Garthander X

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1Daniel Clancy era appena andato via, quando la macchina di Albert Geary si fermò davanti a Styles Hedingham House. Ne scesero Albert e Juliet Keslar.
Albert accompagnò Juliet nello studio e andò alla ricerca di Kate Scarlets, che trovò seduta nella sala di lettura presso la finestra, intenta a riflettere sulla sua recente conversazione col capo della polizia. Entrò e disse: – Juliet desidera vedervi: o meglio c’è qualcosa che, secondo me, Juliet dovrebbe dirvi.
– Sarò felice di ascoltare qualsiasi cosa la signorina Keslar abbia da dire. – E Kate lo accompagnò senz’altro nello studio.
Juliet provò l’impressione di essere tornata bambina e di trovarsi di fronte a una direttrice di scuola. Poi Kate le sorrise e tutto cambiò. Albert era scomparso, e questo agevolava notevolmente le cose. Quando si furono sedute e Kate Scarlets ebbe ripreso in mano il suo lavoro, lo studio le sembrò quasi accogliente. Senza volerlo, cominciò a parlare.
– C’è qualcosa… Albert pensa che dovrei parlarvene… ma non so…
– Avete paura di nuocere a qualcuno?
– Sì. Potrebbe far loro molto male.
– Quanto avete da dire è in relazione alla morte del signor Dennon?
– Non so. Potrebbe esserlo. Albert pensa…
Kate la guardò con benevolenza. – Quando c’è di mezzo un delitto, i sentimenti personali e le reticenze devono essere sacrificati. Se siete a conoscenza di qualcosa, penso che dovreste parlarne. Ciò che non è in relazione col delitto può essere taciuto, ma voi non siete probabilmente in grado di giudicare quello che è o potrebbe essere di reale importanza. E il tacere su certi fatti potrebbe far incriminare un innocente.
– Albert… – Juliet s’interruppe. Spostò lo sguardo dai ferri al viso di Kate. Fu invasa da uno straordinario senso di sollievo e incominciò a raccontare della luce spenta nel passaggio a vetri, del rumore della porta che si chiudeva e dell’apparizione di Hester Freer, che attraversava l’ingresso avvolta nello sgargiante scialle della madre.
Kate Scarlets ascoltò senza smettere di sferruzzare; alla fine disse:
– Il maggiore Geary ha ragione, non conveniva che taceste su una circostanza del genere.
– Mi dispiace per loro. Credo che quei due abbiano sempre avuto così poco, dalla vita.
– Non c’è bisogno che vi tormentiate. Se quanto avete visto non ha nulla a che fare con la morte del signor Dennon, nessuno lo saprà. E ora forse fareste bene ad andarvene. Il maggiore Geary ha detto che ci avrebbe lasciato cinque minuti e poi avrebbe accompagnato qui il signor Barret. Non credo che desideriate incontrarlo.
George Barret entrò poco dopo, seguito da Albert Geary, che gli disse: – Sedetevi, George. Credo che abbiate già conosciuto la signorina Scarlets. – Il segretario ubbidì, anche se avrebbe preferito rimanere in piedi. Adesso erano tutti seduti e nulla era stato ancora detto: nulla che importasse almeno. Tra breve avrebbero incominciato e lui avrebbe dovuto ripetere nuovamente tutto quello che aveva già detto alla polizia. Rimase seduto e attese.

2Albert si rivolse a lui con le sopracciglia aggrottate. – Ascoltate, George, io spero che non ve la prenderete. Per il bene di noi tutti, dobbiamo fare quanto è in nostro potere per mettere in chiaro questa faccenda. Vi ho già detto che la signorina Scarlets si trova qui come investigatrice privata. Robert si era recato da lei quindici giorni fa.
– Questo non me l’avevate detto – osservò Barret,
– No.
– Perché mai il signor Dennon aveva bisogno di un investigatore?
Kate spiegò: – Era preoccupato. Mi ha detto che più di una volta aveva dormito troppo profondamente e, svegliandosi, aveva avuto l’impressione che ci fosse stato qualche estraneo in casa.
Albert aggiunse: – Vi rendete conto di quello che significa tutto ciò?
– Che io gli abbia dato un sonnifero? E perché avrei dovuto farlo?
– Non l’ha detto. Era semplicemente turbato. Voleva che io venissi qui a indagare, ma ho rifiutato. Questa mattina poi ho ricevuto una sua lettera in cui mi pregava di voler tornare sulle mie decisioni. Dal timbro postale risultava che la lettera era stata imbucata a Garthander alle due e trenta del pomeriggio. Subito dopo averla letta, ho visto la notizia della sua morte sul giornale del mattino. In seguito il maggiore Geary mi ha telefonato chiedendomi di venire.
Ci fu una pausa, poi Albert disse: – È una faccenda maledettamente spiacevole, meglio farla finita alla svelta.
– Il signor Dennon – continuò Kate – sospettava che qualcuno venisse introdotto nottetempo in casa sua. Debbo dirvi che il suo sospetto è stato confermato da alcuni fatti. In due occasioni la luce del corridoio a vetri, che, a quanto mi risulta, dovrebbe rimanere accesa tutta la notte, è rimasta spenta per un certo periodo di tempo. Qualcuno, guardando fuori da una finestra, ha notato che il corridoio era buio e ha visto poi la luce riaccendersi. Questa persona era stata svegliata dallo scatto di una serratura. La seconda volta che il fatto si è ripetuto, e cioè la notte precedente la morte del signor Dennon, la signorina Hester Freer è stata vista rientrare nel club dal corridoio a vetri.
George Barret rimase in silenzio con gli occhi fissi nel vuoto.
Kate prosegui: – La persona che ha visto la signorina Freer è stata in grado di descriverne l’aspetto nei minimi particolari: sembra che indossasse uno scialle ricamato della madre…
George Barret esclamò: – Basta! – Poi rimase in silenzio finché la signorina Scarlets non pronunciò il suo nome.
– Signor Barret…
Allora esplose.
– Cosa volete insinuare? Cosa significa tutto ciò? Cos’ho a che vedere io con la signorina Freer?
– Questo dovete dircelo voi. La situazione è abbastanza chiara: forse faremmo bene a pregare la signorina Freer di venir qui.
– No! – disse lui in tono disperato. – Questo no! – Distolse lo sguardo da Kate Scarlets e si rivolse a Albert. – Geary…
– Ascoltate, George, ormai dobbiamo arrivare in fondo: non credete che fareste meglio a parlare? Se vi siete trovato con la signorina Freer qui o in casa di Robert, ebbene, in circostanze normali questo non mi riguarderebbe, ma non vedete, che se siete stato così pazzo da introdurla nascostamente di là.,

3George Barret sollevò la testa. – È mia moglie.
– Povera me! – esclamò l’investigatrice.
– È mia moglie – ripeté Barret. – Ci siamo sposati un mese fa a Hedingham Court. Non avevamo modo di trovarci, potevamo a stento vederci. Voi sapete come stessero le cose, Geary. Il signor Dennon non mi voleva lasciar andare. Ma non dovete dire che l’ho drogato, non avrei mai fatto una cosa simile. Lui, però, aveva delle pastiglie di sonnifero.
Albert rise.
– Mio caro George! Così voi mettevate una delle sue stesse pastiglie in quella bevanda disgustosa che Robert prendeva sempre prima di dormire, suppongo: e questo non significa drogarlo?
Barret continuò a fissarlo con ostinazione. – Era solo una delle sue pastiglie. Io non l’avrei mai drogato.
Albert sollevò una mano e la lasciò ricadere. – Bene, bene. Non tutti saranno disposti a fare una simile distinzione. Clancy, per esempio, ho paura che non la farà.
– Lo direte alla polizia?
– Mio caro George, che cosa possiamo fare, voi, io, tutti noi? Supponiamo che tutto venga messo a tacere e che la polizia subodori qualcosa. Dopotutto non ci si può sposare, senza che un certo numero di persone venga a saperlo. Dove siete andati? Hedingham Court? Prima del fattaccio potevate sperare di tener celato il vostro matrimonio, ma adesso salterà fuori senz’altro e sarà molto meglio che ne parliate voi stesso.
– Non capite. Se vengono a sapere che Hester e io siamo sposati, sospetteranno di noi. Abbiamo detto che siamo rimasti insieme nello studio dal momento in cui la signorina Stoner è uscita dal club a quello in cui voi siete arrivato. Ed è vero. Eravamo proprio qui. Le stavo raccontando quello che avevo detto al signor Dennon prima di pranzo e quello che lui mi aveva risposto. Lei sapeva che avrei tentato di convincerlo a lasciarmi andare e dovevo dirle che non c’ero riuscito, è la verità, ma la polizia non vorrà credermi. Siccome siamo sposati, penseranno che anche se io fossi andato dal signor Dennon e l’avessi ucciso, Hester direbbe ugualmente che non l’ho lasciata. Potrebbero perfino pensare che lei… – S’interruppe con un gemito.
Kate li aveva osservati con interesse, continuando a lavorare, ma con gli occhi attenti a cogliere ogni cambiamento di espressione sui loro visi.
– Signor Barret – disse – è vero che il vostro alibi non sembrerà più tanto solido, quando si saprà che la signorina Freer è vostra moglie. Ma è anche vero che questo fatto non può più esser tenuto nascosto. Se quanto dite è la verità, riuscirete a convincerli.
– Voi non sapete…
Albert Geary intervenne. – Sì, lo sa. Robert gliel’ha detto quindici giorni fa, quando è andato da lei. Ha vuotato il sacco: le ha parlato dei vostri “precedenti e le ha detto che io, come suo esecutore testamentario, avrei ricevuto istruzioni di passare il vostro incartamento alla polizia, se gli fosse accaduto qualcosa.
George Barret si prese la testa fra le mani.
– Questo è il colmo! L’avete già consegnato?
– L’incartamento non mi è ancora pervenuto. Robert l’aveva depositato presso il suo legale per maggior sicurezza. Credo che me lo manderanno lunedì. In quanto a consegnarlo alla polizia io non avevo mai avuto questa intenzione, ma ormai non sta più a me decidere.

4Barret sollevò un viso tormentato. – Signorina Scarlets, ve lo ha detto?
– Il signor Dennon mi ha detto che era al corrente di un fatto che gli dava un certo potere su di voi. E mi ha spiegato di cosa si trattava.
– Chi altri lo sa?
– Il capo della polizia.
George Barret si prese di nuovo il capo tra le mani. Rimase a lungo così, chino in avanti, scompigliandosi i capelli neri con le lunghe dita sottili. A un tratto spinse indietro i capelli con un’esclamazione d’impazienza e si alzò in piedi.
– Devo riflettere. Ho bisogno di un po’ di tempo: non posso prendere una decisione come questa, così, su due piedi, è una cosa che riguarda anche mia moglie: nessuno l’ha mai presa in considerazione, ma questa volta saranno obbligati a farlo. Non voglio mettere nei guai nessuno, solo ho bisogno di un po’ di tempo. Dovete capirlo.
Albert annuì. – Pensateci pure con calma. – É lo seguì mentre si dirigeva alla porta.
Sulla soglia Barret indugiò un attimo volgendosi indietro come per aggiungere qualcosa, ma alla fine si decise a uscire, lasciando la porta aperta. Albert andò a chiuderla e tornò a sedersi su un angolo della scrivania.
– È andato nel laboratorio. Lo scatto della porta che dà sul corridoio a vetri produce un rumore metallico, proprio come aveva detto Juliet, avete notato?
– Sì, maggiore.
– Poveraccio! Adesso lo accuseranno del delitto. Ha un passato, un movente, e, come se non bastasse, drogava il suo padrone. Inoltre si è sposato segretamente e anche il suo alibi non vale quasi più nulla. Tuttavia, non ha ucciso Robert.
– Perché dite questo, maggiore?
Albert le rivolse un sorriso affascinante. – Perché, se non mi sbaglio, è convinto che l’abbia ucciso io. Il giorno successivo era domenica. Kate Scarlets si recò ad assistere al servizio religioso nella minuscola chiesetta di Styles. Ritornando senti una voce che disse: – Siete voi l’investigatrice di Albert Geary? Lei si volse con aria dignitosa.

– Mi chiamo Kate Scarlets, Sono un’investigatrice privata.
Margie Silverdale aggiunse: – L’avevo immaginato. Allora siete anche voi a Styles Hedingham House. Possiamo fare la strada insieme, dato che io sono invitata lì a pranzo.
Mentre camminava accanto a Kate Scarlets, Margie chiacchierò a lungo sulla morte di Dennon. Infine chiese: – È con una rivoltella, vero, che Robert è stato ammazzato? Non sapete se si tratta di quella che gli aveva dato Albert?
– Credo di sì.
– Ebbene, allora possono verificarlo facilmente. Albert ne aveva due uguali e, quando ne ha dato una a Robert, circa sei mesi fa, vi ha inciso le iniziali: L. B. Me le ha fatte vedere, posso testimoniarlo.
– Vi ringrazio, signorina Dale: questo è molto interessante.
Margie, che era invitata a colazione da Isabel Freer, estese l’invito anche alla signorina Scarlets, che non trovò difficoltà ad accettarlo perché ritenne che potesse essere utile ai fini delle sue indagini la compagnia di Isabel Freer, delle figlie e della signorina Keslar.

5Mentre erano ancora a tavola, Kate fu chiamata al telefono da Daniel Clancy.
– Mi dispiace di aver dovuto disturbarvi…
– Nessun disturbo, Daniel.
– Siete molto gentile. Geary è lì al club?
– Non credo.
– Avrei bisogno di vederlo. Non c’è nemmeno a Rosbury.
– Non credo che mangi lì: la casa non è attrezzata. Può darsi che non desideri incontrare gli ospiti del club. Qui c’è una specie di riunione familiare.
– Già.
– Penso tuttavia che nel pomeriggio si farà vedere. Ha detto che doveva occuparsi delle carte del signor Dennon.
– Vi ringrazio. Proverò a passare. C’è una cosa che vorrei chiedergli. – E Clancy riattaccò.
Albert Geary arrivò al club verso le tre. Andò direttamente nello studio e sedette alla scrivania.
Non era lì da più di cinque minuti, quando Kate Scarlets fece il suo ingresso. – Spero di non disturbarvi, maggiore Geary.
– Oh, no. – Ma il tono di Albert significava il contrario.
– Non mi tratterrò molto.
Albert si era alzato educatamente, ma si accorse con terrore che la sua ospite aveva intenzione di sedersi. A buon conto lui rimase in piedi, appoggiato al tavolo, per dimostrare che non intendeva prolungare troppo la conversazione, fu in parte confortato dal vedere che la borsa da lavoro rimaneva infilata al braccio di lei. Non comparvero né i ferri da calza, né la lana rosa.
– Volevo solo informarvi che il capo della polizia mi ha telefonato per chiedermi se vi trovavate al club. Quando ho accennato che probabilmente sareste venuto nel pomeriggio, ha detto che avrebbe fatto anche lui una scappata nella speranza di trovarvi.

6Albert aggrottò le ciglia. – Che cosa vuole?
– Ha detto che voleva chiedervi degli schiarimenti. Vi aveva cercato anche a Rosbury.
Albert si rabbuiò ancora di più. – Ho portato Francis Griffiths a Ledbury. Non ha passato una fine di settimana molto allegra, poveraccio. Oh, bene… – Il suo tono implicava: “Questo è tutto?”.
– C’è una cosa di cui vorrei parlarvi. Tornando dalla chiesa ho fatto la strada in compagnia di una certa signorina Dale. Margie Silverdale.
– La nostra Clarissa! Allora non credo che mi rimanga qualcosa da dirvi.
– Mi ha fornito molte utili informazioni e credo che sia una vostra buona amica. Ha tentato di dimostrarmi in vari modi che sarebbe assurdo sospettare di voi.
– È necessario essermi tanto amici per credere che io non abbia ucciso Robert?
– Il vostro è un modo molto imprudente di parlare. Io credo che la signorina Dale vi sia veramente amica. Il guaio è che a furia di sentirla chiacchierare, nessuno dà più importanza a quello che dice.
– E una specie di gazzettino locale. Se andrà in giro a dire a tutti che non ho ucciso Robert, fra ventiquattr’ore tutti crederanno che l’assassino sia proprio io. Non ha detto altro?
– Sì. Ha detto una cosa piuttosto interessante a proposito della rivoltella. O piuttosto dovrei dire che mi ha rivolto una domanda al riguardo.
– Sì?
– Voleva sapere se la rivoltella trovata accanto al cadavere del signor Dennon era quella che gli avevate dato voi.
– Era quella: l’ho detto a voi, l’ho detto a Scott, l’ho detto al capo della polizia. Voi, suppongo, l’avete detto a Clarissa e Clarissa può andare a dirlo al mondo intero.
– La signorina Dale sembrava pensare che questo potesse far ricadere dei sospetti su di voi. Ha detto che poteva testimoniare che voi avevate dato la rivoltella a Dennon e che vi avevate inciso le iniziali L. B.
Albert annuì.
– E Con questo? Tutti sanno che gli avevo dato la rivoltella; tutti sanno che lui la teneva in quel cassetto. Quando ho trovato il cadavere di Robert, il cassetto era aperto e la rivoltella giaceva sul pavimento accanto a lui. Non vedo che cosa possa provare, il fatto che io gliel’avevo data sei mesi prima.
– Non credo che la signorina Dale abbia idee molto chiare.

7Stava ancora parlando, quando la porta si aprì per lasciar passare Daniel Clancy. Questi disse:
– Buon giorno, signorina Scarlets. – Poi: – Salve, Geary! Vi stavo cercando, spero di non disturbare.
– Oh, no – protestò Albert. Quando Daniel Clancy si fu seduto, lui tornò ad appoggiarsi al tavolo.
Clancy si rivolse direttamente a Albert: – Vorrei chiedervi una cosa, a proposito della rivoltella: forse potrete aiutarci. Dite di avergliela data voi, non sapete se avesse un porto d’armi?
– Non credo di saperne più di voi. Ma se volete la mia opinione, direi che non è probabile che l’avesse.
– Potete dirmene il perché?
– Perché conoscevo il suo modo di pensare. C’è della gente che è addirittura pignola in queste cose. Robert al contrario non poteva soffrire i regolamenti e cercava di eluderli. Secondo me, era convinto di avere il diritto di tenere una rivoltella nella sua abitazione privata, per proteggere la sua proprietà.
– Quindi voi non credete che esista un porto d’armi?
– Oh, è solo una mia idea.
– II fatto è che non riusciamo a rintracciarlo. Se ci fosse stato un porto d’armi, avremmo potuto identificare l’arma senza pericolo di errori. Sapreste dirmi se questa aveva qualche segno particolare?
– Che cosa intendete per segni particolari?
– Quello che ho detto. Per esempio delle iniziali.
– Oh, sì.
– Quali iniziali?
– Le sue: “L.B.”.
– Incise?
– Be’, le ho fatte alla meglio io stesso sul calcio, quando gli ho dato la rivoltella.
– Qualcuno ne era al corrente?
– Non lo so: chiunque avrebbe potuto esserne al corrente. Non potrei essere sicuro di nessuno, tranne di…
– Tranne di chi?
– Stavo pensando a George Barret, ma è solo una supposizione. Posso chiedervi che cosa significa tutto ciò?
– Ve lo dirò tra un minuto. Voi asserite di aver scritto le iniziali di Dennon sulla rivoltella che gli avete dato. Le rivoltelle erano due. Avete messo le vostre iniziali sull’altra?
– No. Mi piacerebbe sapere che cosa significa tutto ciò.
– Siete ben sicuro di aver messo le iniziali di Dennon sulla rivoltella che gli avete dato?
– È arrivato il momento di dire che non risponderò ad altre domande se non in presenza del mio avvocato?
– Non siete obbligato a rispondere.
Albert si recò alla finestra, poi si girò e tornò indietro.
– Oh, risponderò. Naturalmente ne sono sicuro: se mi date la rivoltella vi farò vedere dove sono le iniziali.
Clancy rispose con voce priva di espressione: – Non ci sono iniziali, sulla rivoltella che è servita per uccidere Robert Dennon.
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Nota: Tutte le immagini sono “made in Ninni Raimondi”.
A far tempo dal prossimo capitolo toglieremo l’opportunità di inserire i “Like”.
Chi vorrà manifestare il proprio “Like” lo scriverà, com’era in Splinder.
Abbiate una serena domenica e grazie

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34 pensieri su “Garthander X

  1. Questo capitolo è molto bello e interessantissimo.
    Una storia che mi ha preso, peccato che ho l’interesse che mi piacerebbe leggere come continua.
    Un sorriso e buona domenica

    Bisousssss

    Annelise pour toi

    PS: Posso dire? Sei un gran bel figo! Ancora più interessante di “allora”.
    Ciao

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    • Annelise Baum

      Vi ringraziammo per le gentilissime affermazioni.
      E’ da dire che, nelle more, il medesimo interesse lo manifestammo anche noi. Per cui pazienza, cara amica. Pazienza e vedrete.
      Grazie e cordialità

      Mi piace

  2. Ho letto adesso la postilla dove indicate che togliete i like. Ma perché, se è lecito? Mi sembra giusto, comunque, che a chi piace qualcosa da leggere, lo dica invece di schiacciare un pulsante come fosse un robot.
    Un bacio, se mi consentite mio signore e di nuovo buona domenica.
    (Bello il bianco e nero. Mi piace tantissimo)

    Mi piace

    • Era da tanto che ci riflettevamo su, nei limiti del possibile ed entro i confini del nostro misero intelletto.
      Non ci piace essere adulati.
      L’adulazione c’imbestialisce e ci fa imbufalire.
      Adesso: vedere (o leggere) una marea di like su una permanenza, media, di tre secondi, non ci da quel senso di felicità che ci si potrebbe attendere.
      L’essere accondiscendente per ottenere visibilità (solo un istinto represso può aspirare ad avere visibilità: cos’é, nessuno lo considera in famiglia?) è una sciocchezza.
      Come è una sciocchezza e conseguentemente sinonimo di scarsissima intelligenza, arrabbiarsi e minacciare di chiudere uno spazio web soltanto perché, quel giorno, non ci sono stati commenti e/o like.
      (Quanto vasta può essere l’aberrazione mentale, vero? Da stupidi proprio, con istinto spiccatamente paranoico. Ma tant’é).

      La nostra, bellissima, esperienza su Splinder era sottolineata, tantissimo, dalla partecipazione libera, anzi liberissima. Crediamo che l’assenza di like fosse fondamentale. Chi aveva voglia di esternare il proprio assenso su un pezzo, scriveva. Lo diceva, ovvero lasciava una traccia, oppure si ritirava in buon ordine.
      Non c’era quella sorta, malefica, di Do ut des (anche perché noi, milady, con il des eravamo a zero in quanto non cedemmo mai al voto di scambio. Roba da mafia).
      Per cui, nello spirito cristallino che ci contraddistingue sia come persona, sia come scribacchino, optammo per un ritorno alle origini.
      Niente Like.
      Punto e zò!

      Abbiate le nostre cordialità

      Mi piace

  3. Intrigante, bello e completo.
    Una scrittura fine e superiore. E’ chiaro che aspetto la continuazione.
    Ti vedo in gamba e in formissima, amico mio.
    Sui “like” mi trovi d’accordissimo. Pensa che ci sono dei soggetti che hanno nei preferiti migliaia di nominativi e basta cliccare, ti mettono migliaia di “like”.
    Che schifo questo consumismo.
    Ciao e buona domenica

    Louis

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  4. Concordo con tutti. un capitolo bello pieno che fa trasportare il cervello.
    Bellissimo.
    Concordo sul fatto dei like, sono una presa in giro, ma io l’ho messo. 🙂
    Buona domenica
    (Che bell’uomo 🙂 )

    Lady Eleonora

    Mi piace

  5. Bellissimo. Degno dei migliori Poirot. Dunque i fatti: Ci sono i ragionamenti su Robert. Io mi fido dell’istinto e mi piace. Cerco di raccogliere indizi perché, per quello che mi riguarda, a questo punto ne so quanto Kate.
    Quindi raccoldo i fatti.

    Sono d’accordo sul Like da bruciare.
    🙂

    Bacio milord, sei un gran figo.
    Bacio

    🙂

    Mi piace

  6. Questo pezzo mi ha interessata perche’ vi ho ritrovato la “solita” geniale costruzione di forma alla quale ci avete abituato. Ossia sono stati intervallati da atteggiamenti e da emozioni che hanno reso la lettura piacevole come sempre. E ora aspetto il seguito. Non metto il like? Ok.

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    • Lady Nadia

      Siete, estremamente, gentile e generosa nei nostri confronti.
      Vi ringraziammo per le espressioni incoraggianti.
      Abbiate le nostre migliori cordialità.
      Grazie

      PS: come detto, il Like verranno omessi dal prossimo capitolo, giusto per la cronaca.
      Cordialità

      Liked by 1 persona

  7. Si si che mi ricordo su Splinder che tu mettevi i tre puntini per dire che ti piaceva.
    😀

    Non vedo l’ora di leggere l’altro perché mi hai massacrata di dubbi.
    Cazzo che gnocco sei. Quando fai un salto a Milano? (Accoppo il consorte e metto a nanna i bambini)
    😀

    Ciaoooooo

    Lamanu

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    • Manuela Rovati

      Per l’appunto e riferendoci a Splinder.
      Siete provocatoriamente spiritosa, come sempre. Salutateci il consorte e i due poveretti che vi hanno come madre.
      Cordialità lady Manu.

      Mi piace

    • Lady Nadia

      Commenti, se ci consentiste, molto di forma più che di sostanza, milady. In merito alle espressioni, da voi lette, le ritenemmo espresse più ad una affettuosa amicizia, che ad una cieca ed ignorante piaggeria.
      Cordialità

      Liked by 1 persona

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