Ecco Ninni VIII

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Ecco Ninni
Ilaria si aggrappò alla mia mano e bisbigliò: “Non lasciarmi!”.
Era crollata. Era diventata paranoica, dominata dalla paura. Ai suoi occhi medici e infermieri avevano assunto le sembianze di mostri che la stavano torturando. Il suo corpo era divorato dall’interno, e questa impotenza l’aveva annientata.
Il suo colorito era diventato giallognolo nel giro di ventiquattr’ore, segno che il fegato era stato invaso dal male.
Io vedevo crollare la mia vita e sentivo di essere prigioniero. Presto sarebbe arrivato il mio turno. Sarei dovuto fuggire, mettermi a correre senza fermarmi mai. Pregai che almeno Alain riuscisse a salvarsi.
Cos’era la morte? Cosa significava per uno come me? Ero già morto centinaia di volte, e finora mi era sembrata qualcosa di necessario e inevitabile. Ma solo perché sapevo che avrei continuato a esistere, che io non potevo realmente morire e sarei vissuto per sempre.
E ora? Quanto mi restava da vivere? Un giorno, due? Ilaria non se ne rendeva conto, ma lei sarebbe stata ancora viva quando io avessi cessato di esistere. Quando i miei ricordi sarebbero stati cancellati per sempre.
Le stringevo la mano e piangevo. Piangevo per lei e piangevo anche per me. Piangevo per quelli che amavo, che avevo messo in pericolo e che ora avrei perso per sempre.
Piangevo per ciò che ero stato e per il male che avevo fatto.

1Ecco Alain Giusti
Nel bene e nel male Julie era al mio fianco. Ci tenevamo per mano mentre scendevamo dal treno.
“Perché qui? Perché Marsiglia?”.
“C’è una cosa che devo fare”, le dissi.
Ci fermammo in un bar, per mangiare qualcosa senza perdere troppo tempo.
“Dobbiamo sbrigarci prima che le banche chiudano”, le spiegai.
“Banche?”.
“Siamo senza soldi. Così non c’è modo di fuggire”.
“Credi che sia prudente?”.
“Non è il mio conto. Non è il conto di Alain Giusti”.
Lei fece una smorfia.
“È per i casi di emergenza. Possiamo attingerci tutti. Tutti… i miei corpi”.
“L’avevo capito. E di chi sono questi soldi?”.
Sorrisi.
“Credi davvero che si possa vivere più di trecento vite senza mettere qualcosa da parte? In alcune di queste vite sono stato personaggi ricchi, influenti”.
“Come quel Ninni”.
“Sì, come lui. Anche più di lui”.
“E quanto hai messo da parte?”.
“Molto più di quello che potresti immaginare”.
“Allora scusa, ma non ti capisco”.
“Cosa non capisci?”.
“Perché fai questa vita. Anche gli altri erano come te?”.
“Come me… cosa?”.
“Dei poveracci”.
“Ma che ti salta in mente? Io non sono un poveraccio!”.
“Vivi in casa dei tuoi genitori, vai a scuola. Se sei così ricco perché non abiti in un castello, servito e riverito?”.
“Credi che sia questo che m’importi? Che sia questo che voglio? Una vita sempre uguale, senza dover fare niente? Io voglio vivere, Julie! Non ho mai voluto altro! Vivere e basta. Crescere, fare le mie esperienze, avere ogni volta una vita diversa, completamente diversa! Tu non puoi capire come sia bello ogni volta rinascere, ricominciare da capo. Essere normale! Avere una vita normale!”.
“In un corpo che non è il tuo”.
“E sia! Il mio corpo è morto e sepolto da settecento anni. Ma io voglio continuare a vivere. È sbagliato? Tu cosa faresti, se ne avessi la possibilità?”.
Julie scosse il capo.
“Posso capire che all’inizio tu non te ne sia reso conto, ma poi i tempi sono cambiati. Non ti ha mai sfiorato l’idea che quello che stai facendo non è giusto? Che tu sei… un vampiro? Che rubi delle vite non tue?”.
“Devo essere sincero? No, non ci ho mai pensato, fino…”.

2Lei sorrise e finì la frase: “…fino a ora, vero? È questo che stavi dicendo?”.
“Non sono un mostro”, mormorai.
Divenne triste.
“Sì, lo so, non ti rendi conto di quello che fai. Tu non credi di esserlo”.
“Ma lo sono?”.
“Diciamo che se ci fosse ancora l’inquisizione ti metterebbero al rogo. Forse quei neonati non erano ancora degli esseri senzienti, ma lo sarebbero diventati se tu non ti fossi intromesso”.
“Non esiste nessuna anima”.
“Non esserne tanto sicuro. E comunque non importa, il tuo è un comportamento da predatore”.
“Quindi mi odi?”.
“Non ho detto neppure questo. L’uomo è un predatore per natura. Lo siamo tutti. Anche quelli che giurano di non aver mai fatto del male in vita loro. Le bistecche che mangiamo erano esseri viventi, e qualcuno li ha uccisi e macellati per noi. Questo non ci rende più innocenti. Ogni giorno migliaia di feti vengono abortiti, e la giustificazione è sempre la stessa: non sono esseri umani. Quando lo si diventa? A quale punto dell’esistenza si acquista la patente di essere umano?”.
“Non è così, Julie, non è così”.
“No, forse per te è diverso, e non intendo giudicarti. Affermi di vivere il presente, di non guardare mai al futuro, e forse è la cosa più giusta che tu abbia mai detto. È inutile arrovellarsi per ciò che accadrà dopo. Sfuggire il presente per paura del futuro. Forse un giorno io morirò e tu no, e allora diventerò un ricordo tra mille altri. Ma come sono messe le cose adesso è probabile che sarai tu a morire per primo, quindi che mi preoccupo a fare?”.
“Vuoi dire… che resti con me?”.
Il suo sorriso divenne malizioso.
“Non credevo che la cosa fosse in discussione”.

3Lei mi aspettava fuori dalla banca, non era voluta entrare.
Le passai la busta piena di soldi.
“Questi tienili tu”.
Aggrottò la fronte.
“Che significa? Sono soldi tuoi”.
“È meglio se li tieni tu”.
Capiva benissimo quel che volevo intendere. Se fossi morto a lei avrebbero fatto comodo.
Non aggiunse altro e li fece scivolare in borsa.
“Dove andiamo adesso?”.
“Devo fare una telefonata”.
Mi porse il suo cellulare, ma io scossi il capo.
“Non con quello. Liberatene, è meglio. Comprane un altro. Anche i vestiti…”.
Mi guardò a bocca aperta.
“Dici…?”.
Non aggiunse altro, perché era una ragazza sveglia, e mi indicò un bar.
“Aspettami lì”.
Tornò un’ora dopo, con un vestito diverso e uno zaino nuovo in spalla. Posò due cellulari sul tavolino. Io ne presi uno.
“Chi devi chiamare? Quel Ninni?”.
Scosse subito il capo e aggiunse: “Ma sarò idiota!”.

4C’era arrivata finalmente, aveva capito che non avevo alcun bisogno di chiamare Ninni. Ora bisognava vedere se sarebbe riuscita ad accettare anche il resto.
“Ricky”, le risposi. “Devo sapere se sta bene”.
“Chi è questo Ricky?”.
Guardai dalla finestra.
“Era il mio ragazzo. Lo amavo”.
Comprese subito.
“Lei… quella che hanno ucciso?”.
“Susan, sì”.
“E tu… cosa provi per lui?”.
“Io sono Susan. Siamo la stessa persona, l’hai scordato?”.
“Non sono stupida, questo l’ho capito! Ma ora non sei più lei, non possiedi più il suo corpo. Lei è un ricordo e basta. Hai detto che ogni corpo ha desideri diversi. Quindi cosa provi per lui?”.
Mi aveva strigliato ben bene e aveva ragione.
“Lo amo, non posso farne a meno. Non lo vedrò mai più, e questo è normale. Però continuerò ad amarlo, fa parte dei miei ricordi”.
“E se invece lo dovessi rivedere?”.
Mi sfuggì un sorriso.
“Mi stai chiedendo se vorrei andare a letto con lui? No, non funziona in questo modo. Sarebbe assurdo anche solo pensare una cosa del genere. Questo corpo non è Susan, certe cose non mi attirano”.
12“Ma…”.
“L’amore non è solo quello”.
Julie allungò la mano.
“Passami il cellulare”.
“Che vuoi fare?”.
“Lo chiamo io”.
“Perché?”.
“Chiamala curiosità. Sono curiosa di conoscere il mio rivale”.
“Non è assolutamente il tuo rivale!”.
“Il mio socio, allora. Visto che abbiamo un interesse in comune”.
“Cosa gli vuoi dire?”.
“A te interessa solo sapere se sta bene?”.
“Sì, ma…”.
“Componi tu il numero”.
“Lui vive in Sudafrica… parla inglese”.
“E allora? L’abbiamo studiato a scuola. Qualche parola la so anch’io”.
“Sì, ma…”.
“Di cosa hai paura?”.

5Non lo sapevo neppure io.
“Puoi ascoltare, se vuoi”.
Obbedii. Composi il numero, poi le passai il cellulare.
Rispose quasi subito.
“Ricky? Tu sei Ricky?”.
Poi mi sorrise e annuì. Io tirai un sospiro di sollievo. Era vivo, ce l’avevo fatta a salvarlo.
“Il mio nome è Julie, chiamo dalla Francia. Sono un’amica di Susan. Lo ero. Ho appena saputo quello che è successo. Volevo essere certa che tu stessi bene. Susan mi aveva parlato tanto di te”.
Accostai l’orecchio, e sentii qualcuno singhiozzare. Subito mi ritrassi.
“Sì, me l’aveva detto… dev’essere stato spaventoso… e si era finto suo fratello? … mio Dio che esperienza terribile… sì, Susan era così, una persona speciale… Matisse?”.
Mi guardò confusa.
“Il gatto!”, bisbigliai. “Il mio gatto”.
Inarcò un sopracciglio. “Ah sì, per ora tienilo tu…”.
Julie mi rivolse uno strano sguardo, poi continuò: “Appena possibile vengo a prenderlo io, non preoccuparti, così ci conosciamo di persona”.
Restai a bocca spalancata.
“Sì, anch’io. Sono felice di aver parlato con te. A presto”.
Chiuse la comunicazione e posò il cellulare. Rimase silenziosa. Io non ero neppure riuscito a sentire la voce di Ricky, ma forse era meglio così. Mi bastava sapere che era ancora vivo.
“È stata una morte orribile”, disse Julie.
“Mi ha strangolato”, ammisi.
“Lei ha fatto… tu hai fatto…”.

6Non andò avanti.
“Perché gli hai detto che saresti andata là?”.
“Non ti interessa Matisse? Non era il tuo gatto?”.
“Lo era, sì, e gli volevo bene. Ma ora è tutto finito. Non intendo incontrarli”.
“Questa è una stronzata, te ne rendi conto!”.
Sobbalzai.
“Fino a ieri erano importanti per te, le cose più importanti del mondo. Matisse e… Ricky. E ora vorresti metterci una pietra sopra? Dimenticare che esistano? Tu non sei morto, non sei ancora morto! Hai sempre fatto così? Ogni volta?”.
Chinai il capo. “Sì”.
“Ma è orribile! Come hai potuto?”.
“Era meglio per loro”.
“Piantala di fare l’idiota! Meglio per loro! Quando dici certe stronzate mi fai venir voglia di…”.
“Ho dei figli”, mormorai, e non sapevo neppure perché gliel’avevo detto.
“Certo che hai dei figli. Centinaia ne avrai, sparsi per tutto il mondo!”.
“È diverso. Li ho… adesso”.
“Che vuol dire?”.
“Il primo che hanno ucciso… avevo tre figli, tre bambini”.
“Dove sono adesso?”.
“Non lo so”.
Non mi insultò, come avevo temuto, perché si rese conto che stavo male.
“Perché non sei andato da loro? Sempre per quella maledetta scelta di non…”.
“Sono dall’altra parte del mondo. In Corea”.
Queste parole la colsero di sorpresa. Avrebbe dovuto immaginarlo, ma non era facile da affrontare.
“E intendi andarci?”.
“Non credo che ora sia possibile”.
“Quando tutto si sarà sistemato, allora. Intendi andarci?”.
“Non si sistemerà mai”.

7Calò di nuovo il silenzio. Si rendeva conto anche Julie che in questa situazione era impensabile partire per la Corea.
Io avevo bisogno di farle capire, di spiegarmi.
“Una volta non era come adesso. Non c’erano le possibilità che abbiamo ora. Viaggiare era impegnativo e problematico. All’inizio non conoscevo neppure il mondo, non sapevo dove abitassero i miei corpi, non avrei avuto modo di ritrovarli. Il primo corpo che ho posseduto, quella bambina, ebbe molti figli, e questi figli mi riempirono di nipoti. Morii che avevo quasi novant’anni, ma non ebbi modo di tornare in quel villaggio se non due secoli dopo. Quando lo feci trovai ancora discendenti della mia famiglia, ricostruii persino il loro albero genealogico. Ma a che serviva? Loro non erano più niente per me.
“Certi non li ho mai ritrovati. Famiglie perdute per sempre. Non ho mai saputo che fine avessero fatto. Altri… quando mi era possibile, quando riuscivo a ritrovarli, tentavo di aiutarli, ma di nascosto, senza farmi vedere. Loro avrebbero capito, sai? Più eravamo uniti, più gli volevo bene, più era probabile che capissero. Che mi riconoscessero al di là del mio aspetto. E questo non doveva succedere.
“Poi è cambiato. Man mano che i secoli passavano le comunicazioni miglioravano e i viaggi erano più veloci. Allora mi sono sempre occupato di chi lasciavo indietro. In definitiva questo fondo è per loro che è stato creato, per poterli aiutare”.
“Perché mi stai dicendo questo? Vuoi un’assoluzione?”.
Scossi il capo. “Ho un altro figlio”.
“Uno dei tuoi altri corpi aveva…”. La interruppi.
“No, non loro. È qui, abita qui. In questa città”.
Ero riuscito a stupirla.
“È per questo che ti sei voluto fermare?”.
Forse era stata una scelta inconscia, forse no.
“Non l’ho mai più visto, dopo la mia morte”.
“E giacché non hai modo di andare fino in Corea hai pensato di venire a trovare almeno questo”.
C’era un sottinteso, in queste parole, e lo capivamo entrambi. Un fatalismo, come se quelle fossero le ultime ore che avremmo vissuto insieme.
“Se preferisci andare via…”.
Mi fece cenno di smettere.
“Parlami di lui”.
Scrollai le spalle.

8“Ha venticinque anni adesso, quasi ventisei. Ha perso i genitori quando ne aveva solo dieci. In modo… orribile”.
“Che significa?”.
“Fu la guerra, una guerra insensata e crudele. Noi eravamo serbi, e la nostra città fu attaccata dai croati. Fu un massacro. Ci uccisero davanti ai suoi occhi e poi… fu un periodo terribile, quello, non sapevamo che ne fosse stato di lui. Era probabile che l’avessero ucciso dopo di noi, ma quando riuscimmo a raggiungere la Jugoslavia non ci fu modo di trovare il suo corpo”.
“Riusciste? Chi? Tu no di certo, eri appena nato”.
Mi fece sorridere.
“Io no, ma andarono altri. Alcuni che adesso non ci sono più. Andò anche Ninni, benché fosse giovanissimo. Anzi, fu il più attivo, i suoi soldi furono molto utili. Alla fine lo trovammo, anche se ci volle quasi un anno. Cosa gli era successo… non lo scoprimmo mai. Lui non ne parlò. Non disse com’era riuscito a sopravvivere, cosa gli avevano fatto. Riuscimmo a farlo portare via da là, a trasferirlo in Francia e farlo adottare da una coppia senza figli.
“Ma non funzionò. C’era tanta rabbia in lui, tanto odio. Odio contro il mondo intero. Era un violento, un asociale. Iniziò subito a mettersi nei guai. Finì in riformatorio, e quando fu più grande pure in galera. Noi cercammo sempre di salvarlo, ma non c’era modo. Era lui che non voleva essere salvato.
“Ora abita qui. Non è più tornato dai suoi, dopo che è stato scarcerato. Forse non lo vorrebbero neppure, dopo tutto il male che gli ha fatto. Noi gli facciamo pervenire dei soldi tutti i mesi, fingendo di essere un’associazione che si occupa delle vittime di guerra, ma…”.
“Cosa ha combinato?”.
Alzai le spalle.
“Di tutto. È un violento, litiga in continuazione, finisce sempre coinvolto in ogni genere di risse. Ha quasi ucciso un uomo”.
“Non è una brava persona, quindi”.
Non la guardai, non ce la facevo.
11“Era un bambino meraviglioso, così pieno di vita. No, non era così. Non aveva ancora visto suo padre sventrato e sua madre violentata davanti ai suoi occhi. Certe cose possono cambiarti, moltissimo”.
“Perché non siete andati via, quando avete avuto sentore della guerra? Perché siete rimasti lì?”.
“Certe vite sono segnate, Julie. Quella era la nostra casa, il nostro paese. Non potevamo lasciarlo, non ci saremmo mai riusciti”.
“Intendi incontrarlo? Parlargli?”.
Scossi il capo.
“Lo voglio solo vedere”.
“E se invece gli parlassi? Se gli dicessi chi sei? Se gli dicessi che non sei morto? Che suo padre è ancora vivo?”.
“Non ero suo padre”, mormorai.
Comprese con un attimo di ritardo.
“Ti hanno violentato? Sei… morto così?”.
“Sono morto anche peggio. Ma non mi va di parlarne”.
“Non credi…”.
“Cosa? Che dovrei fare secondo te? Andare da lui, che è quel che è, dirgli che sono sua madre, una qualche specie di reincarnazione, e aspettarmi magari che mi abbracci? Quello è capace di piantarmi un coltello in pancia, adesso!”.
“Non volevo dire questo”.
“Sono passati quindici anni, Julie. Se solo avesse sentore che sono ancora vivo e non l’ho mai cercato mi odierebbe soltanto. È tutta colpa mia se è diventato così”.
“Però lo vuoi vedere lo stesso”.
Chinai il capo.
“Sì, lo voglio vedere”.
“Andiamo, allora”.

9Non fu difficile trovarlo, perché in pratica non faceva niente. Passava da un bar all’altro, a ubriacarsi e cercare guai. Bastò fare qualche domanda in giro e ci indicarono dove bazzicava.
Non era certo un bar di lusso, ma non sembrava neppure malfamato. Tipica atmosfera marsigliese. C’era pure un biliardo, e Miloslav era uno dei giocatori.
Noi prendemmo un tavolo appartato, da dove potevamo tenere d’occhio l’intero locale. Sembravamo proprio turisti, con i nostri zaini in spalla.
Miloslav fumava in continuazione, erano almeno un paio di giorni che non si radeva e aveva uno sfregio su una guancia. Era molto magro, quasi emaciato, ma con uno sguardo duro, sfottente. Litigava in continuazione con gli altri giocatori. Quando perse la partita prese una birra e venne a sedersi a un tavolo poco distante da noi.
“Come lo trovi?”, mi chiese Julie, a voce bassa.
Era un delinquente, uno di quelli pericolosi, da cui era meglio stare lontani. Ma io vedevo ugualmente mio figlio, il bambino per cui avrei sacrificato ogni cosa. Stavo troppo male e non riuscivo a parlare, le feci solo cenno di non farmi più domande.
Julie lo ignorò.
“Sei ancora certo di aver fatto la cosa giusta? Di esserti comportato bene? Non credi di essere stato egoista?”.
La mia vita era costellata di errori, ormai lo sapevo, non avevo mai preteso di essere perfetto. Però avevo sempre creduto davvero di fare il male minore.
“Non c’era scelta”, mormorai.
“Perché?”.
“Non avrebbe capito”.
“Io sono qui, però. Non me ne sono andata”.
Sì, ma lei era speciale. Forse non mi ero mai accorto di quanto fosse speciale fino a quel momento.
“Non vuoi parlargli? Dirgli qualcosa, qualsiasi cosa?”.
Che gli avrei potuto dire? Chiacchierare del tempo? Con lui? Non avrebbe funzionato, c’era un abisso tra di noi, e nessun ponte per superarlo.
La scelta non fu comunque nostra. Ne fui dispensato. Miloslav balzò in piedi, facendo quasi cadere la sedia, e venne verso di noi brandendo la bottiglia di birra ormai vuota.
“Che cazzo avete da guardare? Vi divertite? Che volete da me?”.
Julie si era irrigidita leggermente, e io non sapevo che rispondere.
Miloslav sbatté la bottiglia sul nostro tavolo, facendolo traballare.
“Allora, stronzi, volete dirlo anche a me cosa vi fa divertire?”.
Che ci stessimo divertendo era un’idea tutta sua. Julie fece per aprire bocca ma io la precedetti. Parlai in una lingua che veniva da un lontano passato. Per entrambi.
Bastarono due parole per capire che avevo colpito nel segno.
“Tu sei Miloslav, vero? Anche noi veniamo da Ramljane. Credo che i nostri genitori si conoscessero”.

10Lo vidi impallidire leggermente e perdere molta della sua baldanza.
“Ti spiace se parliamo in francese? Siamo qui da molto tempo e Julie non si ricorda quasi niente della nostra lingua”.
Aggrottò la fronte.
“Cosa volete?”.
“Niente. Siamo in viaggio. Però mio padre si ricorda ancora di te, di quello che ti è successo. Ci ha detto di venirti a trovare, se passavamo da queste parti”.
“A trovare me?”, sembrava stupito. “Chi siete?”.
Dissi il nome di un nostro vicino di allora. Non lo frequentavamo granché, ma aveva due figli piccoli, l’ultimo appena nato. Non avevo idea di che fine avesse fatto, ma era fuggito prima dell’arrivo dei croati.
Qualcosa doveva ricordare pure lui, perché prese una sedia da un tavolo vicino senza chiedere il permesso a chi lo occupava, e l’accostò al nostro tavolo, di schiena, sedendosi a cavalcioni.
“Perché io?”.
“Ti ricordiamo un periodo troppo triste? Preferisci non parlarne?”.
Lui si rivolse invece alla barista.
“Tre birre! Sbrigati!”.
“Tu eri scomparso, vero? Ti hanno ritrovato solo un anno dopo”.
Mi guardava in modo strano e io tremavo. Possibile che si rendesse conto che c’era qualcosa di familiare in me? Io desideravo solo abbracciarlo, e non mi importava cos’era diventato.
“Me la sono cavata”, disse soltanto. “Però non li ho mai trovati quei bastardi. Li ho cercati per mesi ma erano scomparsi”.
“Chi?”.
“Lo sai. Quei porci che hanno massacrato la mia famiglia”.
“Forse sono morti. C’era la guerra, dopotutto”.
“Forse. Ma non è giusto che se la siano cavata così. Dovevo essere io a trovarli”.
Ci inquadrò, alla fine.
“Voi siete fuggiti”.
Non capivo se c’era dell’astio nelle sue parole, e preferii non ribattere.
“Che fate qui?”.
“Andiamo in Italia. Siamo solo di passaggio”.
“E dove abitate adesso?”.
“Nantes”.
“Ah!”.

Forse non sapeva neppure dov’era, e non gliene fregava nulla, però avevo capito che potevamo considerarci al sicuro. Albergava ancora in lui uno spirito patriottico, ed essere della sua razza ci trasformava di colpo in fratelli.
“Vi va di fare un giro? Di vedere la città? Non cose da turisti, la città vera!”.
Era assurdo anche solo pensarlo, avevamo ben altri problemi. Dovevamo fuggire al più presto.
“Volentieri”, rispose Julie per entrambi.
Miloslav ci strinse le spalle con forza, ridendo.
“Magnifico, amici miei! Ci divertiremo un mondo!”.
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-1) Questo capitolo è dedicato a me, perché me lo merito e perchè ho espresso molte sensazioni che provo, intimamente.
-2) E’ dedicato al mio personaggio ‘Krenneg McAff, bardo e maestro di spada’, per lo stesso motivo. Io sono Krenneg e come lui, mi pongo il problema del vivere e del morire, dell’amore e degli affetti e di tanto altro ancora.
-3) Un personaggio del capitolo ha il nome di Miloslav. L’ho aggiunto in onore al famoso personaggio letterario creato dalla penna della scrittrice Alessandra Bianchi, il magg. del KGB Miloslav Pomarev. Di questo personaggio non ne condivido l’orientamento politico, ma l’operato militare e un po’ il carattere, però, sono abbastanza aderenti (sotto qualche aspetto …) alla mia personale carriera militare (che abbandonai per l’attuale professione) fino al grado di capitano – Paracadutisti incursori del 9º Reggimento d’assalto paracadutisti incursori “Col Moschin”.
Grazie.

L’uso del ‘Voi’ è sospeso

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54 pensieri su “Ecco Ninni VIII

  1. Caspita, è già duro vivere una sola vita in condizioni “normali”, accettare le sofferenze e le malattie, le perdite dei nostri cari…figuriamoci vivere molte vite insieme!
    Questo Giusti ha davvero un sacco di tribolazioni. Il dolore plurimo per tutti i suoi corpi. Non avevo mai letto nè sentito una tale variante del “vampirismo”.
    Complimenti per l’idea.
    Penso che le scelte che Giusti dovrà affrontare siano più grandi di lui. Non è possibile che una persona possa soffrire e amare in questa misura senza impazzire. Complimenti! Ma ora sono già curiosa di sapere cosa altro accadrà.
    La prima parte è molto toccante. Buona giornata.

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    • Nadia

      Tante tribolazioni perché la vita, anche se da più parti la si definisce in modi gentili, è pesante per chi la deve sostenere al posto dei più deboli.

      Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è, dunque, la felicità?

      Giusti ha un grosso fardello: sta osservandosettecento anni di vita da una luce diversa. Una luce che rappresenta un’evoluzione.
      Ciao e grazie

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  2. Buongiorno Ninni,
    un capitolo questo, che lascia nel pensiero una specie di fotografia, in bianco e nero, un insieme di volti e vite che si amalgamano in una nebbia che abbraccia tutto. Poche le voci e tante le strade che si aprono in direzioni molteplici, dove forse trovare un Senso all’esistenza. Mia, Tua, di ogni Vita che cammina al fianco di ogni altra Vita.

    Un’immagine intensa, impressa nelle sensazioni più che in una forma facilmente esprimibile dalla voce o dalle lettere. E’ difficile descrivere le emozioni suscitate dal brano, che in sé racchiude una profondità quasi spaventosa e lacerante, ma che in fondo permette di intravedere una malinconia quasi dolce e struggente. E tanto altro.

    Non so commentare una sensazione così potente e anche solo tentare di farlo sembra cancellarne in parte la reale entità, so che devo provarci però, me lo impone una sensazione qui alla soglia del cuore, almeno per tentare di dare una forma al sentimento che sei riuscito ad evocare.

    E rileggendo mi accorgo di aver messo in fila solo parole, peccato.
    Mi sarebbe piaciuto rendere meglio ciò che intendevo, ma sono limitata ed è limitante aver solo questi sensi, me ne servirebbe un sesto ed un settimo per almeno sfiorare quello che davvero intendo.
    Mi ha profondamente colpita ciò che hai scritto, soprattutto per ciò che va Oltre.

    I Miei Rispetti
    N.

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    • Nì Ghail

      Che bell’apporto.
      Un tempo pensavo fosse il raggiungimento di un obiettivo.
      Oggi credo sia qualcosa di più profondo, un stato di libertà interiore, la vera felicità esistenziale.
      Quindi mi domando: Cos’è la morte? E al momento l’unica risposta è che mi rappresenta la vita stessa vista allo specchio.
      Ciao e grazie

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  3. Come descrivere quella disperazione per un futuro che non conosci?
    Oppure che, inevitabilmente, conosci (si deve morire, anche se in varie forme) e al quale nulla puoi farci? E se poi, mascherata da immortalità, continui a procrastinare la morte, fino a quando?
    Ma c’é di più.
    Come si fa a dimenticare le vite, procrastinate apparentemente in eterno, che e alle quali hai dedicato “una vita”?
    Ecco, in anni, caro Ninni, ho imparato a leggerti almeno sotto tre aspetti:
    Quello che vuoi dire dentro un racconto, storia, poesia o cronaca.
    Quello che NON vuoi dire
    Quello che è nascosto
    Quello che nascondi
    Poi ci sono le tue famose dediche che hanno definizioni e messaggi ben precise.

    Troppo per quest’ora mattutina.
    Ogni capitolo una lezione sovrana di vita.
    Ciao mio signore.

    Lilly

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    • Lilly

      Belle domande cara Lilly.
      Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?
      Innanzitutto bisogna tentare di capirsi bene e di comprendere come poter essere utili. Poi imparare a saper fare bene quello che crediamo sia la cosa più bella da fare, perché è quella che crediamo di essere più tagliati a fare. Concretizzarla è una scommessa con se stessi e se non va bene non intestardirsi troppo, perché qualcosa da poter fare c’è sempre.
      Giusto in prima battuta, ma se ne può parlare.
      Ciao e grazie

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  4. Oh mio Dio.
    Una situazione dura, durissima. Immaginavo qualcosa che non fosse propriamente leggera. Dalla tua penna ci si aspetta questo e altro e soprattutto mai banale.
    In silenzio si vede la vita scorrere in una crisi d’esistenza tremenda. Ci stai ponendo, proprio davanti agli occhi, la crisi delle coscienze che nasce dalla paura dell’esistenza.
    Aggiungere vita alla vita.
    Quindi si ha paura della morte, postergandola di continuo.,
    Ma noi esistiamo.
    Noi siamo vivi e un giorno moriremo. Dunque anche Ninni, Alain ecc. ecc.
    Noi in modo precostituito o almeno in quello che conosciamo.
    Nel tuo romanzo nel modo che per noi è illimitato, ma limitato nel tempo, il suo tempo.

    Per lady nadia:
    Bello il tuo concetto di vampirismo, anche se qua il vampirismo, così inteso, mi sembra più profondo come concetto.
    Succhia le vite? Non credo. Si inserisce nell’involucro prima che sia abitato.
    Oppure no?

    Ciao Ninni e buona giornata

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    • Ciao Giorgia, se non stiamo parlando di evoluzione del vampirismo, potrei definirla una “strana possessione”. Come se un demone “convertito” stia possedendo contemporaneamente da centenni diverse vite. Satana gli dà la caccia. Ecco la spiegazione più realista, data la mia personalità, che mi è venuta in mente!

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      • Probabilmente (ma non lo sottoscrivo) ti sei avvicinata moltissimo.
        il male, iteso come tale, ha tante forme.
        Uno dei più bei racconti esistenziali che abbia mai letto e che abbia mai visto come film (e che ha segnato profondissimamente il mio modo di scrivere e pensare) è stato Tutti voi zombie di Robert Heinlein del 1959 e dal quale ne è stato tratto un film dal titolo Predestination nel 2014.
        Ecco che, proprio in questo merito, ammetto (sarà la terza volta nella mia vita che ammetto qualcosa e le prime due lo feci con i miei genitori a quattro anni 🙂 ) che il mio più grande rammarico è il non averlo scritto io.
        I libri coinvolgono e modificano la vita.
        Questo me l’ha segnata proprio. L’ho letto a dieci anni e l’avrò riletto un milione di volte, come faccio del resto con altri libri e film.

        Ciao e grazie

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      • .Nadia
        (L’uomo a sinistra, non è un uomo e quello a destra nemmeno, perché erano donne. Ma non sono donne, perché lo erano e adesso non più, in quanto uomini.
        Nel frattempo, comunque, non potevano essere lì a parlarsi, perché erano da un’altra parte, ognuno nei propri ruoli e in ogni caso, proprio in quel preciso momento, a dispetto di tutto, sono l’uno di fronte all’altro che si parlano. Affascinante vero?)

        🙂

        Ecco!
        Predestination è un film, in trasposizione del libro di Heinlein, fatto alla fine del 2014, ma giunto in Italia nel 2015.
        E’ B-E-L-L-I-S-S-I-M-O!!!
        Pensa come un libro, letto all’età di dieci anni, mi abbia cambiato la vita, il modo di scrivere e quello di vivere. Nel merito, mia mamma, mi prendeva in giro parecchio per questa cosa che, comunque, ammise nei fatti e in seguito.
        Se tu dovessi riuscire a vederlo, permettimi un suggerimento: Vai al pomeriggio con l’intento di vederlo nuovamente, immediatamente dopo averlo già visto.
        Al termine del film rimarrai sbigottita, strabiliata e alla luce del finale, lo vorrai rivedere per capire cosa sia, veramente, il mondo lì descritto.
        Heinlein, quando scrisse il romanzo, usò “l’assurdo” per enunciare la verità degli specchi che, per quanto fantastica possa essere, potrebbe diventare una realtà, ma sotto altre forme. Riflettici.
        Un po’ come gli enunciati matematici: si parte dall’assurdo per spiegare e giungere alla soluzione, dimostrata, nel reale.

        Se vorrai, appena in grado, potremo aprire un dibattito pubblico qua.
        Credo si possa creare un argomento bello e partecipativo.
        Soddisfacente e di spessore.
        Ciao e grazie

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      • Oh Ninni se tu sapessi quanto mi prese in giro mio marito per aver detto che quel film era un capolavoro.
        Superficiale e cinico.
        A me piacque subito. Una situazione narrata con semplicità e scorrevolezza dove tutte le situazioni si presentavano naturali.
        Poi c’é anche il thriller che è bello.
        L’ho visto tre volte due a cinema e uno in televisione.
        Bravo.
        Bello proprio

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      • Adesso finitela tutt’e due.
        La gente crede che stiate litigando sul serio e non sanno che siete due mattacchione vicine di casa, d’ufficio e al mio collo!
        Da brave su.
        Avete delle splendide gambine tutt’e due. Va bene?
        Buona serata

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      • Eccolo.
        Sorpresa… 🙂
        Te l’ho trovato 🙂
        In formato elettronico (tre formati, per l’esattezza: Epub – che preferisco, Mobi e pdf) te li spedisco per @mail? Li metto in una cartella in .rar?
        Oppure preferisci in .zip?

        Eh eh eh … con i potenti mezzi del milord … :-), anche da qui …
        🙂
        Ok.

        Per tutti:
        Chi volesse leggerlo me lo indichi qua e mi indichi se devo o posso utilizzare la mail di registrazione (che non sempre è coincidente) e se no, su quale mail inviare il romanzo.
        Se non volete dirlo in chiaro, usate per favore, il “Comunica con il Milord” lo troverete su in alto a destra del Blog.
        Il romanzo è “All you zombies” , versione originale. La traduzione italiana è di Ugo Malaguti, Direttore di Galassia negli anni ’60.

        Note tecniche

        da PC
        -Per leggere il formato pdf basta scaricare, gratuitamente, il lettore adobe pdf dal sito (su google digitate: lettore adobe pdf)
        -Per leggere il formato epub (ottimo) e Mobi
        Scaricate il programma gratuito “Calibre” (digitate, su Google, “Calibre”).

        da Android
        su Play store ci sono una miriade di programmi gratuiti.facile sia per smartphone, sia per tablet android
        basterà digitare, nel form di ricerca di play store “lettore epub oppure lettore libri elettronici e vi cercate il formato

        da Iphone
        è già a corredo il programma per leggere pdf, mobi e epub

        L’allegato, appena arrivano richieste (è in formato .rar, da scompattare dunque, Oppure, se preferite, specificatemi il formato del file che vi interessa e invierò soltanto quello a vostra disposizione) pesa 3,63 mb. Abbastanza leggero dunque.
        Grazie e buona giornata

        The milorder

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      • Visto. Penso di averlo capito subito ma, per sicurezza rivisto.
        Con nulla o quasi hanno prodotto un film interessantissimo, sulle corde di “Batterfly effect, Vanilla sky e Danny Darko”. ( i miei preferiti).
        Era sempre lui!😊 E il progetto di “prevenzione crimine” lo ha salvato ( forse ) dal divenire un terrorista a causa delle sue sofferenze e del suo egoismo. Forse non mi è chiaro solo se l’antiquaria alla fine è un personaggio del tutto nuovo o “già visto” nel resto del film.
        Scene assolutamente surreali… (custodia del violoncello per viaggiare…) che diventano perfettamente “normali” e “plausibili” e attori bravissimi!!!
        Grazie mille Ninni per l’ennesima chicca che mi ha aiutato a capire questo tuo romanzo un po’ su quelle corde.
        Bello, consigliato e da rivedere!
        Ah inoltre, sebbene lo scopo delle bombe, penso, fosse a fin di bene…( relativamente…) il protagonista ha salvato tante vite ma soprattutto la sua.
        Davvero grazie!😊😊😊

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      • Nadia

        Caspita, sei bravissima e devo ammetterlo (non tutte le donne lo sono) affidabile.
        Hai preso il problema di petto e ci stai regalando tanto.
        Sì, le bombe sono quello che necessita come spauracchio affinché qualcosa si muova. Infatti, durante una delle battute finali, quando Lui, incontra il Lui terrorista, le esplosioni, l’attentato, è riuscito.
        Ma a che rezzo: lui sostiene che in cambio di undicimila morti si è avuta la salvezza del pianeta.
        Lui, invece, sostiene che uno è uguale a uno.
        Poi il Lui terrorista viene ucciso dal Lui detective.
        L’antiquaria, amica mia, non è altro che Lui se la storia avesse preso la piega della non soluzione dell’investigazione e ricerca del Lui terrorista.

        Temi tristemente attuali (il terrorismo e la caduta delle identità personali alla mercé della globalizzazione) e genialmente descritti nel lontanissimo 1959 da Heinlein.
        Adesso dimmi tu.
        Quando si parla di profeti …
        Ciao, ti stimo.
        Ninni

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      • cosa dire? Il fatto che sia stato scritto nel 59 indica probabilmente che viaggiare nel tempo sia anche possibile! Ho una mentalitá molto aperta grazie al cielo, e, se mi viene più difficile credere ai viaggi nel tempo, mi sovviene più naturale credere che tutti noi siamo in “balia” di una civiltá “aliena” o comunque “creatrice, studiosa” dell’evoluzione umana. Ecco perchè, a suo modo, non sarei nemmeno totalmente contraria ad una teoria “alla Matrix”.
        Fatto sta che è proprio strano. Mi piacerebbe leggere il libro. Domani a lavoro lo cercherò. Forse non sará in commercio ma farò il possibile per averlo. Oppure l’autore, potrebbe essere un personaggio alla “nostradamus”.
        Poi di questo film mi ha colpito il personaggio che è stato bambina, ragazza, ragazzo, adulto e nonnino…
        Che ha dovuto forzatamente scegliere uno dei due sessi ai quali era predisposto.
        L’amore verso se stesso così forte da arrivare ad uccidersi e salvarsi insieme.
        Scelte non facili. Oltre al dilemma se è giusto sacrificare un certo numero di vite a fronte di una catastrofe più grossa.
        Ci vuole coraggio.
        Bravossimissimi gli attori. Mi è piaciuta l’interpretazione dello scrittore al bar, i dialoghi/monologhi e la parte del vecchio pazzo alla fine.
        Ecco, grazie per l’illuminazione dell’antiquaria. Ci sarei forse arrivata per via della cicatrice menzionata assieme alla “cattiva cucina”.
        Si Ninni, c’e’ materia di discussione per i prossimi 20 anni, attendendo i nostri noi stessi, ritornati per sistemarci queste vite e, per quanto mi riguarda, spero in un’altra possibilità per riuscire a cambiare anche solo un pochino di questo storto mondo.
        E invece, tutt’al più, posso portare solo un po’ di brio in paese ed online con i miei racconti.
        Meno male che almeno non tengo una rubrica per cuori infranti, come il protagonista del film. E’ già qualcosa.
        ciao.

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      • Guarda un po’:
        Il romanzo di cui stiamo parlando venne scritto, da Heinlein, in un solo giorno.
        Io ho scritto, come lui, in un solo giorno:

        DVX
        Cuba,
        Memoria liquida,
        Ecco Ninni
        (Il cui ultimo capitolo cerrà pubblicato domenica prossima)

        Eccoti i vari titoli del romanzo di Heinlein, nelle sue varie uscite:

        All You Zombies, Rivista Fantasy and Science fiction- USA 1959
        Tutti i miei fantasmi, 1965, 1° Ediz. italiana, Lerici Editori
        O tempora, o sexus!, Feltrinelli Editore, 1967, al volume n.25 della collana “Brivido e Avventura”
        Tutti voi zombie, Arnoldo Mondadori Editore (incluso in una raccolta di Urania ) 2003, n.volume Urania al 1456
        Fai tu.
        Grazie per esserci e buona serata

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      • Eccolo.
        Sorpresa… 🙂
        Te l’ho trovato 🙂
        In formato elettronico (tre formati, per l’esattezza: Epub – che preferisco, Mobi e pdf) te li spedisco per @mail? Li metto in una cartella in .rar?
        Oppure preferisci in .zip?

        Eh eh eh … con i potenti mezzi del milord … :-), anche da qui …
        🙂
        Ok.

        Per tutti:
        Chi volesse leggerlo me lo indichi qua e mi indichi se devo o posso utilizzare la mail di registrazione (che non sempre è coincidente) e se no, su quale mail inviare il romanzo.
        Se non volete dirlo in chiaro, usate per favore, il “Comunica con il Milord” lo troverete su in alto a destra del Blog.
        Il romanzo è “All you zombies” , versione originale. La traduzione italiana è di Ugo Malaguti, Direttore di Galassia negli anni ’60.

        Note tecniche

        da PC
        -Per leggere il formato pdf basta scaricare, gratuitamente, il lettore adobe pdf dal sito (su google digitate: lettore adobe pdf)
        -Per leggere il formato epub (ottimo) e Mobi
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        da Android
        su Play store ci sono una miriade di programmi gratuiti.facile sia per smartphone, sia per tablet android
        basterà digitare, nel form di ricerca di play store “lettore epub oppure lettore libri elettronici e vi cercate il formato

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        L’allegato, appena arrivano richieste (è in formato .rar, da scompattare dunque, Oppure, se preferite, specificatemi il formato del file che vi interessa e invierò soltanto quello a vostra disposizione) pesa 3,63 mb. Abbastanza leggero dunque.
        Grazie e buona giornata.

        The milorder

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    • Ci sarebbe una terza ipotesi più fantascientifica, (alla Matrix direi) Qualcuno è riuscito a connettersi dentro alle menti di più persone. I motivi potrebbero essere svariati: paura di morire, coglia di sensazioni più forti, desiderio di amare di più e più intensamente, o viceversa, ricevere più amore. Allora il Killer sarebbe un antagonista che ha scoperto questo meccanismo al quale vuole porre fine.
      Chissà quale interpretazione sarà la più vicina alla verità… ma forse nessuna di queste! Prima o poi arriverà!😊 E’ dovuto alla storia e non ci verrà negato dalla mente geniale che l’ha partorita.

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    • Giorgia

      Già, grazie per aver grattato oltre la superficie.
      Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere, dunque?
      Vivere secondo coscienza. Non farsi prendere dai meccanismi di vita. La vita può essere una grande catena di montaggio, e noi essere, di essa, solo una manovella, oppure la vita può essere un grande masso su cui scolpire il mondo che desideriamo.
      ma quel masso potrebbe travolgerci ecco dunque che dobbiamo analizzare bene le sfumature della vita per trovare molteplici risposte e comportanci al meglio. Almeno nell’arco della nostra vita senza banalizzarla o buttarla.
      Il tempo. Già, quello è tanto, ma tanto poco.
      Grazie per esserci

      Mi piace

  5. Questi sono i tuoi temi preferiti, lo so bene. Qua li hai sviuluppati al meglio. L’esistenza e la crisi esistenziale. Cosa c’é dietro l’angolo, dietro quella siepe che abilmene hai costruito e che altrettanto abilmente, contro ogni pronostico, vuoi abbattere per mostrare altro?
    Stiamo assistendo a una catarsi.
    Un qualcosa che colpisce e distrugge.
    L’impronta è la decisione finale di andare con Miloslav.
    Una battuta d’arresto che colpisce proprio adesso che si deve fuggire.
    Infatti sembra incongruente, ma io lo so dove vuoi arrivare.. L’impellenza non sempre è quella che è quella d’impatto.
    Può avere altro.
    Bella la dedica a te stesso. Sì e mi sembra giusto dedicarsi o dedicare qualcosa.
    Coprire le lacune altre.
    Bello.
    Adesso vado, ciao e buona giornata

    L.

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    • Hilde

      Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale.
      Sappiamo star bene con gli altri ma anche soli sulle montagne.
      Dovremmo saper tutti far bene entrambe le cose, non trovi?

      Ciao e grazie

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  6. Un brano notevolissimo, caro dott. Raimondi, profondo e approfondito al punto giusto. Gronda introspezione, perfezione stilistica e appropriatezza. Mi sono soffermato, dunque, sul passaggio :

    “Lo amo, non posso farne a meno. Non lo vedrò mai più, e questo è normale. Però continuerò ad amarlo, fa parte dei miei ricordi”.
    “E se invece lo dovessi rivedere?”.
    Mi sfuggì un sorriso.
    “Mi stai chiedendo se vorrei andare a letto con lui? No, non funziona in questo modo. Sarebbe assurdo anche solo pensare una cosa del genere. Questo corpo non è Susan, certe cose non mi attirano”.
    “Ma…”.
    “L’amore non è solo quello”.

    In una concezione moderna e modernista dell’opposizione fra sessi. Nessuna denuncia, nessuno spaccio di tolleranza pseudo buonista, ma una presa di posizione netta e precisa, senza ombre o posizioni strane: “L’amore non è solo quello!”.
    Cosa potevo sperare di più, caro dottore?
    Rimango in attesa del prossimo capitolo come molti suoi lettori che stanno dando delle chiavi di lettura estremamente interessanti, intelligenti e complete.

    Congratulazioni

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    • Alessandra

      mah, ci sarebbe molto da scrivere sulla mia umanità intesa come la intendo io, però. Con Pomarev hai toccato i vertici dell’analisi umana.
      Sembrava un semplice personaggetto vero? Probabilmente il tuo inconscio ti ha fatto scrivere il personaggio del maggiore in senso letterario ma, sicuramente, hai messo dentro altro.
      Dovresti leggerlo, anzi, rileggerlo con i miei occhi e in un contesto reale del periodo. Come detto varie volte, proprio per la professione di mio padre, ho conosciuto da bambino, per brevi periodi (undici mesi) la DDR. beh, sapessi quanti Pomarev e nessuno che era, veramente, come si proponeva.
      Me ne è venuta un’ammirazione grande per I pomarev (Putin si è laureato anche a Berlino in piena DDR ed è diventato quello che è diventato grazie a l’aria respirata).

      Un vampirismo concettuale, sicuramente, ma legato ad altre …. esigenze.
      Ciao e grazie per esserci

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  7. Un gomitolo di emozioni, questo capitolo, e i personaggi sono tutto fuorchè imperturbabili.
    Morire, morire e rinascere, dover morire, toccare il fondo per tornare a vivere, trasferendo o portando con sè ciò che si è stati, nel bene o nel male. Perchè alla fine non si cancella nulla, tutto resta, tutto si ama, tutto incide, nel presente e inciderà nel futuro,
    Cordialità,
    Marirò

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    • Marirò

      Cara Marirò (il voi è sospeso momentaneamente,
      Hai e ci hai offerto degli input belli, corposi e assolutamente non banali.
      Mi permetto, dunque, di estenderne l’indirizzo alla mia maniera, partendo dalla tua.

      Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, ed ecco la domanda su quali sono gli obiettivi nella vita e cosa si fa per concretizzarli
      Cercare di difendere le idee e il modo di vita contro ogni forma di conformismo, e difendere quel che mi sembra giusto, o almeno ragionevole.
      Ci tengo a trovare un senso in quel che faccio. In un altro momento storico, per esempio nel corso di una rivoluzione, mi sarebbe anche piaciuto provare a cambiare il mondo, ma vivo in un’epoca di mediazioni, per le quali non sono portato. E così, per non mediare e per non fare compromessi, sono sempre stato disposto a pagare un prezzo abbastanza alto.
      Ma nel complesso non me ne pento.

      Non esiste un evento di per sé più o meno stressante o importante, ma la sua intensità dipende da chi lo vive e da come viene vissuto.
      Di conseguenza una crisi può essere più o meno intensa e indipendente dal fattore scatenante, a volte del tutto interno all’individuo.
      Quando la perturbazione emotiva permane, senza che venga risolta con una nuova articolazione e stabilizzazione dell’Immagine di Sé o meglio con una ristrutturazione di noi stessi e del nostro significato di esistenza, la condizione di malessere nel tempo può contagiare con la sua negatività diverse situazioni di vita: affettive, lavorative, scolastiche, sociali, ecc.
      Sempre sulla linea dello “stordimento di coscienza”, ovvero di allontanamento e dispersione di attenzione dal proprio essere, vi è l’impulso all’uccisione del proprio Se, tentando di morire per poi rinascere, come giustamente hai relato, ma si riesce, a mio parere, soltanto a morire.
      nessuno che io conosca, al momento, ha mai affrontato seriamente la propria rinascita sia concettuale, sia di spirito.
      Sempre bello poterci relazionare, sempre bello poter disquisire con te.
      Buon sabato

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