Guerra contro chi?

.

0

.

I sanguinosi attentati che hanno colpito Parigi – più di 130 morti e di 400 feriti – sono il peggior atto di violenza perpetrato in Francia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sono anche, per la loro gravità, il terzo attacco in ordine di importanza che ha colpito il mondo occidentale, dopo quelli dell’11 settembre e di Madrid.
Se le azioni terroristiche degli ultimi anni sembrano doversi attribuire a dilettanti più o meno abili, quella di venerdì 13 novembre, per il numero degli attentatori, i bersagli prescelti, il modus operandi e l’abile coordinamento, denuncia una operazione meglio pianificata.
Il governo ha subito condannato questi atti barbari, e promesso che “la Francia sarà spietata”, confermando ai cittadini che il paese è “in guerra”, senza precisare però contro chi, facendo trapelare il proprio imbarazzo o la sua cecità.

1La guerra contro chi?
È Daech l’autore di questi attentati, non v’è alcun dubbio. Ma che cos’è Daech?
Una organizzazione terrorista e criminale di ispirazione wahhabita/salafita, che è riuscita ad appropriarsi di un territorio con le armi e a farne un santuario che attira criminali, integralisti e malati mentali di ogni sorta, che sognano di potere esprimere tutte le loro frustrazioni attraverso la violenza più abietta, in nome di una pseudo-ideologia, che costituisce un insulto all’islam.
Daech non è che una delle componenti della corrente ultraradicale e retrograda dell’islam (1), che costituisce il vero nemico. Attinge i suoi riferimenti dagli scritti di Abdel Wahhab e dei Fratelli Mussulmani. È stato il wahhabismo che ha creato l’Arabia Saudita, uno degli stati più retrogradi del pianeta; e la nefasta ideologia dei Fratelli Mussulmani influenza quasi tutti i gruppi terroristici islamisti apparsi dagli anni 1970, fino ad Al Qaeda/Daech.
Questi estremisti se la prendono con tutti: con l’Occidente ovviamente, e soprattutto con la Francia. Ma anche coi Russi, gli Egiziani, i Pakistani, i Libanesi, gli Hezbollah, gli Iraniani, i cristiani, gli sciiti e i sunniti che non accettano la loro concezione dell’islam.
Tuttavia, da qualche mese, Daech è in difficoltà sotto i bombardamenti della coalizione occidentale e delle forze russe in Siria, e di fronte agli attacchi dei Curdi in Iraq. Sentendosi minacciato nel suo santuario, il gruppo terrorista ha deciso di esportare la sua lotta, come dimostrano i recenti attentati nei cieli del Sinai, a Beirut e a Parigi. È purtroppo un classico che un gruppo terrorista sotto pressione lanci operazioni spettacolari per dimostrare che conserva una forte capacità di offesa e per rassicurare i suoi partigiani e sponsor. È per questa ragione che dobbiamo attenderci altri attentati, perché Daech dispone di combattenti determinati a passare all’azione (2).
Peraltro, se Daech riesce a mantenere il suo controllo sull’Iraq del nord e sull’est della Siria, è perché dispone di molti appoggi, diretti o indiretti, da parte di Stati che condividono o predicano il suo stesso radicalismo religioso: l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, tre alleati dell’Occidente, degli Stati Uniti e della Francia.
– L’Arabia Saudita è un regno medievale e integralista, i cui leader lasciano la maggioranza del popolo nell’ignoranza, fornendogli come sola istruzione una lettura molto orientata del Corano. Ma Riyadh dispone di potere di influenza e capacità di nuocere considerevoli, in virtù dei proventi del petrolio. E se ne serve per giocare al piromane, esportando il wahhabismo, che è all’origine dell’ostilità verso i mussulmani che si sta diffondendo nel mondo. Occorre ricordare che è stato, grazie all’appoggio dell’Arabia Saudita – e poi del Qatar – che il terrorismo islamista si è diffuso – dagli anni 1980 – in moltissimi paesi. È per questo che Riyadh non ha mai tentato di lottare contro Daech. Per contro, il regno ha mobilitato le sue forze e fatto appello ai suoi alleati per lanciare una guerra di aggressione in Yemen (3).
– Il Qatar è solo un micro-Stato insignificante, senza storia e senza avvenire, i cui sovrani hanno come unica qualità quella di essere nati proprietari di considerevoli risorse di idrocarburi, da cui traggono enormi profitti. Questo paese “artificiale” conta due milioni di abitanti, di cui solo poco più del 10% è qatariano.
– La Turchia, dal canto suo, è un grande Stato, erede dell’Impero ottomano e membro della NATO. Ma il paese si è profondamente re-islamizzato con l’arrivo al potere di Erdogan, membro dell’ufficio internazionale dei Fratelli Mussulmani, che si sforza di cancellare ogni traccia della modernizzazione e della laicizzazione del paese operata da Moustafà Kemal. La Turchia si trova dunque coinvolta, pur contro una parte dell’élite e della popolazione, nei sogni di grandezza islamica del suo leader, che si considera il nuovo sultano ottomano.
Riyadh, Doha e, in misura minore, Ankara sono – senza alcuna ambiguità – gli ispiratori e i sostenitori degli attuali movimenti radicali islamisti e terroristi. Pensare di trovare una soluzione al problema, senza denunciare il ruolo essenziale svolto da questi Stati, è del tutto velleitario. Essi continuano d’altronde a finanziare e armare i “ribelli” in Siria, rafforzando le capacità operative dei gruppi jihadisti, che conoscono molti problemi dopo l’avvio dell’intervento russo. Si tratta di una irresponsabile fuga in avanti da parte di questi tre paesi, che vedono la loro strategia messa in pericolo dall’entrata in gioco di Mosca. Bashar Assad non sarà deposto e loro non lo sopportano.

Questi Stati hanno, peraltro, un altro importante punto in comune: sono alleati indefettibili degli Stati Uniti, coi quali concordano il più delle volte la loro strategia regionale. Tuttavia, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il gioco statunitense è piuttosto ambiguo. Washington ha designato, come fattori di instabilità, l’Iraq, l’Iran e, più di recente, la Siria, nonostante Bin Laden e la maggior parte dei terroristi dell’11 settembre fossero sauditi. Poi, in occasione delle “rivoluzione arabe” del 2011, gli Stati Uniti hanno favorito, in tutto il mondo arabo, l’accesso al potere dei Fratelli Mussulmani. Questa politica ha inizialmente avuto successo in Tunisia e in Egitto – prima che la popolazione ripudiasse e rovesciasse i governi della confraternita – ma non ha funzionato in Siria. Non si è trattato dunque solo di un’errata valutazione, ma di una vera e propria strategia di alleanza obiettiva e machiavellica con l’islam più radicale. Zbigniew Brzezinski, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Jimmy Carter, ha ancora recentemente dichiarato, a proposito di Jabat Al-Nusra, il ramo di Al Qaeda in Siria: “Se i Russi continuano a bombardare i nostri ragazzi, bisogna che Obama risponda”.
Paradossalmente questa strategia non viene denunciata che da Donald Trump, candidato alle primarie del Partito Repubblicano. “Se guardate la Libia, vedrete che quello che noi abbiamo provocato è il disordine. Se guardate Saddam Hussein e l’Iraq e ciò che abbiamo fatto laggiù è il disordine. E sarà la stessa cosa in Siria”.
Senza la catastrofica invasione statunitense dell’Iraq e l’appoggio o la benevolente passività dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia, Daech non esisterebbe. Ma, fin quando questo gruppo avrà siffatti sponsor, continuerà ad esistere. Tanto più che la debolissima combattività dell’esercito iracheno non consente di sperare, a breve termine, in imponenti operazioni militari al suolo.

2L’assurda posizione della Francia
La politica adottata dal presidente Hollande verso la Siria ha chiaramente potenziato la minaccia terrorista. Le centinaia di giovani francesi che si sono lasciati sedurre dall’islam radicale e sono andati a combattere sono stati incoraggiati dal battage mediatico delirante contro Bashar, “il macellaio che massacra il suo popolo”.
I servizi francesi, per quanto perfettamente consapevoli della realtà sul campo e delle minacce, hanno obbedito ad un governo che era sotto l’influenza del Qatar e dell’Arabia Saudita. Hanno addestrato e rifornito combattenti di Al-Nusra e dell’ELS (Esercito Libero Siriano), e hanno dovuto rassegnarsi ad ignorare i fatti che osservavano, dicendo alle autorità solo le “verità” che esse volevano sentire. Così, a causa sia della rottura delle relazioni coi servizi siriani, sia dell’ordine di collaborare con gli Stati wahhabiti/salafiti, nemmeno l’aumento di stanziamenti per l’intelligence, deciso nel 2008, poteva portare frutti, in quanto si è chiesto ai servizi di agire in una direzione sbagliata.
I “democratici” che la Francia appoggia sono, d’altro canto, di un genere nuovo. Del tipo di Lamia Nahas, membro della Coalizione nazionale dell’opposizione siriana – appoggiata dalla Francia, dal Qatar, dall’Arabia Saudita, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – che ha recentemente pubblicato un articolo del seguente tenore: “Ogni qualvolta le minoranze manifestano la loro arroganza parlando di Siria, mi convinco sempre di più della necessità di un rogo che li carbonizzi tutti. Rimpiango Hitler che ha bruciato gli ebrei del suo tempo e il sultano ottomano Abdel Hamid che ha sterminato gli Armeni, come anche l’eroe degli Arabi, Saddam Hussein, che si è comportato da uomo in un’epoca in cui non ce n’erano e non ce ne saranno più dopo di lui” (4). Cosa dire di più, caro Nahas?
Gli attentati del 13 novembre a Parigi dimostrano che, nonostante il nostro appoggio irresponsabile all’opposizione jihadista contro Bashar Assad e il nostro silenzio sulla guerra di aggressione dell’Arabia Saudita contro lo Yemen, i terroristi hanno ugualmente colpito la Francia. È la dimostrazione orribile, ma perfetta, della totale erroneità della nostra politica estera dell’UE: nemmeno il nostro allineamento alle petro-monarchie islamiste è riuscito a proteggerci dagli attentati. Nonostante, paradossalmente, che gli attacchi aerei francesi, contro le postazioni di Daech in Siria, siano stati puramente simbolici.
Peraltro, la Francia si illude sull’importanza degli investimenti e dei contratti coi paesi del Golfo per la propria economia. Come ha recentemente affermato Le Floch-Prigent, bisogna “farla finita una volta per tutte con questi miraggi del deserto” (5) che inducono i dirigenti europei a prostrarsi di fronte a Riyadh e Doha. Tutto sommato, questa “alleanza” serve solo ai “partner” europei per finanziare liberamente l’islam radicale nelle banlieue.

3Quale risposta?
Se è fuori dubbio che noi non dobbiamo né legittimare né sostenere alcuna dittatura o regime autoritario che opprima il suo popolo, abbiamo anche il dovere di non provocare la loro sostituzione con regimi ancora peggiori. Ed è, invece, proprio quello che stiamo facendo, fin da quando siamo intervenuti in Libia! Come ha dichiarato Jean-Pierre Chevèment: “Penso che Saddam Hussein, sul quale avremmo pure potuto esercitare una qualche influenza, abbia provocato forse 10.000 volte meno vittime delle due guerre che sono state fatte contro di lui (…) giacché esse hanno provocato la distruzione dello Stato iracheno e una guerra interconfessionale ancora in corso”. Tra due mali, scegliamo il minore. È infatti sempre possibile esercitare una influenza, sia pure modesta su un governo, a differenza di quanto si può fare con un gruppo terrorista.
Dopo gli attentati è stato decretato lo stato di emergenza.
È una cosa giusta.
Attribuendo però ampi poteri alle forze dell’ordine, cosa assai utile per lo smantellamento delle filiere terroriste, questa decisione impone loro nuovi compiti, nonostante poliziotti e militari siano impegnatissimi da molti mesi e non siano in grado di fare fronte a tutto. La lotta antiterrorista – e le necessità burocratiche che ad essa si accompagnano – diventeranno la priorità e ne conseguirà, dunque, un depotenziamento delle forze impegnate contro il crimine o la delinquenza. Attenzione dunque

Per quello che riguarda la risposta militare a questi attentati, la minaccia di attacchi aerei ha solo una valenza simbolica – come è stato per il bombardamento di Raqqa – in quanto, con solo una decina di aerei impegnati nei cieli dell’Iraq e della Siria, la forza aerea militare francese dispone di capacità di azione estremamente ridotte. Come osserva molto giustamente Jean-Marc Tanguy (6), i discorsi bellicisti rischiano di inciampare ben presto nella realtà: le forze armate dispongono di effettivi assai limitati, a causa dell’impegno in Sahel e nelle strade francesi, ma soprattutto perché – dopo più di 20 anni – tutti i governi che si sono succeduti hanno ridotto gli stanziamenti per la Difesa.
Le grottesche misure proposte dall’opposizione (braccialetti elettronici, appelli irrealistici ad un intervento terrestre contro Daech, ecc.) rivelano una non conoscenza profonda dei veri problemi, in un clima di isteria collettiva. Ricordiamo che l’opposizione è responsabile, così come l’attuale governo hollandiano si è impegnato nella creazione della situazione in cui si trova la Francia.
Soprattutto, nessun leader politico ha esplicitamente denunciato la responsabilità degli Stati stranieri sponsor del terrorismo. Ci si trova, dunque, di fronte ad una totale negazione della verità. Per questo le misure adottate per fare fronte alla situazione sono, necessariamente, inadeguate.

4Le misure che potrebbero essere necessarie da parte UE e dei rispettivi governi
Riconsiderare la politica estera e individuare, con chiarezza, il nemico esterno e i suoi sostenitori. Le scelte di politica internazionale sono state sempre sbagliate da quando obbediamo alla NATO. E ne misuriamo pienamente l’inefficacia. L’Italia, la Francia, ecc., non possono essere né le ausiliarie degli Stati Uniti, né allinearsi sulle posizioni dell’Arabia Saudita e del Qatar. È indispensabile una riconsiderazione delle nostre relazioni diplomatiche con questi due Stati. Senza un profondo mutamento della politica estera, senza una presa di distanza netta rispetto ad una politica statunitense irresponsabile che mira solo a favorire i propri interessi, non vi sarà nessuna evoluzione possibile.
La situazione ci impone un realismo assoluto.
Nella lotta attuale, i nostri alleati obiettivi sono chiaramente la Russia, l’Egitto, perfino l’Iran e la Siria, perché abbiamo con loro un nemico comune.
Individuare con chiarezza il nemico interno.
Che non è l’islam.
Non sono i musulmani.
Sono i wahhabiti/salafiti/Fratelli Mussulmani. Essi rappresentano una vera e propria quinta colonna sui nostri territori, infiltrando nelle società civili nazionali, la popolazione di confessione musulmana. Noi dobbiamo combatterli con la più grande fermezza:

– sopprimendo, chiudendo, vietando tutte le moschee, le associazioni, i centri librari islamisti legati al salafismo, al wahhabismo e ai Fratelli Mussulmani;
– imponendo il divieto dei segni esteriori del radicalismo in buona intesa coi nostri fratelli mussulmani. Il niqab e il burqa sono segni espliciti di appartenenza a queste correnti fondamentaliste rancorose che respingono apertamente i nostri valori. Come ha ben spiegato l’imam di Bordeaux: “Quando un abito diventa ostentatore, non si è più nell’etica perché, mostrarsi per mostrarsi, è ridicolo. L’abito non fa il (la) mussulmano (a) (7)”.
Rafforzare le dotazioni e gli stanziamenti per l’esercito e le forze dell’ordine, che continuano ad essere ridotti da più di venti anni, ed esonerarli dai compiti di sicurezza interna dell’operazione “Sentinelle”. È d’altronde giunto il momento di rivedere il piano di spending review, salvo a volere inventare una decina di nuove sfumature di rosso a scapito della nostra sicurezza.
Applicare gli articoli del codice penale e del codice penale militare relativi al tradimento e all’intelligenza con nemico (8). Infatti quelli che si sono uniti a Daech o ad Al Qaeda hanno partecipato a delle azioni armate – sia all’estero, sia sul suolo nazionale – e devono considerarsi senza ambiguità dei traditori. Devono quindi ricevere il trattamento riservato ai traditori (9).

È, tuttavia, indispensabile mantenersi blindati e moderati:
– In Italia, soprattutto, per non trasformare il paese in uno stato si polizia – come è avvenuto negli Stati Uniti con gli eccessi del Patrioct Act – e non creare un clima di sospetto generalizzato. Vi è, purtroppo, da temere che i mussulmani possano essere considerati apostati dai takfiri e siano, dall’altro lato, vittime di ingiuste persecuzioni da parte di cittadini esasperati dalle provocazioni dei radicali.
Questo è uno degli aspetti più delicati da gestire.
– All’estero, non moltiplicando gli interventi militari, dal momento che abbiamo visto come la Global War on Terror (GWOT) scatenata dagli Statunitensi non abbia concluso nulla, ma solo aggravato la situazione.

Si levano voci per dire che in questi momenti di orrore ci deve essere unità nazionale.
È saggio.
Tuttavia il lutto per i morti non ci esonera dalla necessità di una analisi delle nostre responsabilità in questo dramma, se non si vuole proseguire nella politica dello struzzo (come sembra fare il premier) e attendere passivamente che altri attentati possano aver luogo.
L’unità nazionale invocata dai politici è pura illusione. Serve soprattutto a lasciare loro il tempo per non cambiare (quasi) niente.
Fare i guerrafondai senza nominare coloro che sono all’origine del fenomeno jihadista e voler restare alleati di Stati che incoraggiano questa forma di islam retrogrado e barbaro, somiglia molto alla complicità.

Note:
(1) Non rappresenta più del 10% dei credenti
(2) Circa 25 000 uomini venuti da più di 100 paesi, tra cui 6000 Europei, si sono arruolati in Daech
(3) La comunità internazionale chiude gli occhi sull’intervento saudita in Yemen. Nessun media parla della sconfitta dell’esercito di Riyadh, né delle numerose vittime collaterali
(4) Haytham Manna: “Le radicalisme religieux au Moyen-Orient “, Le Monde, 3 novembre 2015.
(5) Le Floch-Prigent, “L’Arabia Saudita: il miraggio dei contratti, Corriere della sera, 15 ottobre 2015
(6) Jean-Marc Tanguy, domenica 15 novembre 2015, Une guerre? Mais avec quoi? Le figaro, novembre
(7) Tareq Oubrou, imam di Bordeaux, “Tout le Coran n’est pas à reproduire”, Le Figaro Magazine, 13 novembre 2015, p. 54
(8) Codice penale militare di Guerra:” Capo I, Art. 77. Il militare, o civile, che commette alcuno dei delitti contro la personalità dello Stato preveduti dagli articoli 241, 276, 277, 283, 285, 288, 289 e 290-bis del codice penale, modificati dal decreto legislativo luogotenenziale 14 settembre 1944, n. 288, e dalla legge 11 novembre 1947, numero 1317, è punito a norma delle corrispondenti disposizioni dello stesso codice, aumentata di un terzo la pena della reclusione. È punito con l’ergastolo il militare o civile che commette alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 242 e 284 del codice penale per il solo fatto di essere insorto in armi, o di aver portato le armi contro lo Stato, ovvero di aver partecipato ad una insurrezione armata.
(9) Philippe-Joseph Salazar, Paroles armées, Lemieux éditeur, Paris, 2015, p. 70.

 

.

Annunci

40 pensieri su “Guerra contro chi?

  1. Per i paesi che interferiscono pesantemente dico che sarebbe giunto il momento di osservare i loro errori recentemente fatti e cominciare a ridare una stabilita’ al medio oriente.Si deve trovare il coraggio di fare autocritica sincera e smettere di caricare su altri gli errori che si sono commessi.
    Bel pezzo

    Mi piace

    • Caro Valerio,

      La domanda che mi faccio spesso è se il terrorismo è il male da combattere o è il sintomo di un male più profondo. Mi spiego con un esempio: vediamo una persona dimagrire molto ed in modo rapido e quindi lo sottoponiamo ad una dieta ricca di grassi, carboidrati e zuccheri per farlo ingrassare. Risultato il paziente muore dopo poco di tumore aggravato da problemi al fegato causati dalla dieta a cui è stato sottoposto. Noi abbiamo cercato di curare un sintomo, mentre la malattia era un’altra-

      Grazie per esserci e buona giornata

      Mi piace

  2. Terrorismo, Alfano: “Se si bombarda la Siria, c’è il rischio di una Libia bis”.

    Sono daccordo per meta’ con Alfano. se si bombarda la Siria per abbattere il regime di Assad,si consegnera’ con certezza assoluta il paese ai jadisti che moderati oppure no, sono comunque della stessa pasta. A questo punto si avra’ una nuova libia.
    Se invece si interviene per aiutare il governo a sconfiggere questi criminali e magari andare ad elezioni (a questo punto nessuno dovrebbe impedire ai siriani di votare per l’attuale leader se e’ la loro volonta’) non ci sara’ una nuova libia,

    Un articolo, con disamina, splendido caro Ninni. Come tuo uso hai analizzato vari aspetti che sono tutti giustificati.

    Mi piace

    • Caro Francesco,

      Dopo l’11 settembre molti hanno detto che l’Occidente non poteva essere un isola di benessere in un mare di disperazione. Sono passati quattordici anni e nel mondo c’è molta più disuguaglianza di prima, tra Stati e dentro gli Stati. Il mare di migranti che preme alle porte dell’Europa non è solamente un problema, ma la spia di un problema più grande. Così come lo sono le banlieue dei diseredati di seconda generazione, tra le cui fila fanno proselitismo i signori del terrore. Io temo che se non interverremo sulla malattia che è la disuguaglianza e ci limiteremo a combattere il sintomo, la malattia farà il suo corso ed i sintomi saranno sempre più forti e diffusi.

      Ti ringrazio augurandoti buona giornata

      Mi piace

  3. I morti in casa nostra e fuori sono anche il frutto delle nostre azioni. Ai nostri morti abbiamo il dovere di presentarci per quello che abbiamo fatto.
    Purtroppo vedo qua dentro, a parte te, che nessuno accenna al fatto che questa situazione è il naturale prolungamento di ciò che abbiamo cominciato e vedo un futuro nero.

    Buongiorno Ninni

    Mi piace

    • cara Giorgia Mattei

      hai affrontato, giustamente 8dal mio pyunto di vista) quanto evidenziato.
      Noi siamo, ma anche la situazione è, il risultato di quel che siamo. Dobbiamo vivere, purtroppo, segnando il passo e “toppando” continuamente quanto distrutto.,
      Impegno alacre e dedizione potrebbero (il condizionale è d’obbligo) fornire una via d’uscita.
      Siamo vittime del futuro, vedremo …

      Grazie e buona giornata

      Mi piace

      • Credo sia giusto contestualizzare il terrorismo come conseguenza del colonialismo economico esasperato, la mia domanda é però per quale motivo si é canlizzato un’odio religioso piuttosto che una presa di coscienza del mondo arabo tutto su modello di quanto operato ad esempio da Gandhi in India. ( so che può sembrare ardito il confronto ma credo che entrambi i contesti siano molto simili con estremismi in entrambe le circostanze, thug o isis che dir si voglia ).
        Qual’é la miccia che scatena lo stravolgimento del messaggio religioso universale di tolleranza.

        Ed infine se é vero che l’Occidente teme fortemente il risveglio del mondo arabo perché continua imperterrito a fomentare guerre in medio oriente e a mettere sul mercato quantità mostruose di armi a disposizione del signore della guerra di turno?

        La ringrazio

        Mi piace

      • Caro Passante

        La religione è da sempre un fortissimo collante.
        Neanche Gandhi in India riuscì a far convivere mussulmani ed indù. Purtroppo per molti la religione è lo strumento per imporre la propria supremazia.
        Più ignorante è la popolazione a cui ci si rivolge, maggiore è la presa che il predicatore riesce ad avere sui “fedeli” facendone degli strumenti nelle proprie mani.
        La promessa che tramite il martirio sarà possibile ottenere nell’aldilà una vita felice è una droga che inebria milioni di persone.

        Buona giornata

        Mi piace

  4. Abbiamo, poi, le soliti cariatidi del saper decidere, fare e risolvere.
    Andateci voi e vediamo.
    La colpa è nostra. La copla è sempre nostra con un mondo di bugie create a nostro uso e consumo per un mondo totalmente alieno alla nostra civiltà e che non vuole integrarsi, Siamo noi che ci dobbiamo integrare? A casa nostra?
    Andate a fare i coraggiosi in Arabia Saudita che poi ne riparliamo.

    Una menzogna, ripetuta all’infinito, diventa verità…….

    Mah

    Mi piace

    • Caro Antipatro

      le tue affermazioni (occhio che sto parlando per me e non per terze persone) hanno un fondo di verità e giustezza, evidenziando il male ultimo.
      Se mi permetti, però, vorrei farti un’osservazione:

      … e se la smettessimo con la demagogia? Se tentassimo di capire per comprenderci? Hai “incolpato tutto e tutti” senza aggiungere qualcosa di importante e reale.
      Ovvero: come pensi si possa fare per uscire da questa situazione, o quanto meno, contenerla? Il tuo personale parere in merito?
      Grazie.
      Tutti gli apporti sono sempre ben accetti.
      (Sempre nel rispetto di ognuno)

      Buona giornata

      Mi piace

  5. Una analisi prudente, ma profonda.
    Effettivamente questi terroristi, per muoversi così, hanno ingenti capitali e sono ben strutturati. Si muovono con nla consapevolezza di un grande addestramento e sanno, esattamente, cosa fare , predisponendo adeguate vie di fuga.
    Lo si è visto in Francia.
    Non sono pivellini. Decisamente no. Poi a Parigi si sono mossi come un assalto militare.
    Ognuno era consapevole dei propri compiti. sento i nostri politici fantasticare (quelli che stanno al governo e non la vedo bella. Almeno nell’immediato.
    Buona giornata milord

    Mi piace

    • Cara Silvia,
      intanto ti ringrazio per aver scritto.
      Sì, convengo che non siamo davanti a dei pivellini. Finita l’era del “beduinaggio”. E’ nata quella della qualità.
      Mi chiedo, come se lo chiedono un po’ tutti: ma questi denari per creare una forza militare compatta, adeguata e istruita, dove li trovano?
      Dovresti girare le tue perpressità santissime a USA, GB, A.Saudita, Gatar, Turchia ecc.

      Ciao e buona giornata anche a te

      PS: non sono il depositario né della verità rivelata, né della scienza infusa. parlo per me!
      Buona giornata

      Mi piace

  6. Straordinaria analisi, Milord! Non che ne dubitammo.
    I primi colpevoli, a nostro giudizio (e a giudizio della Clinton) sono gli americani, che hanno fatto cose assurde con Bush secondo e che prima foraggiarono i talebani per contrastare la giusta guerra russa. Io confido solo in Putin.
    Congratulazioni radiosissime!

    Liked by 1 persona

    • Cara Alessandra,

      Dopo la strage di Parigi occorre ripensare a come l’Occidente vede l’Islam – e se stesso. Le vecchie narrazioni non funzionano: per essere credibili bisogna essere coerenti.

      È comprensibile che subito dopo l’orrore la reazione sia emotiva e speriamo che l’unità globale continui, anche se sembra difficile. Adesso, però, è il momento di riflettere e di usare quella Ragione del cui utilizzo l’Occidente si gloria e che farebbe difetto a quelli che, con allarmante superficialità, chiamiamo “i musulmani”. Adesso, sembra proprio necessario spogliarsi davvero dei propri pregiudizi culturali per cogliere “il punto di vista dell’altro”.

      Maurizio Belpietro, dalle pagine di Libero, ricorda invece quanto Oriana Fallaci scriveva una decina di anni fa, e cioè che l’islam “è un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza”. La scrittrice “sosteneva che il mondo occidentale era in guerra, attaccava il multiculturalismo, la teoria dell’accoglienza indiscriminata, la dottrina cattolica che insegna ad amare il nemico tuo come te stesso. […] fu considerata pazza dall’intellighenzia progressista […].
      È morta da anni, ma le sue nere profezie si stanno realizzando puntuali come erano state previste”. Nemmeno noi, come i troiani, avremmo dato ascolto alla nostra Cassandra, come la Fallaci stessa si definì.

      Brandelli di cultura greca tra quella giudaica e cristiana. (Non dimentichiamolo)

      Oltreoceano, George W. Bush e i suoi propagandavano la medesima narrazione, come lo fanno i fondamentalisti cristiani, quelli che vogliono aiutare tutti gli ebrei a far ritorno in Israele, così, con il ritorno di Gesù, saranno tutti convertiti al cristianesimo.
      I giudei del binomio giudeo-cristiano ne saranno felici.
      Nella narrazione, però, sembra esserci qualche contraddizione: difendere la Croce o lottare contro il buonismo di papa Francesco e del cattolicesimo?
      O davvero, sempre come ha sostenuto l’altro ieri credo, Giuliano Ferrara su Il Foglio, anziché pregare e digiunare per la pace nel mondo si deve andare in Siria e impiccare Assad, come Bush ha fatto con Saddam Hussein?
      Ma i profeti, si sa, possono essere violenti e sono mossi da certezze mistiche che vanno al di là della ragione.
      I partiti più estremisti, anche se velatamente, non hanno in gran simpatia la prima parte del suddetto binomio.

      Personalmente abbiamo perso di vista il problema:
      La cosa pubblica non può essere amministrata da nessuna forma religiosa, proprio perché settarista, personale e arrogante. La laicità dello Stato deve essere l’unica e la sola forma per mettere d’accordo tutti. E non lo dico, soltanto da agnostico razionalista.
      Lo dico perché ci credo.
      Quindi, impiccare Assad? Che è l’unico Presidente di una repubblica araba che, garantendo la totale laicità della nazione e tolleranza interconfessionale, sta facendo tanto, anche nella difesa dello stato?
      Sotto questo profilo concordo con il Presidente della Federazione Russa, oggi unico e credibile antragonista alla pazzia globale.

      Grazie a te e buona giornata

      Mi piace

  7. Io alcuni dettagli li ho letti qui per la prima volta.
    Ho un solo ulteriore dubbio: l’intervento di Putin fa comodo agli estremisti stessi in quanto ormai non ne restano piu’ nelle loro terre, stanno massacrando quindi chi comunque non c’entra. E’ possibile?
    Il suo post e’ molto esplicativo e per questo la ringrazio.
    A presto.

    Mi piace

      • Alessandra
        Già. Tutti sono pronti a fare tutto, ma viene demandata la prima mossa all’altro.
        In pieno stile sciacallaggio vigliacco.
        Veggasi le figuracce penose di quel pseudo premier che abbiamo e che nessuno caccia a pedate in attesa di elezioni che saranno tenute tra tremila anni.
        Non si guarirà mai dal armiamoci e partite

        Ciao

        Mi piace

    • Cara Nadia,

      Ti ringrazio, innanzi tutto, per aver commentato (Il ‘Voi’, da sempre, è sospeso quando si parla di politica, religione e/o fatti immediati o quando richiesto …). I dettagli, in una situazione di crisi sono importanti.
      Importantissimi.
      Qua si spara, si salta per aria, si uccide a go go e ritengo che, senza aver ben compreso il dettaglio si possa accettare tutto come un’ arrendevolezza del destino.
      La tua affermazione è valida: Il presidente Putin rappresenta un comodo per i terroristi?

      Si potrebbe rispondere di sì. Ecco perché, però, per esserne sicuri, si devono analizzare, nel particolare, i dettagli.
      Siamo certi che il “terrorismo islamico internazionale” sia contento che il presidente Putin stia intervenendo massicciamente in questa guerra contro Daech? Da tanti benchmark giurerei di no.
      Putin sta ribaltando, facendo carte e quarantotto., tutti i piani dei signori della guerra.
      Il presidente degli USA, Obanana … ops, pardon, Obama, si è lamentato dell’ingresso a gamba tesa della Federazione Russa nel contendere. I suoi analisti lo hanno avvisato: tutti i soldi spesi per addestrare i ribelli di Assad, ultimamente per circa ottocento milioni di dollari in tre giorni, sono stati distrutti dai caccia moscoviti.
      per cui tutti si stanno lamentando di tutto.
      Hai notato che l’assalto a Parigi, da parte dei jahidisti, è stato condotto militarmente e con una ferocia particolare?
      L’analisi, attuale, credo serva a questo.
      Personalmente ci vedo un altolà alla Russia, come dire: Altolà Ivan, vedi cosa posso fare e farti se continui a pestarmi i piedi?
      Proprio perché Putin le cose non le manda a dire e sta facendo quello che andava fatto, già cinque anni fa ovvero: colpire sul serio e colpire forte tanto da evitare strani equivoci.
      Perché non attaccare, con un’ondata Jahdista, la terra russa?
      A parte il fatto che è stato abbattuto un aereo civile russo di linea e nessuno che abbia urlato un “siamo tutti russi” e ne sono morti proprio tanti (come ha, giustamente, evidenziato in un suo intervento, donna Emilia di Roccabruna), ma anche perché Daech (o Isis) sa che, se dovesse colpire il territorio della Federazione, prendi Mosca per esempio, Putin o chi per lui, nell’immediato bombarderebbe a tappeto l’Iraq di Mosul (la pseudo capitale del sedicente stato islamico) e tutta la Siria orientale, senza guardare in faccia nessuno.
      Parlo di bombardamenti a tappeto (come direbbero a Roma: ‘ndò cojo cojo) vomitando fuoco come avrebbero potuto fare negli ultimi tre anni. Una siffatta situazione, così terribile, non è certamente da prendere in considerazione. Non trovi?

      Personalmente non credo proprio che ‘il terrorismo’ stia traendo piacere dall’ingresso russo. Anche se apparentemente non c’é rimasto nessuno. Fidati, le forze moscovite sono in grado di prendere i lor signori fondamentalisti, per i fori del naso e col dito mignolo, in qualsiasi parte del mondo.

      Grazie e buon fine settimana.

      Liked by 1 persona

  8. E’ fuor di dubbio, caro Lord Ninni, che siamo di fronte a degli invasati, a dei malati mentali le cui menti hanno fatto un bagno di radicalità negli scritti di Abdel Wahhab e nelle idee dei Fratelli Mussulmani. Il problema è molto ampio e riguarda tutti noi, il mondo Occidentale ma anche e soprattutto quello islamico, perché, è bene ricordarlo, le nuove generazioni, che hanno visto e subito la dittatura, oggi “reclamano libertà”.
    In tempi storici recenti, l’errore si potrebbe dire che sia iniziato con la Guerra del Golfo e l’Italia ha il suo bel peso in questa guerra peraltro sostenuta da un certo baffone, lo stesso baffone che oggi sostiene che l’Italia non vale niente sullo scacchiere della politica armata, per cui per il nostro paese non ci sarebbe nessun pericolo, non immediato. La questione Erdogan è pesante, molto: la Turchia è tornata indietro di secoli, siamo così di fronte a quelli che nel corso delle crociate venivano indicati come “can malfussi”. La Turchia di Erdogan par stia cercando lo scontro, a tutti costi, con la Russia di Putin, dimenticando forse che Putin è il nuovo “uomo d’acciaio” ed è ben peggiore di Stalin. Putin non è uno che si tiri indietro ed è un politico sanguinario, punto e fine: non è pazzo. E’ estremamente lucido nella politica adottata e se decide per una carneficina è la sua una decisione politica e non dettata dalla pazzia. Ci sono tutti i prodromi per una guerra mondiale (o globale che dir si voglia). L’Italia, per il momento, non è stata ancora vittima di attentati: le cellule jihadiste parrebbe siano state rintuzzate, ma per quanto? Quante altre cellule ci saranno ancora sul nostro territorio pronte ad agire? L’interrogativo è tanto più inquietante perché nessuno sa dirlo con precisione. Ha purtroppo ragione Magdi Cristiano Allam quando parla di “pericolo per l’Occidente”, per la “cristianità”: se l’Islam è religione per la pace, questo spirito di pace è stato tradito dai fondamentalisti islamici che è più corretto chiamare “terroristi”, non è difatti consigliabile, a mio avviso, definirli mussulmani o islamici, in quanto mirano proprio a questo, tra le altre cose. Un terrorista è invece quel che è: un terrorista, un sanguinario e non altro. Ci troviamo di fronte a dei malati di mente, che la NATO non ha tenuto in debita considerazione nel corso degli anni: il risultato è quello che purtroppo stiamo vivendo. Responsabilità ne ha anche Oriana Fallaci, che con la sua trilogia dell’odio – tutta basata su un personalissimo odio – ha sparato sull’Islam tutto, senza guardare alla Storia, senza mai porsi un perché, ignorando bellamente che in Siria così come nell’Arabia Saudita, nel mondo islamico, i bambini muoiono a grappoli, dilaniati dalle bombe occidentali… Ed ha anche volutamente ignorato che i giovani sono costretti a entrare nelle fila dei combattenti, mentre le giovani donne vengono segregate e usate per dare all’Isis nuovi figli da addestrare all’odio radicale. Par quasi superfluo ribadire che tutti i Paesi Occidentali, sino a ieri – ma anche adesso – continuano a vendere armi all’Is.

    Non dobbiamo scadere nella complicità. Credo che l’Occidente abbia contribuito già fin troppo a far nascere l’Isis e a foraggiarlo. Una guerra indiscriminata è il pericolo che dobbiamo evitare, anche con manifestazioni di piazza. L’odio semina l’odio, la guerra semina la guerra, ed entrambi raccolgono vittime. Non sarà una guerra indiscriminata a cancellare l’Is. La Francia non può permettersi di essere sanguinaria, di non saper riconoscere il mussulmano vittima dell’Isis da quello che è invece e propriamente un terrorista, una testa malata.

    Carissimo Lord Ninni, hai fatto una ottima disamina del problema che oggi noi tutti ci troviamo a dover affrontare con le armi dell’intelligenza, senza diventare complici della Morte. Tutti oggi gridano che vogliono vendetta, che vogliono la pace: ma una pace che grida vendetta, semplicemente non potrà mai esistere, in quanto cova in sé il germe dell’odio indiscriminato.

    Un forte abbraccio con grande ammirazione e stima, carissimo Lord Ninni

    Beppe

    Mi piace

    • Caro Beppe,

      Dolore straziante, dopo i fatti di Parigi.
      Orrore, paura, rabbia, frustrazione, ma anche strumentalizzazioni, retorica, ipocrisia e, soprattutto, totale confusione.

      Poi la marcia, milioni di persone nelle piazze e per le strade, rappresentanti di 50 paesi al fianco di François Hollande; avversari, come Netanyahu e Abu Mazen, uno a destra, uno a sinistra del presidente francese. Vicini, ma non troppo. Una dimostrazione di solidarietà e di unità in nome di un nemico comune. Anche se, come fa notare l’organizzazione non governativa Reporter Senza Frontiere, tra i paesi rappresentati c’erano anche la Turchia, gli Emirati Arabi, l’Egitto, la Russia e l’Algeria, non certo famosi per libertà di stampa e di espressione.
      L’integralismo islamista è un nemico anche loro e i nemici dei miei nemici, si sa, sono miei amici.

      E’ ora di sottoporre a critica costruttiva la nostra cultura per capire meglio noi stessi e gli altri.
      Dobbiamo riflettere, caro Beppe, su questo doppio binario e deve farlo anche il mondo musulmano che si definisce “moderato”,
      Quel mondo che il filosofo franco-musulmano Abdennour Bidar – che si autodefinisce “istmo tra i due mari dell’Oriente e dell’Occidente” – vede “mettere al mondo un mostro” e limitarsi a dire “Non è l’islam! Smettete, voi occidentali, […] di associarci a quel mostro! Il terrorismo non è […] il buon islam che non vuol dire guerra, ma pace!”.

      Qui, amico mio, però, porrei la grande domanda: “Perché quel mostro ignobile ha rubato il tuo volto? Perché le radici di quel male sono dentro di te. È giunto il momento che tu lo ammetta e che, finalmente, attacchi le radici di questo male”.
      Almeno da parte mia credo opossa essere un incipit corretto., o almeno uno dei tanti per le tante sfaccettature.

      La distinzione fra islam moderato e integralismo non è sufficiente né da parte dei musulmani, né da parte di quella che, con molta approssimazione, chiameremo la “sinistra”.
      Non basta distinguere, non basta costruire moschee, non basta accogliere gli immigrati.
      Ci vuole vera conoscenza e vero rispetto.
      Sino a un certo punto della storia del pensiero, si consideravano le culture come universi in sé compiuti e immutabili, quasi che lo svolgimento storico non li toccasse e i contatti con altri popoli e idee non potessero influenzarli.
      Non è così, naturalmente, ma lo è per quelli che con più o meno precisione chiamiamo fondamentalisti.
      Per loro tutto rimane immutato o, se muta, va riportato alla forma iniziale, quella “giusta”.
      Lo dicono gli integralisti islamici, ma anche quelli cristiani ed ebrei.
      Lo dicevano i creazionisti e i degenerazionisti del passato (ma anche del presente), secondo cui Dio ha creato il mondo e la vita così come li vediamo e, se qualche cambiamento c’è stato, è dovuto solo alla degenerazione del peccato originale – o dell’allontanamento dalla via indicata da Allah attraverso il suo profeta Maometto, se preferisci.
      Tali concezioni dovrebbero essere superate, ma evidentemente non lo sono.
      Né per gli integralisti islamici né per chi tra noi occidentali ancora grida a gran voce che ci troviamo di fronte a uno “scontro di civiltà“.
      Come se la civiltà occidentale e quella islamica fossero rimaste immutate nei secoli.
      Come se l’Occidente,. che adesso chiamiamo giudeo-cristiano, (pardon chiamano) non avesse perseguitato i giudei per gran parte della storia.

      Spesso ciò che conta non è la realtà oggettiva ma le varie narrazioni create da ciascuna cultura.
      Attraverso di esse ogni gruppo umano esprime la propria visione del mondo, fonda i propri valori e così ordina, o cerca di ordinare, il vivere sociale.
      La narrazione è di solito creata e divulgata da élites che la tramandano alle masse.
      Nel mondo delle società complesse la narrazione non è mai una sola. Non lo è per l’Occidente democratico, multipartitico e pluralista, ma non lo è nemmeno, e non lo è mai stato, per l’islam.
      È su alcune di queste narrazioni occidentali che vorremmo riflettere.
      Su quelle islamiche, lasciamo la parola ai mussulmani. E che si sbrighino, che il tempo è scaduto.

      I musulmani, cui lascio il compito di riflettere sulle proprie narrazioni, sembrano alle prese con un dilemma simile al nostro: una destra integralista e violenta e una sinistra moderata ma fino a oggi del tutto impotente.
      Tale dilemma deriva, forse, dal contatto culturale che – spesso con la forza – l’islam ha avuto con l’Occidente, ma credo che sia anche il frutto di un cambiamento interno, di una riflessione che li ha portati a riconoscere nell’islamismo il “mostro”. La condanna dei fatti di Parigi da parte di Hamas, di Hezbollah e dell’Iran, mai avvenuta prima in occasioni simili, mi sembra addirittura rivoluzionaria.
      Nasrallah ha addirittura affermato che l’estremismo nuoce all’islam più delle vignette.
      Ipocrisia strumentale?
      Può darsi.

      L’idea di ricostruire il califfato al di là dei confini imposti dall’Occidente richiamandosi all’età d’oro dell’islam conquistatore sembra trovare un riscontro nel reclutamento di giovani europei musulmani, oltre qualsiasi frontiera.
      Quei giovani non rappresentano ancora una percentuale rilevante, ma potrebbero diventarlo.
      Offriamo loro, invece, un’altra scelta.
      Nonostante le nostre “colpe”, qualcosa di buono deve esserci anche in Occidente se Ahmed Merabet, il poliziotto di origine algerina rimasto ucciso nell’attacco al settimanale Charlie Hebdo, quella scelta diversa l’aveva compiuta.
      Gli integralisti uccidono anche i musulmani che sbagliano.
      L’infamia sciacalla e vigliacca dei jahdisti che si contraddicono nella loro narrativa, perché le armi e la tecnologia di quell’Occidente che odiano tanto e disprezzano, è la loro tecnologia e le loro armi.
      Vigliacchi e sciacalli.

      Questa, come tante piccole altre, è una battaglia.
      Una battaglia condotta ai nostri valori, che comunque sono nei nostri territori. Non esportiamoli, come ci stanno ammorbando gli States, in casa d’altri.
      Vincere questa battaglia potrebbe farci vincere la guerra.
      Qui sarebbe la vera rivoluzione-

      Un caro abbraccio, amico mio, con l’augurio di sempre maggiori traguardi.
      Ciao

      Ninni

      Mi piace

      • Caro Lord Ninni,
        in maniera provocatoria potrei dire che sarebbe giusto mettere dei confini, ideologici intendo, a quella che è l’importazione dell’ideologia altrui; dei confini, perché l’altrui ideologia finisce quasi sempre con il conculcare quella che è la nostra società, i suoi valori, la sua religione e la sua filosofia. Sarebbe giusto? Ogni civiltà, nel corso dei secoli, ha subito tanti mutamenti, talvolta graduali, altre ancora drastici. Oggi nessuno con un po’ di sale in zucca direbbe che la distruzione sistematica di civiltà come quelle degli Incas e degli Aztechi è stata un bene necessario.
        La destra israeliana è forse un bene? Dovremmo forse tacere i crimini operati da questi signori, perché altrimenti accuserebbero l’Europa di essere negazionista? Gli esempi che si potrebbero portare sono molteplici, ma qui mi fermo.
        C’è purtroppo, nella maggior parte della storia islamica, il seme di una prepotenza che vorrebbe dominare su tutto e tutti. Ma questo seme di prepotenza è stato ed è anche quello del cattolicesimo. Parrebbe proprio che mondo islamico e mondo cristiano non possano fare a meno di combattersi, di tentare di sottomettere.
        Nel corso dei secoli, l’homo sapiens sapiens ha messo sul trono non si sa bene quanti Dèi; ed è interessante notare come questi Dèi siano stati tutti detti veri e giusti. Tutti questi Dèi sono caduti, oggi rimangono in piedi il profeta Maometto e Gesù Cristo la Tigre. A ben guardare, di nessuno dei due si può dire granché, tranne che è difficile provarne l’esistenza, anche se più corretto sarebbe asserire che per nessuno dei due è possibile dirne con una specificità che sia di sostanza scientifica. Detto ciò, rimango dell’idea che le religioni, nel corso della Storia dell’Umanità, hanno ottenuto come solo risultato quello di allontanare sempre più gli uomini dagli uomini.
        Il momento storico che stiamo attraversando è disastroso: la civiltà occidentale degli ultimi duemila anni posa le sue fondamenta sul Cristianesimo, e che ci piaccia o no, nemmeno lo spirito più volteriano non ha subito (in una certa qual dose) un influenzamento. A dirla tutta, fuori dai denti, trovo pericolosi certi Cattolici fondamentalisti al pari di certi Islamici integralisti. Sono, per così dire, “fratelli di uno stesso invasamento ferale, illogico”.

        Ma se qualcuno viene in Europa e pensa oggi di poter sottomettere, bene, quel qualcuno, chiunque esso sia e a qualsiasi fede esso appartenga, si sbaglia di grosso. La Storia ha già visto troppe civiltà scomparire per sempre (Incas, Aztechi, Maya, etc. etc. – e a distruggere queste civiltà siamo stati purtroppo noi europei, bene è sottolinearlo), ne consegue che l’Europa oggi deve difendersi, certo che sì, a patto però di non vestire i truci panni dei Crociati.

        Sono secoli che l’Africa viene depredata delle sue ricchezze naturali da parte di tutti, Europei, Americani, Russi, Giapponesi…: è forse questo il motivo precipuo perché esistono le terribili realtà del Terzo e del Quarto Mondo? Siamo noi che abbiamo creato tutto questo. Noi e soltanto noi con la nostra insana ingordigia. Se si volesse veramente porre fine alle disuguaglianze fra i popoli – uno dei fattori principali per cui Islam e Occidente si trovano oggi contrapposti e in guerra -, restituendo all’Africa ciò che nel corso dei secoli gli è stato rubato… Non servirebbe, non del tutto a fermare l’eccidio e il terrorismo, ma, se non altro, sarebbe un passo in avanti.

        Non ce l’ho una soluzione, e se una soluzione c’è questa potrà venire soltanto nel corso dei secoli e non oggi.

        Carissimo Lord Ninni, presta attenzione sempre.

        Un forte abbraccio con tutta la mia amicizia e stima

        Beppe

        Mi piace

  9. Ti sei mai chiesto perche’ i Paesei islamici sono un’isola di disperazione?
    E’ colpa sempre dell’ occidente?
    O non e’ colpa della loro stessa religione che li spinge ad essere intolleranti contro se stessi e ogni altro. Il medio oriente ha avuto forme di benessere solo quando
    a) era o e’ amministrato da un desposta, tiranno, re, capo religioso,
    b) ha petrolio e c) gode dell’ appoggio degli USA ed Europa.

    Quando sono privati del loro desposta (Assad, Mubarak, Ben Ali, Shah, Gheddafi, Saddam, Re) non sanno come amministrarsi se non con la violenza settaria a volte rivolta verso l’ Occidente.
    Lo sai Ninni che l’ epoca delle analisi profonde, e auto flagellazione per le nostre colpe, e’ finita. Lasciati a fare da soli, lo stanno facendo: con bombe, distruzione, kamikaze.
    Facciamola finitra di usare le vecchie ideologie.
    Paesei ricchi di petrolio come la Libia, l’ Arabia Saudita, i meschini Emirati, l’ Iran e il Nordafrica sonopoveri per coopa loro, non perche’ li abbiamo ridotti male noi.
    Lo stesso vale per molti Paesei africani ricchissimi di risorse come il Congo RDC e l’ Angola.
    Ti sei chiesto dove vanno i soldi che guadagnano con il petrolio, i diamanti, le foreste.
    Chedilo e ti spieghero’ perche’ sono poveri.

    Un bell’articolo. Ardito direi.
    Ciao dalla pertenope Capitale

    Dudù

    Mi piace

    • Caro Dudù,

      Le ricchezze dei paesi ricchi di materie prime vanno, con la complicità dei paesi ricchi, ad una minoranza. Vogliamo ricordare i diamanti di Bokassa elargiti a piene mani ai Giscard?
      Vogliamo anche ricordare che tutti paesi africani hanno conosciuto lunghi periodi di colonialismo e che i paesi coloniali non hanno fatto nulla per creare una classe dirigente e al massimo si sono limitati ad istruire una piccola minoranza di collaborazionisti.
      Le lotte coloniali non hanno certo favorito i movimenti più moderati.

      Il medio oriente ha conosciuto in maniera limitata il colonialismo, ma tra Inghilterra e Francia hanno fatto i loro comodi a lungo sostituiti poi dagli USA.
      Il mondo occidentale non ha mai capito l’Islam; è dai tempi delle crociate, infatti, che si continuano a ripetere gli stessi errori.
      Noi vediamo l’Islam come un blocco monolitico, ma non è mai stato così. Le lotte tra le fazioni mussulmane non hanno nulla da invidiare a quelle tra cristiani. Riescono ad andare d’accordo solo se trovano un nemico comune. Nessuno si illuda che quelli che sembrano tanto amici dell’occidente (Arabia Saudita, Emirati Arabi) lo siano veramente. Sono solo i loro governanti che sfruttano la situazione per fini loro.
      Se pretendiamo di continuare a cercare di imporre i nostri stili di vita agli altri dobbiamo aspettarci reazioni violente.

      Parli della loro religione che li spinge alla violenza? Pensa alla storia del cristianesimo, allora.
      Ti dicono nulle le guerre di religione, la Santa Inquisizione, la cristianizzazione del Sud America, i processi alle streghe, la crociata contro gli Albigesi, la Quarta Crociata contro la cristiana Costantinopoli per meri interessi economici, la Crociata dei bambini, etc. etc.?

      (Che poi ci sia un reale pericolo per l’Occidente e la cristianità, purtroppo è un fatto).

      Grazie e ciao

      Mi piace

  10. I paesi arabi NON CONOSCONO LA DEMOCRAZIA. Per farli stare quieti occorrono metodi forti o dall’ interno (come Saddam o Gheddafi) o dall’ esterno (carlo Martello ed i Veneziani). Laaciati a se stessi, si scannano SEMPRE e dovunque. Il dissidio Sccita e Sunni e’ creato dalla “discendenza” da maometto, ognuno dei movimenti proclamando che sono loro i veri discendenti.
    Se si ammazzano per questo, figurati se non praticano il terrorismo veros se stessi. Lo praticano pero anche versop l’ esterno (Europa ed USA)? Questo e’; dovuto all’ idea del Grande califfato. Un eneorm coalizione di paesi arabi che schiaccerebbe in sottomissione l’ Europa, gli USA e la Russia usando i consueti metodi dei barbari di ogni tempo.
    Tagliare le teste ed uccidere i dissidenti. E voi , cari Demostene & CO, continuate a ragionare per scoprire ome si puo’ dare la colpa all’ Occidente per il terrorismo.
    Visto che vivete di ideologia, usate la testa della donna del mercato, che ne sa molto piu’ di voii e che vi da la sua ragione” “perche’ sono cattivi, perche hanno una falsa religionea, perche; sono barbari”. ma quando la capirete…voi?

    Ciao

    Elena

    Mi piace

    • Chiunque abbia una fede religiosa crede che le altre religioni siano false.
      Scusa, Elena, ma il tuo discorso è di un fanatismo religioso pari solo a quello delle persone che tu condanni.
      Papa Francesco (che notoriamente né ammiro, né mi piace, né posso soffrire, un’avversione “a pelle” insomma …) afferma:
      Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione.
      Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può deridere la religione.
      E la libertà di espressione ha il limite di non offendere nessuno

      Il che è tutto dire.
      Io sostengo che, affidandosi alla laicità comunque (così si rimane al di fuori di qualsiasi conventicola) i problemi vanno analizzati per quello che sono, né per quello che sembrano, né per quello che potrebbero essere.

      Grazie per essere passata, Elena.
      Buona giornata

      Mi piace

  11. Certo fanatismo religioso è incentrato sulla provocazione, uno dei tratti caratteristici dell’ideologia salafita su cui si reggono le cellule eversive d’estrazione islamica. Il loro intento è quello di strumentalizzare la religione per fini eversivi, attribuendo all’Occidente la responsabilità del degrado mondiale.
    Ecco che allora certa propaganda integralista sfrutta volentieri la tradizionale apologetica anticolonialista e terzomondista, radicata nell’Islam, per avere presa sulle masse che soffrono spesso di arretratezza e frustrazione.

    Si tratta di una strategia che ha l’obiettivo di terrorizzare chiunque si opponga al loro delirio. Un vero e proprio terrorismo psicologico, veicolato attraverso il sistema multimediale di certi paesi arabi, con l’intento di attribuire una precisa identità antagonista all’avversario.
    Ecco che allora l’Europa viene definita cristiana, quando invece oggi è in gran parte agnostica e laicista.

    Mi itrufolo nell’argomento che vedo evolversi.
    Bello il pezzo

    Mi piace

    • Questa è la vexata quaestio che, per così dire, segna lo scarto tra Oriente e Occidente. Mentre nella nostra cultura si è persa la linea di demarcazione tra sacro e profano, i fautori della sharia non solo dimenticano che l’Islam è stato colonialista attraverso le sue conquiste militari, addirittura più dell’Occidente, ma soprattutto gli attribuiscono (in una rigida cornice mitologica) un’indole coercitiva e violenta.

      Sebbene l’impianto teocratico dell’Islam – cioè la congiunzione tra ciò che è politico e ciò che è spirituale – sia ben sedimentato nella Umma, vale a dire nella comunità islamica globale, imputare il sorgere di tali movimenti estremisti/terroristici alla sola reazione antioccidentale o a cause quali la povertà e lo sfruttamento è riduttivo e semplicistico.

      Fin dalle sue origini, l’Islam è stato attraversato ciclicamente da ondate di integralismo e di intolleranza, cui si sono alternate stagioni di grande apertura. Basti pensare ai kharigiti del primo secolo islamico che combattevano per un’ideologia purista e integralista.
      Di converso, lo Stato islamico medievale, in alcune sue fasi, fu flessibile e tollerante. Cosa dire del sufismo che un tempo ispirava i musulmani alla pacifica convivenza? Una duttilità che si manifestò, peraltro, anche nel Novecento (almeno fino agli anni Settanta) quando in Medio Oriente le donne erano libere, ad esempio, di circolare senza il velo. Ecco perché oggi è indispensabile il contributo di musulmani che sappiano vincere le spinte intransigenti che si alimentano di un pensiero mitologico acritico, imposto mediante il monopolio culturale.
      È possibile soffocare culturalmente l’estremismo islamico? Circa una cinquantina di anni fa, il padre del riformismo islamico iraniano, Ali Shari’ati, affermava che il musulmanesimo contemporaneo si trova nel suo XIII-XIV secolo. Facendo un raffronto con la storia europea, cioè con il nostro XIII-XIV secolo, si può facilmente verificare che il Vecchio Continente doveva ancora vedere la riforma protestante e la controriforma cattolica. Secondo Shari’ati, per superare il Medio Evo islamico i musulmani non possono pensare di saltare a pie’ pari 5 o 6 secoli, arrivando di colpo alla cultura moderna.

      “Dobbiamo riformare l’Islam – scriveva l’intellettuale iraniano – rendendolo il volano di liberazione delle nostre società ancora ferme a una dimensione sociale tribale, cioè al Medio Evo dell’Oriente, mentre oggi è lo strumento usato dai reazionari per evitare il progresso e lo sviluppo sociale”. Le parole e la vita di Shari’ati, morto ufficialmente per arresto cardiaco in Inghilterra nel giugno del 1977 (molti ritengono che sia stato eliminato dalla polizia segreta dello Scià) indicano chiaramente il percorso che occorre seguire.

      Grazie per l’intervento e buona giornata

      Mi piace

  12. Descrivere il paese come una fucina terrorista non aiuta.
    Le radici del problema affondano nella spaccatura tra noi e loro, nell’esclusione sociale risultato di fallimentari politiche di assimilazione.
    Ciao e buona sera

    Mi piace

    • La strategia è chiara e inequivocabile,
      Gli esperti di antiterrorismo francese avevano annunciato che si stava minacciosamente avvicinando il momento in cui sarebbe stata messa in atto: l’Isis e probabilmente anche Al Qaeda (ci sono molti indizi che le due organizzazioni si stanno riavvicinando) vogliono scatenare una guerra civile di religione in Francia che vedrebbe contrapposte delle enclave territoriali musulmane alle forze dello stato francese.

      Provocare rappresaglie altrettanto indiscriminate da parte di gruppi islamofobi francesi contro gli immigrati musulmani e i loro luoghi di aggregazione. Un numero crescente di francesi musulmani diventerà simpatizzante e fiancheggiatore dei terroristi jihadisti, e un numero crescente di francesi diventerà condiscendente verso forme di repressione indiscriminata ed extragiudiziale e verso forme di punizione collettiva contro le comunità musulmane dei quartieri da cui provengono i terroristi.

      Ciò trasformerà la Francia in un paese dove l’autorità formale dello Stato e quella di fatto dell’opposizione armata islamista si contenderanno il controllo del territorio abitato dagli immigrati musulmani, che come è noto in Francia vivono in maggioranza concentrati in località e quartieri bene identificabili.

      Adesso lo si sa.
      E dunque?

      Grazie e ciao

      Mi piace

Volete partecipare alla discussione? Scrivete ed esprimete il Vostro parere, grazie.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...