Calliope

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Rapito da vorticosi pensieri
Vedo la vita scivolare nell’ombra.
Domande senza risposta turbano i miei giorni
E io sono il mistero più grande.
E i giorni volano via,
Come cavalli selvaggi corrono via.
E io non posso spiegare le mie ali per inseguirli
Poiché le ho perse in un tempo remoto.
Dentro di me il demone urla,
Incatenato nell’ombra da catene
che lui stesso ha forgiato,
Intrappolato ad un passo dalla luce.

1Non oso guardarmi allo specchio perché vedrei l’immagine del mio persecutore.
Guardo il sole sorgere dietro la basilica e di nuovo assaporo i ricordi ritrovati. I dubbi sono spariti con le tenebre e ora sono certo che le immagini che ho visto stanotte non erano un sogno, ma memorie di ciò che ero, accompagnate dalla consapevolezza di ciò che sono ora.
Chiudo gli occhi e sento. Sento la brezza che mi accarezza il viso e fa scendere brividi piacevoli lungo la schiena. Sento il calore del sole farsi sempre più forte sulla mia pelle. Sento due rondini che si chiamano e si inseguono nell’aria rosa dell’alba. Riapro gli occhi e le vedo, volano alte, sembrano zigzagare tra i raggi di sole che perforano le nubi. Sento le lacrime rigarmi il viso.
Ricordo.
Ricordo quando anche io avevo le ali.
Ricordo quando ero un angelo.
Eoni fa.
Ero uno degli araldi di Dio, volavo in un universo ancora giovane ed ero i Suoi occhi, le Sue orecchie, la Sua voce, la Sua mano.
Ero libero.
Vivevo nella luce.
Poi…

Ricordo il dubbio che si insinuava, le parole dette a bassa voce e le occhiate complici, sperando che Lui non se ne accorgesse, ricordo i primi incontri segreti, le discussioni, le idee di tradimento e vera libertà.
E ricordo il discorso di Satana.

Era il più bello, il più potente e nella luce della Sala Maggiore sembrava un vero Dio.
Le sue parole erano un fiume travolgente di verità, libertà, luce.
Non era possibile non lasciarsi convincere.

Io ero accanto a lui, il suo braccio destro. Quel discorso lo avevamo preparato insieme.
Così decidemmo di ribellarci a Dio.
Per milioni di anni infuriò la guerra. Non c’era momento in cui le nostre spade fiammeggianti non si incrociassero. Il giorno era oscurato dal fumo e dalla cenere, la notte era illuminata dalle fiamme e dai fulmini.
Poi scoprii l’inganno.
Satana aveva mascherato i suoi disegni di potenza e dominio con le mie parole di libertà e uguaglianza.
Fu uno dei giorni peggiori della mia vita.
Io e altri lasciammo le schiere dei ribelli, ma non potevamo, non volevamo tornare ad essere servi di Dio. Avevamo assaggiato la libertà, non potevamo più rinunciarvi. E a parte questo, il nostro e il Suo orgoglio ce lo impedivano.
Iniziammo a combattere Satana, ma dovevamo difenderci anche dagli angeli.

Alla fine vinse Dio.

La sua vendetta fu tremenda.
Precipitò i ribelli di Satana nelle viscere della Terra e li mutò in maniera orribile. Divennero diavoli.
A noi andò peggio.
Dio ci privò dei nostri poteri, delle nostre ali e della memoria. Ci disperse sulla Terra, nel tempo e nello spazio, incatenati nelle tenebre, bramosi della luce, intrappolati tra Inferno e Paradiso. E con una maledizione. La solitudine. Non ci sono concessi l’amore e l’amicizia degli uomini. Per quanto ci sforziamo, per quanto ci possiamo avvicinare, alla fine siamo sempre soli. Se questo è tremendo normalmente, figuratevi per noi, dotati di una sensibilità molto maggiore di quella degli uomini, vagamente consci del fatto che sia una condanna, ma senza averne mai la certezza, perché privati del passato.
Ricordo che scrissi, tempo fa alla nascita di un amore, un poesia:

Scendete nelle strade voi che vi amate
Ballate nelle piazze.
Ho bisogno di vedervi,
Come il prigioniero nella torre
Guarda gli uccelli volare.

E per ogni vostro bacio verserò due lacrime
Una di dolore per ciò che mi manca
Una di gioia per ciò che avete.
Due lacrime per l’amore.

E tu, tu che hai la chiave della torre,
Vieni.
Liberami.
Amami.

E sarai libera anche tu.
Voleremo insieme
Sopra la nebbia
Oltre le nubi
Verso le stelle.

Danzeremo su una luna d’argento
Danzeremo sulle rovine della torre
Danzeremo sorretti dal vento.

Era il 17 ottobre, il giorno del mio compleanno.
L’otto gennaio aggiunsi una strofa:

La fredda pietra sottrae calore al mio corpo.
Una farfalla muore fiammeggiando
nella luce della mia candela.
Attraverso una feritoia vedo le nubi coprire le stelle.
La porta é ancora sprangata.
Gli uccelli sono volati lontano,
E tu con loro.

Non sono un angelo, ma neanche un diavolo. Prima di condannarci Dio ci chiamò demoni.
Sopra di me altri uccelli salutano l’alba, il loro cinguettio è soffocato dal rumore delle auto.
Anche la città saluta il sole.
Questa notte ho recuperato la memoria, so chi sono e cosa ho fatto.

Ci sono delle zone d’ombra.
Quando ero un angelo potevo vedere il tempo nella sua interezza, quello che gli uomini chiamano passato, presente e futuro erano contemporaneamente sotto i miei occhi.

C’è qualcosa.
Un evento di fondamentale importanza che sta per accadere, ma io non lo ricordo.
Stringo le palpebre e fisso il sole. Il mondo è pieno di previsioni e profezie, basta distinguere quelle valide dalle fasulle e interpretarle e saprò cosa deve accadere.
Ma prima devo trovare gli altri demoni che si sono incarnati in questo tempo.
Insieme abbiamo combattuto contro Dio e contro Satana.
Insieme combatteremo ancora. I nostri ideali sono immortali.
Tento un’ultima volta di muovere muscoli della schiena che non ho più.
Mi volto e mi incammino verso casa.
Ho un brutto presentimento.
L’ultimo mi aveva annunciato la fine di un amore, questo che sto sentendo mi fa quasi più paura.

Sfreccio attraverso le nubi che dividono il Regno dal mondo degli uomini.
Per un attimo il sole indora le mie ali e mi immagino come una freccia di luce che attraversa lo spazio.
Sotto di me, una ferita nel bianco – oro della Città, c’è il nero cratere che una volta era la Sala Maggiore, lasciato lì dal Signore come monito per chi gli si volesse ribellare nuovamente.

La Sala Maggiore, il luogo in cui ebbe inizio la rivolta di Satana e in cui si svolse la battaglia che ne sancì la fine. Poco distante c’è la collina su cui il braccio destro di Satana affrontò e uccise Daniele, il campione del Signore.
Che giorno incredibile fu quello: il più nobile e valente degli arcangeli sconfitto da un semplice angelo.
Non tanto semplice in verità se dopo essere stato consigliere di Satana lo ha abbandonato una volta scoperto l’inganno e con pochi seguaci è riuscito a tenere testa a lui e a noi.
Forse il Signore temeva che potesse divenire un nuovo Satana e cercasse anche lui di detronizzarlo, per questo avrà deciso di condannare lui e i suoi a vivere come demoni tra gli umani.
Un brivido mi corre lungo la schiena, una condanna veramente terribile la solitudine, considerato anche il fatto che se non fosse stato per il loro aiuto le forze di Satana alla fine ci avrebbero sopraffatto. Comunque non sta ad un angelo valutare il disegno divino.
Passo troppo tempo con gli umani appena trapassati, sto venendo influenzato dalla loro maniera di percepire gli eventi come passati, presenti e futuri.
Dal momento della vittoria non è passato neppure un attimo: qui il tempo non esiste.
Mentre plano verso il Palazzo non posso fare a meno di chiedermi come finirà questa volta, le linee temporali sono troppo confuse per poter vedere l’evento chiaramente.
L’unica certezza é che difendere la pace e l’armonia del creato sarà il nostro scopo.

2Il sentiero è stretto e scivoloso e a strapiombo su uno dei Pozzi, ma io scendo velocemente aiutandomi con gli artigli delle mani e dei piedi.
Trasformando i nostri corpi pensava di punirci, invece ci ha dato grandi vantaggi.
La mia forma oscura e imponente si riflette per un istante negli occhi di un dannato incatenato.
Contrae la faccia in una smorfia e si prepara per il dolore, ma oggi non sono venuto per lui.
Raggiungo la Voragine, è già piena e lui ha appena iniziato a parlare.
E’ come la prima volta, le sue parole ci inebriano, la sua voce ci droga.
Le fiamme lo ammantano con un alone di potenza e le sue ali ci circondano nell’abbraccio del padrone.
Mentre parla non usa le esche che aveva usato l’altra volta per irretire quanti più angeli poteva, noi siamo i suoi fedeli, i suoi adoratori, con noi parla chiaro. Parla di potere, parla di dominio, parla di conoscenza, parla di nuove anime con cui banchettare.
Parla di vendetta.
Lui è Satana e condurrà noi diavoli alla vittoria.

La terra si aprì e da essa si riversarono fuori come una nera marea i diavoli.
Gli artigli e le zanne splendevano e chiedevano sangue e vendetta.
Il cielo si squarciò e da esso calarono come una meteora infuocata gli angeli. Le spade e le ali fiammeggianti promettevano giustizia e punizione.
Dalle ombre scivolarono fuori i demoni, l’inganno ancora bruciava nei loro petti, ma anche la punizione sofferta chiedeva un riscatto.
Si voltarono verso il loro condottiero.
Disse una sola parola: “Diavoli” e la battaglia cominciò.

Durò tre giorni e due notti e fu combattuta su tutta la Terra.
Alcuni uomini avevano letto le profezie e fecero quanto vi era prescritto, salvandosi.
Gli altri morirono.
Poi la battaglia finì.
Sulle rovine della casa di un amore perduto vi sono un diavolo agonizzante, un angelo e un demone.
Il demone guarda il paesaggio un tempo familiare, ora completamente devastato.
I palazzi non ci sono più, le villette sono un cumulo di macerie.
Il prato incolto ora è un cratere fluorescente e del campetto da calcio rimangono quattro tizzoni in ricordo delle porte.
Tutto è distrutto.
Su tutta la Terra.

Parla il diavolo: – Abbiamo cercato la vendetta e il potere con ogni mezzo, subdolo o scoperto, che siamo riusciti ad architettare. Forse oggi abbiamo fallito, o forse abbiamo portato a termine l’inganno più perfetto.
Parla l’angelo: – E’ stata una lotta terribile che ha portato lutti e distruzione, ma, infine, per gli eletti che sono sopravvissuti, si prospetta una vita di pace e armonia nella luce del Signore.
Lacrime scendono sul viso del demone, si mischiano al sangue delle ferite e cadono a terra.
Qui c’era la sua camera, doveva essere qui quando è crollato tutto.
L’ho avvertita, ma non potevo dirle tutta la verità, non mi avrebbe creduto, almeno credo.
La mia indecisione mi causa sempre dolore.

Parla il demone: – Ma non vedete cosa abbiamo fatto? Che devastazione abbiamo portato?
Abbiamo combattuto nel nome di grandi ideali dimenticando i piccoli uomini.
Cosa sono pace, vendetta, libertà, potere, verità, armonia, uguaglianza, se non vuote parole senza gli uomini che le rendono vive? Per perseguire i nostri egoistici progetti per il genere umano abbiamo schiacciato gli uomini, abbiamo dimenticato di dover servire ogni singolo essere vivente, non imponendogli i nostri sogni, ma aiutandolo a realizzare i propri.

– Dovevamo confortarli nel dolore e abbiamo distrutto le loro vite.
– Dovevamo condividere le loro gioie e li abbiamo annientati con la nostra vittoria.
Non riesce a proseguire, si accascia a terra singhiozzando sommessamente.

Parla di nuovo il diavolo: – Siamo sconfitti. – Dice e poi muore.
Poi parla Dio.

Ma noi non sappiamo cosa disse perché il demone, che mi ha raccontato questa storia, non lo ascoltò.
Le parole di Dio erano per gli uomini e per gli angeli e non lo riguardavano. E comunque non lo interessavano.
Si allontanò trascinandosi dietro la sua spada fiammeggiante.
Una spada fiammeggiante, pensò guardandola, l’arma di un angelo.
Per un momento fu tentato di abbandonarla come una specie di lapide ma, si disse, poteva ancora essere utile.
Si diresse verso un cumulo di macerie, dove si stavano riunendo altri demoni.
Provò a raddrizzare le spalle e non ci riuscì.
In realtà non si sforzò neppure più di tanto.

Dio finì di parlare e l’angelo si voltò.
Il demone era appoggiato a quello che rimaneva di un muro.
Si stava bendando le ferite.
– E allora? –
Gli sentì dire rivolto ad altri demoni
– Cosa sono quelle facce? Pensate che il pianeta si ricostruisca da solo? Abbiamo del lavoro da fare, muovetevi.

L’angelo sorrise e pensò che non era proprio compito suo valutare il disegno divino.
Spiegò le ali, si librò nell’aria e raggiunse gli altri angeli.
La luce del sole indorò le loro ali, una scia di frecce luminose salutò il nuovo giorno.

Questo racconto è dedicato ad alcune persone e per alcuni motivi.
E’ dedicato ad un amore perduto, perché mi ha dato molte cose; anche l’ispirazione per questo racconto.
E’ dedicato a Calliope – Musa della poesia epica -, che è viva e reale e continuerà ad essere viva e reale come le sue sorelle, finché qualcuno avrà qualcosa da dire e lei sa il perché.
E’ dedicato a me e a quelli come me che ci guardiamo intorno e non riusciamo a trovare un posto, nella nostra vita, oppure una ragione per vivere.
E’ dedicato a me e a quelli come me perché ce lo meritiamo.
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26 pensieri su “Calliope

  1. La filosofia della vita. Certo che la tua visione è innovativa. Hai messo una terza figura alla quale non si pensa.
    Un mondo, un evo che misura il nostro grado di umanità?
    Credo che una riflessione seria ci vorrebbe.
    Almeno qua.
    Buonanotte milord.
    Ti sognerò … forse.

    Bisousss

    Annelise pour toi

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    • Annelise Baum

      Avete dato una interpretazione al nostro dettato,.I tre stati dell’uomo
      Ovvero il si, il no, il forse.
      Alcune volte il forse è più profondo delle nette prese di posizione.
      Il giustizialismo, molto spesso, non paga. (Il si e il no).
      Il forse è possibilista, da accettare in pochi casi, però.
      Si ha la forza del silenzio e il silenzio, solitario della forza.
      Ma in questo caso, non certo, è o può essere una soluzione.
      Già.

      Quale può essere la soluzione? Dal nostro punto di vista, una soluzione “a pelle” è la migliore. La fatica e gli schiaffi, che la vita ti regala, fanno tanto.
      Se, poi, andiamo in fondo …
      Grazie per esserci mia signora

      Cordialità

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  2. Una analisi introspettica corposa e piena di spunti.
    E’ da dire che, in queste righe, ha analizzato quasi tutte le componenti umane.
    Arte, passione, i pro e i contro e il terzo momento.

    E’ sempre bello poterla leggere.
    Una soddisfazione non comune.
    Buona giornata

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  3. Come faccio a scriverti un commento, se questo può servire a farti capire che sono passata da qua e ho letto?
    Viaggi a livelli superiori. Livelli che per me sono lontani. cerco di tenerti testa ma, con un battito d’ali, voli sempre più in alto.
    Sei grande.
    Sul serio mio milord, mio signore.
    Un bacio

    Sony

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    • Sonia Liverani

      Grazie mia signora.
      Poter parlare di alcuni temi che bruciano, è difficile.
      Facciamo parlare le anime (non ci resta che quello, per chi ne ha una).
      Chissà. forse impariamo qualcosa?
      Grazie e cordialità

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  4. Si diventa “disumani” nel momento in cui più non si intende seguire la legge che qualcun altro ha deciso giusta, perfettissima e non discutibile. Si diventa dei dèmoni, esseri a metà strada tra il divino e l’umano. Quanti dèmoni nella filosofia greca! E chi la ricorda più: la maggior parte oggi non sa manco cosa sia il discettare dall’alto in basso del peregrinare in questo infinito sempre più “finito” (chiuso) dai e nei pregiudizi.

    Carissimo Milord, dopo questo preambolo, mi par indiscutibile che questo tuo bellissimo racconto – che rinverdisce quella poetica che troviamo in Carducci, Milton, Rimbaud – porta alla luce una verità estrema: chi ribelle non può vincere se non dopo millenarie guerre, tradimenti e colpi accusati sulla sua propria pelle. Si sta qui, in uno stato di apolidia, ma di fatto anche il non essere più di una città o patria, ci costringe a vivere in una prigione; e non basta mai davvero che talvolta questa prigione possa sembrare dorata. Più forte è il sentimento di muovere contro chi ha dettato la sua Legge dall’Aldilà, ma anche contro chi la legge e la giustizia le hanno prescritte in Terra. E’ ovvio ma non scontato che divino, realmente divino è soltanto colui che non china il capo accettando per partito preso che l’amore è l’amore, ché l’amore, in molti casi, è in realtà abile maschera per negare l’amore e portare avanti un discorso di odio cosmico, lovecraftiano.

    Sia sempre la Musa di Omero a illuminare i nostri giorni, carissimo Lord Ninni, e non altre muse, per loro convenienza schierate e perfettamente artefatte.

    Con sempre più stima ed ammirazione, Amico mio

    beppe

    P.S.: Credo di non sbagliare dicendo che questo tuo scritto è tra i migliori della tua notevole e vasta produzione.

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    • Iannozzi Giuseppe

      Amico mio, la tua lucidissima disamina mi colpisce e onora.
      Analizzare, da un racconto, gli stati dell’uomo non è cosa facile. si riuscito, con pochi elementi in verità, a mettere a nudo uno status, un fatto.
      Non è facile.
      Le componenti umane ci sono e sono tante. La trasformazione del bianco in nero. La vita, che nulla regala e che ti costringe a vivere nel grigio.
      Altro che bianco e nero.
      Si vive supponendo, mentre si suppone la vita.
      Qua entriamo nel vivo.
      Le regole.

      Ci vogliono, indiscutibilmente, delle regole dettate dalla convenienza, convivenza, o altro, ma sempre al servizio dell’uomo.
      Tutto questo è ammesso, però, quando condiviso. facile, fin troppo, scrivere e ordinare, allo stesso tempo, condizioni di vita, senza uniformarsi o tentare, almeno, di capire la più intima essenza di quello che è l’uomo intrinseco.
      La ricerca introspettiva però è una ricerca aperta e i suoi risultati sono dovuti al contributo di molte persone, passate e presenti. Esse, con lo scritto o la parola, hanno permesso di arrivare a delle conclusioni. Conclusioni che tu, caro Beppe, molto professionalmente, ma soprattutto umanamente hai affrontato, risolvendo.

      Grazie, amico mio, anche per le gentilissime e sconsiderate frasi che mi hai dedicato.
      Ti seguo, ti seguiamo in tanti.
      C’é bisogno di persone come te.
      Buona serata

      Ninni

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  5. Grande. Non so trovare altre espressioni.

    Uno scritto tra i migliori, se non il migliore?
    Mi sembra duro. ho letto, l’altro giorno, proprio del milord, una storia niente male.
    Ognuna è grande e forte. Arrivano come uno schiaffo e ti distruggono come una bomba.
    Milord sei leggenda

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    • Giovanna A.

      Grazie, milady mia signora per le cordialissime espressioni, dedicate al nostro indirizzo.
      nel raccontare, finquanto consentito, da sempre mettemmo in corso d’opera il senso d’umanità (quando presente).
      Arrivano come uno schiaffo?
      beh, l’intento è che arrivino in qualsiasi modo possibile.
      Grazie per esserci

      Cordialità

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  6. Avremo Tempo
    per una Voragine
    di Specchio
    che, Assetata,
    ci concederà un solo Ritorno.
    Col capo
    rivolto al Silenzio
    e le Visioni
    Intrise di occhi
    da Cullare.

    Un Piccolo passo
    dal volto candido
    e le Ferite
    Involte al fango.

    Con indicibile Dolcezza
    carezzeremo le Verità di quell’Immagine
    e ne muteremo
    la meravigliosa Ombra,
    in crudele stretta
    per l’Immortalità.
    Ci Inganneremo,
    come a VolgerCi
    per il sospiro sfiorato
    e ci Uniremo
    a cortei Fradici di Pioggia e di Lacrime,
    di pagine bianche
    e Malinconia
    e Peccati.

    Pure Lame
    nel Ventre,
    Dilaniati
    entro scudi di conchiglie …
    … in quel fondo limpido di Bruma
    dove Regna
    Il Canto dell’Ultimo Portatore di Luce.
    ___
    Milord, leggere questo Canto è stato come nascere e morire in un solo Istante. Un’Emozione che lascia senza respiro.
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail
    Slàn

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    • Nì Ghail

      Vivere e rinascere. Ecco.
      per rinascere, mia signora, si deve morire, però. Dare un taglio con tutto quello che ci toccò, per divenire qualcos’altro.
      non sempre la scelta, però, fu semplice.
      Grazie per esserci e cordialità.

      Slàn

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  7. Il racconto e’ straordinariamente originale. Talmente ben narrato da renderlo quasi reale. Pero’ rispetto alla dedica…credo che il vero posto della nostra vita non sia qui, in questa dimensione, ma umilmente Le auguro con sincero intento di trovare almeno un motivo per vivere, qui, ora. E sono sicura che con il suo intelletto fuori dal comune, ricercando dentro di se lo possa facilmente trovare. Sia esso una persona, un sentimento o un luogo.
    E se proprio non le venisse in mente nulla…sappia che esistono ancora persone sincere, oneste che possono provare immensa gratitudine nei suoi confronti e che hanno piacere a leggerLa almeno una volta a settimana. Forse per Lei e’ poco ma per me no.
    Buona vita e cordiali saluti.

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    • lady74na

      Vi ringraziammo, mia signora, per l’espressione generosissima che utilizzaste al nostro indirizzo.
      La caratteristica umana, forse, è proprio quella di rendere reale tutto ciò che è fittizio, come la fantasia che acceca l’anima, ma riempie i cuori.

      La dedica, già.
      La dedica venne creata proprio ad uso e indirizzo di quanti, come noi, continuano a porsi delle domande senza, peraltro, riceverne alcuna risposta. Fallace e fatua è questa esistenza che si trascina lungo le via umide e bagnate, della vita. Sempre sotto un temporale, oppure un sole da canicola. Sia l’uno, sia l’altro mortiferi.
      Vi ringraziammo per l’augurio, che racchiudemmo nello scrigno più profondo, nascosto alla luce dei più.

      Abbiate le nostre riconoscenti cordialità

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