Memoria liquida XX

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1Roma mi appariva strana, in bilico. I palazzi sembravano sul punto di crollare, come se l’intera città ondeggiasse sull’orlo di un precipizio. O forse ero io che mi trovavo in uno stato d’animo talmente alterato da avere le allucinazioni. Dimenticai dove avevo parcheggiato l’auto a nolo, dimenticai in un lampo perfino dove mi trovassi. Vagai tra le lamiere, tra la gente che camminava a testa bassa persa nei fatti propri.
Oltrepassai semafori, ristoranti chiusi e strisce pedonali.
Il cielo prese a ruotare, ma non stavo per svenire, era una sensazione che avevo già provato in passato, sebbene la maggior parte delle premonizioni che avevo avuto nella mia vita si fossero impadronite di me nel sonno. Ma quando accadeva durante il periodo di veglia, be’… aveva l’effetto di un’onda… no, anzi, era qualcosa di più simile a mille mani gelide… ebbi la percezione di sollevarmi da terra di qualche centimetro, ma certamente non fu così. Mi strinsi la testa e caddi senza forza tra due vetture parcheggiate, contorcendomi.
Il malessere era dovuto alla resistenza che le mie barricate mentali attuavano nei confronti delle immagini che cercavano di imprimersi nel mio cervello. Cercavano di invadermi.
Ripensai alle notti di vento, alle visioni del futuro trasportate dalla tormenta come lenzuola aggrovigliate. Ripensai alle urla di mio nonno e alla voce bassa e monotona di mia nonna che pregava.
I colori della città si stemperarono, i contorni si attenuarono, i marciapiedi e le persone assunsero una consistenza traslucida…
L’essenza di incenso che mi penetrò nel naso riattivò il legame mentale con l’incubo della cattedrale… rividi i mostri umani rinchiusi negli ipogei. Rividi lo zoo. L’insetto, il pesce, il rettile…
Erano orribili, disgustosi e immorali. Ma erano anche conturbanti, possedevano il fascino ammaliante di vere e proprie opere d’arte.
Vomitai la tazza di caffè che avevo bevuto prima di uscire.
Inspirai avidamente l’aria sporca.
Sbirciando la strada non vidi anima viva. Il suono fluido del traffico mi giungeva da molto lontano, come se osservassi il flusso dell’autostrada dal versante opposto di una valle. L’asfalto vibrava sotto i palmi delle mie mani.
Mi sollevai, facendo scivolare la mano sulla carrozzeria bombata della Renault alla quale mi ero appoggiato.
Ero stato aggredito da una visione di una potenza fuori dal comune, ma perché? A quanto rammentassi, non mi era mai capitato di crollare in quel modo sotto le sferzate psichiche della preveggenza. Forse da bambino, al tempo in cui non avevo ancora imparato a schermarmi. Ma da adulto, con una tale violenza…

2La mia mente era tornata recettiva? Le mie antenne interiori avevano ripreso a funzionare?
Mi pulii la bocca sporca di bile con la manica. Mi bruciava l’esofago per via dell’acido.
Il mio videofonino squillò.
“Hanno ammazzato Brundlefly” dissi.
Dall’altra parte Astreana rimase muta. “Ammazzato?”
“Ammazzato.”
“Come?”
“Con un oggetto contundente. Una padella…”
“Santo Cielo… ma perché? Come hanno fatto a risalire a lui?”
La voce della mia amica era ridotta a un sussurro.
“Chi ti dice che siano stati loro?”
“E chi altro?”
“Magari doveva dei soldi a qualcuno…”
Nemmeno a dirlo, ero io il primo a non crederci. “Manlio, ma che dici?”
“Sto cercando delle soluzioni alternative. È tutto così confuso. Non riesco a trovare un collegamento. Brundlefly ha lavorato anni sul suo dossier e nessuno gli ha torto un capello. Di fatto, ci ha solo raccontato ciò che già sapeva da tempo, perché ammazzarlo proprio adesso?”
“Perché adesso aveva condiviso le sue informazioni con qualcuno. Cioè con noi…”
“Sì, ma chi poteva saperlo?”
“Di fatto nessuno…”
“Ecco quello che mi lascia perplesso. Solo la Beginner Girl…” dissi.
“Lei ci ha rivelato i suoi dubbi, ci ha dato l’indirizzo dell’avvocato, ma la Beginner Girl non sapeva niente delle scoperte di Brundlefly, delle due fasi degli omicidi, dei corpi ritrovati…”
“È vero, ma è l’unico collegamento tra noi e i tassidermisti…”
“Perché il Grande Capo ti ha chiamato?”
“C’era il mio nome appuntato sull’agenda…”

3Ricordavamo entrambi quando Brundlefly aveva scritto il mio numero di telefono.
“Non credo che ci metteranno molto a risalire a me” valutò Astreana preoccupata.
“No, infatti. Ho raccontato un po’ di balle al Grande Capo e per il momento sembra ci abbia creduto. O perlomeno ha fatto finta…”
“Manlio, che facciamo?”
“Se dovessero provare a contattarti dal dipartimento, tu non rispondere. Facciamogli perdere un po’ di tempo. E poi trovami l’indirizzo dell’avvocato…”
“Ce l’ho già.”
“Allora dopo andiamo a farci due chiacchiere. Io faccio un salto dalla Beginner Girl…”
“Vengo con te…”
“No. Abbiamo i minuti contati. Ho in mente un piano, poi te ne parlo…”
“Non so se è il caso di continuare a lavorare alle spalle del Grande Capo. Non più…”
“Appunto. Voglio capire cosa diavolo sta succedendo prima di trovarmi incolpato di un omicidio che non ho commesso…”
“Non hanno niente contro di te, se non quell’appunto…”
“No, certo. Ma voglio anticipare le mosse dei tassidermisti, se è vero che ci sono loro dietro questa storia. Come l’hanno visto gli agenti, possono averlo letto anche loro il mio nome su quella maledetta agenda. Dopo Brundlefly siamo io e te i maggiori esperti sull’argomento. Io a casa ho ancora i referti delle autopsie.”
“Quindi che devo fare?”
“Mettiti in movimento. Non fermarti e stai sempre nei luoghi affollati. Ci sentiamo presto… ultima cosa: ricordati di uscire armata e metti in allarme il Santo Padre, avremo bisogno di lui…” Irruppi nello studio educativo della Beginner Girl come una furia, scansando il maggiordomo grasso e un altro vermetto sui sessanta vestito da lupo delle fiabe.
“Lei non può assolutamente interrompere la sessione…” si lamentò il maggiordomo, mentre attraversavo il corridoio e sfondavo con un calcio la porta della stanza.
Udii il lupo alle mie spalle che diceva: “Francamente inaccettabile…”
Avvertii immediatamente l’odore dolciastro del fumo che saturava l’ambiente e tra le spirali intravidi la Beginner Girl in piedi con un gatto a nove code in una mano e un fallo di lattice paurosamente grande nell’altra. Inginocchiato carponi su un materassino di gommapiuma stava un tizio che rivolgeva alla sua padrona e al sottoscritto un culo smagliato e peloso. Per sopportare la sodomizzazione di quel dildo madornale doveva avere l’ano slabbrato o una malsana propensione per i punti di sutura.
“Chi osa?” gridò la Beginner Girl voltandosi.
Lo schiavo rimase a quattro zampe. Abbaiò per farmi partecipe del suo disappunto.
Fendendo la nebbiolina raggiunsi la mistress e la afferrai per il collo, sollevandola. Era leggerissima, come se sotto il corpetto, la maschera e i gambaletti ci fosse solo un manichino di polistirolo.
“Ti ricordi di me?” chiesi.
Lei annuì e disse: “Vademecum”.
“E ti ricordi anche del tipo basso che stava con me e la ragazza?”
La Beginner Girl annuì ancora e ripeté: “Vademecum”.
Dietro di me il maggiordomo provò a colpirmi con un buffetto. Si ritrasse mormorando qualcosa che non capii, stringendosi la mano per il dolore. Patetico debosciato.
Lo schiavo cane, col culo coperto da ciuffi di pelame riccio, saltellò ai miei piedi e ansimò, scodinzolando e abbaiando, la lingua penzoloni. Non vidi il lupo delle fiabe, il quale si era dato alla macchia presumendo problemi all’orizzonte.
Con un calcetto allontanai lo schiavo cane, il quale prese a girare in cerchio uggiolando, stordito e stupefatto.

4“E saresti così gentile da dirmi se quell’uomo che hai visto assieme a me, ieri sera è tornato in questa fogna?”
“Sì, è tornato” rispose la Beginner Girl. E aggiunse: “Vademecum”.
“E che avete fatto?”
“Non… la Beginner Girl… non respira…”
La lasciai andare. Le sue gambe si piegarono come se fossero prive di muscolatura. La Beginner Girl si accucciò in posizione fetale. “Mi lasci andare, la prego! Vademecum! Vademecum!”
“Ma perché continui a dire quella parola?”
“Vademecum! Vademecum!”
“La smetti? Che cazzo vuol dire?”
“Vademecum! Vademecum!”
Mi voltai in direzione del maggiordomo obeso, il quale aveva afferrato il cane schiavo per il collare e lo stava spingendo fuori dalla stanza fumosa.
“Da bravo,” gli diceva con voce chioccia, “stai buono, mettiti qua.”
L’altro dimenò le chiappe nude, simulando un atto di felicità canina e, sbavando come un San Bernardo, si allontanò guaendo. Si era pisciato sotto dall’emozione.
La Beginner Girl continuava a ripetere, ormai sull’orlo delle lacrime: “Vademecum! Vademecum!”
Mi rivolsi al maggiordomo: “Ma che sta dicendo? Falla smettere!”
“È la sua parola di fuga.”
“Sarebbe?” Lui mi squadrò come se non sapessi che due più due fa quattro.
“Vademecum.”
“Cos’è una parola di fuga?”
Lui assunse un tono didattico, cercando di ritrarre la panza sblusata sulla cintura: “Si tratta di una parola concordata tra le parti. Nel sadomaso, quando uno slave prova troppo dolore o qualcosa nel gioco lo sta disturbando, può pronunciare quella parola e la sessione si interrompe. È una specie di uscita di sicurezza”.
Sollevai di peso la Beginner Girl, la sua carne era molliccia sotto le dita, gelatinosa.
1“Voglio sapere cosa avete fatto ieri sera. E se dici un’altra volta vademecum ti faccio passare il resto della vita a pisciare col catetere…”
Lei parve fare uno sforzo di Profonda immane per ricordare come avesse impiegato il tempo trascorso con Brundlefly. I suoi giorni e i suoi incontri dovevano essere tutti ugualmente squallidi, tutti ugualmente avvilenti e demoralizzanti, tanto che si confondevano l’un l’altro. Un lampo di lucidità le guizzò negli occhi vuoti.
“Mi ha chiesto ancora di quell’ex moneyslave. Dell’avvocato…”
“Sì, e poi?”
“Mi ha chiesto cosa gli piacesse fare. Quali fossero i suoi gusti, cosa lo facesse andare su di giri. Voleva sapere il suo indirizzo, ma io non l’ho mai saputo… mi ha chiesto perché vi avessi dato il suo nominativo…”
Non parlava più di sé in terza persona. Giù la maschera.
“E cosa gli hai risposto?”
“No, basta, basta… Vademecum!”
“Finiscila! Che cazzo gli hai detto? Perché proprio lui?”
“Perché io l’ho vista… me l’ha mostrata con orgoglio di ritorno da un viaggio, quando ancora mi azzardavo a uscire dal regno…”
“Cosa? Cosa hai visto?”
“La bestia del suo zoo. La sua fidanzata trasformata in uno splendido volatile imbalsamato!”

6Sedevamo nel vano posteriore del furgone del Santo Padre, tra schermi fiammeggianti e cavi dell’alimentazione, parcheggiati dirimpetto alla villetta dell’avvocato Emanuele Vanni.
Avevo riassunto a entrambi gli ultimi accadimenti, sottolineando come fossimo in lotta contro il tempo.
“Quei rincoglioniti del dipartimento sono ammanettati dalla burocrazia, dalle richieste firmate e sottoscritte, ma alla fine arriveranno a noi…”
“Tu dici che ieri sera Brundlefly è venuto dall’avvocato da solo?”
“Penso di sì. La testimonianza della Beginner Girl confermava le sue teorie. Deve aver creduto di trovarsi a un metro dalla vittoria e ha commesso un azzardo…”
“Insomma, voleva tenere le informazioni per sé.”
“A quel punto era un caso personale tra lui e il suo passato. Anni dietro ai tassidermisti senza un riconoscimento o una prova concreta. Anni a studiare i loro movimenti e a cercare un collegamento tra le vittime. In teoria avrebbe potuto farsi raccontare le medesime cose dalla Beginner Girl anni fa, ma gli era sempre mancato l’input che lo spingesse ad azzardare. Io e te gli abbiamo dato la forza di uscire allo scoperto. Più o meno il medesimo effetto l’hanno avuto su di noi i racconti dell’Ispettore…”
Come tutti gli ex hacker redenti, il Santo Padre non si faceva mai pregare quando c’era da combinare un po’ di guai informatici.
L’avevamo trovato nel retrobottega, sdraiato su una brandina da campeggio, scosso dai tremori e incapace di controllare gli spasmi nervosi del suo viso. Non era stato un bello spettacolo. Astreana aveva assistito alla scena con distaccato interesse professionale. Io ero già pronto a portarlo al Fatebenefratelli.
Giano lo curava somministrandogli acqua e zucchero, in attesa che la crisi passasse.
“Ultimamente gli succede sempre più spesso” mi aveva confidato l’assistente. “Tra qualche mese non potrà più lavorare…”
“Siamo fortunati che lo stronzo abiti in una villetta, tenere sotto controllo un intero condominio sarebbe stato come districarsi in un labirinto. Così invece ho già individuato la sua connessione wireless” disse il Santo Padre.
Il retro del furgone era invaso dai dispositivi elettronici, tanto che ci muovevamo a fatica. E ancora una volta mi trovavo pericolosamente vicino a Astreana.
Il programma della serata era quello di sniffare le informazioni in entrata e in uscita dall’abitazione di Vanni: IP della sua postazione, e-mail spedite e ricevute, siti visitati, eventuali password.

7“Se il nostro uomo non si avvale di un software di punta, sarà una passeggiata decodificare gli algoritmi di compressione e cifratura” disse il Santo Padre. “Ma vi avverto che sarà un lavoro lungo. Inoltre non è detto che l’avvocato abbia intenzione di connettersi proprio stasera.”
“Sappiamo che è in casa. E sappiamo anche che non più tardi di ventiquattrore fa lui o chi per lui ha ammazzato un giornalista ficcanaso, dovrà comunicare qualcosa agli altri membri, no?” dissi.
“Non abbiamo la certezza che sia stato lui. E chi ci dice che gli altri non li abbia già avvertiti?” valutò Astreana.
“Certo, non possiamo escluderlo…”
“E non possiamo nemmeno dare per scontato che i loro contatti avvengano in Rete” fece il Santo Padre.
“Infatti stiamo solo facendo un tentativo. La condizione ottimale sarebbe stata mettere sotto controllo la sua connessione wireless ieri sera. Ma ragionate. Secondo voi, nel ventunesimo secolo, per gli adepti di una congrega, qual è il luogo più adeguato per restare in contatto se non le autostrade informatiche di un ambiente difficilmente controllabile e mappabile come Internet?”
“È corretto…”
“Non credo si telefonino o si spediscano fax… né tantomeno credo che si incontrino di persona per scambiarsi informazioni. Chi lavora direttamente sul corpo delle ragazze sono elementi esterni al clan. È la manovalanza. Astreana, te lo ricordi cosa mi disse Nicla? Il suo torturatore attendeva ordini dai committenti…”
“Se io dovessi mantenere i contatti tra gli associati di una setta segreta creerei un universo virtuale mimetizzato tra i flussi della Rete, un ambiente al quale possono accedere solo gli iniziati attraverso username e password crittografati e strettamente personali” disse il Santo Padre.
“Se così fosse, come faremmo a rintracciarlo?”
“Senza conoscere da dove e per dove passano i dati è praticamente impossibile. Per capirci: dovrei conoscere o l’IP del server che ospita la stanza virtuale, oppure l’IP di un utente… in caso contrario, nisba. Ma se l’avvocato dovesse entrare in contatto con un altro seguace finché lo tengo sotto controllo, sono pronto ad attivare un paio di scanner applications che ho compilato personalmente e che ci daranno delle soddisfazioni…”
Scesa la sera, io e Astreana lasciammo il Santo Padre al suo ruolo di spia dell’etere e andammo a comprare qualcosa da mangiare. Ci fermammo in una pizzeria a taglio gestita da egiziani dalla quale proveniva un profumo di kebab che mi ricordò che non mettevo niente sotto i denti da quella mattina, dopo che la visione delle bestie nelle cripte della cattedrale mi aveva rivoltato lo stomaco.
Attendevamo il nostro turno seduti a un tavolinetto di plastica gialla della Sammontana e bevevamo Peroni come aperitivo.
“Non abbiamo più avuto modo di chiarire quello che è successo l’altra sera…” dissi, prendendole la mano. Lei ebbe l’impulso di ritirarla, ma si trattenne, considerandolo probabilmente un gesto maleducato.
“Di cos’altro dobbiamo parlare?” rispose Astreana, leggermente spazientita.
“Di niente, appunto… non vorrei lasciare qualcosa di incompiuto…”

8Lei ci pensò. “Tra noi due resterà tutto sempre incompiuto, è nella natura delle cose. È la vita che ci siamo scelti.”
“Lo so. Ma esserne consapevole non mi fa stare meglio…”
Astreana si sporse verso di me, spostando la bottiglia e appoggiandola sul marciapiede. Mi sfiorò le labbra con un dito, come per dirmi di stare zitto, di non aggiungere altro, di non rovinare il nostro rapporto più di quanto non fosse già compromesso.
“Non ti dirò che ti amo. Non ti dirò nemmeno che dall’altra sera non faccio che pensare a quanto sarebbe stato splendido. E non ti dirò nemmeno che non passa un minuto senza che io prenda in considerazione l’idea di cambiare radicalmente la mia vita, bruciare i libri sui quali ho studiato e perdermi nel vento assieme a te, andare dove porta la marea, vivere intensamente la nostra storia, ovunque ci faccia arenare…”
“Ma poi?”
“Ma poi una vocina dentro la mia testa mi dice che l’impulsività non fa parte del mio carattere e che, giusto o sbagliato che sia, ho scelto consapevolmente un modo di vivere che non ho intenzione di abbandonare… anche se adesso ci sei tu e quel grigio che mi calava sugli occhi quando cercavo di entrare in relazione con gli altri si è dissolto. Il profumo della carne di montone arrostita è più intenso. La birra disseta di più. Prima di incontrarti mi sembrava di vivere in una camera asettica. Le mie percezioni si sono acuite. Ma quanto durerà? Quanto durerà prima di scivolare nella routine e odiare anche la sola presenza dell’altro?”
Se avessi parlato avrei sicuramente detto qualcosa di sciocco, quindi tacqui. Lei apprezzò il mio silenzio e si lasciò andare sullo schienale di plastica.
Cosa avrei dovuto fare? Insistere? Pregarla di mettersi con me?
Alle luci artificiali della pizzeria le sue iridi sembravano dipinte e tondissime. Altri avventori entravano e uscivano dal locale. Quell’angolo di mondo sul quale aleggiava l’odore di salse piccanti e cipolla era il nostro angolo di mondo. Anche se poteva apparire espansiva, Astreana celava un cuore impenetrabile e un’indole solitaria. Non volevo perderla. Adesso che l’avevo trovata, adesso che dopo anni di sofferenza, lei, Astreana, con i suoi vestitini da collegiale e le sue calze bianche, con la sua massa di capelli ricci e la sua espressione stupefatta aveva avuto il potere di estirpare la Pam dai più antichi e bui recessi della mia mente, proprio adesso, maledizione, mi precludeva l’onore di amarla fino a sovrapporre i nostri respiri.
Allungai la mano sul tavolinetto appiccicoso e lei lasciò scivolare il palmo sul mio, ricalcando perfettamente il profilo delle mie dita.
“Hai voglia di vendicare Brundlefly?” mi chiese Astreana.
“Abbiamo un vincitore” esclamò il Santo Padre al nostro ritorno.
Gli porsi il suo kebab. Lui lo addentò avidamente, disseminando lamelle di cipolla e pezzi di carne sul piano del furgone.
“Ho estrapolato una e-mail interessante tra lo spam. Cioè, di primo acchito mi sembrava spazzatura informatica, invece si tratta di una risposta a una comunicazione che l’avvocato deve aver inoltrato ieri o nella giornata di oggi a un certo Quatermass.”
“Fantastico” risposi. “Si può leggere?”
“Eccola…”

10Caro Minosse,
visti gli sviluppi inattesi, s’impongono le precauzioni del caso. Mi sento tuttavia di rassicurarti. Non fartene un cruccio. E goditi il tuo angelo. Ulteriori ragguagli e data di collegamento alla cripta sulla messaggeria.
Quatermass
“Se fossimo in un film americano direi: bingo!” dissi.
“Ben fatto, Santo Padre” fece Astreana.
“E questa messaggeria come la rintracciamo?”
“Se Minosse commette la cazzata di collegarsi ora lo inchiodo!”
Non vedevo il Santo Padre così su di giri da… be’, da un secolo!
E per associazione di idee lo rividi sugli scogli, di fronte al mare, con Francesca bambina aggrappata al suo collo taurino.
“Ci metto un minuto a rubargli le credenziali…”
Il Santo Padre lanciò uno stealth rootkit sulle Basi dell’avvocato che, appena letta la mail di Quatermass, si era connesso alla messaggeria privata.
“Non posso collegarmi assieme a lui perché il software di gestione della messaggeria riconoscerebbe due utenti attivi contemporaneamente con lo stesso account, ma appena Minosse si disconnette, entriamo al suo posto. Il mio trojan backdoor gli sta succhiando dal primo all’ultimo bit.”
Sugli schermi si intersecavano dati e stringhe di programmazione.
Ci volle un bel po’ prima che Minosse decidesse di andarsene a letto. Nel frattempo il Santo Padre non staccò un secondo gli occhi dal video. D’improvviso sussultò: “Ha spento tutto…” “Se ne sarà andato a dormire, è quasi l’una” disse Astreana.
“Se riesce ad addormentarsi con un morto sulla coscienza…”
“Due, a sentire la Beginner Girl…”
11La nostra visita nella messaggeria segreta usufruendo dello user name e della password dell’avvocato Vanni ci rivelò, in tutto il suo maligno squallore, l’universo dei tassidermisti. Ormai non sussisteva più alcun dubbio. Brundlefly ci aveva visto giusto.
Io continuavo erroneamente a chiamarli tassidermisti, ma loro preferivano:
SIGNORI DELLE CATACOMBE
Possessori della conoscenza.
Comunicazioni d’urgenza riservate agli iniziati.
Obblighi e regole.
Profilo.
Logout (Minosse): hai 2 messaggi privati.
Qualche domanda per conoscerci meglio. Sei un vero adepto?
“Mio Dio!”
“Puoi dirlo forte!” disse il Santo Padre. “Siamo all’inferno…”
“C’è pure il giochino” disse Astreana. “Voglio fare quello!”

13L’elenco dei “Possessori della conoscenza” rivelava sedici nickname (si trattava di una setta decisamente elitaria), tra i quali risultavano anche Minosse e Quatermass. Uno di essi mi lasciò impietrito: l’Umile Servo del Grande Virus.
C’era anche lui tra gli iniziati! Avevano accettato nella loro esclusiva congrega anche quello psicotico cannibale di bambini.
Entrando nel box delle “Comunicazioni d’urgenza” scoprimmo che il prossimo incontro virtuale dei Signori delle Catacombe avrebbe avuto luogo il giorno seguente.
Sorvolammo abbastanza rapidamente sulla voce riferita agli “Obblighi” (si trattava di comunicazioni standard dell’epoca di Internet: rispetto tra gli utenti, netiquette, evitare inutili flame e massima riservatezza).
Nessuna voce era stata compilata nella sezione “Profilo”.
Di eccezionale interesse risultarono invece i due messaggi privati.
Uno era di Quatermass, il quale lo informava testualmente che “un’attenta valutazione della problematica da te postami sarà all’ordine del giorno nel meeting di domani, ore 23.00”.
“L’omicidio di Brundlefly” disse Astreana.
“Credo che la ‘problematica’ alla quale si riferisce Quatermass riguardi il fatto che qualcuno si è presentato alla porta di un adepto sostenendo di avere le prove per collegare tra loro decine di rapimenti e omicidi” risposi.
Il secondo messaggio era stato inviato da un certo Coniglio Psicotico, il quale confermava l’avvenuta ricezione di un testo allegato da Minosse a una precedente comunicazione.
“Sarà un documento che l’avvocato gli ha spedito.”
“Possiamo recuperarlo?”
“Certo. Lo scarico…”

12Il file si intitolava semplicemente “La testimonianza”.
Lo archiviammo. Mi ripromisi di leggerlo quella sera stessa.
“Sei sicuro che Vanni non si accorgerà che qualcuno ha letto i suoi messaggi?” chiese Astreana.
“Baby” fece il Santo Padre con ironica supponenza, “hai a che fare con un professionista…”
In ultimo, ecco le domande del test.
Qual è la temperatura ottimale per la preservazione di un corpo imbalsamato?
Cosa è necessario recidere per prevenire il rigor mortis?
In cosa differiscono sostanzialmente mummificazione e pietrificazione?
Nella loro oscena semplicità, le domande mi ricordarono i questionari di verifica dei primi giochi a sfondo erotico risalenti alla metà degli anni ottanta. Videogame stile Leisure Suit Larry, avventura grafica testuale tanto affascinante quanto impossibile.
“Bene,” disse il Santo Padre battendo le mani, “non ci resta che aspettare la riunione di domani…”
“Come hai intenzione di muoverti?” gli chiesi.
Lui sbuffò un rutto all’aroma di cipolla e acido gastrico. “Ho in serbo per Minosse un attacco chiamato MITM, ti dice qualcosa?”
“Cos’è, un’altra masturbazione mentale di voi geek?”
“È l’acronimo di man-in-the-middle” fece il Santo Padre, afferrando il bastone. “Poi te lo spiego, adesso togliamoci da qui… ho bisogno di un bicarbonato…”
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15 pensieri su “Memoria liquida XX

  1. La testimonianza. Un’altra? Ma adesso che l’Ispettore è morto gli hai staccato la spina, Manlio ha perso quella intimità deduttiva che dovrebbero avere i risolutori di gialli. A parte che, per me, la figlia non meritava altro. Mi sembra di vederla tutta spocchosetta. Anche Manlio con lei però. Non vedo l’ora per l’altro. Piano piano sei incalzante …
    Ciaoooo

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  2. Nulla di più, nulla di meno. Una storia “delirante”, nel senso migliore della parola – vedasi altri autori famosi per questo – che, nonostante la lunghezza dei capitoli, prende, cattura e avvince.
    Radiosissime congratulazioni.

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