Garthander XI

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1Juliet aspettava nel vestibolo: desiderava vedere Albert, lo desiderava intensamente. Qualcosa stava accadendo, ma lei non sapeva di che si trattasse. Nessuno le aveva detto niente, ma poteva sentire quello che stavano pensando e le sembrava che i loro pensieri divenissero sempre più terribili col passare del tempo. Qualcosa era successo. Aveva sentito la voce di Isabel alzarsi sempre più incollerita dietro la porta chiusa, per poi tacere di colpo. Ed Hester era uscita dalla stanza con l’aspetto di un fantasma. Poi era entrata la signora Buchanan e la voce aveva ripreso con la stessa violenza, facendo tremare i muri. Nella sua stanza, che due porte e un corridoio separavano da quella di Isabel, Juliet si era sentita come una foglia investita dal vento. E poi, quando il suono del gong aveva annunciato che il pranzo era pronto, Isabel era apparsa, senza alcun segno di agitazione, coi capelli più crespi che mai, gli occhi splendenti di vitalità, l’aria allegra e la voce piena d’affetto mentre si rivolgeva a Juliet.
– C’è stata un po’ di confusione, credo che ve ne siate accorta. Ho sempre avuto una voce potente. Het. torna indietro a metterti un po’ di rossetto! Non sei tu, il cadavere, e non hai bisogno di sembrarlo. Rose, tu stai attenta che se lo metta! Oggi cammino benissimo e la signorina Keslar può darmi una mano in caso di bisogno. Voglio arrivare in fondo alla cosa e se qualcuno crede di potermi battere… ebbene, c’è stata dell’altra gente che lo ha creduto e ha dovuto pentirsene.
Quando, verso le tre, Albert arrivò al club, Isabel ebbe un violento scoppio d’ira alla notizia che si era chiuso nello studio con la signorina Scarlets e il capo della polizia.
Juliet, spettatrice involontaria della scena, fu ben lieta di cogliere l’occasione per andarsene. – Andrò giù nell’ingresso, signora Freer, e lo requisirò non appena gli altri saranno usciti.
Così adesso era lì ad aspettare. Nel vestibolo c’erano delle sedie attorno a dei tavolini dai colori vivaci. Juliet si sedette in modo da poter sorvegliare la porta dello studio. Appena Albert fosse uscito l’avrebbe visto e se invece fosse rimasto nello studio, non avrebbe impiegato più di un minuto a raggiungerlo, dopo che gli altri se ne fossero andati.
La signorina Scarlets sbucò dal corridoio assieme al capo della polizia. Juliet corse lungo il corridoio e aprì la porta dello studio. Albert era vicino alla finestra e guardava fuori.
Juliet richiuse adagio la porta e andò a mettersi al suo fianco, infilandogli una mano sotto il braccio. Capì dall’espressione del suo viso che non l’aveva sentita entrare. Abbassò gli occhi a guardarla e chiese: – Cosa c’è, tesoro?
Non doveva illudersi. Per Albert Snella parola non aveva alcun significato particolare. Doveva riferirgli il messaggio di Isabel. Invece domandò con voce spaventata: – Cos’è successo?
– Niente a cui tu possa rimediare, tesoro.
– Albert, cos’è successo?
Lui le mise un braccio intorno alle spalle. – Niente di speciale.
– Dimmelo.
– Robert non è stato ucciso con la sua rivoltella.
– Come fanno a saperlo?
– Avevo messo le iniziali di Robert sulla sua, quando gliel’ho data. Clarissa è andata a raccontarlo in giro, con l’idea di aiutarmi, non so bene perché. In ogni modo la polizia ha cercato le iniziali e non le ha trovate.
– E questo è male?
– Potrebbe esserlo. Vedi, nonostante tutto, finora non avevano potuto trascurare il fatto che non è facile avvicinarsi a un uomo seduto alla sua scrivania, aprire il cassetto dove lui tiene la rivoltella e sparargli.
– Come è successo?
– Qualcuno si è recato da lui con un’altra rivoltella, l’ha ucciso e ha portato via la sua.
– Albert, non potrebbe essersi ucciso?
– No, tesoro, non è possibile. Le impronte non sono nella posizione giusta. Inoltre…

2Juliet si strinse contro di lui, come per non lasciar sentire a nessun altro quanto stavano dicendo. In effetti nessuno avrebbe potuto sentirla, tanto parlò a voce bassa.
– Albert, tu l’hai capito, quando l’hai trovato?
– Che non era la sua rivoltella?
– Si.
– Di chi era?
– Era la mia.
– E che cosa hai fatto?
– Non c’era niente da fare. Adesso Clancy è andato a prendere Scott: poi andremo tutti a Rosbury per cercare l’altra rivoltella. Mi chiedo se la troveremo.
Juliet mormorò, terrorizzata: – E stato ucciso con la tua rivoltella, quella che avevi tu?
– Si.
– Albert, chi l’ha ucciso?
– Non mi chiedi se sono stato io?
– Albert…
– Avanti, chiedilo.
– No, no, no!
– Non vuoi proprio?
– No.
– Bene, bene. – Poi le tolse il braccio dalle spalle. Doveva aver sentito un passo nel corridoio o la maniglia che si muoveva. La signora Buchanan entrò. – Oh, maggiore Geary, mi dispiace disturbarvi, ma non potreste venire su dalla mamma? Ha bisogno di parlarvi.

3Quando Albert Geary entrò nel salottino, Isabel Freer non era seduta nella solita poltrona, ma si stava aggirando faticosamente per la stanza, appoggiandosi qua e là ai mobili per riposarsi e riprendere poi a girare in tondo. Appena lo vide gli chiese con veemenza: – Cosa stavate facendo? Dove siete stato? Perché non siete salito, quando vi ho mandato a chiamare?
Albert la fissò con aria combattiva. – Cosa diavolo ve ne importa?
E con chi credete di parlare? – Poi scoppiò a ridere e la circondò tranquillamente con un braccio, dicendo:
– Venite a sedervi e calmatevi, non state parlando con Hester.
Per un momento, lei si chiese se avrebbe dovuto dargli uno schiaffo. Poi i suoi brutti lineamenti si distesero. Ma quando lui l’ebbe sistemata nella poltrona, ridivenne di colpo preoccupata.
– Hester – disse. – Per questo, dovevo vedervi: per Hester. è un brutto pasticcio, non è vero?
Albert rimase in silenzio per un attimo e Isabel continuò: – Ascoltate, Albert: so tutto, quindi è inutile che fingiate di non capire. È arrivato il momento di mettere le carte in tavola e sono disposta a cominciare io per la prima. Hester si e sposata con George Barret e voi le sapevate, ma non siete venuto a dirmelo: oh, no! Secondo voi questo è agire da amico?
Albert si era seduto a cavalcioni di una sedia. Incrociò le braccia sullo schienale e la guardò. – Non erano affari miei – disse.
La rabbia aveva abbandonato Isabel. – È un brutto pasticcio. Avreste potuto parlarmene.
– Come potevo?
Gli occhi neri ebbero un lampo
– L’ho costretta a dirmelo: Non sono una stupida e posso vedere quello che ho sotto il naso. Bisogna che mi ascoltiate. Devo dirvi alcune cose che non vi piaceranno: ma debbono essere dette e ascoltate.
– Avanti, fuoco!
– Hester non è dotata di spirito combattivo, e tanto meno Barret. Ma io si. George è adesso il marito di Hester e quindi mio genero, e non intendo lasciarlo accusare di aver ucciso Robert, cosa che non avrebbe mai avuto il coraggio di fare. Bene, non sono disposta a veder impiccare un innocente e, se l’innocente è per di più mio genero, sono decisa a fare il diavolo a quattro. Mi sono spiegata?
– Siete stata ammirevolmente chiara.
– E non cambierò idea.
– Ne sono convinto: cosa avete intenzione di fare?
– Non sono una sciocca. Robert sapeva qualcosa di Barret: era chiaro. E George, voleva andarsene e sposare Hester: sa il cielo perché, ma è così. Robert era meschino e prepotente e aveva un brutto carattere. Chiunque penserebbe che George aveva più di un motivo per ucciderlo. E ne ha avuto anche l’opportunità: dieci minuti di tempo fra l’uscita di George e il vostro arrivo. E c’è solo Hester a testimoniare che è rimasto nello studio per tutto quel tempo. E, badate, è la verità. Conosco bene Het e l’ho interrogata a fondo. Non riuscirebbe a mentire a lungo, con me. Ma Hester è sua moglie e nessuno le crederà. Qualunque donna sarebbe disposta a giurare il falso per salvare il marito dalla forca.
– Questo è vero – disse Albert – ma, se può farvi piacere, vi dirò che io sono uno dei principali indiziati. Robert è stato ucciso con la mia rivoltella. E, oltre ad aver avuto l‘ottima opportunità di sparargli, sono l’unica persona sospetta che avesse interesse a distruggere il testamento.
– E forse pensate che per questo cercherò dì far ricadere la colpa su di voi! Non capite, giovane idiota, che preferirei veder impiccare George piuttosto che voi, se non fosse per Hester? Vi voglio bene; non sono mai riuscita a farvelo entrare in testa, ma vi voglio realmente bene.
– Vi ringrazio, mia cara. Sapete che i vostri sentimenti sono ricambiati.
– E adesso veniamo al punto. La sera prima di venire ucciso, cioè giovedì sera, Robert ci ha invitati tutti a vedere quella sua maledetta collezione. Io l’avevo già vista più di una volta, cosi mi sono divertita a osservare le altre persone. Ho guardato anche voi e ho notato che eravate così intento a fissare quella Eve da non aver occhi per nessun altro.
Albert rise. – Valeva la pena di guardarla.

4Isabel scosse la testa. – Oh, in quanto a questo avete ragione. E ha anche un notevole sangue freddo, quella ragazza: non credo che si fermerebbe davanti a nulla. Voi guardavate lei, gli altri guardavano i gioielli e io guardavo la vostra Mary Stoner.
– E cos’avete notato?
– L’ho vista fissarvi mentre voi guardavate Eve. In quel momento vi odiava.
– Eve non significa niente per me.
– Ma vi piaceva guardarla.
– A chi non piacerebbe!
– E la vostra Mary Stoner non ne è stata entusiasta. Così si è rivolta ai brillanti. Nel frattempo Eve si era messa la collana dei Geary ed è andata a pavoneggiarsi davanti allo specchio e, quando è tornata indietro, ci siamo alzati tutti e abbiamo girato per la stanza. È stato allora che ho visto Mary rubare la spilla.
Albert si irrigidì. Premette fortemente le braccia contro lo schienale della sedia, poi inarcò le sopracciglia. – Vi dispiacerebbe ripetere quanto avete detto?
Isabel si agitò nella poltrona. – Avete sentito benissimo. La vostra Mary Stoner ha rubato quella che Robert chiamava la spilla Marziali.
– Preferirei che non continuaste a chiamarla la mia Mary Stoner: è solo mia sorella per adozione.
– Va bene, va bene. Non c’è bisogno che vi arrabbiate. Per quel che me ne importa, potrebbe anche essere vostra nonna o una vecchia zia zitella. L’ho vista prendere la spilla Marziali e ficcarla nella borsetta.
Albert era diventato pallido. – E perché non l’avete detto subito?
– Mi sareste stato molto grato, se l’avessi fatto, non è vero? Tutti gli attori in scena e la signorina Mary Stoner smascherata come ladra! Cala la tela! – Rise di nuovo sdegnosamente. – Che lo crediate o no, posso comportarmi anch’io come una signora, quando voglio. Generalmente me ne infischio, lo ammetto, ma quando voglio ci riesco. Così ho lasciato uscire tutti e poi l’ho detto a Robert.
Seguì un breve silenzio. Albert cercava di non pensare a quello che doveva essere accaduto, ma non si può comandare ai propri pensieri.
– L’avete detto a Robert?
– Per forza. Se non l’avessi fatto, sarei diventata una complice, no?
– Come l’ha presa, lui?
– Oh, con calma, con molta calma. Ha detto che non ne era sorpreso e che non avrei dovuto dir niente perché ci avrebbe pensato lui.
– Vi ha detto che cosa intendeva fare?
– Non ho aspettato di sentirglielo dire, ne aveva avuto abbastanza. Non ho niente da obiettare, se una persona va in bestia e incomincia a mandare in frantumi i mobili e i soprammobili. Ma i tipi cosi calmi non mi vanno. Ho visto qualche volta un gatto inseguire un uccello, quietamente, subdolamente, e ho sempre sentito il desiderio di scagliargli contro qualcosa. Robert aveva gli stessi modi con la gente che non gli andava. Se debbo dirvi la verità, Mary non mi è mai stata simpatica, ma mi è quasi dispiaciuto per lei, dopo aver parlato con Robert.
– Ha detto che cosa avrebbe fatto?
– No, non l’ha detto, ma è abbastanza chiaro, quello che ha fatto. Le ha telefonato dicendole di andare da lui venerdì alle tre e di portare quello che lei sapeva. E lei ha ubbidito. – Isabel lo fissò cupamente. – È arrivata alle tre. Io non so se ha portato la spilla. Supponete che abbia portato qualcos’altro. Lei dice di avello lasciato vivo. Supponete che non sia così.
– Non ho intenzione di supporre niente del genere.
– Allora lo farà la polizia. Credete che io abbia intenzione di tacer e permettere che accusino George o voi? Vi sbagliate di grosso. Lilian aveva un motivo. Non è forse vero?

5Aveva preso la spilla e Robert era deciso a fargliela pagare cara. Supponete che abbia minacciato di denunciarla. Non dico che l’avrebbe fatto, ma lei non poteva saperlo.
– Il testamento è stato bruciato. Mary non aveva motivo di fare una cosa simile.
Isabel fu scossa da una risata. – Le sarebbe proprio piaciuto che Eve avesse ereditato il denaro! Tutti sapevano che nel secondo testamento Robert aveva nominato Eve sua erede universale. E il testamento era lì sul tavolo. Non sarebbe stata una sciocca se non l’avesse bruciato? Se il denaro fosse andato a voi, lei ne avrebbe avuto una parte, no?
– Le supposizioni non sono prove. Credo di averne abbastanza per oggi. – Si alzò. – Clancy e Scott possono venire a cercarmi da un momento all’altro.
Isabel cambiò faccia. – Per arrestarvi?
– Non ancora. Per adesso si limiteranno a portarmi a Rosbury per dare un’occhiata in giro.
– Perché?
– Per cercare l’altra rivoltella: non so se sia lì. E non so ancora se per me sia peggio che la trovino o meno.
– Di cosa state parlando?
– Oh, è abbastanza semplice. Io avevo due rivoltelle uguali. Quando ne ho data una a Robert vi ho inciso sopra le sue iniziali. Tutti sapevano che la teneva nel cassetto della scrivania e, quando è stato trovato morto, hanno pensato che fosse stato ucciso con quella rivoltella. Invece non è così: è stato ucciso con l’altra, Snella che avevo io. E, grazie alla nostra cara Clarissa, la polizia è arrivata. a scoprirlo. Così adesso devo accompagnare Clancy e Scott a Rosbury per cercare l’altra rivoltella, quella che avrebbe dovuto trovarsi nel cassetto di Robert.
Isabel si alzò, facendo leva con le mani sui braccioli della poltrona, fece un vacillante passo in avanti e afferrò Albert. – Albert, non vorrete lasciarvi accusare al posto di quella spregevole ragazza?
– Calmatevi, mia cara.
– Se volete dire che debba tacere, non lo farò. Non lo merita: e non crediate che io mi tenga in disparte, lasciando che vi roviniate senza dir niente. Accumulare delle prove contro di voi e andarle a mettere sotto il naso della polizia: pazzo che non siete altro! Non avete bisogno d dirmelo: quella ragazza non è mai stata giusta. So riconoscere una persona disonesta, e Mary è profondamente disonesta. Non mi sorprenderebbe che fosse stata lei a rovinare il vostro matrimonio.
Lui tentò di rimetterla a sedere. – Isabel, devo andare. – Era già accanto alla porta con la mano sulla maniglia, ma si volse indietro. – Isabel, per l’amor del cielo, tenete la bocca chiusa.
Come tutta risposta lei gli mandò un bacio. – Marameo!

6Quando Daniel Clancy tornò da Hedingham Court, l’ispettore Scott sedeva al suo fianco tenendo sulle ginocchia una cassetta. Non a torto Daniel l’aveva paragonato a un terrier.
La calma con cui Albert Geary uscì dal club diede sui nervi all’ispettore, che non poté trattenersi dal dire: – Un tipo calmo.
– Oh, sì – approvò Clancy.
Poi Albert salì in macchina e ripartirono.
Arrivati a Rosbury, scesero e si diressero all’appartamento di Albert. Clancy non era troppo soddisfatto: pensava che in certi momenti il mestiere del poliziotto non era piacevole.
– Dove tenevate di solito la rivoltella? – chiese.
Si trovavano nel salottino. Albert indicò un mobile di noce.
– In uno di questi cassetti? – chiese l’ispettore.
– Di solito era qui – rispose Albert.
– E le munizioni?
– Non ne avevo.
– Perché?
– Non l’ho più usata dal tempo di guerra.
– Era carica?
Ci fu una pausa, poi Albert rispose: – Non lo so.
Scott ebbe un moto d’impazienza. – Davvero, maggiore Geary?
– Ripeto che non lo so: può darsi che lo fosse. Io sono tornato dalla Francia ferito. Quando mi hanno dimesso dall’ospedale, la guerra era finita. La mia roba era stata mandata qui. Non le ho più guardate finché non le ho tirate fuori tutte e due per darne una a Robert. Non posso dirvi altro.
– Ne avete data una al signor Dennon e avete tenuto l’altra per voi. Dov’è l’altra?
– Ne so quanto voi.
Gli occhi scuri ebbero un fugace bagliore che non sfuggì a Daniel Clancy. Questi chiese: – Quando l’avete vista l’ultima volta?
Albert aggrottò le sopracciglia. – Non saprei.

7Scott intervenne. – Non l’avete vista per caso, quando avete trovato il cadavere del signor Dennon?
– Volete dire che è stato ucciso con la mia rivoltella? Cosa dovrei rispondervi?
– Vi chiedo se avete riconosciuto l’arma che giaceva sul pavimento accanto al signor Dennon quando, secondo la vostra deposizione, siete entrato nel laboratorio e lo avete trovato morto.
Albert rise brevemente. – Credete che sia stato così sciocco da toccarla? Cosa avreste detto, se l’avessi mossa? Avevo altro da fare. Devo aver pensato che fosse senz’altro la sua rivoltella e che lui si fosse ucciso.
– Dite di aver pensato a un suicidio?
– Credo che questa sia stata la mia prima impressione.
– Volete dire che poi avete cambiato idea?
– Ho cambiato idea quando ho sentito la storia delle impronte digitali. Del resto anche a me sembrava strano che mio cugino si fosse ucciso.
Il mobile aveva tre cassetti grandi. Mentre parlavano, Scott aveva tirato fuori il primo, ispezionandone il con tenuto con sveltezza e abilità. Dopo averlo esaminato, lo rimise a posto e cominciò a occuparsi del secondo cassetto. Disse: – La rivoltella che è servita per uccidere il signor Dennon non ha nessuna iniziale.
– Cosi ho sentito.
– Ma ha una caratteristica che salta agli occhi più di quanto non farebbero le iniziali. Potete dirmi se la vostra rivoltella ha qualche caratteristica particolare?
– Non so cosa intendiate per caratteristica, ma posso dirvi che ha un’intaccatura nel calcio.
– Da cosa è stata prodotta?
– Da un proiettile tedesco.
– Che voi avete evitato per miracolo?
– Non io, mio padre. Durante la prima guerra mondiale. Le rivoltelle erano sue.
– Sareste sorpreso di sapere che la rivoltella trovata presso il cadavere del signor Dennon ha un’intaccatura come quella da voi descritta?
– Ciò significa che Robert è stato ucciso con la mia rivoltella?
– Non lo sapevate già, maggiore Geary? Se avete visto la rivoltella che giaceva accanto a lui, dovrete aver notato l’intaccatura, non vi sembra?
– Potrebbe darsi. Dipende dal modo in cui la rivoltella era caduta.
– L’intaccatura era perfettamente visibile. L’ho notata subito. Ma solo dopo aver ricevuto le informazioni circa le iniziali che avrebbero dovuto trovarsi sulla rivoltella del signor Dennon, quel segno è divenuto importante. Voi ora ammettete che le iniziali erano sulla rivoltella che gli avete dato e l’intaccatura su quella che avete tenuto per voi.
– Non si tratta di ammissioni, ma di fatti, che si fondano su dichiarazioni rese da me.

8Scott rimise a posto anche il secondo cassetto, dopo averne esaminato il contenuto.
– Sapreste dirci come mai è stata usata la vostra rivoltella per questo delitto? – chiese Clancy.
– Non saprei davvero.
L’attenzione di Scott era interamente assorbita dal terzo cassetto. Clancy continuò: – Lo scrittoio non è chiuso a chiave di solito?
– Oh, no.
– E l’appartamento? Ho notato che non avete usato la chiave per aprire: avete l’abitudine di lasciare la porta aperta?
– Quando vado e vengo, sì. La chiuderei solo nel caso che rimanessi fuori tutto il giorno, o durante la notte. Questa settimana poi è rimasta aperta quasi sempre. Ho qui un amico, il maggiore Griffiths. Veramente l’ho sistemato in un appartamento libero al piano di sopra, dato che qui ho una sola camera da letto, ma lui ha libero accesso in casa mia e naturalmente non tengo la porta chiusa a chiave.
– Vedo.
Scott emise un’esclamazione di trionfo. Da un angolo dell’ultimo cassetto trasse quello che sembrava un cartoccio di carta spiegazzata. Tenendolo in mano poteva sentire che conteneva qualcosa di duro e pesante. Strappò la carta velina e una rivoltella cadde sul pavimento: tutti la fissarono.
Scott usò un pezzo della carta velina stessa per raccoglierla; tenendola delicatamente per la canna, ne osservò il calcio, poi la porse al capo della polizia. – Ecco le iniziali: “L.B.” chiare come il sole. Penso che il maggiore Geary dovrà spiegare come mai questa rivoltella si trovasse nascosta nel suo cassetto.
– Siete in grado di fornire spiegazioni, Geary? – chiese Clancy. – Debbo avvisarvi che quanto direte potrà essere usato contro di voi.
Albert rispose: – Non so come sia finita in quel cassetto: è la rivoltella di mio cugino. Non ce l’ho messa io.
Scott s’inginocchiò sul pavimento e aprì la sua cassettina. Ne trasse uno spruzzatore col quale soffiò della polvere sulla rivoltella. Albert osservò l’operazione con interesse. La nuvola di polvere rimase sospesa per aria un istante, poi si depositò, formando un leggero strato sul metallo. Scott soffiò via la polvere. La superficie della rivoltella rimase perfettamente pulita. Girò l’arma dall’altra parte e ripeté l’operazione, senza migliori risultati. Disse in tono disgustato: – Nessuna impronta digitale.
Clancy chiese: – È carica?
Scott la esaminò. – Si, non manca nessuna cartuccia. Avete niente da dire, maggiore Geary?
Albert scosse il capo. – È la rivoltella di mio cugino: suppongo che la tenesse sempre carica.
In quell’istante squillò il telefono. Con un’alzata di spalle Albert si volse e sollevò il ricevitore.
– Qui è la signorina Scarlets. Parlo col maggiore Geary?
– Sì.
– Il capo della polizia è lì?
– E qui.
– Potrei parlargli?
Albert si rivolse a Clancy col ricevitore in mano. – È la signorina Scarlets: vuol parlare con voi.
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Le immagini, a corredo, sono rigorosamente made in Ninni Raimondi.
Ricordiamo la definitiva disattivazione dei “Like”.

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21 pensieri su “Garthander XI

    • Elena Simonin

      Elena, mia signora, sì domani ci sarà il prossimo capitolo, il XII.
      La lettura, almeno nel nostro caso, dà il primo impatto visivo/emozionale su qualsiasi storia si legga. Una sua rilettura ripulisce dalle scorie letterarie sviluppando i punti oscuri. La terza rilettura porta all’assunzione, della storia e dell’impianto, nella sua più totale interezza.
      Questa è la nostra personale regola, anche se alcune volte (sempre nel nostro caso), una lettura o più di tre,. non furono bastevoli alla comprensione.

      Abbiate una splendida giornata

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  1. la storia si complica con sta storia della rivoltella.
    Allora chi l’ha usata non sapeva delle iniziali, ma sapeva della pistola nel cassetto…
    Uhmmm
    Aspetto il prossimo capitolo.
    ha ragione Silvia, che quoto, è un capitolo elegantissimo.
    Ciao

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    • Valerio B.

      Non ve l’aspettavate, vero?
      certo che “stà storia della rivoltella)” ha complicato molto. Un clone nelle indagini, clone che si riferisce allo strumento principale dell’analisi investigativa, è un impedimento non di poco conto.
      le ipotesi che si aprono, nel merito, sono tante e mutevoli.
      Staremo attenti nel seguire le indagini.
      Magari in compagnia, che dite?
      Abbiate le nostre cordialità, lord Valerio

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    • Nì Ghail

      Vi ringraziammo mia signora per le espressioni generosamente gentili.
      Vedrete che, al prossimo capitolo, nessuno delle parti in opera vi deluderà.
      Li avvisammo personalmente.
      Abbiate le nostre migliori cordialità

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    • Lilly Sim

      Lady Lilly, mia signora che sorpresa rileggervi presso queste umili pagine, dopo tanto tanto tempo.
      Visto?
      Il diavolo, come si dice, fa le pentole ma …
      Certo non ci voleva, né per Kate, né per Clancy. Questa storia della doppia arma toglie qualsiasi dubbio sull’incidentalità dell’accaduto.
      Non suicidio (i dubbi sono fugati), ma omicidio in piena regola.
      Che dite, vediamo cosa succede?
      Noi ci accomodammo in prima fila per seguirli. Voi?
      Abbiate le nostre sincere cordialità

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      • Oh mio signore, voi sapete come condurre una signora.
        In effetti non nego che avevo pensato al suicidio come colpo di scena. Ma a quanto pare ci avevi pensato tu e lo hai, semplicemente, cancellato come opzione. La cosa si complica anche perché, visti i fatti e la piega che ha preso la storia, non possiamo più dire che è stato il maggiordomo.
        🙂

        Vediamo cosa succede domani.
        Porgetemi il braccio milord, posso accomodarmi lì?
        🙂

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  2. La ringrazio. Pezzo che ho apprezzato, colmo di rivelazioni. Lo rileggo volentieri e accuratamente, e’ molto lungo e per quanto chiarissimo non vorrei che mi sfugga neanche il minimo particolare. Insisto nel elogiare la sua originalita’.

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    • Lady Nadia

      Vi ringraziammo, mia signora, per le espressioni che confortano e incoraggiano.
      Certo che la storia si complicò con la cognizione della doppia arma. In criminologia si ha, con tali fatti, l’assunzione della certezza dell’omicidio. Fin quanto nessuna “situazione” lo nega, anche il suicidio rimane in piedi. Un buon detective lo sa: fugare tutti i dubbi a corollario, per dedicarsi completamente alla risoluzione del rompicapo che, tememmo, non sarà di facile risoluzione, spiegazione e appianamento.
      I vostri elogi ci confonfusero, lady Nadia e ci fecero arrossire.
      Purtroppo, in una storia dalle connotazioni gialle, la lunghezza è, quasi sempre, sinonimo di cura del dettaglio. Ogni parola, virgola o incidente ha un suo peso. Ma è inutile tentarne una spiegazione con voi che siete maestra di scruttura e agevole narratrice, cruda e diretta sulle passioni umane, n’est-ce-pas?

      Abbiate, mia signora, i sensi della nostra cordialità più profonda.
      Buona giornata

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  3. Adesso il fulcro si è installato sul maggiore.
    Sinceramente, conoscendomi, non credevo di essere così attratto da un giallo che, associandomi, è elegantissimo!
    A domenica dunque

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    • Furioc
      preg.mo Dott. Furio le vostre parole ci rallegrarono grandemente.
      Il sapere, per conoscere, che un nostro stimatissimo lettore venne convertito alla lettura della narrazione gialla ci deliziarono.
      Abbiate le nostre cordialità più sentite

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  4. Last but not least …. arrivo io. Mio caro Milord, voi credevate che non venissi a fare una visitina … non avete sentito un raffinato aroma aprendo il blog? Ebbene è quello che resta del mio passaggio, Chanel n. 5. Ho dato un’occhiata, mi è piaciuto e mi sono copiata il tutto. Così dopo me lo leggo con calma e posso aspettare le rimanenti puntate senza troppe angosce.
    Au revoir Milord

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    • suzieq11

      Milady, Gabrielle Chanel (Coco Chanel) nulla ebbe ad insegnare sulla vostra, graditissima presenza cipriata, elegante e raffinata: le n °5 est la douceur, la beauté et l’amour pour la délicatesse et de raffinement.

      Ci augurammo che, questa lettura, Vi sia leggera come un effluvio impalpabile e luminoso, entro il vostro sorriso raffinato.
      Abbiate le nostre cordialità più … cordialii e l’auspicio di un sereno fine settimana.

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