Garthander VII

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1Kate Scarlets prese lo stesso treno che aveva preso Juliet, tre giorni prima.
Faceva ancora più caldo del giorno precedente. Fu un sollievo lasciarsi alle spalle le strade cittadine e infilare una via di campagna. A Albert Geary, che l’attendeva sul marciapiede della stazione, Kate chiese: – Che cosa potete dirmi sulla morte del signor Dennon?
Albert, incamminandosi fuori della stazione, propose: – Se dobbiamo parlare è meglio farlo all’ombra. – Dopo aver raggiunto in macchina una grande quercia ombrosa, proseguì: – Dunque, volete sapere qualcosa sulla morte di Robert. Mio cugino mi aveva telefonato ieri mattina, verso mezzogiorno, chiedendomi di andare da lui alle tre e mezzo. Niente altro. In verità sono arrivato un po’ in anticipo; l’impiegata della direzione mi ha detto che era solo, così mi sono avviato… Non so se conoscete l’ubicazione di Styles Hedingham House.
– Il signor Dennon me ne ha parlato.
– Allora potrete rendervi conto che tutti quelli che entrano o escono dalla sua casa, devono passare attraverso il vestibolo del club, davanti all’ufficio della direzione, a meno che non passino da una finestra della sala da biliardo o dello studio.
– Sarebbe possibile?
– Credo di sì. Comunque, dopo che l’impiegata della direzione mi ha detto che Robert era solo, mi sono avviato. C’è un corridoio a vetri, in fondo al quale una robusta porta d’acciaio rimane sempre chiusa. Sapete della collezione, immagino.
– Oh, sì.
– Ebbene, mi ha colpito il fatto che la porta d’acciaio non era chiusa, ma solo accostata. Dopo essere entrati ci si trova in una piccola anticamera che termina in una seconda porta blindata. Questa era aperta. Sono entrato nel locale dove di solito Robert esponeva la sua collezione e ho chiamato. Nessuno mi ha risposto. Di fronte all’ingresso c’è una porta che dà in un corridoio sul quale affacciano tre stanze: la camera a letto di Robert, uno stanzino da bagno e un laboratorio. Ho chiamato di nuovo. La porta del laboratorio era aperta.
– Accostata o spalancata?
– Ad angolo retto con lo stipite. C’è un tavolo che lui usava per fare delle annotazioni sui suoi esperimenti: è una vecchia scrivania con lo spazio per le gambe al centro e i cassetti dai due lati, e si trova alla destra della porta. Robert era seduto con la testa reclinata sulla scrivania. Mi sono avvicinato e ho visto che gli avevano sparato alla tempia destra. Il braccio destro pendeva inerte, e sul pavimento, come se gli fosse sfuggita dalla mano, una rivoltella. Il secondo cassetto a destra della scrivania, dove sapevo che teneva la sua rivoltella, era aperto. Così ho pensato che si fosse ucciso e mi avesse fatto andar là, lasciando le porte aperte, perché lo trovassi. Uno dei doveri meno gradevoli di un esecutore testamentario!
– Dite che avete pensato che il signor Dennon si fosse ucciso?
– La polizia non lo crede.
– Potreste dirmene il perché?
– Sì. Ma voi potreste darmi una qualsiasi ragione per cui dovrei farlo?

2La frase esprimeva riflessione più che risentimento. Se fosse stato altrimenti, Kate non avrebbe risposto come fece. – Voi non mi conoscete,
– No.
– Quindi non avete motivo di fidarvi di me.
Lui indugiò un momento. – Mio cugino sembra essersi fidato di voi. E non era tipo da farlo senza motivo. Nella sua lettera fa il nome di Daniel Clancy per dimostrare che siete una persona fidata.
– Dovete sapere, maggiore Geary, che quindici giorni fa ho rifiutato questo caso, perché non potevo approvare la linea di condotta del signor Dennon nei confronti del segretario. Mi sembrava pericolosa e immorale.
– Il povero vecchio George?
– Vostro cugino mi ha messo al corrente della posizione del signor George Barret.
Albert si affrettò a chiarire: – George non farebbe male a una mosca, potete credermi. Ha la disgrazia di aver frequentato delle cattive compagnie da ragazzo, e questa circostanza è servita a Robert per ricattarlo. Per anni. L’ha fatto lavorare come un negro, trattandolo come uno schiavo. George è incapace di qualsiasi iniziativa. Per questo credo che si sia trovato nei guai precedentemente, è del tutto incapace di atti di violenza.
Un leggero sorriso sfiorò le labbra di Kate.
– Il signor Dennon mi ha parlato di certe informazioni, riguardanti il signor Barret, che sarebbero venute in vostro possesso nel caso di una contingenza come quella attuale. Da quanto mi dite, credo di poter arguire che vi siano pervenute.
Albert esitò un momento, poi disse: – Vi ho detto che non era tipo da fidarsi del suo prossimo. Ci sarà un incartamento completo, sul conto di George, immagino. Ma non mi è ancora pervenuto. Forse lo hanno gli avvocati, credo. E se la polizia ne verrà a conoscenza, sarà un bel guaio.
– Ma voi sapevate…
– Robert si lasciava spesso sfuggire delle allusioni, e George mi ha detto il restò. Sentite, vorrei conoscere la vostra posizione rispetto alla polizia. Se sosterranno che non si tratta di suicidio, sospetteranno un po’ di tutti, quindi preferirei rendermi conto della situazione. Posso parlarvi in confidenza, o tutto quello che vi dirò sarà riferito alla polizia?
Kate Scarlets la guardò. – Sono contenta che me l’abbiate chiesto. Non potrei mai, in un caso di assassinio, celare dei fatti alla polizia. Né accetterei di investigare su un delitto per servire interessi privati. Mi sono occupata di molti casi e ho sempre lavorato d’accordo con la polizia, ma non per la polizia. In un caso di assassinio, come in ogni altro caso, io ho un solo scopo: quello di scoprire la verità.
– Vi sembra così semplice?
– Fondamentalmente sì. Quello che rende le cose complicate è il fatto che molta gente ha qualcosa da nascondere, e l’inchiesta per un assassinio ha questo in comune col giorno del giudizio: che molti segreti di tutti, anche estranei al fatto, vengono svelati. E ora, maggiore Geary, volete dirmi, per favore, perché la polizia pensa che possa trattarsi di un delitto?

3Con le sopracciglia aggrottate, Albert rispose: – Sì, ve lo dirò. Robert non aveva alcun motivo di uccidersi: questo pensa la polizia. Aveva un mucchio di soldi, non era malato e pensava di sposarsi. Lo sapevate?
– No.
– Nemmeno lui lo sapeva, quindici giorni fa. Lei è una bella ragazza sui venticinque anni, coi capelli rossi, e occupa un appartamentino nella mia casa a Rosbury. Si chiama Eve McQueen. Il giorno prima di morire, cioè l’altro ieri, Robert le ha chiesto di sposarlo.
La signorina Scarlets sembrò interessata.
– Ve l’ha detto lui?
– No, l’ho saputa da Eve. Quella sera Robert aveva invitato l’intera comitiva del club a vedere la sua collezione. Al ritorno ho accompagnato a casa Eve, che me ne ha parlato. E mi ha detto che lui aveva fatto un testamento in suo favore.
– Questo testamento è stato ritrovato?
– Sì e no. Robert ieri e andato a Hedingham Court e ha firmato un testamento, scritto, come Eve aveva detto, su un modulo. Il direttore della banca e un impiegato hanno fatto da testimoni e pare che Robert abbia accennato con loro al suo prossimo matrimonio. Ma non si sa niente circa il contenuto del testamento, che non è stato ritrovato, a meno che non si voglia tener conto di un po’ di carta bruciata in un portacenere. Se ne è salvato un angolo, ma è bianco. La carta corrisponde a quella dei moduli venduti da un cartolaio di Hedingham Court. Eve ne aveva comprato uno, a quanto dice. Poi ha chiesto consiglio a Robert e questi ha finito con l’usarla lui stesso.
La voce di Albert era priva di qualsiasi intonazione, ma la signorina Scarlets non era una sciocca. Lui proseguì, in tono meno guardingo,
– Credo che la polizia ritenga che la distruzione del testamento costituisca movente per un delitto.
– Si potrebbe ugualmente dedurre che il signor Dennon abbia distrutto il testamento e si sia ucciso a causa di qualche delusione circa il suo progettato matrimonio.
– Non credo che la polizia darebbe molto peso a una simile ipotesi. Francamente non riesco a vedere Robert che si spara a causa dì una donna. Non dico che non avesse perso la testa per Eve, ma non riesco a credere che fosse arrivato al punto di togliersi la vita. E questo ve lo dico in tutta confidenza, perché, se si tratta di un delitto, io vengo automaticamente a trovarmi fra i principali indiziati. Io ho scoperto il cadavere e, a parte ciò, avevo un ottimo motivo per distruggere il testamento nuovo, dato che, secondo l’altro, sarei stato l’erede universale. La polizia predilige questo tipo di movente: chiaro, semplice, logico. E sono certi che si tratti di un delitto a causa delle impronte digitali sulla rivoltella. Sono quelle di Robert, ma non si trovano nella posizione giusta. Pensano che siano state fatte dopo la morte di lui. E’ un vecchio trucco, quello di chiudere la mano del morto sulla rivoltella per simulare il suicidio, ma può anche essere pericoloso. Un assassino non ha mai la mano troppo ferma, dopo il delitto, e ha sempre una certa fretta.

4Come se avesse esaurito tutto quello che intendeva dire per il momento, Albert Geary si girò, mise in moto la macchina e la riportò sulla strada principale.
Mentre attraversavano l’ingresso di Styles Hedingham House, videro Juliet che scendeva le scale. Incontrandola sull’ultimo gradino, era più che naturale che Albert si fermasse e le rivolgesse la parola. Qualsiasi conoscente avrebbe fatto lo stesso. Kate, però, avverti un cambiamento nell’atmosfera. I due scambiarono solo poche parole del tutto innocenti. Lo sguardo di Albert Geary indugiò un attimo sulla giovane donna vestita di bianco. Juliet era pallida, in mano aveva un parasole verde, che Albert riconobbe come uno di quelli di Isabel Freer.
– Stai uscendo? – le chiese.
– Sì – rispose Juliet. Poi: – Mary mi ha invitata per il tè. Desiderava che andassi da lei.
Le parole non rivelavano nulla, ma la voce e i modi non erano quelli dì due semplici conoscenti. Il colloquio durò solo pochi secondi, poi Juliet uscì nel porticato, aprendo l’ombrellino verde.
Kate salì nella stanza che Robert Dennon aveva fissato per lei.
Quando, dopo dieci minuti circa, scese di nuovo, trovò Albert che l’attendeva per guidarla nello studio dove presero il tè. Allora gli parlò di Juliet.
– Una ragazza molto attraente, piena di grazia; è un’ospite del club?
– È Juliet Keslar, la miniaturista. Sta facendo il ritratto alla nostra celebrità locale, la famosa Isabel Freer. Siamo stati sposati, ma adesso abbiamo divorziato, rimanendo tuttavia buoni amici. Il ritratto di Isabel sarà una bella pubblicità per Juliet,
Continuò a parlare di Isabel e degli altri ospiti del club, finché Kate non ebbe finito il suo tè. Poi la guidò nella casa di Dennon.
– La polizia non deve più tornare. Potete toccare ogni cosa e rivolgermi tutte le domande che volete.
Lei gliene rivolse parecchie: come era entrato, dove si era fermato, cosa aveva visto.

5Albert ripeté ancora una volta quello che aveva detto prima: ormai lo sapeva a memoria. Quando ebbe finito, Kate chiese:
– Siete arrivato subito prima delle tre e mezzo?
– Saranno state le tre e venti.
– E siete venuto qui direttamente?
– Direttamente.
– E vostro cugino era già morto, quando lo avete trovato. Da quanto tempo?
– Non sono un medico.
– Ma siete stato in guerra. Da quanto tempo era morto?
– Non lo so.
– Tuttavia potreste arrischiare una supposizione.
– Non sono tanto sciocco.
– A che ora è arrivata, la polizia?
– Verso le quattro meno un quarto. Ma nemmeno loro sono degli esperti in materia. Il dottore al quale avevo telefonato era fuori, e il medico legale non è arrivato che alle quattro. Non è stato in grado di precisare da quanto tempo Robert fosse morto. Era una giornata molto calda.
– Precisamente.

6Kate girò dietro la scrivania. La sedia di Robert era stata spostata all’indietro. Sul piano del mobile erano disposti il blocco della carta assorbente, quello degli appunti, un portapenne, una cartella per la carta da lettere, un grande portacenere di metallo e una scatola di fiammiferi. Ai due lati c’erano due file di cassetti. Sul cuoio verde che copriva la scrivania, c’era una larga chiazza scura.
– Volete farmi vedere in che posizione era il cadavere, quando lo avete trovato?
Albert non fu precisamente entusiasta dell’idea. Tuttavia fece quanto gli era stato richiesto: sedette sulla sedia, si chinò in avanti finché la sua testa non venne a trovarsi proprio sopra l’infausta macchia scura e lasciò pendere il braccio destro in modo che la mano fosse a pochi centimetri da terra. Quando si fu rialzato, Kate ruppe il silenzio.
– Dove si trovava l’arma?
– Ebbene…
– Perché esitate, maggiore?
Lui sollevò una mano e la lasciò ricadere. – Non vi sfugge niente. Si tratta di questo: io avevo due rivoltelle uguali e ne avevo ceduta una a Robert.
– Quanto tempo fa?
– L’anno scorso. Lui ne aveva una di vecchio modello. Un giorno che quel cassetto era aperto, l’ho vista e gli ho detto che avrebbe fatto meglio a tenere qualcosa di più moderno. è andata cosi.
– In quale cassetto la teneva?
– Nel secondo a destra. L’ha presa la polizia.
– Quante persone sapevano che il signor Dennon aveva una rivoltella in questo cassetto?
– Io ne ero al corrente e così pure George. Chiunque avrebbe potuto saperlo. Robert ne andava orgoglioso; si vantava in giro di essere armato. Aveva conservato anche il suo vecchio catenaccio, e lo teneva in camera da letto.
– Il testamento è stato bruciato in quel portacenere di metallo?
– Sì.
– Dov’era quando avete trovato il signor Dennon? Albert si spostò indicando il lato opposto della scrivania. – Qui sull’orlo, poco lontano da questo angolo.

– Dove il signor Dennon non poteva arrivare?
– Stando seduto al tavolo, no. Cioè credo che avrebbe potuto toccarlo, se si fosse sporto in avanti.
Ma non avrebbe certo bruciato la carta in quella posizione.
– E i fiammiferi dov’erano?
– Accanto al portacenere.
– A destra o a sinistra?
– Alla vostra sinistra.
– Non avete bisogno che vi faccia rilevare questo fatto, vero? Chiunque abbia bruciato il testamento si trovava dall’altra parte della scrivania, dove siete voi adesso. Quindi è improbabile che sia stato il signor Dennon, come è improbabile che abbia potuto farlo, stando seduto al suo posto abituale.
Ci fu una breve pausa. Poi Kate sedette, spostando la sedia in modo da sistemarla in una posizione comoda, prese il blocco degli appunti e scelse una matita.
– Non volete sedervi, maggiore Geary? Vorrei prendere qualche appunto. Mi avete detto che il signor Dennon si è recato al club per il pranzo e poi è tornato qui. Qualcuno l’ha visto, dopo?
– Oh, una quantità di persone. Secondo Susan Genas, l’impiegata, Robert ha avuto una processione di visitatori. Hanno dovuto passare tutti dal vestibolo, come già vi ho detto.
– Potete dirmi chi erano e a che ora sono arrivati?

7Lui si frugò in tasca.
– Ecco qui, direttamente dalla fonte: Susan Genas è una ragazza molto ordinata. Robert è venuto qui verso l’una e mezzo, e George Barret l’ha seguito pochi minuti dopo. George asserisce di averlo fatto solo per prendere un libro, dopodiché è tornato direttamente nello studio e non si è più mosso. Robert lo aveva lasciato in libertà per quel pomeriggio. Questo, a quanto mi risulta, è vero: le persone che si trovavano in sala da pranzo hanno sentito Robert dirgli che non avrebbe avuto bisogno di lui per quel pomeriggio. Bene, questo è quanto riguarda George. Poi, alle due e mezzo, è arrivata Eve McQueen, in compagnia di un certo Griffiths. Questi ha combattuto nei Commandos con me, ed è capitato qui l’altro giorno per una breve vacanza. Lui e Eve avevano intenzione di andare a giocare a tennis e poi di fare un bagno. Credo che Eve volesse vedere Robert per dirgli che avrebbe trascorso il pomeriggio con un altro, ma che la sera avrebbe cenato con lui. Vi ripeto solo l’essenziale di quello che Eve mi ha riferito. Dunque, Eve va da Robert, mentre Griffiths aspetta nel vestibolo del club. Dopo circa dieci minuti, lei torna indietro e, accorgendosi d’aver dimenticato la borsetta da Robert, manda Griffiths a prenderla. E mentre questi si avvia, lei va in direzione e infastidisce Susan usando il telefono per avvertire Robert che Francis Griffiths sta andando da lui. Susan li sente parlare, ma di Robert distingue solo la voce e non le parole. Comunque, pare che fosse seccato, perché Eve non aveva richiuso la porta d’acciaio nell’uscire e Francis Griffiths aveva potuto entrare da solo. Questa circostanza è importante, dato che nel frattempo qualcuno avrebbe potuto entrare inosservato, dalla sala del biliardo, per esempio.
– Dalla sala del biliardo, dite? Non dallo studio?
Albert la fissò. – Nello studio c’era George Barret, e lui non avrebbe avuto bisogno di entrare di soppiatto, dato che aveva una chiave.
– Continuate, per favore.
– Griffiths rimane assente meno di cinque minuti, poi torna con la borsetta, ed esce in compagnia di Eve. Poiché fa troppo caldo per giocare a tennis, vanno direttamente a fare il bagno. Sono già le tre meno un quarto. Poco prima delle tre, arriva Mary Stoner, mia sorella adottiva. I miei genitori l’adottarono quando aveva tre anni, perché credevano che non avrebbero avuto figli. Mary non è sposata. Abita in uno degli appartamenti di Rosbury. Pare che volesse consigliarsi con Robert per una questione d’affari. Comunque, questa è la sua versione. Dice che si è diretta qui e che, come Francis Griffiths, ha trovato la porta d’acciaio aperta. Ora, Griffiths giura di averla richiusa, e credo anch’io che lo abbia fatto, dopo la sfuriata di Robert con Eve. Dice di aver pensato che Robert l’avesse lasciata accostata per lei, e penso che così fosse, dato che a quanto pare non ha fatto nessuna osservazione quando lei è entrata. Stando a quello che dice Mary, hanno parlato d’affari per dieci minuti circa. Alcune delle azioni che lei aveva ereditato da mia madre stavano per scadere, e Mary voleva fare un nuovo investimento. Non riesce a ricordarsi se ha chiuso la porta o meno: è piuttosto distratta. E uscita dal club alle tre e dieci e, proprio mentre se ne stava andando, Hester Freer è scesa dalle scale e si è avviata lungo il corridoio in questa direzione. Hester è la figlia zitella di Isabel: una donna goffa e timida sui trentacinque anni, e nessuno è riuscito a immaginare perché avrebbe dovuto uccidere Robert. Lei dice di essere andata nello studio e di essersi fermata lì a parlare con George. Circa dieci minuti dopo, sono arrivato io e ho trovato Robert morto.
Kate fissò il blocco degli appunti. – Il vostro amico, come si chiama, maggiore Griffiths?
Albert annuì.
– Lui e la signora McQueen – riprese Kate – hanno lasciato il club alle tre meno un quarto. Alle tre e venti voi avete trovato il cadavere del signor Dennon. Dite di non sapere da quanto tempo fosse morto, sebbene io sia convinta che ne avete un’idea. La signorina Stoner dice che era vivo, quando lei lo ha lasciato. Se è cosi, doveva essere morto solo da pochi minuti, quando voi lo avete trovato. L’assassino deve aver atteso che la signorina Stoner si fosse allontanata, prima di arrischiarsi a sparare. Qualcuno ha sentito il colpo?
Albert scosse il capo. – Nessuno avrebbe potuto udirlo. Questi locali sono perfettamente sordi, e questa stanza in particolare è scavata nella montagna.
– Allora, la situazione è questa. Se tutti hanno detto la verità, il signor Dennon è stato ucciso tra il momento in cui la signorina Stoner è uscita di qui e quello del vostro arrivo: dieci minuti al massimo. L’unica persona che abbia attraversato l’ingresso in quel periodo è la signorina Freer. Avrebbe avuto tutto il tempo di raggiungere questa stanza, uccidere il signor Dennon e tornare nello studio. Cosa ne dice il signor Barret?
– Dice che Hester è andata nello studio alle tre e dieci e non si è mossa fino al momento in cui io ho dato l’allarme.
– E la versione della signorina Freer, qual è?
– Oh, tutti e due sono d’accordo su questo punto.
– Sono amici?
– Hester non ha molti amici. Isabel assorbe la maggior parte del tempo dei suoi familiari.
– La madre intelligente e brillante e la figlia tenuta in disparte. Una situazione abbastanza comune e non priva di pericolose possibilità.

8Kate consultò il blocco degli appunti. – Lasciando da parte la signorina Freer e continuando a credere che tutti abbiano detto la verità, cosa piuttosto improbabile, il fatto più straordinario è quello concernente la porta d’ingresso qui. Non credo che il signor Dennon avesse l’abitudine di lasciarla aperta.
– La porta interna avrebbe anche potuto rimanere aperta quando lui era in casa, quella esterna mai.
– L’ho immaginato da quello che lui stesso mi ha detto quindici giorni fa.
Albert annuì. – Cerano solo due chiavi: una la teneva lui e l’altra George. Se fosse successo qualcosa a Robert, George si sarebbe trovato nei guai, quindi ci si poteva fidare a lasciargli una chiave. Non ne esistevano altre. Secondo me, è semplicemente pazzesco pensare che Robert abbia lasciato aperta quella porta.
– Eppure è stata lasciata aperta.
– Da Eve che usciva in tutta fretta per andare al bagno.
– La prima volta, ma non è stata l’unica. Dopo la signora McQueen anche il maggiore Griffiths si è recato nel padiglione per riprendere la borsetta. Dice di aver lasciato la porta chiusa alle tre meno un quarto; tuttavia, dieci minuti dopo, la signorina Stoner l’ha trovata aperta. Voi dite che non si può essere sicuri che vostra sorella l’abbia richiusa nell’uscire alle tre e dieci; in ogni modo, l’avete trovata aperta di nuovo quando siete arrivato alle tre e venti. Quindi noi sappiamo che la porta è rimasta aperta per un minuto o due tra l’uscita della signora McQueen e l’arrivo del maggiore Griffiths. Nessuno è passato per il vestibolo in quel frattempo, all’infuori del maggiore Griffiths stesso, ma c’è la possibilità che qualcuno sia entrato qui passando per la sala del biliardo e si sia nascosto nella stanza del signor Barret, o nel bagno, o in una delle altre camere. Ma è ancora più probabile che qualcuno si sia nascosto qui durante uno degli altri periodi in cui noi sappiamo che la porta è rimasta aperta. La signorina Stoner l’ha trovata aperta subito prima delle tre e voi, a vostra volta, l’avete trovata aperta alle tre e venti. Noi non sappiamo chi l’ha aperta, il che significa che non possiamo nemmeno sapere per quanto tempo è rimasta cosi. Il maggiore Griffiths può essersi sbagliato pensando di averla richiusa. Ho notato che la porta ha una chiusura a scatto: e lui aveva fretta. Può essere rimasta aperta per dieci minuti prima che la signorina Stoner arrivasse, e poi per altri dieci minuti fra la sua uscita e il vostro arrivo. Non abbiamo modo di saperlo. Tutto quello che sappiamo è che in quel frattempo nessuno ha attraversato il vestibolo all’infuori della signorina Freer.
Albert aggrottò le ciglia. – Avrebbe potuto esserci qualcuno nella sala del biliardo.
– Ne siete sicuro, maggiore Geary? Quando siamo passati davanti a quella porta, pochi minuti fa, ho tentato di aprirla, ma era chiusa a chiave.
Albert rimase in silenzio per un minuto. Il suo viso si oscurò, mentre le palpebre si abbassavano fin quasi a coprirgli gli occhi. Poi si alzò di scatto e ficcò le mani in tasca. – Ciò mette a posto tutto.
– La porta era chiusa, ieri?
Lui rispose senza guardarla: – Stanno eseguendo dei lavori, in quella stanza, e c’è stato un contrattempo imprevisto. Il lavoro è stato sospeso per la fine settimana e gli uomini hanno lasciato lì la loro roba.
– Quindi, le finestre e la porta, ieri, avrebbero dovuto essere chiuse.
– È probabile.
– Questo è un punto che dev’essere messo in chiaro.
Staccò le pagine sulle quali aveva scritto gli appunti, rimise la matita al suo posto, poi si alzò in piedi.
– Vi ringrazio, maggiore Geary.

01.

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18 pensieri su “Garthander VII

  1. Bello proprio e intelligente anche nello svolgimento.
    Kate è una rivelazione. Non me lo sarei aspettata questa sua prontezza.
    Ciao e auguri e buon viaggio

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    • Grazie per l’intelligente.
      🙂
      Visto che brava Kate?
      Una rivelazione e un mastino. Quelli che l’hanno conosciuta ne sono rimasti affascinati e terrorizzati.
      Non si scappa.
      Grazie e buona permanenza a te. Non mi strapazzare troppo Kate.
      Thnx
      Ciao milady

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  2. L’ho trovato caldo.
    Robert è stato ammazzato. Ma non ci scordiamo che hanno temtato di passarlo per suicidio. Poi la questione del testamento.
    Bello.

    Buonviaggio milord del mio cuore, E molti auguri per le feste.
    Ciaoooo

    🙂

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  3. L’ho letto dapprima tutto d’un fiato e poi mi sono soffernata sui particolari. Caspita, un impianto bellissimo e soprattutto mi ha intrigata.
    Il maggiore è il classico inglese gonfio e tronfio, ma utile.

    Buon natale, Ninni.
    E buon viaggio

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  4. Bello proprio. Adesso voglio proprio vedere lo svolgimento delle indagini. Kate sembra conoscere bene il fatto suo e sono convinta che dovrebbe indagare sul mite e mansueto collaboratore di Robert. Mi convince poco.

    Auguri e buon natale caro Ninni.
    Buon viaggio

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  5. Una capacità non comune di scrivere e descrivere fatti e vicende. Cosa si potrebbe dire di quest’altro romanzo scritto tamburo battente, a tempo di record e perfettamente filante?
    Il re della scrittura creativa.
    Seguo le vidende di Garthander come se fossi, o addirittura abitassi in quei luoghi che, proprio perché fittizi, meritano l’attenzione in quanto creati a nostra misura.

    Ciao

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  6. Certamente Milord…mi trovera’ sempre qui con tutti gli altri per vedere come va avanti questa storia magnifica. Vacanza o lavoro? Se non risulto indiscreta! In ogni caso le auguro un felicissimo 2016 pieno zeppo di grandi soddisfazioni in ogni ambito!😊

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    • Lavoro mia signora.
      Rigorosissimamente lavoro e da tanto, tantissimo lontano da dove presumemmo voi vi trovate.
      NB: Tutte (e sostenemmo tutte) le immagini sono pertinenti ad una realtà reale.
      Da “un certo punto in poi”, addirittura, le immagini furono di produzione propria, come queste che potete osservare.
      Abbiate le nostre sincere cordialità.

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