Laika, fragmenta V

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La misteriosa fine spaziale di Laika
Partì il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik, destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.

1LAIKA PRIMA DEL LANCIO
Quando il missile si sollevò dal cosmodromo di Baikonur, sotto la spinta e il fragore dei suoi motori, la cagnetta rinchiusa nella capsula cominciò a guaire penosamente e ad agitarsi nel tentativo di fuggire. Ma la stretta imbracatura che le avvolgeva corpo e zampe le impedì qualunque movimento, se non quello della testa. Poi, nei lunghi minuti in cui i propulsori del missile furono forzati al massimo per vincere la forza di gravità terrestre, l’animale si sentì schiacciato come in una morsa e la frequenza del suo cuoricino arrivò al limite dell’infarto, passando dagli abituali 100 a 250 battiti ogni minuto. Il terrore non abbandonò la cagnetta nemmeno quando si ritrovò, ormai priva di peso, in orbita attorno alla Terra, fra 200 e 1600 km d’altezza. Solo dopo tre ore di quella straniante condizione la bestia si calmò, ignara della sorte che l’aspettava.

2IL VIAGGIO SENZA RITORNO
Cominciò così, il 3 novembre 1957, il viaggio senza ritorno della cagnetta russa Laika, il primo essere vivente ad avere varcato i confini della Terra. Ancora oggi, nel cinquantottesimo anniversario di quell’evento, resta insoluto il mistero su come sia veramente morta Laika: gli esperti continuano a fornire differenti versioni di quel sacrificio programmato, alcune rassicuranti, altre decisamente strazianti. Come pure resta aperto il contenzioso se si trattò di un indispensabile esperimento per aprire all’uomo la via dello spazio, oppure di un’inutile ed esibizionistica crudeltà. Appena un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’ex Unione Sovietica aveva sbalordito il mondo collocando in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando un’insospettata supremazia rispetto agli Stati Uniti nella corsa allo spazio.

I RETROSCENA POLITICI
3Stando ai documenti resi pubblici dopo il crollo dell’Urss, il lancio di Laika fu un affrettato fuori programma. Galvanizzato dal successo, il presidente Nikita Kruscev chiese al capo dei programmi spaziali Sergei Korolev di anticipare a qualunque costo il volo orbitale di una cagnetta, previsto per i mesi successivi, in modo da farlo coincidere con il 40.mo anniversario della rivoluzione d’ottobre (7 novembre 1917). «Le procedure consuete dell’ingegneria spaziale furono accantonate – racconta Boris Chertok, il braccio destro di Korolev -. Non ci fu tempo nemmeno di stendere il progetto. La capsula fu costruita in officina sulla base di disegni improvvisati». Lo Sputnik 2 era una capsula a forma di cono, 4 metri di altezza per 2 metri di base, del peso di 500 kg, che sarebbe stata collocata in cima a uno dei missili balistici intercontinentali più potenti dell’epoca, l’R-7. L’abitacolo era dotato di atmosfera artificiale pressurizzata, impianto termoregolatore, e apparati di trasmissione dei parametri vitali della cagnetta. In un certo senso confortevole, ma assolutamente privo di un sistema di recupero: una volta compiuta la sua missione orbitale, era destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.

4LA SCELTA DI LAIKA
Anche il reclutamento della cagnetta fu estemporaneo: accalappiata mentre vagava senza padrone in una via di Mosca, fu selezionata per la sua docilità fra tanti altri compagni di sventura. Laika era una femmina bastarda di circa 3 anni, risultato di incrocio fra un husky siberiano e un terrier. Sopportò con grande pazienza i test attitudinali: le costrizioni della tuta spaziale, gli elettrodi incollati nel petto, la centrifuga per simulare l’accelerazione di gravità durante il lancio. E si guadagnò con onore quel posto nella capsula spaziale dove, secondo fonti della Nasa, fu sigillata per ben tre giorni in attesa del lancio, con le deiezioni che si raccoglievano copiose in un sacchetto. Dopo il terrore del lancio e la ritrovata calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa. Ma fu una breve parentesi.

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5I DUBBI SULLA MORTE DI LAIKA
Qualcosa andò storto nell’impianto di termoregolazione. Invece di mantenersi a 16 gradi, la temperatura schizzò a 41 e la cagnetta riprese a guaire e ad agitarsi. I battiti del suo cuore, poi ritrasmessi da alcune emittenti radiofoniche, diventarono sempre più flebili. Secondo la versione ufficiale dei fatti, trascorse circa 5 ore dall’ingresso in orbita, i controllori di volo applicarono la prevista soluzione della “dolce morte”, rendendo disponibile alla cagnetta un’apposita pozione velenosa già pronta in cabina. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno spaziale a Houston, Texas, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, rivelò che la versione dell’eutanasia era una pietosa bugia e che in realtà la cagnetta era morta 5-6 ore dopo il lancio per stress termico. Secondo altre fonti russe (Anatoly Zak, The True Story of Laika the Dog), l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Lo Sputnik 2 divenne la bara spaziale di Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata disintegrazione nell’atmosfera.

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La tuta spaziale di Laika, venne progettata perché rimanesse forzatamente accucciata e con le zampine avanti bloccate (come si nota dalla foto di una delle tute esposte al Museo dello Spazio a Mosca). La cagnolina venne completamente rasata

MONDO DIVISO
Cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze di Laika, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, gli scienziati russi, e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente come Laika. Solo di recente, Oleg Gazenko, uno dei superstiti ricercatori che partecipò al tirocinio di Laika, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: “Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane”.

Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando l’assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto. Forse fu la temperatura a ucciderla, o l’umidità che si era accumulata nel suo ansimare dentro quello spazio, o l’anidride carbonica che i filtri nella capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che, probabilmente, non funzionarono a dovere. Il dottore non è sicuro.
Ma chiunque conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa è morta quella cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si preferisce un’espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla sopravvivenza di Laika nello spazio indicata in “oltre quattro giorni” e l’America si rodeva nella sua goffa rincorsa con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.

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Animali inviati nello spazio dall’URSS (conosciuti)
Dove non indicato si tratta di cagnolini
____________________________________________________
Laika – (Il vero nome era Kudrjavka, “ricciolina”) f
Dezik m
Tsygan m
Lisa f
Lisa II f
Ryzhik m
Smelaya f
Malyshka f
Bolik (fuggito, terrorizzato, un’ora prima della partenza) m
ZIB (sostituì Bolik e sopravvisse) m
Otvazhnaya f
Snezhinka f
Marfusha (un coniglietto f) f
Albina f
Tsyganka f
Damka f
Krasavka f
Bars (Il gabbiano) Esploso in aria m
Lisichka f (Piccola volpacchiotta) Esplosa in aria
Dymka f
Modnitsa f
Kozyavka m (Zanzarina, fuggita prima della partenza e inseguita da quasi cento agenti,
in quanto indossava una tuta spaziale “segreto militare”).
Chernushka f atterrata sana e salva, venne recuperata dopo essersi liberata di “tanta pipì”.
Zvyozdochka, m volò con un manichino di legno chimato Ivan Ivanivich
Veterok e Ugolyok, m m volarono insieme e rientrarono felicemente dopo 22 giorni di orbita.
Tuttora detengono il primato di maggiore permanenza in una capsula spaziale.

42 Topi,
4 ratti,
7 coniglietti,
una colonia di mosche
(Morti)

Fin qua il nostro mondo civilizzato.

Cordialità

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27 pensieri su “Laika, fragmenta V

  1. un articolo bello, esauriente e completo. Fa riflettere non per le considerazioni intrinseche, ma per i fatti raccontati. in questo sei un maestro, anzi, un grande maestro.
    Hai aperto, con una analisi magistrale proprio, quello squarcio su un periodo della nostra storia, molto oscuro.
    La sperimentazione sui cani (Ma vale anche per altri esseri viventi) dovrebbe essere equiparata a quella sugli esseri umani: punita penalmente.

    lascio un ricordo commosso a Laika/Kudrjavka.

    Ciao amico mio.

    Valerio

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    • Grazie milady. sempre gentile. E’ da dire che sono proprio le giornate uggiose, quelle piene di malinconia, che portano a riflettere sui fatti e misfatti e soprattutto sulla “liceità” della nostra presenza “in itinere“.
      Buona giornata

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  2. Una storia triste.
    Triste per una nazione che, in nome di un primato fasullo, ha compiuto un’azione così ignobile. (come accertato dagli stessi scienziati).
    Schifo.
    Per cosa è morta Laika?
    In nome di cosa?
    In che modo atroce è morta?
    Stalin e tutti i papaveri sono morti.
    Sono morti soli e purtroppo nel loro letto. Gli avrei fatto fare la fine: legati, imbavagliati, presi fa forti rumori e situazioni sconvolgenti, caldissimo, freddissimo e farli urlare per la paura e il terrore.
    Da fargli scoppiare il cuore. Maledetti.
    Meglio che mi calmi.
    Ciao milord.

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    • tutte considerazioni accettabili, per onestà dobbiamo capire e comprendere, anche, il periodo.
      Le conquiste civili, che spaziano in vari campi -non ultime quelle animaliste- ci prendono in un recente storico. Oggi è quasi impensabile che una signora vesta una pelliccia di animale.
      il periodo era così.
      E’ da notare che, se fossi stato presente e senziente, il mio atteggiamento non sarebbe cambiato minimamente.
      Vabbé, ma io sono io.

      Grazie mia signora
      Cordialità

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  3. Me ne convinco sempre di più.
    la grandezza dell’Umanità non è data dall’Uomo che in quanto tale sa soltanto distruggere.
    E’ data dalla natura, in questo caso dai cagnolini, che insegnano all’Uomo come stare al mondo.
    Onore a Laika!
    Ciao

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  4. Bello ricordarla.
    Io ero piccolo quando la spedirono in cielo e mi ricordo che ci si lamentò tantissimo. Mio padre era veramente arrabbiato. Togliatti e Pajetta diedero delle spiegazioni convincenti e mio padre abbozzò (era un comunista puro).
    Io non me la sono dimenticata
    Bello il suo blog.di sicuro tornerò spesso

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    • Benvenuto presso questo Blog.
      Grazie per la testimonianza,. C’é bisogno di persone che hanno vissuto le nefandezze dell’umana presenza e ne spieghi i perché.
      Le ideologie, ecco.
      Le ideologie e la religione sono il sale della disfatta.
      Buongiorno

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    • Vi ringraziammo delle espressioni veramente esagerate.
      Perdonate (vi do del voi, malgrado sia sospeso in questi giorni). come si sa ormai e come ne sono consapevoli tutti i lettori, le espressioni adulatorie non c’ingannano, anzi c’innervosiscono.
      Una sensibilità che fa sognare, chi milady?
      …che fa invidiare, ma cosa milady…
      Ci sono due o tre cosette che ci fanno venire l’orticaria. Ecco, voi ne avete toccata qualcuna.
      Statemi bene e cordialità

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    • Benvenuta presso le stanze di questo umile Blog.
      C’é del vero in quello che dici.
      La teoria della superiorità umana nel mondo animale è una favola inventata dai profeti, religiosi, sacerdoti, scribi, farisei, sacerdoti, vaticinatori e affini.
      Forse, la terra, non si merita la nostra presenza.
      Siamo positivi, dunque: nel mondo animale c’é tutto.
      Quindi non siamo soli, ma in compagnia con tutti quei simili che si differenziano da noi, poveri menomati con soltanto due zampe.
      Buona giornata

      🙂

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  5. Uff… sinceramente ho sempre pensato che l’avessero semplicemente lasciata morire di fame. Se davvero l’avessero avvelenata e fosse morta dopo poche ore, sarebbe stato molto meglio ma… dubito. Credo che per gli scenziati russi fosse troppo importante vedere gli sviluppi “naturali” dell’evento.
    La cosa che più mi sconvolse di questa faccenda fu, non tanto il sacrificio assurdo dell’animale (quello fu semplicemente il più eclatante, ma non è che nella vita “di tutti i giorni” non succeda anche di peggio), piuttosto la celebrazione che ne fu fatta e che fu mantenuta a lungo. Ogni volta che mi vedo passare davanti un camper “Laika” inevitabilmente penso quanto stupido, crudele, vigliacco e insensibile sia il genere umano.

    http://www.wolfghost.com

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  6. Il fattore “laika” colpisce anche me. Fobia da camper (non per il camper in se stesso).
    Molti anni fa (la foto digitale ancora non era così popolare come adesso), elaborai una foto proprio sulla cagnetta Laika … . Avevo usato ingranditori, carta fotografica, reagenti, pennelli e colori. Poi, al termine dell’elaborazione, presi il fissatore e inserii la pellicola nell’ingranditore, giusto per fare la foto della foto. Squillò il telefono e siccome “non ero operativo” mollai tutto e andai a rispondere. Dopo un bel po’, rientrai in camera oscura e … mi ero dimenticato il reagente.
    Tutto il mio lavoro era diventato un’accozzaglia di colori e strane forme e curve.
    Spiccava, soltanto, lo sguardo della cagnetta da quel turbinio esplosivo di colori.
    Rimasi colpito a tal punto che feci numerosissimi ingrandimenti. Ricordo, ancora, quell’episodio assieme a tutti i cimeli, che conservo gelosamente, dell’impresa spaziale e che mi colpì tantissimo.

    Fin qui l’aneddoto.
    Buona serata

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