Ecco Ninni

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Ego eimi
Ecco, io verrò presto
e porterò con me il mio salario,
per rendere a ciascuno secondo le sue opere.
Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Primo e l’Ultimo,
il principio e la fine.
Beati coloro che lavano le loro vesti:
avranno parte all’albero della vita
e potranno entrare
per le porte nella città.
Io sono la radice della stirpe di Davide,
la stella radiosa del mattino
Vivrete in eterno
(Apocalisse di S. Giovanni 22,12)
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Eccomi
La sua mano era fragile e leggera, come l’ala di un uccellino. Il momento era arrivato, la vita stava per abbandonarla. Noi due soli, in quella camera d’ospedale, tra monitor e flebo.
Le avevo già detto addio, ed era accaduto più di due giorni prima. Ilaria era morta allora, ci eravamo scambiati un ultimo bacio. Era stata una sua scelta, perché non voleva più soffrire. Così i medici le avevano provocato un coma farmacologico, un lungo sonno dal quale non si sarebbe più svegliata.
Quello che stavo vegliando era solo il suo corpo, un corpo consunto, scheletrico, da cui era scomparsa ogni bellezza. E ancora non riuscivo a capacitarmene, la ricordavo piena di forza e di vita, una perfetta bambola di porcellana, quale era stata fino a poche settimane prima.
Quanto l’amavo, quanto l’avevo sempre amata!
Due settimane, soltanto due settimane, per distruggere un’intera esistenza.
Due settimane prima …

1Ecco Ninni
Avevo trentasei anni ed ero un finanziere. La mia famiglia lo era da generazioni. Banchieri, industriali, politici, una schiera di avi uno più illustre dell’altro.
Mia moglie era una De Albis Pracca. Ilaria de Albis Pracca. Anche lei aveva un passato illustre. Tra i suoi avi si contava persino una regina, ai tempi di Napoleone. Suo nonno era imparentato con i Romanov, l’ultima famiglia imperiale russa.
Ma non vivevamo delle glorie passate, nessuno dei due. Ilaria era intelligente, arguta, brillante, bellissima. L’avevo sposata per amore, ed ero certo che lo stesso avesse fatto lei. Insieme eravamo divenuti una potenza finanziaria, ma era stato solo un caso del destino.
Però era così, le nostre due fortune, riunite, ci mettevano al di sopra di molti altri, ci davano una sicurezza che nessuno avrebbe mai potuto scalfire, o almeno era ciò che credevamo allora.
Eravamo sposati da otto anni e la nostra era sempre stata una vita felice, senza ombre di alcun tipo. Eravamo una coppia perfetta, in grado di intenderci con un solo sguardo. Ma eravamo anche molto occupati, troppo.
Io con la compagnia, lei con le sue molteplici attività, e anche quando ci trovavamo insieme era difficile ritagliare un po’ di tempo solo per noi, presi com’eravamo dalla vita mondana.
Quella mattina stavamo facendo colazione. Seduti uno di fronte all’altra, ma comunque separati dal lunghissimo tavolo. Le cameriere ci servivano, impeccabili, senza far rumore. Lontana giungeva una musica di sottofondo. Io leggevo il giornale, sorseggiando il tè.
Ilaria licenziò con un gesto le cameriere e appena ci ebbero lasciati soli iniziò a parlare.
“Ninni, devo dirti una cosa. Una cosa importante”.
Aveva usato un tono colloquiale, senza alcuna enfasi, e io, distogliendo appena gli occhi dalle quotazioni di borsa, le risposi con altrettanta noncuranza.
“Sì, cara. Dimmi pure”.
Lei gettò la bomba.
“Sto morendo. Non credo che mi sia rimasto molto da vivere”.
La fissai, senza sapere che dire. Lei era così tranquilla, e questo suo atteggiamento pareva smentire ciò che aveva appena detto. Poi mi resi conto che non era così, che sotto quella maschera covava qualcos’altro, un vulcano pronto a esplodere.
Conoscevo Ilaria molto bene e sapevo che non avrebbe mai scherzato su certe cose.
Scrutai il suo volto, alla ricerca dei segni esteriori di una qualche malattia, ma non trovai nulla.
“Sei malata?”, le chiesi. “Cos’hai?”.
“Cancro”, rispose subito lei, senza entrare nei particolari. “Non mi resta molto. Un mese al massimo”.
Scossi il capo, perché non potevo accettarlo. Arrivò la negazione, immediata, e già stavo per farle le domande più comuni in simili situazioni: se ne era certa, se aveva sentito il parere di altri medici.
Poi mi ricordai chi fosse Ilaria, di come avesse sempre lottato per tutta la sua vita, come si fosse imposta, senza mai piegare la testa davanti a nulla.
E compresi che era la verità, stavo per perderla.
Avrei voluto alzarmi, correre da lei, ma non ci riuscivo. Allora cercai di parlare, di nascondere la paura.
“Da quanto lo sai?”.
Non tentò neppure di mentire.
“Otto mesi”.

2Tirai un lungo respiro, e sentii un dolore quasi fisico. Otto mesi da sola, a combattere contro la malattia, senza di me. Come aveva potuto nasconderlo?
“Hai fatto…”.
Mi interruppe: “Ho fatto ogni cosa, tutto ciò che era umanamente possibile. Ho già subito tre operazioni, e neppure la chemio ha più effetto”.
Non era possibile. Ci eravamo allontanati così tanto? Come poteva aver sopportato un calvario del genere senza che io mi rendessi conto del suo stato? Ricordai che era stata via un paio di settimane in primavera, per andare a trovare sua sorella. E prima ancora, a febbraio o marzo, per andare a non so quale convegno.
Da quant’era che non facevamo l’amore?
Soprattutto da quanto non lo facevamo con la luce accesa?
Era lo stesso terribile che non me ne fossi accorto, mostruoso.
“Non hai detto niente, niente!”.
“E avrei continuato a non dirtelo, se fosse stato possibile. Avrei preferito che non lo sapesse nessuno, neppure tu. Ma le cose non sono andate come volevo, e presto dovrò entrare in clinica. Non posso più farne a meno. Dubito che ne potrò mai uscire”.
Cercai di alzarmi per raggiungerla, ma il suo sguardo mi inchiodò alla sedia.
“Non farlo! Non voglio la tua pietà! Non voglio la pietà di nessuno!”.
“Non è pietà”, mormorai. “Ti amo”.
“Lo so, adesso non lo è ancora. Ma lo diventerà. Fra non molto resterà solo quella”.
“Ilaria…”.
Di nuovo il suo sguardo mi bloccò sulla sedia.
“Adesso no. Non me la sento di parlare. Ho già detto anche troppo, ed è difficile per me. Stasera, parleremo stasera quando torni”.
“Che sciocchezze!”, sbottai. “Che vuoi che me ne importi del consiglio di amministrazione! Rimanderemo la riunione, basta una telefonata! Non intendo lasciarti sola”.
“Io invece lo esigo”, ribatté lei. “Ho tante cose da portare a termine, prima del ricovero. Non ho intenzione di lasciare nulla di incompiuto”.
“Ma…”.
“Non c’è niente da dire, Ninni. È così e basta. Non puoi fare nulla per cambiare ciò che sta accadendo, e parlarne non mi è di nessun aiuto. Non adesso, non sono ancora pronta”.
Era lei, ma allo stesso tempo non era più lei. Sì, Ilaria aveva sempre avuto un carattere un po’ rigido, ma mai così distante. Ora era diversa, la malattia me l’aveva già portata via. Aveva alzato un ponte tra di noi, tra i vivi e i morti, forse l’aveva già fatto da molto tempo e io non me ne ero neppure accorto.

3Mi alzai, ma anche lei balzò subito in piedi. Cercò di sfuggirmi, indietreggiando verso l’entrata, non voleva che la toccassi. Come poteva scambiare otto anni d’amore con pietà? Come poteva credere che avrei smesso di amarla solo perché era malata? Cercai di avvicinarmi lo stesso, ma lei mi fermò tendendo le mani.
“No! Non adesso! Non ce la faccio, non adesso!”.
“E quando allora? Ci resta così poco tempo!”.
Scosse il capo. “Vai via! Ti stanno aspettando, va’ via!”.
“Perché mi stai facendo questo? Credi che io non soffra?”.
Mi sconvolse il suo sorriso amaro.
“Tu vivrai. Io morirò e tu continuerai a vivere. No, non puoi capire cosa significhi”.
Con queste parole si girò e uscì dalla stanza.
Ero rimasto troppo sbalordito persino per seguirla.
C’era stato un errore? Un punto in cui le nostre vite si erano separate e non me ne ero accorto? No, ero certo che non fosse così. Il nostro amore era immutato, e tra noi c’era sempre stata la piena libertà, il rispetto reciproco dei propri spazi. Ilaria aveva la sua vita e le sue attività, io le mie. Molte cose le facevamo insieme e altre no. Era così da sempre e la cosa non ci aveva mai disturbato.
Era la malattia che me l’aveva portata via. Che l’aveva condotta in un’altra dimensione, separandola da me. L’aveva cambiata, le aveva fatto conoscere nuove emozioni: la paura, la disperazione, la solitudine. Che potevo fare io? Come penetrare il gelido castello nel quale si era rinchiusa?
Ilaria non voleva morire, non così giovane, non all’apice del successo. Non poteva accettarlo e io la capivo. Capivo anche che non era la morte in sé a spaventarla, ma la malattia, la lenta degenerazione, la sofferenza. Il terrore di non essere più autosufficiente, di dover dipendere dagli altri. Perché no, anche la pietà.
Io avevo già incontrato la morte, così tante volte che ormai ero rassegnato. Questo non sminuiva il mio amore per Ilaria, avrei fatto qualsiasi cosa pur di non perderla, eppure non riuscivo più a farmi illusioni su ciò che ci aspettava. Ma non sarebbe stata pietà. Mai, in nessun caso, lo sarebbe stata.
Nel mio ufficio all’ultimo piano potevo vedere la città di fronte a me, attraverso le grandi vetrate sigillate che non venivano mai aperte. La stanza era insonorizzata e non mi giungeva alcun rumore dalla strada sottostante. Potevo solo vederle, migliaia, milioni di operose formiche, che nascevano, vivevano e morivano. L’umanità.
“Ci stanno aspettando”, disse Bigini, entrando.
Lui era il mio braccio destro, il vice-presidente, non si curava di farsi annunciare. Portava un fascio di cartelle, indifferente al fatto che ci fossero decine di assistenti per quei compiti. Ne gettò una sulla scrivania, davanti a me.
“Dacci un’occhiata. Fingi almeno di sapere di cosa stiamo parlando! Non far fare sempre tutto a me!”.
Guardai quella cartella come se fosse uno scarafaggio e Bigini aggrottò la fronte.
“Che hai? Qualche problema?”.
Non era il tipo adatto per quell’incarico, non aveva prestanza né carisma. Era troppo vecchio e grasso, e sudava sempre nonostante l’aria condizionata. E poi era tecnico, noioso, puntiglioso all’eccesso. Nessun altro l’avrebbe scelto, ma io sapevo che era l’uomo che faceva per me, quello in grado di dirigere la compagnia senza per questo esaltarsi. Perché era proprio questo il suo compito, anche se io ero il presidente le decisioni spettavano tutte a lui.
Presi la cartella ma non accennai ad aprirla.
“Mi spieghi tutto tu mentre andiamo”.
Bigini fece un gesto rassegnato. “Ma ascoltami! Per favore ascoltami!”.

4Ecco Yong-ho Hwangbo
Avevo quarantatré anni e da trenta facevo il contadino. Lo era stato mio padre prima di me, e mio nonno, e tutti gli avi di cui avevo memoria. Coltivavo riso, solo riso. Lo facevo ancora nel modo tradizionale, perché avevo sempre aborrito i marchingegni moderni. Amavo il mio lavoro, perché mi dava tante soddisfazioni.
Ero sposato da vent’anni con Jiwon. Lei mi aveva dato tre figli e lavorava nei campi con me. La nostra era una piccola fattoria, avevamo un solo operaio ad aiutarci. In realtà Dong-Yul era diventato uno di famiglia, ormai. Non era mai stato un tipo molto brillante e aveva vissuto con la madre, finché lei non era morta. Poi si era lasciato andare, perché non era in grado di mantenersi da solo.
Era diventato una specie di vagabondo, deriso da tutti per la scarsa intelligenza, finché non era approdato qui. Io ero stato colpito dal suo sguardo innocente, da quel viso di eterno bambino, e allora gli avevo concesso di occupare la baracca, poi gli avevo offerto anche un lavoro. Da dieci anni viveva con noi. Ai ragazzi piaceva.
Avevo tre figli, tutti maschi, e questo mi rendeva orgoglioso. Il più giovane aveva otto anni, il maggiore quattordici. Andavano ancora a scuola, tutti quanti. Presto, molto presto, Sang avrebbe finito, ed era già pronto a venire a lavorare con noi. Era un ottimo studente ed ero certo che sarebbe stato promosso con i voti migliori.
Non ne avevo ancora parlato con Jiwon, ma avevo già deciso di fargli continuare gli studi. Sapevo bene che non potevamo permettercelo, non avevamo da parte abbastanza soldi, ma volevo di più per lui, una vita lunga e felice.
Avrei dovuto spiegarle da dove arrivavano quei soldi, inventare qualche storia, ma non mi importava. Mio figlio avrebbe continuato gli studi, lo avrebbero fatto tutti quanti, se quello sarebbe stato il loro desiderio. Era già accaduto e sarebbe successo anche stavolta. Jiwon avrebbe capito, ne ero sicuro.
Il nostro era un piccolo paesino nei dintorni di Hadong, dove non succedeva mai niente. La vita scorreva monotona e tranquilla. Anche quel pomeriggio sembrava come tutti gli altri, ma io ero sbadato, facevo continuamente errori, troppo preso dai miei pensieri. Stavo cercando il modo di parlare a Jiwon. Di dirgli di Sang e di quello che volevo per lui. Del suo futuro. Cercavo un modo per spiegarle che i soldi per fargli proseguire gli studi c’erano. Per fargli frequentare persino l’università, se lo avesse desiderato. Avrei dovuto spiegarle come ne ero entrato in possesso, e questo sarebbe stato molto difficile. Avrei dovuto inventarmi una bugia molto più credibile di un’improvvisa eredità di un qualche zio scomparso.
Dong-Yul era sempre tra i piedi e si intrometteva in ogni discorso. Ogni tentativo di allontanarlo era andato a vuoto. Era quasi ora che Jiwon ci lasciasse, che tornasse alla fattoria, perché presto sarebbero arrivati i ragazzi, e non ero ancora riuscito ad affrontare l’argomento. Avrei potuto parlarle quella sera, a letto, ma non volevo che i ragazzi ci sentissero, era qualcosa che dovevamo risolvere tra noi.
L’avevo già fatto, in un paio di occasioni. Avevo trovato soldi che non avrei dovuto avere. L’avevo ingannata, l’avevo riempita di bugie, e lei alla fine mi aveva creduto. Ma allora era molto più giovane e fiduciosa. Stavolta era diverso. Stavolta Jiwon conosceva perfettamente l’entità delle nostre finanze, mi teneva costantemente d’occhio nel timore che io spendessi troppo. Certe volte ero tentato di dirle tutto, di raccontarle la verità. Ma non avrebbe capito, ne ero certo, non mi avrebbe creduto o, se pure lo avesse fatto, dopo mi avrebbe odiato.
“Dong-Yul, non potresti…”.
Lui sembrava incantato, a bocca aperta. Guardava fisso in direzione della fattoria. Seguii il suo sguardo. C’era un estraneo, che ci stava osservando. Puntava proprio noi e si trovava sul bordo del campo. Non poteva andare oltre, perché si sarebbe bagnato le scarpe. Era un occidentale, un uomo imponente e muscoloso, vestito in modo formale ed elegante. Pareva un uomo d’affari e la ventiquattrore che teneva in mano sembrava confermarlo, ma il suo volto contraddiceva questa impressione. Un volto squadrato, legnoso, con capelli cortissimi e biondi, quasi bianchi. Indossava un paio di occhiali scuri. Un militare, questa fu la mia prima impressione. Un poliziotto, forse.
Anche sulla nazionalità non riuscivo a essere certo. Poteva trattarsi di un russo, probabilmente proveniva da qualche paese dell’est, ma non mi sarei neanche stupito se fosse stato americano.
“Che vorrà?”, chiese Jiwon. “Tu lo conosci?”.
Non ne avevo idea, noi non ricevevamo mai visite, ed era il primo occidentale che mi fosse capitato di vedere in carne e ossa.
Lei fu sbrigativa: “Vado a sentire io, tanto è ora di rientrare”.
Non nascosi una smorfia, perché così era sfumata la possibilità di parlare con lei, ma non mi opposi. La vidi allontanarsi, mentre si rassettava il vestito, i capelli raccolti a crocchia sulla nuca. Era una donna pratica, Jiwon, sapeva farsi valere, non si spaventava mai davanti a niente.
Neppure allora. Andò spavalda verso lo sconosciuto e iniziò a interrogarlo. Gli chiese cosa stesse cercando, se avesse magari smarrito la strada, ma lui non rispose. Aprì la ventiquattrore davanti a sé, e io immaginai che stesse per prendere qualche documento. Mi preoccupai e mi convinsi che fosse un avvocato.
Invece estrasse una pistola. Una pistola lucida e brillante con una lunga canna nera. Riconobbi all’istante un silenziatore, ma non feci in tempo a gridare. Jiwon l’aveva vista e si era fermata, sbalordita. Non riuscì a reagire con la velocità necessaria, del resto era troppo vicina e non aveva alcuna possibilità di sfuggirgli. L’uomo fu velocissimo, puntò la pistola contro di lei e sparò. La colpì alla testa, perché vidi il corpo di Jiwon volare all’indietro e atterrare in mezzo alle piante di riso.

5L’uomo lasciò cadere la ventiquattrore e si fece avanti. Vidi chiaramente la sua smorfia quando entrò nel campo e fu costretto a bagnarsi le sue lucide scarpe nere. Lui non era dotato di stivali di gomma come noi. Avanzava spedito.
Dong-Yul era ancora a bocca aperta, troppo spaventato per muoversi. Io comprendevo di non avere scampo. Sarebbe stato inutile tentare la fuga, nelle nostre condizioni. Era me che voleva, ne ero sicuro. Era me che era venuto a uccidere. Guardai il corpo di Jiwon, immersa nell’acqua, e mi sentii pieno d’angoscia. Presto, molto presto, sarebbero tornati i ragazzi. Avrebbe ucciso anche loro?
Scrollai Dong-Yul e gli urlai: “Scappa! Va’ via!”.
Forse all’assassino lui non interessava, forse lo avrebbe lasciato andare.
L’uomo era sempre più vicino, e allora mi drizzai in piedi e lo fronteggiai. Gli chiesi chi fosse e cosa volesse. E dato che quell’uomo non rispondeva, ripetei le stesse domande, in inglese, in russo, poi anche in francese e tedesco. Avrei potuto continuare ancora, ma alla fine compresi. No, non era né un avvocato né un poliziotto, quell’uomo era un killer, e stava solo facendo il suo lavoro.
Dong-Yul era ancora lì, non si era mosso, troppo sbalordito per avermi sentito parlare in lingue che non avrei dovuto conoscere, al punto che quasi aveva scordato la presenza dell’assassino.
“Vai!”, gli gridai ancora, ma ormai era troppo tardi.
Un colpo secco, sincopato, e si aprì un buco proprio in mezzo alla sua fronte, quasi un terzo occhio. Il povero Dong-Yul si afflosciò con uno sguardo incredulo stampato sul volto.
Era finita, era arrivato il mio momento. Il killer stava già puntando l’arma.
“Perché?”, gli chiesi.
Poi mi resi conto che non mi restava più tempo. Non potevo morire così, dovevo impedirgli di spararmi in fronte. Riuscii a spostarmi, mentre l’uomo faceva fuoco. Di poco, pochissimo.
La pallottola mi centrò in pieno nell’occhio destro. Lo sentii esplodere e tutto divenne nero.
Dovevo resistere, non dovevo morire, non ancora. Almeno finché il trasferimento non fosse stato ultimato.
Un secondo. Due. Tre. Quattro.
Tutto si stava fermando, dentro al mio corpo. Una parte del cervello era stata danneggiata.
Cinque … sei.
Non ce la facevo! Non ci riuscivo! Non c’era abbastanza tempo!
Sette … otto …

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75 pensieri su “Ecco Ninni

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      Chet Baker quartet –
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      (Adesso) – Live in Palermo, 3.00 ore di Jazz
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      lady Annelise Baum

      Qual’é il limite della comprensione umana? ne abbiamo, li creaiamo oppure non ne esistono? Il dilemma, magarti, è se quanto stiamo vivendo è un sogno, un sogno irrealizzabile, oppure realizzato.
      Visto quanti dubbi?
      Credo che il miglior modo di fornire qualche risposta, non a terzi, ma a noi stessi in prima persona è e sarebbe analizzare, a fondo, quanto capita per scinderne le fasi.
      Quanto cerco e tento di fare, amica mia.
      io tento e se non dovessi riuscirci … ti chiedo scusa per il tempo perso.
      Potrei morire contento.
      Salutami Parigi e la splendida aria di “silenzio” che si respira alle sei del mattino davanti una Boulangerie in attesa di alcuni Croissant caldi e un Café noir e crêpe nature (con o senza zucchero fai tu).

      Un abbraccio e cordialità

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  1. La sensazione di avere davanti un baratro e di stare per toccare il fondo. Qiale fondo? Non è dato sapere anche perché, alla disperazione per l’accaduto, c’é un fatto insolito.
    Sembra che la stessa mente stia vivendo una doppia vita anche lei drammatica.
    Una vitra parallela? I legami?
    Iniziamo bene milord.
    A quando l’altro capitrolo?
    Buona domenica

    F.

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      Sir Spillo

      Il baratro, amico mio, non sempre è come lo immaginiamo.
      Per esperienza personale, dal mio punto di vista, posso assicurarti che ci sorprende.
      Ricordo, anni fa, un carissimo amico che, per paura del “baratro” aveva predisposto tutto. Quando il baratro si presentò per consegnargli il conto, beh, non era poi così baratro e lui si accontentò di abbozzare.
      Qua, in questa storia, ho voluto raccontare un qualcosa di “incredibile”. Sta a te valutare, seguire e se del caso sorprenderti o meno.
      La sensibilità di ognuno è data dal momento e dalla forza con cui recepisce il messaggio.
      Ciao e buona giornata

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      Lord Gianluigi

      Oscuro? Spero nel senso positivo dell’espressione letteraria.
      Grazie per esserci e soprattutto per aver scritto lasciando una traccia.
      Buona giornata

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      Miss Eleonora Bisi

      Un senso di inquietudine. Ecco cara Eleonora, se ti ho trasmesso quello che mi hai scritto, sono riuscito a instillare proprio ciò che volevo. Fermo restando l’intenzione più profonda, il senso di soffocamento dell’individuo regista e artefice di quanto gli succede è profondo, indicativo e persistente in questo romanzo.
      Un saluto e un grazie per esserci

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  2. Mi sento sola. Sono sola quando chiedo alla vita un’altra possibilità.
    Cosa si nasconde dietro una freddezza abitudinaria ….
    Non lo so, caro milord.
    Sento che il mondo sta crollando dentro Ilaria, ma anche dentro le certezze di Ninni.
    Mi piace, mio signore, il tuo inserirti in prima persona, nelle vicende più cupe e complicate.
    Parlo del tuo romanzo Cuba e in Memoria liquida.
    Aspetto, questa volta con autentica trepidazione, l’altro capitolo. Qua siamo in presenza di forze che non è facile controllare.
    Ci sono due persone (oppure è una? che si battono contro la morte.
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    Buona domenica mio signore.

    🙂

    Giorgia

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      lady Giorgia Mattei

      Già, sapessi quello e con quanta ragione, hai scritto quest’affermazione.
      Si è soli nell’affrontare gli interrogativi che ci assillano. In questo momento è importante significare che questi interrogativi appartengono alla sfera più intima e personale. Quella, per intenderci, che si presenta al mattino, davanti allo specchio, nei momenti di solitudine mentre cerchiamo, anzi tentiamo, di dare una risposta ai nostri perché.
      Il perché di questo o di quello. Il perché una data cosa è andata così, mentre quell’altra attende ad arrivare.

      Quando ti prende un dolore, forte, su quanto percepivi mentre, invece, era un’altra cosa.
      Mah.
      Il mondo va come vuole e personalmente ho smesso di tentare di capirlo.
      Un abbraccio carissima e buona giornata

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  3. Se il buongiorno si vede dal mattino, in questo capitolo si legge di un bellissimo mattino.
    Introspezione e spessore.
    Un gran bel leggere. Un arricchirsi di forme e colore nuovi che suscitano un misto, enorme, di sentimento.
    Le auguro una buona domenica, caro dottor Raimondi.

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      Preg.mo Sig. PickWick

      La ringrazio per la generostà di un commento che analizza.
      Questo è un inizio e come tale, magari, non è ben chiaro sia nella forma, sia nell’obiettivo proposto che … è lungi dall’essere .proposto, appunto.
      Prendo per buone le sue parole e come uno spin d’incoraggiamento, la ringrazio.

      Buona giornata

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      Sir Vintrix

      Per palati fini come a voler sottolineare la esatta connotazione dell’indirizzo a cui è rivolto? beh, hai ragione. E’ rivolto a quei palati fini che vogliono, o almeno cercano, un significato.
      Il novantanove per cento di tutta l’Umanità suppongo.
      Ti lascio un grazie e la speranza che continuerai a seguirmi

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  4. Un bel capitolo preparatorio e scritto con quella maestria che la contraddistingue, caro Dottore.
    L’inizio e il pathos, sono quella merce che lei ci ha esposto.
    Sono certissimo che riuscirà a sorprenderci.
    Il tema sembra uno di quelli a lei cari.
    Buon pomeriggio

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      Preg.mo Seamur

      Mi auguro di non dover deludere le sue aspettatite. Le lascio un grazie, sentito, per le espressioni gentili ed estremamente generose.
      Grazie e buona giornata

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  5. Un capitolo che da il buongiorno al nostro mondo.
    Ho letto con tantissima attenzione e mi è sembrato di cogliere, al di la del racconto, il tema … della reincarnazione.
    Credo di essere cosciente ma non lo sono. Non so inoltre cosa significa essere cosciente e ritiengo che sia il cervello a renderci coscienti. Per ricordare le vite precedenti bisogna essere consapevoli sia di chi siamo, sia di dove siamo. Io ci credo alla reincarnazione e credo, pure, ai fantasmi e a tutto,

    Bello come inizio

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    • Sospendo il Voi
      Prendo spunto dalla celeberrima frase di Cartesio, Cogito ergo sum, ovvero Penso dunque sono, perché vorrei portare a galla una questione riguardo la reincarnazione. Innanzitutto parto dal presupposto che per reincarnazione intendo (definizione su Wikipedia):
      ” ” La reincarnazione nella filosofia occidentale viene indicata con il termine metempsicosi (dal greco antico μετεμψύχωσις metempsicosis, “passaggio delle anime”) intendendo la trasmigrazione dell’anima o dello spirito vitale dopo la morte in un altro corpo di essere umano, animale o vegetale. ” ”

      Dunque, in sostanza, dopo la morte la mia anima dovrebbe vagare per un po’ di tempo per poi “approdare” in un altro corpo. A questo proposito, quindi, molti dicono che abbiamo avuto vite passate.

      Ma io in questo momento sto scrivendo al pc, quindi sono cosciente di essere qui. Ma se ci fossero state altre vite prima di queste, come mai non sono stato mai cosciente come lo sono in questo momento?

      Quindi a questo punto la questione si snoda:
      Se per reincarnazione intendiamo solamente l’anima in sé che va in un altro corpo e quindi noi smettiamo di essere coscienti una volta morti in quanto non abbiamo più un cervello in grado di farci rendere coscienti, perché dovremmo ricordare vite precedenti se è solamente il cervello ad elaborare i ricordi, a formare il nostro carattere etc.?
      Quindi l’anima funge da sorta di “memoria” che immagazzina tutto quanto elaborato dal cervello di coloro che avrebbero ospitato la nostra anima e la riporta man mano nei corpi in cui va?

      Se fosse così, allora perché gli spiriti, ammesso che esistano( e io sono fermissimamente convinto che non esistono spiriti, fantasmi, spiritelli, angeli e demoni), dovrebbero esser coscienti di essere anime – visto che ogni volta si parla delle anime come entità pensanti e capaci di prendere decisioni – se non sono dotate di un cervello che è quello che sta alla base di tutto? Perché a questo punto se le anime sono coscienti di essere quel che sono, lo saranno anche nel momento in cui andranno in un altro corpo, quindi come mai se sono cosciente adesso non lo sono stato in vite precedenti?

      Spero di aver reso per bene la mia idea

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      • sinceramente non trovo commistioni tra il “cogito ergo sum” e la reincarnazione. scusa la franchezza eh ma … con tutti gli sforzi … non ce la faccio. altri spunti ?

        la mia visione della reincarnazione si sposa con la teoria della “memoria di stato” degli atomi: prova a piegare una barra di metallo ed essa tenderà a tornrare nello stato precedente. separa il mercurio … tornerà ad unirsi. spezza i denti di cincin … torneranno sani.

        spargi le tue ceneri quando sarai morto. i tuoi atomi torneranno a far parte del tutto e si ricorderanno di essere stati uniti un tempo.

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  6. Ma non hai argomentato la questione però. Perché non dovrei essere cosciente, non dovrei saperlo e perché il cervello non dovrebbe svolgere questa funzione?

    La frase in sé non c’entra nulla, era solamente per poter introdurre la mia riflessione!
    La questione della “memoria di stato” è relativa, perché gli atomi in sé non hanno memoria; sono le caratteristiche dei materiali a renderli tali. Quindi ciò che magari vale per un pezzo di metallo non sarà valido in altre circostanze, altri materiali, carne umana compresa.

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  7. Purtroppo ci sono delle parole che possono assumere significati molto diversi a seconda di chi le recepisce. Una di queste è coscienza.
    La coscienza, è sinonimo di consapevolezza di sè, e si situa ad un livello superiore rispetto al modo abituale di percepirci. Una delle cose che è in grado di fare questo tipo di Coscienza, è osservare il pensiero, ad uno stadio successivo, bloccarlo completamente e volontariamente. Queste ovviamente sono piccole cose , ma mi servono per farti capire che cosa significa essere coscienti nella “mia lingua”. Significa dominare qualsiasi funzione mentale ed emozionale, o almeno essere in grado di osservarla senza identificazione. In questo modo si produce il ricordo di se stessi , e sempre nello stesso modo, si diventa in grado di portare questo ricordo nelle vite successive.

    Perché le vite successive esistono, eccome
    Se non si fa questo, si è completamente in balia di influenze continue che ci sbattono da una parte all’altra, una continua frammentazione dell’io , che completamente disunito , non può produrre nessun ricordo, perchè non ha nessuna volontà, è assente.
    Non sappiamo di essere addormentati perchè di norma la sensazione è opposta.

    Cioè pensiamo di essere svegli vivendo le nostre maschere personali in prima persona, e chiamiamo questo “coscienza”. Ma non lo è, è solo passare da una parte all’altra a seconda delle influenze esterne, senza poter in alcun modo decidere cosa fare e cosa provare e con la illusoria sensazione di poterlo scegliere.
    In queste condizioni, abbiamo modo di avere il ricordo di ciò che abbiamo vissuto precedentemente, perchè ci siamo noi dentro in grado di ricordarlo.

    Ciao Milord dalla partenope Capitale.

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    • Logica razionale impeccabile.
      Reincarnazione? Parliamone.
      Prima di tutto non condivido l’idea che l’anima o la memoria abbiano come residenza il cervello; la vita intesa come percezione del reale è un insieme di azioni/reazioni alle informazioni sensoriali e riguarda l’individuo nella sua totalità. Inoltre il carattere di ogni individuo è differente l’uno dall’altro ed anche questo non dipende da fattori biologici.

      La mente e il corpo sono davvero la stessa cosa?
      La mente razionale è l’anima o è una fetta della stessa torta?
      L’anima è immortale o si sgretola progressivamente con il corpo fisico?

      E’ impossibile saperlo. Se esiste la reincarnazione (e non esiste, …per me) la immagino come una sorta di scuola; l’anima vive la sua vita ed ogni volta che muore si reincarna sempre con le stesse caratteristiche pregi/difetti precedenti ma in un contesto spazio/temporale alternativo, che riguarda chiaramente anche le fattezze esteriori. Ogni volta che vive una realtà impara qualcosa, che nella vita precedente non aveva appreso e queste informazioni vanno inconsciamente ad aggiungersi alle proprietà animiche. L’anima non è consapevole della propria evoluzione -di vita in vita- ma ad ogni reincarnazione che riesce a completare regolarmente, senza cioè suicidarsi o causandosi una morte artificiale diversa da quella biologica/incidente/fatalità, è come se superasse un test e riuscisse a progredire nel suo percorso. Ovviamente prima o poi la scuola finisce ed arrivano le vacanze, quindi all’ultima reincarnazione è come se ti venisse consegnata la pagella in cui ti dicono se sei stato promosso o se purtroppo sei stato steccato. Se hai studiato passi al livello successivo, attualmente non descrivibile da alcuna intelligenza appartenente a questo universo per ovvie ragioni.
      Ok, fin qui va tutto bene.
      Mi spieghi a che pro?
      Perché creare degli “scrutini, esami, o quant’altro” per promuovere l’anima, quando i clichè animici sono vari e svariatissimi come i casi dell’uomo?

      Questa è la mia idea di reincarnazione. Non credo all’esistenza degli spiriti o dei fantasmi, non esistono.
      Un’entità cosciente composta da solo spirito/anima raggiungerebbe la consapevolezza dell’energia pura e rappresenterebbe l’unità in un universo duale?
      Forse è questo il livello successivo, cogito ergo sumus?

      Ciao milord e salutami la tua partenope Capitale
      (Occhio ai spiritielli)
      🙂

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    • – Sto ascoltando:
      Oscar Peterson Trio –
      ___________________
      * WAY
      ——————–
      (Adesso) – 1. Quiet Nights Of Quiet Stars (Corcovado) – Piano, Trumpet and Sax
      2. Bags’ Groove – Piano and Sax
      3. What Can I Say (After I Say I’m Sorry)? – Piano and Trunpet
      ___________________

      lady Alessandra Bianchi

      Grazie, grazie e grazie.
      undici … dodici … e si compie un destino.
      tredici … quattordici … e una vita cambia la strada che aveva, fin lì, seguito. Il significato, alcune volte, lo abbiamo sotto gli occhii e ignoranti del suo significato, non riusciamo a valutarne l’importanza.
      Altre volte, però, ne siamo perfettamente consapevoli e rimane difficile credere che tutto possa chiudersi lì. Ci sarà, pure, un significato per le cose e nelle cose…
      Grazie per esserci, con la speranza di non deluderti …
      Buona giornata

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  8. A me pare un confronto ( per ora e poi si vedrà) tra come si muore in occidente e “in guerra” e in questo caso in oriente.
    Letto tutto d’un fiato. Agghiacciante come lo è spesso la realtà. Mi piace molto. Aspetto.

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    • – Sto ascoltando:
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      3. What Can I Say (After I Say I’m Sorry)? – Piano and Trunpet
      ___________________

      lady nadia

      Già, hai detto bene: agghiacciante. Soprattutto se ad essere agghiacciante è la delusione che “non” tutto stia andando per il verso giusto. Che tutto crolla fin dalle nostre più intime convinzioni.
      Credo che la gravità di quanto spero di narrare diventi ancora più grave se lo portiamo nella sfera del personale.
      Cosa succede, dunque? Beh, succede che le nostre intime convinzioni possono essere distrutte sia da un’azione esterna (e quindi la delusione susseguente è legata a terze parti), sia da uno scadimento degli eventi che poteva essere previsto, ma vista l’improbabilità, non si erano valutati abbastanza.

      Credo che le mancanze sia di analisi, sia di volontà, appunto, siano la causa di gran parte dei mali.
      Poi, ovviamente, ci si mette il caso o come quello che molti definiscono, il “destino” ( che personalmente e ne sono fermamente convinto, non esiste. Sarebbe veramente squallido, infatti … ) che ribalta tutte le previsioni, magari le più aderenti alla realtà.
      Una vita nasce e una muore e non sappiamo né come, né quando, né il suo proprio svolgimento.
      Alcuni dicono: questa è la vita.
      Io mi chiedo: perché?

      Ciao e grazie

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      • Per quello che ho letto di lei da quando la conosco…noto ( e se non è così le porgo tripli complimenti se lo stile dei suoi ultimi scritti è voluto) un calo di spirito e, nel contempo una ricerca spirituale e tristezza più del solito.
        Questi stati d’animo sono incredibilmente produttivi sebbene catastrofici per la nostra emotività.
        Ma credo che non si possa superarli se non attraversandoli e lei, da questi attimi, ne sta traendo il meglio e lo sta condividendo con noi. E per questo la ringrazio e voglio dirle che arriva tutto da questo racconto che pare davvero interessante.
        Anche io soffro e mi pongo quesiti appunto come il 99% di noi. Ma forse alla fine vivrà meglio quell’1%? No. E’ bello anche il dolore, più che bello forte. E chi riesce ad arrivare di là, un po’ di gioia la trova. Magari anche durante, nelle piccole cose, in un gesto, in una bellezza, in un’amicizia. Non lasciate le speranze o voi che entrate! Mai!😊

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      • Mi piace il modo colloquiale che Ninni ha impostato nel suo Blog. Questo succede quando i temi affrontati sono “importanti”.
        Credo (conoscendolo da antichissima data) che si tratti di letteratura e non di scadimento di tono.
        Il milord è uno che frusta e frusta a sangue con la sua, perenne e onnipresente, ironia (a volte amara e a volte sfacciata) e satira (spesso portata al parossismo).
        Ecco, se mi dovessero dire: “Ho visto Ninni torvo, scuro, triste e disperato” mi verrebbe il dubbio che si stia parlando della stessa persona. Ninni è un uomo solare, apertissimo e con un senso dello Humour al quale non si scappa se non si sta attenti.
        Un senso della vita che contagia e affascina.

        Ciao

        🙂

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      • pensa che quando ci presentarono, millenni fa, e gli dissi “piacere, mi chiamo Manuela”, tutto serafico mi rispose: “io no. Se proprio ci tiene a chiamarmi, provi con Ninni”.

        Che soggetto!

        🙂

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      • Quel brutto essere mal sopportato da due bimbi innocenti e da un povero diavolo che se la deve sopportare, di Manuela Rovati

        E fà la brava una volta tanto. Non dico sempre, ma qualche volta che poi, ti si prende alla lettera e ci si stà male.
        Dai Manu, fai pace col cervello!

        😀
        (PS: Veramente ti risposi “Se proprio ci tiene provi a chiamarmi lei, Anton-Maria, oppure Ninni, per brevità”. Ricordo, anche, le tue risate sfrontate).
        Ciao

        🙂

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      • lady Isabella Ozieri

        Quante ne abbiamo viste, io e te, cara Isy?
        Fin dai tempi del GB, no? Facevamo coppia fissa e chi se lo scorda. C’era cesare, Ulisse, Mari e la bravissima Ireland.
        Sembrava impossibile che tutto finisse4 eppure …
        La caducità stessa della vita ci porta a vivere intensamente l’attimo.
        Lascio un pensiero per tutti quei attimi intensi.
        Era il 2004 (parliamo di 12 anni, cribbio.
        Ciao e salutami Firenze

        🙂

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      • Lady Nadia

        la vita stessa, in alcuni frangenti, porta ad un calo di “spirito” e certe volte non basta una parola o frase per risollevare un umore toccato da un qualsiasi evento triste.
        Fortunatamente, mia signora, in questo frangente mi sono limitato a descrivere, con la dovuta serietà, eventi e pensieri che la meritano.
        E’ vero, sto traendo il meglio da tutto quello che la metamorfosi di un’idea, mette in atto per divenire Ideale. Proprio su questa base ci si confronta, si riflette, si vive, insomma.
        Grazie per esserci

        🙂

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  9. Ho letto in modo approfondito l’inizio di questa sua nuova fatica. L’impressione ricevuta è la sua multiformità e complessità. Ci ha regalato lo spaccato di un qualcosa di molto forte, molto sussurrato nei modi e nelle forme.
    L’atto iniziale e disperato è sottolineato e per quello che è la mia esperienza, mi creda molto longeva e antica, le posso asicurare che ha descritto con potenza quei momenti che parlano di disperazione e disillusione.
    Mi è piaciuto moltissimo il passaggio e la descrittività della parte orientale.

    In attesa, sicuramente, della continuazione.
    Buon giorno

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    • – Sto ascoltando:
      Oscar Peterson Trio –
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      Don Amedeo d’A,

      La ringrazio per la generosità del suo commento.
      Ha toccato un tasto primario: il dolore.
      Il dolore è, per definizione, un qualcosa che esula dalle volontà personali e daile personali valutazioni. Ci colpisce, annichilendoci, proprio quando, nel pieno della speranza di vita, il corso degli eventi prende una strada incognita.
      Alcuni vengono presi dallo scoramento, altri reagiscono opponendosi.
      E’ da dire che, la percezione dell’opposizione condotta alcune volte non è bel qualificata.
      La persona, in oggetto, crede che la propria opposizione sia l’unica strada percorribile.
      Sarà, anche, vero, alcune volte non basta.
      Alcune volte si tratta di una percezione sbagliata. Ecco che nasce questo romanzo.
      Mi auguro che possa incontrare la sua approvazione, anche, per il futuro.

      Le lascio la mia stima e l’augurio per una buona giornata

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  10. Non c’è altra possibilità che questa sola Vita? Non ci credo.
    Perdersi e perdere l’essenzialità dell’esistenza attraverso una quotidianità sempre uguale è un rischio a cui tutti, bene o male, dobbiamo sottostare. Il perché lo ignoro, eppure è così. Ci sono però Istanti speciali che riusciamo a condividere con qualcuno o qualcosa che per noi è sicuramente Tornato o Ri-Tornato e lo abbiamo riconosciuto da una sensazione alla bocca dello stomaco e dentro la testa.
    Non è detto che ci sia dato di comprenderne i motivi e nemmeno che si ripeta per un lungo tempo o ancora che quell’istante possa ripetersi o restare per sempre, l’importante è che ci sia stato e ci abbia trasmesso la certezza che tutto è possibile a questo mondo, anche quello che credevamo non fosse neppure pensabile.
    E ViverLo! viverlo davvero … godendo dei momenti di luce e buio.
    Troppe volte ci diciamo se avessi detto … se avessi fatto.
    Poi viviamo e moriamo dentro esistenze troppo strette, con bauli di rimpianti e valige piene di rimorsi a cui non diamo voce e risposta. Siamo umani e fallibili, nelle lacrime laviamo via i nodi che serrano la gola e attraverso le parole della morte proviamo ad avere paura e a non pensare che restare, forse, sarebbe troppo anche per noi e per questo nostro insano desiderio di immortalità.
    E se si potesse conservare la memoria di ciò che siamo stati a distanza di secoli? Sempre che esista la possibilità di essere stati qualcuno … forse sarebbero utili tutti gli insegnamenti vissuti in epoche remote e lontane, forse ci aiuterebbero ad apprezzare di più ciò che ci sfugge in questo oggi troppo veloce e rumoroso. Forse riusciremmo a trattenere ciò che lasciamo scappare senza una parola che possa fermarlo. Non lo so. Proprio non lo so.
    Ninni, questo è un tema che mi lascia senza risposte … da sempre e tu lo hai trasformato in un’emozione fatta di parole.
    Non sono riuscita a restare in silenzio come faccio spesso, credendo di fare meglio. stavolta no. E anche se sono andata fuori tema, stavolta a dire la mia ci ho messo il cuore.
    ___
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • – Sto ascoltando:
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      A Bhean Uasal NìGhail
      (Siamo on line) 🙂

      hai affrontato il tema, come dire, di petto.
      Mi rifaccio a una tua espressione:

      … forse sarebbero utili tutti gli insegnamenti vissuti in epoche remote e lontane, forse ci aiuterebbero ad apprezzare di più ciò che ci sfugge in questo oggi troppo veloce e rumoroso. Forse riusciremmo a trattenere ciò che lasciamo scappare senza una parola che possa fermarlo…

      Ecco, io credo che se anche fosse, saremmo tanto bravi (nel senso pessimo della questione) da non imparare, pressocché nulla.
      Ne deriva che un “lontano passato” rimane, appunto lontano. Allora perché non riusciamo a rompere questa catena, impossibile, di eventi che ci porta a vivere e rivivere, costantemente i nostri errori?
      Beh, le risposte possono essere molteplici.
      Il fatto, sotto l’aspetto agnostico,(che è quello che mi è più congeniale), è l’alibi che sia coscientemente, sia incoscientemente, non ci opponiamo alla piattezza vita. Il nostro potere di scaricar barili è forte e affronta, anche, la vastità di tutto quello che colpisce e ferisce ad un tempo.
      Se anche fosse, che il passato torna ammantato dai pesanti tendaggi del tempo, perché non riusciamo a modificare quel comportamento maledetto (che portò alla incomprensione dei bisogni momentanei?).
      E’ un cane che si morde la coda, come si suol dire.

      Da un lato la nostra mente ha analizato il problema, focalizzando mancanze, decisioni sbagliate, fatti e soprattutto, motivazioni.
      Dall’altro l’ineluttabilità (e anche la vigliaccheria che il nuovo ci porta, impaurendoci) di quello che continuiamo a fare nella speranza che …, oppure, nella speranza come base e modello di vita.
      Anticamente dicevano, però, che chi vive di speranza, disperato muore.

      Cosa ci riserva, dunque, questo presente legato dal pseudo passato reincarnativo? Ci riserva che non impareremo alcuna cosa né dal passato, né dal presente.
      Non impareremo che gli errori o le decisioni rimangono quelle e ben definite entro un arco di tempo o periodo e che sono, ormai, immutabili.
      Cosa può contare, se, un bacio dato lungo una passeggiata su un lungomare, diede quella gioia che infiammò il cuore?
      Oppure che, guancia a guancia si è osservata la nebbia circolare dentro i raggi del sole che scaldano?

      Rimane tanto e rimane il dolore di non poter opporre alcuna reazione.
      Eppure la volontà c’é ed esiste.
      Quella volontà che ci porta e ci ha portati a vivere il presente … con fortissimi legami nel passato.
      Cosa porterà l’improvvido futuro?
      Non mi aspetto nulla, credimi.
      Probabilmente sparirò dentro qualche anfratto di antichi nevai perenni, dentro qualche catena montuosa di una terra incognita e non si sentirà più parlare di me.
      E così sia.
      (Con buona pace del mondo civilizzato).
      Ciao e grazie per aver lasciato la tua traccia.

      Slàn

      🙂

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  11. Caro Ninni,
    malgrado sia sempre a rincorrere il tempo nella vana speranza di recuperarne un po’, mi hai tenuta bloccata per molto tempo, sia nella lettura di questo tuo primo capitolo, sia nella lettura e comprensione della bellissima discussione che è iniziata.

    Il mio parere sulla reincarnazione?
    E’ come la ricorrente fioritura e fruttificazione di un albero. I risultati del processo vitale possono variare in seguito alle condizioni ambientali e temporali. La capacità di adattamento e risposta a tali condizioni è insita nella “coscienza” della pianta. Le modificazioni, sia a livello di mutazioni esterne che di adattamenti interni, non sono espressione di “volontà”, quindi non comportano una responsabilità diretta (quale risultato di una “scelta”).

    Insomma il risultato è in conseguenza di una serie di fattori congiunti e collegati inestricabilmente gli uni agli altri. Dal punto di vista naturalistico, vediamo che la vita, nella sua assolutezza, è indipendente da ogni descrizione e senso di identificazione delle sue diverse forme e dei singoli processi vitali. Fiori, foglie, corteccia, rami, radici, pioggia, vento, sole, terra… Non si possono imputare separati scopi e ragioni alle parti… Tutto avviene in un contesto inscindibile che possiamo chiamare “Tao” oppure…

    Ma ora, per cercare di capire il funzionamento dell’identificazione con i diversi momenti ed aspetti vitali, facciamo un altro esempio, quello del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza. Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che potremmo -da un punto di vista separativo- anche definire trasmigrazione o metempsicosi.
    Mi associo al tuo pensiero agnostico e razionalista.
    Una metempsicosi legata all’essere e al divenire e quindi filosofoco vitale.

    Abbiamo nesso, causa e conseguenza.
    Credo tu abbia descritto ampiamente ed esaustivamente il tutto.
    Per cui, posso soltanto avalare il tuo assunto, rafforzandolo.

    (Sto ascoltando la colonna sonora de’ “Il pianista sull’Oceano”. Una bellissima iniziativa, questa caro Ninni, come tantissime altre).

    Adesso devo proprio andare, ma voglio leggere ulteriori spunti, se ce ne saranno.
    Ciao e buona giornata

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    • Hilde Strauß

      Die “Wiedergeburt” Argument ist immer noch ein Tabu-Thema bei vielen Völkern betrachtet, vor allem unter den monotheistischen westlichen Kulturen.
      Ich erinnere mich, im Alter von siebzehn ich fragte meine Mutter (die seit Jahren verantwortlich für Esoterik war): “Was bedeutet es, wenn Sie hören, dass ein bestimmter Moment Sie es bereits gelebt haben?” Und sie sagte mir, dass die Antwort auf meine Frage war, Reinkarnation. Ich habe so viel Angst, dass ich lief weg in mein Zimmer.
      Da Reinkarnation ist beängstigend? Vielleicht, weil man nicht weiß genug, um noch, oder weil für uns ist es ein Konzept zu ungewöhnlich.

      Heute nicht nur akzeptieren voll und ganz die Theorie der Seelenwanderung (eine andere Bezeichnung für Reinkarnation), aber ich verstehe, dass diese Theorie zu akzeptieren ist der Schlüssel zum Verständnis von uns selbst und dem Transzendenten.
      Akzeptieren Reinkarnation alles passt.

      Wenn wir lebten das Leben anderer, die wir wirklich sind?
      Wir sind nicht in einem Körper mit Seele und Geist, vielmehr sind wir ein Geist und ein von einem Körper umgeben Seele mit einem Geist (Ich).
      Eigentlich sind wir nicht unsere eigene! Wir sind unsere nur für dieses Leben! Wir sind nicht Leonella, Danilo, Alberto usw. Danilo Danilo ist nur für dieses Leben.

      Unser Geist stattdessen ist ewig und nach dem Tod nehmen unsere Seele einen neuen Körper bis zu dem Zeitpunkt, wenn wir eine Stufe der Erleuchtung erreicht haben, die wir den physischen Körper nicht brauchen.
      An dieser Stelle ist es natürlich, zu fragen: Was ist der Sinn von all dem? Wir sind reine Licht, aber wir vergessen haben. Wir wollten die physische Welt zu erleben und wir wurden dort gefangen. Der Sinn unserer Reise auf den Körper der Erde Körper ist zum Licht zurückzukehren: unsere Aufgabe zu erinnern ist, wenn wir das Licht waren.
      Zu unserem wahren Wesen merken müssen wir viel Erfahrung haben, dass viele Leben. Jedes Leben ist ein Erlebnis, in dem Sinne, dass jedes Leben einen Sinn hat, einen Zweck. es gibt nicht eine einzige Person auf der Erde, der sein Leben verschwendet: alles an seinem Platz ist, obwohl die mit bloßem Auge im Chaos zu leben scheint. Jeder von uns, aus Angst, alles zu verlieren.

      Deshalb ist (meiner bescheidenen Meinung nach).

      Ein Kuss und Danke

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  12. Un capitolo bello, importante e pesante.
    L’ho letto e riletto estasiata più e più volte.
    Ho letto, anche, i commenti bellissimi e appropriati.
    Ho letto, soprattutto, le tue risposte che mi trovano in linea. Adesso no ce la faccio a scriverne di più, ma ti seguo milordissimo.
    Bacini

    Susi

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    • lady Circe

      Grazie soprattutto per aver approvato le mie risposte.
      Mi piace, come mi è sempre piaciuto, interagire con i lettori in un dialogo aperto.
      Visto?
      Sono esaudito e dunque … grazie doppiamente.
      Buona serata

      Mi piace

  13. Per quello che ho letto, caro Ninni, mi sono immersa in un autentico capolavoro. In uno di quei tuoi capolavori che potrebbe diventare una delle pietre miliari e di pagarone della tua produzione letteraria.
    Qua siamo nelòl’ipersottile e mi sembra di avere letto un qualcosa di fantasy (che è la tua passione).
    Però, grazie a questa tua passione ci regali delle autentiche pagine di bellezza.
    Mi piacerebbe entrare nel “merito”, ma sai come sono fatta: mi riservo di inoltrarmi un’altro po’ nella storia.
    Ho pochi elementi fra le mani, tranne quelli che …. ci hai permesso di leggere.
    Un abbraccio, mio carissimo amico e buon lavoro.

    Isy

    🙂

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  14. Ecco che ci porti dove la tua penna vuole.
    Ci fai stare in apprensione e ci fai sognare di situazioni incredibili. Dove vuoi andare a parare bel gnocco?

    🙂

    La storia si presenta come un tritacarne da dove non ci si salva se non con un miracolo del buon Dio.
    Sono d’accordo con Isabella (ciao) che si tratta di fantasy e sono convinta che, oltre ad acchiapparci l’encefalo, sbattendolo di qua e di la, ci farai penare per arrivare in fondo alla storia che prende una piega seria seria.

    E tu, bel cagnolone, come ci stai godendo a farci a pezzi?

    🙂

    (Sono sincera, almeno questa volta, ma non abituarti: mi piace, mi piace , mi piaceeeeee)…
    Ciaooo

    lamanueccitataperavertisentitotutto

    ah ah ah ahshdhahahah
    🙂

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  15. Che dirti Ninni,
    ogni assunto, ogni logica espressione, ogni punto porta a darmi una risposta precisa e precisamente comprensibile entro i termini della ragione; eppure qualcosa sfugge all’ineluttabilità dell’Ora e dell’Adesso (almeno per me)… un qualcosa che di indefinito resta a sfiorare le decisioni prese e le scelte fatte.
    Senza sogni e senza ricordi il mondo inaridisce ciò che di bello ha colorato quel tramonto sul mare e quella terrazza, da dove il vento portava all’infinito orizzonte.

    Ma di soli sogni e ricordi si ammantano i disperati che si sono arresi alla Vita.

    E così è per me, forse per questo ritengo fondamentali certi assunti fatti di illusioni e ritorni e memorie ormai lontane; è come se tornasse un po’ di quella magia appena sfiorata, talmente importante da rendere sopportabile le ovvietà dei giorni e le quotidianità fatte per durare nel tempo.

    E tu hai ragione quando dici: ” non mi aspetto nulla, credimi “… mi associo al nulla che ti attendi, perché è lo stesso che guardo negli occhi ogni volta che mi faccio prendere per mano dal cuore.

    Forse anch’io sparirò fra i tornanti di una strada mai percorsa fino in fondo, e di me che non si è mai parlato; si diranno solo cose ovvie, solo cose conosciute in superficie, solo cose senza valore. E questo perché le cose Vere, quelle importanti le avrò portate giù con me. E per la miseria se ne sarà valsa la pena!
    ___
    agus is amhlaidh atá
    Ni’Ghail

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    • A Bhean Uasal NìGhail

      scrivi: “E’ così per me …” sui disperati della vita.
      Ma proprio perché disperati cara Nighail, dobbiamo analizzare bene quello che viaggia sopra le parole e quello che persiste sull’aria.
      La coscienza e la consapevolezza, … ergo sum …, sono profondamente legati all’ergo. Ovvero: se io sono, come faccio ad essere un io ero, oppure un io sarò.
      Non basta una vita per vivera la propria di vita e ci rifugiamo dietro improbabili reincarnazioni?
      Si corre il rischio, appunto, di persersi tra i tornanti della vita, oppure di diventare oggetto di scambio con tutti quelli che mi/ ci conobbero.

      Condivido il fatto che le cose vere, importanti, delicate e forti le avrò portate con me. Al momento le metto a disposizione di chi vorrà farne conoscenza.

      Grazie per esserci

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  16. Mah! Certi commenti qui…sarò retrograda ma li trovo di pessimo gusto. Potreste telefonarvi per queste cose no? Cagnolone??? O qui si fa apposta…in tal caso avvisatemi… non è che io sia poi così pudica ma su un brano del genere è praticamente inaccettabile e di cattivo gusto.
    Io a volte non ci arrivo proprio al perché. Fa niente. Fatevi due risate.

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      • scelte. Io non l’avrei fatto comunque in un contesto di commento ad un post. Perde valore ciò che di bello ha scritto agli occhi di chi vi si approccia. Avrei taciuto e non sarebbero stati fatti miei se ciò fosse avvenuto nel blog ma in un altro luogo. Continuo a ritenere che sia di cattivo gusto.
        Comunque non compete a me andare oltre.
        Sono comunque scoraggiata a lasciare commenti seri, ed il brano ne ha risentito.
        TUTTO QUI.
        Buona serata!

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  17. La reincarnazione sembra dare speranza per la continuazione dell’esistenza della persona, che può nelle vite successive avere maggiori possibilità di conseguire la liberazione.
    Appare come una fonte di conforto specialmente per coloro che cercano liberazione sulla base delle proprie possibilità interiori.
    D’altra parte, la reincarnazione è un modo per liberarsi dalla preoccupazione del giudizio finale da parte di un Dio imparziale, e dalle conseguenze eterne che avrebbero le proprie azioni se ci fosse una sola esistenza da vivere in questo mondo.
    Sembra spiegare il motivo delle differenze che esistono tra le persone.
    Prendendo in considerazione gli estremi, noto che sono in buona salute, e altri tormentati da handicap che li accompagnano per tutta la vita.
    Alcuni sono ricchi, altri vivono nella miseria.
    Alcuni trovano realizzazione nella religiosità, mentre altri nonostante i loro sforzi non sono mai soddisfatti.

    Le religioni orientali spiegano che queste differenze sono il risultato delle vite precedenti che una persona ha vissuto, bene o male, di cui si raccolgono i frutti nella vita presente attraverso l’azione del karma.
    Ecco dunque che la reincarnazione sembra essere un modo perfetto per punire o ricompensare le proprie opere, senza il bisogno di credere alla realtà di un Dio personale.

    Bello il primo capitolo di questo romanzo/racconto che ci hai proposto.
    A giudicare dal dibattito che ne è venuto fuori, hai come sempre toccato i tasti giusti.
    Bene bene.
    Buona serata e buon lavoro

    G.

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  18. La morte (o la fine della vita), è uno degli argomenti su cui si discute sempre pochissimo, probabilmente a causa della paura che tutti abbiamo dell’inesorabile avvicinarsi di quel momento

    Nella vita ci sono poche certezze, una di queste è che prima o poi finirà sicuramente: meglio rifletterci subito piuttosto che aspettare che sia troppo tardi e morire tristi rimpiangendo il passato.
    Se la fine della vita è temuta da chi ha fede in Dio, nonostante gli si prospetti davanti un bel paradiso o una resurrezione-reincarnazione, quante difficoltà si affrontano da parte di un agnostico razionalista quale sono io, considerato che sono convinto nell’assenza di un qualsiasi futuro dopo la morte.
    Sia che si tratti della propria vita che volge al termine, sia che si tratti di un amico o parente che muore improvvisamente, come posso elaborare il lutto?
    Per il credente è tutto più “facile”: la morte non è una fine bensì il passaggio da questa vita “terrena” ad una vita ancora migliore, quella ultraterrena, con Dio.
    E nonostante questa felice convinzione, anche i più fedeli credenti piangono e si deprimono alla morte di una persona amata.
    Per me l’anima non esiste (esiste la Coscienza, ma questa è un’altra cosa) quindi con la morte l’attività elettrica dei neuroni cessa e con essa la persona che fino a poco prima era viva e poteva pensare e respirare: dunque finisce di esistere.
    Una volta fermati cuore e cervello, siamo morti e non c’è possibilità di ritorno.È la dura realtà, è quello che la scienza dice è quello che tutte le prove mostrano: in fondo non siamo che animali, ed esattamente come loro, abbiamo una vita limitata nel tempo che dopo un po’ di anni termina.
    Pensare, dunque, che proprio noi siamo l’eccezione a questa regola universale è un atto di estrema vanità ed egocentrismo.

    Dobbiamo quindi piangere fin da ora la nostra breve e insensata vita?
    Assolutamente no!
    In verità vi dico (ho sempre sognato di citare Gesù parlando di agnosticismo, concedetemela), per fortuna non siamo immortali!
    Infatti la nostra vita ha un valore immenso soltanto perchè finisce; se fosse infinita avrebbe il valore del nulla!
    Pensate a come viene considerata la vita “terrena” da certi musulmani di oggi e dai cristiani di ieri (ad esempio nelle crociate): vanno tranquillamente a morire in nome di Dio in guerre sante assurde, perchè per loro valeva di più la vita ultraterrena, questa parentesi sulla Terra non significava nulla!
    Essere consapevoli di essere mortali (e basta!), invece, ci permette di assaporare ogni felicità, anche la più piccola.
    Sapere che non saremo qui per sempre ci fa capire quanto sia assurdo sprecare il proprio tempo inseguendo a tutti i costi i soldi, il potere e il successo.

    Cià detto questo, come posso io, agnostico razionalista razionalizzare la morte di una persona amata?
    Personalmente vedo la mia posizione come una piccolissima porzione di un pianeta, la Terra, il cui ecosistema resta in equilibrio dinamico e precario grazie alle interazioni tra animali, vegetali e l’ambiente che li circonda.
    Il ciclo della vita è una di queste interazioni, inevitabile e assolutamente necessaria al mantenimento dell’ecosistema.
    Siamo come delle foglie che crescono su un albero: nasciamo di primavera e viviamo d’estate, ma prima o poi arriva l’autunno e dobbiamo necessariamente cadere perchè altre foglie possano crescere e rendere più forte l’albero.

    Non è solo inevitabile, ma è anche auspicabile, altrimenti l’albero morirebbe e la vita smetterebbe per tutti e non solo per me.

    Noi siamo parte di questo ecosistema (una volta morti torniamo a fonderci con esso) e solo comprendendo quanto sia importante il “tutto” possiamo accettare che muoiano le “parti” che lo compongono.
    Tutto il rimanente, nel merito e di merito, rimane pura Accademia.
    Ciao e buona giornata. (Sto dormendo poco ultimamente e mi sono svegliato con tre ore di sonno addosso. Vabbé …)

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  19. Io non sono sicura che stia usando l’argomento reincarnazione.
    Mi sembrano due storie parallele. Due storie simili che si incrociano.
    Magari mi sbaglio e magari ci ho preso.
    Come inizio mi inquieta e mi attira.
    Grazie milord e buona giornata.

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  20. Ci ho messo un po’ per entrare nella parte, ma appena mi sono illuminata mi si è smorzato il respiro in gola.
    La disperazione per tanti motivi: lei sta morendo e lui viene ammazzato nella vita n.2, poi, è tragica.
    Molto bella si presenta come storia. Me lo sono sempre chiesta: ma da dove le tiri fuori?
    Sempre belle, sempre articolate e sempre diverse.

    Buona giornata milord.

    🙂

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  21. Io sono una che legge e legge veramente tanto. Un po’ come te, ma non quanto te, eppure credimi non mi era capitato di leggere, almeno al suo inizio, un romanzo che promette così tanto e subito.
    Spacchi sai?

    Certo che immagino sia legato ad una sorta di reincarnazione, ma ho il sospetto che tu ne abbia inventata un’altra, di situazione. Atipica

    Continuo a leggere, ma fa presto con l’altro capitolo …
    (come se fosse facile, dirai tu)

    Ciao

    🙂

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  22. Un buon inizio e davvero coinvolgente, almeno per me. Così iniziò il calvario di mia moglie, ma quando morì, almeno, era sedata.
    Devo dire che, leggendo i commenti, risposte e dibattito, che lei ha provocato numerose reazioni che hanno/stanno portando tanto bene a tutti.
    Bene, questa è la strada.
    Le auguro buona serata

    Mi piace

  23. Buonasera,Lord Ninni,
    posso unirmi ai suoi stimatissimi lettori?
    Per farlo inizio da qui, da qualcosa di profondamente intenso. Non ho letto i commenti, stavolta ho preferito non farlo e ho lasciato che fosse la Sua scrittura ad accompagnarmi, così come si fa quando ci si accinge a leggere un libro di un autore che ancora non si conosce bene e senza risvolto di copertina. Sarà il primo capitolo a parlare, sarà l’anticipazione migliore. Questo suo, nonostante la tematica densa e oscura, mi sta velocemente accompagnando verso il secondo capitolo, grazie alla fluidità e alla pulizia letteraria nonché alla corposità introspettiva dei personaggi e alla cura dei particolari.
    Davanti ai mutamenti improvvisi, scioccanti, repentini della vita, non si è mai preparati abbastanza.

    Cordialmente,
    Mariro’

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  24. Ho iniziato a leggere con molto ritardo questo primo capitolo, incuriosita dal titolo che, non so per quale motivo, mi ha fatto pensare che Lord Ninni avesse iniziato a raccontarsi apertamente a noi lettori.
    Niente di più sbagliato, ma con mia grande sorpresa ho trovato una trama veramente coinvolgente e nello stesso tempo oscura. Diciamo che “questi due mondi paralleli”, se mi è permesso chiamarli in questo modo, mi hanno veramente colpita. Scritto benissimo, fluido e senza paroloni eclatanti, entra nel lettore lasciando un senso di stupore e nello stesso tempo di curiosità.
    Complimenti Lord Ninni, ho aspettato tanto prima di leggere, mantenendo le notifiche nelle mail, ma ne è valsa veramente la pena, se solo questo primo capitolo mi ha coinvolta così tanto.
    Cordialità.

    Patrizia

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  25. Questa serie non ho potuto seguirla…stupendi entrambi. Caro Milord il vostro scrivere è incredibilmente coinvolgente. Come posso recuperare i capitoli successivi?
    Che dire….solo meraviglia, profonda meraviglia di tanta profondità umana

    Con la stima che conoscete
    un abbraccio

    Giovanna

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