Ecco Ninni V

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1Ecco Rodrigo Lizondo
Sarei morto lì, dentro a quel portabagagli, come un idiota. Maledicevo Pablo e le sue idee strampalate. E io fesso che gli avevo pure dato retta!
Certo, era stato facilissimo nascondersi nel portabagagli, ma quando l’autista era venuto a prendere l’auto aveva fatto un controllo di tutte le portiere e si era accorto che non era chiuso bene.
Quando avevo sentito il click ero stato sul punto di urlare. Ma che sarebbe successo se mi avessero scoperto? Mi sarei dovuto dimenticare ogni speranza di fuga, e probabilmente avrei pure messo nei guai Pablo. Così ero stato zitto, fiducioso che un sistema per uscire l’avrei trovato.
Però era già mezz’ora che l’auto si era fermata, e l’aria stava iniziando a mancare. Quel maledetto portabagagli era davvero sigillato. Io ero allo stremo e non vedevo che una soluzione. Con fatica avevo preso la pistola dalla borsa e ora la stavo puntando verso la serratura.
Quante probabilità di riuscita c’erano? Il proiettile non sarebbe rimbalzato, uccidendomi? Avevo il timore che le nostre auto fossero blindate, e quella sarebbe stata una catastrofe. Mettermi a urlare, chiedere aiuto? Proprio adesso che ero così vicino alla libertà?
Quando sentii trafficare intorno alla serratura mi paralizzai. Lì dentro il buio era totale e il terrore mi sommerse. Chi poteva essere? Non l’autista, perché non avrebbe avuto problemi ad aprirla. Il killer mi aveva trovato? Come poteva essere già arrivato lì?
Dovevo iniziare il trasferimento? Quanti secondi di vita mi restavano? Puntai la pistola contro la serratura, pronto a difendermi.
Quando il portabagagli si aprì di colpo rimasi abbagliato e alzai l’arma puntandola con entrambe le mani.
“No!”, sentii gridare, e un mazzo di chiavi cadde per terra.
Riacquistai la vista, a poco a poco, e mi trovai di fronte Pablo, con gli occhi chiusi, che tremava come una foglia.
“Fammi uscire, presto!”, riuscii a dire.
Ero rimasto incastrato, rattrappito da quella prigionia forzata.
Lui osò aprire gli occhi.
“La pistola…”, mormorò.

2L’abbassai, anche se non mi ero affatto tranquillizzato, sapevo di essere sempre in pericolo. Poi fui costretto a rimetterla nella borsa, perché non potevo certo uscire da lì tenendola in mano.
Quasi rotolai a terra, nonostante il suo aiuto.
“Ho visto tutto!”, mi spiegò Pablo. “Ho preso le chiavi di riserva e ho cercato di fare più in fretta che ho potuto, ma il motorino non è così veloce. E poi non sapevo dove fosse il parrucchiere, ho dovuto girare per ore prima di trovarti!”.
Esagerava, ma non lo contraddissi. Ero troppo felice che fosse arrivato. Mi sembrava incredibile che fosse davvero venuto in mio aiuto.
“Togliamoci da qui”, dissi soltanto.
La macchina era parcheggiata in una traversa, per fortuna, e nessuno aveva notato i nostri traffici. Era meglio allontanarsi, comunque, prima che tornasse l’autista.
Lo seguii fino al motorino. Era piccolo, scassato e pure puzzolente. Lo guardai con sconforto.
“Mi dispiace, niente casco”, disse Pablo. “Ne ho uno solo”.
Era l’ultimo dei miei pensieri. Dovetti faticare parecchio per montare in sella. Stavo scomodissimo.
“Ehm…”, iniziò lui.
“Che c’è adesso?”.
“È tanto che giro. Temo di aver finito la miscela”.
Cercai di pietrificarlo con lo sguardo. “E allora?”.
“Non ho i soldi per comprarla”.
Misi una mano in tasca e afferrai una manciata di banconote. Lui fu svelto a raccoglierle.
“Adesso possiamo andare?”.
“Dove vuoi che ti porti?”.
Quello era il problema maggiore, non ne avevo la minima idea.

3Ecco Susan Cook
Ricky aprì la porta e fece uno strano sorriso quando mi riconobbe. C’era malizia nei suoi occhi, ma finsi di non accorgermene. Quel giorno era già la terza volta che andavo a trovarlo, inventandomi una scusa dopo l’altra.
“Vuoi entrare?”, mi chiese.
Sì, c’era proprio malizia, anche nella voce. Doveva considerarmi una scocciatrice, era evidente. Scivolai dentro, comunque.
“Mi chiedevo…”.
Richiuse la porta e andò verso il mobile-bar.
“Lo prendi un aperitivo?”.
“Eh? Sì, grazie. Ma…”.
Non mi chiese cosa desiderassi e riempì due bicchieri di un liquido arancione.
“Non dirlo che indovino. Che ti manca adesso? Hai finito il caffè? O è di nuovo lo zucchero?”.
Mi stava prendendo in giro, era evidente.
“No, è che… mi hai detto di amare i gatti, no?”.
Lui sorrise.
“Vorresti presentarmi il tuo gatto? L’hai già fatto, non ricordi?”.

Era odioso, continuava a prendermi in giro. Però persistevo a trovarlo stupendo.
“No, è che dovrei assentarmi per qualche giorno, e mi chiedevo se tu…”.
Non mi ascoltava neppure, si diresse verso la cucina.
“Resti a mangiare con me?”.
Arrossii, confusa più che mai, e cercai di non balbettare.
“Vuoi che resti?”.
Era un invito, un appuntamento? Qualcosa di molto simile?
“Non aspettarti grandi cose, però. Non mi sono ancora sistemato”.
Quello stronzo mi aveva preso in giro. Il tavolo era già apparecchiato per due, in modo impeccabile, con tanto di candele e un vaso di fiori in mezzo.
“Aspettavi qualcuno?”.
Lui continuò a sogghignare.
La comprensione arrivò improvvisa. “Per me? Ma come…”.
Lui mi fece sedere. “Praticamente ci vivi, in questa casa. Mi sembrava il meno”.
“Sono invadente? Ti do fastidio?”.
Lui iniziò a servire, sogghignando.
No, che non gli davo fastidio! Se gli avessi dato fastidio non avrebbe preparato quella cena per me! Di nuovo arrossii come una scolaretta. Non era giusto! Proprio adesso che…
“Me lo tieni il gatto?”.
“Matisse?”.
Se l’era ricordato!
Lui rideva sempre.
“Si chiama davvero così, o gli hai messo quel nome in mio onore?”.
Al momento non capii.
“Come?”.
“Matisse era un grande pittore, o te lo sei scordato?”.
Tossicchiai imbarazzata.
“Io, ehm… il nome temo di averlo preso da un film di Walt Disney”.
Ricky scoppiò a ridere, poi mi fece il suo primo complimento.
“Sei fantastica!”.
Un’ora dopo eravamo a letto.

4Ecco Ninni
Ero annientato.
Non perché un misterioso killer stava per uccidermi, ma perché Ilaria stava per morire.
Fino a quel momento non l’avevo capito, non me ne ero reso conto, era qualcosa di astratto, troppo improvviso.
Ma dopo una giornata intera passata tra esami, una seduta di chemio e incontri con luminari della scienza, la realtà era balzata ai miei occhi. Stavo per perderla, presto, prestissimo!
Ilaria era diversa. In vestaglia, seduta su una sedia a rotelle perché quello era l’ordine dei medici, spostata di qui e di là come un oggetto. Era sperduta, spaventata. Proprio lei, che ai miei occhi era sempre stata la donna più forte del mondo.
Le sarei dovuto restare accanto, ma non era facile. I medici non mi volevano durante gli esami, e appena finivano accadeva l’opposto, volevano parlare con me. Quindi il tempo che riuscivo a passare con Ilaria era pochissimo.
Mi ero già organizzato per poter dormire in camera con lei. Nessuno si era opposto, era stato fin troppo facile. Quando erano arrivati gli uomini di Brandi, però, erano iniziati i guai.
Brandi era ancora in viaggio, non sarebbe tornato che la mattina seguente, e i suoi uomini non sapevano essere molto diplomatici. Si erano messi a piantonare la stanza di Ilaria, quasi fossero poliziotti. Anche Ilaria si era accorta di loro ed era molto confusa. Per fortuna non aveva dato peso alla cosa, troppo presa da problemi più immediati.
“È peggio, vero? Sto anche peggio di come mi avevano detto?”.
Il cancro aveva invaso il fegato, neppure i medici erano in grado di fare una previsione. La fine era vicina, sarebbe potuta sopravvivere un mese come un paio di settimane soltanto.
“Combatteremo”, la rassicurai, stringendole la mano.

5Ecco Alain Giusti
Julie scese appena sentì arrivare la moto, ed era semplicemente fantastica. Mi chiesi se si era vestita così apposta, per spingermi a cambiare idea.
“Dove vuoi andare?”, le chiesi.
Lei fece uno strano sorriso malizioso.
“Dove vuoi tu”.
Ci ritrovammo in un ristorantino fuori mano, semideserto.
Lei continuava a sorridere, ma non affrontava l’argomento. Sapevo di aver sbagliato, saremmo dovuti andare in discoteca, in mezzo alla gente, dove sarebbe stato impossibile parlare. Sarebbe stato senz’altro meglio. Ma avevo così bisogno di averla tutta per me!
“Pensi mai al futuro?”, mi chiese.
“Io vivo solo il presente”.
Era vero, in fondo. Non c’era niente che mi aspettassi dal futuro, il presente mi dava già tutto quello di cui avevo bisogno.
“Con me. Il futuro con me. Pensi mai al futuro con me?”.
“Certo”, fui costretto a rispondere.
“E come te lo immagini?”.
Cercai di dire qualcosa che non suonasse troppo ovvio, ma finii per metterci troppo tempo.
“Non c’è nessun futuro, vero?”.
Non volevo che pensasse una cosa del genere. “Certo che c’è! Non ho mai pensato che potesse finire!”.
Julie fece uno strano sorriso.
“Però è finita, vero? Con chi vai in Italia?”.
Era questo che pensava, che avessi trovato un’altra? Di nuovo non fui abbastanza veloce a rispondere.
“Non importa, stasera mi voglio divertire. Smettiamo di parlare”.
E dopo mezz’ora eravamo già a stordirci in discoteca.

6Ecco Rodrigo Lizondo
Ero perplesso, molto perplesso.
“Non ti piace, vero? Non è quello che pensavi”.
Pablo si riferiva alla sua casa, ma a me non importava. Avevo vissuto in case ben peggiori di quella.
“Non posso restare qui”.
Non mi sentivo al sicuro. Presto l’aereo del killer sarebbe atterrato e non ero convinto che quello fosse il nascondiglio adatto. Degli uomini di Brandi ancora nessuna notizia. Sapevo che avevano messo sotto sorveglianza Ninni, ma non erano ancora arrivati da nessuno di noi. Dovevo cavarmela da solo.
Avevamo fatto un lungo giro prima di venire lì, ed ero pronto a giurare che nessuno ci avesse seguiti. Ciononostante non mi sentivo al sicuro. Non stavo sopravvalutando quel killer: se aveva avuto la sfrontatezza di dirmi in faccia ciò che intendeva fare, doveva per forza avere qualche asso nella manica.
“Non voglio metterti nei guai”, precisai.
Pablo ridacchiò. “Più di così!”. Mi fece cenno di entrare. “Vieni, non c’è nessuno. Non tornano fino a sera”.
Scossi il capo.
“Hai mangiato? Vuoi qualcosa?”.
Era già pomeriggio inoltrato e non avevo ancora toccato cibo. Stavo letteralmente morendo di fame. Questo annullò tutte le mie difese ed entrai in casa.
“Non ti chiedo neppure cosa stai combinando tanto non me lo diresti comunque”, continuò Pablo, precedendomi in cucina.
“Perché mi stai aiutando?”.
“Sei tu che me l’hai chiesto, non ricordi?”.
Non si rendeva conto del pericolo, o forse sì. Qualcosa aveva capito persino lui.
“Non posso restare qui, metterei nei guai la tua famiglia”, dissi, mentre mi buttavo sui panini come un piraña.
Pablo sogghignò, poi tornò subito serio.
Ogni differenza tra noi due era annullata in quel momento. Io non ero più Rodrigo Lizondo, non lo sarei potuto più essere neppure se fossi sopravvissuto. E la cosa non mi dispiaceva affatto, anche se avrebbe significato non poter più vedere mia madre.
“Mi vogliono uccidere”, gli dissi. Era la prima volta che accettavo di fidarmi in quel modo di qualcuno.
Non mi derise.
“Perché?”.
“Non ha importanza il perché. Se mi troveranno qui uccideranno anche voi. Non posso restare”.
“Perché non sei rimasto a casa, allora? Là eri protetto”.
Era troppo lunga da spiegare.
“Sto aspettando qualcuno. Se riuscirò a farcela fino a quel momento, sarò salvo”.
“Cosa vuoi che faccia?”.
“Nascondermi. Ma non qui. Un posto isolato, dove non c’è nessuno. Portami là”.
Pablo si mise a pensare.
“Che posto? Uhm… temo che non ti piacerà”.
Mi abbuffavo come se fosse il mio ultimo pasto, e forse era proprio così.
“Non preoccuparti, tutto andrà bene”.

7Ecco Alain Giusti
Julie ballava. Ballava in continuazione. Ballava con tutti ma non con me. Lo stava facendo apposta, per farmela pagare.
Soffrivo, e da un lato ero contento che l’avesse presa così, che fosse arrabbiata, che non stesse piangendo.
Mi intrufolai in uno dei bagni, approfittando di un istante in cui lei non stava guardando, e subito tirai fuori il cellulare.
Cosa stava succedendo? Stava andando tutto a rotoli?
Quando rispose non gli diedi il tempo di parlare.
“Brandi, che cazzo sta facendo?”.
Mi ricordai in quell’istante che lui non poteva conoscere la mia voce, e improvvisai.
“La sto chiamando per conto del signor Ninni. È molto arrabbiato”.
Un attimo di silenzio.
“Come sta la signora De Albis Pracca?”, mi chiese.
La sua richiesta in fondo mi stupì.
“Male, molto male. Il signor Ninni non può muoversi. Lei è ancora in viaggio?”.
“Qual è il problema?”.
“Non c’è nessuna sorveglianza!”, urlai. “I suoi uomini non sono arrivati! Da nessuna parte!”.
“Il signor Ninni…”.
“Lui è protetto, ma gli altri?”.
“Sto facendo quello che posso. Non si dimentichi che sono su un aereo. Ho già spedito i miei uomini migliori…”.
“Perché?”, continuai a gridare. “Perché mandare gente dall’Italia? Perché non ha assunto qualcuno direttamente in zona?”.
“Non davano affidamento. Non mi sarei mai potuto fidare di sconosciuti”.
Mi trattenni dall’urlare di nuovo.
“Lo faccia! Lo faccia subito! Rodrigo Lizondo è in pericolo! L’assassino potrebbe arrivare da un momento all’altro”.
Un altro breve silenzio.
“Mi dica dove si trova adesso”.
Restai a bocca aperta, senza sapere che rispondere. Di colpo ero diventato diffidente di tutto e di tutti. Cos’era meglio? Quegli uomini l’avrebbero protetto o l’avrebbero solo messo in pericolo? Non era preferibile che nessuno conoscesse il suo nascondiglio?
“Glielo farò sapere”, risposi bruscamente e interruppi la chiamata.
Era grave se adesso non riuscivo più a fidarmi neppure di Brandi, ma perché nessuno mi stava proteggendo? Io non ero in Argentina, non ero in Sudamerica. Non c’era nessuna scusa per quello che stava succedendo.
“Hai chiamato lei?”.
Sobbalzai. Julie era sulla porta del bagno, e io avevo ancora il cellulare in mano.
“No, no…”.
O forse era meglio lasciarglielo credere?
Ancora una volta Julie non attese risposta. “Sono stanca, portami a casa”.
La nostra storia d’amore stava andando in rovina.

8Ecco Rodrigo Lizondo
Pablo si comportava come un cicerone.
“Era una fabbrica, prima, ci lavorava mio fratello, quello sposato. Inscatolavano il pesce. Ma ora è abbandonata. Sono due anni che non ci viene più nessuno”.
A me non sembrava affatto. C’erano graffiti sui muri, scheletri di bidoni bruciati e pure un paio di materassi puzzolenti gettati per terra. Per fortuna al momento sembrava deserta.
“Non ti piace, vero?”.
“Mi adatto”, risposi.
Era una fabbrica grande, con tanti posti dove nascondersi. Poteva andarmi peggio.
“Ti ringrazio”, aggiunsi. “Ora va pure. Torna a casa”.
Pablo era esterrefatto.
“Vuoi che ti lasci qui? Da solo?”.
“I tuoi ti staranno aspettando per cena, ormai”.
Pablo fece una smorfia.
“Con la tua scomparsa dubito che si potrà cenare”.
Mi avrebbero collegato a Pablo? In fondo anche lui era andato via nello stesso momento. Lo avrebbero cercato, interrogato? E lui che avrebbe detto?
Mi lesse nella mente.
“Non dirò niente a nessuno, stai tranquillo”.

9Poi fece una smorfia. “Licenzieranno papà, vero? Se scopriranno che ti ho aiutato”.
Anche se in quel momento poteva suonare patetico, lo ripetei: “Non avrai a pentirtene, te lo giuro”.
Scrollò le spalle. “Resto un po’ qui, se vuoi”.
Certo che l’avrei preferito, e forse era meglio rimandare il più possibile il suo interrogatorio, perché, nonostante le buone intenzioni, sarebbe stato facile spremerlo. Ma più tempo restava accanto a me, più sarebbe stato in pericolo.
“Cosa vorresti fare…”, mi sentivo un idiota a dirlo. “…da grande?”.
Pablo scoppiò a ridere. “Oddio, sembri mio padre, adesso!”.
“C’è qualcosa che ti piacerebbe?”.
“Perché?”.
Alzai le spalle. “Per parlare, solo per parlare. Non volevi restare un po’?”.
“Niente, non voglio fare un bel niente”.
Mi fece sorridere. “Non ci credo. Qualcosa ci sarà pure che ti piace”.
“Be’, non ci tengo a diventare il vostro cameriere, e neppure il vostro autista, se è questo che vuoi sapere. È papà che lo vuole”.
Non ne avevo mai dubitato.
“Che vorresti fare, allora? Il pilota di formula uno, l’astronauta? Il pompiere?”.
“Mi stai prendendo in giro?”.
“Qualcosa ci sarà”.
“Quelle sono cose da bambini!”.
“E tu invece che vorresti fare?”.
“Se te lo dico poi mi sfotti”.
“No, no”.
“Invece sì. Dirai che sono scemo. Lo dicono tutti”.

10Cercai di non sorridere.
“Che vuoi fare?”.
Tirò un gran sospiro: “L’attore”.
Poi attese una mia reazione, che tardava ad arrivare, e si giustificò.
“Perché no? Non credi che ne sarei capace? Io ci voglio provare lo stesso. Sono certo di farcela!”.
Annuii. “Sì, sarai un grande attore”.
“Mi sfotti? Dici sul serio?”.
“Lo sarai, te lo prometto. Una star di Hollywood”.
“Hollywood? Ma Hollywood è… in America! È assurdo, mi stai prendendo in giro!”.
“Te lo giuro. Lo diventerai”.
Scrollò le spalle.
“Tu ti diverti con me. Sei come tutti gli altri. Non dovevo neanche dirtelo”.
Lo vidi avviarsi verso l’uscita.
“Che fai?”.
Sulla porta sospirò. “È meglio che vada, adesso, ma cercherò di fare un salto dopo cena, se non ci saranno casini”.
Scossi il capo. Era una pessima idea, rischiava di essere seguito.
“No, non farlo. Non venire. Mi aggiusto da solo”.
“Ma…”.
“Hai già fatto abbastanza, non preoccuparti”.
“Ma tu da solo…”.
“Me la cavo”.

11Non era affatto convinto, però andò via. Avevo il forte timore che non mi avrebbe ubbidito e sarebbe tornato fin troppo presto.
Presi subito la pistola dalla borsa perché mi dava un briciolo di tranquillità, poi mi misi a esplorare la fabbrica. Era piena di corridoi e scale, stanze più o meno grandi. Parte dei macchinari, i più vecchi, erano stati abbandonati lì. Studiai ogni possibile nascondiglio.
Ero su una rampa di scale, quando una voce mi agghiacciò.
“Rodrigo Lizondo, lo so che ci sei. Vieni fuori!”.
Aveva parlato in inglese, e quella voce l’avevo riconosciuta subito. Come poteva essere lì? L’aereo doveva essere appena atterrato, eppure lui era venuto diritto alla fabbrica, a colpo sicuro. Non era servito a niente fuggire, nascondermi.
Ero sotto controllo, lo ero sempre stato? Era più probabile che mi avessero messo addosso un segnalatore, magari tra i vestiti che indossavo. Provai il desiderio di spogliarmi subito, ma ormai era troppo tardi. Dov’erano gli uomini di Brandi, perché nessuno veniva ad aiutarmi?
Mi tremavano le mani, mentre reggevo la pistola. Sarei stato in grado di difendermi? Sapevo sparare bene, ma stavolta ero solo un bambino. Sentii la mancanza di mia madre, un dolore straziante.
Dovevo ragionare, potevo ancora sfuggirgli, non aveva ancora vinto.
Sentii un urlo, e mi paralizzai. Poi un rumore spiacevole, di schiaffi, e infine un grido.
“Rodrigo!”.
Il mondo mi crollò addosso. Pablo non era riuscito ad andarsene, probabilmente l’aveva catturato quando era uscito dalla fabbrica.
Scordai ogni prudenza.
“Non lo uccidere!”, urlai.
“Fatti vedere!”, gridò il killer. “Ti stiamo aspettando”.
Lo avrebbe ucciso comunque. Non avrebbe mai lasciato vivo un testimone. Il mio sacrificio non sarebbe servito a niente.
“Non lo uccidere!”, gridai ancora. “Non lo uccidere!”.
Pareva che il killer si stesse divertendo.
“Ti interessa? Vieni a prenderlo”.

12Era nel salone principale, tra gli scheletri della catena di montaggio. Lo potevo vedere già lì dalla porta, e mi stava dando le spalle. Avrei potuto sparare, tentare almeno.
Pablo era in ginocchio per terra, davanti a lui, e il killer gli stava puntando la pistola alla nuca. Pablo singhiozzava.
Alzai la pistola, ma non riuscii a sparare. Non ne ero in grado, non sarei mai riuscito a fare centro e Pablo sarebbe morto.
Il killer si girò e mi vide.
Scoppiò a ridere.
“Che palla di lardo! Vieni, rotola fin qui”.
La disfatta era totale, ma non abbandonai la pistola, anche se mi sentivo solo patetico.
“Lascialo andare, è me che vuoi. Lascialo andare, non ti ha fatto niente!”.
Perché non l’aveva ancora ucciso? Con Jiwon e Dong-Yul non aveva avuto la minima esitazione. Perché Pablo era ancora vivo?
Mi avvicinai il più possibile. Pablo stringeva gli occhi per non guardare e tremava tutto, sentendo il duro acciaio della pistola premere contro la nuca.
“Mi dispiace, mi dispiace”, diceva.
“Lascialo andare, ti prego. Farò tutto quello che vuoi”.
Oh sì, il killer si stava davvero divertendo.
“La vita del tuo amico è nelle tue mani. Sei tu a dover decidere se deve vivere o morire”.
“Cosa devo fare?”.
Mi fissò negli occhi, freddamente.
“Ucciditi”.

14Persino Pablo spalancò gli occhi sentendo queste parole. Anche se avevamo parlato in inglese qualcosa doveva aver capito anche lui.
“No, no!”, mormorò.
“Hai già la pistola, non dovrebbe essere difficile. Basta che la punti alla tempia e premi il grilletto. Qualunque stupido bambino dovrebbe essere in grado di farlo”.
Il cuore mi batteva all’impazzata.
“Lascialo andare, prima”.
Il killer scoppiò a ridere.
“Come posso essere sicuro che dopo non lo ucciderai lo stesso?”.
“Non puoi. Dovrai fidarti. Non hai alcuna scelta”.
Aveva ragione, io ero morto comunque. Se c’era una sola possibilità di salvare Pablo non potevo rinunciare. Alzai la pistola e la puntai contro la tempia. Era pesantissima.
Il killer scoppiò di nuovo a ridere. Pablo balzò quasi in piedi e il killer dovette costringerlo a restare fermo.
“Sei pazzo! Non farlo!”, gridò il ragazzo.
“Non ucciderlo”, mormorai. “Ti prego non ucciderlo”.
Poi avviai il trasferimento.
Rimasi paralizzato, finché il peso della pistola divenne eccessivo e il braccio crollò giù.
Quattro.
Cinque.
Sei.
“Sta male! Sta male!”, gridava la voce di Pablo.
Crollai in ginocchio, perché non avevo più forze.
Dieci.
Undici.
Dodici.
Il mio corpo si opponeva e urlava. Non volevo morire! Ero troppo giovane! Non era giusto!
Quindici.
Sedici.
Pablo singhiozzava.
“Sta male! Non ucciderlo! Lasciaci andare!”.
Avevo sbagliato tutto, e ormai era troppo tardi per rimediare. Pregai che non fosse troppo tardi anche per Pablo.
Diciannove.
Venti.
Raccolsi le poche forze che mi restavano e sollevai la pistola, servendomi di entrambe le mani. Tornai a puntarla alla tempia.
Incontrai lo sguardo freddo dell’uomo, in attesa.
“Non ucciderlo”, dissi un’ultima volta, e poi premetti il grilletto.
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51 pensieri su “Ecco Ninni V

  1. E’ un pezzo che aspettavo questo capitolo.
    Mi avete disorientata milord. Il mondo diventa vano e la vita stessa è una discussione aperta, … ma chiusa. Cosa significa prevedere, offrire, prevenire se la porta d’uscita è quella?
    Grande lo slancio finale, ma se poi …
    Questo capitolo, dietro qil muro che con bravura hai eretto, ha ben altri significati.
    Alcuni nascosti altri sono pugni o macigni.
    Parbleu …
    Mi rilasso un po’ pensando se premere quel grilletto, oppure lasciare che il tempo scorra fra le dita.
    Scorrerà fra le dita? Oppure termina per tutti?

    Mi affascini milord, ma mi hai disorientata.
    Un fortissimo senso di angoscia ma, profondamente maturo nella sua disperazione.
    Ninni sa cosa sta facendo, anche se sa che non c’é più un futuro!
    Quanto costa la sofferenza?

    Molto bello.
    Bisous

    Annelise

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    • madame Annelise Baum

      la riflessione iniziale su etica e la morale non può non ricondursi ad un unico concetto e nonostante non sono sinonimi, la riflessione porta inevitabilmente ad un punto di convergenza.
      Se la morale è la legge che l’indivuo sente sua, lo spirito che guida le sue azioni ed etica è la riflessione che l’individuo fa su tali leggi, su tali valori morali, allora è l’etica stessa a formare e plasmare la morale e la morale l’oggeto che consente all’etica di riflettere su tali principi.
      Ne aveste un riscontro in questa risposta mia signora?
      Il problema, se di problema si parla, è tutto lì. possiamo porvelo attraverso la morte di Ilaria, o l’oppressione della moglie coreana … il problema principale è sempre quello e a nostro avviso non se ne parlerà mai abbastanza.
      Abiate le nostre più sincere cordialità

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  2. Anch’io è un pezzo che aspetto, caro Ninni assieme a Annelise (ciao).
    Ho dato una lettura, ma nelle mie intenzioni c’era la volontà di leggere molto velocemente. Non è stato possibile perché ho incontrato delle difficoltà.
    la prima: dietro l’apparenza dei discorsi del quotidiano, trovo che c’é altro. Molto altro.
    L’angoscia, quel senso profondo che parte dalla gola e invade la testa e che ti fa decidere cose, o iniziative, che non avresti mai fatto o preso.
    La forza di tentare, se non cercare di fronteggiare, quanto sta avvenendo nella più totale oscurità.
    Cambiare non si può, ma anche quella consapevolezza di forza che, se utilizzata, potrebbe divenire distruttiva e uccidere.
    Un lavoro, caro milord, bello, ragionato e posto nei termini di un quotidiano specifico.
    Certo, devo dire, che ci sei riuscito, a rendere un certo tipo di analisi umana, arrivabile da tutti, nascondendola dentro alcuni fatti accaduti e incredibili.

    Le domande che ci uccidono ogni giorno: se potessi combattere con i miei errori del passato cosa farei?
    Cosa ne potrei fare?

    Bello caro milord, ma e sono stato molto superficiale, avrei bisogno di parlarìne più a fondo.
    Ciao dovunque sei e buona domenica.

    Francesco

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    • Potremmo, a mio personalissimo avviso, asserire che quanto notaste sir Spillo, è determinato dall’azione etica, dalla riflessione dell’individuoo e che quell’etica esiste in quanto esiste una legge morale.
      Non possiamo in alcun modo scindere i due termini, non possiamo parlare dunque di quella azione come fine a se stessa perchè dal momento stesso che la definiamo stiamo entrando nel campo dell’etica e l’etica stessa non ha senso se non applicata alla morale.

      il nostro umilissimo parere milord.
      Abiate le nostre considerazioni più cordiali

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  3. Due cose riempono l’animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.

    In tre quarti d’ora ho letto e riletto questo capitolo. Ho letto, più volte, il commento di Annelise e quello di Spillo (buonasera).
    Ninni, mio signore, cosa riesci a nascondere dietro un sassolino di ghiaia?
    la tua idea, apparentemente, ci racconta che la brutalità avrebbe portato alla deriva. Io sono convinta che sostenere l’esistenza di qualcosa di predefinito e prestabilito e che a ciò non si possa in alcun modo sfuggire sia un grossisimo errore; che l’esistenza di due diversi mondi paralleli, uno ideale, perfetto e sublime,(il matrimonio con Ilaria e la delusione per l’incipiente morte ..e che fanno parte dell’essere) il mondo delle idee accessibile solo ai filosofi, e uno imperfetto, specchio dell’altro, impuro ed accessibile a tutti, fosse quanto di peggiore fosse capitato all’umanità.(e questa per la seconda parte che si inserisce).

    Quindi esiste una realtà “al di là del bene e del male“, una legge morale non più fissa, statica, predefinita ma coniata, creata, modellata.
    Affascinante mio signore.
    Veramente affascinante.
    Il passaggio di “palla di lardo” che consapevolissimo del proprio annullamento, si ostina a voler difendere ad ogni costo, Pablo.
    Sei divino, esaltante.
    Un bacio speciale milord.
    Ciao

    Lilly

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    • lady Lilly Simoncelli

      il mondo delle idee accessibile solo ai filosofi, e uno imperfetto, specchio dell’altro, impuro ed accessibile a tutti …

      Una bellissima riflessione, mia signora, con un vostro apporto notevolissimo.
      Ciò che conta, dunque, non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo“, oggi sembrerebbe che la società abbia valori, ideali, virtù che seguono il processo inverso, non è importante come raggiungere uno scopo l’importante è raggiungerlo;

      Conta solo ed esclusivamente il raggiungimento dell’obiettivo, questo viene insegnato, questo è diventata la principale virtù dell’essere contemporaneo.
      Ed ecco che non importa se per raggiungere lo o quello scopo ultimo si debbano commettere reati, si debba calpestare il prossimo, si debba uccidere un nostro simile; non importa se il potere oggi sia il riflesso di se stesso, si autoreferenzi e si autoalimenti a danno del prossimo generando una oligarchia ormai estranea alla società e da essa distante anni luce;
      La conoscenza è morta o comunque agonizzante a danno di una falsa conoscenza, di una falsa cultura che allontana sempre più l’individuo da se stesso creando un unico e superficiale pensiero.
      Su quanto assunto, dunque, si costruisce tutto quello per cui scriveste una commentazione profonda.
      Grazie mia signora.
      Cordialità

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  4. Un colpo da maestro è il capitolo.
    I ragazzini vero?
    Altro discorso è quello che rappresentano.
    Tra le tue foto in bianco e nero (sempre bellissime) penultima, quartultima e terzultima sono alla casa di Gabriele d’Annunzio a Gardone, vero?
    Ci sono andato una volta ma mi è+ rimasto il fiato sulle nuvole.
    Ciao milord

    Louis

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    • Preg.mo Lord Gianluigi Top

      Vi ringraziammo per la generosità con cui riconosceste il nostro materiale fotografico.
      Avete ragione su quegli ultimi due soggeti. Si tratta del Vittoriale degli Italiani, costruzione mirabile, condotta dal Vate delle genti, Gabriele D’Annunzio principe di Montenevoso. Un autore al quale ci sentimmo particolarmente legati, come del resto, legatissimi a quella magione tanto da sentirla nostra.
      In quei giardini, in quelle stanze, conservammo i ricordi più belli della nostra infanzia e della maturità. La bellezza delle sue stanze, degli arredi, della “passione per il superfluo” e della gioia nell’osservarne i giochi di luce, poi, ci diedero la ertezza che la nostra vita, abbastanza inutile, in quei luoghi abbia avuto il giusto riscontro nel definire la felicità in due, ma anche in quattro parole.
      Tutto, in quella magione, ma anche nei suoi giardini, ci porta allegrezza e beltà e splendidi ricordi di sentita gioia …
      Non ultima la grande, profonda, quasi innaturale e maniacale passione per gli idrovolanti.
      Li avemmo nel sangue e tal misura affettivo e d’interesse era nelle vene del “Comandante
      Anche Gardone Riviera, figuratevi …
      Come poterne descrivere le gole, le insenature e tutto quello che legano agli occhi e al sorriso di una donna molto speciale.
      Occhi da gatta …

      Abbiate, milord, la nostra più grande considerazione.
      Cordialità

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  5. Perchè Rodrigo non ha tentato di sparare al killer nell’unico secondo possibile? Perchè si è arreso così facilmente al male? Perchè non ha avuto il coraggio di credere che certe pesantissime catene, certi destini, possono essere cambiati?
    Leggendo, ci si perde nei discorsi fitti, nella tensione crescente, negli sprazzi di felice quotidianità che solo i ragazzi sanno ormai vivere e quasi si dimentica la dimensione surreale. Che torna come un pugno.
    Grandissima abilità letteraria, milord.
    Marirò

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    • Lady Marirò

      Rodrigo, mia signora, sembra com’é già bruciato. Leso e offeso dall’età, dalla “stazza” e dall’emozione in cui gioca moltissimo la salvezza di pablo, … dissi un’ultima volta, e poi premetti il grilletto..
      Il discorso,proprio su questi passaggi presso i quali vi soffermaste mia signora, assumono il contorno etico e morale, come anzi detto.

      Infatti, non vi è questione morale in qualsiasi campo venga proposta che abbia mai trovato una soluzione definitiva.

      Spesso ci troviamo coinvolti in azioni, in parole, in fatti che non ci rispecchiano, entro i quali non ci riconosciamo, Ecco perché risulta opportuno di tanto in tanto alzare lo sguardo, proprio come faceste voi, sopra ciò che facciamo, sopra ciò che diciamo, sopra ciò che mostriamo di essere.
      Tutto il nostro “vivere” viene di tanto in tanto sottoposto a riflessione, a questo tipo di riflessione attribuiamo dei termini non del tutto chiari, di cui talvolta ignoriamo le significanze che essi recano,
      per cui il problema si spostò in un più ampio respiro.

      Giusto e confacente è appropriarsi di altre situazioni che, comunque, hanno coinvolto terzi?
      Giusto e confacente è uccidere per stabilire o ristabilire uno status quO?
      I campi applicativi sono tanti come tante sono le azioni del singolo sui tanti, appunto.
      Riuscite, mia signora, a intravvedere quello che i nostri sensi osservano?

      Vi ringraziammo e cordialità alla vostra alta statura e spessore.

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  6. il principio del giglio e della sua purezza.
    Anche se controllato pur sempre un bambino è!
    Credo che questo capitolo, proprio per la svolta he ha effettuato, rilanci il concetto di persona e di essere.
    Molto bello per i significati.,
    Buona sera milord

    Giorgia

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  7. Nell’evoluzione stessa, in questo capitolo, è il risultato di quella rivoluzione che state operando milord.
    Da un lato avete introdotto il tema e dall’altro ci togliete il respiro quando, nella profondità del tema, assistiamo al deteriorarsi o all’innalzarsi dell’uomo di fronte all’immediatezza della facciata.

    L’ho letto, milord.
    Oh se l’ho letto e se dovessi scriverne fra mezz’ora ne scriverei di altre. Dopo averlo mangiato piano piano mi sono resa conto (perché piano piano veniva a galla) del messaggio nascosto nelle cose nascoste. Abbiamo noi la forza di combattere per tutto quello che creiamo, per qualsiasi motivo e di perderlo, in un attimo pur di rispettare la nostra coscienza?

    Un maestro proprio.

    Buona serata mio signore.

    la vostra madame Eleonora

    🙂

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    • Miss Eleonora Bisi

      ardimmo molto se Vi lanciamo l’invito a scriverne?
      Avete la fiamma dell’affabulazione, mia signorina e saremmo prontissimi a vedere se un incontro di idee e di pulizia eclettica possano sortire l’effetto di dare, agli intelletti, il giusto viatico per la felicità dei modi.
      Trovate?

      Abbiate una serena nottata e cordialità

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  8. Rodrigo non muore qui. Ne sono certa. O rivolterà la pistola contro il suo killer o Pablo compirà un gesto eroico. Sono nella storia ed aspetto la prossima puntata. La vita non è semplice per nessuno di questi protagonisti! Un bel romanzo di azione direi, che grazie alla sua scrittura fluida mi immagino come un film. Bello.

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    • Lady Nadia

      … La vita non è semplice per nessuno di questi protagonisti! …

      L’unico elemento comune che abbiamo nell’azione è la parola.
      Il procedimento è quello dialettico che consente alla diade-dualità di farsi “una” voce. La forza di quest’affermazione è data dall’esperienza. Talvolta il secondo che compone la diade non è fuori di noi, ma dentro, solo ascoltandolo e comprendendolo diveniamo uno.
      Attraverso l’esserci (l’essere sé con azioni, con parole) attiviamo relazioni sempre plurime perché rivolte sia ad una parte del noi stessi (), sia ad altri individui (altro), sia al mondo naturale (inteso come molteplicità non sempre definibile ma sul quale ricade il riverbero della nostra presenza talvolta assenza).

      Il rispetto del sé, del mezzo che ci porta in relazione è, ovviamente, la parola che ci permette l’azione.
      Nessuna parola esaltante, dunque, ma un senso di disperazione e di potenza celate.
      Rodrigo, semplicemente, spara. la scelta è difficile ed è da districare tra certeze e supposizioni.
      certezza sarebbe la fine atrocissima di Pablo.
      Supposizione è la speranza che tutto finisca nei modi indicati dal killer.
      La fine, la morte, ma … il conteggio ritmato, del trasferimento ha iniziato il proprio corso.

      diciotto
      diciannove
      venti

      Chissà.
      Buona notte

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  9. Ho letto le sue risposte ai molti apporti dei suoi, rispettabilissimi lettori, caro dottor Raimondi.
    Posta nei termini con cui lei ha affrontato l’annosa questione etica e morale, l’argomento cambia aspetto profondamente.
    Il suo trattare il tema attraverso l’incontro di ipotesi umane, al di fuori dell’ordinaria letteratura, fa accettare a chi non è portato alla fantascienza l’adeguamento letterario per capire, comprendere e metabolizzare.

    Questo capitolo, come del resto i precedenti, si pone nella semplicità dell’uomo, per affrontare le casistiche del divino.

    Congratulazioni davvero.
    Un lavoro di analisi introspettiva e sociale non comuni.
    Molto molto molto soddiafacente.
    Buona giornata

    Bruno

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    • Preg.mo dott. PickWick

      Prescindendo dal fatto che originariamente le due parole identificassero un uguale concetto, I due termini erano abitualmente considerati dei sinonimi, in quanto il latino mos-moris (cioè “morale”) non è altro che la traduzione del greco ethos (cioè etica). E saltando l’interpretazione di Hegel, per cui il termine “morale” viene riservato alla morale individuale e il termine “etica” viene a designare la morale sociale secondo me, (ma forse non solo secondo me), i due termini possono avere oggi implicazioni diverse.

      Se entrambi trattano di “ciò che è bene e di ciò che non è bene” la morale è diventata un “dictat” esterno di chi ha il monopolio del bene e del male, cioè delle religioni, mentre l’etica può identificare il sentire intimo di ogni uomo che lo porta a riconoscere il bene ed il male dentro se stesso. La morale è esterna, l’etica è interiore.
      La morale è religiosa, l’etica è laica.

      La morale diventata legge, scolpita nella roccia, che dice agli uomini il bene ed il male, ci deresponsabilizza e delegittima il nostro intelletto e ci disincentiva dal fare il bene, in quanto l’eventuale merito va ai depositari della legge e non ha noi.
      (Ergo: Ninni compie bene quello che compie?)

      Siamo in pratica caricati di oneri e svuotati di onori.
      Dalla morale nasce la virtù, che è principalmente osservanza dei doveri.
      Ma il dovere, imposto dall’esterno, diventa spesso momento di dissoluzione del nostro egoismo, contro la nostra stessa volontà, il che è destabilizzante per noi e per chi ci stà vicino.

      La legge scolpita dentro di noi, (l’etica), se coltivata ci rende forti, in quanto la volontà di bene è un qualche cosa di intimo; quasi un bisogno che ci guida verso il bene, risolvendosi in quell’eccellenza, di memoria Omerica, che oltre essere benefica per gli altri appagail nostro egoismo, appunto.

      La ringrazio e cordialità.

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      • Do per buono quanto detto e mi sta bene attribuire queso significato ai due termini. Mi soffermo su quest’affermazione:
        La morale è religiosa, l’etica è laica.

        Ci si potrebbe scrivere un trattato di scibile umano con questa frase per titolo…..

        Credo che la laicità sia in contraddizione con la morale religiosa. Non capisco come un religioso/fedele possa avere un’etica laica ne quanto chi ha un etica laica possa essere un sincero religioso.
        Probabilmente il problema non è qua.
        La ringrazio

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      • Ma questa, preg.mo Sig. Pickwick è “Etica civile”, a nostro parere.

        In prima istanza si potrebbe affermare che è l’etica che riguarda il nostro essere cives, in un’accezione molto ampia del nostro essere cittadini depositari di diritti e di doveri.
        In qualche misura l’etica civile precede e fonda l’etica politica; l’espressione ‘etica civile’ a mio parere risulta essere preferibile a quella di ‘etica pubblica’ e ancora più a quella, assai problematica, almeno nel suo contesto, di ‘etica laica’.
        L’etica civile che declina la responsabilità, personale e pubblica, del soggetto, è un’etica dell’eu zen, del vivere bene, della convivenza tra cittadini, al di là di differenze, di orientamenti religiosi e politici diversi.

        Thomas Hobbes con il suo Leviatano ha svelato il dispositivo della paura:
        in nome di questa siamo disposti a rinunciare a tutto, anche alla nostra libertà; per timore di perdere la vita ci assoggettiamo a delle regole che ci privano delle nostre libertà per preservare la nostra esistenza.

        L’etica civile, viceversa, non dovrebbe essere fondata sulla paura ma dovrebbe valorizzare la libertà del soggetto e il suo costitutivo essere in relazione.

        Grazie

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      • Ok Ninni mio signore, ma io mi chiedo, allora: quale può essere il contributo dell’etica civile di fronte a un ethos, quale quello attuale, che sembra per certi aspetti smentire quei caratteri di solidità e permanenza, solitamente associati al concetto stesso di ethos?

        Un bacio milord

        Mi piace

  10. @Lilly Simoncelli

    L’ethos attuale è in continua e vertiginosa trasformazione.
    Si ha persino l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di stabilizzazione dell’effimero, ovvero una liquidità e una frammentarietà che però si mantengono costanti.
    Molti sono gli aspetti che sembrano confermare ciò. Per esempio, servendoci dell’analisi classica, nella società dello spettacolo non vi è più una separazione netta tra emittente e destinatario: ciascuno, in qualche misura, è destinatario ed emittente ed oggi, con l’uso di internet, lo è ancor di più. Il reale si trasforma in virtuale e quest’ultimo a volte assume la consistenza del reale.

    Il corto circuito tra virtuale e reale fa sì che nell’era di Facebook si possa avere sino a 5000 amici nel proprio profilo.
    Ma è inevitabile chiedersi: di quale amicizia si tratta?

    Al più è una conoscenza, a volte persino molto generica, che tuttavia viene enfaticamente caricata di significati eccessivi: l’amicizia è qualcosa di ben diverso e richiede tempo, cura e attenzioni continue.

    Grazie lady Lilly

    Liked by 1 persona

  11. @lilly Simoncelli

    Ok ok, l’altro elemento che contraddistingue il nostro ethos, soprattutto di questi ultimi anni segnati profondamente dalla crisi, è la precarizzazione del vivere derivante da condizioni sempre più instabili e flessibili di lavoro, quando non anche dalla sua drammatica mancanza, e dalla frammentazione delle relazioni, sempre più sfilacciate.

    Qualche anno fa (ma sto andando a braccio), nel rapporto Censis (credo del 2010) si poteva leggere queste considerazioni:

    “Sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattivi, prigionieri dell’influenza mediatica e condannati al presente senza profondità di memoria futura”.

    Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti.
    E questo, milady, la dice tutta.

    Si trattava di una lettura piuttosto pessimistica, che indubbiamente intercettava alcuni elementi dell’ethos dominante; forse però l’attuale crisi, che ci sta accompagnando con la sua gravità e la sua durezza, ci ha aperto prospettive nuove che permettono se non di abbandonare, almeno di ridimensionare quell’atteggiamento cinico, indifferente e spaesato, comunque ancora presente in molti comportamenti da parte di individui e gruppi.
    Almeno è auspicabile, no?

    Liked by 1 persona

  12. @lord Ninni

    Giusto per chiudere allora…
    in tal senso, quindi, anche i credenti possono fornire un contributo rilevante al rinnovamento della cultura e della società.

    Quindi potrà avvenire – a mio parere – evitando una tentazione, quella della “moralizzazione della fede”, che alla fine si traduce in una estraneazione della fede stessa dal reale vissuto delle persone.

    Bello caro Ninni, mi hai aperta la testa.
    (ma io sono zuccona, abbi pazienza)

    😉

    Mi piace

  13. Va bene per il tema etico che si fonde con la morale e in un certo senso Ninni, con la decisione di dire sì al Killer, opera quella scelta (le altre possibili non sono ‘ possibili ‘ in quanto, comunque, ha un corpo da ragazzino e non potrebbe sopraffare il Killer) e si uccide.

    Ma quella morale si scontra con l’assenza di etica del Killer.
    Chi rassicura cosa?

    Ciao

    Isy

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    • @Isabella Ozieri

      sul piano teoretico, mia signora, abbiamo anche il problema riguardante la materia, il contenuto, dell’esperienza morale: pensieri, conoscenze, sentimenti, emozioni.
      Già si profilano a questo riguardo almeno due concezioni: razionalismo e sentimentalismo, e al loro interno rispettivamente intellettualismo e intuizionismo, sentimentalismo e emotivismo.

      Ma c’è di più.
      Perché, proprio in quanto ci siamo collocati nella prospettiva della ricerca dei principi, delle condizioni di possibilità dell’esperienza morale o della condotta della vita, non possiamo non porci il problema della giustificazione, della fondazione di essi: cioè della fondabilità della morale—nel senso che la filosofia morale avrebbe come suo oggetto originario e principale la fondazione della pretesa di universalità e universalizzabilità dei principi dell’agire morale.

      Con una domanda –ombra: non solo circa la possibilità di tale fondazione, ma ancor di più circa l’esigenza razionale o almeno la convenienza, l’utilità di una tale fondazione.
      Anche se credo che si possa dire che l’esigenza razionale risulta con evidenza, se solo ci prospettiamo una concezione assolutamente storicistica, situazionistica delle norme, dei valori, dei criteri di scelta, se cioè portiamo fino alle estreme conseguenze il cosiddetto relativismo.

      Grazie Isabella, sempre positiva e pronta a raccogliere il guant della sfida posto dal “velame de li versi strani”
      Cordialità

      Mi piace

  14. Lessi sempre, con grande interesse; ma pensando di non essere una persona gradita – tertium non datur – non commentai. Il livello è eccezionale, come la scrittura, la suspense, la capacità di catturare i lettori, senza lasciarli sfuggire!
    Radiosità.

    Mi piace

    • @Alessandra Bianchi

      La “filosofia morale”, di cui mi sto – ci stiamo – occupando nello specifico, in senso stretto si distingue dall’ambito più complessivo dell’etica che ha, ad oggetto, tutti i campi dell’agire umano.
      Ecco, mi sono adeguato (sotto il profilo etico perché, non sembra, ma un’etica l’ho anch’io)

      Tertium non datur è sempre in vigore – in forma diretta ed inequivocabile alla persona singola e non a un “suo effetto” traslato e riflesso.

      Gran brutta cosa la stima, la fiducia e l’affetto verso una persona.
      Si diventa ancora più rigidi, quasi irremovibili in quanto … da quella persona, certe cose, non si aspettano.
      Per la qual cosa, in presenza di “mismatch”, la cieca rabbia omicida si scatena.
      Il corpo diventa rigido e mentre i muscoli si tendono gonfiandosi, delle scaglie di colore verdastro, gradatamente ma velcissimamente, iniziano a ricoprire il corpo. Il respiro si fa pesante, la voce cavernosa e le fauci si coprono di denti lunghi e aguzzi e … il sangue inizia a tingere le strade ormai lastricate di morte e distruzione …

      Il resto è accademia.
      Grazie milady:

      😉

      Mi piace

  15. mi hai incantata Ninni.
    Sono proprio senza parole. Impossibile dirai, ma è proprio così.
    certo che l’analisi d partenza che si affianca con l’Etica, nel senso stretto del termine e che si racchiude nella morale, fa un po’ specie.
    Considera che noi siamo vittime dell’Etica primaria (quella genitoriale s’intende) contro la morale acquisita da forze contrastanti quali possono essere lo Stato, la Chiesa, la famiglia.
    in questa miscellanea, Ninni tesoro caro, hai considerato tutto e devo dirti che mi piace proprio.

    Adesso scappo non senza farmi un giro d’ispezione.

    Per Sonia: ti ho cercata tutta la mattina ma mi hanno sempre risposto che non c’eri.
    Possibile che devo sfruttare il milord per acchiapparti?
    Dai.
    (Fai un po’ meno la “stupidina” con Ninni e rispondimi al telefono).

    Ciao Nì, bacetto

    lamanuindaffarata

    🙂

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    • @Manuela Rovati

      La frase più bella che potevi scrivere:

      … noi siamo vittime dell’Etica primaria …

      Non potevi esprimere un concetto in modo migliore.
      Sei sempre la numero uno.
      Brava.
      Ciao e buona giornata

      Mi piace

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