Cuba … el noveno

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1Sabato mattina pochi minuti prima delle 09:00, Ninni Raimond aprì la porta d’ingresso del suo monolocale sulla 18a Avenue per fare entrare Fidelia.
Era in mutande, appena uscito dalla doccia, schiuma da barba intorno alle labbra e sulle guance, un rasoio usa e getta in mano. Il legale entrò, togliendo da sotto il braccio una copia del “Miami Herald”. Per scherzo fece finta di colpire Raimond all’inguine. Lui scappò in bagno e si chiuse a chiave.
Lei fece cadere il giornale e la sua borsa sul letto e si diresse verso il tavolo allungabile. Indossava una gonna color crema lunga fino ai polpacci, ballerine e, sopra la camicia, un maglione marrone fatto a mano. Dovette fare una promessa formale di non aggressione, prima che l’insegnante acconsentisse ad aprire la porta per lasciare che lei riempisse il bollitore nel lavabo del bagno per preparare il caffè.
Raimond finì di radersi e per un po’ si baciarono sul letto. Mentre lui si vestiva, parlarono del tempo. Lui infilò calze di lana marrone e le sue scarpe, poi prese il giornale. Sulla sua sedia di tela, sfogliò le pagine e scorse i titoli di testa.
Il nome Sarasota attirò la sua attenzione su un articolo di due colonne nella sezione riservata alla Florida:
GIOIELLIERE DI SARASOTA ASSASSINATO

Quattro giorni dopo essere stato derubato di gioielli per un valore di 53.000 dollari, un uomo è stato torturato e assassinato nella sua casa.
Il corpo di Guillermo Raimond, 66 anni, unico proprietario di un’elegante gioielleria nella capitale mondiale del golf, è stato trovato giovedì mattina dalla sua domestica. Il referto del medico legale stabilisce che la causa della morte è stata un colpo di pistola calibro 32 sparato esattamente tra gli occhi della vittima. Il corpo parzialmente denudato presentava bruciature circolari di terzo grado sul petto e sui testicoli, probabilmente causate da un sigaro acceso.
Le mani e i piedi della vittima erano fissati con nastro adesivo alle gambe e ai braccioli di una poltrona. I segni sul viso provano che a un certo punto, durante la tortura, la vittima è stata imbavagliata, presumibilmente per evitare che i vicini sentissero le sue grida.
Domenica scorsa un ladro aveva obbligato Mr Raimond ad aprire la cassaforte della sua residenza di Augustine Avenue e prima di fuggire lo aveva legato. La polizia di Sarasota aveva liberato la vittima tre ore dopo, e un ospedale locale aveva curato l’ipertensione e dei piccoli lividi.
I residenti, della elegante cittadina golfistica, sono sconcertati e ignorano se i due episodi siano collegati. Ma sta prevalendo l’opinione che i due incidenti non siano connessi. Un investigatore della Squadra Omicidi ha dichiarato che mentre il ladro di domenica mattina ha limitato il proprio operato risparmiando ogni inutile sofferenza alla vittima, l’assassino di mercoledì notte è fuggito senza prelevare oggetti di valore.
“Che succede?” chiese Fidelia, con due tazze di caffè bollente in mano.
Incapace di nascondere il suo smarrimento, l’insegnante fissò Fidelia in modo assente, mentre si sforzava di cambiare il corso sei suoi pensieri.
“Eh?” riuscì a dire.
“Sei bianco come un lenzuolo. Non stavi neanche ascoltando.”
Raimond prese una tazza e bevve un sorso. “Mi dispiace, Fidelia. Adesso, stammi a sentire. Mi sono appena ricordato di una cosa molto importante. Dammi un paio di minuti per riflettere. Siediti, bevi il tuo caffè, leggi il… scusa, dimenticavo che tu non leggi l’inglese, ma per favore lasciami stare per un paio di minuti, va bene?”
L’insegnante piegò il giornale e lo lasciò cadere sul pavimento. Fidelia, mal celando il suo disappunto, si lasciò cadere sull’altra sedia di tela e bevve il caffè in silenzio.
Con gli occhi fissi sulla tenda macchiata della finestra, Raimond ripensò all’avvertimento di suo zio: “Non t’invischiare con le persone sbagliate”.
Riusciva a vederlo Gui, zuppo di sudore, mentre diceva a Bergen o a Jones o a qualcun altro che suo nipote era riuscito in qualche modo a sopravvivere, che aveva raggiunto la costa americana ed era riuscito a rintracciarlo. Forse lo zio aveva parlato dell’orologio e della pistola puntata dietro la sua testa. Doveva aver giurato di non aver svelato la vera ragione per cui aveva cercato di sopprimere il figlio di Fernando. Allora, perché il tipo aveva chiamato Shelley Raimond al telefono? Avevano probabilmente voluto sapere gli inquisitori. Il gioielliere si sarebbe difeso dicendo che il folle nipote aveva preteso una verifica e che era stato costretto a dargli il numero di telefono di Shelley. Certamente aveva cercato di essere convincente ma non c’era riuscito, e qualcuno aveva acceso un sigaro.
Shelley Raimond era la chiave dell’omicidio di Guillermo Raimond. Probabilmente aveva capito di essere stata gabbata e aveva riferito quello che era successo a qualcuno, forse in buona fede, forse inconsapevole delle implicazioni.
L’insegnante capì che stava perdendo tempo in inutili supposizioni. L’assassino avrebbe cercato di rintracciarlo. Non sarebbe stato facile. A Tampa aveva preso a nolo la macchina e la camera in albergo con il nome riportato sulla patente di guida della Carolina del Nord che Palladipelo gli aveva venduto: Timothy Blackburn. Non aveva lasciato impronte digitali; aveva pulito da ogni traccia la camera e la macchina. Non sarebbe stato facile, ma non sarebbe stato neanche impossibile, in particolare per qualcuno che aveva accesso ai mezzi investigativi del governo federale.
La nuova posizione nella società di Scheindlin rappresentava un’ottima scusa per tagliare i ponti con le conoscenze attuali. Avrebbe chiuso. Non sarebbe entrato mai più dal barbiere dove un giovane negro vendeva pistole e munizioni come coni gelato. Non sarebbe più tornato nei bar, nei ristoranti, nei cinema, nelle biblioteche e nelle pizzerie che frequentava. Si sarebbe licenziato immediatamente dall’impiego al Publix: per prima cosa, lunedì mattina. Avrebbe dato la macchina in permuta. Avrebbe noleggiato una nuova cassetta di sicurezza in un’altra banca. E Fidelia? No, non avrebbe potuto abbandonare la persona migliore che avesse incontrato negli ultimi dieci, dodici anni. Avrebbe dovuto scrivere tutto quello che aveva scoperto e nasconderlo da qualche parte?
L’insegnante si girò verso Fidelia e la osservò. Lei fece finta di non accorgersene e si guardò intorno, continuando a bere il caffè.

“Ti amo” disse Raimond.2
Lei fu colta di sorpresa. Sorridendo, scosse il capo e si mosse nervosamente, confusa. “Sai che anch’io ti amo” sussurrò.
“Va bene, adesso leggiamo gli annunci e segniamo gli appartamenti che sembrano interessanti, poi preparo le mie cose. Trasloco subito.”
“Subito?”
“Perché no? Ormai ho deciso, tutto quello che possiedo entra in quella valigia dell’Esercito della Salvezza, e oggi troveremo qualcosa di carino. Perché tornare qui?”
Fidelia si guardò intorno. “E la cucina?”
“La lasciamo qui.”
“Sei pazzo? Perfettamente funzionante? Ho una busta di plastica nella borsa. Le abitudini cubane sono dure a morire. Ci porteremo dietro la cucina.”
Verso le 16:00 ritornarono all’appartamento che avevano visto a mezzogiorno in Virginia Street, ben arredato, con una stanza da letto e una cucina abitabile, aria condizionata centralizzata e riscaldamento. Era al quinto piano di un palazzo della Coconut Grove costruito nel 1965. L’edificio era presidiato notte e giorno, aveva un parcheggio privato, un cancello elettrico ed era in affitto a 695 dollari al mese. Virginia Street era a quattro isolati dalla spiaggia, non era ricca né povera, architettonicamente moderna, calma e luminosa, assolutamente ceto medio.
A Fidelia la giornata era piaciuta moltissimo e l’insegnante era riuscito ad accantonare temporaneamente le sue pene. Entrambi speravano segretamente di trascorrere la maggior parte del loro tempo libero nella nuova abitazione. Raimond aveva deciso che avrebbe mosso opposizioni solo nel caso in cui la scelta di Fidelia fosse stata decisamente contraria ai suoi gusti. Di conseguenza quando lei aveva arricciato il naso davanti a due appartamenti a South Dade, lui li aveva cancellati mentalmente dalla lista; lo sguardo di disapprovazione rivolto ad altri tre posti lo aveva spinto a prendere la stessa decisione.
A pranzo discussero dei due posti che le erano piaciuti maggiormente.
Prima Fidelia criticò aspramente il padrone di casa di Virginia Street che pretendeva quasi settecento dollari per qualcosa che lei credeva non ne valesse neanche cinquecento, poi, contemporaneamente, fece notare tutti i suoi accessori: la cucina ben attrezzata, il letto a due piazze, il bagno moderno, il divanetto e le lampade nell’accogliente soggiorno, l’incredibile vista mare. Di conseguenza, mentre tornavano in macchina verso il secondo favorito nella lista, un appartamento a Keys Gate che lei aveva insistito per rivedere, quando avevano lasciato il ristorantino Kendall, Raimond sapeva quale appartamento avrebbe finito con l’affittare.
Dopo che Raimond ebbe firmato il contratto d’affitto della Coconut Grove ed ebbe staccato un assegno di 1.390 dollari, andarono ad acquistare l’essenziale, dalle lenzuola agli articoli da toilette, in un grande magazzino Burdines del centro. La ricerca della casa e la sensazione di appagamento aveva provocato nella coppia un forte desiderio sessuale che doveva essere soddisfatto.
Fidelia chiamò la madre da un telefono pubblico.
“Passerò la notte fuori, Mama. Dici tu a Dani che farò tardi? … Solo tardi, sarò di ritorno verso le 08:00, prima che si svegli. Puoi farlo andare a letto prima delle 22:00? Lo so, Mama, lo so. Chiediglielo, un favore per me… Sì, è accanto a me… Mama, per favore… Oh, ti prego… Va bene, va bene, glielo dirò… Grazie, Mama. Ciao… Anch’io, ciao ciao.”
Quella notte a letto fu aggressiva, passionale ed esigente e prese l’iniziativa. All’una meno un quarto, con il gomito sul cuscino e la testa poggiata sulla mano, guardò Raimond che sbadigliava mirabilmente.
“Ninni?”
“Eh?”
“Questa mattina, qualcosa che hai letto sul giornale ti ha scosso profondamente. Non so cosa. Ascolta, io detesto sembrare possessiva e so che dovrei pensare agli affari miei, ma per favore abbi cura di te.”
“Va bene.”
“Se ti innamorerai di qualcun altra, non ti ostacolerò. Ma non ti cacciare in storie che potrebbero mettere in pericolo la tua vita o la tua libertà. Proteggere te stesso è proteggere me. Va bene?”
“Questo è un altro mondo, Fidelia.”
“Lo so, lo so, solo stai attento. Buona notte.”
“Buona notte” disse Raimond prima di addormentarsi rapidamente.

3Mentre guidava il furgone merci Dodge nella contea di Dade con una carta stradale a portata di mano, l’insegnante ebbe modo di conoscere i vasti spazi grigi delle grandi città che i turisti e chi è di passaggio non vedono mai: spazi dove avviene il commercio basilare, senza le vetrine decorate, i clienti e i cartelli al neon. Da Cutler Ridge a Norland, tra Miami Beach e Hialeah, Raimond scoprì chilometri e chilometri di strade senza case residenziali, senza giardini curati e senza parchi giochi. Molte erano circondate da recinti anticiclone ed edifici poco attraenti erano protetti da grate metalliche alle finestre. C’erano magazzini grandi, medi e piccoli d’importatori, esportatori, grossisti e dettaglianti; officine di riparazione e d’assistenza; minuscoli bar senza fronzoli, caffè, tavole calde che offrivano ristoro agli impiegati, agli operai, agli autisti, ai commessi e al personale d’ufficio che si guadagnava da vivere nella zona.
Raimond non riusciva a capire cosa ci potesse essere di losco nella innocua consegna di bombole di freon ad attività che operavano nel campo dell’assistenza e della riparazione dei condizionatori d’aria, dei frigoriferi e dei congelatori. I primi due giorni di lavoro era stato teso ed estremamente cauto, ma alla fine della settimana la sua sicurezza era aumentata. La maggior parte dei clienti lo accoglieva con commenti amichevoli. Si stringevano la mano, nessuno chiedeva sconti e nuovi ordini erano piazzati. Durante la seconda settimana, la preoccupazione più pressante di Raimond erano, alla fine della giornata, i tre o quattromila dollari nascosti in una cassetta di metallo sotto il sedile del conducente.
Per questa ragione, chiamò Tony Soto e concordò un appuntamento alla Sala di Charlie. Il poliziotto ascoltò la storia di Raimond con lo sguardo vagamente disinteressato di un cattivo attore che fa finta di ignorare quello che già sa. Tony tracciava con cura dei cerchi sul bancone del bar appannato dal bicchiere, facendo commenti del tipo: “Cosa ti avevo detto?”, “Sapevo che ce l’avresti fatta” e “Benissimo”. Dopo aver raccontato le novità a Tony per sei minuti, l’insegnante espresse la sua preoccupazione per il contante. Il poliziotto annuì bonariamente, bevve un po’ di birra e, prima di parlare, si asciugò la schiuma dai baffi.
“Dovrebbero essere dei drogati da strapazzo, Ninni. Nessun professionista che si rispetti progetterebbe un lavoro che rende tre o quattromila dollari.
La cifra non giustifica il rischio. Ti darò un deterrente, giusto per essere al sicuro. Dei ragazzi cercano di ripulirti, tu glielo fai vedere. Scapperanno come matti.”
Raimond sorseggiò la sua 7-Up. “E se non dovessero scappare? Se mi dovessero inseguire con le pistole spianate, pronti a sparare?”
Tony Soto inarcò le sopracciglia, poi volse lo sguardo al bancone del bar. “Bene, questa è una cosa a cui avresti dovuto pensare prima, Ninni.
Voglio dire, quello che devi fare, come devi reagire. Gli molli il denaro, non hai più il lavoro. Vuoi tenere il lavoro, devi correre un rischio. Colpisci quei figli di puttana con il calcio della pistola… o sparagli. Non è necessario che li uccida. Mira alle palle. In quel modo o li rendi eunuchi per il resto della vita o li prendi alle gambe, che è quello che in genere accade.”
“E poi?”
Il poliziotto rise, rovesciando il capo all’indietro. “C’è proprio bisogno di spiegarti tutto per filo e per segno, eh? Va bene. Poi tu scappi, amico. Tornii sul tuo fottuto furgone e scappi il più velocemente possibile. Non intendo dire superando i limiti di velocità. Ma tu te ne vai alla svelta. Pulisci la pistola e te ne liberi. Mi senti? Te ne liberi immediatamente.”
L’insegnante aggrottò la fronte al pensiero di quel piano, ma rimase in silenzio. Aveva poco più di ottomila dollari che aveva messo da parte durante il periodo in cui rubava macchine. Se lo avessero fermato, forse sarebbe stato meglio lasciargli il denaro, tenere nascosta a tutti la rapina e coprire la perdita con i propri soldi. Essere incriminato per omicidio colposo o assassinio non rientrava nei suoi piani.
Tony Soto spiò l’espressione del suo ex insegnante con la coda dell’occhio. “Nel peggiore dei casi, la difesa personale è una tesi molto forte in questo paese” disse il poliziotto. “Se il tuo avvocato dimostra che c’era un pericolo incombente sulla tua vita o che correvi il rischio di essere picchiato selvaggiamente, ti rilasciano immediatamente. Ma se ti dovessero arrestare, non aprire bocca. Chiama l’ufficio di Scheindlin e dì loro dove sei.
Non firmare nulla prima di aver parlato con un avvocato. Dì solo: “Ho sparato per legittima difesa”. Dì che hai comprato la pistola per la strada da uno sconosciuto ma che non conosci il suo nome, non lo hai mai visto prima, non lo hai più visto dopo. Capito?”
“Sì”
“Bene. Adesso andiamo a trovare qualcosa per te.”
A Tony Soto piaceva la Chevy del 1991 che Raimond aveva comprato dando la Ford in permuta. Si allontanò sulla sua macchina. Raimond lo seguiva mentre rimuginava sui fatti. Il poliziotto accostò proprio dietro la macchina della moglie, entrò in casa e ritornò dopo tre minuti. Tony si sedette sul lato passeggero della Chevy e mostrò a Raimond una Colt Cobra 38.
“Hai visto Il Padrino?” chiese.
“Certo.”
“Ti ricordi il pezzo che Al Pacino usa per freddare Sterling Hayden? Il calcio e il grilletto erano coperti di nastro isolante. Fa lo stesso con questa.
Rende il prelievo delle impronte digitali estremamente difficile se non impossibile.”

4“Ho capito. Quanto?”
“Cinquecento dollari.”
“Al momento non li ho con me.”
“Dai, professore. Noi siamo cubani, siamo amici. Mi paghi quando puoi.”
Il giorno di San Valentino, l’insegnante consegnò le ultime tre bombole da venticinque litri della giornata a un piccolo negozio di riparazione d’impianti d’aria condizionata all‘803 della 12a Strada nord-ovest, a Homestead.
Era la località più lontana che Raimond avesse servito fino a quel momento e si fece forza per affrontare la lunga strada di ritorno. Il suo orologio segnava le 16:39. Quella sera avrebbe portato Fidelia a cena fuori e doveva fare la doccia, poi doveva guidare fino al magazzino per consegnare l’incasso della giornata, prima di passare a prendere la sua ragazza alle 20:00. Raimond aprì la portiera del furgone, si piazzò al volante e ripose il contante nella cassetta di metallo. La rimise al solito posto, abbassò il finestrino, inserì la chiave d’accensione e avviò il motore.
Mentre inseriva la marcia, Raimond notò una berlina Lincoln di colore scuro parcheggiata sull’altro lato della strada, di fronte al furgone. Si scostò dal marciapiede e accese l’autoradio per ascoltare Isaac Delgado che cantava salsa cubana. La berlina si mosse. Sembrava che il conducente volesse fare un’inversione a U, sebbene la strada non sembrasse abbastanza larga. Raimond frenò. Anche la macchina si fermò, bloccando la strada. L’insegnante fece una smorfia.
Lo sportello del passeggero della Lincoln si aprì di scatto e scese un uomo bianco, alto, sulla trentina, con occhiali da sole a specchio. Lasciò la portiera aperta e si avvicinò rapidamente verso il furgone. A circa dieci metri di distanza, la ciondolante mano destra scomparve per un istante sotto la sua giacca rossiccia e riapparve impugnando un’arma automatica dall’aspetto poco rassicurante.
L’insegnante si bloccò. Per un istante la sua mente si arrestò, prima che forze misteriose cambiassero il piano che aveva sviluppato dopo molte considerazioni. Scartò la reazione non violenta. Avrebbe dovuto alzare le braccia e dire: “Non sparare. Ti darò i soldi”. Ma invece, sorpreso di se stesso, si chinò in avanti e cercò tastoni la Colt sotto il sedile. La trovò, si raddrizzò e la impugnò con la mano sinistra. A tre metri di distanza lo sconosciuto stava alzando la sua pistola. Raimond mise il braccio fuori dal finestrino e sparò.
Tre, forse quattro secondi dopo, Raimond capì che il grilletto stava scattando a vuoto. L’uomo bianco era fuori dalla sua visuale. Respirando affannosamente, l’insegnante lasciò cadere la Colt sul sedile del passeggero, ingranò la marcia e sterzò a destra. Premendo l’acceleratore salì sul marciapiede. Il furgone si trovava a tre metri dal cofano della Lincoln quando apparve un altro uomo bianco dal posto di guida, pistola alla mano. L’insegnante si abbassò. Il furgone superò la berlina a balzi come una capra impazzita: dal marciapiede al ciglio, alla strada, poi di nuovo dalla strada al marciapiede.
Mezzo assordato dalle esplosioni della sua pistola, Raimond udì il suono smorzato dei colpi che gli venivano sparati addosso. Diminuì la pressione sull’acceleratore e sterzò a sinistra per rientrare sulla strada.
All’angolo, spaventato e indeciso, guardò in entrambe le direzioni prima di alzare lo sguardo sullo specchietto retrovisore. La Lincoln era ancora in mezzo alla strada, con le portiere spalancate. L’insegnante decise di girare a sinistra e si diresse velocemente a ovest per due isolati prima di capire che doveva rallentare e orientarsi. Alla prima traversa, dopo aver guardato nello specchietto retrovisore, girò a destra e accostò sul ciglio della strada.
Studiò la carta stradale per dieci secondi. Si sentiva le gambe molli. Con una voce sdolcinata, un abbattuto Isaac Delgado si lamentava di essere stato gabbato da una sensuale ragazza dell’Avana, che gli aveva dato un numero di telefono sbagliato.
Raimond decise di guidare dritto ancora per un paio d’isolati, per poi girare a destra. Si udì una sirena in lontananza. Dietro di lui nulla. Raimond abbassò il volume della radio e si diresse a nord a 60 all’ora, fino a quando non giunse ad Avocado Drive, un ampio viale dal traffico poco intenso. Girò dietro l’angolo e, un minuto dopo, s’immetteva nel flusso del pesante traffico sull’autostrada.
Mentre si dirigeva velocemente verso nord la paura di Raimond si tramutò in rabbia. Colpendo il volante con entrambe le mani, sciorinò una serie d’imprecazioni in cubano. Smise quando si accorse che una donna lo stava guardando a bocca aperta dal sedile del passeggero di una Lexus. La sua mente tornò in carreggiata. Mantieni il controllo. Pensa. Tony aveva insistito sul fatto che doveva liberarsi alla svelta della pistola. Raimond imboccò una rampa discendente ad Auburn Avenue, fermò il furgone, scese e lasciò cadere la Colt nel canale Black Creek. Mentre ritornava al veicolo, notò cinque fori di proiettile sulla fiancata sinistra e uno sulla portiera. Girando intorno al furgone trovò tre fori d’uscita dall’altro lato. Raimond si domandò se la donna nella Lexus si fosse stupita più dei buchi o del suo monologo. E se un poliziotto curioso in una macchina di pattuglia gli avesse ordinato di accostare? Avrebbe dovuto dire la verità, inclusi i colpi che lui aveva sparato? Avrebbe cercato di raggiungere il magazzino nel denso traffico del tardo pomeriggio senza dare nell’occhio. Avrebbe chiamato Fidelia per disdire l’appuntamento di quella sera. Poi avrebbe spiegato a Scheindlin quanto era accaduto.
Fu solo allora, almeno dieci minuti dopo l’attentato alla sua vita, che l’insegnante riuscì improvvisamente a collegare tutti i pezzi del puzzle che si agitavano nella sua mente. Tutto apparve chiarissimo. Lo avevano trovato; lo volevano morto. L’insegnante si morse il labbro inferiore e comprendendo in pieno annuì. Poi aprì la portiera e rimase immobile dietro il volante.
Tre ore e mezza dopo, Raimond stava raccontando nuovamente a Tony Soto la sua avventura nel cubicolo di vetro del magazzino di North Miami Beach. Parlarono in inglese per rispetto a Ruben Scheindlin e a Samuel Plotzher, che sedevano dietro le loro scrivanie. Entrambi i cubani erano appollaiati sulle sedie girevoli senza braccioli che il segretario e l’uomo incaricato al computer usavano durante le ore d’ufficio.
Samuel Plotzher osservava Ninni con uno sguardo fisso. Prossimo alla sessantina, Plotzher aveva una criniera bianca di capelli perennemente spettinata e un volto rubicondo con occhi nero carbone che sembravano pozze di vitalità. In genere optava per tute da lavoro e camicie a quadretti a manica lunga con i polsini rimboccati fino ai gomiti, ma in questa occasione era stato chiamato d’urgenza al magazzino mentre usciva dalla doccia, e aveva indossato una giacca sportiva bianco avorio su una camicia verde intenso, pantaloni neri e mocassini. Ruben Scheindlin si appoggiò allo schienale della sua poltrona, le mani sopra i braccioli e ascoltò attentamente per la terza volta. I suoi occhi ballerini si spostavano da Raimond a Tony al suo socio.

5Nel retro del magazzino, nel corridoio d’accesso centrale per gli elevatori, una squadra di tre uomini aveva appena finito di riparare la carrozzeria danneggiata del furgone e si stava preparando a verniciarla nella stessa tonalità di grigio. All’altra estremità dell’edificio, il guardiano osservava i progressi della squadra con le braccia incrociate sul petto e la schiena rivolta contro la porta scorrevole chiusa.
Tony Soto aveva interrotto Raimond cinque volte. Quando l’insegnante ebbe terminato la sua storia, il poliziotto fece ruotare la sua sedia per guardare Scheindlin in faccia. Con gli angoli della bocca rivolti verso il basso e il palmo delle mani verso l’alto, Tony manifestò la propria incomprensione.
“Non mi quadra, Ninni” disse. “Due uomini bianchi sulla trentina in pieno giorno e per quel genere di bottino. C’è qualcosa che non torna.”
Scheindlin annuì. Plotzher, prima di parlare, si schiarì la gola. “Ascolta, Ninni, non mi fraintendere. Ma forse tu hai parlato con qualcuno di questo lavoro, dei soldi che trasporti ogni giorno, di quanto guadagni…”
L’insegnante scosse il capo vigorosamente, ma Plotzher continuò a parlare. “Forse con qualcuno che lavorava con te al supermercato, forse con qualche ragazza…” la voce di Plotzher si affievolì nell’incertezza.
“Signor Plotzher, la mia cerchia di amici è molto ristretta e io ho parlato di quello che faccio solo con Tony” disse Raimond. “Le sole altre persone che sanno come mi guadagno da vivere sono i clienti.”
Un compressore d’aria tossì all’accensione, rompendo il silenzio che era seguito. Parve ispirare un nuovo punto di vista che spiegasse l’accaduto, e l’insegnante spostò lo sguardo su Scheindlin. “Signore, non sarebbe possibile che un concorrente stia cercando di farle lo sgambetto?”
Il vecchio si grattò dietro la testa. “In genere non è quello che fanno, ma è possibile. Dovremo controllare. Ma c’è anche la possibilità che questo attentato fosse diretto contro di te, non contro di me.”
“Contro di me? Un attentato contro di me? Io sono nuovo in città; io non ho nemici. Perché qualcuno dovrebbe cercare di uccidermi?” Raimond sperò di essere sembrato sincero.
Scheindlin si strinse nelle spalle. “Come potrei saperlo? Forse a Cuba ti sei messo nei guai con qualcuno che adesso vive qui. Ti ha visto da qualche parte e ti vuole fare fuori.”
Raimond parlò con un tono paziente. “Mr Scheindlin, a Cuba io ero un professore d’inglese. Tony mi ha conosciuto allora. Non ho mai avuto incarichi di governo, non ho mai gestito un’attività. Durante il servizio militare sono stato un allevatore di bestiame e guidavo un camion. Non ho mai fatto del male a nessuno. Ad alcuni piacevo, ad altri no, ma nemici?” L’insegnante completò l’idea scuotendo il capo in diniego.
“Forse uno studente che è stato bocciato, il marito di una donna che hai scopato” teorizzò il grossista. “Ammetto che è improbabile, ma ci dovresti pensare e stare in guardia. Adesso, parliamo del futuro. Vuoi continuare a lavorare per me?”
Raimond stava pensando al fuggiasco marito di Fidelia ed esitò un secondo prima di annuire.
“Va bene” disse Scheindlin, poi guardò Tony Soto. “Dal tuo punto di vista, Tony, come ci dovremmo comportare?”
L’odore della vernice fresca raggiunse il cubicolo. Scheindlin starnutì.
Plotzher disse qualcosa in ebraico. Il poliziotto accavallò le gambe e guardò il pavimento per un istante, poi rivolse lo sguardo a Scheindlin. “Ho un amico nella polizia di Homestead, Joel García. Gli chiederò della sparatoria, vedo cosa sanno e te lo faccio sapere. Ma potrebbero passare uno o due giorni. Vedo che il furgone è già pronto mentre la polvere da sparo è ancora in aria, e a casa mia questo significa che non hai intenzione di farti da parte.”
Plotzher sorrise e guardò Scheindlin che appariva altrettanto divertito dalla battuta. Tony Soto continuò: “Sono d’accordo al cento per cento, ma ti consiglio di chiamare uno dei tuoi che accompagni Ninni durante le prossime settimane. Un tipo con un fucile e un grosso Mag ben in vista.

6Questo trasmette il messaggio giusto. Se quel figlio di puttana è un concorrente, capisce che tu stai sul tuo territorio. Se è un nemico personale di Ninni, capirà che la prossima volta andrà peggio”.
Raimond fu invaso da un’ondata di gratitudine. Il poliziotto aveva finito di parlare e aveva girato la testa per lanciare uno dei suoi sorrisi affascinanti all’ex insegnante.
Scheindlin chiese a Plotzher qualcosa in ebraico e il socio più giovane scosse la testa.
“Va bene” disse Scheindlin, mettendosi a sedere con la schiena diritta.
“Credo che a questo punto possiamo chiudere la questione. Ninni, tu continuerai a fare consegne per le prossime due, tre settimane, solo per dimostrare a chiunque lo abbia fatto che non ci spaventiamo facilmente. Poi qualcun altro ti sostituirà così che tu potrai fare carriera nella società. Te lo sei meritato. Vieni qui domani mattina alle 7:00. Il responsabile della squadra di là dice che la vernice a quell’ora sarà asciutta. Uno dei nostri sarà qui ad aspettarti; Sam si occuperà di questo tra un attimo. Fa’ le consegne come una qualsiasi altra giornata.”
Scheindlin si rivolse al poliziotto. “Tony, per favore scopri quello che puoi tramite questo poliziotto di Homestead. Te ne sarei grato. Credi di poter procurare a Ninni un’altra pistola?”
“Certo” disse il poliziotto con un sorriso.
“Perfetto. Pagherò io. Lo potresti accompagnare a casa sua?”
“Naturalmente. Andiamo, professore” disse Tony Soto, comprendendo che erano stati congedati.
“Sì. Grazie per il suo sostegno, Mr Scheindlin.”
“Ruben” disse il vecchio, con un ampio sorriso.
“Non posso, signore.”
“Non c’è problema. Dormi bene.”
Raimond telefonò a Fidelia dal suo appartamento. Era appena rientrato dopo la “consegna urgente” a West Palm Beach di cui le aveva parlato alle 18:00. Disse che gli dispiaceva ma che non gli era stato possibile evitarla.
La maggioranza delle donne cubane si sarebbe insospettita se il fidanzato o il marito si fosse assentato il giorno di San Valentino e Fidelia non rientrava nella spensierata minoranza. Fece finta d’essere indulgente e comprensiva, ma tagliò corto la conversazione. Al suo attacco di gelosia Raimond sorrise per la prima volta dopo ore.
Sentendosi a pezzi, fece una doccia, bevve un bicchiere di latte e si buttò sul letto, sperando di dormire come un sasso. Alle 3:30 si alzò per svuotare la vescica, ma non riuscì a riaddormentarsi. Sorseggiando un caffè nel divanetto del soggiorno, passò in rassegna le sue possibilità.
La sua scorreria a Sarasota, poi il delitto di Ed Raimond, lo avevano trattenuto dal rivolgersi alle autorità. Non era in grado di dimostrare quello che Gui gli aveva fatto sei mesi prima; era stato dichiarato che l’orologio era stato rubato e lui lo aveva fatto cadere in una fogna. Aveva affermato che la sua zattera era affondata. Aveva raccontato fandonie all’Ufficio Immigrazione e Naturalizzazione e allo stato della Florida, aveva ingannato datori di lavoro, padroni di casa e banche dando una falsa identità. Anche se fosse riuscito a nascondere di aver lavorato per Palladipelo, avrebbe comunque trascorso il resto della vita in prigione con l’accusa di rapina a mano armata, assalto e aggressione, forse persino omicidio. La presunta relazione tra il suo defunto padre e i servizi segreti lo avrebbe dato in pasto alla stampa nazionale. No, andare dalla polizia con questa storia era fuori questione.
Quali alternative restavano? Scappare sembrava l’unica cosa possibile.
Dove? Si sarebbe potuto dirigere a nord con un aereo, un autobus o un treno, tornare indietro per alcune centinaia di chilometri, quindi dirigersi a est o a ovest in una delle grandi città e divenire un’altra formica nel formicaio.

7Tranne per il fatto che le formiche non hanno bisogno di presentare un tesserino della Previdenza Sociale per ottenere un posto di lavoro. Per garantirsi l’anonimato, avrebbe dovuto vivere rapinando gente, spacciando droga o chiedendo l’elemosina per il resto della vita. Avrebbe perso Fidelia. E il Messico? Per quello che ne sapeva, il governo messicano, tanto retto e indignato quando qualcuno dei suoi immigrati clandestini negli Stati Uniti era rispedito a casa, respingeva senza troppe cerimonie quasi tutti i profughi cubani che raggiungevano le sue coste prima che potessero dire: “Viva il Messico”.
Cuba? S’immaginò davanti a un ufficiale dell’Immigrazione all’aeroporto dell’Avana. “Non ho passaporto” avrebbe ammesso apertamente. “Cosa?” avrebbe detto l’uomo in modo brusco. Lo avrebbero ascoltato, avrebbero verificato internamente quanto potevano della sua storia incredibile e forse lo avrebbero mandato in prigione per un anno o due. Il suo appartamento e i suoi mobili quasi certamente erano già stati riassegnati a qualcun altro.
Non sarebbe mai stato riammesso nell’Istituto come insegnante e avrebbe finito i suoi giorni a pulire le strade, a seppellire bare o a tagliare gambi di canna da zucchero nei campi.
Sarebbe dovuto entrare nella tana del leone? Guidare la sua Chevy fino a New Iberia, bussare alla porta di Mrs. Raimond e vedere cosa sarebbe successo?
La sua coscienza sarebbe potuta essere immacolata, ma al telefono la donna era parsa cauta, guardinga. Raimond rimuginò su quell’idea per una mezz’ora. Definire Miami il suo territorio era un’esagerazione, ma se non altro stava cominciando a conoscere la città. Godeva della fiducia di Scheindlin, e forse Tony e Palladipelo gli avrebbero dato una mano in cose che comportavano un rischio minimo.
L’insegnante concluse che non c’era via d’uscita. A questo pensiero, provò una sensazione fisica molto strana: il suo corpo si rilassò, la sua fronte si distese e si sentì tranquillo, rassegnato al suo destino, con un atteggiamento vagamente filosofico. L’alternativa era vivere in uno stato di costante allarme e combattere se attaccato. Forse con uno armato, a guardargli le spalle, sarebbe stato al sicuro. Ma di notte, durante i fine settimana, per le strade, a casa, sarebbe stato da solo. Forse aveva ferito o ucciso l’uomo con gli occhiali a specchio. Sarebbe stato alla larga da Fidelia fino a quando non fosse stato certo che la caccia era finita. L’avrebbe incontrata solo un’altra volta. Che storia avrebbe potuto raccontarle?
Aveva ragione lei: la vita gli era passata accanto. A Cuba, da giovane, era stato troppo aggressivo e sicuro di sé per integrarsi in un sistema rigido,  in cui le convinzioni e le opinioni personali dovevano essere subordinate agli obiettivi politici. Proprio come era stato nel 1981, quando gli era stato chiesto di offrirsi volontario come insegnante in Nicaragua. Natasha aveva raggiunto il fondo di una depressione acuta, causata dalla conferma scientifica della sua infertilità. Abbandonarla, in quel momento, sarebbe stato crudele e pericoloso. Un mese prima tutti gli insegnanti cubani erano stati invitati a farsi avanti; lui si era svegliato nel mezzo della notte e aveva trovato la moglie vicino all’armadietto dei medicinali, mentre inghiottiva una manciata di tranquillanti. Lo avevano tenuto nascosto. Solo il suo medico era stato informato e Raimond si era rifiutato di offrire i suoi servizi per la missione all’estero.
A dire il vero, gli sarebbe piaciuto molto insegnare ai ragazzi del Nicaragua, in particolare dopo che due insegnanti cubani erano stati assassinati dai Contras. Ma quando i suoi superiori avevano voluto sapere perché non sarebbe andato, si era rifiutato di riferire le faccende private della moglie.
Se il compagno Raimond era un giovane uomo in buona salute, senza figli e migliaia di insegnanti donna, comprese centinaia di madri, si erano offerte volontarie, perché aveva rifiutato? Perché, compagno? Motivi personali, aveva detto. Male. Molto male.
Forse se avesse rivelato il vero motivo per cui non si era offerto volontario non sarebbe stato emarginato. A prescindere dal fatto che, si fosse o no membri del Partito, si doveva informare il segretario della cellula del Partito all’Istituto di una tale decisione. Il Partito si doveva prendere cura di tutti i cittadini e doveva offrire assistenza e guida a tutti quelli che ne avevano bisogno. Il Partito voleva sapere perché non volesse abbracciare una causa tanto nobile. Il Partito voleva sapere fosse anche perché avevi le emorroidi; se avevi paura che tua moglie ti avrebbe tradito; se il tetto della tua casa era sul punto di cadere e uccidere i tuoi cari. Il Partito non poteva guarire il tuo ano, non poteva convincere tua moglie a non divertirsi, non poteva ricostruire la tua casa. Ma doveva sapere perché non ti offrivi volontario.
Perché, se non avevi motivo di rifiutare, il Partito avrebbe concluso che tu non approvavi la missione, cosa che automaticamente ti avrebbe messo l’etichetta di potenziale nemico del popolo, feccia, verme o addirittura un traditore del popolo stesso. Era questo il modo tipico di organizzare le cosiddette missioni internazionali? Forse no? O forse alla base delle ammirevoli imprese sociali, svolte all’estero dai cubani, c’era sempre una certa percentuale di costrizione.
A quel tempo Raimond aveva deciso che si sarebbe arreso e si era sforzato di divenire un altro attore in quel palcoscenico.
Poi a scuola c’era stato il mese di lavoro agricolo obbligatorio. Pur essendo assai distante dagli intrighi dell’economia, egli capiva tuttavia che da un punto di vista costi/benefici era una perdita totale. E sotto un punto di vista etico, lo scopo encomiabile di insegnare ai ragazzi il valore del lavoro si perdeva nell’intimidazione, nella cattiva amministrazione e nei modelli di comportamento sbagliati. La maggioranza degli insegnanti aveva condotto i ragazzi e le ragazze nei campi assolati, poi si era spostata all’ombra dell’albero più vicino e si era seduta a pontificare sul fatto che i ragazzi si beffavano di come imparare a seminare, diserbare o di come fare il raccolto potesse far avanzare la causa del socialismo. Dopo i primi giorni, il preside, entrambi i vice preside e il segretario del Partito erano invariabilmente impossibilitati a partecipare a ogni forma di faticosa attività fisica a causa di riunioni improcrastinabili. Ma quando a pranzo e a cena gli studenti facevano ritorno alle baracche, i comandanti del campo stavano leggendo il giornale, ascoltando la radio, chiacchierando amichevolmente o giocando a domino. Solo un negro, comandante dell’esercito con l’incarico dell’addestramento militare, una donna insegnante di chimica e Raimond faticavano tutto il giorno insieme ai loro alunni.
Male. Molto male. Il comandante e l’insegnante di chimica erano membri del Partito. Raimond non lo era. Durante le loro conversazioni private, il preside e i suoi vecchi amici si domandavano chi stesse cercando di prendere in giro quel verme. L’uomo stava ovviamente cercando di conquistarsi il rispetto dei ragazzi per promuovere l’ideologia controrivoluzionaria sotto la copertura dell’insegnamento dell’inglese, la lingua del nemico. Tutti sapevano che quando quel verme leggeva a voce alta certi brani del libro di testo (“Io ho un amico negli Stati Uniti. Il suo nome è Ken. Ken è un combattente anti-imperialista. Egli è contro lo sfruttamento, la discriminazione razziale e l’intervento yankee negli affari politici degli altri stati.”) il tono della sua voce era sdegnoso. Era un insulto.
Quello stesso anno Raimond si unì alle Truppe Territoriali. L’esercito non professionale era nato dal programma di Santa Fe, quando Alexander Haig aveva minacciato di “risalire alla fonte”, il giorno in cui Ronald Reagan era diventato presidente degli Stati Uniti, e il personale era costituito da instancabili volontari di tutti i ceti sociali.
Raimond aveva esposto il suo problema ai piedi e gli era stato assegnato un lavoro d’ufficio. Nella sezione del Comitato per la Difesa della Rivoluzione cui era stato assegnato, faceva la guardia una notte al mese e donava sangue una volta all’anno. Non mancava mai alle riunioni del Sindacato degli Insegnanti; riciclava carta, plastica e bottiglie, in particolare bottiglie di rum, e non raccontava mai in giro le esilaranti battute politiche che aveva sentito. Ma tutto ciò era vano. Tutti potevano vedere che non ci metteva il cuore, che come attore non aveva il benché minimo talento e non sarebbe mai divenuto altro che una delle tante comparse su quel palcoscenico.

8Dopo il divorzio, il suo ex suocero gli aveva parlato liberamente. Gustavo Cano non aveva mai avuto un’alta opinione di Raimond prima dell’esaurimento nervoso della figlia. Aveva sperato che Natasha avessee sposato un professionista di prestigio o un famoso studioso, non un umile insegnante d’inglese. Il suo affetto per Raimond si sviluppò durante le lunghe cure di Natasha, quando vide che il suo ex genero faceva visita a sua figlia tre o quattro volte al mese, la accompagnava alle visite mediche quando i genitori non potevano per lei riusciva a procurare medicinali introvabili. Imperterrito nonostante il matrimonio fallito e dando prova di un raro amore disinteressato.
Raimond sapeva che entrambi Gustavo e Josefina venivano da famiglie agiate e che erano diventati comunisti devoti e filosovietici durante il periodo dell’università, alla metà degli anni ‘50. Quando era nata la figlia, nel novembre del 1961, la coppia aveva preso in considerazione per la bambina due nomi: Maria Alexandrovna, in onore alla madre di Lenin, e Nadezha, in onore della moglie del rivoluzionario. Alla fine avevano optato per Natasha, il vezzeggiativo di Natalias, meno prestigioso ma più facile da pronunciare in spagnolo e pur sempre un popolare nome russo.
I quattro nonni di Natasha non si erano convertiti ed erano scappati da Cuba. Gustavo e Josefina rimasero fedeli rivoluzionari fino a quando, nel 1973, Gustavo perse il suo posto di sottosegretario al ministero del Commercio Interno, insieme alla sua tessera del Partito; quando si scoprì che corrispondeva in segreto con sua madre, vedova a Tallahassee, in Florida.
Raimond venne a sapere tutto questo dieci anni dopo, un piovoso pomeriggio nell’accogliente casa della coppia a Santo Suarez, mentre Natasha, sedata con forti tranquillanti, dormiva nella loro camera e Josefina faceva la fila alla macelleria dietro l’angolo.
“Non riuscivo a crederci” aveva detto Gustavo. “Il burocratismo e l’inefficienza erano rampanti. Gli altri imbrogliavano e rubavano ed elargivano favori ad amici impunemente, mentre io ero licenziato perché scrivevo a mia madre. Non mi sarei mai immaginato che le cose avrebbero preso questa piega. Questa non è la mia immagine del socialismo.”
Adesso, Ninni, doveva la sua vita a un altro comunista disilluso. La vigilia di Natale, l’insegnante aveva scoperto che, nel 1989, Luciano Orozco aveva iniziato a scontare una sentenza di due anni di carcere per aver maledetto in pubblico l’uomo in onore del quale aveva dato il nome a sua figlia.
Adesso Luciano viveva comodamente nella nazione che in giovinezza aveva trovato riprovevole, intimidito dalla sua ricchezza, sbigottito dalle palesi opportunità, stregato dal miraggio.
Raimond si domandò come mai la sua reazione all’America fosse così temperata. Tralasciando le ragioni emotive presenti e passate, detestava il suo culto del denaro. La maggioranza degli americani s’inginocchiava e pregava all’altare dell’onnipotente dollaro. Lo stato sociale era determinato dal benessere economico. Il denaro era la chiave di tutto, incluso il sistema giudiziario se, come era sempre più evidente, persino OJ l’avrebbe fatta franca. Persino la beneficenza era legata all’esenzione delle tasse, cosa che lo lasciava scettico. Il rispetto di Ruben Scheindlin per Raimond era cresciuto rapidamente, quando aveva creduto che l’insegnante avesse rischiato la vita per salvaguardare il denaro della società.
I pensieri di Raimond si arrestarono ed egli provò un’altra strana reazione: sentì le sopracciglia aggrottarsi e s’irrigidì. Erano i dollari, non la fede, a spostare le montagne. Se avesse avuto abbastanza denaro per portare alla luce la verità su suo padre, assumere investigatori privati, comprare informazioni, scegliere avvocati, in una settimana avrebbe appreso i fatti essenziali, in un mese avrebbe saputo tutto quello che voleva sapere eccetto i segreti di stato. Benissimo. E come sarebbe potuto venire in possesso di una cifra del genere? Quale banca, quale strozzino, o quale semplice cittadino avrebbe finanziato un disperato che viveva alla giornata sotto mentite spoglie?
Raimond fece schioccare la lingua, scosse la testa, si guardò intorno e consultò l’orologio. Erano le 5:15. Si rase con lentezza, mentre cercava ancora una soluzione. Poi s’infilò gli stessi pantaloni e la stessa giacca di jeans che aveva indossato il giorno prima. Mentre mangiava un panino al formaggio in cucina, calcolò che Tony Soto avrebbe potuto aver bisogno di uno o due giorni di tempo per trovargli una nuova pistola. Non sarebbe andato in giro disarmato, con o senza gorilla armato. Dopo aver bevuto un bicchiere di latte, si diresse verso l’armadio e da una valigia prese la pistola che aveva usato a Sarasota. La avvolse in uno straccio, accese il televisore e guardò il telegiornale del mattino di Canale 10. L’assenza di un servizio sulla sparatoria di Homestead significava che probabilmente non aveva neanche ferito l’uomo con gli occhiali a specchio. Più tardi, avrebbe passato l’Herald al setaccio alla ricerca di un articolo sull’incidente.
Alle 6:32 uscì dal suo appartamento e si fece forza per affrontare una nuova giornata, consegnando bombole di freon e schivando pallottole.
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(Tutte le immagini utilizzate a corredo fotografico, sono state manipolate dall’autore e provengono, di massima, dalla rete – Programmi utilizzati: Adobe PS5 64, Topaz Professional, M Bullet Pro)
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19 pensieri su “Cuba … el noveno

    • Quando le lacrime iniziano a uscire da sole e ne senti il calore e non puoi fare altro che piangere.
      Quando chiedi aiuto e uno Stato sordo ti denigra, il popolo diventa padrone di se stesso e può asciugare il sangue, il sudore e le lacrime al grido di BASTA!

      Camilo Cienfuegos

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  1. Milord, ho letto questo capitolo, come si può leggere una preghiera o un qualcosa di prezioso. Un qualcosa che sfugge.
    Un qualcosa che si racconta, con la disperazione della penna e la forza delle idee.
    Sento incombere il cielo addosso.
    Sei bravo sai?
    Molto bravo.
    Non ho parole. Adesso me lo rileggo perché, ogni volta che lo faccio, trovo ulteriori particolari.
    Mamma…

    Un abbraccio

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    • Giorgia Mattei

      Mia signora,
      “Un qualcosa che si racconta, con la disperazione della penna e la forza delle idee.”

      Una frase, questa, che tradisce il sentimento di chi legge.
      Sì, esiste l’incombenza del fatto e suo svolgimento. Un’incombenza che lacera l’animo se, nella riflessione, ci mettiamo nnei panni del “professore”.
      panni molto stretti, in verità.
      Strettissimi proprio.

      E proprio per questo idealizzati e <i<forse veri.
      Grazie per esserci lady Giorgia.
      Cordialità

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    • Alessandra Bianchi

      Vi ringraziammo per aver trovato l’espressione “Incalzante”.
      E’ vero. Tutto è, estremamente, incalzante. Dai risvolti personali, al vissuto quotidiano. Il “nostro” sta vivendo l’incubo esistenziale della propria presenza in un mondo che lo rigetta, mentre vorrebbe essere o vivere in un mondo che non lo vuole.
      Situazioni molto comuni nell’occidente, ahinoi.
      Nazioni che non ti riconoscono o riconoscono una parte dei tuoi diritti.
      Nazioni che “non riescono” (malgrado la buona volontà) ad uscire da un’impasse che è, semplicemente, il sopravvivere.
      Cuba ne è la prova scritta e vivente.
      Stretta e strozzata alla gola da un embargo che stritola, ha dovuto fare delle scelte.
      Scelte dolorosissime che coinvolgono tutti.
      Scelte che hanno fatto crescere il popolo in una direzione, forse un po’ troppo sottolineata.

      Salvo, poi, sprofondare nell’ovvietà della nausea per le “emergenze”.
      Missione compiuta da parte deli States?
      Staremo a vedere.
      Certo è che, alla luce degli ultimi avvenimento mondiali dove l’economia è diventata un’arma di distruzione di massa, il riavvicinamento (un po’ strafottente e usualmente trionfalistico degli States, mi si consenta il termine) è profondamente preoccupante.
      Pronti ad entrare interi reggimenti di venditori d’auto e di succursali di McDonald. Di piazzisti del viaggio Last minute e di “consulenti” economici per la popolazione.
      Di fautori del “Mutuo agevolato a tasso concorrenziale” e di venditori di … tutto quello che, negli States, stanno buttando nei bidoni dell’immondizia.
      Paradossalmente ci si ritrova, come avvenne in Europa, con la DDR.
      Lo specchietto della vita comoda per poi avere una … Merkel e tantissima nostalgia, da parte dei tedeschi al di qua di Berlino (Incredibile: questo status è stigmatizzato, anche, in Wikipedia alla voce DDR. In ultima battuta si legge, proprio, la profonda nostalgia per la Repubblica Democratica tedesca e di quanto si stava meglio senza il ricatto del denaro).

      Poi, ognuno ne tragga le proprie conclusioni.
      Grazie per esserci e cordiali radiosità

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  2. Una caratterizzazione fortissima.
    Un capitolo che si svolge oltre le righe della banalità del quotidiano o del racconto fine a se stesso.
    Analisi dell’individuo.
    ecco quello che colpisce.
    Chiè Ninni?

    Ciao milordissimo.
    🙂

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    • Sonia Liverani

      Grazie, cara amica.
      La caratterizzazione è, forse, il mezzo con cui sperai di giungere alle persone, alla gente, nell’esposizione dei fatti.
      Grazie per aver notato, sottolineandolo che, la banalità del quotidiano nasconde, molto spesso costose e pesanti verità.
      Fummo figli degli eventi che, alle volte, nella loro oscura assurdità, maturano e nascondono imprevedibili (e alle volte risolutivi) sviluppi.
      Grazie per esserci e cordialità mezzo/ferragostane.

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  3. So che non ci tieni particolarmente, ma il buon ferragosto te lo auguro lo stesso.
    Ho appena finito di leggere il tuo bellissimo capitolo.
    Sofferto, forte e potente.
    Lo spaccato di un uomo, di una situazione, che potrebbe riversarsi, nella vita di ognuno, in ogni momento.
    Una lezione emotivo/sociale molto forte.
    Buona giornata e buona festività

    Un abbraccio

    Enrico

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  4. Certo, è sotto gli occhi di tutti quello che ha scritto.
    Un capitolo ragionato, meditato e sofferto.
    Un capitolo costellato di emozione e passione.
    E’ riuscito a mettere a fuoco i mali del secolo e delle persone.
    Buona giornata

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