chiavi di casa e della macchina, quindi non è stato rapinato. Ma è in uno stato confusionale e continua a farfugliare cose apparentemente prive di senso. A casa sua non risponde nessuno. Lei sa se vive da solo?”
“So che ha perso sua moglie otto o dieci anni fa. Che storia strana…”
“Capisco. Bene, non sembra ci sia stata un’aggressione e stiamo cercando di avvisare il parente più prossimo. Mr. Raimond ha un figlio o una figlia con cui possiamo metterci in contatto?”
“Non che io sappia.”
“Forse un nipote?”
“Un nipote? Be’ mio figlio… ma non si sono mai incontrati. Che genere di cose dice?”
“Oh, dice cose prive di logica, signora. Salta da un argomento all’altro. Parla di suo fratello, il suo defunto marito, presumo, di un’udienza, continua a ripetere due date, vediamo, sì, il 4 e il 14 giugno; di un nipote annegato; di due uomini Bergen e Jones. Un sacco di confusione, a dire il vero.”
“Senta, tenente Mar…”
“Martinez, signora, sono il sergente Martinez.”
“Certo, sergente, scusi.” Nella voce della donna era subentrato un tono preoccupato. “Senta, mio marito era molto legato a suo fratello, e sono certa che avrebbe fatto tutto quello che poteva per aiutare Gui, se fosse ancora in vita. Giacché sono la sua vedova, io dovrei fare quello che avrebbe fatto lui. Ne ho i mezzi, posso mandare gli specialisti necessari per assistere Gui. Per favore potrebbe dirmi il nome dell’ospedale in cui è stato ricoverato?”

6L’insegnante si sentì come se qualcuno gli avesse tirato addosso un secchio d’acqua gelida. “Solo un momento” mormorò. Dopo aver coperto il microfono della cornetta con la mano, contemplò la parete in cerca d’ispirazione. “Ospedale Generale di Tampa” disse dopo un istante.
“Grazie, sergente. Mi lasci il suo numero di telefono, in caso debba mettermi in contatto con lei.”
“Certamente.”
Trascorsero un paio di secondi. “Allora?” sollecitò la donna.
“Ah, è pronta?” L’insegnante inventò un numero e un interno.
“Ho capito. Vedrò cosa posso fare. Grazie, sergente. A proposito, come ha fatto ad avere il mio numero?”
Un largo sorriso. “Era nel suo portafoglio: “In caso d’incidente contattare” …
“Davvero? Strano. Bene, vedrò cosa posso fare. Grazie ancora.”
“Di nulla, signora. Saluti.”
“Saluti.”
Ninni riattaccò, posò il telefono portatile sul tavolo e tornò ancora una volta a guardare Guillermo Raimond, questa volta con uno sguardo molto meno animoso. L’insegnante si domandò se tra i rivoletti di sudore che scorrevano giù per il volto dello zio ci fossero delle lacrime. Si alzò, andò in cucina, bevve due bicchieri d’acqua, ne portò uno al vecchio. Mentre versava cautamente il liquido nella bocca dello zio, Ninni sapeva che non lo avrebbe ucciso. Per ragioni che non gli erano chiare, il suo odio era sceso al di sotto del livello critico.
“Grazie” disse il prigioniero.
L’insegnante annuì, tornò al suo posto e posò il bicchiere vuoto accanto al telefono. “Come diciamo a Cuba, zio Gui, oggi sei rinato. Ti lascerò vivere.”
Guillermo Raimond chiuse gli occhi e lasciò ciondolare la testa.
“Mi hai detto la verità, in parte. Ma non sono riuscito a capire del tutto.
Troppi buchi. Credo che dovrò scavare ancora un po’. Forse dovrei andare a New Iberia e parlare con Mrs. Raimond.”
Il vecchio alzò il capo, una nuova preoccupazione era apparsa sul suo volto. “Senti, Ninni, so che questo ti sembrerà molto stupido, voglio dire che io ti dia un consiglio, ma… lascia correre. Non t’invischiare con la gente sbagliata.”
“Vuoi dire le spie?”

7Il gioielliere annuì. “Possono individuarti in ventiquattro ore, Ninni. Non importa come cerchi di nascondere le tue tracce, questa gente è in grado di trovarti e di farti uccidere su due piedi. Hanno accesso ai dati, hanno informatori dappertutto. Questa è una faccenda molto delicata e loro non vogliono che sia divulgata. Quindi, sparisci, cambia nome, trasferisciti in Canada, ritorna a Cuba se vuoi, ma non t’invischiare con questa gente.” Guillermo Raimond sembrava convincente e Ninni gli prestò tutta la sua attenzione. “Liberami. Non ti farò nulla” continuò l’anziano. “Tu hai tutte le ragioni del mondo per fare quello che hai fatto oggi. Ti capisco. Ascolta, io non ti posso denunciare, perché tu potresti dare la tua versione dei fatti e mi metteresti davvero nei pasticci. Noi siamo… bene, non dico pari, ma tutto quest’episodio può finire subito e completamente, se lo desideri.”
Ninni tamburellava le dita sul tavolo con aria assente. “La signora sembrava preoccupata quando ho fatto cenno alle udienze, alle date e al nipote annegato.”
“Ci puoi scommettere.”
“È coinvolta?”
“Non posso dirlo con sicurezza. Ma il mio vecchio diceva che era lei a comandare dietro il trono.”
“Quale trono?”
“La raffineria di zucchero.”
“Mio padre era proprietario di una raffineria di zucchero?”
“Era il maggior azionista in una società pubblica.”
“Era… ricco?”
“Direi che stava molto bene.”
L’insegnante scosse la testa prima di dare voce ai suoi pensieri: “Forse lei lo influenzava negli affari, ma riguardo ai segreti di stato, tu credi che mio padre avrebbe…?”.
“Come potrei saperlo? Probabilmente le aveva parlato di te. Lei poteva essere al corrente della minaccia di rendere nota quella parte della vita di Fernando. E potrebbe essere stata lei a suggerire qualcosa a qualcuno.”
Ninni annuì con approvazione.
“Ma questa è acqua passata. Dimenticalo. Sono serio, Ninni Non t’invischiare con certa gente.”
L’insegnante accavallò le gambe, chiuse gli occhi e si massaggiò la fronte. Si sentiva svuotato, profondamente esausto, come se avesse lavorato in un campo di patate cubano per dodici ore di fila. Fece uno sforzo per aprire le palpebre. “È impossibile che tu le nasconda che oggi ti è accaduto qualcosa di strano. Tra poco questo squillerà” toccò il telefono “appena lei scoprirà che non esiste un Ospedale Generale di Tampa o, se esiste, che tu non sei ricoverato lì. Non appena si renderà conto che il sergente Martinez l’ha presa in giro, telefonerà, forse manderà persino qualcuno qui.”
Con il volto confuso, il vecchio reclinò nuovamente il capo. “Avresti dovuto credermi.”
“Oh, certo. Proprio come all’Avana.”
Il gioielliere lasciò correre e Ninni guardò l’orologio: 9:54. “Io vado” disse. “Non cercare di rintracciarmi. Se lo dovessi fare e ci dovessi riuscire, fammi fuori perché, se ti dovessi rivedere, ti ucciderò. È chiaro?”
Il vecchio annuì, sorridendo tristemente.

8“Tra un paio d’ore verrà la polizia” continuò l’insegnante. “Tu sei stato derubato. Vuoi aspettare seduto qui o sdraiato per terra?”
“Non vuoi lasciarmi libero?”
Ninni sorrise ammiccando. “All’Avana ero un ingenuo. Ora non più.”
Guillermo Raimond scelse di stare sdraiato sul pavimento. L’insegnante indossò il berretto e gli occhiali da sole, spense il registratore e lasciò cadere la pistola nella busta di plastica. Dopo aver trascritto i numeri di telefono di Shelley Raimond e della polizia di Sarasota sul suo taccuino, si avviò verso la porta d’ingresso.
“Chi ti ha salvato?” domandò Gui Raimond.
“Esseri umani” gli sibilò il nipote dietro la spalla.
Nel soggiorno, Ninni prese il sacchetto di carta, lo appallottolò e se lo infilò nella tasca posteriore. Dalla finestra che dava sulla strada non si vedevano passanti. Tenendo la porta socchiusa con la punta della scarpa, Ninni pulì la maniglia. Stava per sfilarsi i guanti quando squillò il telefono.
Sorridendo, l’insegnante si mise i guanti in tasca, uscì e chiuse la porta, proteggendo la maniglia con un fazzoletto.
Mentre con la Buick percorreva la Tamiami Trail, Ninni vide il bar dove la sera prima aveva ordinato un bicchiere di latte. Da allora non aveva mangiato più nulla, ma ignorò i morsi della fame. Donna probabilmente stava dormendo, considerò l’insegnante mentre la cercava. In meno di sedici ore aveva risolto quello che aveva previsto avrebbe richiesto almeno una settimana. Che fortuna incredibile!
Alle 12:16 riconsegnò la Buick noleggiata all’aeroporto di Tampa e, poco dopo le 13:00, stava ingurgitando due cheeseburger e una bevanda gasata da McDonald. Prima di fare il pieno alla sua Ford in una stazione di servizio, telefonò al Dipartimento di polizia di Sarasota da un telefono pubblico per denunciare che Guillermo Raimond era stato derubato e si trovava legato nella sua residenza di Augustine Avenue.
La strada per tornare a Miami era lunga.

9Domenica sera l’insegnante andò a letto dopo aver chiacchierato per un po’ con Fidelia al telefono. Verso l‘1:00 del mattino, la vescica piena lo svegliò. In bagno, con gli occhi chiusi la svuotò, poi tornò a letto e si riaddormentò in pochi secondi. La suoneria del suo orologio da polso squillò alle 07:00, ma non si alzò fino a quando non ebbe un nuovo stimolo a urinare poco dopo le 8:00. Annebbiato, gli venne in mente un sogno. Aveva rubato tutti gli orologi di una gioielleria e correva nudo come un verme per le strade di Miami. Sul marciapiede, Natasha e Fidelia si davano la mano, ridendo chiassosamente mentre lui cercava di coprire le sue parti intime con la valigetta che conteneva il bottino.
Fece una lunga doccia, si rase, si lavò i denti e preparò un caffè. Mentre lo sorseggiava, ripensò alle scoperte che aveva già passato al setaccio durante il viaggio di ritorno.
Prima di chiudere nel 1958, l’Associazione Produttori di Zucchero di Fellsmere doveva aver attraversato difficoltà finanziarie già nel ‘57, forse nel ‘56, che avrebbero potuto costringere José Raimond a cercare un nuovo lavoro stagionale negli Stati Uniti. L’ultima volta, prima di partire da Cuba, suo padre aveva parlato della Louisiana e di New Orleans diverse volte.
Dopo la morte della madre, Ninni aveva trovato un pacco di lettere, comprese tre del 1958 e 1959, che facevano casualmente riferimento alla Louisiana. Gui Raimond aveva detto che il fratello era il maggior azionista di una raffineria. Suo padre era riuscito a passare da operaio a proprietario? La Louisiana era veramente uno stato produttore di zucchero? Dove si trovava New Iberia? L’insegnante si vestì e si diresse verso la biblioteca pubblica sulla Flagler.
Per l’ora di pranzo, Raimond aveva appreso i fatti essenziali riguardanti il diciottesimo stato dell’Unione. Dedicò altri quindici minuti, tre telefonate, per scoprire che Sarasota non aveva un quotidiano locale e che il “Tampa Tribune” poteva essere acquistato all’edicola di North Miami Beach.
Dopo il turno di notte, guidò fino all’edicola in un martedì mattina freddo e grigio e comprò l’edizione di lunedì del quotidiano di Tampa. Tornò in macchina e diede un’occhiata alla prima pagina, ma non vide quello che stava cercando, quindi proseguì verso sud per il bar della stazione di Allapattah dove era diventato un cliente abituale. Dopo la colazione l’insegnante tornò a casa. Si lavò e poi si sedette sulla sedia di tela per esaminare il quotidiano.
Era a pagina 78. L’unico proprietario di una gioielleria di Sarasota era stato derubato domenica mattina. La polizia lo aveva trovato nella sua casa legato per terra alle 13:30, ventiquattro minuti dopo una telefonata anonima, fatta da un telefono pubblico di Tampa, che aveva denunciato il furto.
Guillermo Raimond era stato trasportato in ospedale e curato per l’ipertensione e i disturbi circolatori provocati dalle corde che gli avevano legato le mani e i piedi.
Mr Raimond aveva denunciato il furto di settecento dollari in contanti e cinquantatremila dollari in gioielli di famiglia che si trovavano nella cassaforte di casa, compresa una collana di brillanti che aveva regalato alla sua defunta moglie per un anniversario di matrimonio e un suo orologio costoso.
L’insegnante rovesciò la testa all’indietro e rise. S’immaginava lo zio Gui che chiedeva il risarcimento all’assicurazione per qualcosa che doveva aver nascosto, impegnato, venduto o regalato Dio sa quando. Probabilmente aveva elaborato questo piano mentre aspettava che venissero a soccorrerlo.
Che razza di raffinato imbroglione a sangue freddo, pensò Ninni, e riprese a leggere.
Il ladro, diceva il giornale, aveva agito rapidamente e la vittima era stata costretta ad aprire la cassaforte. Il gioielliere era rimasto legato sul pavimento della sua casa per più di tre ore. Quattro vicini quella mattina presto avevano visto una berlina verde scuro che bloccava il vialetto d’ingresso di Mr Raimond, ma nessuno aveva preso il numero di targa. La vittima aveva dichiarato che la macchina mal parcheggiata era stata uno stratagemma per farlo scendere dalla sua automobile mentre usciva da casa verso le 10:00.
La polizia stava seguendo alcune piste.
L’insegnante lanciò un’occhiata al cassetto del comodino contenente l’orologio che aveva inavvertitamente riportato a Miami nella tasca della giacca di jeans. Avrebbe dovuto cancellare le sue impronte digitali e lasciarlo come ricordo sul tavolo della sala da pranzo di quel fottuto figlio di puttana, cosa che avrebbe ridotto anche il risarcimento dell’assicurazione. Presto lo avrebbe buttato via. Doveva? Doveva buttare via svariate migliaia di dollari? Non sarebbe stato più saggio chiedere a Palladipelo se conosceva qualcuno disposto a comprarlo? No, non sarebbe stato più saggio. Adesso l’orologio scottava. Doveva liberarsene.
Il telefono squillò. Era Fidelia, che voleva sapere se poteva passare dopo il lavoro.
Ruben Scheindlin gli strinse la mano e gli sorrise meccanicamente prima di mettersi a sedere sulla sua sedia girevole. Sembrava indossare gli stessi vestiti che portava il giorno del loro primo incontro, ed Ninni si domandò se l’uomo comprasse dozzine di camicie e magliette bianche a mezze maniche. Con la mente tornò a Cuba negli anni ‘70, quando quasi tutti gli uomini andavano a lavorare con le camicie e i pantaloni color grigio cachi che il governo distribuiva gratuitamente.
Ninni era stato convocato nel magazzino due ore prima dal capo in persona, verso le 19:00. Era la seconda volta che s’incontravano dopo l’accordo di cinque mesi prima, e Scheindlin gli aveva telefonato personalmente.
Il guardiano a una decina di metri di distanza sembrava essere l’unica persona presente nel magazzino. Il sospetto che Tony Soto fosse stato volutamente escluso balzò alla mente di Ninni.
“Ti stai abituando a Miami?” chiese Scheindlin, appoggiando le mani con le dita intrecciate sullo stomaco.
“Certo. E lei come sta?”
“Non mi lamento. Veniamo a noi.”
Raimond inclinò il capo e fece un timido sorriso.
Scheindlin fece un ampio sorriso. “Lo so, continuo a usare espressioni superate, come tutte le persone di una certa età. Dunque, sono pochi mesi che lavori per me, Ninni. Non hai guadagnato molto, ma sei in prova. Adesso puoi fare un passo avanti in questa società. Vuoi?”
“Con molto piacere.”
“Allora, ascolta.” Il commerciante si sistemò gli occhiali, che gli erano scivolati sul naso. “Ti darò del denaro per l’acconto di un furgone. Accendi un leasing a tuo nome. Pagherò io le rate mensili. Tu consegnerai bombole di gas a ditte che fanno assistenza e riparazione di materiale di refrigerazione. Io ti dirò dove andare, il numero di bombole da consegnare e i soldi che dovrai riscuotere da ogni cliente. Tu vai in quel posto, chiedi del tipo che hai scritto sulla lista e gli dici che la merce è nel furgone e che vuoi vedere il contante prima di scaricare. Il tipo non c’è, tu non parli con nessun altro; il tipo dice che ti pagherà il giorno dopo o cerca di darti un assegno, tu ti giri e te ne vai. Il tipo dice che vuole una fattura, una ricevuta, tu ti giri e te ne vai. È molto importante che tu non perda mai la calma.”
“Non succederà”
“Bene. Il tipo dice che vuole ancora del freon, tu ne prendi nota e me lo comunichi. Non fare nomi, tu non sai niente, tu guidi e basta, scarichi e incassi. Non contrattare prezzi, quantità o date di consegna; quello è compito mio. La mattina tu verrai con il furgone al magazzino della 31a Strada.

10Qualcuno dei miei ti consegnerà una scheda con i nomi, gli indirizzi e la quantità da consegnare in ogni posto. Ci sarà anche il prezzo. Alla fine della giornata tu lasci il furgone a casa tua, prendi la tua macchina, vieni qua, consegni il contante a Uri, il mio segretario. Hai capito?”
“Ho capito, Mr Scheindlin.”
“Ninni. Tu guidi con prudenza. Dico con prudenza. Allaccia sempre la cintura di sicurezza, controlla ogni mattina che i freni e le luci funzionino correttamente, non parcheggiare in doppia fila, non passare con il giallo. Dimenticati di correre. Non vogliamo avere la polizia intorno. Lavori ancora di notte?”
“Sì.”
“Sta a te decidere se vuoi continuare a tenere quel lavoro. Per le prime settimane probabilmente farai consegne una o due volte la settimana, a tre o quattro clienti al giorno forse. All’ora di pranzo sarai libero di staccare.
Ma tra un mese o due è meglio che lasci perdere il supermercato o diventerai uno zombie.”
“Signore, quanto guadagnerò a fare consegne per lei?” chiese Raimond che si trovava in difficoltà a chiamare Scheindlin con il suo nome di battesimo.
“Comincerai con cento dollari al giorno.”
“Ci sto.”
“Lo sapevo. Forse puoi prendere in considerazione di trasferirti in un quartiere più calmo, più rispettabile. Affittare un appartamento con uno spazio per parcheggiare il furgone.”
Ci fu una pausa. Alla sinistra di Scheindlin, un fax a carta termica iniziò a trasmettere un messaggio. Entrambi gli uomini gli lanciarono uno sguardo, poi tornarono a guardarsi negli occhi. “Hai domande?” chiese il grossista.
“No, signore.”
Scheindlin inclinò il capo e si grattò la tempia destra. “Come ti comporteresti davanti agli imprevisti?”
Raimond si strinse nelle spalle. “Improvviserei.”
“Allora, immagina che un poliziotto ti ordini di accostare, ti chieda la patente e il libretto. Tu glieli dai. Lui ti chiede per chi lavori. Cosa rispondi?”
L’insegnante fece un respiro profondo, alzò la testa e fissò il nulla di là dal cubicolo di vetro. Il fax emise un beep e si fermò. Raimond rimuginò per quasi un minuto, prima di ritornare con lo sguardo a Scheindlin. “Gli direi che lavoro in proprio. Faccio consegne in tutta la città.”
Il grossista annuì. “Adesso il poliziotto vuole sapere dove hai caricato le bombole di gas che hai nel furgone.”
Raimond che gustava il gioco, sorrise. Spostò lo sguardo sullo schedario.
“Ho ricevuto una telefonata verso le sette del mattino. Un tipo mi ha chiesto di andare… be’, da qualche parte dove vanno in genere i trasportatori, come le tavole calde sull’autostrada o sulla Florida Tumpike, devo controllare… di andare in questo posto e prendere le bombole da un grande rimorchio. Dirò al poliziotto che il camionista mi ha dato la scheda delle consegne. Gliela faccio vedere. Ha una lista di nomi e indirizzi, e i soldi che devo riscuotere da ognuno. Gli dirò che dopo aver completato il giro, devo tornare al rimorchio, dare al camionista il denaro e ricevere trecento dollari. Il poliziotto vuole che vada con lui per un riconoscimento sicuro del camion e del camionista, e io ci vado. Arriviamo lì, non c’è il camion e nessun camionista; non posso credere che mi stia capitando questo. Il poliziotto mi chiede se ho il numero di targa del camion. Io gli chiedo: “Perché dovrei? Stavo riscuotendo denaro per quel tipo. Perché avrei dovuto essere diffidente?”. Il poliziotto mi chiede una descrizione, io invento. Com’è andata?”

11Ruben Scheindlin osservò l’espressione divertita del viso di Raimond, fino a quando i suoi occhi non cominciarono a ballare. Li abbassò per mettere a fuoco l’insegnante. “Non riesco a immaginare nulla di più pericoloso. Adesso il tuo alibi è quasi pronto. Non devi prendere tempo per parlare, come hai appena fatto. Ti arrestano, non ti preoccupare. Se racconti questa storia, riceverai la miglior assistenza legale che si può trovare in questa città e tornerai libero in men che non si dica.”
Ninni annuì e il vecchio aprì un cassetto della scrivania e prelevò un mazzo di banconote da cento dollari. Lo lasciò cadere sulla scrivania.
“Contali” disse.
L’insegnante contò cinquanta banconote. “Cinquemila.”
Scheindlin tirò fuori dallo stesso cassetto una penna a sfera e un foglio di carta protocollo.
“Scrivi quello che ti detto” ordinò, poi fece una pausa. “Mr Ruben Scheindlin mi ha prestato cinquemila dollari per avviare un’attività di consegne in proprio. Il prestito è senza interessi e sarà ripagato a mia convenienza.”
“È tutto?”
“Data e firma.”
L’insegnante fece quanto detto e restituì a Scheindlin la penna e la carta.
“Domani mattina presto apri un conto in banca. Poi accendi il leasing per il furgone. Ti costerà all’incirca duemila dollari incluse le tasse, l’imposta di registrazione e la prima rata mensile. Paga tutte le spese con questo conto: benzina, messa a punto, gomme, tutto. Conserva le ricevute. Quando ti servono altri soldi, fammelo sapere.”
Il vecchio mise un gomito sul tavolo e appoggiò il mento sulla mano mentre controllava mentalmente le questioni in sospeso. Raimond rimase in silenzio.
“Forse dovresti mettere un annuncio sull’Herald. Sezione Servizi Professionali. Qualcosa del genere: “Consegne ovunque. Rapide e affidabili” e il tuo numero di telefono. Non costa molto, circa dieci dollari la settimana, e ti fa da copertura. Mettilo per un paio di mesi. E se qualcuno ti dovesse chiamare e tu sei in grado di servirlo, fallo. Non farà danno.”
“Perfetto.”
Il grossista si distese sullo schienale della sua poltrona e si tenne al margine del tavolo. Raimond mise i soldi in tasca. “Ancora qualcosa… Ruben?”
“Sono un uomo di poche parole, Ninni” disse Scheindlin alzandosi in piedi. “Mettiamola così: in questa società hai un futuro.”
“Grazie, Mr Scheindlin.”
Si strinsero la mano. “Ruben” fu l’ultima parola di Scheindlin prima che si separassero.
.
(Tutte le immagini utilizzate a corredo fotografico, sono state manipolate dall’autore e provengono, di massima, dalla rete – Programmi utilizzati: Adobe PS5 64, Topaz Professional, M Bullet Pro)
.

Ecco a Voi uno splendido aggiornamento delle ore 16.00 (circa)

Ore 1.15.31 alle ore 4.07.35-

Indirizzo IP 198.81.129.181 della CIA

1

Ore 2.23.41 fino alle 4.15.33

Indirizzo IP 198.137.241.255 dell’Uffico Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti d’America

2

Ore 3.12.04 fino alle 3.59.24

Indirizzo IP 147.237.0.71 del Governo Israeliano “Gerusalemme”: Mossad? 

3

Ore 3.24.31 fino alle 4.03.54

Indirizzo IP 200.0.15.0 CUBADATA (uffici governativi centrali) La Habana – Cuba

4

Ore 3.36.22 fino alle 4.58.31 

Indirizzo IP 23.76.132.226 – National Security Agency- USA- BOSTON

5

.

ODDIO, QUANTO ONORE, FORSE IMMERITATO. – CERTO E’ CHE QUESTA STORIA, IN QUESTO CAPITOLO E PER I PROSSIMI  ….

Cordialità per tutti e non abbiate paura, ce l’hanno soltanto con me!   🙂

Cordialità

.

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22 pensieri su “Cuba … el octavo

  1. la sorpresa non è nello svolgomento della storia (che pure sorprende). la sorpresa è che assisto al parto di un capolavoro dopo l’altro, capitolo dopo capitolo.
    Ciao Ninni

    🙂

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  2. Questo è un capolavoro.
    Mi sono presa del tempo. Mi sono allontanata da tutti per venire qui a leggere.
    Un capitolo profondo. Conosci bene l’animo umano.
    Lo rileggo.
    Un bacio ciao

    Annelise

    Miami, FL, USA ore 3.13

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  3. Ninni, con questo capitolo sei arrivato diretto, dirompente.
    Il nipote che, dopo tanti, troppi, anni acchiappa lo zio che era fuggito da Cuba (scegliendo la strada più breve, facile) che gli sbatte sul muso un’intera generazione che, pur non essendo totalmente a favore o contro il regime cubano, RIMANE LA!!! Segue la sua patria; soffre per essa; vive per il riscatto ammettendo che, si, Fidel è un grande, ma proprio per questo è piccolo e solo.
    Il mondo vuole la tua anima e comprarsi la tua vita, in ossequio alla legge del mercato che vorrebbe il consumo del più forte, sul più debole.
    Il ritorno, sotto mentite spoglie, di quello scellerato di Batista.
    Meglio la fame, ma essere sereni con tutti, sorridere e vivere la vita immersi nel creato, che soccombere dietro il potere del denaro che dura quello che dura e ti uccide.

    Un capitolo di analisi sociale, così profondo, soltanto da te potevo aspettarmelo.
    Visto il passaporto.
    Sei grande

    Ciaoooo

    Gnlg

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  4. Una rivoluzione sociale non può discostarsi da una rivoluzione “materiale”.
    Uccidine uno per educarne cento!
    Però, nell’accezione, mi sembri un fascista.
    Un bel capitolo che parla di rivoluzione e controrivoluzione.
    Anche Cuba, però, si DEVE piegare al comunismo!
    O ne esce, o la distruggiamo.

    Ciao

    Gab.

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  5. Mamma milord, ma come fai a scrivere così bene che, praticamente, ero presente in casa di Guglielmo mentre “Ninni” telefonava alla vedova.
    incredibile.
    Ho visto Guglielmo sudare spaventato morto.

    Bellissimo, giuro.
    Avvincente proprio.
    Bacio

    LMR

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    • Ho letto l’aggiornamento.
      Minkia, ma c’é di peggio.
      Avere a che fare con la “Vittoria” per esempio.
      Aha ha ha ha ah aha ha ha

      Non preoccuparti ti salverà il fatto che sei uno gnocco da paura.
      Ah ah ah ahahah
      Bacio

      LMR

      Mi piace

  6. “Allo scopo di raggiungere la sua destinazione all’imbrunire, guidò lentamente verso sud, gustando il panorama nel tardo pomeriggio dorato, la carta stradale sul cruscotto. Al crepuscolo accese le luci di posizione e vide un cartello che annunciava la contea di Sarasota. Passò gradualmente dalla contemplazione alla pregustazione. Quando entrò nel bar, il margine superiore di un sole rosso sangue si stava dissolvendo nelle acque del golfo del Messico.”
    Un incipit folgorante!
    Ma è tutto il capitolo a essere bello. Fantastico l’interrogatorio, degno dei migliori romanzi made in GB o in USA. Qui si respira talento. Tutto funziona, Milord!
    Alla perfezione.
    Radiosità.

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  7. La seguo da molto tempo, anni, e queste pagine sono sempre belle, mai banali.
    In questo capitolo, in particolare, si legge l’uomo con il suo essere.
    Molto bello, complimenti

    Concordo con la sig.ra Alessandra Bianchi.
    Anch’io sottoscrivo quel passaggio.

    Buona giornata

    Mi piace

  8. ahahahahahahah
    Ninni cazzo, hai scassato i maroni a qualcuno?
    Ah ah ah ah
    Non ci potevo credere quando ho letto del tuo aggiornamento!
    Ah abhabahahhahahahahahahahah
    🙂

    Tutti quelli insieme e nella stessa notte?
    ahahahahahahahahaha
    🙂

    E mo’ so’ cazzi.

    ahahahahahahahaha

    🙂
    😉

    Mi piace

  9. Un capitolo rotondo e affascinante, pieno di verità e forte nella forma.
    Con delicatezza, caro milord, sei riuscito a farmi sentire bene e preoccupata al tempo stesso.
    Hai una magia con quella penna e … non vedo l’ora di leggere il seguente.

    Ho letto, anche, il tuo aggiornamento.
    Caspitina, stai sollevando un vespaio?
    Intanto me lo rileggo, chiissà …

    un bacio e “hasta luego”.
    🙂

    PS: Ho verificato gli indirizzi IP
    qua:
    http://cqcounter.com/whois/

    Sono veri!

    🙂

    Mi piace

  10. Sai che c’é? C’é che colpisce l’immediatezza del fatto. guardi l’evento sia dal tuo punto, sia da quello dell’interlocutore.
    Ci metti a nostro agio nel creare le situation e poi svolgi l’effetto con la maestria di un regista.
    Già, un regista.
    Scenografia, soggetto e parti non fanno una piega.
    Mi manca sentire il profumo del mare del golfo del Mexico e dopo sono tranquilla.
    Ormai vino dentro il mito di Ninni che è un mito.
    un abbraccio.

    PS: per i vigliacchi spioni che non vivono se non dietro e serrature …
    Ti ho già detto cosa ne penso.
    A testa alta. visto che pubblicità?
    🙂

    Ciao milord

    Isy

    Mi piace

  11. Che sei un Dio a scrivere te l’ho detto da una vita.
    Adesso leggo un capitolo bello, svelto e splendido nella evoluzione.

    Adesso leggo del tuo aggiornamento e ti dico che tutto è commisurato all’importanza dello scrittore, in questo cso.
    Ah ah ah ah ah
    Gli puoi fare da consulente.
    Ciaoooo

    Vale

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  12. Mi riferisco al suo aggiornamento.

    Tutti quei soggetti, non graditi, sono arrivati nell’arco della medesima nottata?
    Singolare e significativo, direi.
    Mi rileggo il capitolo, vediamo se riesco a ….

    Buongiorno

    Mi piace

  13. Caro amico mio, tira i remi in barca che ti vedo fare la fine di Snowden oppure di Assange.
    Non hai trattato file secretati o altro di informatico, ma credo che Modus, nomi, sistemi e “qualcosina” che salterà fuori con i prossimi capitoli.

    Occhio che, bene che ti vada, ti sbattono in galera in Antardide.

    Dai scherzo.
    Hai scritto un capitolo forte, “VERO” (di denuncia), che sono trasalito.
    In bella maniera (l’avevi detto e l’hai fatto) gli stai sbattendo in faccia “il mondo”.
    La storia regge.

    PS: ti confermo che il “Processing Center” in Yerushalaym è la sede del Mossad.
    Stendili.

    Ciao Nì
    🙂

    Mi piace

  14. Per “moltissimi motivi” rispondemmo a tutti e alla di loro bontà, con un unico, grandissimo
    GRAZIE:

    Senza porre alcuno indugio, ci apprestammo a pubblicare il Capitolo n.9
    Grazie e cordialità

    Mi piace

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