Memoria liquida VIII

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1Il Santo Padre usava acqua benedetta per disinfettare i nuovi fori. Il Santo Padre aveva vinto una gara di citazioni cinematografiche col Signore delle Mosche. Il Santo Padre da anni non aveva più alcuna sensibilità ai polpastrelli e deambulava esclusivamente con l’ausilio delle stampelle.
Il suo negozio in via della Suburra mi aveva sempre ricordato la darsena del signor Quint. Al posto delle mascelle di squalo, il Santo Padre sterilizzava i ferri del mestiere nell’autoclave.
Fuori dalla porta dello studio una manciata di ragazzine sepolte dai piercing e dalla noia attendeva il proprio turno. Alle pareti erano appesi dei televisori che trasmettevano vecchi film della commedia all’italiana anni sessanta.
“Ci serve un programma che colleghi le Basi, che le incolli come una pellicola cinematografica” dissi.
Il Santo Padre era chino sulla schiena di una ragazza che si stava facendo aprire un nuovo foro poco sopra il coccige. Era un’area piena di terminazioni nervose, il foro si incuneava direttamente nella colonna vertebrale, il piacere della penetrazione era di poco inferiore a quella vaginale. Esisteva una remota possibilità di restare paralizzati, ma ne valeva la pena.
“Ho quello che fa per voi…” fece il Santo Padre. Indossava un kimono nero con disegnato un dragone rosso. “Ma invece di giocare ai programmatori schizzati, perché non fate un salto al Bar Mocambo, una di queste sere? Potreste trovare interessanti i nuovi spettacoli che stiamo organizzando io e Gemma.”
Gemma, evidentemente, era la tettona di plastica.
Astreana assisteva inorridita a quell’operazione chirurgica effettuata senza la minima prevenzione igienico-sanitaria. Le mani tremanti del Santo Padre la spaventavano.
Giano, l’assistente ultrasettantenne, ci dava sotto con la panca. In quel momento si stava concentrando su una superserie di addominali che avrebbero piegato dal dolore un muflone.
“Ma gli impianti a Gemma glieli hai fatti tu?” chiesi.
Il Santo Padre si sistemò gli occhialoni neri alla Onassis, afferrò il bastone e zoppicando raggiunse il mobiletto dei medicinali.
“No. L’ha costretta il suo ex, dopo l’ha trovata disgustosa e l’ha lasciata.”
Finiti gli esercizi, Giano si dedicò alla disinfezione della ferita della paziente sul lettino. “Mia madre non lo verrà mai a sapere, non mi faccio mai vedere nuda” disse lei. “Ho il mio mondo e lei non ci entra. Figuriamoci quel ridicolo coglionazzo di mio padre…”
La ragazza si trovava in quell’età nella quale ci si sente molto fieri di insultare i propri genitori, si dimostra così di non temere il giudizio degli altri. Si è oppressi dalla propria ostinazione di sentirsi liberi. Più tardi i genitori si finisce per odiarli, ma per altri motivi.
Il Santo Padre gettò i guanti di lattice nel cestino e ci fece cenno di seguirlo in una stanza attigua.
“Non sapevo fossi diventato un guardone telematico” mi chiese il Santo Padre.
“Non lo sono, infatti. Almeno non ancora. Stiamo lavorando a un caso. Ma non posso dirti molto.”
“Hai comunque una splendida compagna…”

2Ogni tanto un soffio di vento dava il via a dondolanti tintinnii di sonagli e campanelli che si trovavano appesi fuori dalla finestra. La tenda si gonfiava e si ritraeva come un polmone.
Stare in quel posto mi rendeva inquieto. Mi sembrava di smarrire la consistenza del terreno sotto i piedi. Avevo l’impressione di trovarmi sul ponte di una nave, insicuro e stabilmente sul chi va là. Inoltre il modo di fare cerimonioso del Santo Padre mi faceva venire voglia di scappare urlando.
Sapevo che in quella bottega, in quegli ambienti impregnati dal profumo di cuoio e incenso, trovavano rifugio volti noti dello spettacolo e del jet set con una passione irresistibile per il sadomaso. Il Santo Padre aveva fatto sussultare i nervi delle vallette sulla cresta dell’onda, aveva aperto nuovi fori nelle schiene delle mogli di famosi industriali e politici, aveva sottoposto a sedute di tortura coppie di calciatori e modelle.
Il mio amico sbriciolava le loro vite, accontentava i loro volgari appetiti con il suo sorriso che non era un sorriso, e loro sapevano che in quell’artista avrebbero trovato un alleato, una tomba, un maestro che mai avrebbe rivelato al mondo le loro stravaganze.
Il Santo Padre aveva bruciato i neuroni di bambine cocainomani collegandole alle batterie delle auto, mentre il presentatore di una nota trasmissione lo incitava saltellando vestito da coniglio rosa.
Dopo aver smanettato un po’ al computer, il Santo Padre mi consegnò una chiavetta: “Programmino facile e intuitivo. Ma Manlio, è roba superata! Nemmeno mio nonno si eccita più con le Basi Profonde…”
“Ti ho detto che dobbiamo ricostruire un’identità per risolvere un caso di traffico illecito…”
“Come no” fece il Santo Padre, squadrando Astreana per la millesima volta da quando eravamo entrati nel suo negozietto. “Il lavoro mi chiama…”
Una volta all’aria aperta, Astreana mi disse che raramente aveva incontrato una persona tanto viscida.
“Non è sempre stato così” risposi. “Un tempo era una specie di genio, poi ha deciso di mollare tutto e mettersi a fare il pupazzo umano per tecnodrogati. Almeno lui è astemio.”
“Da quanto lo conosci?”
“Da sempre! È stato il secondo padre di Francesca. Mi fa star male vederlo ridotto a un rifiuto.”
“Non ne esci da questo circolo di degrado.”
“Guarda che gente frequento, come faccio a salvarmi?”
Scherzavo, certo, ma fino a che punto?
L’oscurità ghermiva il salotto mentre l’Ispettore raccontava.
Astreana lo ascoltava affascinata, incredula, accennando ogni tanto un sorriso divertito con la sua bocca da clown.

3Si era tolta le scarpe e faceva forza coi talloni sul bordo della sedia, tirando all’indietro, come se dovesse liberarsi da un crampo, le dita dei piedi con le mani. Era una posa da bambina, così come le sue calze bianche da collegio inglese.
Erano giorni che prendevamo appunti, confrontavamo date, orari e location, raccoglievamo notizie sul caso di Alberto Amodio, discutevamo se riferire o meno le nostre scoperte al Grande Capo.
Entrambi propendevamo per il no, almeno per il momento, ma convivevamo male con i sensi di colpa. Astreana a causa di un’endemica inclinazione alla sincerità, in fin dei conti si trattava pur sempre di una suora, di donna che aveva preso i voti. Ciò che invece turbava il mio equilibrio era la sgradevole sensazione di tramare alle spalle dell’unico individuo a cui sarebbe interessato qualcosa se mi fossi scaraventato giù da un ponte.
Alberto Amodio e Cinzia Santini si erano conosciuti nella kasba a una sfilata di modelle invalide.
Avevo trascorso più di una notte di disperazione tra quelle baracche e sapevo fino a che punto potevano spingersi gli imbonitori un po’ cialtroni e un po’ ruffiani di quel circo senza regole. Trattandosi di un luogo frequentato in massima parte da spiantati, vampiri e non-morti, nella zona allagata attecchiva ogni sorta di stomachevole perversione.
Mi ero fatto trascinare all’interno di stand dove per pochi euro potevi assistere al rapporto saffico tra due adolescenti metà donna e metà rettile. Avevo toccato la pelle ruvida e tagliente di uno squalo imbalsamato. Ero entrato in tante di quelle gallerie degli orrori – orrori reali, mi riferisco all’esposizione di scherzi della natura – che ne avevo perso il conto.
Una volta assaporato il gusto malato della kasba sapevi che in città, ingabbiato tra divieti e obblighi, niente ti avrebbe più emozionato, niente ti avrebbe lasciato esterrefatto e magari nauseato.
Là fuori c’era solo convenzionalità ipocrita.
Avevo invidiato, non lo nego, chi si era perso tra gli artigli della zona allagata, chi ne era rimasto tanto affascinato da non tornare più. Costoro avevano bramato vergini unte di fragranze afrodisiache, cosce sode e grembi frementi per l’accoppiamento, gioielli e cavigliere strette attorno a corpi sinuosi. Invece si erano imbattuti in trafficanti di organi, in chirurghi sadici che avevano stirato le loro membra al limite dell’immaginabile, erano diventati cibo per i cani randagi e i topi, o per i pesci siluro che si ingigantivano tra le acque del Tevere.
E io, beh, io anche derubato, drogato, picchiato, ubriaco, provando vergogna e pisciando sangue, in un modo o nell’alto ero sempre riuscito a strisciare fino a quell’appartamento in via Nazionale.
Tornavo nel guscio, come avrebbe detto l’Ispettore.
“L’evento era organizzato in un ex ristorante specializzato in carne alla brace, uno di quegli stanzoni sulla via Ostiense che piacciono tanto a camionisti e fornai. Lo si poteva raggiungere con una certa facilità seguendo i binari del trenino. Amodio ha dichiarato di essere arrivato a sfilata già iniziata e di essersi accomodato in ultima fila. Davanti a lui c’era una comitiva di ragazzetti, tutti con berrettino d’ordinanza, che usavano l’involucro di plastica di una Bic come cerbottana per sparare palline di carta tra i capelli delle indossatrici. Un presentatore con il volto paonazzo dal vino e uno smoking macchiato di sugo urlava nel microfono, cercando di attirare l’attenzione di un pubblico annoiato e stufo dopo soli dieci minuti…”

4I luoghi raggiungibili seguendo la linea ferroviaria erano presi d’assalto da orde di ventenni storditi dall’hashish e da coppiette in vena di trasgressione. O da solitari come Alberto.
Tuttavia la kasba gettava la maschera solo addentrandosi tra le tende e le bancarelle, raggiungendo gli apici dell’abiezione nelle viuzze del Centro Giano.
Una folla composta e raccolta osservava tutte le notti la liturgia dei suicidi che avveniva dal ciglio del viadotto di Dragoncello.
“I genitori applaudivano le performance dei loro mostriciattoli. Lo speaker, senza smetterla di accarezzarsi il pacco, annunciava il nome della ragazza e le deformità da cui era affetta. Michela, diciannove anni, indossa un tailleur imbastito e cucito da lei, è nata senza gambe a causa dell’assunzione sconsiderata di droghe sintetiche da parte della madre durante la gravidanza, il suo sogno nel cassetto è partecipare a un reality show!”
Durante le pause, davanti a una tazza di latte e Nesquik, Astreana mi chiedeva: “L’Ispettore esagera o nella kasba succedono veramente quelle cose?”
“Metà e metà” rispondevo.
“A differenza dei normali avventori, sia Amodio, sia la Santini assistevano interessati a quelle pagliacciate” proseguì l’Ispettore. “Forse attaccarono a parlare commentando le protesi fosforescenti di Annamaria, ventidue anni, focomelica e affetta da gravi deficit intellettivi, la cui massima aspirazione era far parte del pubblico di una trasmissione televisiva, una qualsiasi, senza distinzione. Oppure ruppero il ghiaccio criticando il colore del toppino di Savannah, autentica celebrità nella zona allagata per via dei suoi bollenti spettacoli sadomaso. Comunque siano andate le cose, sta di fatto che da quel momento Alberto Amodio e Cinzia Santini iniziarono la discesa…”
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35 pensieri su “Memoria liquida VIII

    • carissima “la manu” non saprei immaginarti diversamente da come sei. Attenta a tutto quello che ti circonda, netta e precisa. Gioia per i tuoi figli e disperazione per quel poveraccio che ti sta accanto.
      Scherzo, ovviamente.
      Sono convinto, come lo sono che tante parole non definiscano bene quello che siamo.
      L’asciuttezza, alcune volte, vale più di qualsiasi cosa.
      Buona giornata

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  1. Dentro ognuno c’é la forza? Intesa come entità che nasce dentro, ci sovrasta e indirizza?
    Abbiamo o non abbiamo l’impatto emotivo? Ecco un capitolo di passaggio.
    Un passaggio importante per capire

    Ciao Ninni
    buona giornata

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  2. Bello bello. Guarda, quasi quasi inizio a leggermelo di nuovo (mettendo di lato il libro che sto leggendo per seguirti meglio).
    Mi faccio copia incolla, ma non mi vengono le foto, come potrei fare?
    Intanto me lo copio e incollo.
    Poi vediamo.
    Ciao e buona giornata

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    • Oddio, Valerio, non dirmi che anche tu hai quell’orribile malattia che mi pervade da anni: la rilettura?
      Ok per il copia/incolla.
      Non so che tipo di browser usi, ma con uno qualsiasi puoi, tranquillamente, salvarti la pagina nel formato “mhr”.
      te la salva così come é e puoi, tranquillamente in un secondo tempo, stampartela così come lo ideata io.
      Viene facile.
      Fermo restando la piena libertà di scompattartela come ti pare.
      Ciao, grazie e buona giornata

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  3. Aggiornamento

    Ho notato, dal lettore d’ingressi, che alle ore 9.44 fino alle ore 10.40 sono stato “vivisezionato” dall’
    Istituto Gesuitico di Studi Vaghi ovvero L’Entità come si fa chiamare il più potente servizio segreto del Mondo.
    Ovvero i servizi segreti vaticani.
    Perché L’Entità si è scomodata così tanto e in chiaro, anche, tramite internet (per chi non lo sapesse, L’Entità, ne giro di pochi minuti, al massimo due ore, riesce con mezzi un po’ strani a modificare intere pagine di Wikipedia, encicolopedie on line e dati, palesemente, in contrasto con i principi vaticani stessi) non mi è dato sapere.
    Una verifica sul personaggio di Astrea?
    In chiaro?
    Non sono un complottista, ma a pensar male ….

    L’Entità è subentrata, al Sodalitium Pianum, fatto sciogliere nel 1921, dicono funzionasse fino al 1946, lasciando i posto a L’Entità..
    Beh, torniamo con i piedi per terra.

    Piccola nota per i Servizi vaticani: sono un non-credente. Convinto, per scelta e quasi orgoglioso, per cui, una scomunica in più o una in meno … non mi cambia la vita, o almeno quella che mi resta ancora da vivere.
    Et a fundo cordis mei exhauriens gratias.

    Buona giornata a tutti.
    (No, dico, mi mancava soltanto il Vaticano per essere al completo.)
    Mah

    PS: Non c’é nulla di male, per carità. Rimarco, però, la permanenza lunghissima su un povero e umile blog di un senza Dio.

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      • Hai visto? Roba da matti.
        Vabbé, vorrà dire che, sbattendomi il petto, farò penitenza e chiedendo, con forte e umile contrizione, pietà mi sarò assicurato i conforti religiosi e l’abbandono umano e divino, derivanti dalla scomunica Latae Sententiae subita.
        Come si sa, la Latae Sententiae è la scomunica comminata senza il pronunciamento di un tribunale cattolico/cristiano. Quindi una posizione netta diretta. Proprio per questo motivo viene definita, comunque, di derivazione pontificia, E’ il Papa che commina questo tipo di scomunica.

        E vabbè, morirò vile e negletto dal mondo con un Creatore che, se esistente e obbediente alle disposizioni del Papa, si arrabbierà tantissimo con il sottoscritto che non potrà difendersi in quanto Umano, mortale, peccatore, scomunicato.

        Mammamia …
        Paura paura … brrrrr
        (tanto, qualsiasi cosa faccia o possa fare, a prescindere, è errata.)..

        Ciao e buona giornata

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  4. Un capitolo bello pieno, tosto e soprattutto ragionato e coerentissimo.
    Bello che si fa seguire come non mai.
    E’ la tua scrittura che è riconoscibilissima per la pulizia.

    Ho letto quanto hai scritto qua su.
    Non ci credo che, navigando in rete, dal Vaticano per caso si finisca qua. Non ci credo. Anch’io ho controllato l’indirizzo IP. E’ proprio il Vaticano!
    Vedi, amico mio, creando Astreana la co-protagonista, stai parlando di qualcosa che il Vaticano nasconde da un bel po’ di tempo.
    Non preoccuparti, ti porterò le arance in una delle prigioni di Castel S.Angelo se non ti bruciano, vivo, prima.
    🙂

    Ciao Milord.
    🙂

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    • ti ringrazio, Massimo, per quello che mi scrivi.
      La voglia di descrivere argomenti e personaggi c’é.
      Se ci riesco meglio ancora. Un pezzo di umanità celata o evidente si esprime attraverso la mia penna.
      E mentre scrivo e descrivo, cresco e continuo a crescere come ogni giorno.
      Ciao e buona giornata

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  5. Mi sono soffermata sul mondo “di sotto” che stai descrivendo.Un mondo fuori dala nostra conoscenza e che si autoalimenta.
    Sei proprio bravo.
    Se fosse un libro lo terrei benissimo in vista.
    Un bacio

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    • bella l’espressione “Il mondo di sotto”. Mi ricorda “Il mondo accanto”.
      Diversi nella sostanza, ma molto simili nella forma. I caratteri non ben definiti portano e comportano la sparigliatura di tutto. Anzi, quel tutto, quando c’é diventa irriconoscibile da mano umana.

      Grazie ciao

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  6. Lasciaci nel solo, per sentirci nel mai.
    Mi ha ricordato questi versi, dottore.
    Leggo il suo brano con estrema attenzione, quasi come l’attenzione che lei ha messo nella scrittura.
    Mi ha aperto alcune strade che, considerato gli anni, erano chiuse e separate da qualsiasi gioco.
    Desta vivo l’interesse e quella forza che nasce e rinasce ad ogni suo capitolo.
    La seguo sempre.

    Buona serata

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  7. Grazie Nadia per aver, con tanta generosità, commentato questo capitolo.
    La storia è un po’ complessa e spero di non annoiare, anche perché, qua, c’é l’ingresso libero.
    Ciao e buona giornata

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  8. Un capitolo, questo, sconvolgente per fantasia e capacità di stupire. Un viaggio di cui non è possibile immaginare la fine.
    I miei più sinceri e radiosi complimenti!
    P.S. io sono controllata dalla CIA 🙂
    E dai servizi segreti russi.

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  9. Mi sto leggendo diverse puntate ogni sera, in modo da mettermi in pari. Devo dire che questo racconto a puntate è molto particolare, in alcuni punti un po’ troppo forte per i miei gusti, ma questo non mi esime dall’ammettere che è anche molto affascinante, che la curiosità di sapere come finirà questa storia, cresce a mano a mano che continuo con la lettura. Scritto molto bene, scorrevole, senza tanti ghirigori, di forte impatto e molto coinvolgente. Complimenti!!
    Buon fine settimana. Patriizia

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    • Patrizia M.

      Mia signora Patrizia, te lo devo dire, sei impareggiabile nella tua pedisseqità.
      Grazie sei estremamente gentile e generosa nele tue espressioni. Sì, è vero, nei capitoli ad alto contenuto inserisco, su in alto, il PARENTAL CONTROL ADVISE. Anche perché sono molti i ragazzini che navigano. Non inserisco scene sessualmente esplicite, o dialoghi turpi. E’ la descrizione di situazioni fuori dal normale, che mi lasciano un po’ così.Descrivo l’efferetazza del reato (già fatto) e paticolari situazioni mentali, introspettive e psichiche, con argomentazioni “forti”.
      Ho preferito scrivere questa storia con taglio giornalistico.

      Dritto allo scopo in presenza di notizie.

      Ti ringrazio, nuovamente per la gentilezza e l’interesse. Ti auguro una serena giornata.
      Ciao

      Mi piace

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