Garthander VIII

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1Juliet prese l’autobus per Rosbury. Dalla fermata alla casa c’erano solo pochi passi, ma il sole batteva sulla strada senza alberi. In quel momento fu grata a Isabel Freer che l’aveva forzata a prendere il suo parasole.
La porta d’ingresso era aperta. L’atrio aveva cambiato radicalmente aspetto. I tappeti erano scomparsi e così pure le armi sopra il camino. Nella tromba delle scale c’era adesso un ascensore che portava ai piani superiori. Solo alcuni dei vecchi ritratti erano rimasti e sembravano considerare la scena con tristezza.
Juliet si guardò intorno: Albert occupava uno degli appartamenti a pianterreno. Trovò il suo nome, poi si volse in fretta e incominciò a salire le scale.
In cima, trovò una porta col nome di Mary Stoner. Stava alzando una mano per suonare il campanello, quando la porta si apri e Mary le comparve davanti. – Sei in ritardo. Entra; fa un caldo terribile, non è vero?
Juliet si era chiesta di che cosa avrebbero parlato, ma tutto si svolse in modo semplice e naturale. Non ebbe bisogno di aprire bocca se non per fare alcune osservazione di tanto in tanto, quando la sua ospite si interrompeva per riprendere fiato. Mary voleva mostrarle l’appartamento, parlargliene, dirle come era stato bravo Albert e come era stato abile l’architetto.
Juliet non riconosceva più la casa. Nella stanza che era adesso il salottino di Mary, lei aveva dormito con Albert. E lì, nel vecchio spogliatoio, un lavandino da cucina aveva preso il posto dello scrittoio di Albert. Juliet quella notte l’aveva visto li davanti con la collana di Damaris Geary fra le mani. Provò un senso di rivolta.
– E carino, non è vero? – chiese Mary Stoner.
La conversazione proseguì su questo tono, mentre Mary preparava il tè, e recitava alla perfezione la sua parte di padrona di casa. Juliet si disse che se l’era meritato: era colpa sua, non avrebbe mai dovuto accettare quell’invito. Ma, dal momento che era lì, non poteva far altro che recitare a sua volta la parte dell’ospite. Le venne fatto di domandarsi perché mai Mary l’avesse invitata e che cosa si celasse dietro quel febbrile flusso di parole. Gli occhi azzurri di Mary erano brillanti, le guance colorite e le labbra abilmente truccate. E, ciò nonostante, Mary dimostrava i suoi anni.
Questa fu la prima cosa che diede da pensare a Juliet. La seconda fu che, dopo mezz’ora di conversazione, non era ancora stato menzionato il nome di Robert Dennon. Alla fine, dopo aver deposto la sua tazza di tè, si decise a fare lei stessa quel nome. Non poteva rimanere lì seduta e lasciare che Mary facesse finta che non fosse accaduto nulla. Approfittando della prima pausa, disse: – È terribile quello che è successo a Robert.
Mary impallidì. – Non ne parliamo: tu non sai che cosa significhi aver a che fare con la polizia!
Aveva detto: “Non ne parliamo”, ma improvvisamente tutta la sua eloquenza si rivolse a quel nuovo argomento.
– Ho sempre detto che sarebbe successo qualcosa di brutto una volta o l’altra. Tutti quei gioielli erano troppo preziosi.
– Ma è stato rubato qualcosa?
– Oh, non lo so. La polizia non dice niente. Non fanno altro che continuare a ripeterti le loro stupide domande. E io sono stata lì cinque minuti in tutto. Ho trovato la porta aperta e sono entrata. Volevo il parere di Robert sul modo di investire dei soldi che la mamma mi ha lasciato. Ma tutto quello che mi ha detto è stato: “Compra dei titoli di Stato”. Era fatto così. Io mi sono pentita di averlo consultato e me ne sono subito andata.
Juliet si stava chiedendo perché mai Mary si fosse rivolta a Robert. Questi non era il tipo da dare consigli al suo prossimo, e tanto meno a una parente d’adozione, per la quale non aveva alcuna simpatia.
– Perché non ti sei rivolta a Albert? – chiese.

2Mary ebbe un sussulto nervoso. – Oh, non avrei potuto: non per questioni di denaro.
Juliet sentì il rossore salirle al viso. Ebbe l’impressione di aver messo un piede in fallo, e divenne scarlatta.
Mary si sporse in avanti. – Sono cosi spaventata…
– Perché?
Mary incominciò a tremare.
Juliet ripeté: – Perché?
I grandi occhi azzurri fra le ciglia truccate la fissarono.
– Per Albert.
– Perché? – Juliet sembrava incapace di dire altro.
Gli occhi azzurri erano terrorizzati. Si poteva vedere la paura colmarli e quasi traboccare. Le parole arrivarono in un bisbiglio. – Se fosse stato lui…
Qualcosa in fondo a Juliet disse: “Sciocchezze”. Fu una reazione confortante. Tentò di formulare il suo pensiero ad alta voce, e fu lieta che questa suonasse sicura e naturale. – Sciocchezze!
Mary rabbrividì. – Oh, Juliet, sono cosi spaventata! Devo parlare con qualcuno, altrimenti impazzisco.
– Stai dicendo un mucchio di sciocchezze, Mary. Credo che faresti bene a smetterla. Mary chiuse gli occhi; le lunghe ciglia scure erano umide. – L’ho detto solo a te. – Di che si tratta? Se hai qualcosa da dire, sarà meglio che tu vada sino in fondo. Le ciglia si sollevarono. – Oh, Juliet, io non pensavo… – Faresti bene a pensare, invece. Può essere pericoloso, dire certe cose in giro.

– Non lo direi a nessun altro. Ma si tratta di Albert. Lui è tutto per me, tu lo sai, lo è sempre stato. Non importa quello che ha fatto. Per me e tutto.
– Mary…
– Devo parlare con qualcuno… Non è meglio che lo faccia con te? Perché nemmeno adesso, nemmeno adesso tu vorresti fargli del male.
– No, non vorrei fargli del male.
– Allora lasciami parlare. Questa notte non ho dormito. Non potevo far altro che pensare: “Supponi che sia stato Albert o che pensino che sia stato lui”.
– Perché?
– Come puoi non capirlo? Io sono uscita alle tre e dieci, e Robert era vivo. Albert è arrivato solo dieci minuti dopo e dice di averlo trovato morto. Se Robert non si è ucciso, chi è stato? Albert dice che la polizia non crede al suicidio. E allora chi l’ha ucciso, e perché? Non hanno rubato niente e la camera blindata è intatta. Del resto chi avrebbe potuto tentare di forzarla in pieno giorno, con la gente che andava e veniva? Io sono uscita alle tre e dieci, Albert è arrivato alle tre e venti. Non ci sarebbe stato il tempo materiale. E se non è stato ucciso per quella maledetta collezione, perché è stato ucciso?
Juliet sollevò una mano. Si accorse con meraviglia che era gelata.
– Mary, adesso basta! Non sei nemmeno coerente. Avevi cominciato col dire che avevi sempre pensato che sarebbe successo qualcosa di brutto a causa della collezione. Poi hai detto che non hanno rubato nulla e che comunque non avrebbero mai tentato di fare una cosa simile in pieno giorno. E adesso mi domandi: “Se non è stato ucciso a causa di quella maledetta collezione, perché è stato ucciso?”. Stai facendo una confusione spaventosa.
– Non si tratta di questo! Naturalmente noi dobbiamo sostenere la storia della collezione. Dobbiamo dire che qualcuno si è introdotto nella casa di Robert quando la porta è rimasta aperta. Francis Griffiths e Eve devono averla lasciata aperta: devono. E noi dobbiamo dire che un ladro è entrato e si è nascosto, poi ha ucciso Robert e si è nascosto di nuovo all’arrivo di Albert. Oh, potrebbe essere andata proprio così, non è vero? Se noi continuiamo a ripeterlo senza stancarci…
– E allora perché non lo fai? Hai cominciato così, poi hai cambiato improvvisamente idea e hai detto che nessuno avrebbe tentato di rubare la collezione in pieno giorno. Perché l’hai detto?

3Gli occhi di Mary sembravano sul punto di uscirle dalle orbite.
– Perché è vero, perché stavo parlando solo con te. La prima parte era soltanto… soltanto quello che dobbiamo dire per salvare Albert. Robert non è stato ucciso per la collezione.
– Tu sai perché è stato ucciso?
– Chiunque lo capirebbe. Robert stava per sposare Eve. Aveva fatto un testamento in suo favore, su uno di quegli stupidissimi moduli. Ti dico che l’ho visto: era sul tavolo. Robert si è accorto che lo guardavo e mi ha detto con una voce odiosa: “Sembra che t’interessi; questo è il mio nuovo testamento. Temo che a Albert non piacerà”.
– Ti ha detto che stava per sposare Eve e che l’aveva nominata sua erede?
– Sicuro, e non senza un certo sarcasmo! È per questo che non mi sono fermata. Non vedi cosa può essere successo? Se lui ha parlato a Albert nello stesso modo, e sono sicura che l’ha fatto, ebbene, la rivoltella era nel cassetto.
– Tu sapevi che c’era?
– Tutti lo sapevano. Robert voleva che si sapesse. Lasciava aperto il cassetto apposta. Adesso capisci cosa può essere accaduto? Albert ha visto il testamento e la rivoltella…
– Penso che tu stia dicendo delle sciocchezze.
Il colore tornò alle guance di Mary, più vivo del rossetto. – E allora chi ha bruciato il testamento? Solo Albert aveva interesse a fare una cosa simile.
– È stato bruciato?
– Ma certo! Albert non te l’ha detto?
– Non l’ho ancora visto. Non so niente.
– Lui non te lo direbbe, non lo direbbe a nessuno. Io l’ho saputo dalla polizia. Il testamento è stato trovato bruciato in un portacenere di metallo. Volevano sapere se l’avevo visto, se era già stato bruciato, quando sono andata da Robert. Ma era intatto, intatto. Chi l’ha bruciato?
– Non lo so, ma so che, se t’importa qualcosa di Albert, farai meglio a tacere. Non credo che tu voglia mettere delle idee in testa alla gente, vero?

4Tutto il fuoco e il colore sembrarono abbandonare Mary. Con un improvviso tremito nervoso si girò, appoggiò le braccia allo schienale della seggiola e chinò il capo su di esse. Le sue spalle furono scosse da lenti singhiozzi.
Juliet attese un momento, poi disse: – Per l’amor del cielo, cerca di dominarti, se hai un po’ di affetto per Albert!
Mary continuò a singhiozzare, ma riuscì contemporaneamente a parlare. Niente al mondo avrebbe potuto impedire a Mary di parlare.
– Farei qualsiasi cosa per Albert, tu lo sai. Non gli farei del male per tutto l’oro del mondo. Non ho forse aiutato a nascondere quello che ha fatto in tutti questi anni? Oh, tu non sai cos’abbia voluto dire, altrimenti non saresti così rude.
Su questo tono avrebbe potuto continuare all’infinito. Era un tema con variazioni illimitate. Quando ne ebbe abbastanza, Juliet si recò nel bagno e ne tornò con un asciugamano asciutto e un altro bagnato. Mary si lasciò convincere a sollevare la testa e a bagnarsi delicatamente gli occhi. I danni per fortuna non erano stati gravi. I singhiozzi divennero più radi.
– Oh, sono cosi spiacente, ma tu mi capisci, non è vero? Non potevo continuare a sopportare tutto da sola e tu eri l’unica persona di cui mi potessi fidare. Oh, bisogna che vada a mettermi in ordine.
Juliet fu costretta ad attendere. Passarono parecchi minuti prima che Mary tornasse, un po’ triste, ma più calma. Disse a Juliet che la sua visita le aveva fatto bene.
– Si è portati a esagerare le cose, stando sempre da soli, senza altro da fare che pensare. Tu non ne parlerai con nessuno, non lo dirai a Albert, vero?
– Non è molto probabile che lo veda.
Mary sospirò. – Tuttavia è possibile. Albert va spesso al club.
– E io dovrei andargli incontro e dirgli: “Mary mi ha appena detto che pensa che tu abbia ucciso Robert e bruciato il testamento”?
– Oh, Juliet!
Juliet si dominò. Ne aveva abbastanza di scenate. L’unica cosa che le rimanesse da fare era di andarsene al più presto.

5Juliet uscì all’aperto e indugiò Sui gradini, chiedendosi se avrebbe dovuto aprire il parasole di Isabel. Faceva ancora molto caldo e la luce le dava fastidio. Mentre rimaneva lì irresoluta, una macchina entrò dal cancello e risalì il viale tra gli alberi. Senti il cuore che le balzava in gola. Albert era l’ultima persona che avrebbe desiderato vedere in quel momento. Ma ne era poi sicura?
Prima che potesse decidere, lui balzò dalla macchina e salì di corsa i gradini. Non le sorrise; né la salutò; le mise invece una mano sul braccio, dicendo:
– Speravo di arrivare in tempo.
– Stavo andando via.
– Non è possibile, devo prima parlarti. Vieni, non hai ancora visto il mio appartamento. Ho utilizzato la sala del biliardo, la dispensa e le stanze della servitù. È molto spazioso. Adams ha fatto un bel lavoro, credo. Andiamo!
Juliet fu trascinata di nuovo attraverso l’ingresso. Albert aprì una porta, la fece entrare e richiuse. Lei non ebbe il tempo di ammirare l’opera del signor Adams. Tutto quello che riuscì a vedere fu una specie di anticamera, un pezzo di corridoio, un’altra porta e infine un pezzo della sala da biliardo con due finestre che davano sul giardino. Solo quando furono li, Juliet riuscì a dire: – Io dovrei andar via.
– No. – Albert andò alla finestra e guardò fuori volgendole le spalle.
Improvvisamente Juliet provò il folle impulso di fuggire, ma le sue gambe si rifiutavano di ubbidirle.
– È un brutto pasticcio – disse Albert. – Mi dispiace che tu ti ci trovi immischiata, ma non c’è niente da fare.
Con grande sollievo di Juliet, gambe e lingua ripresero a funzionare regolarmente. – Se posso fare qualcosa… – disse.
Albert aggrottò le ciglia, ma più che irritato sembrava preoccupato.
– Sì, ci sarebbe qualcosa. Hai visto quella donna che era insieme a me, quando ci siamo incontrati al club?
– Quella donnetta che sembrava una governante?
– Sì. Non ridere: è un’investigatrice privata. Se ti siedi, ti racconterò tutto dal principio. Robert è andato da lei quindici giorni fa. – La mise rapidamente al corrente di quello che aveva saputo dall’investigatrice. Infine le chiese: – Adesso vorrei da te una cosa: che cioè tu ripetessi alla signorina Scarlets quello che mi hai detto sulla luce che si accendeva e spegneva nel corridoio a vetri.

6Juliet sembrò inorridita. – Albert, non posso!
– Perché?
– Perché potrebbe non aver niente a che vedere con l’assassinio di Robert.
– Perché no? è proprio quello che lui ha detto quando è andato dalla signorina Scarlets. Ha raccontato che dormiva troppo profondamente la notte e si svegliava con l’impressione che ci fosse stato qualche estraneo in casa. Non ne era sicuro, ma pensava di essere stato drogato. Come vedi, la relazione c’è.
L’orrore di Juliet si era trasformato in pena. – Sì. Ma, Albert, credo che si tratti di una cosa molto diversa. C’è qualcosa che non posso dirti, non sarebbe leale.
– Benissimo, tesoro, continua pure a comportarti in modo nobile e leale. Verrai almeno a trovarmi in carcere?
– Per favore!
Lui sollevò le sopracciglia. – Preferirei evitarlo, ma le cose stanno così. Tu hai trascurato di considerare che io sono il principale indiziato, ma la polizia no… Per il momento si trovano ancora nella prima fase delle indagini e si comportano gentilmente, ma sono convinti che io sia il colpevole. Quindi se tu sai qualcosa e se non desideri in modo particolare di levarmi di mezzo…
Lei protestò: – Albert! …
– Se c’è qualcosa che tu sai, qualcosa che non mi hai detto…
– Non era ancora accaduto, allora. Ma ti dirò di che si tratta, così potrai renderti conto che non ha niente a che vedere con la morte di Robert.
– Sì, sarà meglio.
Juliet sedeva in un angolo del sofà col busto eretto e le mani abbandonate in grembo. Non portava anelli. Gli occhi di Albert le sfiorarono l’anulare privo della fede nuziale. Parlò rapidamente, a voce bassa, di quello che aveva scoperto sul conto di Hester Freer.
Albert disse: – Povero vecchio George! Non lo racconteremo alla polizia, se potremo evitarlo. Ma penso che si dovrà arrivare a una spiegazione. Se George ha acceso e spento la luce del corridoio e ha fatto entrare della gente nella casa di Robert, di notte, per non parlare poi del fatto che ha drogato il suo padrone, ebbene penso che dovrà spiegare il suo operato e può benissimo incominciare a farlo con me e la signorina Scarlets in via privata.
Juliet disse: – Mi sento odiosa.
Lui le prese le mani e le tenne un attimo fra le sue, poi le lasciò andare. – Questo ti fa onore, tesoro. Ma io non ho nessuna intenzione di lasciarmi portar via con le manette ai polsi per la paura di rivolgere a George qualche domanda.
Juliet provò l’impulso di ripetere: “Sciocchezze!” come già aveva fatto con Mary, ma si sentì invadere da un improvviso senso di gelo. Non sapeva fino a che punto la cosa fosse seria, ma se lo era veramente…
Albert continuò: – Preferisco non essere arrestato sotto l’accusa di assassinio, se appena posso evitarlo.
– Poi, prima che Juliet potesse replicare: – Come è andata la visita a Mary?
– Benissimo.
– Meglio così! Povera cara, mi eri sembrata un po’ abbattuta!
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42 pensieri su “Garthander VIII

  1. Ci spiacque per il ritardo nella pubblicazione del Capitolo, in quanto incontrammo qualche problema geografico/logistico, apparentemente superato.
    (Ci troviamo fuori sede e con una connessione non propriamente ottimale).
    L’importante, comunque, è esserci.
    Abbiate le nostre cordialità

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  2. Ecco.
    Allora che si fa?
    Come sarebbe che Albert non c’entra?
    Per me lui si sta impegnando talmente tanto a mistificare tutto che non la si fa.
    Mi piace Scarlets, io avrei e mi muoverei nella stessa maniera.
    Bello.
    Un saluto ovunque tu sia milord.
    Ciaoooo
    Elena

    🙂

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    • Cara Elena, apparentemente sembra proprio che Albert non rientri nella casistica del giallo.
      Comunque vi invito ad osservare il prosieguo degli eventi.
      Chissà che non avrete ragione.
      Vi auguro, mia signora, ogni bene estensibile al nuovo anno prossimo venturo

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    • Lady Nighail, l’arte dell’occultare è tutta umana, che diventa quasi divina a voler ben leggere.
      Vi soddisferemo con il nuovo anno.
      Contenta?
      Molte augurazioni per l’entrante appuntamento temporale…
      Cordializiosità

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  3. Tiseguo. Sai che mi sto interessando? me ne accorgo perché è la terza volta che passo da qua sperando nell’altro capitolo.
    Ciao e molti auguri
    Buon anno e … mi raccomando, buona permanenza.

    Massimo

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  4. Una bellezza che non si può raccontare tanto è profondo e scritto bene come capitolo.
    Sono rimasta parecchio tempo a leggermi i capitoli precedenti.
    Bellissimo.
    Mi piace tanto Kate con il suo portamento freddo e siderale.
    Un bacio milord.
    Io ti seguo sempre.
    Con l’affetto di sempre

    LMR

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    • Cara Rossa Maga, vi ringraziammo comunque per il tempo speso a leggerci.
      La vostra Kate vi riserverà molte sorprese, temiamo.
      Lasciammo, presso queste poche righe, i sensi della nostra profonda gratitudine e gli auguri per un sereno nuovo anno insieme a chi vi ama.
      Cordialità

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    • Mio signore come siete oscuro nell’incedere.
      Scriveste in crittografia, oppure pretendereste l’arduo compito di batterci nel refuso da combattimento?
      Abbiate, sir Dudù, i nostri migliori auguri per uno splendido 2016.

      Un caro saluto alla vostra partenope Capitale

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  5. Se la poesia della letteratura diventa musica, allora sto ascoltando una melodia.
    Kate è uno spettacolo. Direi molto affine a te.
    Albert è un innamorato.
    Ho individuato almeno tre motivi per fare fuori Dennon e credo tutte e tre validissimi.
    Buona giornata

    🙂

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  6. Che cazzo, ma non si accorgono che l’hanno davanti al naso? Sono proprio inglesi. Ma forse per dipanare la matassa si deve procedere a tentoni.
    Io iniziarei a prendere a sberle tutti fin quanto parlano.

    Ah ah ah ah aha h

    Ciao Milordissimoooo

    🙂

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  7. Sono incantata da questo nuovo romanzo e mi sto aggiornando.
    Il mio parere è che … non vedo l’ora di poter leggere l’altro capitolo. Questa parte è avvincente.
    Ciao Milord e molti auguri per questi giorni di festività.

    Giorgia

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